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CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2011: NOI CREDIAMO ALL’AMORE

È NATO IL SALVATORE

di F. Carletti – A.M. D’Angelo

La rappresentazione in ogni casa della venuta di Gesù, è incentrata sulla statuetta del bambino Gesù nel presepe, posta sulla mangiatoia, circondata da Maria e Giuseppe, oltre che dal bue e dall’asinello. Un Dio che si affida a persone umane, che appare fragile, che suscita in noi tenerezza, che ha bisogno di noi per realizzare il suo progetto di salvezza… e non lo compie mai senza l’uomo!
Possiamo accostarci al Figlio di Dio con questo atteggiamento di tenerezza e ammirazione, stupore e curiosità.
Sarà bello allora realizzare la nostra statuetta del bambino Gesù per vivere momenti di raccoglimento durante questo speciale periodo di Natale.

In continuità con il numero di novembre, dove si proponeva la costruzione di una mangiatoia, in questa scheda operativa si descrive come realizzare con i fanciulli la statuetta del bambino Gesù, usando sagome di polistirolo. La statuetta potrà essere posta, poi, sopra la mangiatoia e tenuta in camera o in altre parti della casa come simbolo del Natale, per vivere in famiglia brevi momenti di preghiera. Materiale: una pallina di polistirolo del diametro di 4 cm, un ovetto di polistirolo di 6 cm di altezza, stuzzicadenti, un pennellino, colori a tempera.
Al lavoro:
Si uniscono le due sagome di polistirolo attraverso un normale stuzzicadenti.
Si dipingono le due sagome con i colori a tempera come nella foto.
Si attende che la tempera si asciughi (per velocizzare si può lasciare per qualche minuto all’aperto).
A questo punto con un pennarello si possono disegnare gli occhi e la bocca, le braccia e decorare a piacimento.

Un consiglio importante: per motivare fanciulli e ragazzi nella realizzazione di questi oggetti, è bene mostrare, prima d’iniziare l’attività, un esempio di prodotto finito. I fanciulli hanno bisogno di vedere, per entusiasmarsi e impegnarsi, cosa realizzeranno, altrimenti è più facile che si perdano d’animo o sbuffino prima ancora di mettersi all’opera.

La sera, durante le feste di Natale, ci si ritrova davanti alla mangiatoia con il Bambino e il lumino acceso, comodamente seduti. Un tenue sottofondo musicale. Il papà o la mamma legge lentamente il brano della nascita di Gesù (Mt 1,18-24).
Si posa lo sguardo sul Bambino per qualche minuto, rimanendo in silenzio, poi si prega:

Gesù, sei solo un bambino nella
culla, eppure sei già capace di parlarmi.
Sì, davanti a te, non è possibile far tacere
sentimenti ed emozioni, messaggi
che ci dicono semplicemente quanto
tu e il Padre ci amate!
Tu, Figlio di Dio, che non ti dimentichi di noi!
Tu, Figlio di Dio,
che hai scelto di stare con noi!
E tu, Dio Padre, che in Gesù
sei stato fedele alle tue promesse!
Gesù, sei solo un bambino
nella culla, ma sei Dio vicino a noi!
Se teniamo la tua luce accesa,
possiamo vederti sempre.
Aiutaci a riempire il nostro lume
con l’olio dell’amore, perché tu risplenda
nei nostri cuori e nei nostri gesti.
Grazie, Gesù!

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Dicembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto del lavoro finito.

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Dicembre 2011 clicca qui

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GP2 GenerAzioni – Non abbiate paura!_2a Parte

Non abbiate paura, forza, coraggio, sono con voi, ho fiducia in voi… 
Tante volte Giovanni Paolo II si è rivolto ai giovani con queste parole, esortandoli con amore a non avere paura di SPALANCARE LE PORTE A CRISTO, a non aver paura  di seguirlo, di metterlo al centro della propria vita, di annunciarlo senza vergogna nelle piazze, tra la gente, nei luoghi del vivere quotidiano!
Non abbiate paura: “di rispondere alla vostra vocazione“.
Non abbiate paura: “del futuro“.
Non abbiate paura: “della sofferenza e della morte“.
Non abbiate paura: “di proclamare il Vangelo“.

NON ABBIATE PAURA DI RISPONDERE ALLA VOSTRA VOCAZIONE!

Non abbiate paura di ritornare incessantemente a Cristo, fonte della Vita! […] Manifestando la sua fiducia, Gesù volge a voi il suo sguardo e vi invita a fare della vostra esistenza qualcosa di buono, facendo fruttificare i talenti che vi ha affidato, per il servizio alla Chiesa e ai vostri fratelli, come pure per l’edificazione di una società più solidale, più giusta e più pacifica.
Cristo vi invita a riporre la vostra speranza in lui e a seguirlo sulla via del matrimonio, del sacerdozio o della vita consacrata.
Nel silenzio del vostro cuore, non abbiate paura di ascoltare il Signore che vi parla!

GIOVANNI PAOLO II
Discorso ai giovani di Rouen, 4 Aprile 2000

NON ABBIATE PAURA DEL FUTURO!

In Cristo voi potete credere nel futuro, anche se non potete distinguerne i contorni.
Voi potete affidarvi al Signore del futuro, e superare così il vostro scoraggiamento di fronte alla grandezza del compito ed al prezzo da pagare. Ai discepoli sgomenti sulla via di Emmaus il Signore disse: «Non era necessario che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
Il Signore rivolge queste stesse parole a ciascuno di noi. 
Per questo, non abbiate paura di impegnare le vostre vite nella pace e nella giustizia, perché voi sapete che il Signore è con voi in tutte le vostre vie.

GIOVANNI PAOLO II
Messaggio per la XVIII Giornata Mondiale della Pace

NON ABBIATE PAURA DELLA SOFFERENZA E DELLA MORTE!

Poiché la croce di Cristo è il segno d’amore e di salvezza, non deve sorprenderci che ogni amore autentico richiede sacrificio. Non abbiate paura allora quando l’amore è esigente.
Non abbiate paura quando l’amore richiede sacrificioNon abbiate paura della croce di Cristo.

La croce è l’Albero della Vita.

È sorgente di ogni gioia e di ogni pace.
Era l’unico modo per Gesù di arrivare alla risurrezione e al trionfo.
È l’unico modo per noi di partecipare alla sua vita, ora e sempre.

GIOVANNI PAOLO II
Discorso ai giovani di Auckland, 22 novembre 1986 

NON ABBIATE PAURA DI PROCLAMARE IL VANGELO!

Certamente il messaggio che la Croce comunica non è facile da comprendere nella nostra epoca, in cui il benessere materiale e le comodità sono proposti e ricercati come valori prioritari. Ma voi, cari giovani, non abbiate paura di proclamare, in ogni circostanza il Vangelo della Croce.

Non abbiate paura di andare controcorrente!

GIOVANNI PAOLO II
Omelia, 4 Aprile 2004

“Scrivo a voi giovani”!

“Scrivo a voi, giovani, perchè siete forti”… scriveva molti secoli fa l’apostolo Giovanni; e questa frase mi sta risuonando costantemente nel cuore. Ma purtroppo non riesco a pensare a voi, giovani amici, come a dei forti, come a chi ha conosciuto il Padre-Dio, come a chi ha vinto il Maligno.

Prima di scrivere questa lettera, ci ho pensato e pregato… mi sono chiesta quanto fosse giusto buttarla nel web, senza alcuna forma di mediazione, di ulteriore esplicitazione, di un confronto diretto… ma di fatto so che il web è il mondo che abitate, è il vostro spazio e, spesso, è l’unico mondo in cui riuscite a essere voi stessi.

E allora scrivere, e scrivere una lettera così, è urgente perchè è necessario che voci controcorrente possano risuonare anche lì dove di solito tuonano voci poco rispettose della vostra più intima identità, della vostra crescita, della vostra più preziosa umanità.

Cari amici, chi tra voi mi conosce, sa che non amo molto le mezze misure, sa che apprezzo la trasparenza e la chiarezza su tutti i fronti e allora, sollecitata da tante realtà contingenti, da confidenze di vostri giovani coetanei, da cammini di felicità vera stroncati solo dall’illusione di felicità apparenti e momentanee, decido di mettere mano alla tastiera e far rimbalzare qualcosa che da tanto porto nel cuore e che in certi momenti vorrei poter gridare a pieni polmoni… quando guardo, spesso impotente, molti di voi condannarsi alla morte interiore…

Giovani, ritornate a credere nella vita,
quella vera, quella che non finirà con la morte!

Giovani, imparate il sapore dolce e amaro del desiderio, del non avere tutto e subito. Chiedete, con CORAGGIO, ai vostri genitori di insegnarvi il valore del NO, chiedete loro di non viziarvi, di non concedervi tutto perchè quello che oggi vi sembra vincente, nel tempo vi renderà delle pappe molli incapaci di reggere l’urto che la vita, con le sue leggi, prima o poi causerà. SMETTETE di pretendere che tutto sia come  voi volete… potete illudervi di condizionare il piccolo mondo che vi circonda, potete, se avete un carettere forte, dominare sulle coscienze dei vostri amici… ma non illudetevi, non dominerete mai il mondo, nè il tempo, nè la vita…

E allora siate furbi, siate intelligenti, partite per tempo, imparate a vivere, ma non usurpando le coscienze, non costruendovi un mondo, delle relazioni, delle amicizie a vostra misura, perchè la misura di un uomo sarà sempre e comunque piccola.

  1. Alzate lo sguardo, guardate l’orizzonte, quello infinito!!
  2. Aprite le finestre della vostra coscienza e non abbiate paura della luce
  3. Non mentite, non costruite amicizie, mentendo a voi stessi e all’altro
  4. Puntate in alto
  5. Imparate il gusto del sacrificio
  6. Attendente
  7. Non mollate quando la strada si fa dura

Ho conosciuto persone, giovani e non solo, che hanno scelto di smettere… smettere cosa?
Smettere di camminare nella verità, di nutrirsi di confronti veri, fatti anche di scontro e di disapprovazione. Ho visto giovani, e non solo, scegliere relazioni di comodo dettate solo dalla voglia di stare bene… di sentirsi appagati…

Ho visto e vedo chi manipola anche l’affettività altrui, pur di far godere la propria…

C’è chi vi fa credere che quello che sentite sia la verità, che l’emozione vi possa governare e vi possa guidare in ogni scelta, che ogni cosa, e la vita stessa, debba essere costruita in funzione di ciò che vi fa sentire vincenti.
E allora accomodiamoci: la sessualità per esempio… “Beh dipende: uomo o donna fa lo stesso! Hai paura di stare con un uomo, beh che ti crei pippe mentali?! Stai con una donna… in fondo è anche fashion… il mondo non si stupirebbe più, o almeno, non più di tanto”. Film, pubblicità, reality, canzoni, news, opinionisti, ve lo fanno credere, no? E infondo non siete pochi a credeci… e non parlo per teorie.

“Non, sr. Ma’… non è così!”. Giusto, chiedo umilmente scusa… perchè effettivamente se vi piace l’altro sesso la situazione si ribalta, ma il risutlato no: “Ci sto perchè mi piace”; “Ci siamo lasciati, non so… mi ha deluso… e poi non lo amo più!” o ancora: “Scusa suor, che c’è di male, ci amiamo”… ok ma per quanto vi amerete? E poi? Ci riprovate? Con altri?

E vi chiedeo: “Esiste forse un cammino di crescita nell’identità sessuale? Nello scoprirsi uomini e donne?” No!!! Non esiste!!! Ha ragione chi dice che siete ciò che sentite… ha ragione chi dice che sono le vostre emozioni a rivelarvi la vostra identità… però se scegliete questa linea, il consiglio che vi do è quello che farvi trapiantare la ragione, anzi di farvela estirpare, perchè prima o poi la ragione si sveglia, interpellerà la coscienza e le cose inizieranno a non funzionare più come i tanti “Grande fratello” o “Amici” o “Uomini e donne” vi hanno insegnato…

Ma quello che ho appena detto rispetto alla sfera sessuale lo potrei dire per tante altre cose…
Dove siete quando si tratta di vivere e di decidere chi essere? Quanto siete in grado di sostenere la solitudine, la paura, il buio, la noia… qual è il segreto della felicità? Siamo proprio sicuri di poterlo trovare nelle tantissime forme di ecstasy che ogni giorno il mondo dei media ci propone? Tutto finisce, ogni rave party finisce… ogni sballo deve mettere, prima o poi, un punto! Ogni forma di stordimento dell’anima finirà… e vi lascerà soli davanti al foglio bianco che la vita vi chiederà di scrivere…

Dove siete, ragazzi? E dove state andando?
Chi sono gli altri per voi? Cari ragazzi! E chi siete voi per voi stessi?

Il mondo non è in funzione dei vostri bisogni, anche se mamma e papà continuano a realizzare i vostri desideri da 20enni adolescenti o da 30enni non ancora adulti. Il mondo non girerà mai al ritmo delle vostre emozioni, anche se la vostra amica o amico del cuore, non ha il coraggio di contraddirvi mai, e vi giustifica sempre e voi valutate i buoni e i cattivi in forza di chi vi fa stare bene…

Tutto questo, silenziosamente vi indebolisce… vi rende incapaci di resistere, di prendere di petto la vita, di scegliere, di andare fino in fondo, di mettere il cuore in tutto ciò che fate, di scegliere una strada e accettarne tutte le conseguenze.

Coraggio, cari Giovani!
Siete più grandi del mondo che gli altri vi stanno presentando.

Energia, passione, amore, sogni, futuro, perseveranza determinazione… tutto questo vi vive dentro… non lasciatevi uccidere da chi vi presenta l’orizzonte lontano come un’utopia e vi insegna a guardare il vostro ombellico come unico punto di orientamento…

Credete! Credete in voi stessi e trattate l’altro come ALTRO
che vive ed esiste nella sua singolarità.

E se potete… ricominciate a credete in un Oltre che questa storia ha cancellato dal vostro cuore. La stessa energia che vive in voi, ed eccede il vostro micro-mondo, vive anche nell’universo ed eccede l’universo stesso. In questo Oltre a cui, per fede, diamo un nome, ricominciate a credere… vi ricondurrà al centro di voi stessi, vi aiuterà a sentire quanta vita scorre dentro, vi permetterà di scoprire una luce infinita che vive nel cuore di ognuno di voi e in ogni Altro che vi si avvicina.

Buon tutto, cari giovani amici…e sia la vostra vita, VITA!!!!

Suor Mariangela, fsp

PS. Se qualcuno vorrà obiettare, scrivere o riflettere ad alta voce, i commenti o il contatto privato via mail è a vostra disposizione.

RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2011 – Pace

DIVENTA UN CANALE DI PACE

di Fausto Negri

Il contrario di pace non è soltanto «guerra», ma anche divisione, violenza, aggressione, disprezzo, razzismo, indifferenza. La pace è dono e compito. Noi non possiamo essere sorgenti della pace ma solo canali.
È Gesù la sorgente della pace, noi siamo il fiume che deve trasportare la pace sua, quella «che supera ogni intelligenza». Dio stesso è il vero e supremo «operatore di pace». Questa pace «frutto dello Spirito» (Gal 5,22) si traduce, per il credente, nel diventare un canale di pace. La somiglianza con il Padre si ha mediante la costante attività a favore della pace. Gesù chiama «beati» i costruttori di pace, cioè coloro che lavorano per la felicità degli altri, perché Dio li riconosce come suoi figli. Figlio, nel mondo semitico, è colui che nella condotta assomiglia al padre. L’uomo di pace fa la pace sino ad essere lui stesso pace. A lui «appartiene il futuro» (Sal 37,37).
La pace deve iniziare da me. Come l’amore, essa non potrà mai regnare nel mondo se prima non trova posto nel nostro cuore. Devo curare la mia pace interiore. Disarmare il mio cuore. Non posso lasciarmi schiacciare dai mali e dalle divisioni che vi sono intorno a me e nel mondo. Non devo nemmeno essere indifferente o, peggio, cinico di fronte alle tante tragedie odierne. Quando una persona è in pace con se stessa, la gente se ne accorge, perché possiede come un’energia divina che fa stare bene chi la accosta.
La pace è frutto di serenità interiore e diffonde gioia. L’uomo di pace è attraente.
La pace è possibile ed è da vivere in famiglia, con i vicini di casa, a scuola, per strada, in parrocchia…
Soprattutto nella comunità cristiana dovrebbe splendere la fiaccola della pace e della fraternità. San Cipriano scriveva: «Dio ci ha prescritto di essere operatori di pace, concordi e unanimi nella sua casa. Se siamo figli di Dio, rimaniamo nella pace di Dio. Coloro che hanno ricevuto un unico Spirito, abbiano un cuor solo e un’anima sola. Dio non accoglie il sacrificio di chi è in discordia, anzi comanda di lasciare l’altare e riconciliarsi prima con il fratello. Soltanto così le nostre preghiere saranno ispirate alla pace e gradite a Dio. Il sacrificio più grande da offrire a Dio è la nostra pace e la concordia fraterna».
Diceva don Primo Mazzolari: «Il cristiano è una persona «di pace», non «in pace». Mentre gli apatici, per la propria tranquillità, evitano ogni situazione di conflitto, «i portatori di pace» non sono soltanto persone in pace con se stesse, ma sanno creare pace attorno a sé. La pace di cui parla Gesù non è la rassegnazione di quanti, per il quieto vivere, lasciano che le cose vadano come vadano.
Mettere pace è un’arte che comporta una grande fatica: si tratta di ascoltare, di parlare nel modo giusto, di pazientare… Gesù dice di amare i propri nemici.
Non significa lasciarsi fare tutto, ma vedere in chi è ostile verso di noi una persona incapace di vivere in pace con sé. Il pastore protestante Dietrich Bonhoeffer, ucciso in campo di sterminio tedesco, affermava che «i discepoli di Gesù mantengono la pace, preferendo patire piuttosto che infliggere sofferenza a un altro, conservano la comunione dove altri la infrangono, rinunciano all’affermazione di sé e tengono a freno l’odio e l’ingiustizia. Essendo coinvolti nell’opera di pace di Cristo, anch’essi saranno chiamati figli di Dio».
Nel mondo ci sono tante guerre, tanto odio, tante ingiustizie: la responsabilità è anche tua, perché neanche tu sai costruire e seminare pace dentro e intorno a te. Quante volte pure tu sei uno dei milioni di piccoli sassi che generano quella frana, imprevedibile e inarrestabile che sconvolge la terra: con le tue antipatie, ostinazioni, vendette, con il tuo orgoglio, egoismo, razzismo, con la tua indifferenza.

Vuoi davvero la pace?
Sii sempre grato.
Sii distaccato dalle cose e dal possesso.
  Impara a chiedere perdono a Dio e a offrire il perdono ai fratelli in ogni occasione.
  Non giudicare nessuno, in cuor tuo, meritevole di condanna.
  Mantieni un po’ di ordine nella tua vita.
Cerca, con regolarità, tranquillità e silenzio.
 Appena puoi, dopo una lite, tenta un minimo di accordo e di dialogo.
Costruiscila, non chiudendo il tuo cuore, ma dicendo una buona parola per scusare e conciliare.
  Non tacere di fronte alla menzogna, all’ingiustizia, alla maldicenza, alla disonestà.
  Mettiti in ginocchio per invocarla e per ottenerla per te e per tutto il mondo.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Novembre 2011. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

—>Noi: in guerra o in pace? <—

 

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Novembre 2011 – Per i lettori di Catechisti Parrocchiali Dossier Ragazzi&Dintorni/ – rubrica Musica


Carissimi Catechisti,

Noi: in guerra o in pace?

E’ la PACE, il frutto con cui vi state confrontando nel percorso sui frutti dello Spirito, ed è quindi il tema che anche su questa pagina ci chiede un ulteriore approfondimento e una possibile integrazione del percorso proposto sull’articolo.

Come avrete già visto, il percorso è già notevolmente ricco di passaggi, di proposte e spunti su cui lavorare. Pertanto qui scelgo di mettere in evidenza solo alcuni punti e del materiale che potrebbe esservi utile.

Zoomiamo come sempre allora sulle tre tappe che fanno sintesi di tutto il percorso:

  1. Scoprire il dono di Dio!
    La pace è frutto, ma come sempre è necessario chiederci: qual è il dono che la genera? Cosa Dio semina in noi per permettere alla pace di crescere in noi e diventare forte? Mi sento di poter dire che in questo caso il vero e proprio dono è la vita stessa di Gesù, il suo modo di scegliere, di costruire relazioni, di parlare, insegnare, camminare… vivere! Gesù, dovrebbe poter diventare per i ragazzi un modello, un riferimento forte, “UNO” da imitare.
  2. Predisporci per accogliere il dono.
    Se vogliamo che i ragazzi prendano Gesù in considerazione, allora noi dobbiamo imparare a non chiamarlo modello o esempio, perchè ai ragazzi dà la sensazione di uno fuori dalla portata. Lui è “UN GRANDE”: ci ha creduto fino in fondo in quello che ha detto, e si è visto. Avviciniamo la vita del Signore Gesù alla vita dei ragazzi… per questo sono stati scritti i Vangeli! Al di là delle singole storielle, facciamo vedere i contrasti, le provocazioni, la radicalità, la forza del messaggio… in fondo Gesù parla di pace, ma parla soprattutto dei costruttori di pace (ricordate le beatitudini!!)
  3. Fare passi veri e propri nella vita quotidiana e questo è estremamente necessario.
    “Sii strumento della pace, dove vivi tu”: questo canteranno i ragazzi se sceglierete di vivere con loro l’ultima dinamica proposta nell’articolo. E questo è il vero punto di svolta.

    Aiutateli a mettersi davanti a una pace che non è solo un ideale e non può essere solo una preghiera. La Pace non è solo dono di Dio, ma frutto di una risposta data a Dio.Vi suggerisco, proprio rispetto a questa terza tappa, di valorizzare il video che vi proponiamo; video che abbiamo preparato in stretta connessione con il cammino proposto.

PRIMA DELLA VISIONE

La proiezione sarebbe molto buono farla seguire alla dinamica proposta a p.8 (l’ultima del paragrafo “La Pace nel mondo”). Aiutate i ragazzi a immaginare realisticamente il mondo che vorrebbero, immaginarlo anche spingendoli a sognare, a volare un po’ più alto. Sollecitateli a ideali grandi, anche se apparentemente irraggiungibili (hanno bisogno che qualcuno li aiuti anche in questo!!!)

VISUALIZZAZIONEIl mondo che vorrei, Laura Pausini

SUCCESSIVAMENTE…

…aiutate i ragazzi a fare zoom su un aspetto del canto: chi può far sì che il mondo diventi migliore? Io o Dio? Di chi Gesù dice: “beati i costruttori di pace”? Dell’uomo o di Dio? Strano a dirsi, noi chiediamo a Dio di mettere pace nel mondo e non pensiamo che Dio chiede a noi di farlo.
E’ necessario riflettere insieme sul testo di Laura Pausini:

“Come si fa a rimanere immobili, indifferenti…
ma che senso ha ascoltare e non cambiare…”

Il mondo aspetta una risposta di pace che parte dal cuore di ognuno, per questo è importante fermarsi, aiutare i ragazzi a entrare nelle tante situazioni di guerra che creano o che subiscono direttamente o indirettamente.
Il dono della Pace può chiederlo solo chi ha fatto di tutto non solo per ottenerlo, ma soprattutto per costruirlo.

Ve lo richiedo allora e, ognuno, prima di chiederlo ai ragazzi, lo chieda a se stesso: “In me c’è guerra o pace?”, “Nelle cose che vivo, nelle relazioni che vivo: sono in guerra o sono in pace”?

Vi riporto qui di seguito alcuni titoli che potreste trovare ugualmente interessanti, anche se vanno oltre il percorso proposto.

  1. Il mio nome è mai più di Ligabue & Piero Pelù
  2. Generale di Stefano Picchi
  3. La pace sia con te di Renato Zero

E vi rendo inoltre scaricabile il testo del canto Alti e bassi di Maria Lacquaniti, che come già suggerito nell’articolo, potrebbe essere molto interessante, per aiutare i ragazzi a entrare in se stessi e nel proprio cuore… nelle loro continue guerre con i loro sentimenti.

A questo punto non mi resta che augurarvi Buon tutto a tutti e buon lavoro!!!


Per ricevere info, fare domande, inviare materiale… puoi scrivere a Suor Mariangela fsp: m.tassielli@paoline.it

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suor Mariangela – paoline

GP2 GenerAzioni – Avvento!

“L’Avvento mantiene viva l’attesa di Cristo, che verrà a visitarci con la sua salvezza, realizzando appieno il suo Regno di giustizia e di pace.

L’annuale rievocazione della nascita del Messia a Betlemme rinnova nel cuore dei credenti la certezza che Dio tiene fede alle sue promesse.

L’Avvento è, pertanto, potente annuncio di speranza, che tocca in profondità la nostra esperienza personale e comunitaria.

Ogni uomo sogna un mondo più giusto e solidale, dove degne condizioni di vita e una pacifica convivenza rendano armoniose le relazioni tra individui e tra popoli.
Spesso, però, non è così. 
Ostacoli, contrasti e difficoltà di vario genere appesantiscono la nostra esistenza e talora quasi la opprimono. Le forze e il coraggio di impegnarsi per il bene rischiano di cedere al male che sembra a volte avere la meglio. 
E’ specialmente in questi momenti che ci viene in aiuto la speranza.

Il mistero del Natale, che fra pochi giorni rivivremo, ci assicura che Dio è l’Emmanuele  –  Dio con noi.

Per questo non dobbiamo mai sentirci soli.
Egli ci è vicino, si è fatto uno di noi nascendo nel grembo verginale di Maria.
Ha condiviso il nostro pellegrinaggio sulla terra, garantendoci il raggiungimento di quella gioia e pace, a cui aspiriamo dal profondo del nostro essere. […]

Potremmo, dunque, concludere che il senso della speranza cristiana, riproposta dall’Avvento, è quello dell’attesa fiduciosadella disponibilità operosa
dell’apertura gioiosa all’incontro con il Signore
.
A Betlemme Egli è venuto per rimanere con noi, per sempre. 
Alimentiamo, pertanto, questi giorni di immediata preparazione al Natale di Cristo con la luce ed il calore della speranza.

Giovanni Paolo II
Udienza Generale
Mercoledi, 17 Dicembre 2003
 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2011: NEL DESIDERIO DI COLUI CHE VIENE

UN CUORE UMILE E SEMPLICE…

di F. Carletti – A.M. D’Angelo

In Avvento, durante la preparazione del presepe, tra tutti gli elementi che lo compongono ve n’è uno che spesso passa inosservato: la mangiatoia. Ci sono Maria e Giuseppe in attesa di Gesù, i pastori che si avviano alla capanna, case e casette, angeli e greggi… e la mangiatoia resta nell’ombra della stalla di Betlemme.
Eppure è interessante soffermarci su questo oggetto che ha avuto la fortuna di accogliere il Figlio di Dio. Prima, in realtà, Gesù è stato accolto dal grembo di Maria, ma possiamo dire che il cuore della Madonna era umile e semplice come una mangiatoia.
L’attività proposta, è quella di realizzare con i fanciulli le mangiatoie, utilizzando materiali semplici ed economici.
La mangiatoia vuota potrà poi essere portata a casa e tenuta in camera per diversi motivi:
• come simbolo dell’Avvento e, quindi, dell’attesa della nascita di Gesù;
• per ricordarci che, per accogliere Gesù, occorre avere un cuore semplice e umile come quello di Maria. Durante l’Avvento, la mangiatoia potrà essere usata anche come porta lumino: del resto siamo in attesa di una luce (Gv 1,4-5) in grado di illuminare il mondo, la nostra vita;
• potrà costituire un simbolo per la preghiera personale o in famiglia.

Il materiale che si può utilizzare per la costruzione della mangiatoia è: un panetto di Das, colori a tempera, un pennellino, un coltello di plastica e paglia artificiale.
Per costruire la mangiatoia basta seguire i passaggi illustrati dalle figure a pagina 15 della rivista e cioè:
– bisogna prendere alcune strisce di Das, appallottolarle e, poi con le mani, stenderle su un piano formando strisce affusolate (passaggio 1);
– tagliare con il coltello di plastica 12 strisce di Das della lunghezza di circa 8 cm (passaggio 2);
– disporre parallelamente due strisce alla distanza di 2 cm, si tratta delle basi della mangiatoia (passaggio 3);
– stendere tre strisce di Das sui due assi, incurvandole, formando gli elementi portanti su cui disporre orizzontalmente le altre strisce rimaste (passaggio 4);
– mettere le restanti strisce sulla base così formata, creando il piano d’appoggio della mangiatoia;
– lasciare seccare il Das;
– pitturare con le tempere e quando la tempera è asciutta mettere la paglia sopra.

In casa predisporre un angolo per la preghiera in cui collocare il Vangelo aperto e la mangiatoia porta lumino, per accenderlo e sedersi intorno.
Si propone ai ragazzi di trovare un momento tranquillo della giornata dove porsi davanti alla mangiatoia, con il lumino acceso per intrattenersi in un breve dialogo con Dio.
Si può, poi, suggerire ai ragazzi di leggere insieme ai genitori, alla sera, un brano del vangelo per tutto il periodo di avvento.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Novembre 2011 clicca qui

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GP2 GenerAzioni – Solennità Cristo Re!

“Questa festa [di Cristo Re dell’universo] è stata opportunamente collocata nell’ultima domenica dell’anno liturgico, per evidenziare che Gesù Cristo è il Signore del tempo e che in lui trova compimento l’intero disegno della creazione e della redenzione
La figura del Re Messia prende forma, nella coscienza del popolo d’Israele, attraverso l’Antica Alleanza.
E’ Dio stesso che, specialmente mediante i profeti, rivela agli israeliti la sua volontà di radunarli come fa un pastore col gregge, perchè vivano liberi e in pace nella terra promessa.
A tal fine, egli invierà il suo Consacrato – il “Cristo” in lingua greca – a riscattare il popolo dal peccato e ad introdurlo nel regno.

Gesù Nazareno porta a compimento nel mistero pasquale questa missione. 

Egli non viene a regnare come i re di questo mondo, ma a stabilire, per così dire, nel cuore dell’uomo, della storia e del cosmo la potenza divina dell’Amore“.

Tratto dal libro
365 Giorni con Giovanni Paolo II 

Tra note e realtà – Qualcuno mi ha ucciso

Nonostante mi sono difeso sai
qualcuno mi ha ucciso
tentativo fallito altre volte e poi… riuscito
un’assurda inspiegabile volontà…
di far fuoco

ma chiunque dimostri genialità:
è fottuto!

…avevo una parola per tutti
non considerando che i matti, ci sono!
livore misto a gelosia, mamma mia,
non sei al sicuro mai…

e più ti spendi e più ti dai e più l’invidia tu scatenerai
conviene starsene a guardare vegetare
e non rischiare più..
…mille discorsi lasciati in sospeso …
(Renato Zero – Qualcuno mi ha ucciso)

…mille discorsi che vorremmo iniziare, mille spunti da cogliere, mille sollecitazioni da accogliere, eppure tempi e spazi ci costringono a scegliere e mai come questa volta, ve lo assicuro, mi dispiace frammentare un testo così pregno di significato.
Le poche righe, estrapolate dal canto, basterebbero a riprodurre uno schizzo, purtroppo fedele, della nostra esperienza personale, delle situazioni in cui ci troviamo, delle relazioni, a volte difficili che ci è chiesto (o magari offerto!) di vivere.
La morte, la violenza, la gelosia, le libertà negate, le coercizioni, i tradimenti… e la lista potrebbe allungarsi notevolmente.
Le possiamo cercare nella storia ufficiale, ma in fondo, non ci scomoderebbero più di tanto. Le possiamo ascoltare dalle anonime voci della radio o le possiamo vedere dalle crude immagini di reportage televisivi… ma tra noi e loro c’è una certa distanza psicologica: siamo ancora al sicuro!
Eppure prima o poi ci toccheranno! O forse ci hanno già toccato!
Qualcuno dirà di no! Altri, sicuri di sè, crederanno di essere spiriti superiori.
I saggi si affidano al tempo, i mistici lasciano tutto nelle mani di Dio!
Eppure qualcosa di noi soffre! Chiede di essere ascoltata. E’ la nostra umanità che ha bisogno di nuovo ossigeno per sperare, per ricominciare, per credere ancora nell’uomo, per continuare ad amare nonostante le ferite.
C’è una tentazione con cui fare i conti: il lasciar perdere tutto e continuare tranquilli per la propria strada. In fondo che c’è di sbagliato? Lo fanno in tanti!
Starsene a guardare, tenere le giuste distanze evita rischi inutili e compromessi scomodi.
Davanti all’ampio orizzonte del bene, cosa può la morte? Che forza hanno i tradimenti? Chi può toglierci la libertà?
La domanda è quella di sempre: amare o non amare la gente?
La risposta fa la differenza!

 di suor Mariangela fsp

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RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2011 – Pace

RENDICI COSTRUTTORI DI PACE

di Alessandra Beltrami

All’interno dell’articolo proponiamo un incontro di preghiera da fare con i ragazzi per introdurre il tema della pace.

Si comincia con la preghiera, i ragazzi sono in piedi, in cerchio; al centro, su un piccolo tavolo, la Bibbia aperta e un cero acceso. Si predispone un cartellone e dei pennarelli colorati.

E’ il catechista che introduce l’incontro di preghiera:  tracciamo su di noi il segno della croce, per consentire al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo di entrare nella nostra vita e nel quotidiano delle nostre scelte.

Si prosegue con un canto di invocazione allo Spirito Santo.

A questo punto il catechista spiega in breve il senso di questo momento: abbiamo invocato lo Spirito perché ci aiuti a crescere nel suo amore e a riempire i nostri cuori della sua ricchezza. In questo appuntamento di preghiera e di lode, invochiamo per noi, per i nostri amici e per tutto il mondo la pace, frutto dello Spirito; la pace che non è per noi qualcosa, ma Qualcuno, Gesù. Chiediamo a lui di sostenerci e di ispirarci sentimenti di pace, per camminare insieme verso di lui.

E’ il momento di proseguire con l’ascolto della Parola (2Corinti 13,11-12)

Riprendendo il brano di San Paolo, il catechista prosegue spiegando un pò il senso dell’incontro: in un mondo inquieto e disorientato, rincorriamo non soltanto la pace personale e interiore, ma anche la pace fraterna, che scalda i nostri cuori e li rende attenti e solidali. In realtà la pace, frutto dello Spirito Santo, è molto più di questo. Essa scaturisce come dono da Gesù, morto e risorto per salvarci, e ci ristora dalle fatiche che incontriamo nella vita quotidiana.

Ora i ragazzi rileggono silenziosamente il brano di San Paolo e ripetono, a turno, uno dei versetti, che il catechista riporta su un cartellone, per approfondirne il contenuto e calarlo nella propria esperienza personale, di cui possono far partecipi i compagni.

Si prosegue con una preghiera di Giovanni Paolo II per invocare la pace:

O Creatore della natura e dell’uomo,
della verità e della bellezza, ascolta la mia voce:
è quella di tutti i bambini che soffrono e soffriranno
fino a quando la gente riporrà fiducia nelle armi.
Ascolta la mia voce:
ti parlo con le moltitudini che, in tutti i Paesi e
in tutti i tempi della storia, non vogliono la guerra
e sono pronte a percorrere la strada della pace.
Dacci la forza di saper rispondere sempre all’odio
con l’amore, all’ingiustizia con un totale impegno
per la giustizia, alla miseria con la condivisione,
alla guerra con la pace. O Dio, ascolta la mia
voce e concedi al mondo la tua pace.
Amen.

Prima di concludere l’incontro con un canto si propone ai ragazzi di fare un gesto: la pace, che il Signore ci dona, non è qualcosa che dobbiamo tenere per noi, ma siamo invitati a condividerla con tutti. Tenendoci per mano, recitiamo il Padre nostro e poi scambiamoci un gesto di pace, che sia il segno visibile della nostra volontà di amarci gli uni gli altri.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Novembre 2011. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

—>Noi: in guerra o in pace? <—

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