RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2013 – “… la risurrezione della carne, la vita eterna”

Dossier Aprile 2013

LA DOMANDA DI SEMPRE E DI OGGI

di Tonino Lasconi

Una domanda impossibile da evitare: «Ci sarà qualcosa dopo questa vita?». Nell’antichità la risposta era sì, come prova il culto interrogativodei defunti che ha prodotto le opere più grandiose dell’umanità: piramidi, mausolei, tombe.
Si, quindi, anche se in modo diversificato, alcuni popoli credevano che i morti continuassero la vita di quaggiù e li seppellivano insieme con le loro cose più care e persino con le mogli.
Altri pensavano che con la morte i corpi scomparissero, ma rimanesse lo spirito. Altri immaginavano un regno delle ombre, nel quale vagavano rimasugli di ciò che si era stati sulla terra.
Nell’Antico Testamento è presente anche questa idea: «La nostra vita passerà come traccia di nuvola, si dissolverà come nebbia messa in fuga dai raggi del sole» (Sap 2,4) e finirà nello sheol, il regno dei morti.
Nei sacri testi, però, affiora la speranza di una vita ultraterrena meno umbratile, come testimonia il gesto di Giuda Maccabeovita che raccoglie offerte in suffragio dei defunti, «compiendo un’azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione. Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti» (2Mac 12,43-44).
Con Gesù cambia tutto.
La buona notizia, il Vangelo, è che, con la sua risurrezione, la morte è vinta, e non è più la fine, ma il passaggio alla vita piena e definitiva, come era da sempre nel progetto di Dio. Questo messaggio, difficilissimo da accettare, si pensi al coraggioso tentativo di Paolo ad Atene (At 17,16-34), è «la cifra» del cristianesimo, rispetto a tutte le altre religioni.

speranzaOggi, qual è la risposta? Nei paesi cristianizzati, l’Illuminismo, scelse come bandiera il rifiuto di Dio e la negazione della vita ultraterrena, considerandola una favola. Questa idea si è diffusa tra la gente, persino tra i cattolici praticanti. Cosa gravissima, perché, come dice Paolo: «Se noi abbiamo speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini» (1Cor 15,17-19).
Coloro che hanno a cuore la fede in Cristo devono impegnarsi in un annuncio e una catechesi seri, intelligenti ed efficaci, senza scoraggiarsi per il muro di fronte al quale si troveranno.
Questo muro, in realtà, è fragile: l’esigenza della vita, che non scompare con la morte, è il più profondo e incancellabile dei nostri desideri. Quando la vita eterna, infatti, da argomevita-dopo-la-mortento di discussione diventa esperienza concreta perché una persona amata ci lascia, la sicumera e la supponenza scompaiono.
Così, anche i sapientoni e gli scettici portano fiori, ceri, lettere, cartelli con la scritta, «Sei sempre con noi», davanti alla tomba.
Ma che senso avrebbe se della persona amata non ci fosse più niente e se chi ci ha lasciato non potesse condividere il nostro sentimento? Soltanto la risposta di Gesù dà un senso a questi interrogativi.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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RADIO VATICANA intervista sr Mariangela Tassielli, fsp

radio vaticana

RADIO VATICANA

intervista sr Mariangela Tassielli, fsp

Fabio Colagrande nella trasmissione AL DI LA’ DELLA NOTIZIA del 18.03.2013 parlando di Papa Francesco e i media, si collega via telefono con la nostra sorella a Napoli per uno scambio di opinioni…

Pregando per papa Francesco

Francesco

A voi, Maria e Giuseppe,
affidiamo il santo Padre, Francesco.
Sia su di Lui la grazia dell’Altissimo
perché attraverso le sue mani
possiamo sperimentare l’amore di Dio,
le sue parole diffondano in questa storia
la speranza che non muore,
i suoi occhi penetrino, con coraggio,
il mistero di Dio e le sofferenze umane
e il suo instancabile andare,
sia segno di un Dio che raggiunge gli ultimi,
solleva i deboli e salva i peccatori.

Maria e Giuseppe,
voi che avete abbracciato il Dio fatto carne,
abbracciate nella sua Grazia il santo Padre,
la Chiesa tutta
e l’umanità sparsa in ogni angolo della terra.

Amen

di Suor Mariangela Tassielli, fsp

Testimoni ieri e oggi_”Le mie sofferenze mi preparano a vedere Dio ” – Silvio Dissegna

Silvio DissegnaSilvio Dissegna è nato a Moncalieri il 1 luglio 1967. È un bambino felice, cresciuto in una famiglia semplice tra le campagne della borgata Becchio a Poirino, alle porte di Torino. È un bambino speciale fin da piccolo, sempre pronto ad essere utile per tutti. Prega tutti i giorni Dio assieme ai genitori. Tra lui e Gesù nasce da subito un rapporto bellissimo, che si consolida sempre più dopo la Prima Comunione. “Mamma, il mio più grande amico da oggi sarà sempre Gesù”, dice a Gabriella, sua madre. Da allora Silvio desidera riceve Gesù eucaristico il più spesso possibile. A scuola è bravo. Ama giocare e passeggiare in bicicletta tra i boschi della sua terra. Ama il calcio e vorrebbe diventare un grande calciatore e fare il maestro. Scrive nel suo diario: “Da grande farò il maestro per insegnare agli altri e per far conoscere a tutti chi era Gesù”. Ed ancora: “Ti ringrazio mamma perché mi hai messo al mondo, perché mi hai dato la vita che è tanto bella. Io ho tanta voglia di vivere”.

Purtroppo però nella primavera 1978 da un dolore alla gamba sinistra gli viene diagnosticato un tumore alle ossa. Silvio ha solo 11 anni, ma capisce la gravità della cosa. Non si dispera, vuole guarire, vuole vivere, e nella preghiera si affida alla volontà dieucaristia Dio. Pochi mesi dopo è già in carrozzella. Il 21 maggio 1978 riceve la Cresima. Il mese successivo, il 4 giugno, chiede ai suoi genitori: “Dite a don Luigi – un sacerdote amico – di portarmi la Comunione a casa. Voglio Gesù tutti i giorni”. Aspettava con ansia don Luigi – racconta la mamma – e dopo univa le sue manine scheletriche per raccogliersi in preghiera. Affrontando il dolore della malattia con la forza della fede lasciando tutti senza parole: “Avevamo difficoltà a rispondergli – ricorda il papà Ottavio – da Silvio abbiamo imparato a pregare e lui ci spronava a farlo sempre di più e a offrire le nostre sofferenze”.

Ormai i dolori sono atroci, il suo piccolo corpicino è sempre più sofferente. Dal giugno 1978 al gennaio 1979 è silvio mammacostretto, ben sette volte, ad andare in ospedale a Parigi, nella speranza di trovare delle cure. Ricevere Gesù eucaristico ogni giorno gli permette di comprendere sempre più il valore della sofferenza che dona per tutti. “Oggi offro le mie sofferenze per il Papa, i peccatori e per la loro conversione, per la Chiesa, per i missionari, affinché Gesù sia conosciuto ed amato”. I dolori sono sempre più forti. “Le mie sofferenze mi preparano a vedere Dio”. La fine è vicina, ma la sua fede è salda. “Devo restare solo con Gesù, parlargli, dirgli tutto quello che ho dentro il cuore. Tu mamma riposati, che sei tanto stanca. Gesù io soffro come quando trasportavi la croce ed eri picchiato“. Nel maggio 1979 la gamba sinistra si spezza. In giugno perde la vista.papà e Silvio I dolori lo devastano. È ricoperto di piaghe su tutto il corpo. Eppure non si lamenta quasi mai. Continua a chiedere solo la Comunione, affinché lui abbia la forza e l’abbiano i suoi cari.

Il 24 settembre, ancora lucido e forte riceve l’Unzione degli infermi e il Viatico e alle 21,20, a soli 12 anni, si spegne.

Gli abbiamo insegnato a pregare come ci hanno insegnato i nostri genitori – racconta il papà – ma lui sentiva Gesù ancora più vicino e aveva desiderio di incontrarlo nella Comunione”. “Lo sentiamo molto vicino – ricorda la mamma – ci aiuta nelle piccole cose ed è sempre con noi, anche più di quando era in vita”. Perché ora Silvio è immerso nella luce di Dio.

Maria Grazia Meloni

Se volete conoscere meglio Silvio:

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Pier Accornero

“Silvio eroe a dodici anni”

Edizioni Paoline / San Paolo febbraio 2006

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

Liturgia di domenica 24/03/2013 – Domenica delle Palme – con suggerimenti per catechisti

«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»

Settimana santa - Passione del Signore

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

 – Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione

Poi [Gesù] prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

– Io sto in mezzo a voi come colui che serve

E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve… 

Entrato nella lotta, pregava più intensamente

Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

– Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?

Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». 

– Uscito fuori, Pietro, pianse amaramente

Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

– Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me

Mentre lo conducevano via, [avendolo condannato alla crocifissione, come un ribelle] fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

– Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

– Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: l’immagine, questa settimana, deve aiutarci a portare i ragazzi nel dinamismo della Settimana santa. Il Vangelo che nella domenica delle Palme si proclama è lungo, ma dischiude il senso della nostra stessa fede. Gesù, ci è consegnato da Luca, come l’uomo della bontà, il Dio della misericordia, colui che nella Croce, lascia trasparire il senso profondo di un amore tanto forte da dare la vita, per tutti. E’ in questo che con i nostri ragazzi dobbiamo entrare… dentro il folle mistero dell’amore di Dio.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • L’immagine scelta, riprende un particolare del celebre dipinto di Antonello da Messina: Salvator Mundi o Cristo benedicente. Occhi, bocca, volto in un primo piano stretto, quasi a dire che colui di cui i vangeli parlano è esistito, è stato un uomo, ha assunto realmente la nostra carne… Dio si è veramente dato a noi, ci ha raggiunto, toccato… si è fatto uno di noi. 
    • Proiettando l’immagine, chiedete ai ragazzi di guardare gli occhi e la bocca del Cristo, il suo volto… chiedete loro di raccontare ciò che sentono, ciò che viene in mente, quando pensano che quell’uomo ha dato la vita per loro, per ognuno di loro… senza nessuna condizione o differenza.
    • Lasciate del tempo perché i ragazzi si esprimano e se è il caso, inserite una leggera musica di sottofondo e abbassare le luci, così che il volto risalti con maggiore forza.
    • Sarebbe buono, se riusciste a mettere in primo piano, magari servendovi di un panno rosso-velluto, una croce, meglio ancora un crocifisso, di una certa grandezza… così che i ragazzi possano concretamente guardare, con gli occhi del cuore, colui che non ha conservato, nè trattenuto nulla per sè. La croce è un patibolo che la storia ha veramente conosciuto e sulla quale sono stati uccisi molti uomini ritenuti colpevoli, ribelli, fuori legge. La croce è un patibolo che i Romani innalzavano alto nel cielo, perchè tutti vedessero e non imitassero…
    • Eppure su quella croce, come un ribelle, il Salvatore si è lasciato uccidere, si è lasciato innalzare… e la sua morte giustificata solo dall’amore, ha aiutato l’uomo, ogni uomo e donna, ad alzare gli occhi con coraggio verso il cielo, a staccarli dalla polvere della terra, a non strisciare per paura, ma a donarsi per amore.
    • Questo è vero, anche per i nostri ragazzi. Aiutiamoli ad alzare gli occhi, a guardare oltre… a cercare anche nell’invisibile il senso vero della vita e dell’amore.
    • I giorni della settimana santa e poi la Resurrezione, siano per loro giorni in cui sperimentare, anche attraverso le vostre attenzioni l’amore di Dio, che il Gesù è diventato visibile, toccabile. 
    • Aiutateli a far emergere dalla pagine del Vangelo della Passione, frasi che ognuno di loro, potrà custodire come quella perla che il Signore, avrà donato loro in modo speciale.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Chi sei Gesù? Percorrendo il racconto della tua passione e morte scopro la bontà e la misericordia che manifesti in ogni gesto. Anche davanti alla violenza e alla ingratitudine tu continui ad amare. Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari, le novità e leggere alcuni  articolo vai sul minisito Paoline 

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Protetto: Contenuti incontro su “La dimensione ecclesiale della catechesi” – parrocchia dell’Immacolata a Salerno. Inserisci la password per accedere

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Buona domenica! – V di Quaresima – Anno C

sakineh cv«Mosè, nella Legge, ci ha comandato
di lapidare donne come questa»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 8, 1-11)
V DOMENICA di QUARESIMA – Anno C

Dio non ti punisce, non hai fatto nulla di male perché il Signore ti mandi un lutto o una malattia. Spesso l’origine del dolore siamo noi, la nostra fragilità, le nostre scelte sbagliate. Dio non è un concorrente alla tua felicità, non ce l’ha con te, non devi allontanati da lui per realizzarti. Dio non è un padre/padrone da tenere buono con mille devozioni e mille preghiere. Dio è un padre che ti aspetta, che ti rispetta, che ti lascia fare i percorsi e le esperienze della vita sperando di non perderti. Dio è un padre buono che dà del pane al figlio che gliene chiede, donna pensierosa cvche fa piovere sui giusti e sui malvagi. Ci basta per convertirci? Non ancora? Ascoltiamo la storia dell’adultera, allora.

TRADIMENTI
A Gesù viene intessuta una trappola straordinaria
, ammettiamolo. Una donna (Non ha nome, gli accusatori non la conoscono, è solo una poco di buono) viene colta in flagrante adulterio (E il fedifrago che era con lei? Non c’è, ovvio. Maschilismo assoluto venduto per giustizia…) ed è portata davanti al falegname divenuto Rabbì. Mosé (Mosé?) ha prescritto che donne come “quella” vadano lapidate, in modo che sia chiaro a tutti (alle donne soprattutto) che è meglio restare fedeli. Gesù, spiegaci, cosa dobbiamo fare? Trappola splendida, davvero.
È il Sinedrio che l’ha condannata a morte, quando la pena di morte è riservata ai romani. Gesù si schiererà con l’oppressore? O riconoscerà il giudizio illegittimo del Sinedrio? È Mosè che ha prescritto la condanna a morte: oserà contraddire una legge divina l’anarchico falegname? La scrive per terra cvcondannerà, come dice Mosè, e il padre misericordioso si ritirerà in buon ordine per lasciar spazio al Dio giudice? Una trappola splendida, non c’è che dire.

ARABESCHI
Gesù si china e riflette
. Fa ciò che loro non vogliono fare, compie ciò che ogni legge, ogni giudizio (anche religioso) deve fare: chinarsi, cioè piegarsi nell’umiltà e riflettere, mettere una distanza prima di esprimere un giudizio.
Scrive, ora, il Nazareno. Scrive sul selciato del Tempio, sulla pietra. La legge scritta nella pietra con le parole stesse di Dio, incise a fuoco e consegnata a Mosè è stata tradita, svilita, asservita a costumi e tradizioni solo umane, piccine e meschine. Sì, questa donna ha tradito il marito. Ma il popolo di Israele ha tradito lo spirito autentico della Legge. Richiama all’essenziale, il figlio di Dio, riscrive sulla pietra la legge che gli uomini hanno adattato e stravolto.
Tutti tacciono, ora. Gesù, la Parola, parla. «Avete ragione: ha sbagliato. Fate bene ad ucciderla, occorre essere inflessibili per salvare la Legge. Nessuno di voi sbaglia, tutti siete migliori, a nessuno di voi capiterà di fare lo stesso sbaglio. Bravi. Il primo che non ha sbagliato lanci per primo la pietra». Tutti tacciono, Gesù riprende a scrivere la Legge. E ora la legge si incide nei cuori. Già, ha ragione il Rabbì. Se ragioniamo sempre col codice in mano chi si salva? Se ci accusiamo gli uni gli altri, chi sopravvive?
Tutti se ne vanno, ad uno ad uno. Le pietre restano in terra.

PERDONO
Gesù, ora, è fintamente stupito. Dove sono tutti? Lui, l’unico senza peccato, l’unico che potrebbe a ragione scagliare la pietra, non lo fa. Chiede solo alla donna di guardarsi dentro, di recuperare dignità, di volersi più bene. Gesù non giustifica, né condanna, invita ad alzare lo sguardo, ad andare oltre, a guardare col cuore la fragilità dell’altro e scoprirvi – riflessa – la propria. nessuno ti ha condannata cvNo, Dio non giudica. Ci giudicano la vita, la società, il datore di lavoro, noi stessi. Tutti ci giudicano, Dio no. Dio ama, e basta. E questa donna viene liberata. Salvata dalla lapidazione, è ora salvata dalla sua fragilità. “Non peccare più” ammonisce Gesù.

POPOLO DI PERDONATI
Chiesa, amata Chiesa, fatta di perdonati, non di giusti
. Chiesa abitata da gente che sa perdonare perché perdonata, che giudica con amore, senza ferire, guardando avanti, che indica una strada, non un tribunale. Quando vivremo del perdono che ci riempie il cuore, diverremo trasparenza di Dio per l’uomo contemporaneo che cerca, nel suo profondo, amore e luce in una società che ama solo i bravi e i giusti e dimentica la verità della nostra fragilità.
papa francesco cvÈ un fiume in piena l’incontro con Dio, che fa guardare avanti, come profetizza il profeta Isaia. Senza guardare indietro, i deportati di Babilonia sono invitati a guardare avanti.
Profezia per la Chiesa ripiegata su se stessa, intenta a difendere privilegi e posizioni, sempre impegnata a proteggersi dal mondo esterno invece che a lasciarsi scuotere dallo Spirito!
Profezia per l’uomo che cerca e che è ferito dalla vita, invito a guardare avanti, a credere in una vita diversa, come fa la povera donna adultera che incontra l’infinito sguardo di Dio. Tutto il resto, ci provoca Paolo, è spazzatura, perdita, di fronte alla conoscenza di Cristo. Ci basta?

(PAOLO CURTAZ)

– BENVENUTO TRA NOI Papa Francesco!! –
habenus papam

Con te Santo Padre

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Con te e su di te, caro Padre
chiediamo la benedizione di Dio
perché tu possa accompagnarci
in un nuovo cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. 

Vai Francesco e ripara la SUA Chiesa, non indugiare
il Signore ti sosterrà a ogni bivio, sarà luce in ogni scelta,
guida certa nella direzione.

Santo Padre, con te, sulle strade della vita,
perché il mondo creda e, credendo viva.

Grazie per il tuo sì. 

Preghiera di: Suor Mariangela Tassielli, Fsp

CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2013 – I DONI DEL RISORTO

Catechisti Aprile 2013

L’OLIO DELL’UNZIONE

di Fabrizio Carletti

L’olio, oggi, è utilizzato e ritenuto dai bambini un alimento, ma nel passato era un bene prezioso, usato anche come medicamento o per realioliozzare cosmetici e profumi. Costituiva, inoltre, un simbolo cultuale importante.

Con l’olio, nell’Israele antico, si ungevano re e sacerdoti per esplicitare che l’incarico che assumevano era da svolgere nel nome di Dio e a favore del suo popolo.

Nei libri dei profeti si parlerà, poi, di unzione spirituale, in chiave metaforica, quindi, fino a giungere al significato pregnante che avrà per la persona di Gesù Cristo.
Il termine «Cristo», parola di origine greca, traduce l’ebraico «messia» che significa «unto», cioè scelto, consacrato, inviato di Dio.
All’inizio del III secolo si hanno le prime testimonianze di «unzioni» nelle comunità cristiane: con l’olio dei catecumeni, prima del lavacro battesimale, e con il crisma, dopo.
Il primo si riferisce all’olio dei lottatori: come i gladiatori erano cosparsi di olio, per sfuggirla_cresimae alla presa degli avversari, così il battezzato, tramite quest’olio, sfugge alla presa del maligno.
Il crisma (olio e profumo) rende chi è unto, sacerdote, re e profeta. Esso si usa per i cresimandi, sulle mani di chi ha ricevuto l’ordine del presbiterato, sul capo di chi diventa vescovo.

L’unzione rappresenta un vero e proprio sigillo spirituale, «il marchio» dello Spirito Santo. Ricorda il sigillo, che si usava nell’antichità su soldati e schiavi, per identificare l’appartenenza di una persona al suo capo. Con il battesimo siamo stati unti e immersi nella grazia dello Spirito. Abbiamo fatto, così, il nostro ingresso nella famiglia di Dio, nella comunità cristiana.

Olio_OlivePer sottolineare il valore di questo simbolo, realizziamo un contenitore decorato per olio.
Materiale: un piccolo contenitore in vetro per olio, un tappino di sughero, colori per vetro, modelli di disegni da prendere come riferimenti, olio, essenza oleosa profumata, pennelli.
Al lavoro:
• Si decora il contenitore con i colori per vetro;
• Si mettono a disposizione dei ragazzi alcuni soggetti da disegnare: simboli raffiguranti lo Spirito Santo (fuoco, colomba…), il pesce simbolo del cristiano, la croce, ecc.;
• Si dipingono i simboli, sui lati del contenitore, con i colori per vetro;
• Decorata la boccetta di vetro, si versa dentro olio di oliva e alcune gocce di essenza profumata; poi si mescola il tutto, per amalgamare bene i due liquidi;
• Basterà richiudere il contenitore con il suo tappo per terminare il nostro lavoro.

Si può usare il simbolo realizzato, facendo con i ragazzi memoria del battesimo, quello che hanno ricevuto quando erano piccoli, e sottolineando l’importanza che ha il simgnificato dell’unzione, ed infine si prega insieme dicendo:

Santo Spirito, che nel battesimo
ci hai donato la tua grazia, sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite con il balsamo del tuo amore.
Difendici dal nemico, reca in dono la pace,
la tua guida invincibile ci preservi dal male.
Luce d’eterna sapienza, svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio, uniti in un solo Amore. Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Aprile di Catechisti Parrocchiali

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Liturgia di domenica 17/03/2013 – V Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Chi di voi è senza peccato,

getti per primo la pietra contro di lei»

Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: guardare, faccia a faccia, l’agire di Gesù, i sentimenti del cuore umano, il peccato e la misericordia

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Guardate con i ragazzi l’immagine, apparentemente lontana, in ciò che ritrae, dal vangelo proposto. Non siamo in riva al lago, come già altre volte era accaduto, eppure l’immagine ci riporta proprio lì, sulla spiaggia, per sporcarci con la sabbia e  lasciarci raggiungere dalla risacca delle onde. Perché la sabbia? Perché quel mare?
    • C’è un elemento, spesso riportato da molti come una misteriosa incognita: Gesù scrive con il dito per terra. Non sappiamo cosa abbia scritto, né alcuni ritengono questo gesto essenziale… eppure gli evangelisti lo hanno riportato, descrivendolo con estrema precisione.
    • I biblisti fanno notare un dato interessante: alcuni profeti, come Geremia, annunciano al popolo che Dio scrive il peccato nella polvere, perché il vento possa disperderlo e non ne resti traccia alcuna.
    • Ecco svelato il senso dell’agire di Gesù. Lui, che dell’amore del Padre è la rivelazione massima, proprio lui vive, di fronte al concreto peccato di una peccatrice colta in flagrante, lo stesso atteggiamento che Dio ha vissuto verso il peccato del suo popolo. Gesù scrive nella polvere il peccato perché il vento possa disperderlo per sempre.
    • Per questo l’immagine ci riporta sulla spiaggia, per scoprire l’atteggiamento concreto di Dio verso il nostro errore, il nostro peccato, le nostre cadute, le fragilità. L’amore di Dio continua ad aleggiare su ogni acqua, il sole di Dio continua a far risplendere ogni vita, perché su tutto  e per tutti, Dio diffonde amore.
    • Non è la dimenticanza a far sì che il peccato sparisca, ma è l’amore che spinge e motiva il perdono.
    • Dio ricorda il nostro peccato, lo conosce, lo denuncia, lo combatte in nome della vita, ma questo non impedisce il perdono. Dio si china, come Gesù, sulla nostra povertà per risollevarci, per chiederci di uscire dalle vie che uccidono l’amore.
    • Gesù, scrivendo per terra, chiede anche a noi di piegarci, di rientrare in noi stessi e guardare il nostro peccato, le nostre personali paure e fragilità. Con Lui, dobbiamo andare sulle rive di quel lago, dove lui continua a chiamare ancora oggi, a sussurrare nuove vie, a proporre un nuovo amore da vivere e da donare.
    • Il nostro peccato è scritto sulla sabbia, pronto a essere dissolto, per sempre, dal soffio dell’amore di Dio.
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Dio nostro Padre, tu hai mandato il tuo Figlio, Gesù, a spezzare il cerchio del giudizio impietoso, dell’accusa implacabile che ci tiene legati al nostro peccato. Il perdono che ci doni ci offre la possibilità di una vita nuova nel tuo Spirito.  Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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