Sete di oltre, di sentirsi veramente abitanti dell’immenso, dell’infinito. Comprendere che il mondo, la storia, noi stessi non siamo frutto di una strana fantasia, né di una cieca e assurda casualità, ma di un movimento costante e ininterrotto, iniziato nell’attimo stesso della creazione e ancora in fieri, non finito, ma i costante evoluzione. Dio abita questo tempo e questa storia come Signore, è lui il principio e la fine, colui che ha creato e che non abbandona la sua creazione.
La creazione e la storia diventano così il luogo in cui l’uomo può sperimentare l’amore di Dio, la sua tenerezza e, in questo, sentirsi e scoprirsi mistero infinito; scoprire la vita come mistero da accogliere e da far esplodere in tutta la sua pienezza. Scoprire Dio, significa scoprire se stessi.
Video catechesi in streaming
Scrivi i tuoi dubbi, le domande, i tuoi commentisulla nostra pagina di facebook Giovani & Vangelo e proveremo a rispondere alle tue domande!
ConPassi nella fedesaremo on line ogni giorno, dal 22 al 27 luglio alle ore 19.00 (ora italiana)
con Fabio Baggio: musica e fede… per una fede a prova di storia
Potrebbe sembrare strano: parlare di miserie, di disperazione, di non senso, in un giorno in cui il tema è la speranza! E infondo è lecito chiederselo… perché un video che ci faccia attraversare spaccati di sofferenza e dolore, di ricerca e paura, di morti insensate?Perché oggi, parliamo di miserie? Perché non raccontarci l’entusiasmo, la gioia, l’allegria che in questi giorni sta attraversando il mondo?
Forse perché in fondo, molti tra noi hanno il cuore segnato anche da tutto questo… e la gioia, per essere vera, ha bisogno di consapevolezza e concretezza, piedi per terra e cuore in cielo. Così come la speranza non può radicarsi nelle pericolose sabbie mobili di mode, capricci e divertimenti. Per portare frutto nella nostra vita, ha bisogno di radici che scendano in profondità, che arrivino alla sorgente vera e dissetante. Solo così la sete di speranza sarà capace di generare senso, passione e vita per tutti, in tutti… sempre!
La fede, come la vita stessa, è una sorta di pellegrinaggio interiore, un mettersi in viaggio, superando blocchi interiori per uscire da se stessi e andare… Andare però, non oltre ma, paradossalmente, dentro. Per questo occorre lasciare la brocca, le rete, la barca, la terra. Siamo tutti invitati a prendere il largo, a sfidare gli abissi, i venti, lasciando tutto ma portando ciò che conta: noi stessi, il nostro essere, i nostri doni, perché doni di Dio.
Siamo chiamati a camminare, a sperimentare lo stupore e la fatica del cammino. Siamo interpellati da Dio a non attendere oltre.
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con Ligabue: musica e fede… per una fede a prova di storia
Partire, mettersi in cammino, andare! Questo è il tema della prima giornata che viviamo in stretta sintonia con i giovani in Brasile e che ci permette di sentirci tutti dentro la grande esperienza della GMG, anche dal web. Non vogliamo stare a guardare! Vogliamo vivere, anche noi come chi è fisicamente andato in Brasile. Vogliamo ascoltare e lasciarci raggiungere dalla Parola, lasciarci mettere in questione.
E’ Dio stesso che oggi urla alla nostra coscienza: Metti in circolo il tuo amore, mettilo in circolo con energia, con forza, con passione!
La nostra fede non è fondata su un tizio che è rimasto a guardare. Gesù Cristo si è schierato, ha messo del suo, ha dato un volto all’amore, gli ha impresso un indelebile sigillo: la fedeltà, la gratuitàe la totalità. Oggi, da lui a noi, con questo stesso timbro ci è chiesto di incidere sulla storia, di lasciarle un segno, di caratterizzarla in forza dell’ amore.
“Quello che ti spacca” – canta Liga – “parte proprio da quello che sei” ma, aggiungeremmo noi, anche ciò che salva, guarisce e diffonde vita non ha altro punto di partenza: te stesso, ciò che sei e i doni che custodisci e che spesso tu stesso non sai di avere!
Fischio di partenza! La Giornata Mondiale della Gioventù è al suo START, il Papa è già in Brasile, i giovani si preparano a incontrarlo e noi non possiamo non esserci. Noi chi? Noi tutti! Solo un click ci separa dal Brasile, un click che ci permetterà di esserci e di vivere questa straordinaria esperienza!
LA GMG è finalmente online!
Vi proponiamo un percorso quotidiano da vivere insieme, nel web, dal 22 al 28 luglio. Ogni giorno preghiera, riflessioni, collegamenti con il Brasile, video-catechesi, condivisione e un’importante esperienza di evangelizzazione nel web da vivere insieme.
Cliccando sui titoletti attivisarai riportato ai contenuticorrispondenti, aggiornati in tempo reale.
SEGUICI PASSO DOPO PASSO!
22 LUGLIO: START! TUTTI A RIO ATTIVA IL PRIMO LINK! ore 15.00: Italia chiama Brasile – collegamento streaming sui nostri siti Cantalavita e Pope-up
28 LUGLIO: MISSIONARI…ANDATE! Ora si parte… no, a tentennamenti e indecisioni. Il mondo attende.
Ora si parte… no, a tentennamenti e indecisioni. Il mondo attende. ore 8.30: Missionari… andate – La preghiera del giorno ore 17.00: Passi nella fede per una fede a prova di storia – Testimonianza dei giovani ore 20.30:Italia chiama Brasile: – collegamento streaming
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Lo hanno chiamato il grande sconosciuto e di fatto di Lui si parla poco. Ma a cosa e a chi serve? Perché ci è stato donato? E’ davvero così necessario o di lui si può far senza?
Di chi stiamo parlando!?Dello Spirito santo, naturalmente!
A Lui dedichiamo la terza tappa dell’itinerario in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù: Sostenuti dallo Spirito. In cammino con i testimoni “increduli” della Risurrezione, ci lasciamo affiancare da Giovanni, Pietro e, soprattutto Tommaso, che a me piace sempre presentare come l’Apostolo con i piedi per terra.
“Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il Regno dei cieli”. Si può leggere una frase del genere e continuare a far finta di nulla? Si può semplicemente pensare che sia solo una questione di metafore? E’ davvero così radicale la proposta? O non è forse semplicemente Vangelo? Già… Vangelo allo stato puro!!! Continuiamo a invocare la pace su territori lontani eppur la cronaca ci sta paurosamente riportando al centro di noi stessi, al cuore delle nostre scelte dove, al di là di ogni intenzione o ipocrisia, decidiamo liberamente chi essere e come vivere.
Dal Vangelo di Luca (Lc 9, 18 – 24) XII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO
Anno C
Chi sei, Nazareno? Chi sei, per me? Senza risposte automatiche, a tavolino, finte, solo io e te, guardandoci negli occhi. Chi sei, Nazareno? Non chi eri dieci anni fa, o quand’ero giovane ed entusiasta, o quando sentivo forte la tua presenza col parroco giusto ma chi sei per me oggi, ora? Tra ieri e oggi, milioni di persone si sono radunate e si raduneranno per ascoltare la tua Parola, per celebrare, in obbedienza al tuo comando, la cena che ti rende presente nel segno del pane e del vino. Ciò non accade per Garibaldi, o per Napoleone o uno dei grandi della storia. Nessuno si radunerà per ascoltare le loro parole ed invocare la loro presenza. Accade invece per un oscuro carpentiere di Nazareth, ebreo marginale, perso nei meandri della storia, la cui presenza viene ancora professata da milioni di persone diverse, eppure affascinate e rese discepole dalla testimonianza di coloro che dicono averlo incontrato. Chi sei veramente Jeoshua di Nazareth?
SONDAGGI
Si parla, spesso, di Gesù e dei suoi discepoli. Appena l’attenzione cala, ecco un qualche evento che lo riporta alla ribalta: una scoperta archeologica che conferma o smentisce la versione ufficiale della vita di Gesù (ricorrono a ciclo periodico, boiate incluse), un qualche evento drammatico che ci riporta alla mente la fatica della testimonianza pagata da alcuni con la vita, qualche audace opera propagandistica sempre alla ricerca del Gesù “alternativo”, quello nascosto dalla Chiesa… Gesù fa discutere, schierare, accende gli animi, ognuno, un poco, si sente di difenderlo, di proteggerlo, di capirlo, di interpretarlo. Credenti o non credenti, quest’uomo che paga con la vita la sua coerenza e la sua non-violenza ancora scuote e interroga.Chi sei, davvero, Nazareno? Un grande uomo della storia divinizzato dai propri discepoli? Un profeta sopravvalutato, un anarchico inquadrato dalla storiografia ufficiale?Nessuno potrà mai possederti in pienezza, nessuno afferrarti con verità, nessuno dare di te una visione definitiva, neppure la comunità dei tuoi discepoli, che pure conserva fedelmente la tua Parola e che, sempre, apre il cuore alla comprensione del Mistero della tua presenza per vivere il Vangelo lungo la Storia in attesa del tuo ritorno.
SI, D’ACCORDO, MA TU?
Eppure, alla fine, la domanda arriva diretta, senza scantonamenti: “Lascia stare cosa ne pensa la gente e dimmi: chi sono, io per te?”A voi la risposta, amici, senza tentennamenti o risposte da catechismo, per favore. Cuore a cuore, nudi davanti alla nostra coscienza, disarmati dai tanti pregiudizi nei confronti della Chiesa e di Cristo, con cui il nostro tollerante mondo ci riempie la testa, chi è per me il Nazareno? Compagno? Amico? Dio? Maestro? Nostalgia? Ricerca? Rabbia? Pietro risponde, con forza e decisione, osando dire ciò che gli altri discepoli neppure hanno il coraggio di pensare: “Tu sei il Cristo”, cioè l’atteso, l’inviato da Dio, il consacrato, il Messia atteso con passione da Israele. Così diverso dal Dio che tutti aspettiamo. Non un eroe guerriero come Davide, pronto a riscattare la Patria. Ma un Messia dimesso e pacifico, mite e misericordioso. Pietro ancora non sa cosa lo aspetta. Gesù lo ammonisce: sì, lui è l’atteso, lo svelatore di Dio, il raccontatore del suo volto. E il volto di Dio, che Gesù conosce bene, perché lui e il Padre sono una cosa sola, è così diverso da quello che Pietro (e noi) ci saremmo aspettati.
IL DIO DI GESU’
Non un Dio forte che mostra i bicipiti, non un Dio onnipotente che sbaraglia gli avversari, non un Dio vincitore da corrompere e convincere, da blandire e sedurre, no. Un Dio schivo e amorevole, timido, quasi. Un Dio nascosto che vuole essere amato perciò che è, non per ciò che dà. Un Dio che vale la pena di seguire, talmente bello da dimenticarsi di sé, pur di conoscerlo. Un Dio che vale la pena di conoscere al costo di perdere ogni cosa, un Dio che è più di ogni affetto, più di ogni gioia, più della più grande cosa che possiamo possedere. Un Dio che vale la pena di conoscere, anche a costo di perdere la faccia. Perdere la faccia per lui, svergognarsi, così come la vergogna più grande per il mondo antico era essere crocifissi, nudi, ostesi al pubblico ludibrio, la più temuta e odiata forma di umiliazione che i romani, tra gli altri, infliggevano come somma punizione. Vergogna al punto che anche le prime comunità cristiane stentavano ad usare la croce come segno di appartenenza. Fino a che, dice Gesù, non ci saremo appassionati di Lui al punto da poter perdere la faccia, al punto da essere con-crocifissi con lui, avremo ancora uno spazio di crescita nella nostra consapevolezza della sua vera identità. Iniziamo la nostra estate con questa domanda pungete, politicamente scorretta, da portarci in spiaggia o al lago, da lasciar crescere in noi.
(PAOLO CURTAZ)
For who you are – Hillsong con sottotitoli in italiano
Dal Vangelo di Luca (Lc 7, 11-17) X DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C
Chiudiamo la lunga parentesi iniziata con la Quaresima e proseguita col Tempo Pasquale. Un tempo straordinario che ci ha visti accogliere il nuovo papa Francesco che ha dato e sta continuando a dare energia e forza alla Chiesa. Abbiamo riflettuto sul mistero di Dio e sul dono dell’Eucaristia e ora riprendiamo con gioia interiore il cammino del tempo ordinario interrotto poco dopo febbraio. Luca ci accompagna, lo scriba della mansuetudine di Cristo. Fantastico! Non fosse per il vangelo che ci aspetta.
NAIN Veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova. L’inizio del brano di oggi raggela, ci obbliga ad abbassare lo sguardo. Con il sorriso sulle labbra per la buona notizia pasquale ci scontriamo con la drammatica e insostenibile scena di un funerale. Figlio unico di madre vedova. Sembra l’inizio di un film horror. Nain, in ebraico significa la deliziosa. Gesù entra e la folla esce. Esce dalla delizia. Esce dalla festa. E si scontra con la realtà insostenibile. Come la vedova di Sarepta di Sidone della prima lettura che, pure, ha accolto il profeta e ha condiviso le sue misere risorse. Ma, ora, anche lei fa i conti col demone della morte e, quel che è peggio, col suo senso di colpa. Forse è stato Dio a punirla a causa di un non meglio specificato peccato di gioventù. E Dio, vedendo quel profeta santo, ha preso le distanze e le ha ucciso il figlio. Questo pensa la madre affranta. Quanti, ancora oggi, pensano che la morte sia una punizione divina. Non può accettare questo strazio, Elia, e quasi obbliga Dio ad intervenire. No, la morte non è mai una punizione, non scherziamo.
SIGNORE
Luca parla di Gesù: ha compassione, tocca la salma (contaminandosi), invita il ragazzo ad alzarsi. Cioè a risorgere. Per la prima volta nel suo vangelo Luca chiama Gesù col titolo Signore, Kyrios, il titolo che rimanda a Dio. Gesù dimostra la sua identità donando la vita piena, la vita vera. E il suo sentimento, in greco, è reso da un verbo che Luca riserva a Gesù: una compassione viscerale. No, Dio non è un indifferente, è il misericordioso, il compassionevole. Perché la morte, allora? Non lo dice Luca, né la Bibbia. Ma annuncia una notizia sconcertante: il ragazzo non solo è rianimato, donato alla madre per qualche anno ancora. È risorto, per sempre vivente, come diventiamo noi discepoli quando accogliamo la vita eterna, cioè la vita dell’Eterno in noi. Tutta la pagina è impregnata di fede: la vedova, l’umanità dolente, vede il fanciullo risorgere. Siamo immortali. No, certo, questo non allevia lo strazio di chi perde un figlio, non scherziamo. Ma offre un orizzonte infinito, un senso alla vita e alla morte, la vita dell’Eterno che già scorre nelle nostre vene.
ALLORA
La morte di un figlio. Come possiamo immaginare un dolore più grande? Una madre vedova che seppellisce l’unico figlio. Luca presenta Gesù come l’unico che ridona vita alla nostra quotidianità. Davanti al miracolo della risurrezione del figlio unico della madre vedova a Naim, davanti al volto di un Dio che non punisce ma si commuove e salva, la folla si lascia andare a questo giudizio entusiasta: Dio visita il suo popolo. Sì, davvero il Signore è venuto a visitare il suo popolo.
Non capiamo la ragione ultima della morte, tanto meno della morte di un giovane che, ai nostri occhi, appare ingiusta e orribile. Ma il vangelo ci invita a superare lo sconcerto: nonostante ci siano delle cose che non capiamo, Dio è buono e misericordioso. Ogni volta che compiamo un gesto che ridona vita, la folla si accorge che Dio visita il suo popolo. Ogni volta che come credenti compiamo gesti profetici di luce, rendiamo testimonianza all’azione salvifica di Dio. Dare vita nelle piccole cose, nel quotidiano, nell’accoglienza dei ragazzi al catechismo, nella preghiera gioiosa e piena di fede, nell’affrontare la vita con onestà e trasparenza, con fede cristallina… tutto ci porta a testimoniare che siamo pieni di vita perché Dio ci ha ridato vita in Gesù Cristo. Che le nostre comunità, radunate oggi nel proclamare la propria fede, siano continuamente capaci di ridare vita a chi incontrano! Che il fanciullo che c’è in noi, il giovane che sa sognare e credere e che troppo spesso mortifichiamo, si rialzi.
(PAOLO CURTAZ)
Vivere la vita Gen Verde in E’ bello lodarti(Città Nuova 1987)