Li vedete attorno a voi i segni del Natale?
Vivo in un posto in cui il Natale, tradizionalmente, continua a richiamare, nel cuore della gente, il caro vecchio presepe. Qui, non solo nelle chiese, ma anche nella case, Natale significa grotta, carta roccia, ruscelli, angeli e pastori, la madonnina e san Giuseppe e poi lui… il Bambino, l’atteso… Gesù! Ma dalla tradizione ogni anno sparisce sempre qualcosina e anche dei segni, resta sempre meno.
Ho chiesto ai bambini quali sono i segni del loro Natale e, spontaneamente, mi hanno risposto, con occhi sfolgoranti di attese: “L’alberoooo!!!”
Io però, vorrei invitarvi a entrare con me lì dove chi ha vissuto il Natale, lo ha fatto a proprie spese. Vorrei invitarvi a fermarvi con me accanto a chi non è sempre stato una statuina ingessata. Venite, restiamo accanto ai pastori in quella notte squarciata dal luminoso canto degli angeli. Entriamo con loro
nella povertà di Betlemme, nella povertà di Dio, nel vagito umano della Parola divina, nella verità del Dio fatto uomo, della parola fatta carne, entriamo portati per mano da Maria, la vergine Madre… entriamo nella grotta dell’irrazionale, dell’inaudito, dell’assurdo… entriamo lì dove Dio, Creatore, ha scelto di restare impotente nelle mani delle creature, dove il custode d’Israele è stato custodito, e Betlemme, la casa del Pane, ha donato al mondo il Pane della vita.
Entriamo, Maria, la Madre di Dio, ci attende.
“Venite con me! Entrate in questa notte, nella notte di Dio piena di luce. Nella notte in cui l’umanità, tutta l’umanità, senza distinzione alcuna, è stata chiamata: amata!
Voi mi invocate Vergine Madre, ma riuscite a sentire quanta durezza c’è in queste parole? Riuscite a sentire lo stridore di ciò che dite?
Queste parole ritornano a voi smascherando i vostri pensieri. Siete sicuri di poter credere alla purezza di un grembo che ha generato? Riuscite a crederlo, voi che, nella migliore delle ipotesi, avete relegato la purezza al cuore, vietandola al vostro corpo, agli occhi, alla bocca, alle mani, ai pensieri? Tra le strade affollate del vostro tempo invocano purezza tutti i corpi violati, resi impuri da chi li sfrutta e da chi li ha in dono; da chi li usa e da chi dovrebbe custodirli. Urla la verità! Chiede quella purezza soffocata dalla manipolazione; chiede la purezza per quei pensieri che, nutriti con banalità e superficilità, relativismo e fondamentalismo, non riescono più a educare alla libertà.
Venite con me, ma non vi porto accanto al mio Bambino, vostro Dio. Lo avete con voi, sempre, e non lo vedete.
Venite, voglio portarvi a conoscere la nuova creazione, quella in cui la luce e le tenebre non vengono distinte, ma convivono; quella in cui Dio non è l’irrangiungibile, ma il Presente. A Betlemme, pastori e re del ricco Oriente sono uguali nell’adorare lo stesso Dio; la stessa povertà li accoglie e ricevono lo stesso dono: la salvezza, Gesù!
Questa è la nuova creazione! Quella dei puri, dei miti, dei sofferenti, di tutti coloro che oggi, nella vostra società evoluta, sarebbero definiti perdenti, fuori posto, diversamente abili;
- gente da poco in un mondo che condanna la xenofobia e discrimina sui futuri nati
- gente inutile per un mondo che sceglie in funzione dell’apparenza e non sa più guardare il cuore
- gente improduttiva lì dove governa la ricchezza e la povertà non è più maestra
Guardate Betlemme prima di ritornare a guardare le vostre strade; scendete con coraggio in questa povertà, in questo mondo così diversamente ricco, in questa purezza così paradossalmente libera, in questa fragilità onnipotente.
Ora, guardate il Bambino, contemplate il Figlio di Dio, imparate da Lui… altra forza non esiste, altro amore non fa rinascere, altra ricchezza non sfama il cuore.
E adesso, con me, prendetelo tra le braccia, custoditelo con la vostra vita e allontanatevi con lui da questa grotta. Andate nel mondo, ritornate sulle vostre strade affollate, e non voltatevi, la nostalgia vi rallenterebbe… andate, portate lui e non stupitevi quando scoprirete di essere portati: è la forza di quella ricca povertà, di quella sua umana divinità che ha salvato il mondo. Andate, non tentennate! Andate Lui è l’Emmanuele, questo è il suo nome: Dio con voi!”
E noi scegliamo di andare, cari amici, andare portando Dio per scoprire di essere da Lui portati… Lui, l’Emmanuele! Lui, il Dio sempre con noi! Andiamo, augurando a tutti voi e a ciascuno non un buon Natale di 24 ore, ma il Natale [la nascita] di una vita nuova in Lui.
Tantissimi auguri
sr.Mariangela, fsp
e tutta la redazione
di Cantalavita
Queste parole ritornano a voi smascherando i vostri pensieri.
Guardate Betlemme prima di ritornare a guardare le vostre strade; scendete con coraggio in questa povertà, in questo mondo così diversamente ricco, in questa purezza così paradossalmente libera, in questa fragilità onnipotente.




sulla statuetta del bambino Gesù nel presepe, posta sulla mangiatoia, circondata da Maria e Giuseppe, oltre che dal bue e dall’asinello. Un Dio che si affida a persone umane, che appare fragile, che suscita in noi tenerezza, che ha bisogno di noi per realizzare il suo progetto di salvezza… e non lo compie mai senza l’uomo!
Possiamo accostarci al Figlio di Dio con questo atteggiamento di tenerezza e ammirazione, stupore e curiosità.
alizzare con i fanciulli la statuetta del bambino Gesù, usando sagome di polistirolo. La statuetta potrà essere posta, poi, sopra la mangiatoia e tenuta in camera o in altre parti della casa come simbolo del Natale, per vivere in famiglia brevi momenti di preghiera. Materiale: una pallina di polistirolo del diametro di 4 cm, un ovetto di polistirolo di 6 cm di altezza, stuzzicadenti, un pennellino, colori a tempera.
e con i colori a tempera come nella foto
azzi nella realizzazione di questi oggetti, è bene mostrare, prima d’iniziare l’attività, un esempio di prodotto finito. I fanciulli hanno bisogno di vedere, per entusiasmarsi e impegnarsi, cosa realizzeranno, altrimenti è più facile che si perdano d’animo o sbuffino prima ancora di mettersi all’opera.

superare così il vostro scoraggiamento di fronte alla grandezza del compito ed al prezzo da pagare. Ai discepoli sgomenti sulla via di Emmaus il Signore disse: «



Potremmo, dunque, concludere che il senso della speranza cristiana, riproposta dall’Avvento, è 
uno che spesso passa inosservato: la mangiatoia. Ci sono Maria e Giuseppe in attesa di Gesù, i pastori che si avviano alla capanna, case e casette, angeli e greggi… e la mangiatoia resta nell’ombra della stalla di Betlemme.
cioè:
le restanti strisce sulla base così formata, creando il piano d’appoggio della mangiatoia;
evidenziare che 




uno dopo l’altro, con un filo di voce: «Con il mio lavoro, ho bisogno di tranquillità!» (il papà). «Il poco tempo libero che mi resta, dovrò dedicarlo a lei? E, poi, non abbiamo una camera libera!» (la mamma). «Io non voglio una vecchia malata tra i piedi! Sai che rompi!» (Teresa). «Nella mia cameretta posso fare spazio alla nonna!» (Giusy). Il giorno dopo, i genitori comunicarono alla nonna che sarebbero andati a prenderla in ospedale. Giusy si mette all’opera; raccoglie in uno scatolone le cose che ingombrano e con l’aiuto del papà fa spazio al letto della nonna. Con il suo arrivo la vita di Giusy è totalmente cambiata. Rinunzia ad alcuni impegni per stare con la nonna. In breve tempo è come ammaliata dai suoi racconti di vita e annota su un taccuino le brevi risposte che riceve alle sue tante domande. Non avrebbe mai pensato che rileggendole, dopo qualche anno, vi avrebbe trovato tanta saggezza e luce per la sua vita.“

