Semplicemente Gesù – incontri on line/ottobre 2011_Step1

Benvenuti, cari amici, benvenuti al primo dei nostri incontri:

Semplicemente Gesù

questo è il tema che ci chiederà di entrare nel vivo della proposta cristiana, di quel “Vangelo di Gesù Cristo” che chiede di risuonare, oggi come ieri, nella nostra vita. Davanti a noi, si spalanca un cammino pregno di novità e di effervescenza, la stessa effervescenza dello Spirito, che vuole fare di noi e con noi una nuova creazione.

Vivere un itinerario on line, richiede però la stessa voglia di mettersi in gioco, la stessa serietà di cammino, il dover scegliere di dedicare del tempo a Dio.
Non basterà mettersi davanti a un pc e leggere un post, scaricare la scheda o vedere la video-riflessione.
Dio per parlare al cuore avrà comunque bisogno che ognuno gli dedichi del tempo per ascoltare la sua parola, per imparare a percorrere le sue vie, rispondere ai suoi appelli, seguirlo, lì dove e come il suo mandato d’amore ci invierà.

Non aggiungo altro cari amici, compagni di questa particolarissima avventura della fede; vi lasciamo scoprire tutto il resto dal video, nel quale troverete indicazioni sul percorso, atteggiamenti necessari per viverlo al meglio e provocazioni sulla nostra vita di fede, a partire dal Vangelo di Marco e, nello specifico, Mc 1, 1-8. 14-15.


Video – catechesi



Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Signore Gesù,
oggi come ieri, sono molti i Giovanni Battista
che mandi nella nostra vita come voci forti
che chiedono di aprire il cuore alla tua Parola,
di spalancare quelle porte, più decisamente chiuse,
di lasciarti entrare in quei deserti più aridi,
in quegli spazi più impervi del nostro cuore
per veder rinascere ancora una volta la vita.
Il tempo della grazia, tempo del tuo amore,
è ancora una volta, tempo favorevole per la mia vita.

Tu, Signore Gesù,
con le tue logiche e le tue proposte paradossali,
sei ancora una volta alla porta e bussi.
Il tempo è ormai compiuto: tempo di amore e di perdono.
Dio è qui, sempre più vicino!

Aiutami, Signore, a dire sì!
Sì alle tue logiche, sì alle tue proposte,
sì a ogni passo che mi chiederai di vivere
perché la mia fede sia sempre più vera,
sempre più vita. Amen

Poche righe per innalzare al Signore la nostra comune preghiera, fatta di parole, ma soprattutto di Parola, di quella novità che il Vangelo ci chiede di imparare ad ascoltare e ad assumere. Sale al Signore come incenso profumato, con la forza di una piccola comunità riunita nel suo nome, anche in rete.

Gesù…
semplicemente Lui è per te, per me, per noi,
la più singolare e rivoluzionaria proposta di vita e di pienezza.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

Venite a me tutti! 4a edizione!_Alla scuola di Cristo Parola_in libreria/Salerno

VENITE A ME TUTTI!

4A EDIZIONE 2011-2012!

Insieme in libreria per pregare la Parola alla scuola del Maestro!


PER CHI?

GIOVANI e ADULTI

DOVE

a SALERNO presso la LIBRERIA PAOLINE c.so VITTORIO EMANUELE, 115

QUANDO: nelle seguenti DOMENICHE ore 18:00

2011: 30 Ottobre4 Dicembre
2012: 8 Gennaio5 Febbraio4 Marzo22 Aprile 13 Maggio3 Giugno


Scarica la LOCANDINA da poter mettere in parrocchia o dove credi opportuno: Venite a me tutti!_locandina


CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2011: ALZATE I VOSTRI OCCHI E GUARDATE…

DIO SALVA E CI CHIAMA A FARE LA NOSTRA PARTE

di Anna Maria D’Angelo

Mosè risponde a Dio che lo chiama e libera il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.
I nostri ragazzi sono ammaliati da cartoni animati e giocattoli; spesso chiedono con insistenza l’ultimo arrivato! È raro riuscire a catturare la loro attenzione per dialogare quando noi adulti troviamo un po’ di tempo per loro.
È importante proporre momenti di silenzio e coinvolgerli in esperienze di ascolto di sé, dei vicini (in famiglia, a scuola, nel gruppo di catechesi), di situazioni belle o spiacevoli; accompagnarli nella comprensione del progetto di Dio, aiutandoli a rispondere oggi «a misura di ragazzi».

DINAMICA –  Chiamati per nome!

I catechisti hanno preparato in precedenza un roveto grande al centro della sala, e un piacevole sottofondo musicale. Intorno al roveto tappeti per far sedere i ragazzi.
Nella sala rimane un catechista che ha il compito di chiamare ogni ragazzo ripetendo due volte il suo nome (come è avvenuto per Mosè).
Un altro catechista accoglie i ragazzi in un posto distante dalla sala, tanto da poter ascoltare la chiamata. Li trattiene, dialogando, finché arrivano tutti. Favorisce sensazioni di meraviglia, sorpresa, entusiasmo, dubbio… fino a far entrare in un graduale silenzio, perché si possa sentire il nome.
Sollecita, quindi, ogni chiamato a rispondere dirigendosi verso il luogo da cui proviene la voce.

ORIENTARE – Tutti seduti intorno al roveto. Si ascolta ancora un po’ di musica. Si lascia del tempo per soddisfare la curiosità dei ragazzi e raccogliere le loro domande.
Poi uno dei catechisti introduce la vocazione e la missione di Mosè, richiamando l’esperienza appena realizzata. (Es 3,1-12)».
Come ha chiamato Mosè, Dio chiama anche noi oggi. Si fa presente nella nostra vita, nei poveri e sofferenti; non ci abbandona mai, perché si ricorda delle sue promesse di vita.

ATTIVITÀCome il roveto bruciava e non si consumava, così la voce di Dio non si stanca di chiamare anche noi fino a quando non avremo fatto la nostra parte. Dio ci dice oggi: «Ho bisogno di te. Se ti rifiuti, non posso operare». Quando le persone non si aiutano fra loro, fermano la mano di Dio che vuole aiutarci.
Conosciamo persone, situazioni, Paesi in difficoltà: in parrocchia, a scuola, vicino casa, nel mondo? Annotare, su un foglio grande, le risposte dei ragazzi.
Il catechista invita i ragazzi a costruire il roveto (senza la fiamma divina) con plastilina o altro materiale; poi le fiammelle e su ciascuna la scritta di un bisogno individuato.
Si attaccano le fiammelle al roveto e si risponde in gruppo a qualche bisogno.
Il roveto è posto in un angolo della sala-incontri. Ogni volta che si offre sollievo a un disagiato, si sostituisce la rispettiva fiammella con un fiore colorato, fino a quando il roveto è trasformato in albero della solidarietà.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2011 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Fatti di Parola! …o di Parole?! – incontri on line


Amore, pace, fraternità, odio, gioia, perdono, delusione, paura, coraggio, determinazione, scelta…. e ora…

STOP!!!

Prima di leggere altro, ognuno di voi rientri nella propria mente e vada a scoprire quali sono le parole che in questo momento stanno animando (o offuscando…) mente, cuore, desideri… e poi ancora una volta, prima di pensare ad altro tornate qui, tra queste righe.

Ci siete? Vi aspettavamo, perchè lo sappiamo tutti, i viaggi nella nostra mente sono lunghi e spesso poco lineari. Luce, buio, nebbia… tutto si sussegue e si interseca. Ma tra tutte le parole che vi abitano, vorremmo ce ne potesse essere una UNA in particolare. Una parola unica e dal potere enorme di poter cambiare  ciò che tocca, soprattutto se riesce a toccare una vita.

Questa Parola è Gesù Cristo e il suo vangelo, la sua notizia straordinariamente folle, consegnata all’umanità di tutti i tempi. Lui è la Parola che sola può renderci nuovi: nuova vita, nuova creatura, nuova mente, nuove idee, nuovo modo di credere e di scegliere come vivere.

Lui c’è… c’è sempre stato, ma noi? Dove siamo noi?

Ci sentiamo tutti, ancora una volta scelti, chiamati, attraverso quel sorriso, che facendoci sentire unici, ci dice:

Dai! Vieni! Che aspetti? Sono qui per te, sono con te,

cosa hai da temere?”

Vieni allora, vieni con noi, incontro alla Parola…ti proponiamo di vivere insieme un cammino di spiritualità e formazione.
Ogni mese andremo on line con riflessioni, tracce di preghiera e adorazioni, che potrai scaricare e valorizzare personalmente o, se sei educatore o catechista, anche con il tuo gruppo.

Dal 30 ottobre al 29 giugno ti aspetteremo con…

incontri paoline

Saremo on line:

  • 30 ottobre
  • 24 novembre
  • 22 dicembre
  • a Gennaio insieme verso il tempo ordinario
  • 23 febbraio
  • 15 marzo
  • in aprile Triduo Pasquale on line
  • 17 maggio
  • 29 giugno

Nella pagina INCONTRI ONLINE troverai di volta in volta i link aggiornati!

Gli incontri sono dedicati a tutti coloro che si ritengono giovani nella fede e desiderano vivere a ritmo del Vangelo, perchè la fede possa diventare vita e la vita possa essere impastata di fede.

Non c’è età, nè città, provienza che possa diventare un ostacolo. Chi desidera vivere con passione e serietà è e sarà il benvenuto.

A presto cari amici blogger, sarà una grande gioia condividere con voi questo cammino di Grazia.

Lasciatevi e lasciamoci stupire da Dio!!!

GP2 GenerAzioni – Memoria Liturgica della Beatificazione!

Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergere in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo. […]
La potestà assoluta e pure dolce e soave del Signore risponde a tutto il profondo dell’uomo, alle sue più elevate aspirazioni di intelletto, di volontà, di cuore. Essa non parla con un linguaggio di forza, ma si esprime nella carità e nella verità.

Il nuovo Successore di Pietro nella Sede di Roma eleva oggi una fervente, umile, fiduciosa preghiera:

“O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore
della tua unica potestà!
Servitore della tua dolce potestà!
Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto!
Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi”.

Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. 
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

Omelia di Giovanni Paolo II
per l’inizio del Pontificato
Domenica 22 Ottobre  1978


Noi accogliendo il desiderio del nostro fratello Agostino Cardinale Vallini, nostro Vicario generale per la Diocesi di Roma, di molti altri fratelli dell’Episcopato e di molti fedeli; dopo aver avuto il parere della Congregazione delle cause dei Santi, con la nostra autorità Apostolica concediamo che il Venerabile servo di Dio Giovanni Paolo II Papa, d’ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi secondo le regole stabilite dal diritto ogni anno il 22 Ottobre.

Tra note e realtà – Il Re del niente

Ci sono, certe volte che, lo sai, vorrei essere un re perché… 
Sentirmi il primo in qualche cosa anch’io,
Ma il re del niente sono io
[…] Splendido niente di un uomo che cammina,
un uomo in mezzo alla gente
Seguendo l’onda
in questo mare di giorni

che ancora non mi affonda
Io che voglio e vivo
una vita normale

che me ne accorgo cercando qualcosa di speciale
Io che non esisto ma che non voglio morire
Sono il re del niente statemi a sentire!
Capita a volte che la tristezza
Mi sfiori appena con la sua carezza
Ma in quel piacere dispiacere
Sai, ho imparato anch’io a godere…

(Gianluca Grignani, Il Re Del Niente)

Se avessimo on line Gianluca Grignani glielo chiederemmo: « Cos’è questo niente di cui ti senti Re?»
Raccolgo, da un’intervista che rilasciò in occasione dell’uscita di questo album, un inciso che mi sembra significativo: «Io vendo musica, emozioni… vendo fumo insomma, quindi sono il re del niente».
…Il re di un mondo che per i più è non esistere, non valere, un mondo in cui abitano emozioni, sogni, debolezze, vita normale e quotidiana, fatta di piccole scelte e di nessun gossip!
Ed è proprio in questa normalità costruita con incontri semplici, che si nasconde qualcosa di bello e oserei dire di puro, di nuovo, di speciale… Un niente che non annulla, non distrugge, non annienta più l’originalità, anzi la libera.
Vi invito a scendere nella profondità di un testo e di un’opera musicale che ha, credo, un suo valore nascosto… e che si radica nella vita stessa di chi le ha permesso di nascere.
E’ straordinario che nel terribile vortice dello show business ci sia ancora chi abbia il coraggio di pensare, e di proporre uno stile controcorrente e Grignani non è il solo, ne sono cosciente. Ma è pur vero che oggi, è personaggio sempre più raro quell’artista che alla pubblicazione a oltranza, di facile fruibilità e di ancora più facile vendita, preferisca un lungo silenzio che ha il sapore di un’altrettanto lunga gestazione, carica di vita! E’ vita, quella che il Re del niente canta. E’ normalità! E’ il quotidiano camminare tra la gente che ci vive attorno, è il continuo decidere chi essere e cosa dire; è il “banale” eppur prezioso scegliere se imparare dalla vita e dalla storia, o se lasciarsi vivere tra un caso e un’accidentale coincidenza.

Chi ha mai pensato alla dolce carezza della tristezza?! Chi ha mai cantato la possibilità che proprio lì, in quel piacere dispiacere ci fosse da imparare?

                                                                                                                                                                             di suor Mariangela fsp

Guarda il video

RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2011 – Gioia

SEMINA GIOIA ATTORNO A TE

di Fausto Negri

Nell’attuale società dell’immagine occorre presentarsi sempre sorridenti sul palcoscenico della vita. Non per nulla gli attori più pagati e più apprezzati sono i comici. Ma la vera gioia non si identifica con il ridere o il far ridere, con il solo divertimento o con l’evasione dalla propria realtà.
La gioia autentica, però, è un’esperienza interiore: deriva dall’essere in pace con se stessi e dal sapersi in buone mani… qualunque cosa succeda!
Essa è frutto del nostro impegno ma, ancor di più, dono dello Spirito Consolatore.
Un cuore sereno è sempre un cuore grande, pieno di dolcezza. Non giudica. Irradia gioia.
Benedetto XVI ha detto: «Dove manca la gioia, dove l’umorismo muore, qui non c’è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del Vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna».

Sei felice quando, nonostante tutti i limiti e avversità, ti senti sorretto dal braccio di un Dio che ti vuole bene. La via della felicità non è una strada asfaltata che corre al di fuori della tua vita quotidiana. È un cammino che puoi percorrere in lungo e in largo, nella ordinarietà. La gioia è il frutto di una vita buona, accolta come un dono e donata con generosità. Occorre aprire gli occhi e vedere i doni che Dio ci fa giorno dopo giorno: gli amici, un fiore, il sole, un senso di appagamento che ti pervade quando ti senti amato.
Sei felice quando ti guardi con amore, accettandoti per quello che sei, anche con i tuoi limiti e debolezze, e ti senti in armonia con te stesso.
Guardare il mondo con sentimenti di lode, vuol dire riconoscerlo sotto un’altra luce. Guardare i propri simili come un regalo del buon Dio, significa riconoscerli come persone, farli rifiorire.
Sei un infelice se tu diventi il tuo pensiero più grande. Chi continua a ruotare attorno al proprio «io» diventa una disgrazia anche per se stesso. Se ti servi degli altri soltanto per i tuoi comodi, andrai incontro a continue delusioni.
Se vuoi renderti felice, chiediti come la tua vita possa diventare una benedizione per altri. La gioia, quando non è condivisa, muore velocemente. Se ti domandi qual è stata la gioia più bella che hai provato nella tua vita, credo che la risposta sia: «Quando sono riuscito a fare felice qualcuno». Dona gioia a una persona e la ritroverai moltiplicata per te sul volto dell’altro.
Affidati al Dio della gioia. Sia la gioia (tua e del prossimo accanto a te) a ispirare le tue azioni e i tuoi pensieri, a guidare le tue scelte e decisioni. «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7).
La tua presenza sia per tanti come un raggio di sole, quando le nubi e i temporali oscurano la meta. Cammina. Sogna. Porgi a tutti un saluto e una benedizione.

Per cambiare i propri occhiali e vedere il lato buono in ogni cosa, occorre farsi «una sana pulizia della mente». Liberarsi da frasi, quali: «Non ce la farò mai!… Non valgo niente!… Figurati se…». Come si fa a Pasqua in casa, occorre ripulire il cuore, spazzando via ciò che irrita o affligge e le cause di lamentele e critiche.
Perché si realizzi ciò nella vita dei ragazzi, si propone una dinamica in cui, ci si concentra prima sul positivo, riportando su un cartellone le risposte dei ragazzi:

  • Quali sono «le cose belle» che mi sono capitate nella mia esistenza: persone che mi amano; incontri significativi; amici che si interessano di me; educatori che mirano alla mia crescita e formazione; situazioni vissute con gioia: vacanze, feste, incontri di gruppo, momenti di preghiera…?
  • Quando sono riuscito a mostrare un volto «bello e cordiale», suscitando benevolenza e gioia?
  • Quando mi sono lasciato prendere dallo stupore di uno sguardo, di una parola, di uno spettacolo, di un panorama?
  • Per tutto il positivo sperimentato, si rende lode al Signore, che attraverso ogni volto e situazione ci manifesta il suo amore.
  • Poi far prendere coscienza degli aspetti personali che impediscono di gioire e conducono a lamentarsi, recriminare e giudicare. Questi, in genere, nascono dalla mancata esperienza dell’amore vero, dal proprio egoismo e orgoglio. Se si spezza la catena dell’orgoglio e dell’egoismo accogliendo l’amore del Signore, di cui non possiamo dubitare, si sprigiona dal proprio cuore la gioia e l’ottimismo e si riesce a comunicarli agli altri.
  • Quindi si invitano i ragazzi a sorridere spesso. Madre Teresa diceva che «non sapremo mai quanto bene è capace di fare un semplice sorriso».

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Ottobre 2011. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

—>Gioia che rinasce, Sole che sorge!!! <—

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni clicca qui

Per info e abbonamenti:

ottobre 2011 – Per i lettori di Catechisti Parrocchiali Dossier Ragazzi&Dintorni/ – rubrica Musica

Carissimi Catechisti rieccoci!!!
Per l’articolo di ottobre:

Gioia che rinasce, Sole che sorge!!!

siamo on line con suggerimenti e un po’ materiale che ci auguriamo possa esservi utile.
Vi saremo grate se oltre a scaricare ci invierete feedback e/o suggerimenti sul materiale a vostra disposizione.

Piccoli suggerimenti per lavorare meglio…

Come già per il precedente post sull’Amore, anche questa volta preferisco riproporvi, in primis, le tre tappe a cui sempre il percorso proposto nell’articolo su Catechisti Parrocchiali deve essere ricondotto. Già, perchè se la GIOIA è il frutto dello Spirito in noi, a monte dovrà esserci il seme, da cui quel frutto potrà essere generato. E questo seme, e ciò che gli permetterà di crescere, deve essere a noi ben chiaro. Zoomiamo allora sulle tre tappe:

  1. Scoprire il dono di Dio! E scoprirlo come piccolo seme che è già stato seminato nella nostra vita. Se è vero che molti dei nostri ragazzi o dei loro amici, riducono la gioia a situazioni favorevoli, all’ottenere e, in genere, a situazioni favorevoli di gratificazione, è anche vero che esiste qualcosa in noi che ha la potenza di farci risollevare anche nei momenti più duri e bui. Questo piccolo seme è la consapevolezza del non essere mai solo. Mai solo, se infondo prima o poi arriva sempre qualcuno disposto a darmi una mano; mai solo, se la vita, come una ruota prima o poi gira; mai solo se qualcuno in un modo o nell’altro si accorge che esisto… ma soprattutto mai solo se Dio continua a dirmi: “Coraggio, non temere! Io sono con te”. Questa realtà che nella Bibbia si ripete centinaia di volte è una consapevolezza che, passo dopo passo, dobbiamo far maturare nella vita dei ragazzi. E’ proprio questo il dono di Dio che rende possibile poi la GIOIA VERA.
  2. Predisporci per accogliere il dono. Ma concretamente come fare? Credo che molte volte ciò che manchi alle nostre catechesi sia la concretezza delle proposte di fede. Per predisporre i cuori, allora, sarebbe molto buono affiancare alle attività proposte nell’articolo, soprattutto quelle relative alla SCOPERTA DELLA GIOIA, delle testimonianze, testimonial scelti tra persoanggi famosi, rispetto a chi la gioia l’ha vissuta investendo tutto sul successo e chi invece ha voluto costruirla a partire dall’amore per gli altri.
  3. Fare passi veri e propri nella vita quotidiana e farli, a questo punto, attraverso il GIOCO DELLA FELICITA’. Un gioco che deve poter diventare, nella vita dei ragazzi, una sorta di sana abitudine, per poter ricavare da ogni tipo di esperienza ciò che può ridonare la felicità. E’ ovvio che la sfida da vivere è quella di insegnar loro, e forse anche a noi stessi, ad andare oltre ogni apparenza, oltre ogni delusione, oltre ogni aspettativa delusa. Ma sarà necessario anche reimparare a vivere atteggiamenti ormai dimenticati: l’attesa, la pazienza, il desiderio, la voglia di ricominciare sempre e comunque. Proprio la necessità di questi atteggiamenti renderà il cammino lungo e spesso difficile. Ma da buoni educatori della fede e della vita buona del Vangelo, sarà nostro e vostro compito saper attendere con loro e al loro fianco… imparando insieme dalla vita.

Cosa può uccidere la gioia?

Proprio perchè tanti e costanti sono gli attentati alla gioia, spesso ciò che rende vulnerabile la vita dei ragazzi è quella di non essere aiutati a fare scelte buone, corrette, lungimiranti e vitali.
Vi metto a disposizione un video che abbiamo creato come visualizzazione del canto Le miserie della vita di F. Baggio, tratto dal musical Come il buon Samaritano, proprio perché attraverso il testo, reso concreto dalle immagini, possiate esplorare con maggiore concretezza e senso di provocazione quali sono le realtà in cui spesso ci imbattiamo e che minano la nostra vera gioia.

VISUALIZZAZIONE – Le miserie della vita, Fabio Baggio

Chiaramente a queste provocazioni ne potete aggiungere ulteriori; ciò che conta è riuscire a entrare a passi delicati nel mondo dei ragazzi, in ciò che li svuota, che li impoverisce, senza che essi stessi se ne rendano conto. Per creare una buona risonanza a questo video potrebbe essere necessario del tempo, ma anche dei lavori di gruppo che facciano emergere le problematiche che i ragazzi vivono o che ascoltano da altri.

Il passo decisivo!

Vi propongo ora di vivere un passo decisivo, attraverso un video da proiettare senza alcun commento previo da parte vostra.
Sambamico (titolo del canto e del video) propone in fondo di costruire la felicità a partire dall’altro, chiunque esso sia; di rispondere alla vita non a pugni stretti, ma a mani aperte, piene di amore, pace, benevolenza, amicizia. In fondo, sarebbe bello poter arrivare alla fine del nostro percorso scrivendo sulle nostre mani,  ogni frutto dello Spirito che gli altri dovranno poter vedere nella nostra vita.
Si tratta allora di unire, di collegare il gioco della felicità con il segreto che il video propone. Se i pugni non sono relamente la giusta soluzione, allora passo dopo passo, come siamo invitati e chiamati a vivere?

Quando sei triste e non sai più che cosa fare? Se anche tra la gente, ti senti come in mezzo al mare… regalare un sorriso può veramente essere la soluzione giusta? Qual è il vero segreto della felicità?

Buon cammino, a tutti, cari amici catechisti!!!

E per qualsiasi dubbio o altro, contattatemi

Per ricevere info, fare domande, inviare materiale… puoi scrivere a Suor Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Catechisti Parrocchiali
Suor Mariangela – paoline

GP2 GenerAzioni – Come vivere?

“So che spesso vi chiedete come vivere la vostra vita, in maniera che ne valga la pena, come comportarvi per far sì che la vostra esistenza sia piena e non sprofondi nel vuoto, come fare qualcosa per migliorare la società in cui vivete cercando un rimedio ai gravi mali che essa soffre e che ripugnano alla vostra sete di sincerità, di fraternità, di giustizia, di pace, di solidarietà. So che desiderate ideali nobili, anche se costano, e non volete vivere una vita grigia, fatta di piccoli o grandi tradimenti verso la vostra coscienza di giovani e cristiani. […]

Cari amici, so per esperienza di professore universitario che vi piacciono le sintesi concrete:       

No all’egoismo;
No all’ingiustizia;
No al piacere senza regole morali;
No alla disperazione;
No all’odio e alla violenza;
No ai cammini senza Dio;
No all’irresponsabilità e alla mediocrità.
Sì a Dio, a Gesù Cristo, alla Chiesa;
Sì alla fede e all’impegno che racchiude;
Sì al rispetto della dignità, della libertà e dei diritti delle persone;
Sì allo sforzo per elevare l’uomo e portarlo fino a Dio;
Sì alla giustizia, all’amore e alla pace;
Sì alla solidarietà con tutti, specialmente coi più bisognosi;
Sì alla speranza;
Sì al vostro dovere di costruire una società migliore.

Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani
San José (Costa Rica) – 3 Marzo 1983

 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2011: ALZATE I VOSTRI OCCHI E GUARDATE…

COME INCONTRO SOCIALE

di Franca Feliziani Kannheiser

Il catechista «efficace» è colui che sa riconoscere le interazioni sociali che si instaurano nel gruppo. Ancor prima di entrare nel luogo dove si svolgerà l’incontro, quando i fanciulli, accompagnati da genitori o nonni, si incrociano e si salutano, inizia la tessitura di quell’ordito che costituirà «l’abito relazionale» di quel particolare incontro catechistico.
Contatti fisici, sguardi, parole che i fanciulli si scambiano faranno intravedere al catechista con quale bagaglio relazionale i fanciulli entrano nel gruppo. Ciò che è accaduto precedentemente in classe o in cortile, gli scambi positivi e gli scontri, le simpatie e le antipatie che si sono create, tutto contribuirà a dare a quella specifica «ora di catechesi» la sua fisionomia, così come le esperienze individuali che ciascun fanciullo ha fatto in famiglia o a scuola: ciò condizionerà il tempo che si passerà insieme.
È opportuno, perciò, che il catechista crei l’occasione per far interagire il suo gruppo prima ancora di entrare nella sede dell’incontro.
Quando il tempo lo permette in cortile o in uno spazio polivalente, il catechista osserva come i fanciulli cominciano a interagire fra loro, giocando spontaneamente. E’ importante osservare se si creano coppie o gruppetti, notare chi privilegia attività di movimento piuttosto che giochi tranquilli.

In modo allegro, gentile e autentico l’incontro di catechesi è già iniziato! Il contatto è avvenuto!

Il gruppo per vivere e lavorare ha bisogno di una struttura chiara, anche se flessibile. La struttura è data dallo spazio che deve essere preparato accuratamente, pensando alle funzioni che deve avere (angolo del racconto, del lavoro individuale, del lavoro di gruppo, del gioco), ma anche dalla sequenza delle interazioni che potrebbe essere scandita da questi momenti:
Il saluto. È il rito che inizia formalmente l’incontro. Perché sia un momento di autentica interazione è necessario che non diventi un gesto meccanico, automatico, ma che sia pensato creativamente come espressione di accoglienza reciproca. È anche il momento in cui i fanciulli si sentono accolti da una presenza più grande: Gesù, che ci ha chiamati, è in mezzo a noi. Questa dimensione, fondamentale nell’incontro catechistico, non deve ridursi alla solita preghiera recitata meccanicamente, ma deve essere evocata da un segno: un’icona, un oggetto simbolico, un canto…
Il compito. La chiarezza rispetto all’obiettivo dell’incontro è essenziale per indirizzare coscientemente le proprie energie verso un traguardo. L’irrequietezza e la dispersione che si manifestano in alcuni gruppi sono spesso la conseguenza del non saper rispondere alla domanda: «Perché siamo qui?». Le modalità per gestire questa fase possono essere diverse, noi proponiamo di farne un’occasione di confronto tra i fanciulli e il catechista che invece di spiegare direttamente l’obiettivo dell’incontro, potrebbe fornire alcuni «indizi» per scoprirlo o accogliere i suggerimenti del gruppo, naturalmente guidandolo. Da qui nasce «il patto» che riguarda i modi e i tempi in cui il lavoro sarà svolto, patto che vincola sia i fanciulli sia il catechista.
Cominciamo a lavorare. Anche questa fase deve essere pensata e vissuta come gruppo, ad esempio stabilendo una chiara suddivisione dei compiti, privilegiando forme sociali come il lavoro in coppie e in piccoli gruppi, che, più di tanti discorsi, fanno toccare con mano che cosa significhi pensare insieme, collaborare, ecc. In questa fase è, inoltre, essenziale la chiarezza e la precisione delle consegne da parte del catechista.
Che cosa abbiamo fatto? La verifica del lavoro è di grande importanza. In questo contesto valutare significa valorizzare il prodotto del lavoro di tutto il gruppo, ma anche dare e avere feedback sui processi interattivi che si sono realizzati:
– Mi sono sentito bene nel gruppo?
– Quando è stato facile, quando è stato difficile lavorare insieme?
– Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti?
– Il mio contributo è stato valorizzato?
– E io ho saputo valorizzare il contributo degli altri?
Arrivederci al prossimo appuntamento! Il gruppo si congeda, ma per ritrovarsi. Nell’educazione religiosa il congedo contiene una promessa e un compito: quello di sentirsi amici tra di loro e con Gesù, durante tutta la settimana, e di comportarsi come tali. Ognuno porta a casa un piccolo «seme» da far germogliare nel suo ambiente: un proposito di preghiera, di riflessione sulla parola di Dio, di gentilezza verso gli altri. Questi semi, che fioriranno al soffio dello Spirito, non devono essere intesi come una risposta soltanto individuale, ma anche di gruppo.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

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