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E’ Natale… per questo sperare è possibile!

i pastori che lodano
Dio si è fatto carne
e la vita esplode 

Ti sei fatto carne, Dio dell’universo perché nessuno su questa terra potesse dire di non aver visto, di non aver conosciuto, di non aver incontrato.
Ti sei fatto storia, per portare l’infinito nel tempo, per essere il Dio prossimo in ogni evento, il Dio vicino in ogni istante.
Ti sei fatto persona, perché ogni uomo e donna non cercasse Dio guardando il cielo e scrutando le stelle.

Sei tra noi, Dio povero. Sei con noi, Dio viandante. Sei uno di noi, Dio uomoe la vita, quella di ogni giorno, quella fatta di istanti normali che trascorrono uno dopo l’altro senza troppa importanza, si riempie di senso ed esplode di novità.

Non più soli, non più anonimi, non più in balia di credenze…
Non più ignoti, non più affidati al caso, non più figli di nessuno…      Continua a leggere E’ Natale… per questo sperare è possibile!

Cuore ospitale: Preghiera e dinamica – da Ragazzi & Dintorni Dicembre 2013

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Carissimi catechisti vi propongo una dinamica e una preghiera pensata per la catechesi con preadolescenti e adolescenti a partire dall’opera di misericordia “Vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini”.

OBIETTIVO:

Fare il primo passo, andare verso l’altro, diventare «cuore ospitale» nei confronti del «diverso da me»: è questa la dinamica da attivare nei ragazzi. Si tratta di aiutarli a diventare concreti, ad assumere nella vita quotidiana atteggiamenti di apertura, di solidarietà e di accoglienza verso tutti.Layout 1

LA PROPOSTA:

  • Leggete la parabola del buon samaritano: Lc 10,25-37. Fermatevi al versetto 29 e riascoltate il brano Il buon samaritano di D. Ricci. Sul finire della canzone proclamate i versetti 36-37.
  • Provocate i ragazzi in modo forte: «Ora tocca a noi! Dobbiamo imparare a farci prossimi, ad avvicinarci agli altri, a diventare fratelli degli ultimi, imparando dal Samaritano-Gesù. Dobbiamo inventare la solidarietà».
  • Date loro un tempo di silenzio per pensare a un’azione concreta, facile da realizzare da subito: potrebbe essere un sorriso da offrire alle persone che si incontrano, un «buon giorno» da dire, un aiuto da dare in casa, una gentilezza da esprimere a una persona. Si tratta di non aspettare, ma di amare per primi.
  • Chiedete loro di scrivere l’azione scelta su un rotolino di carta da tenere con sé, fino all’incontro successivo. Poi ne parlate insieme, condividendo fatiche e possibilità.
  • Pregate insieme con la preghiera qui proposta, che potrà essere consegnata e portata a casa dai ragazzi per essere pregate all’inizio della giornata. 

Cuore ospitale

Cuore ospitale è la dinamica e la preghiera conclusiva del percorso Ma tu… chi sei fratello straniero? – elaborato da suor Mariangela Tassielli fsp per la rubrica Musica e Fede di Dicembre, nell’ambito del percorso per adolescenti Gesti e parole d’amore, proposte nell’inserto staccabile della nostra rivista Catechisti Parrocchiali.

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Mamme… straordinariamente MADRI

legamiCi sono cose che porto nel cuore per un tempo infinito e poi a un certo punto escono, come da un contenitore stracolmo… oggi penso a voi, mamme straordinariamente madri… mamme a cui poco pensiamo e che poco ringraziamo.

Non ci sono altri modi per pensarvi… siete angeli invisibili, con volti scavati da invisibili lacrime e segnati da inarrestabili sorrisi.
Nelle vostre vene scorre la forza della vita, quella forza che instancabilmente donate a corpi dilaniati, in modo indicibile, dalla sofferenza, da un destino cieco, da geni impazziti, da un mondo distratto ed egoista, da perché a cui mai nessuno potrà dare risposta…

Non ci sono altri modi per raccontare i miracoli che ogni giorno generate, se non pensando a un continuo partorire, travaglio e sofferenza, che giorno dopo giorno si fa lotta, accanto a quei figli che con voi conquistano la vita e riescono a insegnarci cosa vuol dire esistere.    Continua a leggere Mamme… straordinariamente MADRI

…in un mare di indifferenza

Silenzio, lutto e dissenso.
Perché ciò che è stato non sia più!

stragi del mare

Sfidati dalla speranza – Buon Natale 2013

Dio entra nella storia,Maria e Gesù bambino
l’impossibile accade,

la sterile concepisce,
la vergine partorisce

Dio si è fatto uomo!

Non esiste mistero più grande e più assurdo: le nostre intelligenze sfidano la verità di questo annuncio, vogliono capire, conoscere, credere.

Dio si è fatto carne, uomo, povero, anonimo…
Dio si è fatto storia, vita, incontro, fragilità…
Dio si è fatto dono, ascolto, proposta, amore.

Questo è l’assurdo che la ragione non può spiegare.
Questa è la follia che ogni uomo e donna può incontrare.

Stupore e meraviglia, questo è Dio con noi… null’altro.
Risposta all’odio, presenza nel dolore,
perdono nel peccato, sostegno nella solitudine,
abbraccio nella disperazione.

Dio è con te, fratello caro, a cui la malattia sta spezzando progetti di futuro.Dio viene per te
Dio è con te, fratello rassegnato, in quell’angolo di solitudine in cui tu hai scelto di uccidere la vita.
Dio è con te, amico mio, per colmare quella distanza che la nostra cecità ha creato tra noi e la tua diversità.

Dio è per te, fratello e padre, per te a cui questa strana società
ha tolto la gioia di vedere gli occhi dei tuoi figli brillare per un dono.
Dio è per te, sorella e madre, la cui femminilità è punita con la violenza.
Dio è per te, amico usato come forza lavoro, triturato da meccanismi di consumo e privilegio.

Dio è in te, fratello, che cerchi senza sosta la verità delle cose e della vita.
Dio è in te, fratello e sorella, la cui speranza viene colpita a morte dalle logiche del sopruso.
Dio è in te, fratello e sorella che oggi non riesci a gioire,
a sperare, a pensare che un futuro sia possibile anche per te.

Dio si è fatto carne, non per stupire l’universo, ma per convincere ogni uomo e donna che nella fragilità può nascondersi l’amore.
Dio è nato da donna per insegnarci a credere che la nostra vita gli sta a cuore.
Dio si è lasciato toccare dalla morte per farci sentire che il suo amore è per sempre, è per tutti, è per te, oggi!

Buon Natale, carissimi amici.
In Gesù, Dio ci ha insegnato il suo nome: Amore!

Natale

Buona domenica! – XXVIII del T.O. – Anno B

..si fece scuro in volto e se ne andò rattristato..

Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 17-30)
  XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Corre, il giovane ricco, come se avesse una malattia. Corre per sapere come vivere nella logica di Dio. È anche corretto e onesto nel suo porsi: sa che la salvezza non si “merita” ma si riceve in eredità se la si desidera con cuore puro. Teologicamente impeccabile. Gesù lo accoglie con simpatia, gli chiede, con semplicità, di osservare i comandamenti. Ignora i primi, quelli rivolti a Dio, si concentra su quelli rivolti all’uomo: solo nel servizio all’uomo facciamo piacere al Dio che lo ha creato. Il ricco risponde di averli sempre osservati, fin dalla più tenera età. Forse ha ragione, forse millanta, va bene lo stesso. Gesù lo ama, fissandolo. Uno sguardo di bene, uno sguardo che vede il positivo, anche se il ricco esagera. Gesù ha sempre e per sempre uno sguardo positivo su di me, anche quando faccio finta di non vedere le ombre del mio cuore.Ama e chiede. Chiede perché ama. Osa: lascia tutte le tue ricchezze. Fine del bel momento mistico.

RICCHEZZA
Marco pone a metà del suo vangelo le cose più impegnative: la pagina sul matrimonio, quella sulla ricchezza. Bisogna conoscere Cristo prima di potere vivere le sue esigenze urticanti, sentirsi amati prima di poter osare. Gesù non chiede al ricco di gettare il denaro, ma di condividerlo. Di entrare nella logica di chi si sente fratello, di chi sa che la ricchezza è dono di Dio, ma la povertà è colpa del ricco. Non se la sente, il giovane ricco. Resterà ricco, ma triste.
Non usa la sapienza invocata nella prima lettura. Non accoglie la spada della Parola che trancia descritta dalla lettera agli ebrei. Il suo problema non è la ricchezza, ma l’egoismo. Lo capiscono bene i discepoli che ricchi non sono ma che si sentono a disagio per questa Parola. La ricchezza non è questione di portafoglio ma di cuore. Gesù insiste: una logica così gretta, “ricca”, impedisce di entrare nella logica di Dio. Anche la famiglia (!) può diventare un possesso, anche gli affetti. Perciò bisogna lasciare tutto, Dio restituisce nella maniera corretta.

L’ORIGINALE
Gesù non condanna tout court la ricchezza
, né esalta la povertà. Lo dico perché spesso noi cattolici scivoliamo nel moralismo criticando i soldi (degli altri) e invitando a generosità (sempre gli altri). Gesù AMA il giovane ricco, lo guarda con tenerezza, vede in lui una grande forza e la possibilità di crescere nella fede. Gli chiede di liberarsi di tutto per avere di più, di fare il miglior investimento della sua vita.
Gesù frequenta persone ricche e persone povere, è libero. Ma ammonisce noi, suoi discepoli: la ricchezza è pericolosa perché promette ciò che non può in alcun modo mantenere. Dunque, dice Gesù, la ricchezza può ingannare, può far fallire miseramente una vita, la pienezza è altrove, non nella fugace emozione di avere realizzato il sogno di possedere il giocattolo prezioso cui anelo. Ma la povertà non è auspicabile, la miseria non avvicina a Dio ma precipita nella disperazione. Perciò il Signore ci chiede di avere un cuore libero e solidale: la povertà è scelta dai discepoli perché ci è insopportabile vedere un fratello nella miseria, tutto lì.

DIVERSI
Ancora una volta il Signore ci chiede di essere diversi, il “fra voi non sia così” che è caratterizzato, in questo caso, dalla scelta della condivisione e della essenzialità, del soccorrere le povertà e accontentarsi mantenendosi nell’essenzialità, senza finire nella spirale della cupidigia. Soprattutto in questi tempi di delirio. I fatti di cronaca delle ultime settimane, le spese folli e offensive di chi usa il denaro pubblico per proprio tornaconto, di chi, piccino, usa la politica in maniera orribile, ci richiamano al principio dell’onestà e della solidarietà.
Dio si schiera dalla parte degli ultimi, dei licenziati, dei poveri. Noi, anche nel piccolo, siamo chiamati ad essere trasparenti e corretti, nel piccolo come nel grande. Onestà, elemosina, condivisione, dono, sono ancora i protagonisti di una sana vita da discepolo, senza affannarsi dell’accumulo ma coscienziosamente affidandosi a quel Dio che veste splendidamente l’erba del campo. E questa logica deve permeare anche i rapporti nelle comunità, i soldi delle comunità che servono all’annuncio del vangelo senza fumosità, senza ambiguità. Se facciamo parte di una comunità manteniamola anche economicamente, chiediamo e offriamo trasparenza, orientiamo le nostre scelte a servizio dell’annuncio. Che tra noi, nelle nostre chiese, nelle nostre scelte, prevalga sempre la generosità e la fiducia nella Provvidenza al calcolo che appanna la libertà che dobbiamo tenere nei confronti del possesso. Facciamoci dono, facciamo della nostra vita un dono e avremo – stupore – cento volte tanto, come sperimenta Pietro.

(PAOLO CURTAZ)

°° Spettacolo musicale °°
Ascoltate o scaricate il canto Quale mondo vuoi
una piccola provocazione sul Vangelo di oggi in musica

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2011: ALZATE I VOSTRI OCCHI E GUARDATE…

DIO SALVA E CI CHIAMA A FARE LA NOSTRA PARTE

di Anna Maria D’Angelo

Mosè risponde a Dio che lo chiama e libera il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.
I nostri ragazzi sono ammaliati da cartoni animati e giocattoli; spesso chiedono con insistenza l’ultimo arrivato! È raro riuscire a catturare la loro attenzione per dialogare quando noi adulti troviamo un po’ di tempo per loro.
È importante proporre momenti di silenzio e coinvolgerli in esperienze di ascolto di sé, dei vicini (in famiglia, a scuola, nel gruppo di catechesi), di situazioni belle o spiacevoli; accompagnarli nella comprensione del progetto di Dio, aiutandoli a rispondere oggi «a misura di ragazzi».

DINAMICA –  Chiamati per nome!

I catechisti hanno preparato in precedenza un roveto grande al centro della sala, e un piacevole sottofondo musicale. Intorno al roveto tappeti per far sedere i ragazzi.
Nella sala rimane un catechista che ha il compito di chiamare ogni ragazzo ripetendo due volte il suo nome (come è avvenuto per Mosè).
Un altro catechista accoglie i ragazzi in un posto distante dalla sala, tanto da poter ascoltare la chiamata. Li trattiene, dialogando, finché arrivano tutti. Favorisce sensazioni di meraviglia, sorpresa, entusiasmo, dubbio… fino a far entrare in un graduale silenzio, perché si possa sentire il nome.
Sollecita, quindi, ogni chiamato a rispondere dirigendosi verso il luogo da cui proviene la voce.

ORIENTARE – Tutti seduti intorno al roveto. Si ascolta ancora un po’ di musica. Si lascia del tempo per soddisfare la curiosità dei ragazzi e raccogliere le loro domande.
Poi uno dei catechisti introduce la vocazione e la missione di Mosè, richiamando l’esperienza appena realizzata. (Es 3,1-12)».
Come ha chiamato Mosè, Dio chiama anche noi oggi. Si fa presente nella nostra vita, nei poveri e sofferenti; non ci abbandona mai, perché si ricorda delle sue promesse di vita.

ATTIVITÀCome il roveto bruciava e non si consumava, così la voce di Dio non si stanca di chiamare anche noi fino a quando non avremo fatto la nostra parte. Dio ci dice oggi: «Ho bisogno di te. Se ti rifiuti, non posso operare». Quando le persone non si aiutano fra loro, fermano la mano di Dio che vuole aiutarci.
Conosciamo persone, situazioni, Paesi in difficoltà: in parrocchia, a scuola, vicino casa, nel mondo? Annotare, su un foglio grande, le risposte dei ragazzi.
Il catechista invita i ragazzi a costruire il roveto (senza la fiamma divina) con plastilina o altro materiale; poi le fiammelle e su ciascuna la scritta di un bisogno individuato.
Si attaccano le fiammelle al roveto e si risponde in gruppo a qualche bisogno.
Il roveto è posto in un angolo della sala-incontri. Ogni volta che si offre sollievo a un disagiato, si sostituisce la rispettiva fiammella con un fiore colorato, fino a quando il roveto è trasformato in albero della solidarietà.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2011 clicca qui

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