«Che cosa cercate?»
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1, 35-42)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
Non chiamatelo tempo ordinario.
Lo so, così lo chiama la liturgia. Ma cos’ha di “ordinario” un tempo che Dio abita per sempre? Un tempo che, per noi, diventa il luogo dove incontrare la pienezza di Dio e scoprire la nostra vera identità e la nostra missione? Cos’ha di “ordinario” un tempo che inizia con l’esperienza della chiamata dei primi due discepoli e che ci invita a riflettere sulla nostra vocazione? Vocazione che è di tutti, non dei preti e delle suore. Siamo tutti chiamati a fare esperienza di Dio, a conoscerlo, ad andare a vedere. Come il piccolo Samuele.
NEL TEMPIO
Samuele è figlio di una donna sterile, Anna, come spesso accade nella Bibbia. Nella gioia di avere un figlio inatteso, la madre decide di affidarlo alle cure di Eli, il sacerdote. Samuele diventerà un profeta straordinario, colui che consacrerà i primi re di Israele.
Sta nel tempio, Samuele, assiste alle liturgie, ha un’ottima guida spirituale. Ma ancora non conosce Dio. Possiamo frequentare il tempio senza “conoscere” Dio là dove la conoscenza, nella Scrittura, indica un approccio intimo e totalizzante. Incontro che avviene nel cuore della notte. Solo se sappiamo ritagliare degli spazi di quiete e di silenzio possiamo “conoscere” Dio. E quanto mancano questi spazi alle nostre vite, alle nostre città! Ma abbiamo anche bisogno di qualcuno che ci aiuti a capire: Eli, come il Battista, come Paolo, è una buona guida che indirizza a Dio, non a se stesso. Così Samuele incontra Dio.
GIOVANNI E ANDREA
Non nel Tempio ma nel deserto Giovanni e Andrea incontrano Dio. Hanno seguito il carisma del Battista, hanno lasciato tutto per seguirlo, anche la loro pelle è stata riarsa dal sole e dal vento del deserto di Giuda. Ora il loro maestro sa che è finito il suo tempo. È fermo, statico, mentre Gesù passa. È finito il suo tempo, e lo sa. E indica Gesù, mischiato fra i penitenti. È lui, ora, che devono seguire. Lo chiama agnello di Dio, come l’agnello immolato la notte di Pasqua, come l’agnello immolato al posto del popolo il giorno di Yom kippur, come l’agnello sacrificato al posto di Isacco, come l’agnello mansueto del profeta Isaia. Forse il Battista vede nel Nazareno l’ombra della sofferenza e la determinazione del dono di sé. Certamente la vede l’evangelista che riporta l’incontro.
Che bello avere un maestro che indica il Maestro, che si fa da parte, che conduce al vero Pastore.
CHE CERCATE?
È la prima parola che Gesù pronuncia nel vangelo di Giovanni: che volete?
Non cerca discepoli, non li blandisce o si congratula con loro per la scelta fatta. Chiede ragione della loro scelta. Dio non vuole discepoli a rimorchio, cristiani sbadati, cattolici per abitudine. Chiede consapevolezza. Il nostro è un Dio che chiede di seguirlo, ma da adulti. La fede non è mai un comodo rifugio che ci protegge dal mondo cattivo, il tappeto sotto cui nascondere le nostre miserie. Dio vuole uomini veri e liberi. Sono spiazzati, Giovanni e Giacomo. Troppo forte e diretta la domanda per non inquietare. Cosa cercano? Non lo sanno ancora. Chiedono aiuto, chiedono lumi, un qualche appiglio, un punto di riferimento. Dove abiti?
Quanto bisogno di certezze abbiamo prima di poterci fidare! Quanti “se” e “ma” mettiamo prima di dire il nostro “sì” definitivo al Signore.! E lui che, allora come oggi, ci risponde: venite a vedere. Non chiedere, fidati, muoviti, fa’ diventare questa ricerca un’esperienza, investi.
ANDARE A VEDERE
La fede non è “fare”, “sapere” ma “conoscere”.
Noi per primi siamo chiamati ad andare a vedere, noi per primi siamo chiamati a fare l’esperienza della sequela. Ed essi andarono, videro e restarono con lui. Dopo essersi fidati restano, accettano, si lasciano coinvolgere. L’annotazione finale di Giovanni è simpaticissima: erano circa le quattro del pomeriggio. Quel giorno, quell’istante, è così importante per lui che segna l’inizio di una vita nuova.
Sono passati forse sessant’anni da quell’evento e il discepolo ricorda l’ora precisa, tutto è cambiato, ormai, per Giovanni e Andrea: quel giorno è stato come l’inizio di una nuova Creazione.
A questo siamo chiamati: a fare esperienza di Dio.
Un tempo poco ordinario, per la verità.
(PAOLO CURTAZ)
18 – 25 gennaio 2012
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (1Cor 15,51-58)

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Nel primo mese di questo 2012 si può scegliere di scrivere su tutto e sul suo contrario! E le parole, forse è vero… si sprecano sul serio!
La felicità per ciò che è iniziato è indissolubilmente legata alla gratitudine per ciò che è finito;


Ripensando a questi tre giorni mi vengono in mente di primo impatto due cose: le parole del Salmo 23 e una cosa che ha detto Gloria [una delle ragazze presenti, ndr] in una condivisione : “Il Signore mi ha invitato e allora io ho accettato”! Ero un po’ titubante sulla mia partecipazione a questa tre giorni, su cosa fosse meglio per me… ma alla fine ho sentito quello che ha detto Gloria… “se sto ricevendo un invito perché rifiutarlo?” e dopo aver fatto la scelta sono stata felice di sentire nel cuore di essere davvero lì dove avevo bisogno di essere, per riposarmi, per ascoltare i consigli giusti per me in questo momento della mia vita e per incontrare chi il Signore mi ha voluto mettere accanto. Per questo mi viene in mente il Salmo 23 .. per poter dire: “Signore Tu sei il mio pastore: non manco di nulla! Su pascoli erbosi mi fai riposare e ad acque tranquille mi conduci. Mi rinfranchi e mi guidi per il giusto cammino per amore del Tuo nome”.
Siamo state accompagnate alla scoperta della Bibbia, che ha bisogno di un po’ di costanza e d’impegno per parlarci, con un metodo che le novizie ci hanno insegnato e che è possibile applicare quotidianamente anche dedicandovi solo un piccolo spazio della nostra giornata.
Inizierei col dire che è stata un’esperienza meravigliosa….. sono partita da casa il giorno 27 e già mi immaginavo che sarei stata bene perché il Signore mi aveva chiesto di andare….
Durante i tre giorni a Roma abbiamo studiato e pregato la Parola di Dio, una Parola tante volte sentita ma poche volte davvero ascoltata.
«O voi tutti assetati, venite all’acqua…
Lo troviamo adulto, Gesù, pronto a farsi battezzare. Anche Giovanni è descritto con pochi tratti, senza lasciare spazio alle illazioni, all’emozione.
che quello era il
Siamo diventati concittadini dei santi e familiari di Dio. I santi sono sugli spalti a fare il tifo per noi, che giochiamo nel campo la partita della vita. Non siamo soli.


Coraggio amici che condividete con noi questo cammino da tempo, o che arrivate oggi qui per la prima volta: il Vangelo di Dio, Gesù Cristo stesso ci accoglie alla sua scuola, una scuola che ci insegna ad ascoltare, a vivere e comunicare.

Ci siamo! Il 2012 è tra le nostre mani, in balia delle nostre scelte, delle tante manie, voglie, desideri, speranze o depressioni…

corazón.
of yours. 
des “espaces” importants de notre vie, de la recherche du bien qui a fait vibrer notre coeur et le vôtre.
Pensando a questa scena di Betlemme narrata nel Vangelo unita al fatto che, come tradizione, il primo giorno dell’anno si prega per la pace, mi è venuto in mente un film di qualche anno fa:
Anch’io 
Li vedete attorno a voi i segni del Natale?
nella povertà di Betlemme, nella povertà di Dio, nel vagito umano della Parola divina, nella verità del Dio fatto uomo, della parola fatta carne, entriamo portati per mano da Maria, la vergine Madre… entriamo nella grotta dell’irrazionale, dell’inaudito, dell’assurdo…
Queste parole ritornano a voi smascherando i vostri pensieri.
Guardate Betlemme prima di ritornare a guardare le vostre strade; scendete con coraggio in questa povertà, in questo mondo così diversamente ricco, in questa purezza così paradossalmente libera, in questa fragilità onnipotente.