ACCOLGO IL SIGNORE CHE VIENE
di Anna Maria D’Angelo
Da Maria, la mamma di Gesù, possiamo imparare come rispondere «sì» alla chiamata del Signore. Maria è benedetta fra le
donne perché, resa piena di grazia, ha creduto alla parola del Signore ed è diventata la Madre di Dio.
Il tempo libero dei nostri ragazzi diventa sempre più «impegnato»: il lunedì l’inglese, il martedì il tempo prolungato a scuola, il mercoledì in palestra… tante attività, una dopo l’altra. Così essi trascorrono i giorni, i mesi e gli anni senza sapere il «perché» delle loro azioni. È importante educarli a dedicare tempo a riflettere sulla loro vita, a pensare, insieme con papà e mamma, al loro futuro, e a scoprire che cosa il Signore vuole da loro.
Seduti tutti in cerchio si domanda ai ragazzi se di recente hanno accolto in casa un parente o un amico perché ha dovuto lasciare la propria casa. Si lascia dire, poi si racconta una storia di vita:
“È sera. Giusy, Teresa, il papà e la mamma, finalmente sono insieme dopo una giornata intensa. Mentre si cena, ecco lo squillo di nonna Luisa che non sentivano da una settimana. La mamma risponde e, dopo i primi secondi, ammutolisce…, poi le ultime parole: «Mamma, adesso su due piedi, non posso dirti niente, ti faremo sapere. Ciao». Stravolta comunica: «La nonna è in ospedale per una frattura del femore, fra alcuni giorni sarà dimessa e non potrà stare da sola, ci chiede di ospitarla». Improvvisamente il silenzio piomba su tutta la famiglia. Poi,
uno dopo l’altro, con un filo di voce: «Con il mio lavoro, ho bisogno di tranquillità!» (il papà). «Il poco tempo libero che mi resta, dovrò dedicarlo a lei? E, poi, non abbiamo una camera libera!» (la mamma). «Io non voglio una vecchia malata tra i piedi! Sai che rompi!» (Teresa). «Nella mia cameretta posso fare spazio alla nonna!» (Giusy). Il giorno dopo, i genitori comunicarono alla nonna che sarebbero andati a prenderla in ospedale. Giusy si mette all’opera; raccoglie in uno scatolone le cose che ingombrano e con l’aiuto del papà fa spazio al letto della nonna. Con il suo arrivo la vita di Giusy è totalmente cambiata. Rinunzia ad alcuni impegni per stare con la nonna. In breve tempo è come ammaliata dai suoi racconti di vita e annota su un taccuino le brevi risposte che riceve alle sue tante domande. Non avrebbe mai pensato che rileggendole, dopo qualche anno, vi avrebbe trovato tanta saggezza e luce per la sua vita.“
Può seguire una breve riflessione: Giusy e Teresa, due modi diversi di rispondere al bisogno della nonna. Chi delle due ci ha perso? Chi ci ha guadagnato? Come? Anche a una ragazza di Nazaret, villaggio della Palestina, 2000 anni fa è capitato qualcosa come a Giusy.
In seguito ci si sposta verso l’angolo della Parola, prima preparato, con il segno della mangiatoia ben visibile.
Il catechista racconta di Maria di Nazaret, fidanzata di Giuseppe. Come con lui faceva i suoi progetti per il futuro, quando un angelo le annuncia il progetto che Dio ha per lei: «Sei chiamata ad essere la madre di Gesù…». Immaginiamo Maria: «Ma come può succedere una cosa del genere? Io sono solo fidanzata con lui!».
L’angelo la rassicura: «Non temere! È tutto opera dello Spirito Santo… Nulla è impossibile a Dio!». Maria diventa, così, grembo (mangiatoia) che accogl
ie Gesù: «Eccomi! Sono pronta a fare ciò che Dio vuole» (Lc 1,26-38).
Prendendo spunto dalla Parola può seguire una piccola riflessione: come Dio ha chiamato Abramo, Mosè, Maria, chiama noi oggi a realizzare il suo progetto d’amore.
Si fa presente nella nostra vita, nei bisogni dei poveri e dei sofferenti. Egli vuole costruire con noi il nostro futuro.
Siamo prossimi all’Avvento, il tempo in cui i cristiani si preparano a celebrare il Natale di Gesù. Le nostre città sono illuminate.
Accendiamo anche noi una luce: prepariamo insieme due mangiatoie porta lumino.
Individuiamo una persona che vive da sola e, d’accordo con i genitori, un pomeriggio di catechesi andiamo a farle visita (o facciamo in modo che partecipi al nostro incontro).
Ci interessiamo alla sua giornata e raccontiamo dei nostri incontri di catechesi. Poi promettiamo di pensare spesso a lei e, come segno della nostra amicizia, le facciamo dono della mangiatoia-porta lumino con l’invito di accendere la luce quando si sente maggiormente sola. La luce e il calore della fiamma ci renderà incredibilmente presenti.
Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali
Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2011 clicca qui



Alcuni di voi possono esser tentati di rifuggire dalle responsabilità: negli illusori mondi dell’alcool e della droga, nelle fugaci relazioni sessuali senza impegno per il matrimonio e la famiglia, nell’indifferenza, nel cinismo e perfino nella violenza. State in guardia contro l’inganno di un mondo che vuole sfruttare o far deviare la vostra energica e potente ricerca della felicità e del senso della vita. Ma 



mondo intorno cambia rapidamente; la speculazione edilizia si mangia il quartiere e stringe d’assedio la casetta. Carl reagisce con violenza e il tribunale decreta la necessità di affidarlo a una casa di riposo. Sembra la fine. Ma l’antico spirito ha un soprassalto.
a minima intenzione di farsi aiutare dal ragazzino, ma ora è costretto, suo malgrado, a farlo entrare in casa e a vivere con lui la sua avventura.
tutta la vita, ma qualcosa di più vicino e quotidiano. Perché, alla fine, la realizzazione più vera si ha nell’essere autenticamente se stessi, con i propri limiti; nella capacità di aprirsi agli altri; nel condividere la propria vita con chi si ama; nel prendersi cura di chi ha bisogno; nello spendersi per difendere la vita da chi vorrebbe sfruttarla per il proprio tornaconto egoistico, sia questo uno scienziato o uno speculatore edilizio.



atechista che ha il compito di chiamare ogni ragazzo ripetendo due volte il suo nome (come è avvenuto per Mosè).




la tua vita possa diventare una benedizione per altri. La gioia, quando non è condivisa, muore velocemente. Se ti domandi qual è stata la gioia più bella che hai provato nella tua vita, credo che la risposta sia: «Quando sono riuscito a fare felice qualcuno». D
tatti fisici, sguardi, parole che i fanciulli si scambiano faranno intravedere al catechista con quale bagaglio relazionale i fanciulli entrano nel gruppo. Ciò che è accaduto precedentemente in classe o in cortile, gli scambi positivi e gli scontri, le simpatie e le antipatie che si sono create, tutto contribuirà a dare a quella specifica «ora di catechesi» la sua fisionomia, così come le esperienze individuali che ciascun fanciullo ha fatto in famiglia o a scuola: ciò condizionerà il tempo che si passerà insieme.
rezza rispetto all’obiettivo dell’incontro è essenziale per indirizzare coscientemente le proprie energie verso un traguardo. L’irrequietezza e la dispersione che si manifestano in alcuni gruppi sono spesso la conseguenza del non saper rispondere alla domanda: «Perché siamo qui?». Le modalità per gestire questa fase possono essere diverse, noi proponiamo di farne un’occasione di confronto tra i fanciulli e il catechista che invece di spiegare direttamente l’obiettivo dell’incontro, potrebbe fornire alcuni «indizi» per scoprirlo o accogliere i suggerimenti del gruppo, naturalmente guidandolo. Da qui nasce «il patto» che riguarda i modi e i tempi in cui il lavoro sarà svolto, patto che vincola sia i fanciulli sia il catechista.


riservata
ascoltare la sua viva voce, toccare le sue mani o, semplicemente, il lembo del suo mantello. Conoscere Gesù, la forza del suo Vangelo, penetrare la verità del suo essersi fatto carne per la nostra salvezza, ci rende non più solo
a parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo,
madre, grata di vedere il suo bambino così felice!
niente. Egli canta: «Mi offrono un incarico di responsabilità, mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che il carico è segreto ed importante, il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto».
è di mettere in risalto il bello di cui si è capaci per promuovere il meglio sé, gli altri e la realtà che ci circonda. Il contrario è l’egocentrismo e la paura. Diceva l’apostolo dei lebbrosi, Raoul Follereau: «La più grande disgrazia che ti possa capitare è quella di non essere utile a nessuno». L’amore è il vero dono di Gesù. Lo Spirito è Spirito d’amore, da chiedere sempre.