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Sete di speranza… Sete di Dio – La preghiera del giorno

Speranza_popeupAbbiamo iniziato il nostro viaggio con la voglia di partire, ma se non mettiamo in ogni passo del cammino la speranza della meta, tutto sembra vano e rischiamo di abbandonare

Allora oggi proviamo a dare voce ai nostri desideri, alle nostre attese, alle nostre speranze. Cosa guida la mia vita? Quali motivazioni mi spingono in questa occasione di incontro con Dio che è la Gmg? Ma c’è una speranza su cui possiamo fondare tutte le altre, questa speranza è Gesù che ci assicura la sua presenza.

La preghiera di oggi  La speranza che è in noi ci chiama ad affidarci alla sorgente della speranza.

Prima di pregarla, però prova a lasciarti raggiungere dalla Parola del Vangelo.

In Gesù troviamo riposo e speranza

Matteo 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

Oggi qualcuno ha detto

Frere Roger

Una domanda ricorre spesso: ci sono delle realtà del Vangelo che rendono bella la vita?  ce ne sono. Una di queste realtà del Vangelo è la semplicità di cuore, la semplicità nella vita. Un’altra di queste realtà è la speranza. Quando i cristiani sono scossi e attraversano delle prove, la speranza permette di superare gli scoraggiamenti e anche di ritrovare il gusto della vita. Dov’è la sorgente della speranza? Sta nell’audacia di una vita di comunione con Dio. Forse diciamo: ma come è possibile questa comunione con Dio? È Dio che ci ha amati per primo. Egli ci cerca incessantemente, anche quando non ne siamo consapevoli.

E io?

Mi lascio scoraggiare dalle situazioni difficili?
In cosa ripongo le mie speranze?
Chi è per me Gesù?

Pregando
La speranza che è in noi

Signore Gesù, noi sappiamo che tu solo
sei la sorgente della nostra speranza.La speranza in noi

Sappiamo che in ogni uomo e in ogni donna
ci sono semi di speranza, perché li hai posti Tu;
ma dobbiamo saperli scoprire e far germinare,
e dar “ragione della speranza che in noi”
impegnandoci a conoscerti sempre meglio,
per poter illuminare la vita di tutti.

Aiutaci, Signore, a credere in Te,
presente nella nostra vita;
a dare nuovo vigore alla nostra speranza,
per concorrere, con gioia e dinamismo,
a costruire una città affidabile,
dove edificare ogni giorno,
con l’impegno di tutti, credenti e non credenti,
comunità più solidali e fraterne,
dove spezzare il pane delle nostre mense,
delle nostre inquietudini e sofferenze,
delle gioie e delle attese;
dove annunciare Te, nostra unica speranza. 

Ognuno di noi la preghi durante la giornata, la condivida con amici e conoscenti, la faccia pregare, perchè, anche nel web, la GMG diventi un tempo un tempo di grazia, di ascolto e di condivisione della fede.

a cura di suor Veronica Bernasconi, fsp

Scarica la traccia stampabile per la tua riflessione e preghiera personale: Sete di speranza – versione stampabile

Ti aspettiamo sui nostri siti: Paoline – Cantalavita  – Pope-up

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In pellegrinaggio – La preghiera del giorno

Pellegrini

Nessun viaggio può iniziare, senza la voglia di mettersi in cammino!

E non può esistere cammino, neppure nel web, se qualcuno non decide, con coraggio, di uscire da se stesso, di mettersi in marcia, di camminare con altri, di spalancare le porte del cuore, perché gli altri e Dio stesso possano entrare.

La preghiera di oggi  In pellegrinaggio ci invita a fare proprio questo!

Prima di pregarla, però prova a lasciarti raggiungere dalla Parola del Vangelo.

Come Gesù ci ritiriamo e poi partiamo

Marco 1, 35-39

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Oggi qualcuno ha detto

Martin Buber

Il comandante chiese a Rabbi: «Come bisogna interpretare che Dio Onnisciente dica ad Adamo: “Dove sei?”». «Ebbene – rispose – in ogni tempo Dio interpella ogni uomo: Dove sei nel tuo mondo? Dei giorni e degli anni a te assegnati ne sono già trascorsi molti: nel frattempo tu fin dove sei arrivato nel tuo mondo?”. Dio dice per esempio: “Ecco, sono già quarantasei anni che sei in vita. Dove ti trovi?”». All’udire il numero esatto dei suoi anni, il comandante si controllò a stento ed esclamò: «Bravo!»; ma il cuore gli tremava… La risposta del Rabbi mira a dirgli: «Adamo sei tu. E’ a te che Dio si rivolge chiedendoti: “Dove sei?”». Tutto dipende dal fatto che l’uomo si ponga o no la domanda. Finché questo non avviene, la vita dell’uomo non può diventare cammino. Per quanto ampio sia il successo, la sua vita resta priva di un cammino finché egli non affronta la voce. Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa: «Mi sono nascosto». Qui inizia il cammino dell’uomo. Il ritorno decisivo a se stessi è nella vita dell’uomo l’inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano.

da Il cammino dell’uomo

E io?

Sono pronto a mettermi in gioco? Cosa sono disposto a lasciare in questo cammino? In quale posto della mia vita desidero lasciare entrare Dio? Mi fermo a riflettere? Faccio il primo passo per partire?

Pregando In pellegrinaggio

Sono in cammino, Signore!Preghiera pellegrinaggio Ma non bastano le gambe per camminare… Il cuore, la mente, i desideri, le ferite, i sogni, la mia storia, tutto di me, oggi, desidera mettersi in cammino.

Muovo passi decisi nella vita e la vita mi insegna la prudenza. Tento passi timidi, ma la vita mi chiede audacia e capacità di perdere. Con paura, spesso avanzo, e la vita mi insegna il coraggio. Ogni giorno, vorrei avanzare e indietreggiare per non perdere le posizioni guadagnate e la vita mi chiede di scegliere senza rimpianti.

Eppure tante volte la strada si fa pesante, Signore; mi appesantisce la storia… vorrei lasciar perdere, tentare altre strade, darla vinta alla stanchezza… E tu sussurri al mio cuore: «Coraggio, non temere, io sono con te».

Apri Signore, spalanca le porte del mio cuore, tocca il buio che mi vive dentro e mi rallenta, riempi di luce la mia vita, rendi trasparente il mio cuore.

Amen

(di Suor Mariangela Tassielli, fsp)

Ognuno di noi la preghi durante la giornata, la condivida con amici e conoscenti, la faccia pregare, perchè, anche nel web, questo tempo diventi un tempo di grazia, di ascolto e di condivisione della fede.

a cura di suor Veronica Bernasconi, fsp

Scarica la traccia stampabile per la tua riflessione e preghiera personale: In pellegrinaggio – versione stampabile Ti aspettiamo sui nostri siti: Paoline – Cantalavita  – Pope-up E sulle pagine di FB: Giovani & Vangelo – Pope-up

Testimoni ieri e oggi_Ninni, altruista per natura – Ninni Di Leo

Tra i tanti testimoni della fede del nostro tempo di cui abbiamo raccontato le vite “ordinarie” nella “straordinarietà” del loro vissuto, mi sembra importante raccontare la storia di Ninni Di Leo, un ninni di leoragazzo di Palermo morto a 16 anni. Ninni era nato in questa bellissima città siciliana il 4 aprile del 1957, primo di tre fratelli. La sua era una famiglia tranquilla fino a quando la morte del padre ha cambiato gli equilibri della loro serenità. Quando è successo Ninni era poco più che un bambino, ma essendo il primogenito decide da subito di essere il perno per la mamma e i fratellini. A dodici anni inizia a frequentare l’Oratorio Salesiano del Ranchibile a Palermo, e si avvicina al carisma di don Bosco. E lì scopre la preghiera, soprattutto la preghiera comunitaria, di cui ne riferisce la grandezza citando spesso il vangelo di Matteo (18, 15-20), dove Gesù dice: “Dove due o più persone sono unite nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
Sempre in Oratorio comprende l’importanza della puntualità alla Messa della Domenica, e sente il desiderio di ricevere spesso la Comunione, questo nella consapevolezza dell’importanza dell’incontro con Gesù Eucarestia. Ma Ninni era anche un bambino che amava divertirsi con gli amici e amava moltissimo la musica eDon Bosco ballare. Era cresciuto tra gli anni ’60 e ’70 e lo appassionava ascoltare la musica del suo tempo. E poi amava seguire il calcio e la sua Inter, di cui era tifosissimo! Inoltre era appassionato di calcio balilla e di pallacanestro, era alto 1, 82 (mt). Amava leggere e andare a scuola, frequentava l’Istituto per Geometri. Era un ragazzo altruista per natura, sempre pronto a sostenere gli altri prima che se stesso. E amava andare in Oratorio e leggere le vite dei santi, soprattutto San Giovanni Bosco e San Domenico Savio, di quest’ultimo era particolarmente attratto.

Purtroppo però la sua vita cambia radicalmente nel luglio del 1973, quando dei violenti mal di testa con vomito lo obbligano ad andare in ospedale, dove gli viene diagnosticata la leucemia. Inizia le prime cure al Policlinico, lì conquista tutti con la sua voglia di vivere, tanto da diventare il beniamino del reparto di Medicina, ma presto si capisce che le cure fatte a Palermo non lo aiutano, quindi decide di partire con la mamma alla volta di Parigi, in un centro specializzato Girasoleper la cura delle Leucemie. Lì incontra molti giovani affetti dalla sua stessa malattia e, col suo francese stentato, riesce ad instaurare rapporti di confronto e svago. La preghiera lo rafforza assieme alle medicine. Inizia a pregare nei luoghi frequentati dai molti atei che incontra. Continua le sue letture su San Domenico Savio. Passa da una terapia all’altra, fino a giungere a una medicina dolorosa: la camera sterile, che lo costringe a rimanere isolato da tutto e da tutti per giorni. Ma dopo molti tentativi la malattia non regredisce, quindi Ninni e la mamma lasciano Parigi e tornano a Palermo dove il ragazzo riprende la sua vita, in una desiderosa voglia di normalità. Purtroppo però questo sogno si infrange il 23 gennaio 1974, giorno in cui Ninni vola in cielo, dopo solo sei mesi di grandi sofferenze e cure vane.

Credo che per comprendere bene Ninni, sia importante concludere queste poche righe sulla sua vita ricordando uno scambio verbale che ebbe col primario di Parigi, il quale un giorno vedendolo così sofferente gli disse: “Sfogati, dì le parolacce! Possibile che non ti ribelli mai? Che cosa hai fatto tu a Dio?”.

E Ninni: “Ma cosa c’entra Dio? Il Signore non ha forse sofferto tanto per noi? E poi a dire le parolacce non c’è alcun piacere, uscirebbero sterilizzate dalla camera sterile”.

Ecco questo era Ninni…

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Maria Grazia Meloni

Testimoni ieri e oggi_”Il segreto della mia giovinezza e della mia gioia di vivere è Gesù” – Gaetania (Nuccia) Tolomeo

aaNUCCIAGaetania Tolomeo, conosciuta come Nuccia, nasce a Catanzaro Sala il 19 aprile 1936, disabile dalla nascita, è vissuta per 60 anni, fino alla morte avvenuta il 24/01/1997, nel chiuso della sua casa, costretta a una forzata immobilità per una paralisi progressiva e deformante che l’ha resa dipendente in tutto dagli altri. Cresciuta nella fede in Cristo, fin da piccola aveva maturato la coscienza del suo stato in una visione di fede, trovando in Gesù Crocifisso le motivazioni per gioire della vita. Regalando a chiunque la andasse a trovare una testimonianza di vero coraggio e di forza.

Parlando a Radio Maria, di cui divenne una speciale conduttrice assieme a Federico Quaglini, nel programma “Il fratello” e nella rubrica “Beati gli ultimi”, parlava annunciando la speranza di una vita risorta, dono dello Spirito Santo perché vissuta in Gesù e Maria. Diceva di sé:

“Sono Nuccia, ho 60 anni, tutti trascorsi su un letto; il mio corpo è contorto, in tutto devo dipendere dagli altri, ma il mio spirito è rimasto giovane. Il segreto della mia giovinezza e della mia gioia di vivere è Gesù. Alleluia”!

Con le sue parole semplici, sempre dense però di contenuti mistici, presentava i suoi limiti, la sua voglia di vivere e la sua fede salda desiderando portare a Dio più anime possibili e grazie alla sua testimonianza di vita e di fede è riuscita a farlo. Negli ultimi anni della sua vita, rispondendo alle tante persone che la contattavano da tutta Italia e che le raccontavano i tanti dolori della vita, lei offriva un ascolto empatico, assicurando preghiera e offrendo la sua sofferenza, incoraggiando a riporre nei Cuori di Gesù e Maria tutta la loro speranza. Pregava il Signore dicendo:

“Voglio farli risorgere in Te, con il tuo amore. Voglio pregare molto e soffrire per tutti loro, perché sono sicura che, mentre io prego e soffro, Tu li guarisci e li liberi”.

Questa sua “straordinaria vita ordinaria” di donna sofferente ma appassionata è una testimonianza rilevante in questi nostri tempi in cui il “dolore” deve essere annientato in nome di una libertà che umilia la vita. Nuccia ha lasciato scritto nel suo testamento spirituale il suo inno alla vita:

“Alla vista della mia vita stroncata, di una vita che non doveva più essere per me che sorgente di amare delusioni, sono stata turbata di abbandonarmi a pensieri spaventosi. Ed allora nel mio prepotente bisogno 023c  nuccia  2 (1964)di amore e di protezione, mi sono rivolta al Crocifisso. Egli comprende ogni cuore martoriato ed ascolta con immensa pietà ogni lamento. Quindi vicina a Te, non mi lamento, non mi annoio, anzi ringrazio l’Amore di avermi crocifissa per amore. La tua potenza d’amore faccia di me un cantore della tua grazia, trasformi il mio lamento in gioia perenne: un inno alla vita, che vinca la morte e sia messaggio di speranza per molte anime tristi. Grazie, Signore, per il dono della vita, grazie, perché mi hai predestinato alla croce, unendomi a Cristo nel dolore e ai fratelli nel vincolo indissolubile dell’amore. Grazie, Gesù, per aver trasformato il mio pianto in letizia, per esserti costituito mio buon cireneo, mio sposo e maestro, mio consolatore. Grazie per aver fatto di me il tuo corpo, la tua dimora, l’oggetto prezioso del tuo amore compassionevole, delle cure e dell’attenzione di tanti fratelli. Grazie di tutto, Padre buono e misericordioso! Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio per ogni gesto d’amore ricevuto, ma soprattutto per ogni privazione sofferta. Voglio ringraziarti in modo particolare per il dono dell’immobilità, che è stato per me una vera scuola di abbandono, di umiltà, di pazienza e di gratitudine”.

 

Maria Grazia Meloni

Se volete conoscere meglio Nuccia:

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2013 – SERVI DELLA PAROLA

Catechisti Maggio 2013

CONCLUSIONI E PROSPETTIVE

di Franca Feliziani Kannheiser

Al termine del percorso di quest’anno ci sembra necessario ricordare gli obiettivi che hanno guidato il nostro cammino e, fra tutti, quello di riconoscere e valorizzare le diversità che rendono vivo e dinamico il nostro gruppo di catechesi, attenti ai differenti bisogni formativi di cui sono portatori i nostri bambini.osservare
Auguriamoci di aver fatto esperienza di ciò che scrive Daniel Pennac: «Ogni bambino suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Un buon gruppo non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che suona la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica…».

Quale musica si è prodotta nel corso di questi mesi? Ogni bambino, nel suo modo specifico, ha potuto contribuire alla sua creazione, oppure qualcuno è rimasto fuori, o addirittura ha reso difficile il fluire dell’armonia nel gruppo? Qualunque siano i risultati, magari non suonaredel tutto soddisfacenti, o addirittura deludenti, forse però uno lo abbiamo ottenuto e cioè l’aumento di un elemento indispensabile del nostro essere educatori: la capacità di osservare, di riconoscere le peculiarità di ogni componente del gruppo. La capacità di osservazione rientra nelle competenze del catechista assieme a quella di provocare il cambiamento. Infatti, come abbiamo già sottolineato nel primo articolo, se non partissimo dal presupposto che ogni bambino è in grado di fare progressi e di cambiare, non avrebbe senso intraprendere alcuna opera educativa.
Naturalmente è necessario riconoscere i limiti oggettivi della nostra influenza dati dal fatto che ogni bambino è plasmato dalle esperienze che vive in famiglia e in altri ambienti extracatechistici e che i nostri incontri sono limitati nel tempo, ma proprio per la plasticità  della mente del bambino qualsiasi esperienza, soprattutto se ripetuta, lascia la sua impronta.

Osservare ciò che accade nel gruppo e ciò che ogni bambino esprime con il suo comportamento non è certamente facile, soprattutto perché contemporaneamente dobbiamo+ dare indicazioni, spiegare, rispondere alle domande, ecc.osservo
È necessario, però, ritagliare alcuni spazi a questa attività, per esempio mentre i bambini giocano (il gioco rivela molto del temperamento e del carattere di ciascuno), mentre disegnano o conversano fra di loro.
L’atto dell’osservare è prima di tutto un atto di accoglienza che ha a che fare con il conservare negli occhi e nella mente ciò che vediamo.
Questo ha come conseguenza pratica il non passare subito al giudizio su ciò che osservia-mo o magari alla correzione. Prendiamoci tempo, piuttosto, per renderci conto di ciò che accade nel gruppo e, soprattutto, di come ogni bambino agisce e reagisce. Possiamo così con più facilità farci un’idea di lui e, quindi, corrispondere, in modo più adeguato, ai suoi bisogni.

Secondo un detto buddhista potremmo dire che l’osservazione richiede di avere una mente da principiante, di guardare, cioè, una persona o una cosa come se la vedessimo per la prima volta, sospendendo il giudizio, evitando le associazioni, distinguendo tra osservazione e interpretazione. Se osservo veramente Giacomo dirò: diventa rosso, parla con un tono più alto della media, fa cadere il gruppolibro. Registrerò,cioè, le sue azioni, cercherò di capirne le motivazioni, non passerò subito al giudizio: «È prepotente, maleducato, cerca di provocarmi». Chiamerò, poi, Giacomo da parte (non lo mortificherò di fronte al gruppo!), dicendogli che cosa ho osservato e aiutandolo così a prendere coscienza di come si comporta.
Soltanto in questo modo il bambino non si sentirà giudicato e, quindi, non si metterà sulla difensiva, accentuando, magari, le sue reazioni, ma al contrario si sentirà rispettato, nel significato profondo di questa parola che etimologicamente significa proprio «guardare con attenzione ciò che ho di fronte».
Per questo motivo osservare per capire, e non in prima istanza per giudicare o per modificare, è il punto di partenza di ogni atto educativo.

Ci piace concludere le nostre conversazioni di quest’anno con uno stralcio del discorso tenuto da Benedecamminotto XVI ai ragazzi di Azione Cattolica (nel 2009) e, attraverso loro, a tutti i bambini e i ragazzi del mondo. Il papa parla ai piccoli, ma al tempo stesso rivolge agli educatori l’invito ad avere nei loro riguardi lo stesso atteggiamento di Gesù: vederli e ascoltarli, sintonizzarsi sulla loro onda, stabilire con ciascuno un forte legame affettivo, impegnarsi perché crescano e siano felici.
«Gesù vi vede e vi sente anche se siete piccoli, anche se a volte gli adulti non vi considerano come vorreste. Gesù… vuole fermarsi da voi, stare con voi, stabilire con ciascuno una forte amicizia. Questo lo ha fatto nascendo a Betlemme e facendosi vicino ai ragazzi e agli uomini di ogni tempo… Accoglietelo nella vostra vita tutti i giorni, tra i giochi e gli impegni, nelle preghiere, quando chiede la vostra amicizia e la vostra generosità, quando siete felici e quando avete paura. Solo la presenza di Gesù nelle vostre vite dà la gioia piena, perché lui è capace di rendere sempre nuova e bella ogni cosa. Lui non vi dimentica mai».

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali

Per info, abbonamenti e novità:

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Liturgia di domenica 5/05/2013 – VI Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore»

Parola si fa luce

Gv 14,23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

 

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: aiutare i ragazzi a scoprire quella relazione unica che c’è tra Gesù e il Padre… relazione che Gesù rivela e in cui ci coinvolge.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Cosa significa credere? E quanti colori ha la fede? Visualizzando quest’immagine, provate a chiederlo ai ragazzi. 
    • Spesso i nostri ragazzi immaginano che credere sia qualcosa di monotono. Difficilmente si abbina la fede all’effervescenza, alla diversità, alla scoperta, alle sfumature. La immaginano, e la immaginiamo forse, come un elenco di incontestabili affermazioni da credere senza ma e senza se. Eppure credere è fidarsi, è scoprire la presenza di Dio nella quotidianità, è accorgersi delle sfumature del suo amore che possono rendere nuova la nostra vita, trasformarla da un noioso “bianconero” a un vivacissimo “a colori”. Ma come?
    • La Parola di Dio diventa la nostra possibilità. Le sue parole, se accolte e credute, danno luce nuova a ogni situazione, riescono a far risplendere anche la più grigia tra le realtà . La Parola si fa luce perché è la via per entrare in relazione con il Signore, per entrare in quel rapporto speciale tra Gesù e il Padre, per sentirci totalmente dentro al loro amore.
    • Credere e vivere quelle Parole è questione di fiducia e di amore, non di osservanza cieca e irrazionale. La fede, nutrita dalla Parola, da un ascolto sincero e intelligente, spalanca orizzonti nuovi e irripetibili per ognuno, perché ci fa sentire raggiunti da una proposta d’amore… quella che il Padre ha per noi, lo stesso amore che in Gesù si è  manifestato in tutta la sua pienezza.
    • Vista da questa prospettiva, che di fatto è la prospettiva inaugurata dal Vangelo, la fede è realmente effervescenza e novità, è coinvolgimento e proposta, è relazione decisamente unica e singolare.
    • Lo Spirito guida, insegna, illumina, accompagna, sostiene ognuno di noi nell’ascolto della Parola, e la rende luce dalle mille sfumature, capace di penetrare ogni angolo della nostra vita. La Parola si fa nostra luce illuminandoci in profondità, non ci acceca, ma rischiara e rende luminoso  ogni tratto di strada da vivere.
    • Quali e quanto grigio c’è in noi? Cosa la Parola potrebbe illuminare con nuove sfumature?
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera, in modo spontaneo
    Insieme: Signore Gesù, tu ci inviti a dimostrare il nostro amore con i fatti: ascoltando e mettendo in pratica la tua Parola. donaci la gioia di aiutarci a vivere secondo il tuo Vangelo, anche quando costa. Amen [R. Laurita]Abbiate come riferimento per la preghiera, anche la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

 

Se hai la rivista Catechisti Parrocchiali n.5, AMaggio 2013 prova a vedere anche questi suggerimenti:Catechisti Maggio 2013

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per imparare a educare alla fede; dare importanza alle opere di bene per essere un buon cristiano; ringraziare per il dono della fede.
  • pag. 12 – 13: attività per sottolineare e valorizzare il”pane della promessa”, realizzando il pane azzimo
  • pag.14- 15: parole della fede: amen e alleluia
  • pag. 16 – 19: verso la prima eucaristia: un percorso di gioia e condivisione
  • pag. 20 – 21: rileggere l’esperienza della morte alla luce della vita costruendo un fiore-girandola
  • pag. 22 – 25: il Vangelo nella vita, domenica per domenica con una serie di attività proposte
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari, le novità e leggere alcuni  articolo vai sul minisito Paoline 

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FATTI DI DIO – Percorso di fede con i ragazzi

FATTI DI DIO

FATTI DI DIO Èun percorso di fede rivolto in primis a preadolescenti e adolescenti.fatti di Dio_cop

LA SUA SFIDA: riproporre ai ragazzi la fede in termini esistenziali, come cammino di riscoperta personale e comunitaria di Dio e della sua proposta di vita e di felicità, in Gesù.

I SUOI CONTENUTI: cinque tappe che, riprendendo i contenuti fondamentali del credo, articolano il percorso servendosi di dinamiche di gruppo, letture bibliche, percorsi musicali, esperienze da far vivere ai ragazzi e preghiere che diventano sintesi propositiva dell’intero cammino, vissuto nella singola tappa.

LA NOVITÀ È NEL SUPPORTO! Il prodotto offre ciò che i catechisti da tempo chiedono: il materiale è interamente in forma digitale e quindi facilmente gestibile per preparare schede personalizzabili per ogni gruppo e situazione.

DESTINATARI: catechisti, animatori, educatori, parroci che lavorano con preadolescenti e adolescenti. 

NEL LIBRETTO è descritto, passo dopo passo, l’intero percorso, con relative istruzioni per l’uso e Schede STEP 3_correzioniOK.qxprimandi ai contenuti del cd.

NEL CD sono reperibili tutte le schede di lavoro per animatori e ragazzi, necessarie per lo sviluppo dei percorsi, le tracce di preghiera, le 15 canzoni con relativi testi e partiture. Tutto scaricabile e stampabile. 

BUONO PER preparare campi scuola o per strutturare un itinerario che duri un intero anno pastorale. Per ogni tappa (e sono 5!!!), il materiale proposto è sufficiente per almeno quattro incontri.

PER ACCEDERE AI DATI: da Gestione Risorse o Risorse del Computer, cliccare col tasto destro del mouse su unità dvd-rom e quindi su APRI. Potrai così visualizzare sia le canzoni che i relativi file in pdf.

COSTO: € 9,90. Per aiutarci, anche in tempi di crisi, a combattere la pirateria!

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2013 – SERVI DELLA PAROLA

Catechisti Maggio 2013

VIVO LA FEDE

di Anna Teresa Borrelli

Viene il tempo di fare scelte sempre più importanti: nella scuola, in famiglia, al lavoro, per tutta la vita… Con le parole e con le opere siamo chiamati a far conoscere agli altri il messaggio di Gesù. Come luce che illumina siamo invitati a diffondere intorno a noi bontà e amore.scelta

Scegliere, per i ragazzi di oggi, in molte occasioni, è un’esperienza molto lontana dalla loro storia di piccoli. Sembra questa una generazione che non sa compiere scelte di bene coerenti e coraggiose.
Aiutare i ragazzi a leggere la loro esperienza di vita, per imparare a individuare quale strada percorrere, quali valutazioni operare, su che cosa fondare «un sereno discernimento» diventa una sfida sempre nuova per chi è chiamato ad accompagnarli «a diventare grandi», e soprattutto a diventare grandi «insieme».

I ragazzi ripercorrono il cammino fatto, come gruppo, durante l’anno e si preparano a vivere l’estate come un tempo camminoimportante per continuare a seguire il Signore.
In mezzo alla stanza, si collocano due grandi scatole, contenenti, quella rossa, grandi tessere che rappresentano i diversi momenti vissuti dal gruppo. Si tratta di fare memoria dei passi più importanti compiuti insieme. Le tessere siano preparate con le foto dei diversi incontri/momenti o con oggetti, segni che rimandano a quell’evento.
Nella scatola verde si mettono strisce con i nomi dei membri del gruppo, delle persone incontrate, e gli atteggiamenti maturati.

Con un gioco a staffetta i ragazzi estraggono dalla prima scatola una tessera che rappresenta uno degli eventi vissuti e provano ad abbinare ad essa le persone, con le quali l’hanno condiviso, e gli atteggiamenti matupuzzlerati. Si mettono, quindi, una accanto all’altra le diverse tessere, con quanto ad esse collegato e si realizza, così, la strada percorsa.
Il catechista invita i ragazzi a chiedersi che cosa unisce i diversi momenti, perché li hanno vissuti insieme, che cosa/chi li ha spinti a compiere alcune scelte, come possono continuare a sperimentare la gioia di questi momenti. È bene che emerga che seguire Gesù è ascoltare la sua Parola, incontrarlo nei sacramenti, ma anche testimoniare con la vita il suo amore.

I ragazzi si confrontano lampadacon il brano della Lettera di Giacomo (2,14-18).
Il catechista mostra al gruppo altre due tessere che rappresentano una, alcune opere della carità, l’altra, l’immagine di una lampada che pone lungo la strada realizzata nell’attività precedente.
Egli orienta in questa direzione: aiuta i ragazzi a comprendere cosa sia la fede: un dono che deve essere riconosciuto, accolto, vissuto pienamente; una fede che non possiamo solo professare, ma che si realizza compiendo scelte di bene, per la nostra vita e per quella dei fratelli e delle sorelle.
Giacomo ci parla delle opere, dei frutti di bene che ciascun cristiano è chiamato a «portare» e di come questi frutti siano il segno visibile della presenza viva di Gesù in noi.
Gesù ci invita ad essere luce nel mondo e ad avere il coraggio di esserlo per testimoniare il suo amore e la sua bontà.

Il gruppo è invitato, ora, a conoscere l’esperienza molto significativa di una persona chbambinie ha scelto di donare la sua vita per il bene degli altri, di impegnarsi, anche in terre lontane, per portare l’aiuto concreto, fatto di cibo, di medicine, di vaccinazioni a favore di bambini, poveri e ammalati della foresta equatoriale del Congo (Africa), onde evitare l’estinzione delle popolazioni dei pigmei e dei bantu e comunicare, così, Gesù, con la vita. Si può vedere insieme il video, al seguente link http://www.gloria.tv/?media=173187 che mostra, appunto, «le opere di bene» che realizza Rino Martinez, cantautore e messaggero di pace, aiutato da medici e infermieri.
Una figura significativa che testimonia la bellezza della fede vissuta accanto ai più diseredati.
Al termine della visione il catechista invita i ragazzi a rappresentare, su una grande tessera, cosa li ha colpiti di più dell’impegno di questo testimone credibile della fede.

Il gruppo, a questo punto, si ritrova in chiesa per un momento di preghiera che aiuta i ragazzi a ringraziare il Signore per il dono della fede.donare
Si proclamazione questa Parola: Gc 2, 14-18.
In risposta alla Parola, ogni ragazzo riceve una tessera sulla quale è invitato a scrivere la sua opera di bontà, il frutto di bene che rende concreta e viva la sua fede.

E per finire il gruppo si impegna a individuare un progetto di solidarietà grazie al quale i ragazzi possano sentirsi protagonisti e testimoni della loro fede. Il tempo estivo diventa un tempo dedicato a portare frutti di bene verso chi ha bisogno di un sorriso e di un gesto di carità.
Segno: si consegna un panino da portare a casa e da condividere con i propri familiari.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali

Per info, abbonamenti e novità:

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Liturgia di domenica 21/04/2013 – IV Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Io sono il buon Pastore
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me»

Il Buon Pastore

Gv 10, 27-30

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: far entrare i ragazzi nella dinamica dell’amore di Dio! La metafora del buon Pastore non ha altro senso.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Quando Gesù diceva di essere come il buon Pastore, tutti i suoi diretti ascoltatori sapevano di cosa parlava. Tutti avevano molto chiaro quanto fossero preziose le pecore, o il bestiame in genere. Tutti sapevano quanto fossero vulnerabili, fragili, deboli indifese da eventuali attacchi di altre bestie. Ma tutti sapevano anche quanto sacrificio c’era nella vita di un pastore, quanta non vita c’era in quel vivere spesso soli e lontani. 
    • E poi, in chi ascoltava era fortissimo, in quelle parole di Gesù, il richiamo ai profeti che tante volte nella storia d’Israele, in momenti di grande difficoltà e disperazione avevano detto che Dio, come un pastore avrebbe guidato il suo gregge-popolo. Avrebbe preso in braccio gli agnellini, avrebbe camminato accanto alle pecore gravide e madri… Insomma in quel pastore, chi ascoltava non faceva altro che vedere un Dio farsi vicino. Di quel pastore annunciato dai profeti ora, Israele stava vedendo un volto e ascoltando direttamente la voce.
    • Ma oggi per i nostri ragazzi cosa significa Pastore? E quanta distanza esiste o potrebbe esistere rispetto a chi non vorrebbe mai e poi mai essere come una pecora nel gregge? Pensate oggi a cosa significhi di fatto essere paragonati a una pecora. Cosa potrebbe significare rispetto ad accuse mosse alla religione di voler impedire alla gente di pensare, ragionare, dimostrare… cosa può volere dire il rapporto pecora-pastore, di fronte ad accuse di “oppio dei popoli”…
    • L’immagine proposta allora vi potrebbe aiutare ad andare oltre, entrando nel senso di quella metafora del pastore buono, e vi permette di focalizzare due aspetti:
      1. rispetto alla foto che ritrae dei fiori e uno in particolare: la fragilità dell’essere creature
      2. rispetto alla frase: la totalità e concretezza dell’amore di Dio.
    • Rispetto alla foto: i fiori dicono la fragilità, la vulnerabilità, la singolarità di ognuno. Come il fiore così ogni uomo può essere  aiutato a crescere, accompagnato, protetto, custodito. Ma come il fiore basta poco per essere schiacciato, sbattuto dai mille venti di tempesta. Il fiore rende bello il mondo, ma il mondo può distruggere la bellezza del fiore… stessa cosa si può dire per l’uomo.
    • Rispetto alla frase: forse oggi Gesù ai nostri giovani parlerebbe così. Gli direbbe in modo diretto: “Ti amo”. Ma non come questo mondo ti fa vedere. “Io per te sono pronto a dare tutto. Non ti voglio perfetto. Non devi avere un fisico da urlo, né voti necessariamente eccellenti. Non ti amo perché sei perfetto… tu sei speciale, proprio perché io ti amo, senza un perché  Ti amo… STOP! Il resto non mi interessa”.
    • Fondamentale è far emergere due importantissimi passaggi che la frase mette in luce: “ti conosco” e “perché tu viva”
    • Poche volte aiutiamo i nostri ragazzi a sentirsi nel cuore di Dio, a sapersi amati e conosciuti da lui fin nelle profondità del cuore. Dio ama non perché ignora, ma perché conosce e sa che solo il suo amore può salvare.
    • Ma cosa significa salvezza? Dire salvezza è dire presente o dire paradiso? Molti di noi, dobbiamo ammetterlo, pensiamo al futuro, alla vita eterna, a quel premio che ci sarà dato. E forse per questo il Vangelo diventa così lontano dalla vita dei nostri ragazzi. Dire salvezza è dire una vita piena già qui e ora, una vita autentica e degna di essere vissuta, una vita che ha un suo senso ed è capace di essere significativa rispetto agli altri e rispetto al futuro del mondo.
    • L’immagine, cari catechisti, sia uno strumento per entrare nella concretezza dell’amore che ieri Gesù diceva con l’immagine del Pastore buono e oggi direbbe certamente con un linguaggio più attuale e per questo altrettanto provocatorio.
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera, in modo spontaneo
    Insieme: Signore Gesù, nel segreto del cuore o tramite le persone che incontriamo tu ci parli. Negli avvenimenti quotidiani, anche sgradevoli e difficili, parli a ognuno di noi e attendi una risposta. Donaci di accogliere con gioia quello che ci proponi. Amen [R. Laurita]
    Abbiate come riferimento per la preghiera, anche la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

 

Se hai la rivista Catechisti Parrocchiali n.4, Aprile 2013 prova a vedere anche questi suggerimenti:

  • pag. 6 – 09: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per riscoprire la Chiesa come Famiglia in cui mettersi in gioco con i propri doni. 
  • pag. 11 – 12: attività per sottolineare e valorizzare il simbolo dell’olio dell’unzione (LEGGI L’ARTICOLO)Catechisti Aprile 2013
  • pag.14 – 15: 3 parole da evidenziare: cuore, sequela e gioia
  • pag. 20 – 21: scheda per realizzare con i più piccoli, un “orologio della preghiera”, per insegnare a concludere la giornata con Gesù
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi per ogni domenica del calendario liturgico
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari, le novità e leggere alcuni  articolo vai sul minisito Paoline 

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Liturgia di domenica 14/04/2013 – III Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete»

Forma breve Gv 21,1-14

 In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

rete-da-pescaQuando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

E anche questa volta carissimo/a catechista sostituisco l’immagine con una serie di immagini e musica. Ti propongo di usare questo video clip per entrare nella vicenda umana e divina di Gesù di Nazareth, uomo, dirà Pietro negli Atti, accreditato da Dio presso di noi, uomo cioè dalle cui parole e gesti abbiamo potuto contemplare il cuore stesso di Dio.

VIDEO-CLIP: Gesù il Signore di P. D’argenio

OBIETTIVO: il video, questa settimana, ci permette di comprendere la Pasqua come un evento strettamente connesso con tutto ciò che Gesù ha detto e operato, lungo le vie della Galilea, della Giudea e delle terre pagane che ha attraversato.

  1. Visualizzate con i ragazzi il videoclip:
    • E’ importante dare in mano ai ragazzi il testo del canto, così da poter fare una lettura a più livelli.
    • Si potrebbe per esempio, proiettare prima il video muto e far fare ai ragazzi un primo feedback sulle immagini che ritornano con più frequenza, su quelle che a loro sono piaciute di più o che sembrano più forti e comunicative.
    • Si potrebbe poi ascoltare solo la traccia audio e dialogare con i ragazzi sui passaggi chiave, trasformandoli in domande aperte attraverso cui provocarli:
      1. Conoscete l’opera di Dio? Cosa lui ha fatto e cosa sta continuando a fare oggi?
      2. Come ci ha salvato?
      3. Chi ha risuscitato Gesù? Ha fatto tutto da solo? – qui il canto dà voce a uno dei passaggi-chiave dell’evento della Risurrezione: Dio Padre ha risuscitato il Figlio. Gesù non ha fatto tutto da solo… non è stato superman! E anche in questo passaggio scontato è utile far emergere come la relazione vera tra Gesù e il Padre si trasforma sempre in vita e dona salvezza.
      4. Cosa è successo sulla Croce?
      5. Qual è stato lo stile di vita di Gesù?
    • Tutti questi passaggi, li potrete poi far risuonare e commentare anche dopo aver visto in modo completo il video (immagini e musica).
    • Vi suggerirei di spendere del tempo e di insegnare questo canto ai ragazzi, perchè credo che sia un canto che, più di tanti altri, riesca a fare sintesi del mistero Pasquale e del Vangelo stesso.
    • Potrebbe essere imparato bene e proposto come inno per un momento di evangelizzazione. Le parole sono ben dosate e aiutano i ragazzi, e non solo loro, a entrare nel vivo del messaggio di Gesù Cristo, ma anche nello stile di vita e di annuncio che un cristiano dovrebbe acquisire.
    • Affiancate al video, brani di Vangelo: i miracoli, gli incontri di Gesù, la preghiera, la lavanda dei piedi, la morte e risurrezione.
  2. Leggete poi insieme il Vangelo della Domenica
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera
    Abbiate come riferimento per la preghiera, la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura del video clip 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.4, Aprile 2013:

  • pag. 6 – 09: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per riscoprire la Chiesa come Famiglia in cui mettersi in gioco con i propri doni. 
  • pag. 11 – 12: attività per sottolineare e valorizzare il simbolo dell’olio dell’unzione (LEGGI L’ARTICOLO)Catechisti Aprile 2013
  • pag.14 – 15: 3 parole da evidenziare: cuore, sequela e gioia
  • pag. 20 – 21: scheda per realizzare con i più piccoli, un “orologio della preghiera”, per insegnare a concludere la giornata con Gesù
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi per ogni domenica del calendario liturgico
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

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