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VEDERE, ESPLORARE, CAPIRE…E non basta ancora! – Itinerari musicali di catechesi/6_La Scienza

SCIENZAQualche premessa: 

INTRO:
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Scienza e fede… ma possiamo metterle insieme? Binari paralleli, prospettive differenti, visioni del mondo opposte e chi vuole aggiungere faccia pure. Ci hanno abituati a guardare il mondo, mettendo in opposizione scienza/ragione e fede, eppure paradossalmente la scienza la ritroviamo fra i sette doni che lo Spirito dà o è disposto a dare a ogni persona. Dono per comprendere, capire, esplorare la realtà e le situazioni interne ed esterne a noi, per conoscere,interpretare, discernere ed elaborare una risposta personale e consapevole. Questo, i nostri ragazzi lo sanno? Immaginano che lo Spirito è pronto a donare loro qualcosa che li aiuti a comprendere il mondo e a diventare capaci di viverlo e non di subirlo? E anche di cambiarlo? Questa è la sfida che vogliamo affrontare,per imparare a guardare, accogliere nella verità, lodare per ciò che abbiamo e siamo! 

scienzaGUARDARE, COMPRENDERE, LODARE

Scrutiamo la realtà con gli occhi di Jovanotti; esercitiamo la vista, per capire meglio, con Cristina Damonte; lodiamo con Branduardi: ecco in sintesi il nostro percorso. Di fronte al binomio scienza e fede, che cosa dicono? Se lo Spirito ci dona la scienza, diventiamo tutti scienziati o c’è altro in gioco? A cosa serve questo dono? Il punto forte della scienza e del suo metodo è l’osservazione: si osserva ciò che accade (il fenomeno) per capirne le leggi ed elaborare ipotesi, dimostrazioni ed eventuali scoperte. Di fatto, come prima sfida, anche «la scienza di Dio» ci chiede di vivere guardando e osservando ciò che ci circonda, con trasparenza e verità. La ricerca, la voglia e lo sforzo di capire e di vedere è quanto l’essere umano e, quindi, ogni ragazzo, con le proprie energie, è chiamato ad attivare in prima persona. La scienza, dono capace di farci crescere nella sapienza, ci chiede di metterci in gioco in prima persona, con intelligenza e sana curiosità. E questo è qualcosa che, con coraggio e pazienza, dobbiamo insegnare a vivere ai ragazzi! È uno dei livelli fondamentali della loro crescita umana prima che cristiana. Guardare, conoscere, comprendere, però, non vuol dire risolvere, non significa avere risposte giuste. Spesso aprire gli occhi per guardare, innesca come diretta conseguenza il desiderio di continuare a cercare. Quando una coscienza si sveglia, ha bisogno, poi, di capire e di trovare risposte. Ma dove? E come?
VEDERE CON IL CUORE E LA MENTE  scienza tra le mani
Comprendere, alla luce del Vangelo, non è solo giocare tra cause ed effetti, ma voler capire e dare risposte di vita, di luce, di audacia e libertà. E allora: «Signore fa’ che io veda…» canta Cristina Damonte,e noi aggiungiamo: vedere con il cuore, provando sentimenti reali, reazioni, passione, emozioni; vedere con la mente in modo realistico e non bigotto, cercando reali motivazioni e spiegazioni a ciò che accade sotto i nostri occhi; vedere con tutta la nostra volontà, con tutte le nostre energie, «per diventare figlio della luce che non conosce tramonto, che è capace di attendere una nuova alba e scoprire la bellezza della fedeltà di Dio, in questa realtà concreta»Vedere, conoscere e credere nel bene, in se stessi e in Dio diventa un circolo positivo che ha, alla base, una realistica visione del mondo e della vitaCon Branduardi e il suo Il cantico delle creature: facciamo un salto in avanti per far scoprire ai nostri ragazzi che solamente uno sguardo consapevole, retto, intelligente ci può aprire al pieno riconoscimento di Dio e alla lode!
RINGRAZIARE ringraziare
Guardare il mondo significa misurarsi con una realtà che ci supera e di cui noi non possiamo essere, in alcun modo, la misura. Francesco di Assisi, per esempio, osserva e loda e, in lui, la scienza è alla base del più straordinario tra i cantici. Guardare, scrutare, conoscere, comprendere e lodare: sono questi i diversi passi che il dono della scienza può insegnarci a compiere.

 [Continua…]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

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L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2013 – “… la remissione dei peccati”

Dossier Marzo 2013

IL SIGNORE VINCE IL MALE

di Veronica Bernasconi

In un angolo della sala si colloca la Bibbia aperta e uno specchio. In un cestino si preparano etichette adesive su cui si scrivono peccati, mancanze, o difetti che caratterizzano i ragazzi. Si comincia l’incontro di preghiera con un canto di ingresso.

Il catechista a qbibbiauesto punto spiega il senso dell’incontro e lo può introdurre nel seguente modo: siamo riuniti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Ringraziamo insieme la Trinità perché ci ha chiamati alla vita e alla felicità. In questa preghiera desideriamo accogliere la bontà di Dio che vince il male, presente in noi, e ci rende nuovi e liberi con il dono del suo amore. Così è avvenuto nell’incontro di Gesù con Zaccheo. Costui, capo dei pubblicani, si sentiva ed era ritenuto un peccatore. Ma stupirà tutti quando, lasciandosi raggiungere dall’amore di Gesù, dà una svolta alla sua vita, operando in modo nuovo, nella linea della giustizia e della condivisione.

IN ASCOLTO DELLA PAROLA: Si procede con la lettura tratta dal Vangelo di Luca (19,1-10).

Dopo la lettura del vangelo si propone un canto di quaresima, che faccia riflettere sulla possibilità di viversi il momento come un tempo di grazia.etichette

Il catechista prosegue l’incontro facendo riflettere i ragazzi attraverso la spiegazione del gesto che andrà ad eseguire: Spesso con i nostri comportamenti, pensieri e sentimenti, diamo un’immagine distorta di noi stessi e ci creiamo tante «etichette» che ci portiamo addosso.

Il catechista, mentre parla, gira tra i ragazzi e attacca loro addosso gli adesivi, e poi prosegue: Altre volte sono gli altri che ci attaccano addosso giudizi e colpe che ci feriscono e che non riusciamo a scollarci. Tutti questi «marchi» nascondono la verità della nostra persona, tanto che ci vediamo e ci sentiamo brutti e incapaci.

specchioIl catechista mostra ai ragazzi che la loro persona con gli adesivi addosso risulta goffa, e può continuare il suo discorso dicendo: c’è qualcuno che ci dona gratis il suo amore: Dio. A lui non importa quello che gli altri pensano di noi, non ci etichetta per i nostri sbagli; per lui ciascuno di noi è speciale perché siamo «suoi figli amati».

A questo punto stacca gli adesivi e fa vedere la loro nuova immagine, riflessa nello specchio.

Prima di concludere l’incontro si può eseguire un canto e il catechista invita i ragazzi a riflettere sul senso del momento di preghiera vissuto: Dall’errore è possibile risollevarsi. Se ci lasciamo penetrare dallo sguardo d’amore di Dio, siamo liberati dal male e orientati al bene.

Si può conclude l’incontro con questa preghiera, letta alternativamente da un solista e da una risposta corale:
Quando sono attirato da mille seduzioni, dal desiderio di apparire diverso da ciò che sono…
T. Dammi, Signore, un cuore puro.
Quando sono tentato di lasciarmi trascinare dal gruppo o dalla paursuonarea di non risultare gradito…
T. Dammi, Signore, un cuore forte e saldo.
Quando sono insidiato dal mio benessere individuale, dall’egoismo che mi fa pensare solo a me stesso…
T. Donami, Signore, un cuore grande e generoso.
Liberami, Signore, dall’invidia e dall’ipocrisia, dal rancore, dalla vendetta e dalle cattive intenzioni, da ogni comportamento prepotente e violento.
T. Tu, che sei luce e trasparenza, fa’ che il mio cuore sia come una sorgente di acqua pura nella quale si riflette il tuo cielo.

Si conclude con un canto finale.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2013 – UNA PASQUA DI AMORE

Catechisti Marzo 2013

RITMI DI VITA

di Marco Sanavio

Il suo nome scientifico è Phreatichthys andruzzii, ma è più noto come pesce delle caverne e vive in Somalia. Che cosa ha di strano?
Il ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico che regola il ritmo sonno-veglia di questo essere viritmo circadianovente, è di circa quarantasette ore. Questo pesce, vivendo in caverne dove non filtra la luce, ha un ritmo che non dipende né dalla luminosità dell’ambiente circostante né dalla sua temperatura.
Un ritmo lento, certo, ma inscritto nel DNA; ogni ritmo è impresso così profondamente in ogni essere vivente, da diventare sua condizione fondamentale di vita. Se non si alternano veglia e riposo si muore.
Anche nel percorso di fede il ritmo assume un significato pregnante: è al fondamento della creazione che non avviene simultaneamente, ma è ritmata dai giorni della settimana, come pure si intreccia con la risurrezione di Gesù, primizia della nuova creazione, con la nascita di un nuovo giorno, quasi a sottolineare la discontinuità con il ritmo precedente.

Pasqua è nuova vita, ma è anche ritmo. La consegna del Risorto, infatti, è il ritmo con cui torna a incontrare i suoi ogni otto giorni. Un ritmo inedito che i discepoli scoprono incontro dopo incontro e che dà origine a un nuovo giorno che prima non esisteva e che si chiamerà, psonno-vegliaer l’appunto, dies dominica, il giorno del Signore. Il ritmo della Pasqua diventa il ritmo dei cristiani: l’incontro domenicale si propone come «culmine» della vita che è già trascorsa e «fonte» di quella che deve ancora aprirsi di fronte a noi.

Per comunicare l’importanza del ritmo anche nell’esperienza di fede, potremmo proporre ai nostri ragazzi qualche attività che parte proprio dai tempi di base della vita.
Una proposta molto semplice parte dal respiro. Si tratta di un esercizio che aiuta a diventare consapevoli della propria respirazione, a distendersi e a comprendere l’importanza del ritmo. Per realizzare questa attività abbiamo bisogno di una stanza molto tranquilla, isolata da rumori molesti e sufficientemente accogliente.

I ragazzi si stendono sul pavimento in posizione supina, a occhi chiusi e, per qualche istante, liberano layoga-bimbi mente non pensando a nulla di particolare. Portiamo, quindi, la loro attenzione sul respiro, cercando di indurre in loro una respirazione diaframmatica: per fare questo suggeriamo che, durante l’inspirazione, «sgonfino» la pancia e, nella fase di espirazione, la «gonfino». Chiediamo, poi, che si concentrino sul ritmo del respiro e non più sulla tecnica, cercando di rendere la respirazione isocrona, ovvero che i tempi di inspirazione ed espirazione diventino uguali.
Per aiutare i ragazzi in questa operazione possiamo contare alternativamente «uno, due, uno, due», rallentando progressivamente il ritmo.
A questo punto per rendere più piacevole l’esperienza aiutiamo i ragazzi a rilassarsi ulteriormente chiedendo loro di immaginare che il corpo diventi pesante e, magari, facendo loro immaginare che una fiammella (che non brucia!) percorra il loro corpo, rilassando i vari arti e i diversi organi. Possiamo, infine, chiedere ai ragazzi: come vi siete sentiti? Che sensazioni avete provato? Cercheremo di sottolineare le reazioni positive dovute al rilassamento e al controllo del ritmo respiratorio.

Di seguito, suggeriamo una serie di attività che potete proporre ai ragazzi per rilevare come i ritmi della generazione dell’«elettronica» siano estremamente musica cantoaccelerati e come possano influire sulla qualità complessiva della vita.
1. Il tempometro. Predisponiamo per ciascun ragazzo un foglio con una griglia a due colonne e venti righe. Nella colonna di sinistra (più piccola) ognuno di loro dovrà indicare gli orari precisi e nella colonna di destra le corrispondenti attività che ha svolto a partire dal pranzo della giornata precedente fino al momento in cui si è coricato.
In questo modo otterremo una lista delle attività di ogni giorno che ci darà modo di fare qualche considerazione su ritmi e tempi che i ragazzi sperimentano quotidianamente.
2. I ritmi della tv. Registriamo alcuni spot pubblicitari che passano in tv oppure visualizziamoli su YouTube e analizziamo insieme con i ragazzi la loro durata complessiva, i tempi di ciascuna inquadratura, la presenza o meno di una colonna sonora, la durata degli slogan che sono proposti. È una buona occasione per lavorare sui ritmi e sull’accelerazione a cui la tv e i moderni media ci hanno abituati.spartito
3. C’è musica e musica. Fate ascoltare ai ragazzi una canzone che, a quell’età può piacere, una hit del momento che vi è stata consigliata e garantita come un brano che funziona. Ogni tanto chiedete se sia il caso di interrompere. Fate suonare, poi, un brano di musica classica, possibilmente qualcosa di molto lento. Chiedete anche qui ai ragazzi se sia il caso di interrompere durante l’esecuzione.
A questo punto potete avviare il confronto sul perché il ritmo più veloce li abbia coinvolti maggiormente di quello lento. Potete anche chiedere se la Messa, a loro parere, assomiglia di più al brano ritmato o a quello lento e quali siano, a loro parere, i momenti più noiosi. Questa ultima domanda apre anche a un interessante lavoro che si può fare sulla partecipazione dei ragazzi alle liturgie domenicali, ma anche sul modo di celebrare, che si può migliorare con una maggiore attenzione e cura del ritmo.

La conclusione che potete riservare giorno e la nottea queste attività è una sintesi, da realizzare con l’apporto di tutti i ragazzi del vostro gruppo, sul ritmo dei cristiani. Come è fondamentale il ritmo del respiro e l’alternanza del giorno e della notte è altrettanto fondamentale il ritmo domenicale: è un richiamo vitale che supporta la vita di fede. Non è, però, una conclusione intellettuale che noi forziamo nei confronti dei ragazzi, ma una proposta del Cristo risorto a cui si può aderire o meno. Qui si toccano le dimensioni della scelta e della motivazione che non possono essere forzate in alcun modo, ma vanno accompagnate, sorrette e rinforzate. Rispettando, anche qui, il ritmo di chi abbiamo di fronte.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Marzo di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2013 – “… la remissione dei peccati”

Dossier Marzo 2013

LA RICONCILIAZIONE SUL WEB

di Alessia Cambi

Il tema della «remissione dei peccati», a volte, sembra scontato nell’ambito catechistico e di fede, invece, come sacramento della riconciliazione dovrebbe riacquistlava animaare un posto centrale. «Confessarsi» non è facile, perché ci si sente feriti nel proprio orgoglio per dover dire ad altri i peccati personali. E ancora meno è facile perdonare a se stessi e agli altri. È arduo perché tendiamo ad essere severi e a pretendere molto da noi stessi.
Ma, dove non arriviamo noi, arriva il Signore che, con la forza del suo amore, può guarire le nostre ferite e condurci a vivere nella libertà dei «figli di Dio».
Una fonte da cui attingere per approfondire tale complessa tematica è il Catechismo della Chiesa Cattolica, su http://www.vatican.va/archive/-catechism_it/p123a10_it.htm.

Il brainstorming è un’attività interessante da attuare con i ragazzi. Si possono cercarestretta-mano le parole legate a questo tema, dai sinonimi, ai significati, ai sentimenti; attività che può realizzarsi anche attraverso i motori di ricerca. Una volta identificati i termini, si approfondisce il loro significato sul «vocabolario virtuale»: http://it.-wikipedia.org/wiki/Perdono. Basterà inserire nello spazio di ricerca la parola da trovare.

Una variante potrebbe essere quella di cercare le tematiche attraverso le immagini e abbinarle con le parole identificate. Con il materiale raccolto si può realizzare, poi, una presentazione da proiettare ai ragazzi, che si rivela utile per spiegare o per riassumere.
uomo_che_pregaGiovani e riconciliazione è una pagina stimolante e ricca di contenuti, che ha il profilo anche su Facebook: http://www.giovaniericonciliazione.it.
Interessante è la ricerca realizzata per capire cosa pensano i giovani della riconciliazione http://www.viedellospirito.it. Un’attività piacevole da realizzare è far scrivere ai ragazzi alcune poesie sul perdono per ricollegarsi, poi, all’atto di dolore.

Per approfondire il tema del perdono suggeriamo questa pagina: http://www.paoline.it. E per una testimonianza sul sacramento della confessione, e per suscitare interesse visitate questo sito: http://www.catholic.co.

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Avviso!

Cari blogger,

per motivi logistici la rubrica

LITURGIA, IMMAGINI E PREGHIERE

riprenderà LUNEDì 11 FEBBRAIO ALLE 18:00

per prepararci alla I DOMENICA DI QUARESIMA!

Ogni SABATO ALLE 10:00  

continuerà regolarmente la pubblicazione della rubrica

BUONADOMENICA!

CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

QUARESIMA TRA SIMBOLI E MEMI

di Marco Sanavio

Il cammino quaresimale porta connaturata in sé una forte dimensione simbolica. Le tre opere di penitenza quaresimale, desertodigiuno, preghiera e carità, sono, naturalmente, «nuclei generatori di simboli» e ben si prestano a strutturare un percorso che non sia sostenuto solo da elementi alfabetico verbali.

IL SIMBOLO: il termine deriva dal greco sym-ballo, metto insieme.
Anticamente indicava una tavoletta di terracotta che era divisa in due come segno di un accordo avvenuto: il perfetto combaciare delle due metà identificava gli individui che avevano siglato il patto e ne confermava la validità. Symbolon era anche il medaglione spezzato e dato, per metà, a due fratelli separati da piccoli, così da potersi riconoscere e ricongiungere una volta cresciuti. Symbolon è qualcosa che unisce, che insiemetiene insieme, è il contrario di diàbolos, colui che divide. Il simbolo identifica, senza bisogno di parole, un significato ricco di sfumature, un gruppo, un’appartenenza.
Utilizzato in catechesi, il simbolo può avere queste grandi proprietà:
• parla al cuore;
• può essere via alla «guarigione» interiore;
• crea spazi di libertà;
• favorisce l’unione delle persone;
• apre allo spirituale.
Pensiamo semplicemente alla ricchezza del linguaggio simbolico nella liturgia, a quanto sia importante saper cogliere i significati dei gesti, dei colori, degli oggetti e della musica.
Oppure prendiamo in considerazione la Scrittura nel suo insieme, considerando come ci vengano proposti accostamenti, similitudini, racconti e parabole che attingono a piene mani al linguaggio simbolico.

IL MEME: il termine è di recente creazione. Nel libro Il gene egoista dell’etologo Richard Dawkins, pubblicato nel 1976, si fa riferimento ai geni quali componenti fondamentali dell’evoluzione degli esseri viventi e, parallelamente, ai «memi», come ad elementi base dell’evoluzione unioneculturale dell’umanità.
I memi potenzialmente sono le unità di conoscenza che possono essere trasmesse ad altri.
Ad esempio una canzone può essere un meme, una religione, un film, ma anche un paio di pantaloni.
I memi sono unità che evolvono, che crescono insieme con l’evoluzione dei costumi, delle coscienze e della consapevolezza che una società ha di se stessa.
Negli anni ’60 e ’70 la musica rock era considerata lontana dal mondo ecclesiale, se non addirittura pericolosa e dannosa.
Il 27 settembre 1997 ci fu un evento simbolico che riconciliò, almeno in parte, il rock con la Chiesa cattolica: Bob Dylan cantò, a conclusione del Congresso unione2eucaristico di Bologna, davanti a papa Giovanni Paolo II. I memi costituiti dalla musica rock si erano evoluti, non avevano più un senso di contrasto verso la società e la Chiesa, ma anche i memi appartenenti al mondo ecclesiale erano cambiati e avevano dato vita a un evento considerato impensabile anche solo vent’anni prima.

QUARANTA GIORNI DI SIMBOLI… Torniamo alla Quaresima e alla possibilità di consegnare simboli e memi ai ragazzi che abbiamo di fronte. Teniamo presente che la comunicazione elettronica, così connaturale ai giovani che abbiamo di fronte, è costituita soprattutto da simboli: musica, foto, immagini, icone. È da qui che possiamo partire per intercettare la loro immaginazione. Possiamo, innanzi tutto, isolare alcuni elementi carichi di valore simbolico che ci riportano alla Quaresima come, ad esempio, l’esperienza del deserto, il numero 40 e i suoi molteplici riferimenti biblici, il desertodigiuno e le sue motivazioni, la carità come strada importante da percorrere come comunità cristiana.
Se il catechista o i suoi collaboratori hanno un po’ di dimestichezza con internet potrebbe essere opportuno iniziare un gruppo su Facebook e su questa pagina condividere il cammino con i ragazzi. L’idea che si tratti di un percorso individuale e comunitario e che strumento della comunità dei più giovani sia anche la rete può essere un dimensione da non trascurare.
Un’altra idea può essere quella di consegnare ai ragazzi un simbolo che richiama il battesimo per ciascuna settimquaresimaana: l’acqua, la candela accesa, la veste nuova, l’olio, il tocco di orecchie e bocca. Su ciascuno di questi simboli è anche possibile scaricare interessanti video da Youtube.

… E MEMI
I memi, in internet, sono anche video, immagini e contributi multimediali che hanno grande diffusione per la loro originalità, simpatia o carica innovativa.
Se avete confidenza con la rete, potreste stimolare la fantasia dei ragazzi per inventare qualcosa di originale da pubblicare sui social media.
Invitarli a proporre un contributo originale, magari a realizzare un video per altri coetanei, oppure messaggi «virali» – ovvero che si diffondono rapidamente per la loro originalità – può essere una buona strada per entrare ancora più profondamente nei significati e nei simboli della Quaresima.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2013 – “… la comunione dei santi”

Dossier Feb13

SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA

di Cecilia Salizzoni

«Oggi le categorie culturali e i linguaggi con cui si esprime la comunità cristiana sono incomprensibili per le nuove generazioni e irrilevanti per le generazioni adulte. Parole e concetti – come quelli di salvezza, peccato, redenzione… – sono completamente estranee a persone che sono cresciute in un clima culturale in cui tali idee sono sparite e sono diventate estranee al modo comune di pensare la vita e di esprimerla». football
Lo diceva Paola Bignardi, parlando della Fede alla prova del tempo, a Trento nel settembre scorso, ed è l’esperienza quotidiana dei catechisti.
Vogliamo verificare con «comunione dei santi»?
Per mettere a fuoco tale realtà, proveremo a puntare sul primo livello di significato: la comunione e la santità a cui sono chiamati coloro che si dicono cristiani, qui sulla terra. Una comunione che ha il proprio modello nella famiglia; la famiglia in cui ci si vuole bene, con un amore che non è esclusivo, ma aperto al mondo circostante.
Si accorge del bisogno di chi le passa accanto e copre la mancanza con il suo amore; mette in comune ciò che ha, fa posto all’altro; in questo modo si accresce ed espande, crea felicità.

the-blind-sideIl film The Blind Side, che ci viene in aiuto, appartiene al genere «storia vera di ragazzo afro-americano che trova riscatto».
L’ambito in cui il protagonista (adolescente di colore di stazza imponente), nato a Memphis, Tennesse, nel 1986, da madre tossicodipendente) troverà la sua realizzazione è quello sportivo. In questo, il film, per quanto ispirato a un personaggio reale – Michael Oher, oggi professionista di football – non fa che ricalcare uno stereotipo abusato dal cinema.

Il racconto filmico è semplice, giocato sui carattthe blind side2eri dei personaggi e sull’analogia tra famiglia e squadra di football. Proprio questa analogia, che nella vita reale ha fatto la fortuna del protagonista, deve essere maneggiata con cura, perché si presta a fraintendimenti e a giustificare l’uso indiscriminato della violenza per la difesa di chi si ama (non a caso la squadra del liceo cristiano si chiama «Crusaders», crociati).

A noi interessa spostare l’analogia dalla famiglia alla comunione dei santi. Al fatto che Dio chiama ogni persona a diventare «figlio», facendosi suo imitatore nella misericordia, giustizia, verità, e diventando «fratello» degli altri esseri umani. E la santità, a cui ciascuno è chiamato, è una partita che si gioca nella libertà.

famigliaPer questo è opportuno analizzare il film e ragionare su:
• i caratteri dei singoli personaggi, le loro relazioni e reazioni all’arrivo di Michael;
• il «fare posto in casa»: cosa richiede e comporta;
• il carattere forte della madre, ma anche la sua attenzione all’identità del ragazzo;
• il tema della libertà che il film sottolinea fin dalla prima scena;
• il «lato cieco» nella vita di ognuno e la relazione con la santità;
• la scritta sul portale della scuola «Grazie agli uomini, questo è possibile. Grazie a Dio, tutto è possibile»;
• il «Giorno del ringraziamento», come metafora della trasformazione che Michael porta alla famiglia Tuohy e come metafora eucaristica della comunione dei santi;
• la relazione tra santità e felicità.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

LA CROCE DELL’AMORE

di Fabrizio Carletti

croceLa croce è il simbolo che già nei primi secoli la Chiesa ha usato come emblema della fede cristiana. La croce, da punizione infamante riservata agli schiavi, è diventata rappresentazione del mistero di Cristo (incarnazione, passione, risurrezione e ritorno) e, quindi, del mistero centrale della fede cristiana.
Sulla croce Cristo si è innalzato, e tramite essa ha innalzato ogni persona, attirandola a lui.
Essa è simbolo dell’amore totale di Gesù per noi che eleva l’uomo, lo esalta. Incamminarsi lungo il percorso quaresimale è accostarsi alla croce.
Del resto la risurrezione ndesertoon è superamento della stessa, ma suo compimento.
La Quaresima è un percorso di conversione e di fede, per cui abbiamo pensato a un oggetto dinamico che assumerà forme diverse, di domenica in domenica, fino alla Settimana Santa.


L’atti
vità di questo mese è basata su blocquaresimachetti di polistirolo da collegare tra loro, mediante stuzzicadenti, a mo’ di costruzioni Lego. Rispetto a queste costruzioni, la realizzazione di blocchetti «fai da te» ci permetterà di risparmiare molto a livello economico e di ottenere un oggetto interessante e molto personale.

Materiale:
un foglio di polistirolo di almeno 3 cm di spessore, stuzzicadenti, colori a tempera, coltello o taglierina, pennelli.

Al lavoro:
• Tagliare il foglio di polistirolo, ottenendo 12 blocchetti 4×3 cm.
• Dipingere 6 blocchetti di marrone e 6 di verde.
• Dividere in due gli stuzzicadenti e inserirli sui lati che devono combaciare.
• Realizzare le composizioni tenendo presente le immagini qui riportate, che sono collegate al Vangelo delle domeniche.

Il sabato sera o la domenica i fanciulli assieme ai loro genitori sono invitati a realizzare con i blocchetti la costruzione corrispondente che si colloca, poi, vicino alla Bibbia.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze le diverse “costruzioni” durante la Quaresima.

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Testimoni ieri e oggi_ “Se mi convertissi sarei libera, preferisco morire cristiana” – Asia Bibi

Asia Bibi

Anche noi di “cantalavita” ci uniamo all’appello internazionale per la liberazione di Asia Noreen Bibi, una quarantasettenne pakistana incarcerata dal giugno del 2009 e condannata a morte perché cristiana in un paese a maggioranza mussulmana.

La sua è la storia di una donna semplice, una contadina e madre di 5 figli, di cui uno disabile. La ragione giustificante l’incarcerazione ha origine da un’accusa di blasfemia contro il profeta Maometto, in virtù di una “legge sulla blasfemia” che condiziona ogni cittadino e in particolare la minoranza cristiana. Anche Benedetto XVI si è associato all’appello della comunità internazionale per la liberazione di Asia e, nel sottolineare la difficile situazione di molti cristiani nel mondo, ha spiegato che letteralmente Pakistan significa “terra dei puri” e che non è sempre stata una terra ostile ai cristiani. E citando un importante discorso del 1947, fatto da Ali Jinnah, il principale tra i fondatori del Pakistan, uno dei beni primari del popolo pakistano doveva essere la libertà di culto:

«Voi siete liberi; siete liberi di frequentare i vostri templi, siete liberi di andare nelle vostre moschee o in qualsiasi altro luogo di culto dello Stato del Pakistan. Voi potete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo, questo non ha nulla a che vedere con gli affari dello Stato… Vogliamo partire da questo principio fondamentale: che siamo tutti cittadini e cittadini con pari diritti».

Purtroppo però da questo bellissimo discorso qualcosa in terra pakistana ha preso un’altra direzione, anche se, come precisa il Mani coloriSanto Padre, l’Islam non è una religione di fondamentalisti o di torturatori, ma una religione pacifica e tollerante. Tuttavia, ad oggi, il Pakistan agli occhi della comunità internazionale si trova a gestire una difficile situazione e la storia di Asia Bibi è certamente un caso simbolo.

Asia è entrata alla ribalta internazionale perché dalla sua cella senza finestra nel modulo della prigione di Sheikhupura, ha scritto una lettera in cui racconta le sue preoccupazioni di mamma e di donna cristiana. Ci sono diversi passi nella lettera che toccano il lettore e altri che indignano, tra cui quello in cui racconta di come un giudice, Naveed Iqbal, entrando un giorno nella sua cella le ha detto che le avrebbe revocato la condanna a morte se si fosse convertita all’Islam:

“Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto – . Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui”.

Non ci sono parole da aggiungere all’immensità di questa risposta, forse la domanda è: risponderei anche io così? E tutti noi cristiani che viviamo “liberamente” la nostra fede avremmo il coraggio di donare la nostra vita per Cristo?occhi2 Oppure nella nostra piccola vita tranquilla, per non sentirci troppo “cattolici”, evitiamo di esprimere il nostro credo?! Non è che forse il cristianesimo per noi è fin troppo scontato addirittura banalizzato?

Eppure il fondamento della nostra fede è che Dio è Amore. Dunque perché avere paura! Naturalmente questo non significa che dobbiamo diventare martiri, ma testimoni di questa Grazia irrinunciabile. Ed è per questo che dobbiamo difendere Asia e la nostra fede affinché non sia motivo di discriminazione e morte, perché in nome di Dio non si uccida più!

“Gesù, nostro Signore e Salvatore ci ama come esseri liberi – scrive Asia – e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere”.

Maria Grazia Meloni

Puoi leggere la lettera di Asia Bibi su —> Avvenire <—

La storia di Asia Bibi ci riporta alla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 Gennaio 2013). Per l’occasione ti proponiamo un cammino in quattro tappe, con preghiere, attività e gesti simbolici, per ragazzi e i loro animatori. Clikka sull’immagine!

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Ciak, si gira!_Ribelle – The Brave

QUALCHE PREMESSA

Nell’ accostarci al film ricordiamo di:

  • Non anticipare mai la trama
  • Se qualcuno dei ragazzi ha già visto il film invitarlo a non dare anticipazioni ai compagni
  • Prevedere almeno due incontri: il primo per la visione del film e le prime “riflessioni ad alta voce”, il secondo per trattare la tematica del film in modo approfondito, prevedendo qualche attività da far vivere ai ragazzi
  • Subito dopo la visione del film  avviare un brainstorming in modo che i ragazzi possano a caldo esprimere:
    • La tematica del film in una sola parola
    • Ciò che li ha colpiti di più
    • Ciò che invece non gli è piaciuto

—> Può essere utile riportare su un cartellone tutte le parole dette dai ragazzi in modo da poterle avere “sott’occhio” nell’incontro successivo.

—> Quella riportata di seguito è solo una delle tante possibili letture del film con un’attività da poter far vivere ai ragazzi.

—> L’intero post potrà essere salvato e stampato come allegato in pdf in modo da renderne più agevole la lettura.

ENTRIAMO NEL FILM 😉

SCHEDA TECNICA 

Titolo originale: The Brave
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Animazione, avventura, commedia
Durata:100′
Regia: Mark Andrews, Brenda Chapman
Cast (voci): Kelly Macdonald Emma Thompson, Billy Connolly, Gulie Walters, Kevin McKidd,Craig Ferguson, Robbie Coltrane
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Tematiche: ribellione, coraggio, rapporto genitori/figli, amore, cercare la propria strada
Adatto a:
ragazzi, adolescenti, famiglia

TRAMA

Meravigliosi paesaggi scozzesi e tradizione epica fanno da sfondo a Ribelle, film d’animazione che vede come protagonista Merida, un’eroina femminile, figlia di Re Fergus e della Regina Elinor. Opponendosi alla secolare tradizione di un matrimonio “combinato” e contraria a rappresentare la classica principessa di corte, Merida decide di voler seguire la propria indole per cercare la sua strada ma le sue azioni e il suo rivolgersi a una strega per esaudire il suo desiderio, daranno inizio a una serie di situazioni impreviste che getteranno il regno nel caos.  Sarà allora proprio Merida a dover utilizzare tutte le sue risorse, tutta le sue doti, per salvare il regno e trovare veramente se stessa.

FOCUS ON

Il titolo, Ribelle_The brave, definisce palesemente Merida, ma non deve trarci in inganno! Il termine non va letto solo come sinonimo di disobbediente, indisciplinata, oppositiva… Merida infatti non è solo colei che si ribella alla madre per cercare la sua strada a tutti i costi ma è anche colei che, nella capacità di riconoscere i propri errori, senza rinunciare alla sua indole, mette in pericolo la propria vita pur di salvare sua madre, la sua famiglia e il regno interoConferma quanto espresso il titolo originale del film, The brave che tradotto significa “coraggioso” ed è proprio il senso del vero coraggio che  scoprirà Merida.

Zoom per riflettere: il film è ricco di spunti di riflessione ma, in questa sede, poniamo l’attenzione soprattutto su due aspetti:
—> 1.
Il conflitto Merida/madre e quindi il conflitto genitori/figli e più in generale il conflitto generazionale;
—> 2. la ricerca e la realizzazione della propria strada.

1. Sin dalle prime scene del film si può notare come il rapporto tra Merida e la madre sia un rapporto di amore ma anche di contrasto, un contrasto che si esplicita e tocca il suo culmine durante la fase dell’adolescenza di Merida. Significativo, a tal proposito, è sottolineare alcune frasi che ognuna delle due donne riferisce all’altra:

    • Regina Elinor: “tutto questo lavoro per darti quello che noi non abbiamo mai avuto; non voltare le spalle a ciò che siamo; sei disposta a pagare il prezzo che la tua libertà esige?; se tu potessi comprendere che ciò che faccio lo faccio per amore; CAPIRESTI SE SOLO TU ASCOLTASSI. Io sono la regina tu DEVI ascoltare me, io ESIGO tu ti comporti da principessa“.
    • Merida: “potresti dire (ai lord. Ndr) che la principessa ancora non è pronta (per sposarsi); io voglio la mia libertà; non lo faccio per darti un dispiacere; è la mia vita; non sono ancora pronta; RIUSCIREI A FARTI COMPRENDERE SE SOLO TU ASCOLTASSI. E’ ingiusto, non ti importa niente di me, ti sei mai chiesta cosa voglio io; cerchi di farmi diventare come te; sei un mostro, non sarò mai come te”.

Posizioni divergenti, eppure entrambe vorrebbero la felicità di Merida. La madre crede di sapere cos’è merida e la mamma conflittomeglio per la figlia in virtù dell’amore che prova per lei e sulla base della sua esperienza. In fondo anche lei ha seguito la tradizione e nonostante le incertezze iniziali, è felice della sua vita.

Merida vuole camminare sui suoi passi, vuole poter scegliere da sola cosa fare o non fare nella sua vita. Non vuole seguire una tradizione che ritiene ingiusta e obsoleta.

Anche se messa in secondo piano, la divergenza generazionale si può notare anche tra i tre lord e i loro figli! I padri vorrebbero che sposassero la principessa per saldare un’alleanza tra i clan, i figli invece concordano con Merida nel voler scegliere da soli chi sposare.

C’è qualcosa su cui però Merida e la madre la pensano allo stesso modo: entrambe vorrebbero essere ascoltate! Proprio l’ASCOLTO si rivela essere l’arma vincente nella storia, però non l’ascolto per imporre le proprie idee, ma l’ascolto che porta a vedere oltre, che permette di vedere e quindi di ascoltare con il cuore, le posizioni altrui. Nel cercare di spezzare l’incantesimo, che trasforma la regina in un orso, Merida e la madre riusciranno a passare del tempo insieme, tempo in cui la regina potrà vedere e apprezzare ciò che della figlia ha sempre criticato (andare a cavallo, usare l’arco, saper riconoscere le bacche velenose…) e che in realtà si dimostreranno delle doti utili per la sopravvivenza. D’altro lato Merida apprezzerà e capirà l’amore della madre nei suoi confronti, il suo senso di protezione. Lo stare insieme permetterà a entrambe di capire la posizione dell’altra tanto che la regina capirà che quelli di Merida non sono solo capricci pertanto sarà disposta a cambiare la tradizione e a permetterle di poter scegliere da sola il proprio futuro, da sola ma con il suo amorevole appoggio.

Anche l’ira dei lord e dei loro clan si placheranno proprio quando riusciranno ad ascoltare Merida e finalmente ciò che i loro figli, fino a quel momento sempre in silenzio e obbedienti, desiderano realmente.

2. Merida cerca il proprio destino e in questa sede ci limitiamo a sottolineare solo le diverse frasi che nel filmmerida e la mamma  lo dimostrano: il nostro destino è legato alla terra; il destino è intrecciato come un tessuto così che il nostro destino incrocia molti altri, è la cosa per cui cerchiamo per cambiare o lottiamo per cambiare, alcuni non lo trovano mai, ma ci sono quelli che ne sono guidati. Il destino però non è qualcosa scritto come un copione da dover seguire alla lettera, il destino lo si crea, lo si modifica… Merida nell’ultima scena del film afferma: alcuni dicono che al destino non si comanda, che non è una cosa nostra, ma io so che non è così, il nostro destino vive in noi, bisogna solo avere il coraggio di vederlo.

Solo qualche semplice domanda su cui riflettere e su cui poter costruire un successivo incontro: I nostri giovani cosa pensano del destino? Qual è la loro strada? L’hanno già individuata? Cosa sono disposti a mettere in gioco per percorrerla? E se invece del destino provassimo a spostare lo sguardo sulla volontà di Dio?

I personaggi: il film è ricco di personaggi interessanti, cercheremo di delineare, di ognuno, un breve profilo. Ognuno di essi può rappresentare se stessi o le persone che ci sono intorno, riuscire ad abbinare ogni personaggio a una persona realmente presente nella loro vita può aiutare i ragazzi a sentire “viva” la storia di Merida perchè non è altro che la storia di ogni adolescente/giovane che cerca la sua strada dovendosi scontrare/incontrare con le mentalità altrui.

MERIDA: determinata, ribelle, coraggiosa. Un’ adolescente dallo spirito selvaggio che crede che la propria realizzazione non sia nel matrimonio, non per il momento almeno e soprattutto non in un matrimonio combinato. Sin da piccola ama utilizzare arco e frecce, correre nel bosco, ama la libertà e non le piace seguire ciò che le imporrebbe il “galateo di una principessa”. La rabbia, l’egoismo, la portano a rivolgersi a una strega per realizzare un desiderio ma questa non si rivelerà la scelta giusta. Merida sarà però in grado di rimediare ai suoi sbagli e di mostrare tutto il suo coraggio per salvare la sua famiglia e il regno trovando a quel punto se stessa, la sua strada e il senso pieno di una vita vissuta.

RE FERGUS: un guerriero eroico, implulsivo, un padre buono, che ha combattuto contro un orso per salvare la sua famiglia. Complice e fiero di Merida, pronto a incoraggiare la sua indole selvaggia, simile alla sua ma anche saggio e intermediario nel rapporto madre-figlia.

REGINA ELINOR: madre di Merida, una perfetta regina, diplomatica, cerca di mantenere il regno unito.E’ una madre che ama la figlia e cerca di educarla nel migliore dei modi attraverso divieti e comandi ma è anche una madre pronta a capire che la felicità della figlia va oltre ciò che lei stessa crede.

I 3 GEMELLINI: amati fratellini di Merida, una ne pensano e 100 ne fanno ma sarà anche grazie al loro aiuto che Merida riuscirà a spezzare la maledizione nel regno.

ANGUS, IL CAVALLO:  è il migliore amico di Merida, compagno delle sue avventure e capace di ascoltarla nei momenti di sconforto. 

I 3 LORD E I RISPETTIVI FIGLI: Lord MacGuffin, saggio e placido padre del giovane MacGaffin, grosso e timido; Lord Dingwall, di piccola statura, non si fa fermare da chi è più alto di lui mentre il figlio mingherlino, con la testa fra le nuvole, dimostra un’energia davvero inusuale per le sue piccole dimensioni; Lord MacIntosh un tipo che non passa inosservato, col petto in fuori e i tatuaggi sul corpo, simile a lui il figlio, il giovane MacIntosh dal fisico atletico, fascino innegabile e vanitoso. I lord e i loro figli, al di là delle differenze, sono sempre pronti a far baldoria e a gettarsi in una rissa.

FUOCO FATUO: fiammella blu che guida verso il proprio destino, una sorta di guida che alla fine del film risulta essere il fratello più anziano dei 4 re di un antico regno.

STREGA: un anziana donna, svampita, che davanti alla ricchezza è disposta a preparare un incantesimo per Merida pur conoscendone bene i rischi.

 IN PRATICA: CONFRONTIAMOCI!

Vista la centralità del confronto generazionale che emerge dal film, quella proposta vuole essere un’attività che permetta  ai ragazzi non solo di ascoltare cosa pensano “i grandi”, ma potrebbe essere anche una proposta per un incontro in cui anche gli adulti possano ascoltare i più giovani!

Durante “l’incontro riflessione” post film invitiamo i ragazzi a far emergere i punti su cui Merida e la madre sono in disaccordo (il matrimonio, il modo di vestirsi, di comportarsi, la scelta di chi amare…). Chiediamo poi ai ragazzi di far emergere quali sono le situazioni, gli eventi, le scelte per cui essi stessi sono in disaccordo coi propri genitori, coi propri insegnanti, con gli animatori. Facciamogli trasformare questa riflessione in domande in modo da realizzare un’ intervista che possa essere sottoposta  sia ai loro coetanei che agli adulti, per far emergere cosa due generazioni pensano su uno stesso argomento scelto! Mandate i ragazzi per le strade con un registratore o una videocamera per realizzare l’ intervista! Attenzione, le domande concordate devono essere le stesse sottoposte sia ai coetanei che agli adulti!!! Con le risposte  si potrebbe realizzare un videoclip o un vox populi da presentare in un secondo momento in un incontro unitario, giovani/issimi – adulti!  Si può pensare a un incontro/festa in cui confrontarsi, conoscersi, ascoltarsi… e stare insieme per essere sempre più comunità!

OKKIO!

Per i gruppi “meno tecnologici” le risposte possono essere rielaborate e riespresse attraverso una simpatica scenetta o in qualsiasi modo la creatività dei ragazzi suggerisca! Ognuno ha un talento da poter mettere in gioco e  l’animatore deve essere bravo a valorizzarlo!

Buon lavoro a tutti!
Dalia Mariniello 

Scarica l’intero articolo da poter leggere comodamente su file,

fotocopiare, consegnare agli animatori in parrocchia o agli insegnanti

—>Articolo completo: Ribelle – The brave<—

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