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RAGAZZI & DINTORNI – Dicembre 2012 – “… nello Spirito Santo”

Dossier Dic12

LO SPIRITO, IL GRANDE ASSENTE

di Tonino Lasconi

Lo Spirito Santo è il grande assente nella nostra preghiera quotidiana personale, e anchspirito-santoe in quella delle parrocchie. Tolta la novena in preparazione alla Pentecoste, è raro trovare momenti di preghiera comunitaria allo Spirito.
Perché? Una delle cause è da individuare, forse, nel fatto che allo Spirito Santo non riusciamo a dare un volto.
Dio Padre, con le dovute differenze, possiamo pensarlo con il volto di un padre terreno.
Con Gesù non abbiamo problemi. Ognuno di noi custodisce dentro di sé un volto che gli è caro, mutuato dalle rappresentazioni dei pittori, o dalla Sindone, o da qualche film su di lui.
Ma lo Spirito Santo come è? Abbiamo bisogno di immagini sulle quali fissare lo sguardo degli occhi, del cuore e dei pensieri.
Non ci rimane che seguire la pedagogia della Bibbia che rappresenta lo Spirito con tre immagini: colomba, vento, fuoco. Stimolando bambini e ragazzi (e non solo!) a riflettere su queste tre «creature», immaginiamo lo Spirito «creatore».

La colomba è l’immagincolomba_pace_19e più importante; è quella rappresentata nell’abside delle chiese antiche. Il perché è nel Vangelo: quando Gesù, battezzato da Giovanni, esce dal Giordano, lo Spirito discende su di lui «come una colomba» (Mt 3,16). La colomba è buona, docile, si lascia prendere in mano. Nessun cacciatore avrebbe il coraggio di sparare a una colomba. È il simbolo universale di pace e di benevolenza che Dio ha scelto fin dall’alleanza ricostruita con Noè (Gen 8,8-12). Nel battesimo di Gesù è il commento visivo delle parole del Padre: «Questo è il Figlio mio, l’amato; in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). Figlio amato nel quale tutti diventiamo figli amati (lo Spirito Santo ci mette in grado di chiamare Dio: «Abbà! Padre», Gal 4,6) e capaci di amare. Quando siamo tentati di cedere a egoismo, banalità, volgarità, pensiamo alla colomba, e sentiremo la nostalgia di una vita bella e buona.

Il fuoco. A Pentecoste lo Spirito Santo si posa sugli apostoli in «lingue di fuoco». fuoco
Il fuoco illumina: quando i nostri antenati   il fuoco, vinsero la paura della notte. Il fuoco riscalda e purifica. L’oro diventa splendente e prezioso se il fuoco lo libera dalle impurità. Anche gli strumenti chirurgici sono sterilizzati con il fuoco.
Quando brancoliamo nel buio delle scelte, quando sentiamo il gelo dell’egoismo, quando ci sentiamo pieni di scorie e debolezza, invochiamo lo Spirito Santo.

Il vento purifica e rinnova. Se non ci fosse il vento lo smog ci soffocherebbe e i mari e i ventolaghi diventerebbero stagni puzzolenti. Il vento arriva all’improvviso, quando meno te lo aspetti, come ricordava Gesù a Nicodemo (Gv 3,4-8), e fa volare via tutto ciò che è secco, posticcio, malfermo.
Quando siamo tentati di cullarci sulle nostre pigrizie e abitudini; quando siamo affascinati dalle proposte e dalle mode predominanti, invochiamo lo Spirito Santo, e sentiremo rifiorire in noi la voglia e la forza di rinnovarci, di cambiare, di seguire la parola di Gesù, che rimane dopo che le mode del momento sono state spazzate via.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Dicembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Felice se attendi – Step2 – incontri online/avvento 2012

Benvenuti, cari amici, al nostro secondo incontro

Felice se attendi

La Beatitudine che ci accompagnerà in questo tempo di Avvento è la seconda che l’evangelista Matteo propone: “Beati coloro che sono nel pianto”.
La sfida della felicità continua a cavalcare l’onda del paradosso, rivestendo sempre di più gli abiti dell’impossibile e della contraddizione rispetto alle nostre logiche.

Come sempre il materiale a tua disposizione è:

  • una video-catechesi
  • una traccia di adorazione che potrai ricevere richiedendola via mail.

E’ importante che il tuo cammino sia scandito da questi due passaggi. Ascoltare il video potrebbe non bastare. Sottolinea quei passaggi della catechesi per te importanti trasformandoli in esercizi concreti da vivere personalmente perché la fede diventi vita vissuta. Vivere poi un momento di preghiera è la tua possibilità più preziosa e feconda per incontrare Dio e metterti in suo ascolto.

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

L’avvento diventi tempo in cui costruire scelte di speranza. Buon cammino!

Video – catechesi

Maria donna dell’attesa
Preghiera conclusiva

Maria, donna dell’attesa fiduciosa,
aiutaci a spalancare le porte del cuore
per permettere alla luce di Dio di entrare
nel nostro dubbio, buio, paura, dolore.

Maria, donna in cui Dio si è fatto presenza,
invoca con noi e per noi lo Spirito
perché ogni angolo della nostra vita
e ogni istante del tempo che viviamo
diventino casa in cui Dio può abitare.

Maria, creatura in cui il Creatore si fatto figlio,
rendici capaci di stupore,
dona alla nostra fede il coraggio della meraviglia
che sa lasciarsi destabilizzare,
che non conosce certezze, né le pretende.

Maria, figlia amata,
come la tua, anche la nostra storia
sia uno spazio di incontro con Dio,
segnato dalla fiducia, dall’attesa,
dall’entusiasmo, dalla docilità, dal dono. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito inondi la nostra vita di Dio!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2012 – “… in Gesù Cristo”

IO CREDO IN GESÙ CRISTO

di Tonino Lasconi

Gesù di Nazaret è il pilastro della nostra fede. Credere in lui è ciò che ci fa cristiani e ci distingue dalle altre religioni monoteistiche: l’ebraismo e il musulmanesimo. Questo risalta dal Credo degli Apostoli che dedica a Gesù dieci delle sedici affermazioni di cui si compone: «… e (credo) in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, – il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, – patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; – il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, – siede alla destra di Dio, Padre onnipotente; – di là verrà a giudicare i vivi e i morti».
Nel proporre ai bambini e ai ragazzi il cristianesimo non dobbiamo mai dimenticarci che esso è la fede in Gesù. Tutto il resto vale se conduce a lui, ruota intorno a lui, si riferisce a lui.
Il fondamento di questa centralità sta nel suo essere vero uomo e vero Dio. L’antichissimo Simbolo apostolico lo evidenzia molto bene: fu concepito e nacque da Maria, da una donna, come noi (vero uomo), ma di Spirito Santo (vero Dio); patì sotto Ponzio Pilato, un personaggio della nostra storia (vero uomo), risuscitò da morte, cosa che non accade nella nostra storia (vero Dio). Perciò, quello che dobbiamo annunciare a bambini e ragazzi (e a tutti!) è Gesù, vero uomo e vero Dio. A questo scopo, sono utili alcune attenzioni.

GESÙ «VERO UOMO»: Per scolpire questa verità nei ragazzi è importante che, fin dai primi incontri, evitiamo ogni modalità comunicativa che assomigli alla favola, al fantastico, alla leggenda. Anche con i piccoli, che non hanno ancora la capacità di reggere un discorso storico vero e proprio, la comunicazione migliore è prendere una cartina della Palestina e indicare dov’è Nazaret, Betlemme, Cafarnao, Gerusalemme, Roma…, per continuare con immagini, fisse o in movimento, sui ritrovamenti archeologici dei luoghi evangelici. Questa storicità dovrà essere, poi, approfondita e arricchita man mano che i ragazzi crescono e a scuola studiano la storia.
Quanto detto fin qui, vale anche per il Natale. La televisione, la grande catechista dei nostri giorni, si è impadronita di questa festa e, per scopi pubblicitari, ne parla e straparla, accentuando gli elementi favolistici e folcloristici. La nostra catechesi non deve assecondare questo andazzo, con l’illusione di giovarsene, ma contrastarlo intelligentemente e senza dogmatismi, aiutando i ragazzi a distinguere la verità storica dalle modalità poetiche e artistiche con le quali è raccontata, a cominciare dal presepio. Questa operazione critica occorre farla anche quando si propongono ai ragazzi immagini e filmati che raccontano la nascita e la vita di Gesù con cartoni animati che «piacciono tanto», ma che possono essere fuorvianti, se recepiti alla stregua di quelli su maghi e supereroi che abbondano nei canali televisivi.

GESÙ «VERO DIO»: Gesù è vero Dio: lo ha affermato e dimostrato con le sue opere, impossibili a noi uomini; ha perdonato i peccati, ha guarito i malati, ha fatto tornare in vita i morti, è risorto dalla morte. Ci sono prove che è tutto vero? Sì! Gli amici vissuti con lui hanno sacrificato la loro vita per testimoniare quello che Gesù ha detto e fatto. Tale testimonianza non si è mai interrotta fino a oggi, a volte anche a costo della vita. Nel cammino seguireraccontare i miracoli e le parabole è importante seguire la sobrietà dei Vangeli, senza arzigogoli e sentimentalismi:
• le cinque righe della pecora perduta (Lc 15,4-6) non devono diventare la telenovella della pecorella che vaga belando tra burroni e spine;
• la parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32) non deve trasformarsi in quella dei porcellini che rubano le carrube allo sventurato giovanotto;
• quella del buon samaritano (Lc 10,29-37) non è il manifesto del volontariato, ma la sintesi della proposta cristiana: «Va’ e anche tu fa’ così».
• Stessa attenzione per i miracoli. È importantissimo sottolineare che Gesù non li compie per meravigliare la gente e per portarla dalla sua parte, come fanno i maghi, gli illusionisti, i prestigiatori, (i politici!), ma per confortare la fede di chi ha il coraggio di credere in lui e di ricorrere a lui, riconoscendolo Figlio di Dio.

GESÙ IN «SÌ»: Guai far conoscere Gesù ai bambini come quello che non vuole che si faccia, che si dica, che si vada, che si veda… I catechisti devono giocarsi tutto sulla capacità di dimostrare che i no di Gesù, in realtà, sono grandi sì.

Nel parlare di Gesù, i catechisti devono prendere coscienza che i bambini/ragazzi non sono «piccoli cristiani», ma «grandi pagani», zeppi di proposte di vita, assorbite in modo inconsapevole e acritico, alternative o contrarie a Gesù e al suo messaggio. È fondamentale che i catechisti abbandonino il ruolo dell’insegnante per entrare in quello del missionario, consapevoli che niente di ciò che propongono è scontato. Perciò tutto deve essere ragionato, discusso, provato. I ragazzi devono imparare che ciò che propone Gesù non è quello che viene facile, che fanno tutti, che va di moda, che si gusta e diverte, ma quello che richiede impegno e coraggio di andare contro corrente.

Di seguito proponiamo un’attività da svolgere in gruppo con i ragazzi.
Dividere i ragazzi in gruppetti e affidare, a ciascun gruppo, alcune riviste, anche di quelle dedicate ai ragazzi e alle ragazze, per analizzare, in un confronto reciproco:
– il tipo di messaggi proposti;
– su quali dimensioni della persona tali messaggi cercano di fare presa: intelligenza, volontà, sentimenti, inconscio, istintualità, sensualità, corpo…;
– se aiutano il ragazzo o la ragazza a crescere nella sua integralità;
– se li rispettano come persone, nella loro unicità e dignità;
– se favoriscono una relazione significativa e promuovente con gli altri;
– quali finalità si propongono.
È importante affidare, poi, a ogni gruppo un brano del Vangelo, fra quelli citati nell’articolo (o altri), e invitare ad analizzarlo con la stessa griglia utilizzata precedentemente individuando qual è la proposta e il progetto di Gesù per noi.
Confrontare le due proposte evidenziate e aiutare i ragazzi a decidere da che parte stare, per scegliere «la vita» e donare «vita e amore agli altri».

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Testimoni ieri e oggi_ “Una vita per il Vangelo” – Maestra Tecla Merlo

Santità… è una “realtà” che dobbiamo comprendere come una “chiamata” a cui l’uomo può e deve rispondere, “semplicemente”, perché sceglie di vivere la propria vita lasciandosi ammaliare dal mistero dell’infinito, in una continua meraviglia nella scoperta della bellezza dell’umanità, sebbene nelle sue piccolezze. In questa realtà l’essere umano gioisce pienamente della propria storia e può lasciare al mondo, seppure solo come un piccolo granello o una goccia nel mare, il meglio di sé che può donare agli altri affinché fiorisca una sempre nuova umanità.

In questa prospettiva oggi vogliamo entrare nella vita di una grande donna: Maestra Tecla Merlo. Lei, che nella sua statura profetica ha lasciato nel panorama dello scorso novecento un ideale femminile a cui ispirarsi fino ai nostri giorni,  è colei che accanto a don Giacomo Alberione, fondatore e padre della Famiglia Paolina, di cui il prossimo 26 novembre ricorre la festa, è diventata  “madre” della congregazione delle Figlie di San Paolo. Ed è in questo legame incrociato tra due vite donate all’umanità che vogliamo addentrarci nella straordinaria e tuttavia ordinaria vita di Teresa che in Cristo diventerà Tecla, per conoscerla nella sua grandezza celata nel totale abbandono all’amore di Dio.

La prima volta che sono entrata nella stanza/studio di Maestra Tecla a Roma, nel quartiere San Paolo, dove tutto è rimasto come un tempo, ho provato una forte emozione nel riconoscere la semplicità che le apparteneva come donna fattasi dono agli altri, ma in una efficace cornice rappresentata da tutti gli strumenti della comunicazione di cui poteva usufruire all’epoca e che testimonia l’importanza della sua chiamata all’annuncio evangelico, proprio attraverso la comunicazione. Ricordo che in quella stanza ho letto una sua frase che porto sempre nel mio cuore e che cerco di concretizzare ogni giorno: “il Signore non ti dà ciò che chiedi, ma ciò che credi”. Ogni volta che ripeto questa frase nella mia mente e nel mio cuore ne sento la profondità, il suo senso più grande, la sua onestà. Non è così scontato chiedere qualcosa credendoci davvero, figuriamoci chiederlo a Dio. Infatti, a volte, o forse spesso, lo facciamo senza esserne davvero motivati. Maestra Tecla, con l’esempio della sua vita, mi ha insegnato a crederci con più consapevolezza, a crederci davvero! E in queste poche righe, raccontare a tanti giovani di una suora, ma anzitutto di una donna, che ha vissuto tra il 1894 e il 1964 una vita donata al Vangelo, non può essere scontato. Perché la sua vita è stata vissuta in un modo “nuovo” per il suo tempo, anche rispetto al mondo dei religiosi, giacché la sua vita è stata espressione del suo rapporto con la madre e nel profondo legame con don Alberione, in un’evidente relazione tra il maschile e il femminile, anche rispetto ad una famiglia religiosa, cosa che nel suo tempo non era certamente scontata. Dunque, Maestra Tecla è stata anzitutto una comunicatrice eccellente e una viaggiatrice inesauribile, ma soprattutto una donna innamorata di Cristo.

“Imprestiamo i piedi al Vangelo: che corra e si estenda. Vorrei avere mille vite per dedicarle a questo nobile apostolato”.

È questa Maestra Tecla. Queste parole la raccontano. Parlano della sua sete di comunicare a tutti, anche ai più lontani, la meraviglia della parola di Dio.

Maria Grazia Meloni

A conclusione del post vi consigliamo di cuore il seguente video, un ricordo di sr. Tecla Merlo: Donne nuove sui passi di Tecla

Per conoscere meglio Maestra Tecla Merlo:

“Il mio nome è Tecla”

di Maria Luisa Di Blasi

Paoline Editoriale libri, Milano 2008

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ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO PADRE O MAGIA E STELLE?

di Fausto Negri

Lo scrittore inglese Gilbert Chesterton amava ripetere: «Mettendo da parte Dio, si ha l’illusione di non credere più in nulla. In realtà, si comincia a credere a tutto». Pare incredibile, ma in un’epoca in cui ragazzi e adulti sembrano indifferenti all’autentico messaggio religioso, si seguono al mattino, nell’ora di pranzo e a tarda notte gli astrologi con i loro oroscopi. In una società tecnologica come la nostra, dove solo ciò che è scientifico pare avere valore, milioni di persone si affidano alle stelle per conoscere che ne sarà della salute, del lavoro, dei propri affetti e amori.

Una volta c’era Mago Merlino; poi è arrivato Gandalf nel «Signore degli anelli»: due maghi buoni e combattivi.
Negli anni 1960-1970 i fumetti si sono sbizzarriti con Mandrake, un illusionista, e con personaggi con poteri paranormali, come Satanik, Superman, l’Uomo Ragno… È arrivato, poi, Albus Silente, il famoso mago, preside di Hogwarts, amico e protettore di Harry Potter. Molti romanzi con la presenza di maghi sono percorsi iniziatici: rappresentano il cammino dal mondo infantile a quello adulto. Harry Potter, ad esempio, alla fine del suo percorso non ha più bisogno di bacchetta magica: per vincere il «Signore oscuro» deve donare la propria vita. Molti di questi personaggi sono innocui o eroi positivi.

Il problema odierno sono i maghi in carne e ossa. Tanti si sentono talmente in balìa del destino da volersi assicurare il futuro attraverso i tarocchi, la lettura della mano, gli oggetti scaramantici. Su internet è in vendita «il kit del mago», per diventare un mago «fai-da-te». Impazzano videogiochi e film a soggetto esoterico. Witch, mensile della Disney, invita gli adolescenti a leggere «il futuro nel the» o a scoprire «incantesimi per conquistare chi sai tu». Temi simili abbondano nelle più popolari riviste per teenagers.

Il pensiero magico si fonda sulla credenza che Dio e le forze occulte della natura possano essere costretti ad agire secondo le prospettive umane. Il divino appare a portata di mano in determinati tempi e luoghi, rievocabile mediante la ripetizione di gesti, formule, riti. Credere nel potere magico è affidarsi a qualcosa di estraneo alla propria vita e rinunciare a impegnarsi per raggiungere un obiettivo, delegando al «potere» del mago di turno.

L’amore di Dio, invece, non è necessario guadagnarlo: Dio, Padre buono, te lo dona, così come ti ha donato la vita. Ti auguro una fede che ti scaldi il cuore, rendendolo capace di amare. La fede autentica è come la pioggia che, penetrando nel terreno, lo rende fecondo e crea vita.

                                                                              ATTIVITÀ
Si stima che in Italia, maghi, guaritori e astrologi sono almeno 150.000; ogni giorno si rivolgono a loro più di 35.000 persone. Si può realizzare con i ragazzi una ricerca in internet, per analizzare questi dati e individuare quale «tipo di persone» si rivolge ai presunti «dotati».
Dopo aver analizzato i dati raccolti, ci si sofferma con i ragazzi su una domanda che sarà poi lo spunto per una riflessione, breve e semplice: tu a cosa credi? O meglio: tu in chi credi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

 

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E Gesù disse: “Beati voi!” – incontri online/ottobre 2012_Step1

Benvenuti, cari amici, al primo dei nostri incontri:

E Gesù disse: “Beati voi!”

L’anno della fede si è aperto davanti a noi, invitandoci a percorrere, con rinnovata convinzione e più certa consapevolezza i sentieri della fede in Gesù Cristo… sentieri lastricati di salvezza, di pienezza, di gioia e felicità. Eppure spesso la via dell’amore per eccellenza viene coperta da uno spesso strato di apatia, di noia, di dovere, di senso di colpa.

Noi crediamo che la fede sia un’esperienza personale di fiducia in colui che da sempre ci ama e che, per amore ci ha salvato. Non vogliamo ridurla e elenco di doveri. Non crediamo sia lecito fare della fede in Gesù Cristo una bandiera di privilegio. Quei sentieri di fiducia, vogliamo percorrerli insieme, per far risuonare, con tutto il suo carico di novità, l’annuncio del Vangelo, come annuncio di una felicità possibile.

Cristiano non è colui che sopporta in funzione di un premio, ma è colui che fa della fede uno stile di vita, della fiducia in Dio una certezza… per questo è beato, per questo la felicità, è possibile.

Maria, donna della gioia diventi per noi il grande modello cui riferirci… lei che più di ogni altro ha ascoltato l’annuncio nuovo della pienezza e lo ha custodito nella propria vita.

Buon cammino a tutti voi, cari amici, e che le parole di Gesù Cristo, Signore della nostra vita, diventino in noi, ogni giorno più vere !

Video – catechesi

Maria donna della gioia
Preghiera conclusiva

Maria, donna della gioia,
testimone fedele di una felicità nuova,
fa’ risuonare in noi il Vangelo, Gesù Cristo,
come annuncio di vita e di pienezza.

Aiutaci a sentirci parte di un progetto d’amore
che, in Gesù ci raggiunge e ci apre
a proposte di felicità inaudite.
Rendici consapevoli di non essere al mondo per caso;
rendici certi di abitare nel cuore di Dio,
per permettere a lui di abitare in noi.

Invoca per noi lo Spirito di Dio
perché ci renda poveri di certezze,
determinati nel credere,
audaci nel togliere ogni maschera
per fidarci di colui che, da sempre e per sempre,
ci custodisce come perle preziose. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito sia per noi fortezza nel cammino!

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale, che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
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GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2012 – IN STILE MISSIONARIO

L’ANCORA DELLA SPERANZA

di Fabrizio Carletti

«Noi, che abbiamo cercato rifugio in lui (in Gesù), abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa, infatti, abbiamo come un’ancora sicura e salda per la nostra vita» (Eb 6,18-19).

L’ancora è vista nel cristianesimo antico come simbolo della seconda virtù teologale: la speranza cristiana.
Essa, del resto, per le antiche imbarcazioni era un elemento indispensabile per la salvezza.
Scriveva Sant’Ambrogio: «Come l’ancora gettata in mare protegge la nave dall’essere trascinata via e la tiene salda nella sua posizione, così la speranza tiene salda e rinforza la fede».
I testimoni della fede hanno trovato in Cristo la vera ancora di salvezza, su cui fondare la loro vita, le loro scelte, su cui hanno fondato la loro speranza.

La proposta di questo mese è realizzare un simbolo che racchiuda il significato dell’ancora e permetta con esso di realizzare piccoli riti di preghiera in famiglia.
Ci divertiremo a realizzare, con semplici materiali, un congegno con un’ancora che si cala dall’imbarcazione per giungere fino ai fondali marini.

Materiale: filo trasparente di nylon e ancorette da pesca da acquistare in un negozio di «caccia e pesca», una scatola di cartone, forbici, pennarelli colorati, colla stick e colla adesiva liquida, carta crespa blu, sassolini, conchiglie e quanto altro può essere usato per abbellire il fondale marino.

Al lavoro:
• Ritagliare una scatola di cartone (come quella per le scarpe), creando una base per l’appoggio di quello che sarà il nostro fondale marino e, sul lato verticale, ritagliare anche il profilo dell’imbarcazione.
• Colorare l’imbarcazione a piacimento con i pennarelli.
• Fissare, con la colla stick, la carta crespa sui bordi interni della scatola ritagliata.
• Applicare la colla liquida sulla base della scatola e fissarci sopra i fari e gli elementi di decorazione del fondale marino (sassolini, conchiglie, ramoscelli…).
• Fissare, ora, la nostra ancora. Per prima cosa annodare l’ancoretta al filo di nylon. Realizzare, poi, un foro sullo scafo dell’imbarcazione dove far passare il filo che, una volta tirato e fissato alla barca (si può realizzare un piccolo taglio come in disegno 3 per fermarvi il filo), sorreggerà la nostra ancora all’imbarcazione.

Dopo aver realizzato questa particolare ancora, potete suggerire ai ragazzi la seguente preghiera da recitare insieme con la famiglia o in gruppo:

Signore,
chi ha seguito il tuo esempio,

chi si è fidato e ha fatto la tua volontà,
è per noi
un testimone del grande amore.
La sua vita, anche attraverso le fatiche quotidiane,
i momenti difficili, le sofferenze, ci mostra che,
restare ancorati alla tua Parola di vita,
ci dà quella gioia vera che nessun altro può darci.
Aiutaci ad essere una famiglia che,
di fronte alle tempeste della vita,
resti unita
e salda nel tuo amore,
sorgente di altro amore

per noi e per i nostri cari.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze l’ancora.

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Testimoni ieri e oggi_ “Vivere è agire, Yalla!” – Suor Emmanuelle del Cairo

Lo scorso 11 ottobre il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un anno della fede che si concluderà il 24 novembre 2013. La scelta di questa riflessione sulla fede non è assolutamente scontata e tanto meno voluta come se fosse un compito a casa per noi tutti. La fede è una grazia donata da Dio che accompagna ogni sua creatura lungo il cammino della vita e ne testimonia la vigoria. Essere consapevolmente testimoni della fede in colui che è puro Amore è ciò che di più affascinante, bello, complesso e dunque mai scontato possa accadere ad un essere umano. Lungo i secoli il cristianesimo e le religioni tutte hanno testimoniato, attraverso la vita di uomini e donne di tutte le età, la forza della fede, che è capace di far cambiare rotta, di convertire, di dare una nuovo inizio senza limitazioni di colore, razza o condizione sociale e con una particolare predilezione di Dio verso gli ultimi. Perché la santità si trova nelle piccole cose, nelle vite comuni e semplici che in Dio diventano straordinarie.

In questa nuova rubrica di Cantalavita, “Testimoni ieri e oggi”,  diamo inizio ad una breve riflessione mensile sulla testimonianza di fede di persone “speciali” che non dobbiamo sentire “lontane da noi”, ma “come noi”, e che in Dio hanno compiuto grandi cose. Lasciamoci interrogare dalle loro vite, nella speranza di rileggere la nostra storia e il nostro incontro personale con Dio.

Ricordo bene l’emozione quando per la prima volta mi sono trovata di fronte sr Emmanuelle, una donna speciale che emanava luce e gioia e che con la sua lunghissima vita ha testimoniato al mondo l’Amore di Dio, sempre in un dialogo interreligioso e nel preciso intento di privilegiare “gli ultimi”.

Ribaltando una celebre frase di Sartre per cui l’inferno si trova nel prossimo, Madeleine Cinquin, conosciuta come Suor Emmanuelle del Cairo, ha affermato che “il paradiso sono gli altri” e questa sua certezza l’ha testimoniata attraverso una scelta difficile e definitiva, vivere la sua vecchiaia, dai 62 agli 83 anni, (è morta a 99 anni nel 2008) povera coi poveri nelle bidonville egiziane, perché in loro ella ha visto il volto di Cristo che echeggia nelle parole dell’Evangelista Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, prigioniero e siete venuti a trovarmi” (25,36). Per Sr Emmanuelle, così come afferma San Paolo, l’amore è il dono più grande che ci possa capitare e che supera tutto e tutti. Un amore che Dio stesso ci manifesta chiedendoci di viverlo vicendevolmente e senza il quale non saremmo nulla. Sr Emmanuelle ha scelto di amare i poveri lasciando una vita agiata e sicura perché si era lasciata “aspirare”, come diceva lei, dalla sofferenza per la sollecitudine e la denuncia dell’ingiustizia del mondo verso i più deboli. Lei, professoressa di filosofia, laureata alla Sorbona, sentiva forte il richiamo dei suoi “straccivendoli” delle viuzze periferiche del Cairo, laddove ha trovato la sorgente dell’amore. E come diceva sempre, fissando gli occhi dei suoi interlocutori: “Vivere è agire, Yalla!” (Avanti! In arabo) Allora diciamo assieme Yalla! E lasciamoci interrogare da questa donna straordinaria e viviamo la nostra vita con intensità, facendo piccoli passi verso la sorgente dell’amore.

Maria Grazia Meloni

 Per conoscere meglio Sr Emmanuelle vi propongo

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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO, PADRE NOSTRO

di Veronica Bernasconi

In questo articolo tutte le tappe per un incontro di preghiera da fare con i ragazzi.

Il catechista prepara un percorso nelle vicinanze, da compiere processionalmente, predisponendo alcune soste. In ogni tappa metterà in evidenza un elemento della creazione. In un angolo della sala colloca la Bibbia aperta, con il cero acceso.

Catechista: «Padre nostro» è l’appellativo, comunicatoci da Gesù, per rivolgerci a Dio, e ci dice quanto sia immenso e delicato l’amore con cui ciascuno di noi è amato da lui. Gesù ci rivela il Padre e ci mostra come comunicare con lui. Può capitare di pregare il «Padre nostro» senza troppa attenzione e di non cogliere le dimensioni che caratterizzano Dio, Padre amorevole, Creatore provvidente e misericordioso.
Cantiamo a lui, ora, con più consapevolezza.

A questo punto della celebrazione si può cantare un canto di lode.

Solista: si sceglie un ragazzo che proclamerà la Parola di Dio e precisamente Matteo 6,7-15.

Catechista: Dio è amore. Per amore ha creato l’universo, le piante, gli animali, gli uomini e le donne e se ne prende cura, donando tutto ciò che è loro necessario. Oggi, con animo riconoscente a Dio creatore, guardiamo il mondo con occhi nuovi per scorgere ovunque la sua mano premurosa. Ringraziamolo per ogni suo bene con il canto.

In questo momento si può cantare un canto di ringraziamento.

Il gruppo, in silenzio, esce dalla sala. Il catechista conduce i ragazzi lungo il percorso predisposto e li invita a guardasi intorno. In ogni tappa mette in evidenza un elemento della creazione. È utile, per sperimentare la grandezza di Dio con tutta la persona, far adoperare tutti i sensi (sentire il canto degli uccelli, il profumo dei fiori, la freschezza dell’acqua…).
In una sosta è opportuno mostrare qualche prodotto dell’ingegno umano, che è sempre dono del Padre (come una casa, un’antenna televisiva…). Ogni volta i ragazzi, dopo aver comunicato quello che hanno notato, recitano insieme il Gloria al Padre. Poi tornano nella sala.
 
Catechista: A Dio, Padre amorevole e provvidente, rivolgiamoci, come figli, con la libertà e l’affetto di Gesù. Accogliendo il suo amore, ci comporteremo, anche noi, da fratelli e sorelle, per condividere con gioia le ricchezze che il Padre quotidianamente ci offre.

Un solista può proclamare questa preghiera/riflessione:

Non dire «Padre», se ogni giorno non ti comporti da figlio.
Non dire «nostro», se vivi soltanto nel tuo egoismo.
Non dire «che sei nei cieli», se pensi solo alle cose terrene.
Non dire «venga il tuo Regno», se lo confondi con il successo materiale.
Non dire «sia fatta la tua volontà», se non l’accetti quando è dolorosa.
Non dire «dacci oggi il nostro pane quotidiano», se non ti preoccupi della gente che ha fame.
Non dire «non ci indurre in tentazione», se continui a peccare.
Non dire «liberaci dal male», se non ti opponi al male.
Non dire «amen», se non prendi sul serio le parole del Padre nostro.

Si prega insieme il Padre nostro e si conclude con un canto finale.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2012 – IN STILE MISSIONARIO

LA TECNOLOGIA: LEGAME O SOLCO?

di Marco Sanavio

La tecnologia come legame tra genitori e figli? Di solito è il contrario: cellulari, videogiochi e tablet sembrano segnare un solco che separa le due generazioni e, talvolta, questa situazione ha riflessi anche nel cammino di iniziazione cristiana.
La presenza di adulti e ragazzi all’interno dello stesso incontro è riservata solitamente alla fine dell’attività pastorale, nei mesi di maggio e giugno, utile per tracciare un bilancio del percorso annuale. Potrebbe essere opportuno, invece, convocare genitori e figli insieme, poco dopo la ripresa del cammino di catechesi, per iniziare da subito a proporre un’alleanza educativa su alcuni temi.

L’incontro tra le due generazioni dovrebbe avvenire in prima serata o durante il week end, così da permettere al maggior numero di adulti di partecipare. Anche l’invito dovrebbe essere curato e personalizzato, per far percepire alla famiglia che non si tratta di un obbligo da assolvere, ma di una opportunità da cogliere.
L’impatto iniziale dovrebbe essere gradevole: un piccolo rinfresco, un po’ di musica all’accoglienza e un ambiente curato possono aiutare.

Lo scopo sarà duplice: connettere per qualche istante con un gioco o un’attività genitori e figli e far loro comprendere che c’è un’intera comunità che li sta accompagnando nel percorso di iniziazione cristiana di cui la famiglia è componente fondamentale.

Dopo un primo cordiale saluto si può iniziare con questa proposta che risulta sempre molto divertente ed è utile per creare il clima. Si scelgono sei/otto ragazzi e un numero uguale di adulti.
Mentre i figli rimangono nella sala dell’incontro, i genitori escono e sono condotti in un posto dal quale non possono udire quanto accade nell’altro ambiente. Ai figli, allineati in riga, uno a fianco all’altro, si chiede di raccontare una parabola evangelica, ad esempio, quella del tesoro sepolto nel campo, la cui durata non deve superare i due/tre minuti, ma con la regola ferrea che ciascuno dovrà pronunciare una sola parola. (Ad esempio (Mt 13): Il – regno – dei – cieli – è – simile – a – un – tesoro…)
Non si devono distribuire bigliettini, né la storia è da scrivere da qualche parte, altrimenti si rischia di minare l’intera attività.
I ragazzi raccontano la parabola a modo loro, non è necessario che il racconto sia esattamente fedele al testo evangelico, è sufficiente che la narrazione regga. Dopo un paio di prove, si fanno rientrare gli adulti e si chiede loro di disporsi in maniera alternata in mezzo ai ragazzi, così da avere un genitore e un figlio, sempre in riga uno a fianco all’altro.
I ragazzi racconteranno la parabola provata in precedenza, ma saranno messi in difficoltà dalla presenza degli adulti inseriti fra loro che devono anche pronunciare una sola parola per dare seguito alla storia, ma non conoscono la trama e, quindi, depisteranno il discorso. Ovviamente agli adulti si dice semplicemente che c’è una storia da completare e che si procede, pronunciando una sola parola alla volta, alternandosi ai ragazzi.

Anche se, per conoscenza previa della parabola scelta, gli adulti dovessero riuscire a ricostruire l’intera narrazione, va da sé che risulterà difficile dare un forma fluida alla storia. Spesso il risultato si rivela buffo e comico, soprattutto per l’imbarazzo che si crea nell’alternanza tra le voci dei ragazzi e quelle degli adulti:
Oltre a quanto emergerà dalle constatazioni dei presenti, sarà importante sottolineare alcuni passaggi.
1. Spesso ci sono due codici di comunicazione tra genitori e figli: chi non esplora il codice dell’altro rischia di non capire e di non essere capito.
2. Di solito dovrebbe avvenire il contrario: i genitori introducono i figli nel cammino di conoscenza biblica. È pur vero che sono i figli a provocare gli adulti a riprendere in mano alcuni contenuti relativi alla fede, spesso «congelati» o tralasciati dopo la cresima.
3. Se non ci si incontra e non si raccontano le reciproche esperienze, difficilmente si riesce a raggiungere un buon risultato comune. Spesso la fatica è moltiplicata.

All’interno dell’incontro tra genitori e figli si propone che ciascuno scriva un bigliettino.
• Quello dei ragazzi avrà come tema: «Quello che avrei voluto dire ai genitori e magari finora non ho trovato il coraggio di esprimere», con il limite di 160 caratteri. Per sciogliere l’imbarazzo sarà opportuno chiarire che il messaggio resterà anonimo e, magari, può essere utile farlo scrivere prima della riunione con gli adulti, così da condizionare al minimo la comunicazione.
• Anche ai genitori si chiede di scrivere qualcosa al figlio senza, però, limiti di lunghezza. I foglietti anonimi saranno deposti in due cestini o scatole parzialmente aperte e pescati a caso nel corso della serata, facendo reagire in modo alternato genitori e figli sui messaggi che giungono da parte dell’altra generazione.

Sarà interessante capire se la sintesi degli sms può essere un limite o diventa una risorsa, e se mina l’efficacia del contenuto o lo potenzia. Si potrà mettere in evidenza come il non detto può risultare all’inizio più comodo ma, con il tempo, rischia di generare incomprensioni e contrasti.

Per concludere l’incontro si può utilizzare la tecnologia, per raccontarsi reciprocamente una storia.
• I ragazzi possono inventare la vicenda di un preadolescente-tipo, mettendone in evidenza esigenze e risorse, incomprensioni e alleanza positive, attraverso un video o una presentazione powerpoint, oppure con un brano rap eseguito dal vivo.
• Anche i genitori possono essere provocati a raccontare una loro storia, mettendo in evidenza dove hanno scoperto la presenza di Dio, dove l’hanno cercato, che esperienza ne hanno avuto. Magari la consegna data agli adulti potrebbe essere una sorpresa che i figli non si aspettano, anche in termini di abilità d’uso degli strumenti tecnologici.
• Si può concludere con una preghiera di lode, sottolineando come la storia di Dio con le nostre famiglie si trasmette e si rinnova «di generazione in generazione».

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali.

 

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