Benvenute e benvenuti carissimi catechisti!
Se siete arrivati a questa pagina allora sarete nostri fedeli lettori: grazie mille per la stima e l’apprezzamento che la vostra fedeltà implicitamente esprime.
Per voi, per qualificare, maggiormente, il contributo che come paoline diamo alla formazione dei catechisti e facilitare il vostro stesso apporto alla formazione dei vostri ragazzi alla vita di fede, su questo spazio, mettiamo a vostra disposizione del materiale, che potrebbe essere utile per sviluppare le dinamiche che la rubrica Musica & fede del Dossier Ragazzi & Dintorni, annata 2011-2012 ha proposto.
Piccoli suggerimenti per lavorare meglio…
1. Per maggiore concretezza, riprendo qui le tre tappe dell’itinerario descritte nell’articolo di settembre 2011. E’ necessario infatti che a ognuno sia
chiaro il perché condurre i ragazzi a questa sintesi. Il resto è metodo, approfondimento, possibilità di maggiore comprensione; ma è necessario che ci sia chiarezza circa queste tappe da percorrere nella riflessione sull’amore.
- Scoprire il dono di Dio: ESSERE AMATI! Questo è il dono dei doni. Essere amati da Dio in modo unico e speciale, essere amati per ciò che siamo, così come siamo, con i nostri limiti e le nostre belle qualità. Ma riusciranno a sentirsi amati da Dio SOLO se sperimenteranno di essere amati da coloro che Dio manda nella sua vita (i catechisti e gli educatori… per esempio 😉 )
- Predisporci per accogliere il dono. Come si può diventare capaci di accogliere un dono? E un dono grande come l’amore? Difficile rispondere, ma credo che la cosa più necessaria sia esserne consapevoli: essere consapevoli di essere amati da Dio, riuscire a scoprire il suo amore in ciò che viviamo e che i ragazzi vivono… ma speriamo che questa consapevolezza cresca e maturi in loro (e in noi) strada facendo!
- Fare passi veri e propri nella vita quotidiana: nel testo li ho chiamati i passi dell’amore. Non possono essere stereotipati. E’ necessario evitare i luoghi comuni: perdonare, amare il prossimo, ricominciare, donare tutto… Se nella vita dei ragazzi non ci sono dei volti e delle situazioni concrete dietro queste frasi, resteranno solo ideali irrangiungibili. Spingeteli alla concretezza, aiutateli anche personalmente a prendere un piccolo impegno, ma concreto. Pian piano, chiedete loro, personalmente come va, se sperimentano particolari difficoltà: fatevi loro compagni nel cammino di fede.
2. Vi propongo di guardare con i ragazzi il video costruito sulla canzone Amore più vero di Cristina Damonte. Collocatelo alla fine dell’itinerario, quasi come risposta di Dio ai nostri interrogativi, al nostro modo di amare.
Amore più vero di Cristina Damonte dall’album Il senso della vita
Dopo averlo visto:
- Aiutate i ragazzi a individuare le immagini chiave, quelle che si ripetono quasi in modo martellante: le croci, la gioia, lo stare insieme… fateli esprimere in modo immediato, facendo emergere i loro ricordi più vivi.
- Vedetelo insieme una seconda volta, ma prima di iniziare la proiezione chiedete ai ragazzi di annotare quali sono le immagini che sono state legate alla frase: “amore più vero tu chiedi a tutti noi”.
- Perchè questa scelta? Perchè nel video, accanto alle croci e alla lavanda dei piedi ci sono immagini di gioia, di comunione e amicizia?
- Dove siamo chiamati a vivere concretamente i passi dell’amore? Nell’esperienza di Gesù, la frase “amore più vero” cosa ha significato?
Carissimi compagni nel cammino, aiutare i nostri ragazzi a credere realmente con tutta la loro vita, le loro forze, i sogni è per noi e per tutta la Chiesa una grande sfida. Ci auguriamo reciprocamente di aiutarci in questo importante cammino. Speriamo che tra noi possa esserci sempre maggiore interattività e che oltre a essere fruitori, voi possiate inviare anche materiale, darci suggerimenti, chiedere ciò che potrebbe servire nel vostro prezioso servizio alla Chiesa e all’umanità.
A tutti buon tutto!!!

Per ricevere info, fare domande, inviare materiale… puoi scrivere a
Suor Mariangela: m.tassielli@paoline.it
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In noi vivono
Sono questi i doni attraverso cui, grazie al 
Centinaia di migliaia di giovani, in questo momento si stanno lasciando interrogare da un Vangelo che tocca e scomoda, da Dio che dice: 


riservata

Le animatrici raccontano…
nelle vicende di un certo Gesù di Nazaret e, più precisamente, nel momento della sua insolita crocifissione. Tanti nomi sono costretti a rivivere per sempre quell’attimo di quel giorno. Come non immedesimars
niente. Egli canta: «Mi offrono un incarico di responsabilità, mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che il carico è segreto ed importante, il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto».
è di mettere in risalto il bello di cui si è capaci per promuovere il meglio sé, gli altri e la realtà che ci circonda. Il contrario è l’egocentrismo e la paura. Diceva l’apostolo dei lebbrosi, Raoul Follereau: «La più grande disgrazia che ti possa capitare è quella di non essere utile a nessuno». L’amore è il vero dono di Gesù. Lo Spirito è Spirito d’amore, da chiedere sempre.










ia è quella dell’incontro del giovane Giono con Elzéard Bouffier, un contadino provenzale ritiratosi a fare il pastore in solitudine in una zona arida delle Alpi Provenzali, dopo la perdita della moglie e del figlio.
Il primo conflitto mondiale, a cui è chiamato anche Giono, scoppia l’anno successivo; il secondo, venticinque anni più tardi.
che è bastato un uomo solo, con il solo aiuto delle sue risorse fisiche e morali, a trasformare un deserto in terra promessa, scopro che malgrado tutto la condizione umana è straordinaria. E se tento il calcolo di quanto in costanza, grandezza d’animo e generosità accanita, è costato raggiungere tanto risultato, provo un rispetto immenso per questo vecchio contadino, senza istruzione, capace di realizzare un’opera degna di Dio».
fontana e del tiglio, verso la fine del film, dove il simbolo della risurrezione è integrato dall’immagine gioiosa di una mamma con il suo bambino);