ALLA MENSA DELLA COMUNIONE – Imparare a condividere – CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2014

ALLA MENSA DELLA COMUNIONE
Imparare a condividere
di Emilio Salvatore
L’icona biblica della Cena del Signore è un invito alla comunione, a partire dalle nostre mense familiari per comprendere il valore del sacramento della Comunione, che sperimentiamo alla mensa dell’altare. Vi è troppo poca attenzione al rituale familiare e, di conseguenza, a quello ecclesiale.
Spetta agli educatori riscoprirlo e farlo riscoprire!
I ragazzi, spesso non conoscono la gioia del mangiare insieme. Abituati a pranzi veloci e ai fast-food, hanno perso il senso della solennità dello stare a tavola.
Il pasto condiviso, riuniti intorno a una tavola apparecchiata, è diventato solo l’immagine di una pubblicità di merende.
Nell’antichità aveva un ruolo molto importante. In genere o si sceglievano gli amici con cui mangiare (i grandi simposi della tradizione greco-romana) o si diventava amici mangiando (le cene che sancivano la fine delle ostilità). A questa logica non si sottraeva il mondo giudaico, che vedeva nella cena un luogo esclusivo, cui potevano accedere solo persone degne. Continua a leggere ALLA MENSA DELLA COMUNIONE – Imparare a condividere – CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2014
Protetto: Incontri catechisti 23/24 marzo – Diocesi di AMALFI-CAVA DE’ TIRRENI. Inserisci la password per accedere
Buona domenica! – III di Quaresima – Anno A
Signore, dammi quest’acqua!
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 4,15)
III DOMENICA di QUARESIMA – Anno A
L’immagine è zero, la sete è tutto. Ascolta la tua sete. Così recitava un’efficace slogan pubblicitario di una nota bevanda gassata, qualche anno fa. Copiando il vangelo, ovvio. E senza diritti d’autore.
La sete è tutto. Lo sa bene chi ha acqua una volta a settimana, nelle proprie case, o chi affronta cinque piani di scale per portare in casa qualche litro d’acqua in bottiglia. La sete è tutto: lo sa bene chi abita nei paesi caldi o, come faccio periodicamente, chi sale in montagna e ha bisogno di molti liquidi per reidratarsi.
La sete è tutto, quella materiale, fatta d’acqua, l’oro del futuro che sarà l’origine dei nuovi conflitti fra i popoli, certo,ma anche la sete del cuore, quella che ti inaridisce la vita, se non incontriamo nulla che possa dissetare il bisogno di felicità che portiamo nel cuore. Non ditelo alla Samaritana. Non ditelo a Dio.
CALURA
Ha sete, Dio. Stanco, siede al pozzo di Giacobbe, a Sicar, nell’ora più calda della giornata, nella brulla Samaria. Ha sete d’acqua, ma, molto di più, ha sete della fede della donna che viene a prendere acqua in quell’ora improbabile, per non essere vista dai suoi concittadini. Dio è stanco. Stanco di cercare un uomo che lo fugge. Stanco di cercare un uomo che si disseta ad acqua salata, che crede di sapere, che vaga cercando risposte. Che muore di sete a pochi metri dalla sorgente chiara e limpida. È stanco, Dio. Ma Continua a leggere Buona domenica! – III di Quaresima – Anno A
Amore come acqua che disseta – preparandoci a domenica 23 marzo 2014
AMORE
come acqua che disseta
Dal Vangelo della III Domenica di Quaresima, piccoli suggerimenti per mantenere il ritmo per scoprire la concretezza di Dio e della sua tenerezza nella nostra vita.
Frammenti dal brano biblico di riferimento
Gv 4, 5-52
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi
è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». […]
AMORE COME ACQUA CHE DISSETA
Fermarsi a un pozzo e attendere!
Fermarsi a un pozzo in una delle ore più calde del giorno… fermarsi e attendere…
Le donne di norma non vanno a prendere l’acqua quando il sole picchia alto nel cielo. Portare l’acqua a casa è faticoso e le ore migliori sono le prime al mattino. Eppure questo giovane viandante, ebreo, si ferma in territorio straniero e attende di essere dissetato… vive in prima persona un disagio, una difficoltà, un bisogno e lo trasforma in opportunità… rompendo etichette e norme religiose.
Nell’incontro tra Gesù e la samaritana si incontrano due mondi, due religioni, due culture, due differenze, due distanze. Continua a leggere Amore come acqua che disseta – preparandoci a domenica 23 marzo 2014
OLTRE IL FILO SPINATO – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2014

OLTRE IL FILO SPINATO
di Cecilia Salizzoni
Tratto dal romanzo dell’irlandese John Boyne (2006), Il bambino con il pigiama a righe è un racconto di fantasia dal l’epilogo tragico, sul tema della shoah.
Bruno, 8 anni, figlio di un ufficiale dell’esercito tedesco, è costretto a trasferirsi con la famiglia da Berlino nei pressi di un campo di concentramento nazista, il cui comando è stato affidato al padre. Ma Bruno non ha idea di cosa sia un campo di concentramento e nessuno, in famiglia, ha voglia di spiegarglielo.
Così, nonostante i divieti dei genitori, un giorno va a vedere di persona che cos’è quella che, dalla sua stanza, gli appare come una strana fattoria dove tutti girano con in dosso un pigiama a righe. E lì, al di là del recinto di filo spinato che circonda la strana fattoria, conosce Shmuel, 8 anni come lui, ma ebreo.
E fa amicizia. È un’amicizia difficile da riconoscere davanti ai familiari e ai nazisti fanatici, come il tenente Kotler, che girano per casa, mettendo paura a Bruno e affascinando la sorella maggiore, Gretel. È un’amicizia che lo mette alla prova e, se in un primo momento Bruno cede alla paura e tradisce l’amico, esponendolo all’ira violenta di Kotler, in seguito troverà il coraggio per ritornare e stargli accanto fino in fondo, passando al di là del re cinto e finendo insieme con lui nella camera a gas.
Il film, come il romanzo, è un apologo paradossale sulla cecità morale che ha consentito l’avvento e la crescita del Terzo Reich germanico. L’incapacità del bambino di comprendere il senso reale delle cose intorno a lui, il persistere in uno sguardo ingenuo, di normale umanità, con il suo terrificante epilogo smaschera nel modo più diretto e doloroso la cecità degli adulti, il loro non voler vedere le cose come realmente stanno. Mette a nudo la menzogna su cui si ergeva tutto il castello ideologico e permetteva l’infamia dello sterminio: «Quelli al di là del recinto non sono uomini». Continua a leggere OLTRE IL FILO SPINATO – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2014
Buona domenica! – II di Quaresima – Anno A
Il tuo volto io cerco, Signore.
Antifona d’inizio (Sal 26,9)
II DOMENICA di QUARESIMA – Anno A
Di quanta bellezza abbiamo bisogno per sopravvivere a questa fine di civiltà? Di quanta bellezza per lottare contro la tentazione della disperazione, della rassegnazione, al prevalere del timore? Di quanta bellezza per credere ancora che l’uomo sia il capolavoro immaginato da Dio?
Seguendo Gesù nel deserto, in questo cammino di Quaresima, vogliamo risorgere nell’anima. Per farlo siamo chiamati a lottare e superare le tentazioni che continuamente ci mettono alla prova. La tentazione di vivere solo di pane, tutti concentrati alla sopravvivenza e orientati alla bramosia; la tentazione di cercare Dio nei miracoli e nei segni eclatanti; la tentazione di usare gli altri. Come Gesù, brandendo come arma la Parola di Dio, ci consegniamo al Padre per capire che uomini e donne diventare. Come nuovi Adamo ed Eva, vogliamo configurarci a Cristo, prendere lui come modello. Per farlo dobbiamo avere il coraggio di lasciare la pianura della mediocrità e salire sul Tabor.
SPLENDORE
Gesù sale sul Tabor per pregare, insieme ad alcuni fra i suoi discepoli. E lì, per la prima volta, lo vedono in maniera diversa. Vedono oltre le apparenze. Vedono nel Maestro lo splendore del Padre. Ne hanno bisogno, nel loro percorso di vita interiore, per capire con chi hanno veramente a che fare. Ne hanno bisogno per ascoltare ciò che ha da dire. Ne hanno bisogno per capire che Gesù e il Padre hanno un rapporto unico, speciale, straordinario. Ne hanno bisogno, anche se ancora non lo sanno, per salire su altro promontorio, fuori dalla città, il Golgota. La nostra vita di fede è faticosa e claudicante finché non sale sul Tabor. Continua a leggere Buona domenica! – II di Quaresima – Anno A
Protetto: Incontri catechisti 25 febbraio – Diocesi di AVERSA. Inserisci la password per accedere
ANCH’IO HO UN PAPÀ? – CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2014
ANCH’IO HO UN PAPÀ?
di Franca Feliziani Kannheiser
Tra le situazioni che richiedono al catechista una particolare delicatezza c’è quella della presenza nel proprio gruppo di catechesi di bambini a cui manca una figura genitoriale. Un bambino, che non ha mai conosciuto il suo papà e non ha potuto usufruire di una figura paterna sostitutiva, è molto sensibile a tutti quei riferimenti che, nell’educazione religiosa, rimandano alla figura di Dio Padre. Alcuni bambini, poi,
possono fare un’esperienza di paternità particolarmente negativa a causa della presenza, in famiglia, di un papà violento o indifferente. Molti catechisti pensano di risolvere la situazione evitando (ma come è possibile?) di parlare esplicitamente di Dio Padre, magari tralasciando quelle pagine del Vangelo, come la parabola del padre misericordioso, che mettono al centro la figura di Dio Padre buono. È evidente che questa non può essere una soluzione né dal punto di vista educativo né catechistico.
Ancora una volta è necessario partire da noi catechisti e dal nostro atteggiamento nei confronti dei bambini che ci sono affidati, che possono vivere realtà familiari complesse e ambivalenti, dolorose e difficili da affrontare. Non è chiudendo gli occhi o ignorandole che aiutiamo i bambini a sostenerle. Partiamo allora dall’ipotesi che nel nostro gruppo ci sia un bambino che non ha mai conosciuto il papà, oppure che lo ha perduto per decesso o perché i genitori si sono separati e il papà è lontano da casa. Casi certamente molto diversi, ma che hanno in comune un’assenza.
È logico pensare che questo bambino non sappia che altri compagni abbiano un papà che vive con loro, li accompagna magari a scuola o al catechismo? Certamente no. Il bambino è ben consapevole di tutto ciò, ma spesso non ha la possibilità di parlarne, di esprimere le sue emozioni, i suoi interrogativi. Quando tocca questo argomento vede magari che la mamma si rattrista, che gli altri adulti assumono un’aria imbarazzata. Ne parla con lui solo qualche compagno, magari per gioco o per ferirlo. Accade così che, per paura di soffrire e di non sapere
come contenere la sofferenza del bambino, l’adulto neghi ciò che non si può negare e non svolga la sua funzione genitoriale/educativa che è quella di aiutare il bambino a trovare un senso a ciò che sta vivendo e a scoprire le risorse che possono permettergli di fronteggiare una situazione difficile e complessa, ma che solo se riconosciuta potrà essere integrata nel suo cammino di vita.
È chiaro che questa funzione di supporto deve essere esercitata soprattutto dalla famiglia, ma anche gli altri educatori non possono esimersene quando le circostanze lo rendono necessario. Ma come?
I bambini parlano spontaneamente della loro famiglia, riportano spesso ciò che accade fra le mura domestiche, soprattutto quando quegli avvenimenti li hanno colpiti emotivamente. Il racconto delle proprie esperienze sarà reso più libero se, parlando della famiglia, il catechista dirà che ogni bambino nasce da una mamma e da un papà, ma non tutti vivono con entrambi i genitori e ciò avviene per motivi diversi… Queste situazioni ci fanno pensare… forse ci spaventano o ci rattristano un po’, ma possiamo parlarne insieme… fra amici.
Non ci stancheremo mai di sottolineare che ciò di cui ha bisogno il bambino non è qualcuno che dia risposte chiare e definitive, ma qualcuno che lo ascolti amorosamente e che gli permetta di esprimere i suoi dubbi e le sue sofferenze.
• Il bambino che si sente «contenuto» nelle sue ansie e nelle sue paure diventa capace, tenuto per mano dall’adulto, di dare senso a ciò che sta vivendo e di scoprire, in se stesso e nell’ambiente, le risorse per affrontarlo. Anche il bambino, che ha perso il papà o non lo ha mai conosciuto, può scoprire che vicino a lui ci sono persone (nonni, parenti, ecc.) che si curano di lui come farebbe un papà.
• Se il papà è morto, può essere aiutato a ricordarlo e a sentirlo vicino così da vivere meno la sua morte come un abbandono.
• Se il papà non è più in casa a causa della separazione o del divorzio, sarà per lui importante sentirsi dire che un papà è per sempre… I genitori non divorziano mai dai loro figli.
Anche Gesù, quando parlava di Dio, si rivolgeva a persone che facevano esperienze diverse di paternità, sicuramente alcune anche negative.
• Gesù, però, non si stanca mai di usare la parola«padre», anzi «abba», «papà», per riferirsi a lui. Questa parola, sebbene richiami l’immagine di un padre terreno, non si appiattisce su di essa, ma rivela un’Alterità.
• Il Padre di cui parla Gesù è come un padre che… e da qui si spiega la narrazione della parabola che presenta un padre diverso da quelli umani… Ecco allora che, partendo dal cuore dell’esperienza umana, Gesù la trascende e addita la novità del rapporto che Dio stabilisce con noi, un rapporto che apre nuovi orizzonti anche ai legami che ci uniscono.
• La novità della paternità di Dio nei nostri riguardi è così radicale che Gesù giungerà a comandare di non chiamare nessuno padre, perché: «Solo Dio è vostro Padre». Queste pa role, ben lontane dal negare la validità dei rapporti umani, offrono loro un modello. Come scrive Benedetto XVI: «Il Padre nostro non proietta un’immagine umana nel cielo, ma a partire dal cielo – da Gesù – ci mostra come dovremmo e come possiamo diventare uomini».
Questi e molti altri suggerimenti, nel numero di Marzo 2014 di Catechisti Parrocchiali.
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Accompagnati nel dono di Dio – preparandoci a domenica 16 marzo 2014
Accompagnati nel dono di Dio
Dal Vangelo della II Domenica di Quaresima, piccoli suggerimenti per mantenere il ritmo per scoprire la concretezza di Dio e della sua tenerezza nella nostra vita.
Frammenti dal brano biblico di riferimento Mt 17, 1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
ACCOMPAGNATI NEL DONO
La Quaresima è ormai entrata nel vivo e l’esperienza della trasfigurazione vissuta da Gesù e Pietro, Giacomo e Giovanni, ci prende per mano e ci accompagna nel cuore della nostra fede. Forse qualcuno di voi mi dirà che la trasfigurazione è stata vissuta solo da Gesù… e in parte è vero! Ma vi chiedo: quando accade qualcosa di straordinario davanti a voi, non vi sentite coinvolti in prima persona? Gesù, salendo sul quel monte alto, prese con sè tre persone. Tre e non uno di più. E quei tre videro, si stupirono, ebbero paura, vissero un’esperienza unica e forse inaspettata.
E… perché no… forse è lecito anche chiedersi quanto quell’esperienza li abbia trasfigurati, ma non per un attimo… per la vita. E forse è lecito, di fronte a questo vangelo chiedere anche a noi stessi quanto le esperienze di Dio, del suo amore, del suo perdono, della sua delicatezza riescano a trasfigurarci, e renderci splendenti, nuovi, diversi rispetto a prima… Ma lasciamo in stand-by tutto questo e continuiamo a lasciarci accompagnare dal maestro di Nazareth e dalla sua trasfigurazione nel cuore, nella novità, nella bellezza della nostra fede.
Ci sono alcuni punti, che di fronte a questa pagina evangelica, si illuminano di fronte a noi come luci segnaletiche:
- Gesù è il Figlio di Dio amato, anzi, l’amato! Gesù… quel maestro di Nazareth, il figlio di Giuseppe, colui che aveva carne e sangue come tutti, fame e sete come tutti, era IL figlio di Dio… non l’amico, non il servo, ma il figlio… Figlio di quel Padre di cui ci ha fatto vedere l’immenso e assurdo amore. Lui poteva farlo. Perchè lui è l’amato.
- Gesù porta con sè i discepoli. E questa annotazione non ci sembri nè banale, nè scontata. Il più delle volte non lo fa. Sul monte ci va da solo; la sua relazione con il Padre se la vive in solitudine, nella notte, su un monte, lontano dal fragore delle folle e degli stessi discepoli. Ma questa volta no! Perchè in atto c’è la rivelazione: il Padre sta dicendo, senza mezzi termini, come stanno le cose, cosa sta accadendo, quale straordinaria novità sta investendo la storia.
- Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, e ancora, la liberazione dalla schiavitù e l’esperienza dell’esilio. Mosè ed Elia: i testimoni del peccato di Israele e della fedeltà di Dio. Mosè ed Elia per ricordarci che quello che vediamo in Gesù non è una favola. In lui c’è la chiara comunicazione che, ancora una volta Dio non dimentica l’uomo, ancora una volta al peccato e all’allontanarsi dell’uomo, Dio reagisce come un padre verso un figlio: si ricorda di lui e lo raggiunge, per sussurrargli nel cuore che lo ama.
- La voce parla e questa volta i discepoli sono presenti e la sentono: “Ascoltatelo!”. La chiamata è chiara e irrevocabile: è chiamata all’ascolto. Già… all’ascolto, perché è inutile prenderci in giro: quando una persona per noi conta, la ascoltiamo; quando amiamo qualcuno gli dedichiamo del tempo; quando ci fidiamo, gli diamo credito, senza troppe storie.
- Non il timore ci deve guidare in Dio ma la fiducia: lui ci tocca. Gesù tocca i discepoli. Dio ci tocca attraverso Gesù e il messaggio è chiaro, forte, audace soprattutto in tempi come questi: “Alzatevi, non temete!” Perchè? Perché se Mosè ed Elia spariscono, come tutti i segni di cui ogni giorno abbiamo bisogno, lui
resta! - I discepoli videro solo Gesù. E anche su questo fronte, la chiarezza spicca: solo Gesù, perché solo di lui abbiamo bisogno, perché in lui c’è una straordinaria novità di vita, perchè solo in lui abbiamo visto la potenza dell’amore, solo in lui il dolore è diventato salvezza e la sofferenza un abbraccio. Lui, solo lui, anche oggi resta… quando aperti gli occhi, spesso non vediamo più niente e nessuno! Lui, c’è!
E con lui c’è il Padre. Con lui c’è la fedeltà di un Dio che ama. Ed è questo che mi atterra e mi disturba. Quando meriterei un sonoro ceffone, che mi faccia aprire gli occhi sullo schifo di cui sono capace, tu mi guardi e io mi sento creatura unica, straordinariamente unica, infinitamente unica… per te, Padre-Dio. Così, ogni volta, abbatti le mie durezze e riesci a crepare il muro di sicurezza. Così ogni volta, sconvolgi la mia vita convincendomi ad amare, ancora una volta… ancora di più, come te.
L’ESERCIZIO DA VIVERE
Spesso facciamo notare a Dio le sue assenze, ma siccome siamo nel mese in cui ci dobbiamo allenare a scoprire la sua tenerezza allora, questa volta ci è chiesto di ricordare! RICORDARE tutte le volte in cui il Signore ci ha toccato, ci ha raggiunto, attraverso amici, parenti, coincidenze, apparenti casualità, frasi, libri. Tutte le volte in cui abbiamo sentito una nostra richiesta accolta da lui e in qualche modo realizzata, tutte le volte in cui lui ha risposto.
Chi tra voi è catechista o genitore, provi a fare questo esercizio con i propri ragazzi. Il comandamento del ricordo, nella bibbia, va di pari passo con quello dell’ascolto. Ricordare ciò che il Signore ha fatto per noi, riuscire a capire quei suoi silenziosi passaggi e ricordarli è il primo segno di gratitudine, ma è ciò che ci aiuta a tenere viva la nostra relazione con lui.
Nella nostra frenesia… ci sarà almeno una volta in cui abbiamo sentito Dio presente nella vita?
Proviamo a chiedercelo e aiutiamo i ragazzi a scoprirlo. E sarebbe molto bello che poi voi, personalmente o insieme ai ragazzi, comunicaste il vostro ricordo commentando questo post… Noi poi lo inseriremmo sulla nostra pagina Giovani & Vangelo come testimonianza di un passaggio reale di Dio, anche in questo oggi!
Vi aspettiamo!!!!
E per non dimenticare…
ricordiamo a tutti la preghiera proposta
per questa tappa, così da sentirci uniti nel Signore.
Una PREGHIERA per ritmare l’allenamento
Ogni giorno, ti suggerisco di trovare qualche minuto per rimetterti alla presenza del Signore:
Teneramente amati
Tenerezza e libertà: questo si incontra
quando si sperimenta il tuo amore, Dio dell’universo.
Tenerezza e instancabile determinazione:
questo porta con sé il tuo perdono.E io, Padre – Dio, tentenno e combatto,
impedendo, spesso, al tuo amore di raggiungermi.
Nel peccato, ho sentito le tue braccia risollevarmi,
nel dubbio, ho sentito la tua voce farsi luce,
nell’errore, ho sentito la tua mano accompagnarmi
e nella gioia, ho visto i tuoi occhi sorridere.
Quanto è umano, nella sua fisicità, il tuo amore
e quanto è divino, nella sua instancabile fedeltà.Eppure spesso non lo sento e mi accontento.
Prendo a schiaffi la vita perché vorrei di più,
ma poi la tua tenerezza mi spaventa e mi allontana:
perché gratuita, perché totale, perché per sempre.Convincimi, Padre, in nome dell’amore,
abbraccia la mia paura, accarezza le mie ferite
e insegnami a fidarmi del tuo amore.
Amen
Ti aspettiamo ogni lunedì ONLINE per dare ritmo al nostro allenamento e far diventare vita la liturgia domenicale!
>>> *Scarica la TRACCIA COMPLETA: La tenerezza di Dio – scheda
>>> Scarica la PREGHIERA IN FORMATO CONDIVISIBILE O STAMPABILE: Teneramente amati
Il nostro obiettivo finale è
…imparare a pensare e scegliere alla luce del Vangelo. Vietato dimenticarlo!
Appuntamenti prossimi…
- lunedì 17 Marzo con il POSTER che ci aiuterà ad accogliere il Vangelo della samaritana… come acqua luminosa 😉
- lunedì 24 Marzo con una nuova ATTIVITA’ da vivere nella veglia promossa da Papa Francesco
- lunedì 31 Marzo la quinta Tappa!
Appuntamenti precedenti…
TI ASPETTIAMO ONLINE ogni LUNEDì con riflessioni, approfondimenti, suggerimenti… per DARE RITMO AL NOSTRO ALLENAMENTO!
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Se desideri vivere momenti di preghiera personali o da condividere in parrocchia ti consigliamo i libri:
- Non temere! Io sono con te – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline
- Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline


è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva»



