GP2 GenerAzioni – Pace!

«Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (12, 21).
Il male non si sconfigge con il male: su quella strada, infatti, anziché vincere il male, ci si fa vincere dal male.

La prospettiva delineata dal grande Apostolo pone in evidenza una verità di fondo: la pace è il risultato di una lunga ed impegnativa battaglia, vinta quando il male è sconfitto con il bene. Di fronte ai drammatici scenari di violenti scontri fratricidi, in atto in varie parti del mondo, dinanzi alle inenarrabili sofferenze ed ingiustizie che ne scaturiscono, l’unica scelta veramente costruttiva è di fuggire il male con orrore e di attaccarsi al bene (cfr Rm 12, 9), come suggerisce ancora san Paolo.

La pace è un bene da promuovere con il bene: essa è un bene per le persone, per le famiglie, per le Nazioni della terra e per l’intera umanità; è però un bene da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene. Si comprende allora la profonda verità di un’altra massima di Paolo: «Non rendete a nessuno male per male» (Rm 12, 17).
L’unico modo per uscire dal circolo vizioso del male per il male è quello di accogliere la parola dell’Apostolo: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (Rm 12, 21)”.

 Messaggio di Giovanni Paolo II
per la XXXVIII Giornata Mondiale della Pace
Non lasciarti vincere dal male,
ma vinci con il bene il male

Buona domenica!

«Uomini di Galilea,
perché state a guardare il cielo?»

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno A

Una strana festa, quella dell’Ascensione, ammettiamolo. Come i discepoli, anche noi avremmo optato per un’altra soluzione: perché non immaginare uno staterello governato da Gesù in cui rifugiarsi da questo mondo infausto e rissoso? Questa storia di Gesù che se ne va a me proprio non va giù. E invece. Nei Vangeli la Risurrezione, l’Ascensione e la Pentecoste compongono uno stesso quadro, un identico evento. Gesù, risorgendo, è già presso il Padre e dona lo Spirito. Gesù, che siede alla destra del Padre, non è più vincolato dal tempo e dallo spazio e può dire con verità: io sono con voi per sempre. Benvenuti nella logica di Dio.
Il cuore del racconto è la descrizione di una consegna: gli apostoli ricevono il mandato dell’annuncio da parte del Risorto.
L’Ascensione segna l’inizio del tempo della Chiesa. Uffa.
Sono gli angeli a dare la chiave interpretativa dell’evento: non guardate il cielo, guardate in terra, guardate la concretezza dell’annuncio. I discepoli del Risorto sono chiamati ad annunciarlo, finché egli venga, a renderlo presente. La Chiesa, allora, diventa il luogo dell’incontro privilegiato col Risorto, e assolve il suo compito solo quando rende presente il Vangelo.
Diversamente da Luca, Matteo situa l’addio in Galilea, su di un monte. Monte che rappresenta il luogo dell’esperienza divina: solo chi l’ha incontrato può raccontarlo con credibilità.
E in Galilea: il luogo della frontiera, del meticciato, del confine. Ai tempi di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto! La Galilea, però, è anche il luogo dove tutto è iniziato, il luogo dell’incontro, dell’innamoramento: solo attingendo alle esperienze che ci hanno convertito possiamo annunciare con verità il Signore.
Ecco cosa significa non guardare il cielo: partire dalla povertà della mia parrocchia, dal senso di disagio che provo nel vivere in un paese rissoso e partigiano, dall’impressione di vivere alla fine di un Impero che crolla pesantemente sotto un cumulo di verbosità. Qui siamo chiamati a realizzare il Regno, a rendere presente la speranza. Qui, in questa Chiesa fragile, in un mondo fragile. Ma che Dio ama.
Allora non stupisce il dubbio dei discepoli, che è il nostro. Non è una Chiesa muscolosa quella che annuncia con verità, ma autentica e in conversione. Il dubbio è un atteggiamento fondamentale per il credente, essenziale per la crescita. L’ateo è sommerso dai dubbi, il credente li fugge. All’ateo Gesù si propone come verità. Al credente come l’innovatore. E ci rassicura: non siamo soli, egli è con noi.
È iniziato il tempo della Chiesa, fatta di uomini fragili che hanno fatto esperienza di Dio e lo raccontano nella Galilea delle genti. La smettiamo di lamentarci e ci rimbocchiamo le maniche?

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione guarda il power-point:
Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale
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News su iniziative!

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Info sulla pagina delle INIZIATIVE

Il battito – Tra note e realtà

Dateci parole poco chiare quelle che gli italiani non amano capire…
Basta romanzi d’amore, ritornelli, spiegazioni, interpretazioni facili […]
Dopo tanto teatro dopo tante guerre
dopo tanti libri dopo tanto cammino
dopo tante bugie dopo tanto amore dopo tanti secoli!
Mai più canzoni in italiano greco slavo
poca letteratura, brevi racconti al massimo,
scrittori intraducibili, relazioni elementari, poeti ermetici…
Tv irreversibile, con accenti diversi con accenti diversi, esotici.
Ora davvero basta con la trasparenza
voglio una cultura davvero sottostante davvero inapparente
e soprattutto per sempre…
Voglio essere ricordato nella prossima era
come un glaciale geroglifico, come un bassorilievo,
come un graffito inesplicabile perché del tutto inutile….
(I. Fossati, Il battito)

Ironia fine ed estremamente penetrante!
Musica e testo che credo fanno da giusto contrappeso a un’attualità sempre più pregna di scontato, di superficialità e di velocità.
Quante volte ci capita di credere di conoscere una realtà solo perché ne abbiamo intravisto un aspetto?
O di conoscere cosa pensa un filosofo solo perché da qualche parte abbiamo letto una citazione di un suo pensiero?
Quali sono le sorgenti reali di conoscenza cui attingono i giornalisti per informarci su situazioni vere?
Chi ha ancora il coraggio di perdere tempo su pagine di libri, di musica che non riempiono né pancia, né portafogli?
Assistiamo sempre più spesso a manipolazioni occulte delle nostre coscienze: guardiamo solo alcune parti del mondo perché sono le uniche presenti nei networks televisivi… pensiamo di conoscere culture, ricchezze e povertà dei popoli solo perché sono le uniche che qualcuno sceglie di far entrare nell’obiettivo di una telecamera. Siamo certi di cosa pensino gli uomini e le donne del nostro tempo e di quali siano le vere ideologie di chi ci governa solo perché ascoltiamo quello che qualcuno sceglie, volontariamente, di farci ascoltare.
Di tutto questo siamo vittime inconsapevoli, è vero, ma la nostra responsabilità personale entra in causa tutte le volte che ci arroghiamo il diritto di credere vere solo le cose che altri fanno passare davanti ai nostri occhi, o di pensare che esista solo ciò che televisione e mezzi di comunicazione fanno vedere.
Dicono che la frammentarietà sia il frutto dell’età post moderna, che gli aforismi siano il simbolo di tutto questo, che la cultura non si muove più su sistemi di pensiero ampi e articolati. Si dice anche che la cultura della comunicazione è veloce, rapida, efficace e che chi comunica si deve adeguare: pena la non comprensibilità del suo pensiero.
Così sotto accusa finiscono coloro che hanno ancora il coraggio di non accontentarsi della superficialità; che sanno costruire una dimostrazione coerente; che per ogni effetto vorrebbero trovare una specifica causa; che amano il dubbio e il confronto, per diventare migliori; che a una comunicazione di superficie che fa battere le mani preferiscono poesia, filosofia e musica che fanno battere il cuore.
E’ lecito, in nome della cultura del
tutto voglio e del poco mi sforzo obbligare tutti a un abbassamento di livello culturale?
E se la frammentarietà dei pensieri, la superficialità delle idee, la presunzione di sapere tutto di tutti solo per aver visto o letto poche cose, stesse intaccando la solidità delle coscienze e delle identità?
Ivano Fossati, in un’intervista ha detto: «Vorrei tenere salva, per me, la capacità di avere dei pensieri non solo corretti, ma anche completi»…
La Sfida è per tutti!

                                                                                                                                                                                         di suor Mariangela fsp

Guarda il video

GP2 GenerAzioni – Media!

Le moderne tecnologie hanno a loro disposizione possibilità senza precedenti per operare il bene, per diffondere la verità della nostra salvezza in Gesù Cristo e per promuovere l’armonia e la riconciliazione.
Eppure, il loro cattivo uso può fare un male incalcolabile, dando origine all’incomprensione, al pregiudizio e addirittura al conflitto.

Invece di costruire l’unità e la comprensione, i media possono demonizzare altri gruppi sociali, etnici e religiosi, fomentando la paura e l’odio.
I responsabili dello stile e dei contenuti di quanto viene comunicato hanno il serio dovere di assicurare che questo non avvenga. Anzi, i media hanno un potenziale enorme per promuovere la pace e costruire ponti di dialogo tra i popoli […].
Come afferma san Paolo […]: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 21).

Il principio etico fondamentale è il seguente: “La persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale“.

La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale di altre persone. Prima di tutto, dunque, i comunicatori stessi devono mettere in pratica nella propria vita i valori ed i comportamenti che sono chiamati ad insegnare agli altri. In particolare, questo richiede un impegno autentico per il bene comune, un bene che non è confinato nei limitati interessi di un determinato gruppo o di una nazione, ma che abbraccia i bisogni e gli interessi di tutti, il bene dell’intera famiglia umana.
I comunicatori hanno l’opportunità di promuovere una vera cultura della vita prendendo loro stessi le distanze dall’attuale cospirazione a danno della vita e trasmettendo la verità sul valore e la dignità di ogni persona umana”.

 

 

Dal messaggio di Giovanni Paolo II
per la XXXIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
I mezzi della comunicazione sociale:
al servizio della comprensione tra i popoli

 

 

 

Veglia Eucaristica per la Giornata delle Comunicazioni Sociali

di Suor Mariangela Tassielli

Fratelli e sorelle, offriamo al Signore, la nostra preghiera, perché salga a lui come incenso, forte e delicata allo stesso tempo; perché arrivi a Dio portando il cuore di tutti i fratelli e sorelle che con noi pregano, tutti coloro che saranno raggiunti dai giovani evangelizzatori, coloro che a noi hanno affidato le loro preghiere. Tutti vogliamo, come Chiesa, presentare al Signore, perché questa notte possa diventare notte di luce.

 Come incenso, salga verso te, o Signore, la nostra preghiera. Sia preghiera di tutti e preghiera per tutti. Salga carica della lode e della gratitudine per tutti prodigi che operi nella nostra vita. Salga, spinta dalla totale fiducia in te, che per noi desideri il Bene vero. Salga, portando a te, il desiderio e le speranze di ogni cuore, di ogni famiglia, di ogni vita. Amen

Vieni Spirito Creatore, vieni, vieni! Vieni Spirito Creatore, vieni, vieni!

Vieni santo Spirito di Dio e spalanca le porte della nostra vita alla tua novità, all’effervescenzaspirito santo del tuo agire in noi, al dolce impeto del tuo ricrearci e renderci nuovi. Vieni Spirito dolce e potente e discendi con infinite grazie; apri tra noi e il Padre i canali della vita perché la fresca e inarrestabile acqua della Grazia possa raggiungerci, bagnarci e renderci trasparenti.

Mandaci, Padre! Inviaci per le strade di questa storia e donaci il coraggio del dono gratuito e generoso, del dono libero che accetta di essere spogliato, sacrificato, denudato. Inviaci, Padre, perché tutti conoscano Gesù Cristo, Signore di ogni vita, perché tutti comprendano la forza e la concretezza del tuo amore che tutti ci salva e, amandoci, ci rende liberi, figli della luce.

Celebrante: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura. Non abbiate paura, né sia turbato il vostro cuore, ma adorate il Signore, Gesù Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. È meglio infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male. Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra.

Guida: La Parola di Dio si fa per noi incontro, dono. Pane che si spezza e sfama ogni sete del nostro cuore. Il buon Pastore ci viene incontro, abita la nostra stessa carne, parla la nostra stessa lingua. Si è fatto uno di noi, uno tra noi e con noi.

Gv 10, 11 – 15. 14, 15 – 21 11

Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e buon pastorenon gli importa delle pecore.  14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.

 Gesù, Pastore buono, in te l’amore del Padre ci raggiunge

Guida: Ci sono strade che il Vangelo percorre. C’è un’urgenza che brucia nel cuore di ogni evangelizzatore: annunciare la Parola, renderla vera e reale, proclamarla con la vita e con ogni mezzo che il progresso mette a disposizione dell’uomo. Ci sono continenti nei quali il Vangelo è stato annunciato nei secoli e c’è un nuovo continente che non si distingue per lontananza, né per cultura: è il mondo della Comunicazione al confine tra il fascino e la realtà, tra le opportunità e i rischi che diventa il nuovo “mondo” in cui far risuonare il Vangelo.

LA PAROLA DEL PAPA BENEDETTO XVI

Comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita. Del resto, anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia […]
Anche in questo campo siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che Cristo è Dio, il Salvatore dell’uomo e della storia, Colui nel quale tutte le cose raggiungono il loro compimento (cfr Ef 1,10). La proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza; una forma che richiama lo stile di Gesù risorto quando si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus  .

Guida: Rendiamo la nostra preghiera supplica, invocazione di misericordia, riparazione per ogni peccato commesso nel mondo della Comunicazione; per il male seminato intenzionalmente, per chi naviga in Rete per generare il male nel cuore delle giovani generazioni, per chi fa di ogni pagina, di ogni immagine, di ogni parola, di ogni nota uno strumento per seminare la morte. Abitiamo questa notte nella luce. Possa la nostra preghiera, vivificata dalla grazia, ottenere per tutti la misericordia del Padre. E possa l’amore del Padre raggiungere e cambiare, in questa notte, coloro che in questo momento stanno operando per il male.

Momento di offerta e proclamazione delle nostre preghiere e di quelle dei tanti fratelli che le hanno affidate a noi attraverso internet. Chi lo desidera può consegnare il foglio chiuso, nel segreto. Per ogni intenzione consegnata al Signore ognuno potrà accendere un piccolo lumino.

Questo momento eucaristico ci ha fatto entrare in quella che per noi Paoline e Paolini è la settimana della Comunicazione a conclusione della quale, come Chiesa presente in tutto il mondo, siamo chiamati a celebrare la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Celebriamo cioè un rinnovato grazie e assumiamo nuova consapevolezza per le possibilità che oggi, attraverso il progresso e la tecnologia, il Vangelo ha di raggiungere gli estremi confini della terra.

PREGHIAMO INSIEME:

Spirito di Dio,
dono immenso del Padre,
scendi su di noi, soffia in noi la vita stessa di Dio
e plasmaci con l’intensità del suo amore.
Rendici decisi nel credere,
appassionati nel raccontare le meraviglie di Dio per noi,
audaci nel donare ciò che gratuitamente ci è stato donato.

Dito paziente del Padre,
formaci nella novità di una vita piena e vissuta ad alta quota.
Amore che unisce il Padre al Figlio,
donaci il gusto della totalità, della circolarità,
della pienezza dell’amore che vi unisce come Trinità.
Facci entrare in questo prezioso dinamismo
perché ne impariamo lo stile,
perché altro gusto non abbia la nostra vita.

Maria, Regina della Pentecoste:
presente con noi mentre il Figlio sale definitivamente al Padre;
fedele per noi, mentre la sua presenza sparisce ai nostri occhi;
madre per noi, mentre lo Spirito ci apre alla vita di Dio,
accompagna, sostieni, orienta i nostri passi,
apri le nostre mani, spalanca il nostro cuore
perché lo Spirito infonda in noi i suoi doni,
perché nulla sia sprecato,
perché tutto trovi in noi terreno fecondo
in cui scendere e portare frutto,
quando e dove il Signore stesso vorrà.

Amen sia la nostra vita.
Amore donato siano le nostre scelte.
Fede condivisa le nostre giornate.

Scendi, o santo divino Spirito!
Rendici comunicazione dell’amore del Padre in noi.
Te lo chiediamo per intercessione di Maria,
nostra Madre, Maestra e Regina.

Amen.


Buona domenica!

«Pronti sempre a
rispondere
a chiunque vi domandi ragione
della
speranza
che è in voi
»

Dalla prima lettera di San Pietro Apostolo (1Pt 3,15-18)
VI DOMENICA DI PASQUA – Anno A

Viviamo tempi difficili, inutile negarlo. Difficili umanamente, difficili cristianamente. Il futuro è denso di nubi scure e il rischio di vedere sempre e solo il negativo rischia di contagiare anche i cristiani più virtuosi.
Gesù è chiaro: il mondo non lo vede presente, parla di lui come di un grande personaggio del passato, come di un simpatico profeta finito male, come accade a molti profeti; ma i discepoli, afferma il Maestro, continuano a vederlo, lo riconoscono, lo annunciano, lo ascoltano, lo pregano.
Il primo dono che Gesù promette ai discepoli intimoriti è il Paraclito, cioè il soccorritore, l’aiutante, l’intercessore, che ci aiuta a ricordare le parole del Maestro, che ci aiuta a vedere le cose in maniera completa. Di questo abbiamo bisogno, urgente: di un aiuto che ci aiuti a leggere la grande storia e la nostra storia personale alla luce della fede. Le cose che accadono, allora, acquistano una luce diversa, con un orizzonte di riferimento più ampio, una prospettiva di salvezza, di redenzione che Dio realizza in mezzo all’umanità inquieta.
Il soccorso che Dio ci manda è funzionale alla nostra missione: i discepoli che “vedono” Gesù, che si accorgono della sua presenza, sono invitati ad annunciare il nuovo modo di vivere che Dio realizza attraverso la comunità dei salvati, la Chiesa, appunto.
Se è davvero così, allora, la difficoltà diventa straordinaria opportunità, occasione di annuncio, ragione di conversione.
Ne sa qualcosa Filippo che, a causa della persecuzione che si è scatenata contro la primitiva comunità, è fuggito e si ritrova in Samaria, la terra abbandonata, la terra eretica, la sposa infedele che Gesù stesso ha cercato di sedurre e di riconquistare. La fuga diventa luogo per l’annuncio e conversione di nuovi discepoli.
Ad una condizione, come ammonisce Gesù: restare fedeli al comandamento dell’amore, ad ogni costo.
Solo il comandamento dell’amore, in questi tempi, è in grado di perforare la spessa corazza anticristiana e neoclericale che abita la nostra società fintamente cristiana.
Dimorare nell’amore, non scoraggiarsi e approfondire la fede, come suggerisce Pietro. Il nostro cristianesimo occidentale oscilla fra due eccessi ugualmente pericolosi: il ritorno ad un clima di chiusura e di contrapposizione col mondo innalzando inutili barriere nei confronti degli altri ed il rischio di cedere ad un cristianesimo emotivo e popolare, che segue le apparizioni e dimentica il deposito della fede. Davanti alla chiusura e al misticismo semplificato e superstizioso Papa Benedetto propone, come da sempre la Chiesa propone, un’alleanza fra intelligenza e fede, fra conoscenza e spiritualità. Solo con la fatica dello studio, della comprensione dei testi, della preghiera feconda e motivata, della ricerca umile della verità possiamo incrociare le attese dell’uomo contemporaneo alla ricerca di senso. Così, diverremo capaci di rendere ragione della speranza che è in noi.

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione puoi scaricare il power-point: Illuminare il mondo

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Chi ha detto che i giovani non cercano Dio? – Ferrara

Chi ha detto che i giovani non cercano Dio?

A Ferrara, nella comunità delle Figlie di San Paolo (suore Paoline), per un venerdì pomeriggio al mese, alcuni ragazzi di un liceo si sono incontrati  per pregare, imparare e condividere quello che la Parola di Dio suggeriva loro.
Per i giovani, tra i 15 e i 19 anni, è stata una possibilità di incontro e nuove conoscenze, poiché non tutti provenivano dalla stessa classe e di confronto sul modo di vivere quotidianamente la fede anche a scuola. La diversità di età e di esperienze non ha fatto altro che arricchire il dialogo.
A guidare gli incontri sono stati un sacerdote diocesano, Nikki e Veronica, postulanti delle Figlie di San Paolo. 

Le animatrici raccontano…

I ragazzi e i giovani hanno una gran voglia di ascoltare qualcuno che gli parli di Dio, che gli racconti la propria esperienza religiosa, che gli spieghi il senso del Vangelo, e che desiderano condividere tra loro tutto questo!
Ovviamente per capirlo è necessario ascoltarli, interpellarli, preparare qualcosa per loro, mettersi in gioco e sporcarsi le mani con un po’ d’impegno ma i risultati sorprendono.

Questa almeno è l’esperienza che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi.

A volte pensiamo che servano gli effetti speciali per stupire e conquistare i più giovani, ma abbiamo smentito anche questo… In questi momenti, infatti, non abbiamo fatto niente di straordinario ma, con serietà e gioia, abbiamo pregato, cantato, letto la Parola di Dio, provato a spiegarla a volte con qualche video o testimonianza e a calarla nelle nostre vite quotidiane. Abbiamo ragionato e condiviso. Questi appuntamenti hanno dato ampio spazio alla riflessione e favorito un confronto tra i giovani sulle questioni più rilevanti della loro fede: Parola, Preghiera, Risurrezione. Ci siamo accorti che quello che forse cercano è una fede in Dio che si trasforma in amicizia e coerenza perché Gesù, che si è fatto uomo per noi, ci ha mostrato che è possibile.

L’ultimo incontro è stato particolarmente efficace.
Il tema era: quale personaggio sei sotto la croce?
A Partire da una selezione di scene tratte dal film The Passion e da alcuni brani del libro Io c’ero di Michele Casella, ci siamo interrogati: e se io fossi stato presente sul calvario alla crocifissione di Gesù, come quale personaggio mi sarei comportato? Una curiosità ci ha spinto: provare a sentire, vedere, vivere ciò che avevano sentito, visto e vissuto quegli uomini sotto la croce.
L’autore del libro, infatti, dice: «I personaggi biblici diventano voci non solo di ieri ma di sempre, e quell’uomo giusto, mai citato col suo nome, Gesù, diventa paradigma di un’ingiustizia che prosegue senza fine. Voci che si udirono sotto la croce ma che rivivono sotto ogni croce. E non possiamo pensare che non siano fatti nostri. Perché c’eravamo tutti noi in Lui sulla croce».
Noi abbiamo ascoltato le voci di Giuda, Maddalena, Pilato, Simone di Cirene e Maria che si ritrovarono coinvolti nelle vicende di un certo Gesù di Nazaret e, più precisamente, nel momento della sua insolita crocifissione. Tanti nomi sono costretti a rivivere per sempre quell’attimo di quel giorno. Come non immedesimars
i in alcuni di costoro? La maggior parte dei ragazzi si sono immedesimati in Simone di Cirene: in fondo, hanno evidenziato, «noi non eravamo interessati a condividere la nostra storia con Gesù ma, grazie a qualcuno che ci ha coinvolti, abbiamo sperimentato che, anche se dobbiamo portare la croce, farlo con Lui, il figlio di Dio, ne vale la pena!»
Di fronte alla passione di Gesù non possiamo rimanere indifferenti: la Croce ci interpella, ci domanda un parere, ci obbliga a prendere una posizione. Ci vincola alle nostre scelte, ci incatena alle nostre decisioni. Non possiamo dire: non m’interessa. Il gesto della croce non è immediatamente immaginabile, non è evidenza pura. Appare come una promessa non mantenuta. Dobbiamo prima accogliere e contemplare questa esperienza e domandarci il perché della morte, di “quella” morte, per arrivare poi alla risurrezione. È possibile tutto questo? Bisogna prima accettare un dono della fede: solo accogliendo questo “regalo” complicato possiamo affrontare lo spettacolo della croce, senza però fermarci lì; la croce non è più il capolinea delle nostre esperienze! Ed è necessario fare una riflessione: a partire dal dono della fede arriviamo a capire, ma soprattutto ad accettare come buone per noi, parole come risurrezione, vita dopo la morte, fino ad arrivare a traguardi per noi inimmaginabili.

 (Veronica Bernasconi & Anne Dominique Ramos, postulanti Figlie di San Paolo)

Ma i protagonisti, cosa ne pensano?

« L’esperienza di venerdì l’ho trovata molto utile ed interessante. Infatti mi ha permesso di vedere tutto sotto un’altra prospettiva, sotto un’altra luce. Mi sono immedesimata in Simone di Cirene, in Maddalena e anche in Pilato. Ho “capito” le loro sensazioni e le loro scelte, anche se non ho condiviso quelle di tutti. Inoltre è stato utile anche come “confronto” di varie idee. Infatti tutti i partecipanti a quest’incontro esprimevano il loro pensiero sinceramente, senza fingere di essere più “buoni” di quanto in realtà non lo fossero! La consiglio come esperienza soprattutto nel periodo di Quaresima! »

Maria 

« Io sono andata agli incontri e mi sono piaciuti molto, sono stati ben ideati e sono riusciti a parlare della religione, della Chiesa e della figura di Gesù in modo libero e interessante. L’idea del video dell’ultimo incontro mi è piaciuta molto, mi ha aiutato a vedere le cose da un nuovo punto di vista che non avevo preso in considerazione prima. Inoltre è bello poter condividere le proprie opinioni e confrontarsi con ragazzi e ragazze all’incirca della mia età ».

Irene 

« Per me è stato molto interessante e molto originale… E soprattutto per me è importante che anche chi non crede possa dire la sua senza sentirsi giudicato dato il luogo di incontro! È una bella immagine di accoglienza e fratellanza proprio come dovremmo fare noi ogni giorno!

 Chiara

Ho trovato questi incontri molto interessanti, nonostante non sia stata presente al secondo incontro… Il primo, sull’importanza della parola, mi è piaciuto molto, perché mi ha ricordato quanto importante sia il suo uso e allo stesso tempo quanto sia delicato… Il terzo è stato certamente più coinvolgente, perché ci ha dato l’opportunità di identificarci con un personaggio particolare, permettendoci anche di presentarci agli altri servendoci di un esempio!… e bello il montaggio del filmato, mi è piaciuto davvero molto!!

Margherita 

Molto interessante istruttivo! Ho conosciuto lati diversi della passione che non conoscevo!

Giulia 

Gli incontri mi sono piaciuti perché ci hanno fatto riflettere su problematiche odierne e attuali, c’è stato anche un confronto tra noi ragazzi che ha evidenziato i nostri comportamenti in comune, e le nostre differenza. Abbiamo conosciuto nuovi amici!

Silvia 

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RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2011 – Cresima

CRESIMA È UGUALE A CRESCITA

di Fausto Negri

Jovanotti, in una canzone del 1997, paragona l’adolescenza alla «linea d’ombra», cioè allo spazio grigio che è tra il buio e la luce abbagliante del sole, attraversando il quale una persona per un attimo non riesce a vedere niente. Egli canta: «Mi offrono un incarico di responsabilità, mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che il carico è segreto ed importante, il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto».
Anche il sacramento della confermazione rappresenta un passaggio delicato e importante: è l’occasione giusta per «scendere al porto, levare l’ancora e andare al largo»:
• a livello di fede, per confermare il «Credo» pronunciato da altri per te all’atto del battesimo;
• a livello umano, per accettare di essere diventato quel che sei e di assumerti la responsabilità della tua vita.
Cresima e crescita sono quasi la stessa cosa.
La cresima è il sacramento della forza. Lo Spirito Santo, la terza persona della Trinità, è qualcuno da pregare, da amare. Egli, come il vento, soffia sulla vela della tua vita per mandarti al largo, verso la giusta direzione, quella dello sviluppo pieno delle tue qualità e capacità.
Crescere significa espandersi! La vita altro non è che la gioia e la fatica di liberare tutta la luce e la bellezza che Dio ha messo in te. Il Signore ti è vicino in questo passaggio delicato con la forza e la luce dello Spirito.
L’espansione della mente ci è data, anzitutto, per «ricercare la verità». Ciò non vuol dire sapere tutto, ma basare la propria vita sui valori essenziali, così che la nostra esistenza sia bella e buona. Lo Spirito del Signore ci è vicino per darci i suoi doni.
Anche le mani devono aiutare a «crescere» e ad attivare la creatività.
Poi c’è il cuore. Al culmine di tale espansione è la capacità di divenire amabili e attrarre, cioè di mettere in risalto il bello di cui si è capaci per promuovere il meglio sé, gli altri e la realtà che ci circonda. Il contrario è l’egocentrismo e la paura. Diceva l’apostolo dei lebbrosi, Raoul Follereau: «La più grande disgrazia che ti possa capitare è quella di non essere utile a nessuno». L’amore è il vero dono di Gesù. Lo Spirito è Spirito d’amore, da chiedere sempre.
Ogni esistenza si può evocare con i simboli della navigazione, possiamo adoperare lo stesso metodo per spiegare ai ragazzi il concetto appena esposto.
Si divide un foglio rettangolare in due. Nella prima parte si disegna il fiume della tua vita trascorsa: si mette la data di nascita, del battesimo (magari con una foto!), poi le tappe più importanti della vita dei ragazzi (quelle che si ricordano!). Le domande da porre, su cui far riflettere i ragazzi sono: il fiume è piccolo o grande, calmo o tempestoso, grigio o azzurro, pieno o privo di pesci? Chi c’è sulle sponde? Come è il cielo?
Sulla foce del fiume si scrive: «Confermazione», con la data della cresima.
Nella seconda metà del foglio si disegna il mare del futuro, così come lo si immagina.
Che un bambino stia crescendo lo si capisce dal fatto che smette di domandare da dove è venuto, e comincia a programmare dove andrà.
A questo punto si può domandare ai ragazzi: come immagini sarà il mare? andrai a nuoto, con zattera, barca, piroscafo o nave? Quali sono le cose che porterai? C’è qualcuno con te? Quali saranno i primi porti cui attraccherai? Verso quali altri luoghi pensi di dirigerti? E al Signore quale posto riservi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza