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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2012 – Fedeltà

COME ALBERI SULLA RIVA DEL FIUME

di Fausto Negri

Un ragazzo sempre indeciso su come doveva agire, chiese al suo maestro spirituale: «Come posso sapere che cosa devo “fare”?». Il maestro lo portò in giardino e, davanti a vari tipi di piante che erano lì cresciute, rispose: «Crescendo, nel posto dove sei, nel momento in cui vivi, con le persone che hai intorno… Come gli alberi!». La vita è come un albero: per crescere ha bisogno di tempo e di durata; solo allora si può radicare.

Viviamo nella società del «tutto e subito». L’impegno prolungato, la durata non sembrano avere un grande indice di gradimento. Oggi si ritiene che nulla duri per sempre. Farsi assorbire troppo profondamente e coinvolgersi emotivamente, prendere impegni di lungo periodo, vincolarsi indissolubilmente con le persone è, per tanti, una cattiva idea. Tutto ciò che oggi fa bene, domani può essere veleno. E, così, molti oggi hanno paura di legarsi con fedeltà a un’altra persona, di dedicarsi con perseveranza a un progetto, perché hanno paura di non poter garantire per sé e per gli altri.
I media ci forniscono questo falso messaggio: c’è un modo semplice e rapido per ottenere tutto ciò che desideriamo; si può perdere dieci chili in una settimana; imparare in poco tempo una lingua straniera; diventare disc-jockey senza fatica; arricchirsi, giocando pochi soldi al momento giusto. Troppe persone si lasciano ingannare da questi specchietti per allodole e adottano una filosofia di vita che spesso li porta alla rovina. Si concentrano, infatti, sull’atto del consumo invece che su quello della produzione, sul piacere immediato piuttosto che sulla soddisfazione a lungo termine.
Siamo, dunque, invitati continuamente a prendere la vita come viene, a frammenti, aspettando che ciascun frammento sia diverso dal precedente.
Cresce la mentalità del disimpegno e della discontinuità, prende forza la cultura dell’adesso e della fretta.

Il termine fedeltà deriva dal latino «fidelis», da «fides», fede. Ha dato origine alla parola «fedele», per indicare il credente esemplare.
La fedeltà è la base delle virtù, perché la virtù è l’essere fedeli alla legge del bene. Essa esclude il tradimento, di qualsiasi genere, e presuppone amore, perché si può essere fedeli soltanto se si ama; implica perseveranza, dal momento che il suo problema è quello di superare il tempo, di sfuggire alla noia, all’abitudine, alle tentazioni esteriori del compromesso, dell’incostanza e della slealtà; non si riferisce solo all’amore coniugale né ai soli tradimenti marito-moglie, ma riguarda qualsiasi ambito di vita. Tutti abbiamo bisogno di persone su cui contare, che ci diano sicurezza e protezione e ciò ci fa bene; è dinamica. La disponibilità a camminare sulla stessa strada con un amico, ad esempio, è la promessa di essere fedele e fidato in tutti i cambiamenti che ci possono essere.
La fedeltà non è quindi immobile, ma viva. Un amico fedele è un dono prezioso.
Non ha bisogno per esprimere la sua amicizia di fare particolari giuramenti. Sa stare vicino, far sentire importanti, cogliere il proprio valore, anche dopo uno sbaglio o una delusione;

L’impegno oggi fa paura. Eppure gli psicologi affermano che l’indecisione costante ha effetti nefasti sulla vita delle persone. Un proverbio dice: «La strada che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni». Se si abbandonano continuamente i propri propositi e progetti, si arriva a non avere più fiducia né in se stessi né nella vita: ci si prepara l’inferno già ora.
La dinamica da proporre ai ragazzi può seguire il seguente schema chiedendo ai ragazzi di verificare nella propria vita:
quali propositi o impegni hanno assunto;
– se sono stati perseguiti, nonostante le difficoltà?
– hanno chiesto consiglio o aiuto a qualcuno?
– quali sentimenti hanno vissuto?
E’ importante ricordare ai ragazzi che non si è obbligati alla riuscita o al successo, ma all’impegno, perché la sola grandezza è provare. Sono persone di rilievo coloro che, alla base della loro esistenza, hanno messo tre requisiti fondamentali:
• l’essere motivati;
• l’aver stabilito alcuni traguardi;
• aver lavorato sodo per raggiungerli.
Si realizza chi si dedica con tenacia a un compito.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre  prossimamente ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Febbraio 2012. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

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Uno per tutti, tutti per Uno – Incontri online/febbraio2012_Step5

E ci siamo, l’austero tempo della Quaresima è iniziato!

Ma dico: si può iniziare così un articolo? Bene se volessi comunicarvi la necessità della penitenza e del digiuno, direi che inizio migliore, forse non ci sarebbe… o comuque questo sortirebbe un certo effetto.
Ma non voglio comunicarvi questo! E allora azzeriamo il conta chilometri e ripartiamo!

Ci siamo, lo straordinario tempo di un face to face con Dio è finalmente inziato!

E’ così che mi piace pensare la Quaresima, come un tempo prezioso, speciale, unico… un tempo da vivere, da scegliere, da non lasciar andare inconsapevolmente. Lo sentirete dalla video-catechesi e dalla relativa  traccia di riflessione: la Quaresima ci lascerà alle soglie degli eventi pasquali, ci chiederà di entrare con i nostri piedi, coscientemente; ci preparerà a vivere da protagonisti o meno il grande dono dell’amore di Dio.

Il Signore ci porterà con sè, in questo itinerario, ci chiederà di dare tempo e spazio alla sua Parola, di aderirvi, di non mantenere distanze di sicurezza dal suo amore. Andare con lui, dietro di lui, verso Gerusalemme, luogo dell’amore fatto dono. Non aggiungo altro… se non qualche nota tecnica.

  1. Per chi volesse dividere la visualizzazione il consiglio è di dividerla in due parti, fermandosi intorno ai 24:37 minuti. Siamo davanti ai tre annunci fatti da Gesù. Siamo tutti in cammino con il Maestro, con colui che sta per essere “fatto dono”. Nella scheda FocusOn5 troverete come sempre la pista per esercitarsi in una fede chiamata a diventare vita.
  2. Come file da scaricare avrete anche quello relativo ai tre annunci, perchè ognuno possa averli, con immediatezza tra mano.
  3. Prima di partire, fermatevi su voi stessi, su ciò che il vostro cuore sta vivendo… non avanzate per inerzia: scegliete se dare a questo tempo un valore speciale, o viverlo semplicemente come uno dei tanti momenti.

E non resta che augurarvi un ascolto fecondo. Buon tutto!

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Conoscerti, Signore;
accogliere la radicalità della tua proposta di vita e di amore;
seguirti senza ripensamenti,
imparare da te il dono,
forte e dirompente nella sua radicalità.

È questo ciò che vorrei;
è di questo che mi piacerebbe fosse capace la mia vita;
è di questo che vorrei diventasse testimone la mia fede.
Al tuo essere dono per me, io oppongo i miei personali interessi;
al tuo farti totalmente uomo fino a condividerne la morte
io riesco a rispondere, a malapena, con un Sì a distanza di sicurezza;
alla tua proposta decisamente alternativa
non riesco a non pensare a ciò che il mio mondo propone
e che spesso preferisco.

Ma non mi basta!
Questo dicono le mie notti;
questo sussurra il mio cuore
nelle poche volte che gli permetto di parlare;
questo risuona dentro quando ho voglia di vita.
Non mi basta, Signore, questa vita che della Vita piena ha solo il nome,
spesso imbrattata da pennellate capaci di mascherare una verità,
che non convince più fino in fondo.

Riempimi di te, Signore! Questo desidero.
Sia questo il dono che mi permette di vivere e di scegliere.
Riempimi del tuo amore per scoprire cosa significa amare.
Riempimi di ogni tua parola perché nuova luce illumini la strada della vita.
Ho paura di dirti amen per ciò che chiedi, ma so che tocca a me.
Oggi è il tempo favorevole.
Ora è il tempo in cui bussando alla mia porta mi dici:
«Tu! Da che parte stai? Dentro o fuori? »

La strada verso Gerusalemme è lunga,
ma io voglio viverla in te. E questo sia il mio Amen!

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

L’Unigenito si è fatto dono!
La sua uguaglianza con Dio lo rende
amore visibile che entra nella storia salvandola.
Lui è l’Uno consegnato per tutti noi
perchè ognuno di noi tutti possa diventare,
in Lui, DONO!


Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

STEP PRECEDENTI

CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2012: AMANTI DELLA VITA

I PORCOSPINI:
IMPARARE A GESTIRE I CONFLITTI

di Franca Feliziani Kannheiser

Un giorno d’inverno glaciale, un gruppo di porcospini si strinsero
gli uni agli altri per proteggersi contro il freddo e scaldarsi a
vicenda. Stringendosi però si procuravano punture dolorose a
causa delle spine lunghe e acuminate di cui è fatto il loro mantello.
Furono così costretti ad allontanarsi. Obbligati a riavvicinarsi
a causa del freddo intenso, si punsero un’altra volta e così via di
seguito. L’alternarsi di avvicinamenti e allontanamenti durò finché
essi non riuscirono a trovare una distanza giusta in cui erano
al riparo sia dal freddo che dalle punture.

Credo non sia difficile per noi catechisti riconoscere in questa piccola famiglia di porcospini il nostro gruppo di ragazzi e la difficoltà che sperimenta nel trovare la giusta distanza. Stare insieme comporta spesso conflitti che non possono essere eliminati del tutto, proprio perché le idee, i temperamenti, i desideri sono tanti e diversi. I conflitti non possono essere cancellati ma devono essere gestiti.

Molto spesso i conflitti nascono… fuori! Antipatie maturate sui banchi di scuola, litigi sorti nel gioco e non ancora risolti, piccole storie d’incomprensioni che riemergono alla minima occasione. Altri conflitti sorgono proprio durante l’incontro di catechesi: per la scelta del posto, la condivisione del materiale di lavoro, uno scherzo di troppo…

Molti catechisti considerano i conflitti qualcosa da evitare a tutti i costi. La loro idea del gruppo è quella (irrealistica!) di un gruppo di amici che procede d’amore e d’accordo. In realtà, proprio perché il gruppo è un cantiere sempre in costruzione, i momenti di conflitto sono inevitabili, anzi, necessari per crescere nella comunicazione e nello scambio.

Alcune regole possono aiutarci nella loro gestione:
• prima regola è evitare i conflitti non necessari con una giusta organizzazione degli spazi e dei tempi. Come abbiamo spesso ricordato, una stanza d’incontro ben ordinata, con il materiale al suo posto, l’assegnazione chiara dei posti, consegne precise tolgono molte occasioni di litigi.
• seconda regola è quella di parlarne, quando, nonostante tutto, si creano disaccordi. Se, infatti, il motivo del conflitto non è chiaro, è impossibile anche risolverlo! Imparare a esplicitare i propri sentimenti e le proprie ragioni è, inoltre, presupposto per ogni forma di comunicazione: in famiglia, a scuola, nel gioco, al catechismo.
Qual è il problema? Invitiamo i contendenti a illustrare ciò che ha portato al conflitto. In questo modo li aiutiamo a distinguere le impressioni ed emozioni da divergenze di idee e di comportamenti su cui si può discutere.
Il catechista non deve dimenticare che più il bambino è piccolo, più ritiene che l’altro sappia già ciò che lui pensa e sente: lo sviluppo della capacità di mentalizzazione, l’uscita dal pensiero egocentrico è un processo lungo e impegnativo in cui i bambini devono essere accompagnati.
• terza regola è cercare insieme soluzioni, in cui non c’è un vincente e un perdente, una vittima e un colpevole, ma un cambiamento che sia di utilità per se stessi e per l’intero gruppo. Alcuni catechisti sono, a volte, tentati di prendere la scorciatoia di decidere immediatamente loro chi ha ragione e chi ha torto, e d’infliggere punizioni che non hanno alcun legame con l’accaduto. Oppure, in caso di impossibilità di trovare il colpevole, di punire l’intero gruppo.
Si tratta, però, ancora di un ragionamento nella logica «colpa-punizione» invece di «problema-soluzione».
Individuare il problema e cercare insieme il modo migliore per risolverlo, chiama in gioco le risorse del gruppo che riflette, propone, valuta.
Dare, inoltre, la possibilità ai ragazzi, coinvolti nel conflitto, di riconoscere ed esprimere le loro emozioni, è insegnare loro che di ciò che ci fa arrabbiare «si può parlare» e non è inevitabile giungere subito alle mani!

L’invito a comprendere le ragioni dell’altro e a mettersi nei suoi panni, facendo leva sulla capacità innata del bambino e del ragazzo di provare empatia, offre uno stimolo per sviluppare il comportamento prosociale, che è una delle basi antropologiche da cui può scaturire e crescere l’amore per il prossimo.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali.

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Tra note e realtà – Istruzioni per l'(ill)uso

Il 51% delle famiglie italiane
possiede 3 o più televisori,

un adolescente su due
passa almeno 3 ore al giorno davanti alla tv.

La sua coscienza viene bombardata
quotidianamente da programmi
che propongono falsi miti e inducono a facili illusioni.
Se avessi in mano il telecomando di tuo figlio
tu cosa faresti?

Cosa ci fai davanti a quello schermo,
fuori c’è un inferno e tu rimani fermo:

te ne pentirai, non perdere tempo, usa il tuo talento al 100%!
(Gemelli diversi, Istruzioni per l’(ill)uso)

È solo l’inizio di uno dei testi più interessanti dei Gemelli Diversi: anche questa volta provocanti e assolutamente “disturbanti”. Sostanzialmente scomodi, ma dichiaratamente autentici.
Con il mondo della comunicazione e della cultura contemporanea sotto tiro finisce anche la forma mentis, la mentalità attualmente in vigore… (e la scelta delle parole non è casuale).
A questo punto però, piuttosto che aggiungere altro, preferisco richiamare parti, a mio parere provocanti, del testo:
Se avessi in mano il telecomando di tuo figlio, tu cosa faresti?
La domanda è interessante, ma verrebbe da chiedersi cosa ci impedisce di riaverlo… o forse non basta ancora. Cosa spinge un adolescente su due a preferire la tv, i social network, la chat, il virtuale al reale?
Cosa ci fai davanti a quello schermo, fuori c’è un inferno e tu rimani fermo…
Perché abbiamo bisogno di occhiali protettivi a forma di schermo per entrare in quel mondo che ci appartiene per nascita?
Chi stiamo generando? Identità forti o fragilità resistenti?
“Vuoi lasciare un segno nel mondo, cercare te stesso, scavare più a fondo… ma vah… è un conto a 7 zeri che fa la felicità. Oh…”
Detto così sembra un colpo basso alle nostre coscienze, sempre così desiderose di lasciare un segno nella storia. Di fatto a crederci siamo in molti e ad agire di conseguenza siamo quasi la totalità.
Non è pessimismo, né è il sol leone a farci straparlare. La verità dice se stessa, e si dice proprio dalla realtà delle situazioni concrete, dalle tante notizie che riempiono la cronaca, dalle parole, spesso in esubero, di chi ogni giorno annuncia, dal pulpito dei talk-show, varietà o reality, le personalissime verità oggettive…
La soluzione a tutto questo è ancora da inventare, o forse si tratta semplicemente di imparare a costruire… se stessi, la propria vita, le proprie scelte e poi il mondo.

di suor Mariangela fsp

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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2012 – Fedeltà

CARRI DI FUOCO

di Cecilia Salizzoni

Quello che proponiamo, è una «vecchia gloria» degli anni ’80: “Momenti di gloria”. Ambientato agli inizi degli anni Venti in Inghilterra, il film che, più di ogni altro, ha mitizzato lo sport, in realtà coglie il momento di passaggio da una concezione antica alla modernità incipiente: il gioco ginnico che completa la formazione del «gentiluomo» e ne rinsalda l’appartenenza sociale, a fronte dell’agonismo professionista che esalta le doti dell’individuo, disancorandole da un contesto di valori superiori ed esponendole al rischio dello show-business.
Nella tensione conflittuale tra le due concezioni, si pone la questione della fedeltà che darà filo da torcere ai due protagonisti principali realmente vissuti: Harold Abrahams e Eric Liddell.

Il racconto parte dalla morte del primo, prendendo spunto dalla cronaca londinese del 1978, e va a ricostruirne gli esordi sportivi di scattista all’Università di Cambridge che lo porteranno a Parigi, nel 1924, all’VIII Olimpiade e alla medaglia d’oro nei 100 metri piani.
La ricostruzione storica non si ferma ad Abrahams, ma riguarda l’intero ambiente universitario che costituisce l’ossatura dell’atletica nazionale inglese e ne detta lo spirito.
L’esperienza universitaria di Abrahams è contrappuntata in parallelo dalla vicenda dell’altra medaglia d’oro britannica nella corsa, ai giochi parigini, lo scozzese Eric Liddell.

I due protagonisti rappresentano, ciascuno a modo proprio, degli out-sider rispetto alla classe dominante. Abrahams, figlio di un finanziere ebreo di origine lituana, si pone nella condizione di «fuori casta»: l’identità culturale e l’appartenenza sociale costituiscono il suo rovello, e lui si serve dello sport come di un’arma contro la discriminazione strisciante della società britannica razzista d’inizio secolo, ma anche contro il proprio essere ebreo. Per lui, che vive la contraddizione di sentirsi inglese a tutti gli effetti, ma di non sentirsi accettato dall’Inghilterra «cristiana e anglosassone», la questione della fedeltà si pone innanzitutto come fedeltà a se stesso, alla propria dignità e riscatto sociale.
Eric Liddell, invece, porta il discorso su un livello più alto, di fede religiosa. «La più grande ala di Scozia» è nato in Cina da un missionario della Chiesa scozzese, e studia per tornare in Cina da missionario. Correre, per lui, significa sviluppare un talento che Dio gli ha donato; allo stesso tempo, però, rappresenta una tentazione che lo distoglie dall’obiettivo principale. È quanto teme la sorella, alla quale Eric chiede di mandare avanti la missione da sola, per il momento. «Io credo che il Signore mi abbia fatto per uno scopo: la Cina. Però, il Signore mi ha fatto anche veloce e, quando corro, io lo sento compiaciuto. Sento che abbandonare sarebbe come disubbidirgli. Vincere è onorare lui».

La fedeltà è dovuta a se stessi, alla famiglia, agli amici, al Paese, a Dio; ma a volte tali realtà entrano in conflitto, l’interesse o il desiderio personale con quello comunitario, la terra con il cielo. È quanto capita ai due protagonisti del film: qual è il problema personale; come lo risolvono?

Il rigorismo con cui è interpretato il precetto festivo è proprio del calvinismo scozzese, che prende alla lettera il riposo festivo del settimo giorno. Tuttavia, a volte, la «legge» divina richiede cose che non comprendiamo o che sembrano in contrasto con il nostro bene: cosa permette di rimanere fedeli? Cercate alcuni di questi casi nella Bibbia e confrontateli.

Eric Liddell, nel film, oltre che con l’esempio, dà un’indicazione anche con le parole, quando paragona la fede a una gara di corsa: che cosa dice esattamente?


Il comitato olimpico britannico che aveva tentato di dissuaderlo, alla fine riconosce il legame tra la forza atletica e la fede di Liddell, e l’errore di voler separare l’una dall’altra. Il titolo originale del film, Chariots of fire (Carri di fuoco), è ripreso dal poemetto Jerusalem di William Blake (1804), che esprime il suo impegno a servire gli scopi di Dio sulla terra: la Gerusalemme come immagine del regno di Dio da costruire in Inghilterra: che cos’è per voi il regno di Dio? Come potete contribuire per realizzarlo nella vita? Come ha concluso la sua vita il vero Eric Liddell?

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2012: AMANTI DELLA VITA

GESÙ CI AMA E CI PERDONA

di Anna Maria D’Angelo

Gesù è venuto a guarirci dal male più grande che è il peccato.
Nessuno può dire: «Sono senza peccato. Non ho bisogno di perdono». Se abbiamo fiducia in Gesù e riconosciamo di essere peccatori, scopriamo che Dio non è lontano da noi e ci dona la sua pace.

«Che male c’è?». La televisione, i giornali, la vita del quartiere presentano comportamenti contrari al rispetto della vita, della verità, delle persone, della proprietà altrui: gesti violenti come del tutto «normali». Nelle relazioni interpersonali vige sempre più la legge del taglione «occhio per occhio, dente per dente». «Che male c’è? Fanno tutti così!».

Con questo percorso intendiamo aiutare i ragazzi a scegliere il bene e a evitare il male, e iniziare, così, la preparazione alla prima confessione.
Nella sala dell’incontro i ragazzi trovano una piccola mongolfiera il cui pallone tocca il soffitto, mentre la navicella è sollevata da terra all’altezza dei ragazzi. Accanto, un mucchio di sassi. Il catechista guida l’osservazione della mongolfiera, fatta per «volare alto»! Ma se è molto pesante, si abbassa fino a terra, e per far provere, si distribuisce a ciascuno dei ragazzi un sasso per deporlo nella mongolfiera.
Si può spiegare il senso della metafora ai ragazzi in questo modo: «Anche noi con le nostre azioni quotidiane siamo un po’ come la mongolfiera: quando facciamo il bene, seguiamo Gesù e ci sentiamo come se andassimo verso il cielo; quando facciamo il male, ci allontaniamo da Gesù e caliamo sempre più giù. Questo è capitato a una donna ai tempi di Gesù. Ce ne parla l’evangelista Giovanni (8, 1-11)».
Il catechista, con lo stile della narrazione, accompagnata da gesti, racconta l’episodio della donna adultera, evidenziando alcuni punti:
• La donna peccatrice è trascinata davanti a Gesù, come davanti al giudice.
• Gesù non risponde alla provocazione degli avversari, ma si mette a scrivere con il dito per terra.
• Gli accusatori, uno a uno, lasciano cadere le pietre e vanno via perché si riconoscono peccatori.
• La peccatrice, riceve lo sguardo misericordioso di Gesù che la chiama «donna» e la perdona, ridonandole la sua dignità di persona capace di amare e di non peccare più.

Si continua l’incontro di catchesi con uesta dinamica: tutti seduti intorno alla mongolfiera (rimasta «a terra», appesantita dai sassi). Accanto, il cartellone dei Comandamenti preparato precedentemente. Sottofondo musicale.
Il catechista dice ai ragazzi: «Aiutiamo la mongolfiera a riprendere il volo».
A questo punto, ogni ragazzo, leggendo il cartellone dei Comandamenti, pensa a un comportamento non buono che vuole eliminare. Spontaneamente, poi, un ragazzo per volta, preleva un sasso dalla mongolfiera, lo presenta al gruppo e dice il cambiamento che vuole realizzare nella sua vita quotidiana. Depone, quindi, il sasso a terra. Tutti cantano l’alleluia oppure un breve ritornello gioioso, mentre il compagno torna al suo posto.
A conclusione si recita questa prehiera:

Caro Gesù, anch’io,
come gli accusatori della donna adultera,
sono sempre pronto a scagliare la pietra
delle mie accuse contro i miei compagni,
appena ricevo uno sgarbo, un torto,
un gesto un po’ violento.
Gesù, aiutaci a guardare il nostro cuore
prima di giudicare gli altri, e di scagliarci contro
con le pietre delle parolacce e dei gesti violenti.
Aiutaci a cambiare le pietre
in gesti sinceri di amicizia e di perdono.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali.

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GP2 GenerAzioni – Via, Verità e Vita!

                     Hai già scoperto Cristo, che è la Via?

Sì, Gesù è per noi una via che conduce al Padre – la via unica. Chi vuole raggiungere la salvezza, deve incamminarsi per questa via. Voi giovani molto spesso vi trovate al bivio, non sapendo quale strada scegliere, dove andare; ci sono tante strade sbagliate, tante proposte facili, tante ambiguità. In tali momenti non dimenticate che Cristo, col suo Vangelo, col suo esempio, con i suoi comandamenti, è sempre e solo la via più sicura, la via che sbocca in una piena e duratura felicità.

                  Hai già scoperto Cristo, che è la Verità?

La verità è l’esigenza più profonda dello spirito umano.
Soprattutto i giovani sono affamati della verità intorno a Dio e all’uomo, alla vita ed al mondo. Nella mia prima enciclica «Redemptor Hominis» ho scritto: «L’uomo che vuole comprendere se stesso fino in fondo, – non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere – deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo». 
Cristo è la parola di verità, pronunciata da Dio stesso, come risposta a tutti gli interrogativi del cuore umano. E’ colui che ci svela pienamente il mistero dell’uomo e del mondo.

                Hai già scoperto Cristo, che è la Vita?

Ciascuno di voi desidera tanto vivere la vita nella sua pienezza. Vivete animati da grandi speranze, da tanti bei progetti per l’avvenire. Non dimenticate, però, che la vera pienezza della vita si trova solo in Cristo, morto e risorto per noi. Solo Cristo è capace di riempire fino in fondo lo spazio del cuore umano. Egli solo dà la forza e la gioia di vivere, e ciò nonostante ogni limite o impedimento esterno.

Dal messaggio di Giovanni Paolo II
per la IV Giornata Mondiale della Gioventù 

Tra note e realtà – Com’è straordinaria la vita

Com’è straordinaria la vita,
com’è, coi suoi segreti, i sorrisi, gli inganni.
Com’è straordinaria la vita,
che un giorno ti senti come in un sogno
e poi ti ritrovi all’inferno.
Com’è straordinaria la vita,
che non si ferma mai, sì, non si ferma mai.
E ti viene da vivere e… ti viene da piangere e…
ti viene da crederci ancora
provare a lottare e dare il meglio di te,
che qui non è facile, ti senti fragile,
qui, dove tutto quello che conta è quello che senti…
e sentire com’è…
Com’è straordinaria la vita,
com’è, che ti fa credere, amare, gridare…
(Dolcenera, Com’è straordinaria la vita)

«Fra nuvole e favole la vita può essere un sogno, fatto di momenti belli che ti fanno crescere, e sono quelli da ricordare, perché nei momenti difficili ti danno speranza! La vita è immensa ma va vissuta personalmente, scoprendo il valore dei suoi lati più belli»
«La vita può essere un sogno o un inferno… sta a noi viverla!», «E’ un dono che non puoi rifiutare e allora vivilo! Raggiungi i tuoi obiettivi… questo è straordinario!… A volte è triste… ma anche la tristezza può insegnare!»
Sulle parole di Dolcenera e della sua forte e intensa canzone, mi piace costruire una sorta di armonizzazione proprio attraverso l’esperienza condivisa, di un gruppo di ragazzi e ragazze di 14 – 15 anni che ho incontrato qualche tempo fa. Mi è sembrato interessante che l’esperienza di Chiara, Luca, Riccardo, Noemi, Laura e di altri loro coetanei potesse emergere quale eco concreto e reale della loro vita fatta di sogni e speranze, dei loro sguardi carichi di futuro, della loro vivacità pregna del desiderio di generare vita nuova… questo è veramente straordinario.
Giovani alle prese con la vita, coscienti dei sogni e dei tanti possibili “inferni” eppure capaci di speranza, di sguardi positivi, di concretezze disarmanti.
Fa bene al cuore sentirli vibrare per sogni che guardano oltre, che non si accontentano di mediocrità e che sognano decisamente l’oltre, il di più, il meglio, l’altro; che si lasciano toccare da Dio!
Fa bene! Soprattutto perché Daniele, Mirko, Giulia, Danilo e gli altri, non sono solo piccole eccezioni, ma sono parte di un’umanità che con noi è il presente e, con noi, sarà il futuro.
Dolcenera diventa quasi la cartina tornasole di quello che vivono e pensano: una vita in cui credere, sperare e a volte anche soffrire… ma pur sempre: crederci!
Credere sì! Ma non solo sentire… non è questa l’unica cosa che conta! Non sono le sensazioni che fanno la differenza! Della vita, non puoi sempre stare a sentire quanto sia straordinaria… a volte devi fare in modo che lo diventi.
Le scelte, non sempre così facili e scontate… queste rendono la vita veramente straordinaria!

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2012 – Benevolenza

UNA CASA ACCOGLIENTE

di Alessandra Beltrami

In questo articolo proponiamo un incontro di preghiera per spiegare ai ragazzi il significato della benevolenza.
Al centro della stanza, sul tavolo o su un leggio, porre la Bibbia e, accanto, un cero acceso. Si predispone un cartellone con, al centro, il disegno stilizzato di una casa, e pennarelli colorati. 

Si comincia l’incontro con il canto iniziale La tua dimora (D. Ricci, La tua dimora, Paoline, 2005)

Il catechista può introdurre l’incontro con queste parole: ci siamo riuniti per ringraziare il Padre per il suo amore che si è rivelato in Gesù, è entrato nella nostra vita tramite lo Spirito Santo e agisce in noi, trasformandoci dal di dentro. La benevolenza, la bontà, la benignità sono atteggiamenti del cuore che impariamo da Dio e sperimentiamo come suo dono.
A noi il compito di irraggiare questo amore verso chi ci sta accanto, in un processo di «restituzione» di tutto il bene che abbiamo ricevuto.
Lasciamoci plasmare dalla Parola e contempliamo, negli atteggiamenti indicati da Paolo, il modo di agire di Gesù.

Si procede con l’ascolto della Parola tratta dalla Lettera ai Romani 12,14-21

A questo punto il catechista procede cercando di sottolineare alcuni aspetti importanti: l’Apostolo delle genti ci invita ad essere attenti a chi soffre, a chi è nel bisogno, anche se ci è ostile, perché soltanto l’amore può vincere il male. Seguire Gesù, imitare i suoi gesti di benevolenza ci rende coraggiosi nel donarci e responsabili gli uni degli altri. Si mettono le basi per una costruzione solida e sicura, «la casa sulla roccia» di cui parla Gesù (Mt 7,24-27).

Si continua con un gesto significativo: durante un tempo di silenzio, si invitano i ragazzi a rileggere il brano e a confrontarsi con la Parola. Poi si chiede loro di ricordare un gesto di bontà che hanno ricevuto e per cui desiderano ringraziare il Signore, o un comportamento generoso di cui si sono resi protagonisti nei confronti di qualcuno. Si apre una condivisione, al termine della quale, a turno, i ragazzi completano il disegno della casa, sul cartellone, inserendo: porta d’ingresso, finestre, persone gioiose, a significare il desiderio di apertura agli altri e la volontà di essere dimora accogliente.

Prima della preghiera e del canto finale il catechista può concludere l’incontro con queste parole: la casa e la famiglia sono il luogo dove si impara e si vive il servizio. Dice un antico racconto rabbinico: «Quando compri una casa o la prendi in affitto, fa’ che abbia finestre grandi, a indicare l’apertura della famiglia alla preghiera e agli altri».

Preghiera: Padre nostro

Canto finale: Nella tua presenza (D. Ricci, La tua dimora, Paoline, 2005)

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Gennaio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre  prossimamente ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Gennaio 2012. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Gennaio 2012: IN NOVITÀ DI VITA

COSTRUIRE UNA CASA SICURA – LE REGOLE

di Franca Feliziani Kannheiser

Regola proviene dal latino regula (da regere: guidare, governare) una parola che indicava l’asticella diritta o la squadra che si usa per tracciare gli elementi o i margini di un disegno. Ogni geometra, architetto, ingegnere sa che senza questo strumento è impossibile elaborare un progetto. La regola ha un valore strumentale, ma indispensabile.

Le regole sono come «le sponde di un fiume»: hanno la funzione di contenere, di dare forma e struttura all’acqua che scorre, permettendole di raggiungere il suo obiettivo. Come le sponde del fiume non sono fine a se stesse, ma hanno senso nel permettere al fiume di espletare la sua natura e le sue finalità, così le regole sono valide nella misura in cui favoriscono i processi comunicativi e l’esperienza di fede dei ragazzi. Sono strumenti per vivere valori come l’ascolto reciproco, la scoperta condivisa, la riflessione insieme, la costruzione di nuove conoscenze e nuovi atteggiamenti.

Perché le regole svolgano il loro compito di facilitatori della vita e del lavoro del gruppo devono essere riconosciute e condivise.
Stabilire un regolamento di gruppo esercita i fanciulli a esprimere i loro desideri, ad armonizzarli con quelli degli altri, a negoziare in vista del bene del gruppo e non solo del proprio. Si passa pian piano dalla mentalità dell’io a quella del noi, dal ciò che mi piace a ciò che desideriamo costruire insieme.
È bene formulare le regole in positivo: non una sfilza di no, ma una breve lista di traguardi da raggiungere insieme a favore di tutti.
Le nostre saranno «regole per far fiorire l’amicizia, per ascoltare chi chiede la parola, per renderci attenti alla parola di Gesù, ecc.».

Le buone regole sono come frecce che indicano la giusta direzione; possono anche essere discusse e modificate:
«Ci sono regole nel nostro gruppo che vorremmo cambiare? Perché? Come?».

Di seguito riportiamo un racconto che si può leggere ai ragazzi per meglio far comprendere l’importanza delle regole:
Gli abitanti del paese Chissàdove si erano stancati di obbedire alle regole: «Da ora in avanti non ci sono più regole!», decisero. «Che bello!». La scuola si chiuse perché i bambini preferivano giocare. La gente metteva tavoli e sedie in mezzo alla strada per prendere il sole. I giovani alzavano gli stereo al massimo volume ventiquattro ore su ventiquattro. Quando Piero uscì dalla piscina non ritrovò più la sua maglietta preferita, perché l’aveva presa Nicola. «Non ci sono più regole!», gridò Nicola ridendo e se ne andò. Maria trovò Lucia con la sua bambola preferita: «Ma che cosa stai facendo con la mia bambola?». «Non ci sono più regole!», esclamò Lucia e raccolse tutte le bambole di Maria, e se le portò via. Quando la gente voleva andare a dormire, gli altoparlanti continuavano a trasmettere musica a tutta birra. Molti non trovavano più i loro soldi. I bambini si mettevano a dormire dove capitava. Le macchine urtavano contro i tavoli messi in mezzo alla strada e gli autisti erano disperati perché nessuno dava retta ai clacson. «No, così non possiamo vivere!», dissero tutti. «Dobbiamo avere regole».
E insieme ne fissarono alcune:

• i bambini devono obbedire ai genitori;
• i genitori devono amare i figli;
• ognuno deve fare del bene e non del male all’altro;
• nessuno deve prendere ciò che è di un altro;
• bisogna dire la verità.
«Sì, queste regole ci vanno bene», dicevano tutti, e se ne tornarono nelle loro case, finalmente tranquilli.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Gennaio di Catechisti Parrocchiali.

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