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GP2 GenerAzioni – Silenzio!

Il periodo della Quaresima, che stiamo trascorrendo per prepararci degnamente alla commemorazione della Pasqua, mi suggerisce due pensieri che vi lascio come ricordo e come programma. Voi sapete che Gesù, prima di iniziare la vita pubblica, si ritirò in preghiera per quaranta giorni nel deserto.
Ebbene, carissimi giovani, cercate di fare anche voi un pò di silenzio nella vostra vita, per poter pensare, riflettere, pregare con maggior fervore e fare propositi con maggior decisione.
E’ difficile oggi creare delle “zone di deserto e di silenzio“, perché si è continuamente travolti dall’ingranaggio delle occupazioni, dal frastuono degli avvenimenti, dall’attrattiva dei mezzi di comunicazione, in modo che viene compromessa la pace interiore e vengono ostacolati i pensieri supremi che devono qualificare l’esistenza dell’uomo.
E’ difficile, ma è possibile ed importante saperlo fare. […]
Riservate anche voi un pò di tempo, specialmente alla sera, per pregare, per meditare, per leggere una pagina del Vangelo o un episodio della biografia di qualche santo; createvi una zona di deserto e di silenzio, così necessario per la vita spirituale.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II 

Buona domenica! – II di Quaresima (Anno B)

«Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”.
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondermi il tuo volto»

Antifona d’ingresso
II DOMENICA DI QUARESIMA – Anno B

Cosa ci rende così inquieti? Quando riusciamo, infine, a fare silenzio intorno, magari costretti da una gigantesca nevicata, quando non funzionano i cellulari e le televisioni e i portatili, quando torniamo di colpo indietro di cento anni, capendo quanta strada abbiamo fatto e di quante cose abbiamo bisogno per vivere e sentiamo il sentimento contraddittorio di una pace interiore mischiata alla paura di restare senza i nostri inutilmente indispensabili ninnoli, cosa ci resta nel cuore?
Cosa ci rende così inquieti? Perdere l’inutile che abbiamo duramente conquistato? La paura del futuro? E cosa può sanare l’inquietudine? Darci pace? Portarci ad un livello di consapevolezza tale per cui, finalmente, scopriamo che non è vero quello che ci fanno credere. Non sono infelice perché non sono bellissimo, o ricco, o particolarmente brillante, ma perché ho bisogno di capire qual è il mio posto del mondo. Naufraga della storia, inutile presenza fra sette miliardi di individui connessi, incapace di rientrare in se stessa, la mia piccola vita anela ad un senso, ad una risposta. Siamo nel deserto. Cumuli di neve. Cumuli di rovine provocate da un capitalismo spregiudicato. Cumuli di piccinerie figlie di una politica gretta ed incapace. Cumuli di solitudini personali, di storie insignificanti, di domande irrisolte. Deserti. Saliamo al Tabor, infine.

COLLINE
Chi è davvero Gesù di Nazareth?  Questa domanda accompagna tutto il vangelo di Marco, in lungo e in largo.
L’episodio della trasfigurazione è posto esattamente al centro della narrazione evangelica, come a segnarne l’importanza assoluta. Chi è Gesù? Chi è Dio?
Abramo, nella prima lettura, pensa che Dio sia l’assoluto cui sacrificare tutto, anche suo figlio. Per noi è abominevole il solo pensarlo. Tutti i popoli vicini ad Israele praticavano il sacrificio umano, per placare gli dei. Forse anche il Dio misterioso senza nome, che pure lo aveva accompagnato fuori dalla sua terra e difeso, era come loro. Questo, erroneamente, pensa Abramo. No, ci dice il racconto. Dio non ha bisogno del sacrificio di una vita, non ama i sacrifici umani. La pagina della Genesi diventa un severo ammonimento per il popolo di Israele: il Dio di Abramo non gradisce che si uccida in suo nome.
Eppure molti, ancora oggi, hanno questa idea di Dio: colui che chiede sacrifici insopportabili. Non è così il Dio di Gesù.

BIANCORI
Lo conoscono Gesù, gli apostoli. Come noi. Sanno chi è, cosa dice, hanno assistito ai suoi miracoli. Ma ancora non ne sanno niente. Come noi.  Possiamo essere discepoli da sempre, e preti e suore. Ma non sappiamo nulla di lui. Ed egli ci chiede di salire sul monte, per capire, per intravvedere, per intuire. Eccolo.
Marco non riesce a descrivere la sua bellezza. Mosè ed Elia parlano con lui: la Legge e i profeti danno una risposta: Gesù è il Messia. Le tre tende che Pietro vuole costruire, ricordano la festa delle capanne, Simone pensa, ingenuamente, che sia finalmente arrivato il tempo del Regno. No, non è così.
Un’altra montagna si taglia all’orizzonte, una piccola alture ricavata da una cava di pietra in disuso che i romani usano per appendere i condannati. Non c’è Tabor senza Golgota, non c’è Golgota senza Tabor. Non c’è bellezza e gioia che non costi fatica. Non c’è dolore e sofferenza che non portino alla luce. È bellissimo stare con Gesù. È il figlio prediletto da ascoltare, ieri come oggi.

ATTESA
Marco è l’unico che scrive: Improvvisamente, guardandosi intorno, non videro più nessuno se non Gesù solo, con loro. La conversione alla bellezza è improvvisa. A noi di guardarci intorno e scoprire la bellezza di Dio per giungere anche noi, infine, a vedere solo Gesù nella nostra vita, e noi assieme con lui.
La bellezza convertirà il mondo. E noi, suoi fragili discepoli, siamo spinti a vivere nella bellezza della relazione e della verità, della compagnia agli uomini e della Parola, per dire e dare ai nostri fratelli uomini la speranza di una Presenza che ancora si deve svelare nella sua totalità.
Noi, fragili discepoli, siamo chiamati e testimoniare con semplicità e verità che solo Gesù colma il nostro cuore, riempie la nostra anima. Viviamo, come scriveva Emmanuel Mounier, un grande filosofo del secolo scorso, in un tragico ottimismo. Tragico perché i tempi sono faticosi. Ma sempre ottimismo, perché sappiamo chi è la bellezza di Dio: il Signore Gesù. E questa bellezza alberga nel nostro desiderio.
Questa bellezza salva il mondo.

(PAOLO CURTAZ)

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Tra note e realtà – La vita vale

Cosa succede che succede in giro,
chi vede bianco chi vede nero,
chi resta in casa chi se ne va in strada
che cosa conta che cosa è vero?
Il succo d’ananas è insanguinato
Ed il caffè ha un gusto assai salato…
Un brevetto di una medicina
Vale più di una bambina…
…il commercio è uno strumento di libertà,
ma nel rispetto dei diritti e della libertà
e allora forza venite gente
che le speranze non si sono spente!
Noi dobbiamo convincerli che la vita vale
Una vita soltanto, più di una multinazionale.
Noi dobbiamo convincerli che la strada buona
È il rispetto totale dei diritti di una persona.
(Jovanotti – La vita vale) 

Forza! Venite gente!
E Jovanotti mi fa pensare… a cosa? Alle strade, alle piazze, ai cortei, ai balconi… a tutti quei luoghi in cui le speranze non si sono ancora spente!
Le ricordate ancora le care vecchie bandiere che davano colore ai cortei? Sì, proprie quelle che ieri sventolavano la parola PACE e oggi sono state sotituite dai sassi, petardi, lacrimogeni… chissà se chi ieri criticava quelle bandiere oggi festeggia trionfante la loro eclissi...
Ma anche senza le bandiere, io continuo a pensare alla pace! A quelle che manca nel mondo, ma ancor con più forza, a quella che manca in noi. Il mondo continua a essere in guerra, ma noi ormai ne siamo assuefatti. Il mondo sociale non è più diviso tra chi vuole la pace e chi la giustifica a forza di guerra. Quello che qualche anno fa stava dividendo il mondo e, diciamolo fuori da ogni diplomazia, e divideva anche le nostre case, oggi non siamo più in grado di vederlo. Ed è proprio come canta Jovanotti: «C’è chi vede bianco e chi nero, chi resta a casa e chi esce in strada»ma perché?
Che senso ha tutto questo se…
…se per le strade si uccide, nelle stazioni si pesta la gente a morte, sui muri continuano ad apparire le solite scritte: «a morte i…; …tutti i bastardi…» e il credere nell’intelligenza di ciascuno di voi mi spinge a preferire il punto ad altre assurdità!!!
Ironia della sorte! A quali autori non accreditati dobbiamo tutto questo?
Ai soliti ignoti, che dall’alto delle loro coscienze si fregiano d’essere paladini di non si sa quale pace e continuano a seminare terrore.
Eppure la pace ha un’unica radice: il rispetto per la vita sempre e comunque. Non solo la vita di chi ci vive lontano migliaia di chilometri, ma anche quella di chi condivide con noi lo stesso autobus o vagone del metrò; di chi ha la gioia di contemplare un monumento, possibilmente sprovvisto di ricordi firmati la scorsa notte; di chi preferisce fare una passeggiata, senza dover pensare troppo a evitare luoghi isolati o incontri che ti lasciano il segno per tutta la vita.
Da dove nasce la pace? Qual è la sua culla?
Il cuore stesso dell’uomo!
Forse per questo fin dalla notte del mondo la pace è stato un dono fatto a uomini amati, che pur tra mille povertà, sanno riconoscere il volto dell’amore; è stato fatto a chi non si è accontentato di proclamare, ma ha scelto e lottato per realizzare la pace, per renderla non un sogno, ma una possibilità per tutti a qualsiasi latitudine.
E’ urgente togliersi i comodi occhiali del “sarà tutto inutile”!
E’ necessario guardare gli interessi veri che spingono le nazioni a spendere milioni di euro o di dollari in imprese che a volte, di umanitario, hanno solo il nome.
Nazioni, i cui mercati continuano a scendere e il cui debito pubblico è ormai al collasso, hanno veramente a cuore solo il bene di tutti? Prestiti reticenti che hanno più il sapore della forca che non del dono, accordi petroliferi e ricchi giacimenti sotterranei che continuano a fare la differenza tra i diritti da difendere di alcuni paesi e quelli che possono essere violati in altri ben più poveri e dimenticati!
E intanto le guerre continuano a difendere i diritti umani… e noi sappiamo solo immaginare armi intelligenti o ignoranti, che uccidono!
La morte però non è mai un diritto riconosciuto, ma sempre e solo un bene violato… sia che tu veda bianco o che tu veda nero.

di suor Mariangela fsp

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Buona domenica! – I di Quaresima (Anno B)

«Stava con le bestie selvatiche e
gli angeli lo servivano»

Dal Vangelo di Marco (Mc 1, 12-15)
I DOMENICA DI QUARESIMA – Anno B

Via le maschere, adesso! Quelle di Carnevale, certo, ma soprattutto quelle che indossiamo sempre. E’ iniziata la Quaresima, il tempo che ogni anno ci viene donato per tornare all’essenziale, per tornare a noi stessi, per fare in modo che l’anima ci raggiunga, per incontrare Dio. Lo desideriamo, certo, ma sappiamo bene quanto sia difficile conservare la fede, fare del Vangelo il metro di giudizio della nostra vita, restare in intimità con noi stessi. Questo tempo di essenzialità ci prepara alla grande festa della Pasqua e dobbiamo vegliare finché le tante iniziative proposte dalle parrocchie in queste settimane non ci giungano abitudinarie e fiacche. Non lasciamo la maschera che indossiamo per indossare la maschera del penitente pensando, così, di far piacere a Dio. Il problema non è mangiare il prosciutto di venerdì, o mettere da parte dei soldi per le missioni, né fare le facce da mortificati, ma vivificare la nostra fede. Come Gesù è entrato nel deserto per decidere come affrontare la sua missione, così anche noi entriamo del deserto per mettere a fuoco le scelte che vogliamo fare. Certo: leggendo il vangelo di Marco si resta piuttosto delusi: l’evangelista sintetizza le tentazioni di Gesù in due soli versetti, senza entrare nel dettaglio. Ma stiamo imparando a diffidare dell’apparente semplificazione di Marco. Le sfumature che contraddistinguono il suo racconto sono un universo da scoprire.

LO SPIRITO
È lo Spirito che spinge Gesù nel deserto per soddisfare il suo desiderio di verità, di preghiera, di silenzio. Lo abbiamo già incontrato, di notte, da solo, a pregare il Padre, il Maestro.  Ora lo ritroviamo per un lungo periodo a concentrarsi solo sul suo rapporto con Dio. Avessimo il coraggio anche noi di imparare il silenzio! Di scoprire una preghiera fatta di ascolto! Di osare, sospinti dallo Spirito, qualche giorno all’anno da dedicare allo spirito! Avessimo anche noi il coraggio di ridire al nostro cristianesimo tiepido che lo Spirito ci spinge! Che ci obbliga all’interiorità!
Per quaranta giorni Gesù resta nel deserto, tentato da satana. Non è una parentesi nella sua vita: i quaranta giorni, nel cammino dell’Esodo, indicando una generazione, cioè una vita.  Per tutta la vita Gesù ha voluto stare in contatto intimo con Dio, nel deserto del suo cuore.  Per tutta la vita Gesù ha combattuto contro colui che divide, contro l’avversario, il satana. Il termine usato da Marco, uno dei tanti a sua disposizione, non indica, in questo caso, la personificazione del male, ma lo spirito maligno, l’avversario, il divisore. La parte oscura della realtà che ci mette a dura prova, continuamente. Esiste il male e ci porta alla paralisi, come dicevamo domenica scorsa. Esiste ed agisce continuamente nelle nostre vite. Siamo liberi ed è impegnativo scegliere la parte luminosa della realtà, quella che proviene da Dio. Anche noi a volte abbiamo l’impressione di essere sempre in battaglia.  È consolante sapere che anche Gesù ha vissuto così. E ha vinto.

FIERE E ANGELI
Fiere e angeli lo servono. Che significa? Gli esegeti danno due spiegazioni, scegliete voi quella che vi convince di più. Forse Marco sostiene che Gesù sta creando una nuova realtà. L’uomo che vive in armonia con il creato, con le bestie feroci, richiama lo stato iniziale di Adamo. Come a dire: Gesù è il nuovo Adamo.  Ma, aggiungo io da birichino, come a dire che nel deserto il Maestro ritrova l’armonia primigenia, e anche noi. Cosa altro dobbiamo sentirci dire per riappropriarci del silenzio e della preghiera? Forse Marco si riferisce alle fiere della profezia di Daniele: lì indicavano le grandi potenze straniere dell’epoca, qui indica i poteri contro cui Gesù deve fare i conti (Roma, il sinedrio, i farisei…) ma, anche, i poteri che riconoscono la supremazia del Signore.
La nostra vita è come un tessuto: la trama siamo noi a disegnarla, ma deve essere necessariamente intrecciata con l’ordito. La sensazione che la nostra vita non vada da nessuna parte ci deriva, forse, dal fatto che ci illudiamo di intessere una stoffa senza un ordito a cui appoggiare le nostre trame. Gli angeli, in questo caso, indicano le tante presenze che Gesù, e noi, incontriamo nel nostro percorso di fede e che ci riportano verso Dio. Un amico, un prete, un evento, un libro possono diventare angeli che ci aiutano a superare le tentazioni.

GALILEA
Marco è l’unico che lega la fine del deserto con l’inizio della predicazione in Galilea. Non entriamo nel deserto per restarci, non costruiamo un mondo a parte, ma il superamento della tentazione e il ritorno all’armonia iniziale, conseguiti grazie all’aiuto dei tanti inviati con cui Dio accompagna il nostro cammino ci spingono a diventare testimoni. Credibili.
Buona Quaresima, cercatori di Dio, lasciamo che lo Spirito ci spinga nel deserto.

(PAOLO CURTAZ)

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Uno per tutti, tutti per Uno – Incontri online/febbraio2012_Step5

E ci siamo, l’austero tempo della Quaresima è iniziato!

Ma dico: si può iniziare così un articolo? Bene se volessi comunicarvi la necessità della penitenza e del digiuno, direi che inizio migliore, forse non ci sarebbe… o comuque questo sortirebbe un certo effetto.
Ma non voglio comunicarvi questo! E allora azzeriamo il conta chilometri e ripartiamo!

Ci siamo, lo straordinario tempo di un face to face con Dio è finalmente inziato!

E’ così che mi piace pensare la Quaresima, come un tempo prezioso, speciale, unico… un tempo da vivere, da scegliere, da non lasciar andare inconsapevolmente. Lo sentirete dalla video-catechesi e dalla relativa  traccia di riflessione: la Quaresima ci lascerà alle soglie degli eventi pasquali, ci chiederà di entrare con i nostri piedi, coscientemente; ci preparerà a vivere da protagonisti o meno il grande dono dell’amore di Dio.

Il Signore ci porterà con sè, in questo itinerario, ci chiederà di dare tempo e spazio alla sua Parola, di aderirvi, di non mantenere distanze di sicurezza dal suo amore. Andare con lui, dietro di lui, verso Gerusalemme, luogo dell’amore fatto dono. Non aggiungo altro… se non qualche nota tecnica.

  1. Per chi volesse dividere la visualizzazione il consiglio è di dividerla in due parti, fermandosi intorno ai 24:37 minuti. Siamo davanti ai tre annunci fatti da Gesù. Siamo tutti in cammino con il Maestro, con colui che sta per essere “fatto dono”. Nella scheda FocusOn5 troverete come sempre la pista per esercitarsi in una fede chiamata a diventare vita.
  2. Come file da scaricare avrete anche quello relativo ai tre annunci, perchè ognuno possa averli, con immediatezza tra mano.
  3. Prima di partire, fermatevi su voi stessi, su ciò che il vostro cuore sta vivendo… non avanzate per inerzia: scegliete se dare a questo tempo un valore speciale, o viverlo semplicemente come uno dei tanti momenti.

E non resta che augurarvi un ascolto fecondo. Buon tutto!

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Conoscerti, Signore;
accogliere la radicalità della tua proposta di vita e di amore;
seguirti senza ripensamenti,
imparare da te il dono,
forte e dirompente nella sua radicalità.

È questo ciò che vorrei;
è di questo che mi piacerebbe fosse capace la mia vita;
è di questo che vorrei diventasse testimone la mia fede.
Al tuo essere dono per me, io oppongo i miei personali interessi;
al tuo farti totalmente uomo fino a condividerne la morte
io riesco a rispondere, a malapena, con un Sì a distanza di sicurezza;
alla tua proposta decisamente alternativa
non riesco a non pensare a ciò che il mio mondo propone
e che spesso preferisco.

Ma non mi basta!
Questo dicono le mie notti;
questo sussurra il mio cuore
nelle poche volte che gli permetto di parlare;
questo risuona dentro quando ho voglia di vita.
Non mi basta, Signore, questa vita che della Vita piena ha solo il nome,
spesso imbrattata da pennellate capaci di mascherare una verità,
che non convince più fino in fondo.

Riempimi di te, Signore! Questo desidero.
Sia questo il dono che mi permette di vivere e di scegliere.
Riempimi del tuo amore per scoprire cosa significa amare.
Riempimi di ogni tua parola perché nuova luce illumini la strada della vita.
Ho paura di dirti amen per ciò che chiedi, ma so che tocca a me.
Oggi è il tempo favorevole.
Ora è il tempo in cui bussando alla mia porta mi dici:
«Tu! Da che parte stai? Dentro o fuori? »

La strada verso Gerusalemme è lunga,
ma io voglio viverla in te. E questo sia il mio Amen!

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

L’Unigenito si è fatto dono!
La sua uguaglianza con Dio lo rende
amore visibile che entra nella storia salvandola.
Lui è l’Uno consegnato per tutti noi
perchè ognuno di noi tutti possa diventare,
in Lui, DONO!


Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

STEP PRECEDENTI

Tra note e realtà – Istruzioni per l'(ill)uso

Il 51% delle famiglie italiane
possiede 3 o più televisori,

un adolescente su due
passa almeno 3 ore al giorno davanti alla tv.

La sua coscienza viene bombardata
quotidianamente da programmi
che propongono falsi miti e inducono a facili illusioni.
Se avessi in mano il telecomando di tuo figlio
tu cosa faresti?

Cosa ci fai davanti a quello schermo,
fuori c’è un inferno e tu rimani fermo:

te ne pentirai, non perdere tempo, usa il tuo talento al 100%!
(Gemelli diversi, Istruzioni per l’(ill)uso)

È solo l’inizio di uno dei testi più interessanti dei Gemelli Diversi: anche questa volta provocanti e assolutamente “disturbanti”. Sostanzialmente scomodi, ma dichiaratamente autentici.
Con il mondo della comunicazione e della cultura contemporanea sotto tiro finisce anche la forma mentis, la mentalità attualmente in vigore… (e la scelta delle parole non è casuale).
A questo punto però, piuttosto che aggiungere altro, preferisco richiamare parti, a mio parere provocanti, del testo:
Se avessi in mano il telecomando di tuo figlio, tu cosa faresti?
La domanda è interessante, ma verrebbe da chiedersi cosa ci impedisce di riaverlo… o forse non basta ancora. Cosa spinge un adolescente su due a preferire la tv, i social network, la chat, il virtuale al reale?
Cosa ci fai davanti a quello schermo, fuori c’è un inferno e tu rimani fermo…
Perché abbiamo bisogno di occhiali protettivi a forma di schermo per entrare in quel mondo che ci appartiene per nascita?
Chi stiamo generando? Identità forti o fragilità resistenti?
“Vuoi lasciare un segno nel mondo, cercare te stesso, scavare più a fondo… ma vah… è un conto a 7 zeri che fa la felicità. Oh…”
Detto così sembra un colpo basso alle nostre coscienze, sempre così desiderose di lasciare un segno nella storia. Di fatto a crederci siamo in molti e ad agire di conseguenza siamo quasi la totalità.
Non è pessimismo, né è il sol leone a farci straparlare. La verità dice se stessa, e si dice proprio dalla realtà delle situazioni concrete, dalle tante notizie che riempiono la cronaca, dalle parole, spesso in esubero, di chi ogni giorno annuncia, dal pulpito dei talk-show, varietà o reality, le personalissime verità oggettive…
La soluzione a tutto questo è ancora da inventare, o forse si tratta semplicemente di imparare a costruire… se stessi, la propria vita, le proprie scelte e poi il mondo.

di suor Mariangela fsp

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GP2 GenerAzioni – Tecnologie!

Buona domenica! – VI T.O. (Anno B)

«Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto… andrà gridando:
“Impuro! Impuro!”.  Sarà impuro finché durerà in lui il male;  è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento»

Dal libro del Levitico (Lv 13, 1-2.45-46)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Ci sono delle esperienze o delle situazioni che ci isolano dagli altri, che ci fanno piombare in un non richiesto gruppo speciale, condannato ad essere marginalizzato. Come quando perdiamo una persona cara, come quando il dolore fisico irrompe nella nostra vita, come quando un fallimento affettivo resetta la nostra vita. Allora ci sentiamo estranei alla vita e la gente ci sfugge. Di cosa parlare? Con chi? Chi vuole accanto a sé qualcuno che è stato azzannato dal demone della sofferenza? In quel caso, a volte, ci si avvicina a Dio. Solo a volte: più spesso nel dolore e nella solitudine la fede la si perde, altro che storie. Il lebbroso di oggi ne sa qualcosa.

LEBBROSO! LEBBROSO!
È una malattia della povertà, la lebbra. Devastante, inarrestabile, immonda, che ti consuma facendoti marcire. Anche Israele, come tutte le civiltà del passato, aveva capito bene la gravità della malattia e del contagio e imposto ai lebbrosi di stare alla larga dai centri abitati, di gridare la propria condizione in caso di incontro con un’altra persona. Una malattia appesantita dal senso di colpa che tutti riversavano sull’ammalato. La lebbra era la più terribile delle punizioni di Dio. Nessuna pietà per i lebbrosi, nessuna pena, solo fastidio e paura nei loro confronti. Una malattia che isola, un cancro dell’anima.
Il breve racconto di oggi è un gioiello di sfumature.
Il lebbroso ha fiducia in Gesù, si avvicina a lui con confidenza, con cautela, con umiltà. È l’unico caso, nel vangelo di Marco in cui un ammalato si presenta da solo. E non chiede la guarigione, ma la purificazione. In lui è più forte il desiderio del riscatto sociale che del tornare sano. Così per noi: ciò che uccide è la solitudine, non il male fisico. Gesù ha compassione, diversamente da tutti gli altri. Sente il patire del lebbroso. E lo tocca.

IL NOSTRO DIO
I devoti del tempo (e di oggi) dividevano la realtà in due categorie: nella luce e nella purezza c’era Dio e tutti i bravi ragazzi, fra cui loro, ovviamente. Dall’altra parte la tenebra, l’impurità e tutti gli altri. Che Dio tocchi un lebbroso è fuori da ogni immaginazione. Una provocazione infinita. Eppure è questa la grande novità, la conversione da accogliere, la follia già espressa nel Battesimo, quando il Figlio si è messo in fila con i peccatori. Dio si sporca le mani. E non è mai il buio che entra in una stanza, ma la luce che esce dalla finestra a rischiarare la notte. E così accade: il puro contagia l’impuro e lo guarisce. Da ogni male, da ogni solitudine, da ogni peccato, da ogni impurità siamo guariti.
Ma.

FASTIDIO
Il tono cambia improvvisamente. Gesù sembra essere un’altra persona: si scalda, ammonisce e intima, è evidentemente infastidito. Deve tacere, il lebbroso, star zitto, andarsene, farsi visitare dai sacerdoti per essere riammesso nella comunità, come previsto dalla Legge che Gesù non ignora né snobba. Ma il lebbroso disubbidisce, esagera, sbraca. Al punto che Gesù non può più entrare in una città. Dalla compassione alla rabbia, che cosa è successo?

GURU
Gesù chiede al lebbroso guarito il silenzio. Non vuole passare come un guaritore, come un santone, come un guru. Come può invitare la gente ad ascoltare la sua Parola e la novità del Regno se la folla lo cerca solo per risolvere i propri problemi? Come potrà gestire la folla che chiede a Dio guarigione e non certo conversione? Come potrà far capire alle persone il senso profondo della vita se questi pensano già di conoscerlo e chiedono a Dio, eventualmente, di adeguarsi? Allora come oggi è questo il dilemma che attanaglia Dio: provare compassione, certo, e intervenire, ma senza diventare il Dio fantoccio che portiamo nel cuore, il Dio a nostro servizio.

TESTIMONI
Leggendo questa pagina, mi è venuto in mente padre Damiano de Veuster che nel 1873 sbarcava a Molokai, vicino alle Hawaii, un’isola in cui venivano rinchiusi i lebbrosi (più di seicento!), isola in cui la violenza e la depravazione erano seconde solo all’inumanità della malattia. Padre Damiano morì a Molokai, facendo rinascere la dignità dei lebbrosi, dando loro fede, speranza, feste, un cimitero, il canto (!), affetto, Cristo.
Costretto a confessarsi urlando i propri peccati ad un confratello che li ascoltava da una barca, guardato con fastidio dai suoi superiori che lo consideravano un eccentrico, padre Damiano morirà di lebbra dopo aver trascorso sedici anni a restituire dignità ai lebbrosi di Molokai.
Sulle pagine della stampa internazionale, dopo la sua morte, finirà un osceno articolo di un polemista inglese, che insinuava l’idea che la lebbra padre Damiano l’avesse contratta tramite rapporti sessuali, facendo diventare un truce personaggio il santo dei lebbrosi.
Letto l’articolo, dal suo letto di malattia (aveva la tubercolosi), il grande scrittore Stevenson, di fede anglicana, (L’isola del tesoro, Dottor Jekill e mister Hyde) inviò una lettera aperta a tutti i quotidiani inglesi dicendo che chi oltraggiava la memoria di padre Damiano “era rimasto immerso ingloriosamente nel suo benessere, seduto nella sua bella camera (…) mentre padre Damiano, coronato di glorie e di orrori, lavorava e marciva in quel porcile, sotto le scogliere di Kalawao”.

(PAOLO CURTAZ)

Fede & sofferenza…

Giulia Gabrieli, quattordici anni, malata di tumore

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GP2 GenerAzioni – Via, Verità e Vita!

                     Hai già scoperto Cristo, che è la Via?

Sì, Gesù è per noi una via che conduce al Padre – la via unica. Chi vuole raggiungere la salvezza, deve incamminarsi per questa via. Voi giovani molto spesso vi trovate al bivio, non sapendo quale strada scegliere, dove andare; ci sono tante strade sbagliate, tante proposte facili, tante ambiguità. In tali momenti non dimenticate che Cristo, col suo Vangelo, col suo esempio, con i suoi comandamenti, è sempre e solo la via più sicura, la via che sbocca in una piena e duratura felicità.

                  Hai già scoperto Cristo, che è la Verità?

La verità è l’esigenza più profonda dello spirito umano.
Soprattutto i giovani sono affamati della verità intorno a Dio e all’uomo, alla vita ed al mondo. Nella mia prima enciclica «Redemptor Hominis» ho scritto: «L’uomo che vuole comprendere se stesso fino in fondo, – non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere – deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo». 
Cristo è la parola di verità, pronunciata da Dio stesso, come risposta a tutti gli interrogativi del cuore umano. E’ colui che ci svela pienamente il mistero dell’uomo e del mondo.

                Hai già scoperto Cristo, che è la Vita?

Ciascuno di voi desidera tanto vivere la vita nella sua pienezza. Vivete animati da grandi speranze, da tanti bei progetti per l’avvenire. Non dimenticate, però, che la vera pienezza della vita si trova solo in Cristo, morto e risorto per noi. Solo Cristo è capace di riempire fino in fondo lo spazio del cuore umano. Egli solo dà la forza e la gioia di vivere, e ciò nonostante ogni limite o impedimento esterno.

Dal messaggio di Giovanni Paolo II
per la IV Giornata Mondiale della Gioventù 

Buona domenica! – V T.O. (Anno B)

«Gli parlarono di lei. Egli si avvicinò
e la fece alzare prendendola per mano»

Dal Vangelo di Marco (Mc 1, 29-39)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Uscito dalla sinagoga Gesù entra in casa di Pietro, ne guarisce la suocera, accoglie la folla sul calare della sera, poi, di notte, esce a pregare: ecco una delle giornate “tipo” di Gesù. Vi lamentate, come me, di avere poco tempo e di correre da mattina a sera? Non ditelo al Maestro.

GUARITI PER SERVIRE
La suocera di Pietro è febbricitante. La febbre, lo sappiamo, può essere segno di un lieve malanno o di una malattia mortale: qui diventa il simbolo di ogni stato di malessere dell’uomo. Pietro e Andrea vanno da Gesù e gliene parlano. Non chiedono un intervento, né una guarigione: sono il modello del discepolo che fa della preghiera un momento in cui affida al Signore senza imporre la soluzione. E Gesù interviene con garbo, con gentilezza, la prende per mano e la guarisce. La suocera si mette a servire il Signore e i suoi familiari.
Il verbo usato per la guarigione ha a che fare con la resurrezione e il verbo usato successivamente indica un servizio perenne, continuo. I due attributi del discepolo: è un guarito che serve, un risorto che si mette a servizio del Regno. E qui, come più avanti, come il giorno della resurrezione del Signore, è una donna, la parte debole nella cultura ebraica, ad essere guarita e a servire. Siamo stati guariti per servire, siamo risorti per annunciare il Regno, come la suocera di Pietro.

SULLA SOGLIA
La prima scena del vangelo di Marco si svolge nella sinagoga, nel brano di oggi, invece, si svolge in casa, nel capitolo successivo, nuovamente, si rientrerà in sinagoga. Il nuovo luogo dove si incontra Dio e si fa esperienza di lui è la casa, non il tempio. La fede si sveste della solennità e dell’esteriorità, della ritualità per entrare nel quotidiano piccolo e spiccio. Gesù incontra sulla piazza gli abitanti di Cafarnao che diventano l’emblema dell’umanità che anela alla guarigione, esteriore ed interiore, alla salvezza, ad essere sanata. Gesù li accoglie sulla porta, sulla soglia della casa di Pietro.
Così devono fare i discepoli: stare sul confine, come Gesù che inizia il suo ministero a Cafarnao, la città posta sul confine. Il discepolo non può arroccarsi nelle sue posizioni, fare della propria fede una città fortificata impenetrabile.  Il discepolo sta sempre sulla soglia per annunciare il vangelo. Come vorrei che la mia Chiesa stesse di più sulla soglia!

LA FORZA
Da dove prende la sua forza, il Signore? Per riuscire ad accogliere tutti, ad ascoltarli, a guarirli? Da dove prende l’energia per fare della sua vita un annuncio? Dalla preghiera. Da una preghiera lunga e attenta, per discernere la volontà del padre. Una preghiera che stupisce e affascina i discepoli e noi. Una preghiera che non è la lista della spesa da fare a Dio quando le cose non funzionano, ma il dialogo intimo ed intenso di chi si lascia plasmare.
E poiché la giornata è frenetica, Gesù prega di notte. Quando abbiamo troppe cose da fare e non abbiamo più il tempo per pregare, è esattamente quello il momento in cui ritagliarci un tempo per Dio, anche sottraendolo al sonno. Il “segreto” di Gesù è un intimo colloquio col Padre che gli permette di fare della propria vita un dono agli altri.

INOPPORTUNI
Pietro cerca Gesù, ma il verbo usato ha una forte connotazione negativa. Non si mette alla ricerca di Gesù come discepolo, vuole accaparrarlo, possederlo. Il rimprovero fatto a Gesù, quel tutti ti cercano! indica una pretesa: perché se n’è andato da Cafarnao? Non si “possiede” Dio, non si vincola, non si imprigiona. Non ha dove posare il capo, il Maestro, inutile costruirgli una villa con piscina. Se vogliamo, però, possiamo metterci alla sua sequela, da guariti ammalarci della sua stessa passione per l’annuncio del vero volto di Dio.

(PAOLO CURTAZ)

Un blog per conoscere e ricordare sr Tecla Merlo…

Prima Superiora Generale e cofondatrice delle Figlie di San Paolo
20 febbraio 1894 – 5 febbraio 1964

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