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Buona domenica!

Uno di loro, vedendosi guarito,
tornò indietro lodando Dio a gran voce,
e si prostò davanti a Gesù,
ai suoi piedi per ringraziarlo.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19)
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Uno solo torna a ringraziare, pieno di fede.
Gesù, sconfortato, constata che dieci sono stati sanati, ma uno solo salvato.
Una volta guariti, le differenze tornano (mistero dell’umana fragilità!): nove vanno al tempio e il samaritano, di nuovo solo, senza un tempio in cui essere accolto, corre dal Tempio della gloria di Dio che è Gesù.
Il samaritano torna indietro lodando Dio a gran voce, non può tacere, urla la sua gioia, la sua solitudine e la sua emarginazione sono finalmente finiti. E gli altri? Chiede Gesù.
Nulla, spariti, scomparsi.
Guarire gli uomini dalla loro ingratitudine è ben più difficile che guarirli dalle loro malattie.
La gratitudine, la festa, lo stupore, sono atteggiamenti connaturali all’uomo, eppure troppo poco spesso manifestati nella nostra vita. Siamo tutti molto lamentosi, sempre pronti a sottolineare il negativo che pesa come un macigno nelle nostre bilance.

Diamo tutto per scontato: è normale esistere, vivere, respirare, amare; normale è dovuto nutrirsi, lavarsi, abitare, lavorare…
Il nostro sguardo, un po’ assuefatto dalle cose scontate e dovute, non sa più aprirsi alla gratitudine. Come vorrei vedere uscire dalle chiese – almeno ogni tanto! – qualcuno che torna a casa lodando Dio a gran voce…
Come vorrei vedere più sorrisi sulle labbra dei cristiani, più lode nelle loro preghiere, più gratitudine nei gesti di coloro che, guariti dalle loro solitudini interiori e dalla lebbra che è il peccato, sono anche salvati e fatti Figli di Dio.
Attenti all’ingratitudine, incontentabili discepoli del Signore.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Memoria e gratitudine

 

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2010: Alleanze educative

Preparare l’incontro di catechesi

di Franca Feliziani Kannheiser

 

Ogni evento importante è da prepararsi con cura e ogni incontro catechistico, anche quello che avviene in una semplice stanza di una piccola parrocchia, con fanciulli spesso iperattivi o distratti, è un momento prezioso, perché occasione irripetibile di incontro con Gesù e con la comunità che lo testimonia. Proprio questa consapevolezza deve spingere il catechista a non improvvisare, ma a predisporre il percorso da fare insieme con accuratezza e intelligente elasticità.
Una buona guida sa che la condizione indispensabile perché un’impresa riesca è la conoscenza dei compagni di viaggio, cioè del gruppo che deve condurre al traguardo.
Il catechista cercherà ogni occasione per conoscere i fanciulli che gli sono affidati, consapevole che proprio sulla qualità della relazione che saprà stabilire con loro si gioca in gran parte la disponibilità a farsi coinvolgere nella vita della comunità cristiana in cui sperimentare l’incontro con Gesù vivente.

Un rapporto autentico non si improvvisa né si inventa.
Esso nasce dalla volontà di mettersi in gioco e richiede al catechista di lasciare fuori dalla porta della stanza dell’incontro i problemi personali. Almeno per un’ora mettiamo il nostro cuore e la nostra mente a completa disposizione dei ragazzi.
Solamente in questo modo possiamo sperare di ottenere qualche risultato.
Iniziare un incontro con nervosismo e impazienza, oppure gravati da pregiudizi è il modo migliore per destinarlo al fallimento.
I fanciulli possiedono antenne sensibilissime: colgono immediatamente lo stato d’animo dell’adulto, leggono più nel suo sguardo che nelle sue parole, scoprono, dietro sorrisi di facciata, durezze e diffidenze.
Il singolo ragazzo e l’intero gruppo si comporteranno in larga parte secondo la fiducia o la sfiducia che riporremo in essi.
Spesso non ci si accorge che il detto popolare «a pensar male ci s’indovina sempre!» si avvera, in quanto è proprio la diffidenza a creare le condizioni per l’incomprensione e i fraintendimenti, a mettere l’altro sulla difensiva e a scoraggiarlo nel suo sforzo di cambiamento.
Fidarci dei nostri fanciulli, credere nella loro capacità di bene è il modo migliore per sviluppare in loro una sana autostima, condizione necessaria per scoprire l’altro come persona uguale a me, degna di rispetto e d’amore.
Molto tempo, dunque, deve essere dedicato alla conoscenza dei fanciulli, non soltanto attraverso domande dirette, ma piuttosto osservandoli giocare, lavorare, interagire; ascoltando i loro racconti, in cui esprimono preferenze, paure, desideri e speranze.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2010 clicca qui

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Buona domenica!

E’ una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perchè certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede.

Dal libro del profeta Abacuc (Ab 1,2-3; 2,2-4)
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Abacuc è invitato a fidarsi, Timoteo riceve una commovente lettera da Paolo incarcerato ed è invitato a fare memoria della propria vocazione episcopale, gli apostoli, dopo un primo galvanizzante momento di euforia per i successi conseguiti dal Nazareno, cominciano a scontrarsi con il proprio limite e con l’ostilità di alcuni farisei e sentono la fiammella (timida) del credere lentamente vacillare.
Fidatevi, dice la Parola, fidati, affidati, diffida delle tue presunte certezze.
La fede è il ragionevole abbandonarsi nelle braccia dell’’amato, nel gesto incosciente e ovvio del bambino che si getta fra le braccia del padre.
Non siamo chiamati a fidarci di un mistero imperscrutabile, a seguire ciecamente gli ordini della divinità, ad abbassare la testa alla volontà ostica e incomprensibile di un moloch a cui dobbiamo credere.
Il Dio di Israele chiede fiducia, il Dio che ha camminato nel deserto e sofferto, il Dio che ha accompagnato e illuminato una tribù di beduini facendola divenire popolo della speranza, il Dio che ha illuminato i re di Israele, il Dio che ha strappato degli uomini dal pascolo e dalla terra consacrandoli profeti, il Dio che – esausto – è diventato uomo (fragilità, stanchezza, sudore, decisione, rischio) per raccontarsi chiede fiducia, non uno qualsiasi.
Il Dio che ha dimostrato milioni di volte quanto dolorosamente ama.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Primo atto della fede

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Settembre 2010 – Dossier Spirito Santo

 

DICE LO SPIRITO SANTO… Lettera aperta ai ragazzi di oggi

di Fausto Negri

Carissimo, perché ti è così difficile capire «Chi Sono Io»?
(Scusa le maiuscole, ma mi sembrano più che mai opportune).
Io Sono lo Spirito di Gesù e vivo con lui e con Dio Padre.

Io Sono come l’aria: forse sfuggo alla tua percezione immediata perché agisco nel silenzio e costruisco senza fare rumore.
Mi manifesto attraverso le azioni che compio e, perciò, soltanto prestando attenzione agli effetti del mio agire tu potrai percepire la mia presenza.

Pensa al vento. C’è qualcosa di più libero? Non accetta ordini, non puoi inscatolarlo, non puoi imbavagliarlo.
Il vento non sta mai fermo: impedisce all’acqua dei laghi di imputridire, spinge le barche al largo.
Al vento
piace fare gli scherzi: rivolta gli ombrelli, scompiglia i capelli e fa volare via i cappelli… Nessuno può vantarsi di possedermi (come si fa a stringere in pugno il vento?).
Nessun tempo e nessun luogo è privo della mia attiva presenza.
Sono presente nella fedeltà dei maomettani, nella verità dei buddisti, nella spiritualità degli indù, nella rettitudine dei non credenti.
Sono presente nella creatività degli artisti, nelle scoperte degli scienziati, nelle parole dei poeti, in ogni persona che ha in sé un autentico desiderio di cielo e di bellezza.
Per quanto tesa, la vela da sola non basta per far avanzare la barca. Occorre il vento.
Se però la vela non è tesa, anche il vento più favorevole non farà nulla. E poi c’è il timone per tenere la rotta.
Ma nemmeno il timone da solo può fare nulla.
Quando il vento soffia sulla vela ben tesa, tu hai ancora la grande responsabilità di guidare la barca con il timone.
Navigare è un gioco di alleanza tra vento, vela e timone.
Io
Sono l’ossigeno della tua esistenza; come l’aria che, se manca, muori di asfissia.

Accoglimi senza barriere e resistenze. Se diventerai permeabile al mio soffio, riuscirai nella difficile impresa della libertà e non concederai a nessuno potere sulla tua esistenza.
Chiamami!
Bastano queste semplici parole: «Vieni, Santo Spirito, raddrizza in me ciò che è rigido e regalami i tuoi santi doni».
Ricorda!
Senza di me non puoi andare lontano né puoi raggiungere nuovi porti. Io Sono sempre con te. Non essere tu da un’altra parte…

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Settembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni clicca qui

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Settembre 2010: La persona al centro

Chiamati a nascere da Acqua e da Spirito

di Emilio Salvatore

 

Sei battezzato,
Dio ti guarda con amore di Padre.
Gesù ti unisce a sé e alla sua Chiesa.
Lo Spirito Santo abita in te.
Dio ha tante cose da rivelarti e da chiederti.
Nella Chiesa cresciamo insieme, piccoli e grandi.
Ciascuno ha i suoi doni da offrire agli altri.
Lo Spirito Santo dà a tutti la forza di amare.
Insieme camminiamo con Gesù verso il Padre.


L’ itinerario di quest’anno è impegnativo: si tratta di far capire ai fanciulli quello che «essi già sono» e, in parte, sperimentano dopo il battesimo, e che maturerà con gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana.
Si predilige oltre la base biblica, la mistagogia, ossia la riflessione sul significato liturgico dei sacramenti.
Fondamentale è la connessione tra parola di Dio e liturgia, altrettanto significativa è la relazione tra l’esperienza simbolica di alcuni elementi del rito (acqua, olio, pane e vino) e la dimensione spirituale, soprannaturale con cui essi sono assunti e il rapporto tra chiesa domestica (genitori, fratelli, nonni, ecc.) e la comunità ecclesiale.

L’anno catechistico ricomincia e il catechista riprende in mano il catechismo Io sono con voi. Da dove si riparte? Dal taglio del nastro, dalla partenza per eccellenza: il battesimo.

Gli obiettivi principali sono:
• aiutare i fanciulli a comprendere e interiorizzare il battesimo come l’inizio della propria storia di relazione con il Padre;
• far riflettere sulla vita sacramentale, soprattutto sulla grazia del battesimo, iniziando ai segni liturgici;
• invitare alla riscoperta della dignità filiale che è già attiva e operante.


Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Settembre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Settembre 2010 clicca qui


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Speciale campi estivi (1a parte)

Paestum – Capaccio (SA): “Felicità cercasi” – Campo scuola con i figli della Santa Famiglia

Dal 15 al 18 luglio 2010 si sono svolti, a Paestum (SA), gli Esercizi Spirituali annuali per le coppie dell’Istituto Santa Famiglia, uno dei dieci rami della Famiglia Paolina. Con loro erano presenti anche i figli e, per quelli dai 12 ai 18 anni, la proposta delle Figlie di San Paolo è stata quella di vivere, in parallelo, un campo scuola pensato e preparato appositamente per loro!!!
Animato da suor Mariangela Tassielli (fsp) e Dalia Mariniello (una dei GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini), il campo ha avuto come tema: Felicità cercasi! Un viaggio alla ricerca della felicità attraverso momenti di catechesi, riflessione, preghiera… il tutto organizzato come “un grande gioco” durato tre giorni; con squadre, punti da conquistare, sfide da vincere, prove da superare… mettendo in gioco se stessi, i propri talenti, le proprie capacità e collaborando con gli altri, appartenenti alla propria squadra e non!!! Sì perché una delle particolarità di questo grande gioco è stata che anche l’attenzione, la collaborazione, l’aiuto “offerte” ai propri “rivali”, permettevano di conquistare punti!!!
I giovani partecipanti hanno dimostrato subito la voglia di mettersi in gioco, di superare sé stessi, di collaborare, di aiutarsi, di restare aperti per apprendere da tutti, di ascoltare tutti, perché ognuno ha la sua ricchezza da poter donare agli altri… ma bisogna essere disposti ad accoglierla!!!
Dapprima le dinamiche/giochi di conoscenza hanno permesso ai ragazzi di conoscersi un pochino comunicandosi non solo i propri nomi e le provenienze ma anche i propri desideri, i propri sogni!!! La ricerca della felicità ha avuto inizio con un’asta, in cui, ad essere in vendita, erano dei valori/mattoni utili per costruire la propria casa della felicità!!! Mattoni più importanti da mettere come fondamenta e valori magari meno importanti ma comunque utili per costruire una casa. Ultimo mattone, conquistato superando delle prove, è stato quello del tetto con su scritto il valore dei valori: SE STESSI!!! Siamo noi il valore dei valori, noi con i nostri pregi e i nostri difetti, con la nostra unicità! Noi siamo l’ingrediente segreto di qualcosa di speciale che è la nostra vita… questa la conclusione a cui si è giunti anche attraverso la visione del film Kung Fu Panda.
La felicità, come tesoro da trovare, è stata simbolicamente cercata anche attraverso una divertente Caccia al tesoro che ha visto tutti i partecipanti seriamente impegnati e pronti a collaborare!!! L’ultima prova ha portato i ragazzi in una stanza con al centro uno scrigno, la Parola di Dio, una lampada, una veste bianca battesimale… attorno a cui è stato vissuto un importante momento durante il quale, i ragazzi chiamati per nome e segnati con la croce, sono stati simbolicamente “battezzati a nuova vita”, ricevendo per l’occasione anche un bracciale con un nome nuovo (FIDUCIA, BONTÀ, PERDONO…). Un “battesimo” particolare per impegnarsi nel rinascere valorizzandosi, apprezzandosi!!!
Alla felicità magari un po’ più “materiale” ma non certo superflua, hanno contribuito anche due escursioni: una ai templi di Paestum e l’altra alle grotte di Castelcivita in cui, oltre ad ammirare le bellezze naturali, si è potuto godere di un po’ di fresco!!!
Il campo si è concluso con Nutella party e cocomerata… e oltre a nuovi compagni, tante risate, giochi, incontri… ognuno ha portato a casa, oltre al premio vinto e una “lettera di Dio”, l’ingrediente segreto da inserire nella ricetta della propria felicità: essere sé stessi, credere in ciò che si è, valorizzarsi e fare dei propri limiti i propri punti di forza. Ognuno è unico e prezioso agli occhi di Dio, un Dio che è lì ad aspettare ognuno a braccia aperte!
(D.M.)

La testimonianza di una giovane partecipante:

«Mi chiamo Enrica e sono una ragazza di 16 anni. Vivo a Veglie (LE). I miei genitori sono una coppia appartenente all’Istituto Santa Famiglia e come ogni anno in estate vanno a trascorrere quattro giorni di Esercizi Spirituali all’insegna della preghiera, della riflessione e della condivisione. È proprio grazie alla mia famiglia che ho vissuto una delle esperienze più belle, costruttive e toccanti della mia vita. Sì perché anche quest’anno parallelamente al corso per le famiglie è stato organizzato anche un campo per i loro figli guidato da suor Mariangela e Dalia a Capaccio – Paestum dal 15 al 18 luglio. Appena arrivati nella struttura, dopo il nostro viaggio caratterizzato da un caldo cocente, siamo stati avvolti da un abbraccio accogliente e premuroso, che non potrò mai dimenticare, da parte delle nostre animatrici.
Il nostro primo appuntamento insieme era alle 17,00. Pian piano ho visto  arrivare i ragazzi con cui dovevo condividere il mio tempo, le mie capacità, le mie energie… alcuni li avevo già conosciuti l’anno scorso a Pacognano, altri invece li vedevo per la prima volta… così dentro di me cresceva la voglia di conoscere nuovi amici e stare bene con loro. Dalia e suor Mariangela ci hanno insegnato vari giochi perché conoscessimo bene tutti i nomi e perché no anche qualcosa di più.  Poi siamo stati divisi in due squadre di cui abbiamo scelto noi i nomi: la squadra delle Aquile, composta da Ermanno, Giacomo, Tecla, Stefano, Eva e me; e la squadra delle Tigri, composta da Silvia, Ferdinando, Mariapia, Gennaro,Laura e Francesco. E’ stata proprio questa divisione in squadre a sancire l’inizio di una gara un po’ particolare che è durata fino a domenica mattina e in cui aveva la meglio non chi imbrogliava o chi pensava solo alla propria squadra ma chi piuttosto cercava di collaborare insieme con l’altra parte e di volerle ancora più bene. Così tra giochi, divertimento, attività ed uscite è nata tra di noi una grande complicità e lentamente prendeva forza un’amicizia vera fatta di piccoli gesti molto significativi.
Ci sono state anche due escursioni. La prima a Paestum e la seconda alle grotte di Castelcivita. È stata la prima volta in cui ho potuto ammirare con i miei occhi  templi che fino a poco tempo fa avevo sempre visto solo in foto, stampati sui miei libri di storia.
Oltre all’amicizia con tutti i ragazzi, quello che mi è rimasto impresso di quest’esperienza è stata la premura di suor Mariangela e di Dalia che hanno messo tutto a nostra disposizione dandoci tanta fiducia. Mi sono rimaste nel cuore le parole di sr Ma’ [sr Mariangela ndr] che ci ha dato tanti consigli sulla vita e soprattutto ricordo bene il suo invito ad apprezzare ogni cosa che il Signore ci ha donato, perché tutto anche quello che ai nostri occhi può sembrare insignificante è un suo immenso dono.
Poi, mi ha colpito una cosa che non avevo molto valutato prima: si può imparare qualcosa da qualsiasi persona e la cosa importante è vedere il bello che c’è in ognuno e non solo i suoi difetti e infine una realtà che le nostre animatrici ci hanno fatto capire attraverso la visione del film “Kung Fu Panda”: CREDERE IN NOI STESSI.
Forse nella vita, io mi sono sempre preoccupata di scoprire, senza riuscirci, quell’”ingrediente” che mi mancava per essere veramente felice o per ottenere qualcosa a cui tenevo tanto. Solo grazie a quest’esperienza ho capito che in realtà non esiste una ricetta, non c’è nessun ingrediente segreto. Le uniche cose indispensabili sono le mie capacità… e anche i miei difetti possono aiutarmi a perseguire i miei scopi. C’ è una frase che le nostre educatrici hanno scritto su un cartellone e che mi rimarrà sempre impressa: “Tu sei il solo tesoro, tu sei unico e prezioso” e assieme a queste parole ci hanno consegnato anche una lettera personalizzata da parte di… Dio!!!”. È stato un momento indimenticabile: eravamo seduti per terra davanti alla parola di Dio e ognuno di noi ricevendo la pergamena metteva vicino alla Bibbia una piccola luce.
L’ultimo giorno si è svolta la caccia al tesoro. Questa ha stabilito come squadra vincente quella delle Aquile. Poi le due squadre si sono recate in una stanza dove al centro c’era un grande scrigno. Abbiamo vissuto un emozionante momento di preghiera fatto di gesti piccoli ma toccanti. Prima la consegna di un premio per entrambe le squadre poi, ognuno doveva andare da sr Ma’ per farsi ungere con dell’olio in segno di benedizione e poi da Dalia che legava al nostro braccio un nastrino bianco sul quale era scritto un dono che Gesù ci consegnava. Questo  momento che ricordava un po’ il nostro Battesimo ed è stato uno dei più commoventi.
Salutando uno per uno i miei amici e le mie educatrici pensavo dentro di me a come mi avessero aiutata quei giorni a guardare la vita da un’altra prospettiva… quella dell’AMORE VERO».

Enrica – Veglie (LE)

Buona domenica!

Cristo Gesù è venuto nel mondo
per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io.
Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia.

Dalla lettera di san Paolo Apostolo a Timoteo
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
don Giovanni Berti

Gesù crede alle favole?
Se ascoltiamo bene le storie di Gesù scopriamo che sono vere e proprie favole.
Sono storie impossibili e per nulla concrete.
Gesù domanda ai suoi ascoltatori “Chi di voi lascerebbe le 99 pecore nel deserto per andare a cercare la pecora perduta?”. Ma nessuno, ovviamente! Non ha senso rischiare le 99 per cercarne una!
E che senso ha fare addirittura una festa se si ritrova un centesimo perso sotto il divano?
E quale padre darebbe metà dei suoi averi per vederli persi e poi riaccogliere il figlio come nulla fosse?
Le parabole di Gesù sono belle ma sono favole!
Sono possibili quasi quanto la storia di Biancaneve, di Cenerentola e di Pinocchio.

Ma Gesù crede nelle favole.
Ci crede perché proprio per questo è sceso tra gli uomini.
Gesù non solo racconta favole, ma le realizza nella sua vita, iniziando proprio a “perdere” tempo con la gente più distante e disagiata.
Gesù crede alla favola che Dio è “amore” anche se nel mondo si crede sempre meno a questa parola, ma si crede di più alla parola “economia” e alla parola “potere”.
Gesù crede così tanto all’assurdità dell’amore di Dio che è pronto anche a morire in croce, perché come Biancaneve liberata da un bacio dalla sua bara di cristallo nel bosco, non sarà lasciato solo nel sepolcro scavato nella roccia. E noi sappiamo che è risorto… Dio con il bacio del suo amore lo ha risvegliato da morte.
Essere cristiani è credere in questa favola di Dio.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Cambiare

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Vivi!

 

 

Vivi!

Nessun sapore avrà la vita
se non quello che tu stesso saprai dargli.

Vivi!

Raccogliendo, ogni giorno, raccolti abbondanti
dalle gioie e dalle amarezze,
dalla fiducia e dalle delusioni,
dalle amicizie e dai tradimenti.

Vivi!

Seminando nella vita del mondo
la pace, la libertà, la speranza, la gioia, il perdono,
la fiducia, la passione e la fedeltà.

Vivi!

 Perché tu, che abiti il mondo,
sei nel cuore di Chi per primo ti ha amato.

Vivi!

Perché chi ti ama, ti chiama!

Vivi da chiamato!

Ascolta il sussuro dell’intero universo
che aspetta il tuo Sì…

Vivi da chiamato!

Per cantare la vita…
e la vita si farà, per te, felicità!

 

                                        sr. Ma’ – fsp

Buona domenica!

Sono questi i santi apostoli
che nella vita terrena
hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa:
hanno bevuto il calice del Signore,
e sono diventati gli amici di Dio.

Antifona d’ingresso
SOLENNITA’ DEI SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLO

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Pietro e Paolo sono così diversi, così straordinariamente diversi!
Pietro è il pescatore di Cafarnao, uomo semplice e rozzo, entusiasta e irruente, generoso e fragile.
Paolo è l’intellettuale raffinato, lo zelante persecutore, il convertito divorato dalla passione.
Nulla avrebbe potuto mettere insieme due persone così diverse.
Nulla.
Solo Cristo.
Nella loro vita poche volte i due si incontrarono, a volte litigarono, si confrontarono, si richiamarono alla fedeltà. Eppure il loro comune Signore li adoperò per farli diventare le due colonne principali cui poggia l’edificio della Chiesa.
Pietro e la conservazione della fede. Paolo e l’ardore dell’annuncio, l’anarchia dello Spirito.
Difficilmente si sarebbe riusciti a mettere insieme due figure più diverse, eppure la Chiesa è così, fatta di gioiosa diversità, di dilagante ricchezza. Ed è bello e consolante, oggi, celebrare insieme due che mai, nella vita, avrebbero voluto essere ricordati insieme…
Così è la Chiesa, che oggi gioisce per questi innamorati di Dio, lieta di poter proporre ad ogni uomo lo stesso percorso di scoperta del volto del Signore Gesù.
Pietro il pescatore, Paolo l’intellettuale, le due colonne su cui poggia la nostra fede, Pietro e Paolo, le colonne della fede, ci insegnino a vivere nella tenerezza dell’appartenere alla Chiesa.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Essere & amore

 

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Buona domenica!

“Chi di loro dunque lo amerà di più?”.
Simone rispose: “suppongo sia colui
al quale ha condonato di più”.
Gli disse Gesù: “hai giudicato bene”.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,36-8,3)
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù insegna alla prostituta che il metro di giudizio di Dio è l’amore e il perdono. La donna ha amato, tanto, male, facendosi del male, ma ha amato. A Dio basta, lui, che è l’Amore, riconosce l’amore anche quando è fatto a pezzi e fragile e disperato. Per Dio basta questo, salta ogni logica – religiosa, morale, perbenista – e va dritto all’essenziale: guarda al dentro, al desiderio, al dolore, alla verità. Quell’amore è l’origine del perdono, il perdono che Dio dà, sempre gratis, sempre senza condizioni, smuove l’amore.
A Simone, con delicatezza, senza rabbia, Gesù pone un caso da risolvere, quello dei due debitori, uno debitore di qualche euro, l’altro di qualche centinaia di migliaia di euro, che si vedono inaspettatamente condonati ogni pendenza. Chi sarà più contento? Simone ragiona, riflette, giudica bene: sta imparando il punto di vista di Dio. È chiamato, il fariseo, a mettersi nei panni del debitore.
Un altro evangelista ci dice che Simone è stato lebbroso: ragione in più, lui che ha sperimentato la solitudine e l’emarginazione, per annullare la distanza che crea la lebbra del giudizio.
A Dio non importa la devozione se non è sorretta dalla passione, non cerca giusti ma figli, a lui non importa (a noi sì: molto!) la nostra immagine spirituale. Vuole dai suoi discepoli verità, passione, forza, anche a costo di sbagliare.
Tutti siamo prostitute.
Ci vendiamo per un complimento, per coltivare il nostro ego (anche spirituale), per avere un ruolo sociale ed ecclesiale riconosciuto ed apprezzato, per essere, se non migliori, almeno non inferiori agli altri, disposti a tradire un’amicizia sincera pur di non ammettere i nostri errori.
Tutti siamo perdonati e amati.

La donna, Simone e tu, amico lettore.
Amati e perdonati da Dio, redenti e salvati, figli e uomini, discepoli e cercatori di Dio.
Tutti, se vogliamo, possiamo costruire la Chiesa, il sogno di Dio, comunità di persone che hanno sperimentato nella propria vita la tenerezza del Padre e, perciò, diventano capaci di perdono e di misericordia.

 

…e per riflettere puoi scaricare: La vita…

 

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