GP2 GenerAzioni – Come vivere?

“So che spesso vi chiedete come vivere la vostra vita, in maniera che ne valga la pena, come comportarvi per far sì che la vostra esistenza sia piena e non sprofondi nel vuoto, come fare qualcosa per migliorare la società in cui vivete cercando un rimedio ai gravi mali che essa soffre e che ripugnano alla vostra sete di sincerità, di fraternità, di giustizia, di pace, di solidarietà. So che desiderate ideali nobili, anche se costano, e non volete vivere una vita grigia, fatta di piccoli o grandi tradimenti verso la vostra coscienza di giovani e cristiani. […]

Cari amici, so per esperienza di professore universitario che vi piacciono le sintesi concrete:       

No all’egoismo;
No all’ingiustizia;
No al piacere senza regole morali;
No alla disperazione;
No all’odio e alla violenza;
No ai cammini senza Dio;
No all’irresponsabilità e alla mediocrità.
Sì a Dio, a Gesù Cristo, alla Chiesa;
Sì alla fede e all’impegno che racchiude;
Sì al rispetto della dignità, della libertà e dei diritti delle persone;
Sì allo sforzo per elevare l’uomo e portarlo fino a Dio;
Sì alla giustizia, all’amore e alla pace;
Sì alla solidarietà con tutti, specialmente coi più bisognosi;
Sì alla speranza;
Sì al vostro dovere di costruire una società migliore.

Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani
San José (Costa Rica) – 3 Marzo 1983

 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2011: ALZATE I VOSTRI OCCHI E GUARDATE…

COME INCONTRO SOCIALE

di Franca Feliziani Kannheiser

Il catechista «efficace» è colui che sa riconoscere le interazioni sociali che si instaurano nel gruppo. Ancor prima di entrare nel luogo dove si svolgerà l’incontro, quando i fanciulli, accompagnati da genitori o nonni, si incrociano e si salutano, inizia la tessitura di quell’ordito che costituirà «l’abito relazionale» di quel particolare incontro catechistico.
Contatti fisici, sguardi, parole che i fanciulli si scambiano faranno intravedere al catechista con quale bagaglio relazionale i fanciulli entrano nel gruppo. Ciò che è accaduto precedentemente in classe o in cortile, gli scambi positivi e gli scontri, le simpatie e le antipatie che si sono create, tutto contribuirà a dare a quella specifica «ora di catechesi» la sua fisionomia, così come le esperienze individuali che ciascun fanciullo ha fatto in famiglia o a scuola: ciò condizionerà il tempo che si passerà insieme.
È opportuno, perciò, che il catechista crei l’occasione per far interagire il suo gruppo prima ancora di entrare nella sede dell’incontro.
Quando il tempo lo permette in cortile o in uno spazio polivalente, il catechista osserva come i fanciulli cominciano a interagire fra loro, giocando spontaneamente. E’ importante osservare se si creano coppie o gruppetti, notare chi privilegia attività di movimento piuttosto che giochi tranquilli.

In modo allegro, gentile e autentico l’incontro di catechesi è già iniziato! Il contatto è avvenuto!

Il gruppo per vivere e lavorare ha bisogno di una struttura chiara, anche se flessibile. La struttura è data dallo spazio che deve essere preparato accuratamente, pensando alle funzioni che deve avere (angolo del racconto, del lavoro individuale, del lavoro di gruppo, del gioco), ma anche dalla sequenza delle interazioni che potrebbe essere scandita da questi momenti:
Il saluto. È il rito che inizia formalmente l’incontro. Perché sia un momento di autentica interazione è necessario che non diventi un gesto meccanico, automatico, ma che sia pensato creativamente come espressione di accoglienza reciproca. È anche il momento in cui i fanciulli si sentono accolti da una presenza più grande: Gesù, che ci ha chiamati, è in mezzo a noi. Questa dimensione, fondamentale nell’incontro catechistico, non deve ridursi alla solita preghiera recitata meccanicamente, ma deve essere evocata da un segno: un’icona, un oggetto simbolico, un canto…
Il compito. La chiarezza rispetto all’obiettivo dell’incontro è essenziale per indirizzare coscientemente le proprie energie verso un traguardo. L’irrequietezza e la dispersione che si manifestano in alcuni gruppi sono spesso la conseguenza del non saper rispondere alla domanda: «Perché siamo qui?». Le modalità per gestire questa fase possono essere diverse, noi proponiamo di farne un’occasione di confronto tra i fanciulli e il catechista che invece di spiegare direttamente l’obiettivo dell’incontro, potrebbe fornire alcuni «indizi» per scoprirlo o accogliere i suggerimenti del gruppo, naturalmente guidandolo. Da qui nasce «il patto» che riguarda i modi e i tempi in cui il lavoro sarà svolto, patto che vincola sia i fanciulli sia il catechista.
Cominciamo a lavorare. Anche questa fase deve essere pensata e vissuta come gruppo, ad esempio stabilendo una chiara suddivisione dei compiti, privilegiando forme sociali come il lavoro in coppie e in piccoli gruppi, che, più di tanti discorsi, fanno toccare con mano che cosa significhi pensare insieme, collaborare, ecc. In questa fase è, inoltre, essenziale la chiarezza e la precisione delle consegne da parte del catechista.
Che cosa abbiamo fatto? La verifica del lavoro è di grande importanza. In questo contesto valutare significa valorizzare il prodotto del lavoro di tutto il gruppo, ma anche dare e avere feedback sui processi interattivi che si sono realizzati:
– Mi sono sentito bene nel gruppo?
– Quando è stato facile, quando è stato difficile lavorare insieme?
– Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti?
– Il mio contributo è stato valorizzato?
– E io ho saputo valorizzare il contributo degli altri?
Arrivederci al prossimo appuntamento! Il gruppo si congeda, ma per ritrovarsi. Nell’educazione religiosa il congedo contiene una promessa e un compito: quello di sentirsi amici tra di loro e con Gesù, durante tutta la settimana, e di comportarsi come tali. Ognuno porta a casa un piccolo «seme» da far germogliare nel suo ambiente: un proposito di preghiera, di riflessione sulla parola di Dio, di gentilezza verso gli altri. Questi semi, che fioriranno al soffio dello Spirito, non devono essere intesi come una risposta soltanto individuale, ma anche di gruppo.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2011 clicca qui

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GP2 GenerAzioni – I° Sondaggio!

In tanti avete partecipato al primo sondaggio su Giovanni Paolo II e, fino a oggi, le parole più cliccate, le parole che hanno cambiato la vostra vita, che sono state motivo di incontro personale con Dio sono:

Seguendo ogni giorno il sondaggio e leggendo i vostri commenti, ho avuto la possibilità di riflettere su quanto questo straordinario Papa fosse vicino alle persone e quanto le sue parole abbiano inciso e incidono tutt’ora sulla vita di ognuno di noi.

     Ma possono solo rimanere parole?

Le parole potrebbero diventare azioni? E le azioni atteggiamenti, gli atteggiamenti un carattere e un carattere un destino?

Giovanni Paolo II ci suggerirebbe di spalancare le porte a Cristo, di prendere in mano la nostra vita, di farne un capolavoro per accendere nel mondo il fuoco del bene, del coraggio, dell’amore, dell’ amicizia, della fiducia… di DIO!

CARI GIOVANI – direbbe – SIATE LE SENTINELLE DEL NUOVO MATTINO“.

 

 

Tra note e realtà – Il negozio di antiquariato

Non si può cercare un negozio di antiquariato in via del corso
Ogni acquisto ha il suo luogo giusto
e non tutte le strade sono un percorso.
Raro è trovare una cosa speciale
nelle vetrine di una strada centrale…
Prima di partire si dovrebbe essere sicuri
di che cosa si vorrà cercare dei bisogni veri.
Allora io propongo per non fare confusione
a chi ha meno di cinquant’anni
di spegnere adesso la televisione…
Ma le più lunghe passeggiate
le più bianche nevicate e le parole che ti scrivo
non so dove l’ho comprate
di sicuro le ho cercate senza nessuna fretta
perché l’argento sai si beve, ma l’oro si aspetta

(Niccolò FabiIl negozio di antiquariato)

Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera molto particolare da un’anziana signora, una persona veramente speciale:

«Il mio medico, (mi ha scritto) qualche tempo fa mi ha parlato di una strana malattia. Non ti so dire il nome, i miei figli non me l’hanno detto. Ma ho visto tante cose nella mia vita e so distinguere la preoccupazione dalla disperazione…alla mia età si sa, la morte si aspetta. Eppure la vita è sempre più forte.
Sento di essere davanti a un bivio: da una parte, il sentiero dell’attesa, della rassegnazione, del tanto prima o poi sarebbe arrivata! Dall’altra, la via della speranza, del continuare a vivere e a scegliere ogni giorno, del non sprecare un solo attimo, del costruire fino alla fine.
E quando, quel giorno, lo incontrerò… quando incontrerò il Dio in cui ho sempre creduto, che ho sempre sentito presente, allora spero che, sorridendo, mi dica: “Vieni con gioia, amante della vita”».

Poche frasi lapidarie… ma quanta vita!

Quando le ho chiesto di poter condividere con voi queste righe, la sua voce, al telefono mi dava l’impressione tanto della perplessità quanto della sorpresa.
«Perché?» mi ha chiesto, «E’ un tesoro» le ho risposto.
E’ stata qualche secondo in silenzio e poi mi ha detto:«Non è un tesoro… E’ solo la mia vita.  Scrivi pure, se credi possa servire, ma non dimenticare di dire che la vita e la morte nessuno di noi può sceglierle».

C’è però una cosa che possiamo decidere: come vivere!

                           di suor Mariangela fsp

Guarda il video

GP2 GenerAzioni – Descrizione dell’uomo!

Ogni volta che leggo o ascolto il testo della poesia di Giovanni Paolo II, Descrizione dell’uomo, mi vengono in mente le parole del Beato Giacomo Alberione (fondatore della famiglia paolina):

“Semina un pensiero, raccoglierai un atto;
semina un atto, raccoglierai un’abitudine;
semina un’abitudine, raccoglierai un carattere;
semina un carattere, raccoglierai un destino”.

Giovanni Paolo scrive: “Semplicemente lavora. Abbi fiducia“…
ed è come se dicessimo: “Semplicemente SEMINA…“.

Ci siamo mai chiesti come e cosa “seminiamo” in noi stessi, negli altri, nel mondo?
Ecco, oggi, abbiamo la possibilità per farlo!!! 

 

DESCRIZIONE DELL’UOMO

Vi sono trame aggrovigliate.
Se provi a districarle senti che insieme ad esse dovresti strappare te stesso.
Ti basti allora guardare, cercare di capire,
non addentrarti pervicace che non abbia ad inghiottirti l’abisso:
è soltanto l’abisso del pensare, non è l’abisso dell’essere.
L’essere non assorbe, ma cresce e lentamente si tramuta in sussurro:
questo è il pensiero impregnato d’esistenza
TU, l’UNIVERSO, DIO.
Inversamente, senti come tutto alle gambe t’afferra
l’essere si riduce ad un punto, e il pensiero, come steppa, inaridisce.
Semplicemente lavora, abbi fiducia.
Ed entra in te solo quel tanto che ti renda cosciente del tuo orgoglio
e questo è già umiltà.
Sorveglia piuttosto la volontà.
Un prepotente sfogo dei sentimenti viene solo di rado
e a Dio non giunge.

(Giovanni Paolo II)

 

GP2 GenerAzioni – Sondaggio!

Le parole cariche dell’infinito di Dio, del papa che tutti abbiamo amato, oggi risuonano forti come allora!
Parole che hanno cambiato la nostra vita.
Parole che hanno parlato a più generazioni.
Parole che hanno toccato il cuore trasformandolo in un cuore di carne.
Parole che ci hanno fatto piangere e sperare in un mondo migliore.
Parole che hanno risposto alle nostre domande più nascoste e intime.
Parole che hanno scosso il nostro agire quotidiano.
PAROLE CHE CI HANNO PERMESSO DI INCONTRARE DIO! 

Quali sono, allora, le parole di Giovanni Paolo II che porti ancora dentro di te? 

 

Tra note e realtà – Viaggia insieme a me

Viaggia insieme a me, io ti guiderò
E tutto ciò che so ti insegnerò
Finché arriverà il giorno in cui
Tu riuscirai a fare a meno di me.
Io ti porterò dove non sei stato mai
E ti mostrerò le meraviglie del mondo
E quando arriverà il momento in cui andrai
Tu, tu guiderai, tu lo insegnerai
Ad un altro, un altro come te.

(Eiffel 65 –
Viaggia insieme a me)

Settembre… mese di fine e di inizio!
STOP alle vacanze, alla tintarella, alla dolce voglia di non far niente, alle serate a suon di musica, pizza e gelato, ai falò in riva al mare o alle avventure in montagna.
Avanti tutta verso nuovi impegni, tabelle orarie sempre più schizzate, nuove ansie, prossimi esami, esaltanti progetti!
Siamo appena tornati… o forse non siamo mai partiti.
Eppure ci aspetta un nuovo cammino, nuove scelte e nuovi incontri. Per qualcuno ci saranno momenti avvincenti ed emozionanti; per altri, tempi di solitudine e stanchezze…

per tutti: una strada da percorrere fatta

  • di salite e discese!
  • di bivi da superare
  • di ponti da attraversare
  • di scelte da vivere

Viaggiare, camminare con chi? Perché?
Un filosofo un giorno fece notare :«Non è il cammino a essere difficile, ma è il difficile a essere cammino».
Camminare allora nella certezza di essere preceduti e seguiti. Camminare su strade aperte da alcuni, costruendo vie nuove percorse da altri.
Vivere di luce per essere luce: questa la nostra intima essenza.
Iniziare quel viaggio che ci porterà oltre noi stessi eppure al centro del nostro stesso mistero.

Quale sarà la nostra meta?
Chi i nostri compagni?
Quali meraviglie si schiuderanno davanti ai nostri occhi?
Cosa siamo disposti a pagare, personalmente?

                                                                                                                                                              di suor Mariangelafsp

Guarda il video

Settembre 2011 – Per i lettori di Catechisti Parrocchiali – Dossier Ragazzi & Dintorni/ – rubrica Musica

Catechisti Parrocchiali Settembre 2011Benvenute e benvenuti carissimi catechisti!

Se siete arrivati a questa pagina allora sarete nostri fedeli lettori: grazie mille per la stima e l’apprezzamento che la vostra fedeltà implicitamente esprime.

Per voi, per qualificare, maggiormente, il contributo che come paoline diamo alla formazione dei catechisti e facilitare il vostro stesso apporto alla formazione dei vostri ragazzi alla vita di fede, su questo spazio, mettiamo a vostra disposizione del materiale, che potrebbe essere utile per sviluppare le dinamiche che la rubrica Musica & fede del Dossier Ragazzi & Dintorni, annata 2011-2012  ha proposto. 

Piccoli suggerimenti per lavorare meglio…

1. Per maggiore concretezza, riprendo qui le tre tappe dell’itinerario descritte nell’articolo di settembre 2011. E’ necessario infatti che a ognuno sia chiaro il perché condurre i ragazzi a questa sintesi. Il resto è metodo, approfondimento, possibilità di maggiore comprensione; ma è necessario che ci sia chiarezza circa queste tappe da percorrere nella riflessione sull’amore.

  1. Scoprire il dono di Dio: ESSERE AMATI! Questo è il dono dei doni. Essere amati da Dio in modo unico e speciale, essere amati per ciò che siamo, così come siamo, con i nostri limiti e le nostre belle qualità. Ma riusciranno a sentirsi amati da Dio SOLO se sperimenteranno di essere amati da coloro che Dio manda nella sua vita (i catechisti e gli educatori… per esempio 😉 )
  2. Predisporci per accogliere il dono. Come si può diventare capaci di accogliere un dono? E un dono grande come l’amore? Difficile rispondere, ma credo che la cosa più necessaria sia esserne consapevoli: essere consapevoli di essere amati da Dio, riuscire a scoprire il suo amore in ciò che viviamo e che i ragazzi vivono… ma speriamo che questa consapevolezza cresca e maturi in loro (e in noi) strada facendo!
  3. Fare passi veri e propri nella vita quotidiana: nel testo li ho chiamati i passi dell’amore. Non possono essere stereotipati. E’ necessario evitare i luoghi comuni: perdonare, amare il prossimo, ricominciare, donare tutto… Se nella vita dei ragazzi non ci sono dei volti e delle situazioni concrete dietro queste frasi, resteranno solo ideali irrangiungibili. Spingeteli alla concretezza, aiutateli anche personalmente a prendere un piccolo impegno, ma concreto. Pian piano, chiedete loro, personalmente come va, se sperimentano particolari difficoltà: fatevi loro compagni nel cammino di fede.

2. Vi propongo di guardare con i ragazzi il video costruito sulla canzone Amore più vero di Cristina Damonte. Collocatelo alla fine dell’itinerario, quasi come risposta di Dio ai nostri interrogativi, al nostro modo di amare.

Amore più vero di Cristina Damonte dall’album Il senso della vita

Dopo averlo visto:

  1. Aiutate i ragazzi a individuare le immagini chiave, quelle che si ripetono quasi in modo martellante: le croci, la gioia, lo stare insieme… fateli esprimere in modo immediato, facendo emergere i loro ricordi più vivi.
  2. Vedetelo insieme una seconda volta, ma prima di iniziare la proiezione chiedete ai ragazzi di annotare quali sono le immagini che sono state legate alla frase: “amore più vero tu chiedi a tutti noi”.
  3. Perchè questa scelta? Perchè nel video, accanto alle croci e alla lavanda dei piedi ci sono immagini di gioia, di comunione e amicizia?
  4. Dove siamo chiamati a vivere concretamente i passi dell’amore? Nell’esperienza di Gesù, la frase “amore più vero” cosa ha significato?

Carissimi compagni nel cammino, aiutare i nostri ragazzi a credere realmente con tutta la loro vita, le loro forze, i sogni è per noi e per tutta la Chiesa una grande sfida. Ci auguriamo reciprocamente di aiutarci in questo importante cammino. Speriamo che tra noi possa esserci sempre maggiore interattività e che oltre a essere fruitori, voi possiate inviare anche materiale, darci suggerimenti, chiedere ciò che potrebbe servire nel vostro prezioso servizio alla Chiesa e all’umanità.

A tutti buon tutto!!!

Per ricevere info, fare domande, inviare materiale… puoi scrivere a

Suor Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per ricevere aggiornamenti utili ci trovate anche su FACEBOOK, alle pagine:

GP2 GenerAzioni – Cultura!

«Il cristianesimo è creatore di cultura nel suo fondamento stesso». […]

La cultura cristiana riflette meravigliosamente il rapporto dell’uomo con Dio, rinnovato nella Redenzione. Essa apre le porte alla contemplazione del Signore, vero Dio e vero uomo. Questa cultura è vivificata dall’amore che Cristo spande nei cuori (cfr. Rm 5, 5) e dall’esperienza dei discepoli chiamati ad imitare il loro Maestro.

Fonti simili hanno fatto nascere un’intensa consapevolezza del senso dell’esistenza, una forza di carattere sbocciata nel cuore delle famiglie cristiane e una finezza di sensibilità prima sconosciuta.
La grazia risveglia, libera, purifica, ordina e dilata le forze creatrici dell’uomo.

E se invita all’ascesi alla rinuncia, è per liberare il cuore, libertà eminentemente favorevole alla creazione artistica come pure al pensiero e all’azione fondata sulla verità. […]
La fede libera il pensiero e apre nuovi orizzonti al linguaggio dell’arte poetica e letteraria, alla filosofia, alla teologia, così come ad altre forme di creatività proprie del genio umano.
E’ alla creazione e alla promozione di questa cultura che siete chiamati: alcuni attraverso il dialogo con i non credenti, altri attraverso la ricerca di nuove espressioni dell’essere cristiani, tutti attraverso un più vigoroso irradiamento culturale della Chiesa in questo mondo in cerca di bellezza e di verità, di unità e di amore.


Discorso di Giovanni Paolo II
all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura 1994

 

Buona domenica!


«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello»

Dal vangelo di Matteo (Mt 18, 15-20)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  Anno A

Non è facile vivere da discepoli in questi nostri tempi oscuri. In una società formalmente cristiana a prevalere e ad orientare le scelte non sono i valori che derivano dal vangelo ma una mentalità egoistica e piccina. Per accorgersene è sufficiente paragonare il sentire comune con le parole di Gesù. E vedrete quanto siamo distanti dal Vangelo!
Alcuni penseranno che, almeno riguardo al peccato, noi cattolici siamo molto preparati. Abbiamo passato secoli a vedere il peccato ovunque, lo abbiamo analizzato, studiato, sezionato, come si può dire che non conosciamo a fondo il peccato? Anzi, molti, ancora oggi, identificato il cristianesimo come una religione morale, che ci dice cosa è il bene e cosa è il male e la Chiesa come un’autorevole istituzione che ha il principale il compito, in questi tempi confusi, di ribadire cosa è peccato.
Questa è una visione semplicistica che rischia, come di fatto è successo, di produrre un effetto elastico: tanto più ci si è concentrati sul peccato nel passato, quanto più oggi nessuno considera peccaminose le proprie azioni.
Una società non educata alla libertà diventa una società anarchica, che rivendica la libertà di provare ogni emozione, che fa diventare la coscienza del singolo l’unico metro di giudizio. Oggi, ad essere onesti, per sentirsi veramente colpevoli bisogna essere almeno serial-killer! Tutto il resto: l’egoismo, la corruzione, il pettegolezzo, la violenza verbale, la calunnia, la pornografia, sono manifestazioni della libertà personale. Molti ancora pensano che un atto sia peccaminoso perché così Dio ha stabilito. Sbagliato: nella Bibbia si dice che un peccato è male perché fa del male. Dio non punisce il peccatore: il peccato ci punisce, facendoci precipitare in un abisso di falsa felicità. Ma, certo, per vedere le ombre occorre che ci si esponga alla luce della Parola. Nel cuore dell’uomo alberga la falsa idea di un Dio che punisce, che giudica, che controlla. Gesù è venuto a liberarci da questa immagine demoniaca di Dio raccontandoci il volto di un Padre che desidera fortemente il perdono. Perdono che è dono gratuito, possibilità offerta, occasione di rinascita. E il discepolo condivide questo perdono. Perdono che, nella miope prospettiva odierna, è visto come una debolezza.
Quanto è difficile perdonare! Ci vuole del tempo, una forte fede, una profonda conversione per perdonare chi mi ha fatto del male! Quanto, in televisione, vedo un giornalista (idiota) che si avvicina al famigliare di una vittima chiedendo se perdona l’assassino del figlio mi sento salire la rabbia: è una cosa seria il perdono! Ci vuole tempo e pazienza per costruirlo, non è un’emozione buonista, ma una adulta scelta sanguinante! È possibile perdonare, dice il Vangelo.
Se noi, discepoli del Misericordioso, non sappiamo avere misericordia, chi mai ne sarà capace? Il criterio del Vangelo è pieno di amorevole buon senso: ti voglio bene al punto che, dopo aver pregato, ti chiedo di interrogarti sui tuoi atteggiamenti. La franchezza evangelica è un modo concreto di amare, di essere solidali, anche con durezza, come ha fatto Gesù con la Cananea e con Pietro.
Nelle nostre comunità abbiamo bisogno di scoprire questo modo concreto di intervenire, di prendere a cuore il destino dei fratelli, senza nasconderci dietro un ipotetico rispetto che non ci interpella e lascia il fratello nella propria inquietudine. Non è ciò che Dio chiede ai suoi discepoli: essere profeti di un modo diverso di amare e di perdonare? Se davvero il Rabbì ci ha cambiato la vita, ha cambiato anche il modo di vedere gli altri e di occuparmi degli altri. Proviamo?

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione guarda il power-point:

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza