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GP2 GenerAzioni – Cultura!

«Il cristianesimo è creatore di cultura nel suo fondamento stesso». […]

La cultura cristiana riflette meravigliosamente il rapporto dell’uomo con Dio, rinnovato nella Redenzione. Essa apre le porte alla contemplazione del Signore, vero Dio e vero uomo. Questa cultura è vivificata dall’amore che Cristo spande nei cuori (cfr. Rm 5, 5) e dall’esperienza dei discepoli chiamati ad imitare il loro Maestro.

Fonti simili hanno fatto nascere un’intensa consapevolezza del senso dell’esistenza, una forza di carattere sbocciata nel cuore delle famiglie cristiane e una finezza di sensibilità prima sconosciuta.
La grazia risveglia, libera, purifica, ordina e dilata le forze creatrici dell’uomo.

E se invita all’ascesi alla rinuncia, è per liberare il cuore, libertà eminentemente favorevole alla creazione artistica come pure al pensiero e all’azione fondata sulla verità. […]
La fede libera il pensiero e apre nuovi orizzonti al linguaggio dell’arte poetica e letteraria, alla filosofia, alla teologia, così come ad altre forme di creatività proprie del genio umano.
E’ alla creazione e alla promozione di questa cultura che siete chiamati: alcuni attraverso il dialogo con i non credenti, altri attraverso la ricerca di nuove espressioni dell’essere cristiani, tutti attraverso un più vigoroso irradiamento culturale della Chiesa in questo mondo in cerca di bellezza e di verità, di unità e di amore.


Discorso di Giovanni Paolo II
all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura 1994

 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2011: Una comunità che accoglie

COSTRUIRE L’APPRENDIMENTO IN MODO CREATIVO – I

di Franca Feliziani Kannheiser

Durante uno degli incontri di catechesi si svolge un vivace dibattito. Alla domanda: «Chi è Dio per me?», Erika risponde: «Certamente Dio non è come un lecca-lecca che ha tanti gusti, che se lo lecchi per un po’ finisce subito! Dio è piuttosto come una mela: è buona, è saporita, è dolce e gustosa, e anche se ne mangi tante, non fanno mai male!».
Certo, non è facile ritrovare gli attributi dell’Altissimo e Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, in una allegra, succosa mela rossa e, a qualche orecchio, un’espressione del genere potrebbe sembrare persino blasfema.

Essere creativi non significa, naturalmente, fantasticare a briglia sciolta, ma ricercare senza paura un approccio personale a chi, altrimenti, rischierebbe di rimanere un’arida «verità di fede» e non Qualcuno da incontrare personalmente.
I bambini hanno bisogno di immaginare – cioè di accogliere nel loro spazio interiore – Dio e Gesù; di rielaborare tali immagini, ricreandole, così come ricreano dentro di loro l’immagine del papà e della mamma, per sentirli vicini e averli sempre con sé; hanno bisogno di rinarrare con parole proprie i racconti della Bibbia, per poterli comprendere e collegare alle loro esperienze di vita.
La creatività è un processo che ha a che fare con la crescita: per questo motivo, richiede tempo, pazienza e un clima disteso di dialogo, perché, pur essendo squisitamente personale, esige confronto e condivisione.

Molto spesso, invece, la catechesi ricalca un vecchio modello di lezione frontale, dove il catechista spiega e i bambini ripetono e memorizzano contenuti. Testi, quaderni e schede sono utilizzati a questo scopo. Molti catechisti, che lottano costantemente per avere attenzione e disciplina dal loro gruppo, possono magari aspirare a «lezioni» sì fatte come a un ideale.
Il processo creativo si sviluppa a partire da uno stimolo: un oggetto, un’immagine, un racconto, un gioco e ha bisogno di strumenti concreti per esprimersi: carta e matita, materiale manipolativo, colori, ma anche stoffe, materiale da costruzione, ecc.

Soprattutto per i bambini più piccoli il veicolo naturale della creatività sono i sensi, il corpo.
Il gioco, il movimento, la manipolazione di oggetti esperienziali vengono a costituire il terreno da cui germoglia la parola nuova e personale. Altri elementi importanti sono, poi, l’osservazione di immagini simboliche, l’ascolto di musiche suggestive, il lavoro con i colori. Tutto questo allo scopo di creare spazi percettivi più ampi, dove il bambino impari a cogliere la realtà dai diversi punti di vista.

A un livello più strettamente religioso il catechista dovrà aiutare il bambino a familiarizzare con semplici brani biblici, da scegliersi tra quelli più evocativi, da corredare con espressioni di preghiera e del linguaggio liturgico particolarmente plastiche e suggestive, con qualche immagine, tra le più accessibili, tratte dai Padri.
Attraverso questi impulsi, il fanciullo è incoraggiato ad associare, creare analogie, cercare metafore, inventare, senza paura, le immagini e le parole più adeguate a manifestare quello che vive.
Si nutrirà, così, il suo mondo interiore e si arricchirà il suo patrimonio linguistico, avendo a disposizione un repertorio espressivo atto a comunicare quella dimensione sempre più spesso senza voce: cioè la dimensione del simbolo, del sacro, della fede.

La creatività in catechesi è seguire con occhi aperti le tracce di Dio nella nostra vita che, spesso, compaiono proprio là dove non ce lo saremmo mai aspettato.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi  nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

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