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Speciale campo on line!!!

 

LA PERLA PREZIOSA on line!!!

VIVI CON NOI IL CAMPO

GIORNO x GIORNO!!!


Il 26 non potrai partire per il campo invernale con le Figlie di San Paolo? Roma è troppo lontana? Troppo piccolo/a per viaggiare da solo/a? L’influenza ti ha fatto visita? Esami da preparare? Troppo impegnato/a?

Qualsiasi sia il motivo per cui non potrai far pit stop a Roma per il campo invernale…NON PREOCCUPARTI…

IL CAMPO FARA’ PIT STOP DIRETTAMENTE SUL TUO PC!!!

Ebbene sì, questa una delle grandi novità del campo di quest’anno, ogni giorno infatti, potrai viverlo anche tu avendo a disposizione i MOMENTI DI PREGHIERA, le SCHEDE DI LAVORO, la TRACCIA DI ADORAZIONE… che i giovani vivranno!!!

Potrai inoltre leggere le loro TESTIMONIANZE, le loro ESPERIENZE SUL CAMPO, le loro emozioni e GUARDARE LE FOTO!!!

Allora pronto per questo viaggio virtuale con noi???

Prepara anche tu la tua valigia virtuale, ti basta l’essenziale: VOGLIA DI METTERTI IN GIOCO e TANTO DESIDERIO DI DIO!!!

Potrai inoltre intervenire personalmente scrivendo COMMENTI, RIFLESSIONI, DOMANDE… insomma tutto ciò che vuoi condividere con Suor MARIANGELA, Suor SILVIA (suore paoline, animatrici del campo) e gli altri giovani partecipanti!!!

Puoi lasciare i tuoi commenti qui sul blog, linkarci su Facebook o scriverci privatamente su m.tassielli@paoline.it!

Anche a distanza potremo vivere in comunione!!!

Allora “parti” con noi??? Adesso non hai più scuse: nè la distanza, nè il treno, nè gli esami, nè mamma e papà ;-p

Ti aspettiamo, on-line, dal 26 POMERIGGIO al 30 dicembre!!!

A tutti: face to face oppure on demand… BUON CAMPO!!!

Tra note e realtà – Ascolta!

 

Se un temporale ti ha fermato sulla strada
in qualche posto in cui nessuno passa mai.
Se un improvviso arcobaleno ti fa quasi pensare
che quella è la firma di Dio.
Ascolta i sogni che la gente porta via…
ascolta l’acqua e la sua memoria, l’uomo e la sua miseria;
ascolta quello che hai dentro al petto
e che non hai mai detto!
Prima di metter le mani addosso
a chi ti ha solo capito male
ascolta dentro te stesso
senti pregare chi non ci crede
e le poesie di un carabiniere;
ascolta, fatti stupire, cambiare, guarire.
Ascolta…
                                                                                                               
Pooh –  Ascolta 

 

Temporali e arcobaleni; sogni e memorie; acqua e miserie…
Sogni  e silenzi che ciascuno porta con sé.                                                                       

Come prega chi non crede?
Cosa sogna il disperato?
Cosa vede il cieco?

C’è un mondo misterioso che ci vibra dentro. Ascolta!
C’è un infinito che si muove al di là dei nostri limiti e ci porta sempre un po’ più oltre. Ascolta!
Ci sei tu con la tua storia personale: tracce di un passato ancora presente. Ascolta!
Miliardi di uomini e donne in questi giorni stanno attendendo l’incontro con il Dio della vita, stanno sperando, rischiando, camminando; ma prima di tutto si stanno fidando, stanno ascoltando il Dio sempre presente. Il loro, non ha il sapore dello sterile incontro con qualcuno che sempre c’è stato e sempre ci sarà. La loro attesa è densa dell’ascolto, profondo, dell’amore; carica di un silenzio vibrante di parole.
Chi sta per parlare è colui che ama e le sue parole non sono le solite stucchevoli e banali, risposte preconfezionate che non servono a nessuno.
Lui parla e il mondo vibra!

Perché solo alcuni riescono ad ascoltare?
Perché pochi riescono a credere?

Lui parla e la sua parola si fa incontro!
Non regole, né formule, né facili giri di parole lo renderanno presente.
Non teoremi appassionati, né documenti rinvenuti daranno ragione del suo esserci.
Lui parla e nasce la vita!
Ascolta… fatti stupire, cambiare, guarire!

                                                            di suor Mariangela fsp

 

Parabolando… per una fede che diventa vita!

Parabolando
per una fede che diventa vita

INCONTRI DI FORMAZIONE E SPIRITUALITA’
2010-2011
PER GIOVANI DAI 17 AI 30 ANNI

Può avere senso una fede che non sfiora la vita? E può essere amore, quell’amore che non sfiora, non tocca, non si fa sentire, non è percepibile nella vita?
Eppure credere in Gesù Cristo vuol dire credere in un Dio che ama sul serio, che si fa sentire, che non è parco di attenzioni, che non risparmia in generosità. La fede e fiducia in Lui è credere che da lui siamo desiderati, cercati, chiamati per un progetto immenso di felicità. Ma chi può ascoltare? A chi è chiesto di rispondere? E’ possibile una felicità e a che prezzo? Chi può sentire l’amore forte e travolgente di Dio?

Ti proponiamo di vivere insieme a noi, suore paoline e ad altri giovani, alcuni incontri in amicizia, condivisione e preghiera, perchè tu possa scoprire Dio nella vita e, con audacia, percorrere quei sentieri che il Signore Gesù percorre e ti propone.

Entreremo insieme nelle parabole per far risuonare nel cuore la freschezza, vitalità, la radicalità e l’amore smisurato delle sue parole…  parole che saranno nuove per tutti coloro che vorranno ascoltarle.

Ti aspettiamo con molta gioia. Porta amici o fai il passaparola verso chi immagini possa essere interessato.

Gli incontri di formazione e spiritualità si svolgeranno dalle 9.00 alle 17.30 presso la comunità delle suore Paoline di NAPOLI, in viale dei Colli Aminei, 32/A. Il pranzo è a sacco.


Quando:

  1. 17 ottobre – Zaccheo
  2. 28 novembre – La casa sulla roccia
  3. 26 – 30 dicembre a Roma: Tre giorni di spiritualità
  4. 20 – 23 aprile a Roma: triduo in preparazione alla Pasqua
  5. 28 – 29 maggio speciale weekend: evangelizzazione di strada a Salerno

Porta con te:

  • Bibbia e quaderno personale
  • Desiderio di incontrare Dio e tanta curiosità

Per info contatta:

sr. Mariangela Tassielli – 3408404419 m.tassielli@paoline.it
sr. Silvia Mattolini – 3293395223 suorsilvia@ymail.com

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Tra note e realtà – O è natale tutti i giorni

 

E’ quasi Natale… e a Bologna che freddo che fa

io parto da Milano per passarlo con mamma e papà
e il mondo forse non è cambiato mai
e pace in terra no non c’è e non ci sarà,
perché noi non siamo uomini di buona volontà.
Non so perché questo lusso di cartone
se razzismo, guerra e fame ancora uccidon le persone…
…e intanto noi ci facciamo regali,
il giorno che è nato Cristo arricchiamo gli industriali…
…lo sai cos’è?
Dovremmo stringerci le mani

O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai.
(L. Carboni – Jovanotti – O è Natale tutti i giorni)

E’ iniziato il countdown! Conto alla rovescia verso il Natale.

Le proposte si moltiplicano e l’atmosfera inizia a colorarsi di rosso: città vestite a festa… il centro, si intende! Le vie dello shopping popolate da festosi alberi luminosi e tappeti rossi.
La pubblicità incalza: nuovi film nelle sale, prossime e attesissime uscite discografiche, l’ultimo giocattolo e la più interessante invenzione tecnologica.
La domanda sempre più coinvolgente: quali menù per il cenone, dove trascorriamo capodanno?
Telegiornali e riviste sempre più attente al benessere di tutti: le mete preferite per la settimana bianca e senza dubbio un po’ di dieta prima della grande abbuffata…

Bene! Allora buon avvento a tutti! Buona preparazione al Natale e alle sue feste!

Tutti pronti a celebrare l’avvento di chi, o forse di cosa? Della tredicesima, dei regali, della lacrima facile davanti al presepio… ma forse anche al presepio ci credono ormai in pochi! Dimenticavo la globalizzazione delle uguaglianze che, in nome di falsi rispetti, ci fa prediligere l’albero di natale… si sa, ci unisce tutti e non offende nessuno.

Ma il Natale c’è?  Forse si è spostato, ma verso dove?

Verso le periferie delle città; lì dove la gente non ha parola; dove la fame diventa spettacolo per i sazi; lontano dai telegiornali che offendono la dignità umana accostando sofferenza e morte a insignificanti notizie sul tempo libero, la nostra tavola, i nostri gusti.
Coraggio gente, la povertà parla ormai ogni lingua, ma noi dobbiamo spendere perché l’economia ha bisogno dei nostri soldi!!!

 

Fuori dalla retorica e dal perbenismo!
O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai!

Guarda il video

di suor Mariangela fsp


Buona domenica!

La notte è avanzata, il giorno è vicino.
Perciò gettiamo via le opere delle tenebre
e indossiamo le armi della luce.

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 13,11-14)
I DOMENICA DI AVVENTO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È che Dio arriva quando meno te lo aspetti.
Magari lo cerchi tutta la vita, o credi di cercarlo, o sei convinto di averlo trovato e quindi dormi sugli allori e, intanto, la vita ti passa addosso.
Oppure proprio non ci pensi, travolto come sei dalle cose da fare, dal mutuo da pagare, disperatamente galleggiando in questo sfilacciato tramonto di civiltà che stiamo vivendo.
È che Dio è evidente e misterioso, accessibile e nascosto, già e non ancora.
E la nostra vita passa, con i suoi desideri e le sue delusioni, le sue scoperte e le sue pause, le sue paure e le sue ironie, i suoi entusiasmi e i suoi fallimenti. Passa e fatichiamo a tenerla ferma in un punto, un punto qualsiasi, attorno a cui far girare tutto il resto.
È che intorno tutti gufano, ma tanto. E anche ad essere ottimisti e a voler sempre vedere il mezzo bicchiere pieno c’è da vivere in ansia perenne: l’instabilità politica è alle stelle, forse l’Europa fallisce dopo tutti i bei sogni di unità, alcuni di voi (anch’io!) si ritrovano senza un lavoro, tutti, intorno, sembrano cani rabbiosi che scattano appena li sfiori.
Insomma: per tutte queste ragioni abbiamo assoluto bisogno di fermarci, almeno qualche minuto, di guardare dove stiamo andando, di trovare un filo a cui appendere, come dei panni, tutte le nostre vicende.

Oggi inizia l’avvento, finalmente.

Sono quattro settimane che ci preparano al Natale, un’arca si salvezza che ci viene data per ritagliarci uno spazio di consapevolezza. Un mese per preparare una culla per Dio, fosse anche in una stalla. Non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce: è già nato nella storia, tornerà nella gloria. Ma ora chiede di nascere in me.
Io voglio prepararmi, ho bisogno di capire come posso trovare il Dio diventato accessibile, fatto volto, divenuto incontrabile. Voglio poterlo vedere questo Dio consegnato, arreso, palese, nascosto in mezzo agli sguardi e ai volti di tanti neonati.
Sono poche quattro settimane, lo so. Ma voglio provarci ancora.
Perché possiamo celebrare cento natali senza che mai una volta Dio nasca nei nostri cuori.
Come dice splendidamente Bonhoeffer: «Nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere. Eppure non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui».

Tra quattro settimane celebreremo il Natale.
Non giochiamo a far finta che poi Gesù nasce, Gesù è già nato, morto e risorto, vive accanto a me.

Il problema è, semmai, se io sono nato.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Vieni ancora

 

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Buona domenica!

“Se tu sei il re dei Giudei salva te stesso”

Dal Vangelo di Luca (Lc 23,35-43)
SOLENNITA’ DEL NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz


Un re bislacco

Peggio: la regalità di Gesù è una regalità che contraddice la nostra visione di Dio.
Perché questo Dio è più sconfitto di tutti gli sconfitti, fragile più di ogni fragilità. Un Re senza trono e senza scettro, appeso nudo ad una croce, un Re che necessita di un cartello per essere identificato.

Ecco: questo è il nostro Dio, un Dio sconfitto.
Non un Dio trionfante, non un Dio onnipotente, ma un Dio osteso, mostrato, sfigurato, piagato, arreso, sconfitto.
Una sconfitta che, per Lui, è un evidente gesto d’amore, un impressionante dono di sé.
Un Dio sconfitto per amore, un Dio che – inaspettatamente – manifesta la sua grandezza nell’amore e nel perdono.
Dio – lui sì – si mette in gioco, si scopre, si svela, si consegna.

Dio non è nascosto, misterioso: è evidente, provocatoriamente evidente; appeso ad una croce, apparentemente sconfitto, gioca il tutto per tutto per piegare la durezza dell’uomo.
Gesù è venuto a dire Dio, a raccontarlo. Lui, figlio del Padre ci dona e ci dice veramente chi è Dio.
E l’uomo replica.
“No, grazie”.
Forse preferiamo un Dio un po’ severo e scostante, sommo egoista bastante a se stesso, potente da convincere e da tenere buono.
Forse l’idea pagana di Dio che ci facciamo ci soddisfa maggiormente perché ci assomiglia di più, non ci costringe a conversione, ci chiede superstizione; non piega i nostri affetti, solo li solletica.

Che Re, sbilenco, amici.
Un Re che indica un altro modo di vivere, che contraddice il nostro “salvare noi stessi” per salvare gli altri o – meglio – per lasciarci salvare da Lui.

Siamo onesti, amici: lo vogliamo davvero un Dio così?
Un Dio debole che sta dalla parte dei deboli?
È questo, davvero, il Dio che vorremmo?
Di quale Dio vogliamo essere discepoli?
Di quale Re vogliamo essere sudditi?

Non date risposte affrettate, per favore, altrimenti ci tocca convertirci.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Parola e silenzio

 

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Parabolando – Per una fede che diventa vita – Zaccheo /1

Napoli: Parabolando… 1° incontro di formazione e spiritualità per giovani

Domenica 17 ottobre è iniziato il cammino annuale di spiritualità e formazione organizzato e animato dalle Figlie di San Paolo per tutti i giovani dai 17 ai 30 anni del centro-sud Italia (vedi nella pagina delle iniziative).
Gli anni passano e i giovani crescono e fanno le loro scelte di vita… sembra una frase banale, e invece, è un’importante e vitale verità che quest’anno abbiamo potuto toccare proprio con mano. Molti dei giovani che in questi anni hanno frequentato i nostri incontri, infatti, superata più o meno la soglia dei 30 anni (e diciamo più o meno perché i cammini di vita e le scelte importanti non arrivano in automatico alla soglia dei 30 anni) hanno iniziato collaborazioni e cammini “paolini” più appropriati alle loro scelte di vita e alla loro età. Tra questi, due dei GEP (Giovani Evangelizzatori Paolini) “storici” , Dalia Mariniello e Claudia Frittelloni, hanno accettato per quest’anno di collaborare, assieme a sr Mariangela Tassielli e a sr Silvia Mattolini, all’animazione degli incontri mensili per i più giovani. Domenica scorsa la nuova equipe è entrata in funzione a pieno ritmo. Come sono andate le cose?

Lasciamo la parola a due giovani partecipanti:

 

C’era una certa eccitazione domenica mattina, quando mi sono svegliata presto, ancora buio, mentre andavo alla stazione, nel viaggio in treno e scendendo le scale della stazione di Salerno per aspettare gli altri… Forse perché non vedevo il gruppo da Maggio, forse perché era il primo incontro di un nuovo anno, o perché sentivo che ci sarebbero state tante tante novità! Fatto sta che scoppiavo di gioia nel rivedere i loro volti con qualche nuova sfumatura e i capelli di qualcuno più lunghi! Nonostante l’incontro sia stato ridimensionato ad un solo giorno invece del consueto weekend (che peccato!), la giornata è stata davvero ricca e intensa! A fine giornata non mi sembrava vero aver vissuto tutte quelle cose.
Abbiamo trattato il brano evangelico dell’incontro tra Gesù e Zaccheo. I canti hanno accompagnato alcuni momenti dell’incontro e si sono trasformati davvero in preghiera, spesso riuscendo ad esprimere pienamente cosa il nostro cuore voleva dire. In più, i momenti di risate e divertimento non sono mancati… dai palloncini ai giochi, al sicomoro che voleva diventare grande “personaggio protagonista”! Leggendo il brano del Vangelo, ho pensato alla meraviglia di Zaccheo nel ricevere Gesù ospite a casa sua! Gesù chiama…  Zaccheo risponde e accoglie! Ognuno mette del suo. Solo così la salvezza può entrare, anzi, “accadere” in casa sua per rimanerci e lui, dapprima peccatore, è subito pronto a pentirsi. Ha sentito su di sé lo sguardo amorevole e la sicurezza, nostra e sua, di essere figli amati da un Padre attento e misericordioso. Una sicurezza calda e “morbida” che ci avvolge come un batuffolo! E mi è venuta in mente una frase che mi piace molto e da tempo non riesco a togliermela dalla testa: “Questa è la vera felicità: amare ed essere amati”. Gli orizzonti di Dio, però, non sono mai limitati; dopo il “sì” che lo accoglie in casa nostra, ci invita a metterci in gioco, a seguire il suo cammino… E così spero di camminare, da GEP 🙂 , lungo “Parabolando – Per una fede che diventa vita”, il viaggio nuovo e sicuramente sorprendente di quest’anno!

Maria Chiara – Campagna (SA)

Il 17 ottobre si è aperto il nuovo percorso annuale di formazione e spiritualità per giovani organizzato dalle Figlie di San Paolo. Il nome? Parabolando.
Il primo incontro tuttavia non si è basato su una parabola, come potrebbe lasciar intendere il ‘titolo’ del percorso, bensì su un altro brano del Vangelo, che però ha molto di simbolico in esso. Si è trattato difatti del diciannovesimo capitolo del Vangelo di Luca, l’incontro tra Gesù e Zaccheo, spunto da cui è partita la nostra riflessione.
Ci siamo subito incentrati su delle domande, che tutti noi ci poniamo, dove mi porta la mia vita?, “Che cosa cerco?”, in breve “Ho uno scopo nella vita?”. A questo quesito abbiamo cercato di dare una risposta: il nostro obiettivo deve essere l’incontro con Gesù. Ed eccoci immedesimati in Zaccheo! Ma non dobbiamo dimenticare che Zaccheo aveva un problema: la statura, che diventava un ostacolo sul suo cammino impedendogli di vedere Gesù tra la folla. Da qui la domanda “abbiamo anche noi degli ostacoli, che non ci permettono di andare avanti?”. Zaccheo per superare il suo limite si è arrampicato su un sicomoro; sicomoro che è diventato così mezzo per superare il suo muro; il quesito che, dunque, ci siamo posti è “Siamo capaci di trovare uno strumento per superare ciò che ci ostacola? Ma, soprattutto, ne abbiamo il coraggio?”.
Tante domande che ci hanno fatto riflettere tanto per il resto del nostro incontro, che come sempre è riuscito a conciliare lo stare insieme e lo stare con il Signore in perfetta armonia! Non potrei dirmi più contenta di come abbiamo trascorso la giornata domenica, in allegria, nella gioia e insieme a Gesù! Questi incontri sono un prezioso dono che è stato condiviso anche con me, perché permettono a me, come a tutti i giovani interessati, di trascorrere del tempo condividendo il proprio universo di fede, ampliandolo e facendo in modo che, oltre ad un rapporto a tu per tu con Dio, la nostra fede sia anche un mezzo di coesione tra di noi!

Chiara – Napoli

 

 

Avete amato

Siete passati, come scintille, che brillano nella notte scura;
come viandanti avete percorso strade fangose e faticose;
vi siete fermati a guardare volti stanchi,
regalando un sorriso con libertà […]
Avete bussato a tutte le porte quelle dei piccoli e dei forti;
per compiere il bene, tutto quel bene,
che cresce nei solchi duri che,
bagnati dal pianto danno frutti duraturi,
orizzonti infiniti per chi ricerca verità…
Salirò, salirò, fino a raggiungere il cielo
che ora appartiene a voi,
testimoni suoi, testimoni d’amore…

(Avete amato, Cristina Damonte dal cd
C’è ancora amore)

Streghe, fantasmi, demoni, magia nera… ecco cosa ci lascia in eredità la notte tra ottobre e novembre. Colpa della globalizzazione, di un desiderio sempre meno controllato di voler imitare chi abita oltre oceano; colpa forse di un taglio troppo netto e poco lungimirante con la nostra storia, le nostre tradizioni e perché no, con quella fede di cui tutti ci diciamo credenti, ma non praticanti…

Cosa rimane di quel famoso “mese dei morti”? E poi perché essere sempre così lugubri? Sarà casuale che il mese capace di riempire cimiteri di tutto il mondo cristiano, inizi con la celebrazione di “Ognissanti”?

Casuale… poco! Interessante… molto!

Novembre è uno tra i mesi più strani dell’anno e per certi aspetti ha il profumo del passaggio. Qualcuno dice che sia il più triste, eppure inizia con una delle più belle feste della cristianità: la festa della santità.

E perché di santità questi giorni possano colorarsi ho pensato di proporvi la canzone Avete amato”. Cantarla, ascoltarla e, perché no?!, pregarla, mi ha fatto pensare a quello stuolo infinito di santi che ci hanno mostrato il senso vero del vivere e del morire; del donare e del ricevere; del chiedere e dell’offrire.

Ma non voglio prolungarmi oltre. Vi ripropongo una mini-intervista fatta, qualche anno fa, a suor Cristina Damonte, autrice del canto. Le chiesi di donarci alcune preziose chiavi di lettura per penetrare l’universalità di un messaggio – la santità – che trova, nel sì di ciascuno la sua singolarità.

 

Suor Cristina, chi sono i “protagonisti” di cui canti?

Ci sono persone che nella loro quotidianità hanno vissuto la vita come un canto d’amore, permettendo alla vita di esprimersi con passione, con gratuità, con pienezza. Non hanno cercato pubblicità, non hanno calcato le scene di nessun teatro e di nessun pulpito, ma hanno semplicemente creduto all’amore e per questo hanno dato tutto, hanno consumato i loro giorni dando precedenza a coloro che, nel nostro mondo, contano ancora troppo poco. Sono diventati testimoni credibili del Vangelo della bellezza e della tenerezza, manifestando il vero volto di Dio che è un volto di misericordia e di accoglienza senza frontiere.

Il ritornello sembra una sfida: «Salirò sempre più in alto… oltre il tempo, fino a Dio». E’ una sfida per tutti?

Guardare in alto allarga gli orizzonti del nostro cuore, indica il coraggio di chi non si accontenta di piccoli e ristretti traguardi, ma ricerca un oltre. Il verbo salire non è solo un verbo di movimento, indica anche fatica, sudore, ma anche certezza in una meta che non deluderà le nostre attese anzi, diventerà casa eterna per tutti coloro che hanno scelto di condividere i loro giorni nell’amore.

Nei concerti affermi che le tue canzoni nascono dai volti di chi incontri. Vale anche questa volta?

Sì, anche questa canzone mi è stata suggerita dalla gente che ho incontrato in questi anni: è sintesi di tante esistenze donate nella gratuità, nel silenzio, nell’accoglienza del diverso. Fa bene al cuore sapere che anche nel nostro presente, come nel passato e, certamente, nel futuro ci sono e ci saranno persone che si fermano ad ascoltare e a raccogliere i sussulti del cuore umano, che non si vergognano di “perdere tempo” ad aspettare gli ultimi della terra anzi, hanno già intravisto che i perdenti saranno i vincitori, i poveri saranno i veri ricchi, coloro che piangono saranno i dispensatori della vera gioia. Forse per alcuni tutto ciò non è alla moda, o non cambia il mondo, ma personalmente credo che fino a quando ci sarà sulla terra un uomo o una donna capace di soffrire per la vita, ci saranno sempre nuovi mattini capaci di generare figli del cielo.


A suor Cristina il nostro augurio e la nostra preghiera!

A tutti i santi di ieri e di oggi, semplicemente: Grazie!

Suor Mariangela fsp

 

Buona domenica! – speciale Festa dei Santi

Rallegriamoci tutti nel Signore
in questa solennità di tutti i Santi:
con noi gioiscono gli angeli
e lodano il Figlio di Dio

Antifona d’ingresso
SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI

La parola a…
don Giovanni Berti

 
“Beati!. Beati! Beati!”
Con queste nove beatitudini, Gesù inizia un lungo discorso.
Quante volte pensiamo la fede come qualcosa che ci limita, ci ingabbia in regole rigide, e ci immette in una assurda gara di chi è più bravo e di chi sarà premiato e chi condannato. La santità stessa la concepiamo come punto di arrivo per chi è stato nella vita più in gamba e tenace nell’obbedire.
Essere santi ci sembra solo sinonimo di rigore morale assoluto, conversione totale senza ritorno o dubbio e assoluta certezza su Dio e gli insegnamenti della Chiesa. Il canto della montagna di Gesù, ci insegna che la beatitudine è prima di tutto dono di Dio, e non nostro traguardo.

E’ Lui che dona il regno, è Lui che consola e dona misericordia, è Lui che ci chiama figli…
A noi rimane solo di fidarci di questo, e di non pensare che povertà, fatica, dubbio, insuccesso… possano toglierci questo dono. Anzi, il messaggio delle beatitudini ci dice che è proprio nelle situazioni umane più difficili che Dio ci viene incontro.
Un sacerdote mi ha suggerito questa lettura molto interessante della santità: la santità non è un premio finale di “buona condotta”, data solo a quei pochi che la Chiesa ufficialmente proclama. La santità è un “incentivo” iniziale che è dato a tutti. A tutti fin da subito è data la presenza e la forza di Dio. A tutti Dio da’ fiducia, proprio come Gesù ci ha insegnato con la sua storia, quando ha chiamato a sé i discepoli senza prima testarli o chiedendo raccomandazioni. Si è fidato subito di loro, e loro hanno avuto poi tutta la vita per vivere il dono dell’amicizia ricevuta.
Coloro che stanno sugli altari, e che oggi ricordiamo, hanno avuto la capacità di accorgersi e di fidarsi del dono di santità che anch’io ho già ricevuto. Hanno saputo spendere bene nella loro vita, fatta di alti e bassi, di errori e continue conversioni del cuore, il dono di Grazia che viene da Dio, cioè il suo potente amore.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Sole e diamanti

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2010 – Dossier Sapienza

COME UNA BREZZA…

di Cecilia Salizzoni

In tempi come il nostro che sovraespongono il dato cognitivo e, nei ragazzi, coltivano l’intelligenza dimenticando il cuore; in un tempo che rischia di presentare la vita come un problema di algebra superiore, di fronte al quale ci si sente spesso inadeguati, la visione di un film come Forrest Gump rappresenta un’esperienza di conversione dello sguardo e di riconciliazione; annuncia che ciascuno deve camminare con le proprie gambe e che le più malmesse possono diventare quelle di un atleta, se c’è ciò che conta veramente.
Proprio da un paio di scarpe da ginnastica logore, in contrasto con il resto dell’abbigliamento, parte il lungo racconto di Forrest Gump seduto su di una panchina di Savannah, alla fermata dell’autobus.
Apparentemente dimentico del tempo e di ciò che ha da fare, Forrest condivide la sua esperienza di vita con chiunque lo stia a sentire, come un maestro d’altri tempi e altre culture, solo più naïf.
Poi si alza e corre verso la tappa che completa e dà pienezza al suo percorso: la corresponsione d’amore e la paternità.
Come è arrivato a tanto, lui, quoziente d’intelligenza 75 contro un minimo di 80, richiesto dalla scuola pubblica; una schiena talmente aggrovigliata da impedirgli di camminare; e uno stato sociale che non aiuta, figlio unico di madre single, nell’Alabama d’inizio anni Cinquanta?
La sua risposta è la scatola di cioccolatini che offre agli ascoltatori occasionali: «La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita». È la lezione che la madre ha tratto dalla propria esperienza e ha trasmesso al figlio.
«Mamma diceva sempre che Dio è misterioso»… Forrest non cerca di chiarire questo mistero. Lo contempla, vi si immerge, apre il cuore ad esso: proprio per questo, pur non cercando, è trovato da Dio.
L’atteggiamento di Forrest che ha il suo perno nel cuore, lo mette in contatto naturale con Dio, e gli permette di vedere ciò che sfugge agli intelligenti: la complessa trama del mondo terreno che sembra autonoma e in balìa del caso, ma che invece è attraversata da un disegno superiore.

Dietro la forma comica e paradossale del racconto, individuiamo la parabola che risponde alla preghiera di Gesù: «Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).
Ricostruiamo il percorso del protagonista e mettiamo a fuoco la sua sapienza.
Forrest è consapevole di non essere intelligente, ma è anche cosciente di qualcosa che fa sì che lui non sia stupido, al contrario, fa di lui un uomo. Come lo dimostra nel corso del film?
Nell’ultima scena Forrest dice al figlio che sta salendo sullo scuolabus: «Senti Forrest! Non… volevo dirti che ti voglio bene. Starò qui quando tornerai». Perché si è interrotto e ha modificato la frase?
Nella scena precedente, sulla tomba di Jenny, aveva affermato: «Se hai bisogno di qualcosa non sarò molto lontano». È soltanto una battuta, oppure dice una verità sul modo di essere al mondo di Forrest?
Il modo in cui termina il film riprende l’inizio, variandolo (analizzate immagini, musica, movimenti della piuma, il libro e il luogo in cui sta Forrest). Che cosa ci suggerisce il regista? Che relazione c’è tra la piuma e il protagonista?
«Mamma diceva sempre che morire fa parte della vita. Magari non fosse così… – sulla tomba di Jenny, Forrest arriva a un’ipotesi teologica sulla condizione umana – Non lo so se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso, come da una brezza. Ma io credo: può darsi le due cose…». Che cosa vuole suggerire con questa riflessione?

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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