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Buona domenica! – III di Pasqua – Anno C

uomo al sole cv«Signore, tu conosci tutto;
tu sai che ti voglio bene»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 21, 1-19)
III DOMENICA DI PASQUA – Anno C

Gesù è risorto. Bene. Evviva. Complimenti vivi. Un applauso. Ma molti sono ancora nel sepolcro. Irrigiditi come cadaveri. Travolti dal dolore, come se l’anima si fosse indurita, senza emozioni, senza desideri, senza sussulti. Come se la risurrezione riguardasse altri, come se non fosse davvero per me. Ne conosco molte di persone che vivono così la Pasqua.
Ancora in questi giorni, da questo angolo di Chiesa che è il mio portatile, ho ascoltato le pacate sofferenze di chi, travolto dagli eventi, o dal proprio limite, o dal dolore fisico o spirituale, hanno vissuto una Pasqua solo di fede, solo di ostinata volontà, solo di sforzo, solo di sangue. Rimasti indietro, inesorabilmente. Con l’anima claudicante. Travolti, come se la risurrezione, in cui credono, e fermamente, non fosse per loro. Proprio come è accaduto a Pietro. L’ultimo degli apostoli ad essersi convertito.

IL FATTACCIO
Pietro arriva alla risurrezione con un macigno nel cuore. La sua storia, la conosciamo tutti: Simone il pescatore chiamato a diventare discepolo del falegname di Nazareth,macigno sul cuore cv i tre anni di entusiasmante sequela con un crescendo di fama e di popolarità, la promessa fatta a Simone (a lui!) di essere il referente del gruppo, il custode della fede, le gaffes incredibili di Pietro che non riesce a moderare il suo temperamento troppo impulsivo e sanguigno e, infine, la catastrofe della croce.
Pietro, nel cortile del Sinedrio, aveva negato di conoscere l’uomo che credeva di amare e di servire fedelmente, senza incrinature, l’uomo e il Messia per cui – diceva – avrebbe dato la vita. Era bastata la domanda di una serva, di una pettegola, per far crollare le fragili certezze del principe degli apostoli. Poi l’arresto, il processo sommario, l’uccisione. Anche Pietro, come tutti, era fuggito. Riusciamo solo vagamente a capire quanto dolore, quanta desolazione, quanto strazio aveva scosso la vita degli apostoli. Pietro, sanguinante per la morte del Maestro e per la propria morte di discepolo, era stato travolto dal suo peccato. E lì era rimasto.

NO, GRAZIE
Gesù ora è risorto. Ed è apparso ai discepoli; Pietro, insieme a Giovanni, è stato il primo a correre alla tomba, ed è presente al Cenacolo alla sera di Pasqua, diversamente da Tommaso; Luca accenna anche ad una apparizione privata a Pietro di cui non abbiamo alcuna traccia. Probabilmente non era andata granché bene…
Pietro è stato il più presente alle apparizioni del Risorto. Ma nulla è accaduto, in lui, il suo cuore è rimasto duro e arido. Gesù è vivo certo, ma non per lui. Gesù è risorto e glorioso, vivo, ma lui, pescatore cvPietro, è rimasto in quel cortile. Pietro crede, certo. Ma la sua fede non riesce a superare il suo fallimento. Come succede a molti di noi.
L’inizio del vangelo di oggi, descrive uno dei più tristi momenti del cristianesimo: Pietro torna a pescare. L’ultima volta, tre anni prima, aveva incontrato sulla riva quel perdigiorno che parlava del Regno di Dio. Torna a pescare; come a dire: fine dell’avventura, della parentesi mistica, si torna alla dura realtà. Gli altri apostoli – teneri! – lo accompagnano sperando di risollevargli il morale. E invece nulla, pesca infruttuosa: il sordo dolore di Pietro allontana anche i pesci. Ma Gesù, come spesso accade, aspetta Pietro alla fine della notte. Gesù ci aspetta sempre alla fine della notte. Di ogni notte.

CAMPERISTI
Il clima è pesante. Nessuno fiata mentre riassettano le reti. Un silenzio rotto solo da quel rompiscatole che si avvicina per attaccare bottone e chiede notizie sulla pesca. Nessuno ha voglia di parlare la schiena curva, il capo chino, cuore ruoteil cuore asciutto e sanguinante. «Riprendete il largo e gettate le reti». Tutti si fermano. Andrea guarda Giovanni che guarda Tommaso che guarda Pietro. Come scusa? Cos’ha detto? Cosa? Nessuno fiata, riprendono il largo, gettano le reti dalla parte debole e accade. È lui.

AMAMI, PIETRO
Il silenzio, ora, è gravido. Gesù si comporta con naturalezza, scherza, ride, mangia con loro. Poi tenta il tutto per tutto e prende da parte Pietro. L’ultima volta che si erano visti era stato al sinedrio. «Mi ami, Simone?» «Come faccio ad amarti, Rabbì, come oso ancora dirtelo, come faccio?» pensa Pietro. «Ti voglio bene» risponde Simone. «Mi ami, Simone?» «Basta, basta Signore, lo sai che non sono capace, piantala!» pensa Pietro. «Ti voglio bene» risponde Simone. «Mi vuoi bene, Simone?»
Pietro tace, ora. È scosso, ancora una volta. È Gesù che abbassa il tiro, è lui che si adegua alle nostre esigenze. Pietro ha un groppo in gola. incoraggiamento cvA Gesù non importa nulla della fragilità di Pietro, né del suo tradimento, non gli importa se non è all’altezza, non gli importa se non sarà capace. Chiede a Pietro solo di amarlo come riesce.
«Cosa vuoi che ti dica, Maestro? Tu sai tutto, tu mi conosci, sai quanto ti voglio bene» Sorride, ora, il Signore. Sorride. Pietro è pronto: saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato la sua povertà, sarà un buon Papa. Sorride il Signore e gli dice: «Seguimi».

(PAOLO CURTAZ)

 

“Sulla Tua parola” da TRIONFEREMO, TRIONFEREMO
(P. Paci-G. Santambrogio / El. S. Varnavà) Ed. Rugginenti


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Liturgia di domenica 14/04/2013 – III Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete»

Forma breve Gv 21,1-14

 In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

rete-da-pescaQuando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

E anche questa volta carissimo/a catechista sostituisco l’immagine con una serie di immagini e musica. Ti propongo di usare questo video clip per entrare nella vicenda umana e divina di Gesù di Nazareth, uomo, dirà Pietro negli Atti, accreditato da Dio presso di noi, uomo cioè dalle cui parole e gesti abbiamo potuto contemplare il cuore stesso di Dio.

VIDEO-CLIP: Gesù il Signore di P. D’argenio

OBIETTIVO: il video, questa settimana, ci permette di comprendere la Pasqua come un evento strettamente connesso con tutto ciò che Gesù ha detto e operato, lungo le vie della Galilea, della Giudea e delle terre pagane che ha attraversato.

  1. Visualizzate con i ragazzi il videoclip:
    • E’ importante dare in mano ai ragazzi il testo del canto, così da poter fare una lettura a più livelli.
    • Si potrebbe per esempio, proiettare prima il video muto e far fare ai ragazzi un primo feedback sulle immagini che ritornano con più frequenza, su quelle che a loro sono piaciute di più o che sembrano più forti e comunicative.
    • Si potrebbe poi ascoltare solo la traccia audio e dialogare con i ragazzi sui passaggi chiave, trasformandoli in domande aperte attraverso cui provocarli:
      1. Conoscete l’opera di Dio? Cosa lui ha fatto e cosa sta continuando a fare oggi?
      2. Come ci ha salvato?
      3. Chi ha risuscitato Gesù? Ha fatto tutto da solo? – qui il canto dà voce a uno dei passaggi-chiave dell’evento della Risurrezione: Dio Padre ha risuscitato il Figlio. Gesù non ha fatto tutto da solo… non è stato superman! E anche in questo passaggio scontato è utile far emergere come la relazione vera tra Gesù e il Padre si trasforma sempre in vita e dona salvezza.
      4. Cosa è successo sulla Croce?
      5. Qual è stato lo stile di vita di Gesù?
    • Tutti questi passaggi, li potrete poi far risuonare e commentare anche dopo aver visto in modo completo il video (immagini e musica).
    • Vi suggerirei di spendere del tempo e di insegnare questo canto ai ragazzi, perchè credo che sia un canto che, più di tanti altri, riesca a fare sintesi del mistero Pasquale e del Vangelo stesso.
    • Potrebbe essere imparato bene e proposto come inno per un momento di evangelizzazione. Le parole sono ben dosate e aiutano i ragazzi, e non solo loro, a entrare nel vivo del messaggio di Gesù Cristo, ma anche nello stile di vita e di annuncio che un cristiano dovrebbe acquisire.
    • Affiancate al video, brani di Vangelo: i miracoli, gli incontri di Gesù, la preghiera, la lavanda dei piedi, la morte e risurrezione.
  2. Leggete poi insieme il Vangelo della Domenica
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera
    Abbiate come riferimento per la preghiera, la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura del video clip 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.4, Aprile 2013:

  • pag. 6 – 09: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per riscoprire la Chiesa come Famiglia in cui mettersi in gioco con i propri doni. 
  • pag. 11 – 12: attività per sottolineare e valorizzare il simbolo dell’olio dell’unzione (LEGGI L’ARTICOLO)Catechisti Aprile 2013
  • pag.14 – 15: 3 parole da evidenziare: cuore, sequela e gioia
  • pag. 20 – 21: scheda per realizzare con i più piccoli, un “orologio della preghiera”, per insegnare a concludere la giornata con Gesù
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi per ogni domenica del calendario liturgico
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Buona domenica! – II di Pasqua – Anno C

bella notizia cv«Abbiamo visto il Signore!»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 20, 19-31)
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia – Anno C

È risorto il Signore. La tomba è stata trovata vuota e tutto, ora, è diverso. Non sanno che cosa pensare, i discepoli, alternando momenti di entusiasmo a dubbi e fatica. Chiusi nella stanza alta dove hanno celebrato la cena, ancora faticano a focalizzare ciò che è successo. Tutto troppo. Troppo grande, inatteso, folle, nuovo. Tutto è sparigliato, eccessivo, incomprensibile. È davvero risorto. Ma allora? Chi è davvero il Nazareno? Le donne hanno parlato di una visione di angeli. Ma sono solo donne, emotivamente instabili. Anche i discepoli di Emmaus hanno parlato di uno strano incontro. E Simone, pur nel mutismo che lo contraddistingue da quella orribile notte, ha fatto cenno ad un tale che ha incontrato. Ancora stanno parlando quando Gesù appare.

FEDE
È questione di fede, ovvio. Ed è la fede la protagonista della seconda domenica di Pasqua, ogni anno, con un attore d’eccezione: Tommaso apostolo. Il credente, non l’incredulo. E in questo anno della fede, alla fine di questa storica quaresima in cui lo Spirito ha sparigliato le carte e ci ha donato un nuovo Pietro, riflettiamo su cosa significa “credere”. Concetto ambiguo, nella lingua italiana, in cui credere equivale a dubitare: credo che domani farà bel tempo. Nella lingua della Bibbia, invece, per descrivere l’atto di fede si usano due verbi: ‘aman e hatah, che indicano un punto d’appoggio sicuro, una certezza assoluta (dal primo verbo deriviamo la nostra affermazione liturgica amen: ne sono certo). sfiducia cvCredere significa appoggiarsi a qualcosa di saldo, fidarsi di qualcuno che è affidabile. Tommaso non crede. Non più. Ciò a cui si è appoggiato è miseramente crollato. Il suo entusiasmo si è spento: tutto sembra perduto, il Regno un’illusione, il Rabbì un buono travolto dalla malvagità del potere religioso. Tommaso non ha più certezze perché la croce le ha travolte. Come succede anche a noi. Bene.  Significa che proprio quelle certezze dovevano crollare perché fragili. Ancora non lo sa, Tommaso, ma la sua fede è pronta a rinascere, ad appoggiarsi alla predicazione del Rabbì e non più alle false prospettive che l’apostolo aveva elaborato. Se crolla la fede significa che poggiava su basi fragili e inconsistenti. E siamo finalmente pronti per la Fede.

FIDUCIA
Ma fede significa anche fidarsi. E Tommaso non si fida più dei suoi compagni, della Chiesa. Sono loro a dirgli che Gesù è vivo. pensieroso cvMa come dar loro fiducia dopo aver dimostrato di essere dei pavidi? Degli incoerenti come anch’egli, Tommaso, lo è stato? Ha ragione, Tommaso. Come possiamo credere al vangelo se la Chiesa che lo proclama troppe volte non lo vive? Ma non se va Tommaso. Non si sente offeso se il messaggio della resurrezione è affidato alle nostre fragilissime mani. Non capisce ma resta, senza fondare una chiesa alternativa, senza sentirsi migliore, senza andarsene. E fa bene a restare. Otto giorni dopo il Maestro torna, apposta per lui.

CHIODI
Eccolo, il Risorto. Leggero, splendido, sereno. Sorride, emana una forza travolgente. Gli altri lo riconoscono e vibrano. Tommaso, ancora ferito, lo guarda senza capacitarsi. Viene verso di lui ora, il Signore, gli mostra le palme delle mani, trafitte. «Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io ho molto sofferto: guarda qui» E Tommaso cede. La rabbia, il dolore, la paura, lo smarrimento si sciolgono come neve al sole. splendore del risorto cvSi butta in ginocchio ora e bacia quelle ferite e piange e ride. «Mio Signore! Mio Dio!».

SAN TOMMASO
San Tommaso, patrono di tutti gli entusiasti che buttano il cuore oltre l’ostacolo, che ci credono a questo Cristo, aiuta quelli che hanno sperimentato sulla propria pelle il fallimento della propria vita. Dona loro di non lasciarsi travolgere dalla rabbia e dal dolore, ma di sapere che il Maestro ama la loro generosità, come ha amato la tua.
San Tommaso, patrono di tutti gli scandalizzati dall’incoerenza della Chiesa, aiuta chi è stato ferito dalla spada del giudizio clericale a non fermarsi alla fragilità dei credenti, ma di fissare lo sguardo sullo splendore del risorto che essi indegnamente professano e sui grandi segni che lo Spirito ci dona come l’avvicendarsi di due grandi vescovi di Roma.
San Tommaso, patrono dei tenaci, aiuta a non sentirci migliori quando, come te, vediamo che i nostri fratelli nella fede sono piccini, ma a restare fedeli al grande sogno del Maestro che è la Chiesa e a convertire la Chiesa a partire da noi stessi.
San Tommaso, patrono dei crocifissi senza chiodi, che hai visto nel segno delle palme del Signore riflesso lo squarcio che la sua morte aveva provocato nel tuo cuore, aiuta a vedere che il dolore, ogni dolore, il nostro dolore è conosciuto da Dio.
San Tommaso, patrono dei discepoli, primo, tra i Dodici, ad avere professato la divinità di Cristo, aiutaci a professare con franchezza la nostra fede nel volto di Dio che è Gesù.

(PAOLO CURTAZ)

“Io l’ho visto” da IL RISORTO (Paoline 2007) di D. Ricci

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Liturgia di domenica 07/04/2013 – II Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Carissimo Catechista,
questa settimana ti raggiungiamo con una preghiera che ti proponiamo di far pregare ai tuoi ragazzi ogni settimana, per tutto il tempo pasquale. 

OBIETTIVO: Far diventare la preghiera uno strumento per imparare a credere e a entrare nel dinamismo della Risurrezione, tutt’altro che scontato e facile per i nostri ragazzi e, perché no? per noi stessi! 

Preghiera per la Pasqua

  1. Entrate con i ragazzi nella preghiera:
    • Potrebbe essere molto interessante riprendere per ogni settimana del tempo di  Pasqua, fino alla VI settimana, una strofa della preghiera, e aiutare i ragazzi a entrare in ciò che pregano.
    • 1a strofa: “Sei Risorto, Signore, Gesù...”. La Risurrezione è il tempo in cui i discepoli imparano a guardare Gesù con gli occhi del cuore. Sparisce alla loro vista (da quella dei discepoli) e, pur facendosi toccare da Tommaso, chiama beati coloro che non vedendo, ma credono. La Risurrezione ci insegna il modo giusto per credere: non si tratta di toccare, né di dover vedere a tutti i costi. Lo Spirito santo aiuta i discepoli a ricordare, ciò che Gesù aveva fatto. E’ il tempo della speranza e della fiducia, il tempo in cui ricordare i modi e i tempi in cui Dio ci ha raggiunto e ci raggiunge ogni giorno. E’ il tempo della fiducia.
    • 2a strofa: “Paradosso dell’amore…”. Gesù appare ai suoi e ancora una volta moltiplica. Moltiplica il pesce, invita i suoi a mangiare, chiede a quel Pietro, che lo aveva rinnegato, di amare: amare lui, amare la Chiesa, seguirlo. Quanto il Vangelo ci dona, trova in questa seconda strofa della preghiera un invito a rientrare nell’esperienza della croce, di quel dono totale, di quel farsi di Gesù pane spezzato per la nostra salvezza. Provate a far risuonare il Vangelo della III domenica di Pasqua alla luce di ciò che è avvenuto dopo l’ultima cena tra Gesù e i suoi, e la 2a strofa segni l’inizio di questa immersione.
    • 3a strofa: “Quanto amore in quella croce…”. La strofa fa eco perfetta al Vangelo della IV domenica, detta appunto del Buon Pastore. L’amore che, più del sangue, ha impregnato quella croce, dice la verità sul darsi di Dio per l’uomo. Il pastore buono conosce le sue pecore e per loro corre ogni rischio. Così come le pecore, conoscono la voce del Pastore e la seguono. Oggi, di fronte a quel sepolcro vuoto, cosa ci resta di Lui? Come poterlo riconoscere? Come seguirlo su vie di Vita? La sua voce ci raggiunge nel dono della Parola. Una Parola che è Vangelo, che è storia, che è comunità-Chiesa che, insieme, spezza il pane e impara la logica dell’amore.
    • 4a strofa: “Eppure, proprio perché Risorto…”. Credere, sperare e amare: eccoli i tre verbi ustionanti, verbi che bruciano, perché ci dicono che molto, della salvezza del mondo, è affidato anche a noi. La salvezza non diventa un capitolo chiuso, l’amore non è stato qualcosa di riservato al solo Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Come me, dice Gesù, così anche voi: in tutto!!! E da qui non ci sono sotterfugi, non si scappa, non si inventano scorciatoie. Vivere come lui significa generare l’impossibile, nella fiducia, nella speranza, nell’amore.
    • 5a strofa: “Insegnaci a generare la Pasqua…”. Chi crede nella Risurrezione non può che generarla attorno a sè! E’ questo il passo in avanti da compiere, questo lo scatto decisivo da far fare ai nostri ragazzi. La Pasqua continua a essere un passaggio dal vecchio al nuovo, per tutti noi; un passaggio dal teorico al concreto. E se vi chiedete come fare, nel Vangelo della VI domenica c’è ogni risposta: “lo Spirito vi insegnerà ogni cosa”, dice Gesù ai suoi, facendo risplendere in noi la Parola di vita.
  2. Leggere insieme il Vangelo – per ogni strofa quello della domenica corrispondente
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera spontanea prima e proclamando, poi insieme, quella proposta.

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Preghiera e suggerimenti per l’uso 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.4, Aprile 2013:

  • pag. 6 – 09: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per riscoprire la Chiesa come Famiglia in cui mettersi in gioco con i propri doni. 
  • pag. 11 – 12: attività per sottolineare e valorizzare il simbolo dell’olio dell’unzione (LEGGI L’ARTICOLO)Catechisti Aprile 2013
  • pag.14 – 15: 3 parole da evidenziare: cuore, sequela e gioia
  • pag. 20 – 21: scheda per realizzare con i più piccoli, un “orologio della preghiera”, per insegnare a concludere la giornata con Gesù
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi per ogni domenica del calendario liturgico
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Buona domenica! – Domenica delle Palme – Anno C

sindone cv«Veramente quest’uomo era giusto»

Dal Vangelo di Luca (Lc 22,14-23,56)
DOMENICA DELLE PALME – Anno C

Dio non è uno che ti manda le disgrazie. Non è un padrone che ti castra e ti impedisce di volare. Non è un despota che ti fa stare buono e zitto sennò ti castiga e allora lavora. Non è uno che brandisce la Legge e aspetta di lapidarti. Ci vuole il deserto e la verità, la fame di senso e la Parola per riuscire ad arrendersi all’evidenza di Dio. Un Dio che lascia crescere i suoi figli, che ha fatto bene ogni cosa e fa piovere sui giusti e gli ingiusti: un Dio che, come un Padre, scruta l’orizzonte e accoglie con dignità il figlio che lo voleva morto, ed esce a spiegare le sue ragioni all’altro figlio offeso; un Dio che, unico giusto, potrebbe condannarmi e non lo fa, chiedendomi di uscire dalla mediocrità del peccato, falsa libertà.
Siamo alla fine del deserto, amici: ora vediamo all’orizzonte il Tabor. Inizia la grande settimana, la più grande. La settimana piena di stupore e di sangue, di amore e di emozioni. Inizia la settimana Santa.

OSANNA!
Gesù entra a Gerusalemme trionfalmente. La gente applaude, agita in alto i rami strappati dalle palme e dagli ulivi, stende i propri mantelli al passaggio del Rabbì di Galileaosanna cv. Piccola gloria prima del disastro, fragile riconoscimento prima del delirio. Gesù sa, sente, conosce ciò che sta per accadere. Troppo instabile il giudizio dell’uomo, troppo vaga la sua fede, troppo ondivaga la sua volontà. Ma che importa? Sorride, ora, il Nazareno e ascolta la lode rivolta a lui e che egli rivolge al Padre. Messia impotente e mite, energico e tenero, affaticato e deciso. Non entra a Gerusalemme cavalcando un bianco puledro, non ha soldati al suo fianco che lo proteggono, nessuno stendardo nessuna insegna lo precede, nessuna autorità lo riceve: entra in città cavalcando un ridicolo ciuchino, ricordando a noi, malati di protagonismo, che il potere è tale solo se non si prende troppo sul serio, che la gloria degli uomini è inutile e breve. Che potere è servire, come ci ha ricordato papa Francesco.
Osanna, figlio di Davide, Osanna nostro incredibile Dio, nostro magnifico re. Osanna dai tuoi figli poveri e illusi, feriti e mendicanti, Osanna re dei poveri, protettore dei falliti, Osanna! Innalza a te il grido di lode la tua Chiesa, santa e peccatrice, riconosce in te l’unica ragione di vivere, l’unica ricerca, l’unico annuncio, Osanna maestro amato.

LA PASSIONE
Luca racconta la sua passione lasciando trasparire tutto il bene che ha ricevuto da Cristo. Lo ama il Dio di Gesù, ama il Signore che egli ha conosciuto attraverso le parole vibranti di Paolo. E racconta le ultime ore di battaglia, racconta dello scontro titanico tra il Dio rifiutato e la tenebra incombente che suggerisce (a ragione?) a umano cvGesù di abbandonare l’uomo al suo destino. La battaglia, l’agonia è, in Luca, tutta concentrata nella preghiera sanguinante del Getsemani. Capiranno, gli uomini? O anche quel gesto passerà inosservato e inutile come tanti altri? Altro è predicare e guarire, altro morire, nudi, appesi alla croce. Gesù sceglie: consapevolmente, drammaticamente, dolorosamente. Andrà fino in fondo, si immergerà nella volontà degli uomini (di morte), sperando che essi scoprano la volontà di Dio (di dono di sé).
Accetta di morire il Nazareno, il Figlio di Dio, perché nessuno possa dire che ciò che egli annuncia è fantasia o delirio. Dopo, tutto diventa miracolo. Al servo viene riattaccato l’orecchio, Pilato ed Erode diventano amici, Pietro piange il suo tradimento, Gesù viene riconosciuto “giusto” dal procuratore pagano, le donne vengono consolate e scosse, il ladro appeso alla croce perdonato e la folla torna a casa percuotendosi il petto. È piena di inattesa dolcezza la morte di Dio.

AMATO AMORE
Così sei amato, fratello, così sei accolta, sorella. Meditando la passione restiamo anche noi allibiti, costernati. Assistiamo allo spettacolo della morte di Dio, del dono totale di sé. Ecco Dio: pende dalla croce, morto per amore. Dio muore d’amore.
Siàteci, fratelli, fate come dice Luca: assistiamo allo spettacolo della morte di un Dio che muore. Spettacolo che scava le coscienze, che spalanca i cuori, che mozza il fiato. procida, 30 03 09, cristo morto (congrega dei turchini)Quando accogliamo il dolore e lo affidiamo, quando, nonostante la violenza, siamo resi capaci di perdonare e donarci, anche la nostra vita produce inattesi miracoli, prodigi e conversioni, senza che neppure ce ne accorgiamo. Buon cammino fratelli e sorelle. Lasciamoci trascinare dalla narrazione, riviviamo in noi gli odori, i suoni, le luci e i colori di quei tre giorni in cui Dio morì donando se stesso.

(PAOLO CURTAZ)

“Osanna” da IL RISORTO (Paoline 2007) di D. Ricci

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Liturgia di domenica 24/03/2013 – Domenica delle Palme – con suggerimenti per catechisti

«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»

Settimana santa - Passione del Signore

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

 – Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione

Poi [Gesù] prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

– Io sto in mezzo a voi come colui che serve

E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve… 

Entrato nella lotta, pregava più intensamente

Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

– Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?

Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». 

– Uscito fuori, Pietro, pianse amaramente

Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

– Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me

Mentre lo conducevano via, [avendolo condannato alla crocifissione, come un ribelle] fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

– Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

– Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: l’immagine, questa settimana, deve aiutarci a portare i ragazzi nel dinamismo della Settimana santa. Il Vangelo che nella domenica delle Palme si proclama è lungo, ma dischiude il senso della nostra stessa fede. Gesù, ci è consegnato da Luca, come l’uomo della bontà, il Dio della misericordia, colui che nella Croce, lascia trasparire il senso profondo di un amore tanto forte da dare la vita, per tutti. E’ in questo che con i nostri ragazzi dobbiamo entrare… dentro il folle mistero dell’amore di Dio.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • L’immagine scelta, riprende un particolare del celebre dipinto di Antonello da Messina: Salvator Mundi o Cristo benedicente. Occhi, bocca, volto in un primo piano stretto, quasi a dire che colui di cui i vangeli parlano è esistito, è stato un uomo, ha assunto realmente la nostra carne… Dio si è veramente dato a noi, ci ha raggiunto, toccato… si è fatto uno di noi. 
    • Proiettando l’immagine, chiedete ai ragazzi di guardare gli occhi e la bocca del Cristo, il suo volto… chiedete loro di raccontare ciò che sentono, ciò che viene in mente, quando pensano che quell’uomo ha dato la vita per loro, per ognuno di loro… senza nessuna condizione o differenza.
    • Lasciate del tempo perché i ragazzi si esprimano e se è il caso, inserite una leggera musica di sottofondo e abbassare le luci, così che il volto risalti con maggiore forza.
    • Sarebbe buono, se riusciste a mettere in primo piano, magari servendovi di un panno rosso-velluto, una croce, meglio ancora un crocifisso, di una certa grandezza… così che i ragazzi possano concretamente guardare, con gli occhi del cuore, colui che non ha conservato, nè trattenuto nulla per sè. La croce è un patibolo che la storia ha veramente conosciuto e sulla quale sono stati uccisi molti uomini ritenuti colpevoli, ribelli, fuori legge. La croce è un patibolo che i Romani innalzavano alto nel cielo, perchè tutti vedessero e non imitassero…
    • Eppure su quella croce, come un ribelle, il Salvatore si è lasciato uccidere, si è lasciato innalzare… e la sua morte giustificata solo dall’amore, ha aiutato l’uomo, ogni uomo e donna, ad alzare gli occhi con coraggio verso il cielo, a staccarli dalla polvere della terra, a non strisciare per paura, ma a donarsi per amore.
    • Questo è vero, anche per i nostri ragazzi. Aiutiamoli ad alzare gli occhi, a guardare oltre… a cercare anche nell’invisibile il senso vero della vita e dell’amore.
    • I giorni della settimana santa e poi la Resurrezione, siano per loro giorni in cui sperimentare, anche attraverso le vostre attenzioni l’amore di Dio, che il Gesù è diventato visibile, toccabile. 
    • Aiutateli a far emergere dalla pagine del Vangelo della Passione, frasi che ognuno di loro, potrà custodire come quella perla che il Signore, avrà donato loro in modo speciale.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Chi sei Gesù? Percorrendo il racconto della tua passione e morte scopro la bontà e la misericordia che manifesti in ogni gesto. Anche davanti alla violenza e alla ingratitudine tu continui ad amare. Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Buona domenica! – V di Quaresima – Anno C

sakineh cv«Mosè, nella Legge, ci ha comandato
di lapidare donne come questa»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 8, 1-11)
V DOMENICA di QUARESIMA – Anno C

Dio non ti punisce, non hai fatto nulla di male perché il Signore ti mandi un lutto o una malattia. Spesso l’origine del dolore siamo noi, la nostra fragilità, le nostre scelte sbagliate. Dio non è un concorrente alla tua felicità, non ce l’ha con te, non devi allontanati da lui per realizzarti. Dio non è un padre/padrone da tenere buono con mille devozioni e mille preghiere. Dio è un padre che ti aspetta, che ti rispetta, che ti lascia fare i percorsi e le esperienze della vita sperando di non perderti. Dio è un padre buono che dà del pane al figlio che gliene chiede, donna pensierosa cvche fa piovere sui giusti e sui malvagi. Ci basta per convertirci? Non ancora? Ascoltiamo la storia dell’adultera, allora.

TRADIMENTI
A Gesù viene intessuta una trappola straordinaria
, ammettiamolo. Una donna (Non ha nome, gli accusatori non la conoscono, è solo una poco di buono) viene colta in flagrante adulterio (E il fedifrago che era con lei? Non c’è, ovvio. Maschilismo assoluto venduto per giustizia…) ed è portata davanti al falegname divenuto Rabbì. Mosé (Mosé?) ha prescritto che donne come “quella” vadano lapidate, in modo che sia chiaro a tutti (alle donne soprattutto) che è meglio restare fedeli. Gesù, spiegaci, cosa dobbiamo fare? Trappola splendida, davvero.
È il Sinedrio che l’ha condannata a morte, quando la pena di morte è riservata ai romani. Gesù si schiererà con l’oppressore? O riconoscerà il giudizio illegittimo del Sinedrio? È Mosè che ha prescritto la condanna a morte: oserà contraddire una legge divina l’anarchico falegname? La scrive per terra cvcondannerà, come dice Mosè, e il padre misericordioso si ritirerà in buon ordine per lasciar spazio al Dio giudice? Una trappola splendida, non c’è che dire.

ARABESCHI
Gesù si china e riflette
. Fa ciò che loro non vogliono fare, compie ciò che ogni legge, ogni giudizio (anche religioso) deve fare: chinarsi, cioè piegarsi nell’umiltà e riflettere, mettere una distanza prima di esprimere un giudizio.
Scrive, ora, il Nazareno. Scrive sul selciato del Tempio, sulla pietra. La legge scritta nella pietra con le parole stesse di Dio, incise a fuoco e consegnata a Mosè è stata tradita, svilita, asservita a costumi e tradizioni solo umane, piccine e meschine. Sì, questa donna ha tradito il marito. Ma il popolo di Israele ha tradito lo spirito autentico della Legge. Richiama all’essenziale, il figlio di Dio, riscrive sulla pietra la legge che gli uomini hanno adattato e stravolto.
Tutti tacciono, ora. Gesù, la Parola, parla. «Avete ragione: ha sbagliato. Fate bene ad ucciderla, occorre essere inflessibili per salvare la Legge. Nessuno di voi sbaglia, tutti siete migliori, a nessuno di voi capiterà di fare lo stesso sbaglio. Bravi. Il primo che non ha sbagliato lanci per primo la pietra». Tutti tacciono, Gesù riprende a scrivere la Legge. E ora la legge si incide nei cuori. Già, ha ragione il Rabbì. Se ragioniamo sempre col codice in mano chi si salva? Se ci accusiamo gli uni gli altri, chi sopravvive?
Tutti se ne vanno, ad uno ad uno. Le pietre restano in terra.

PERDONO
Gesù, ora, è fintamente stupito. Dove sono tutti? Lui, l’unico senza peccato, l’unico che potrebbe a ragione scagliare la pietra, non lo fa. Chiede solo alla donna di guardarsi dentro, di recuperare dignità, di volersi più bene. Gesù non giustifica, né condanna, invita ad alzare lo sguardo, ad andare oltre, a guardare col cuore la fragilità dell’altro e scoprirvi – riflessa – la propria. nessuno ti ha condannata cvNo, Dio non giudica. Ci giudicano la vita, la società, il datore di lavoro, noi stessi. Tutti ci giudicano, Dio no. Dio ama, e basta. E questa donna viene liberata. Salvata dalla lapidazione, è ora salvata dalla sua fragilità. “Non peccare più” ammonisce Gesù.

POPOLO DI PERDONATI
Chiesa, amata Chiesa, fatta di perdonati, non di giusti
. Chiesa abitata da gente che sa perdonare perché perdonata, che giudica con amore, senza ferire, guardando avanti, che indica una strada, non un tribunale. Quando vivremo del perdono che ci riempie il cuore, diverremo trasparenza di Dio per l’uomo contemporaneo che cerca, nel suo profondo, amore e luce in una società che ama solo i bravi e i giusti e dimentica la verità della nostra fragilità.
papa francesco cvÈ un fiume in piena l’incontro con Dio, che fa guardare avanti, come profetizza il profeta Isaia. Senza guardare indietro, i deportati di Babilonia sono invitati a guardare avanti.
Profezia per la Chiesa ripiegata su se stessa, intenta a difendere privilegi e posizioni, sempre impegnata a proteggersi dal mondo esterno invece che a lasciarsi scuotere dallo Spirito!
Profezia per l’uomo che cerca e che è ferito dalla vita, invito a guardare avanti, a credere in una vita diversa, come fa la povera donna adultera che incontra l’infinito sguardo di Dio. Tutto il resto, ci provoca Paolo, è spazzatura, perdita, di fronte alla conoscenza di Cristo. Ci basta?

(PAOLO CURTAZ)

– BENVENUTO TRA NOI Papa Francesco!! –
habenus papam

Liturgia di domenica 17/03/2013 – V Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Chi di voi è senza peccato,

getti per primo la pietra contro di lei»

Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: guardare, faccia a faccia, l’agire di Gesù, i sentimenti del cuore umano, il peccato e la misericordia

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Guardate con i ragazzi l’immagine, apparentemente lontana, in ciò che ritrae, dal vangelo proposto. Non siamo in riva al lago, come già altre volte era accaduto, eppure l’immagine ci riporta proprio lì, sulla spiaggia, per sporcarci con la sabbia e  lasciarci raggiungere dalla risacca delle onde. Perché la sabbia? Perché quel mare?
    • C’è un elemento, spesso riportato da molti come una misteriosa incognita: Gesù scrive con il dito per terra. Non sappiamo cosa abbia scritto, né alcuni ritengono questo gesto essenziale… eppure gli evangelisti lo hanno riportato, descrivendolo con estrema precisione.
    • I biblisti fanno notare un dato interessante: alcuni profeti, come Geremia, annunciano al popolo che Dio scrive il peccato nella polvere, perché il vento possa disperderlo e non ne resti traccia alcuna.
    • Ecco svelato il senso dell’agire di Gesù. Lui, che dell’amore del Padre è la rivelazione massima, proprio lui vive, di fronte al concreto peccato di una peccatrice colta in flagrante, lo stesso atteggiamento che Dio ha vissuto verso il peccato del suo popolo. Gesù scrive nella polvere il peccato perché il vento possa disperderlo per sempre.
    • Per questo l’immagine ci riporta sulla spiaggia, per scoprire l’atteggiamento concreto di Dio verso il nostro errore, il nostro peccato, le nostre cadute, le fragilità. L’amore di Dio continua ad aleggiare su ogni acqua, il sole di Dio continua a far risplendere ogni vita, perché su tutto  e per tutti, Dio diffonde amore.
    • Non è la dimenticanza a far sì che il peccato sparisca, ma è l’amore che spinge e motiva il perdono.
    • Dio ricorda il nostro peccato, lo conosce, lo denuncia, lo combatte in nome della vita, ma questo non impedisce il perdono. Dio si china, come Gesù, sulla nostra povertà per risollevarci, per chiederci di uscire dalle vie che uccidono l’amore.
    • Gesù, scrivendo per terra, chiede anche a noi di piegarci, di rientrare in noi stessi e guardare il nostro peccato, le nostre personali paure e fragilità. Con Lui, dobbiamo andare sulle rive di quel lago, dove lui continua a chiamare ancora oggi, a sussurrare nuove vie, a proporre un nuovo amore da vivere e da donare.
    • Il nostro peccato è scritto sulla sabbia, pronto a essere dissolto, per sempre, dal soffio dell’amore di Dio.
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Dio nostro Padre, tu hai mandato il tuo Figlio, Gesù, a spezzare il cerchio del giudizio impietoso, dell’accusa implacabile che ci tiene legati al nostro peccato. Il perdono che ci doni ci offre la possibilità di una vita nuova nel tuo Spirito.  Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Buona domenica! – IV di Quaresima (Laetare) – Anno C

benzi cv«Costui accoglie i peccatori e mangia con loro»

Dal Vangelo di Luca (Lc 15, 1-3.11-32)
IV DOMENICA di QUARESIMA (LAETARE) – Anno C

Stiamo vivendo la Quaresima più straordinaria della nostra storia. Col suo gesto umile e sereno Benedetto ci ha ricordato due cose: che la Chiesa è di Cristo e che noi cristiani necessitiamo di conversione. Urgente. Ora. Mentre sulla barca qualcuno gioca a bucare lo scafo e da fuori i soliti catastrofisti offrono consigli non richiesti (qualcuno mi spiega perché sono gli atei a dire al papa come si fa a fare il papa? Ma dai!), lo Spirito ci guida attraverso la Parola in attesa della Pasqua.
La Chiesa si converte al volto del Dio di Gesù: quello bellissimo del Tabor, quello che non manda le disgrazie (un Dio creatore, non distruttore, ditelo a quanti parlano di fine del mondo come se ne godessero…), quello che è un Padre.  Certo: in lui crediamo. È che non è chiara questa, cosa, è che non si vede tanto, è che dobbiamo re-imparare a raccontarlo, questo volto. Come fa Gesù raccontando la parabola del Padre misericordioso.

PILOTA AUTOMATICO
Occhio, però, a non inserire il pilota automatico: sappiamo già, è la parabola del figlio disgraziato che pretende l’eredità pilota automatico cve se la mangia fra crapule ed escort e che poi, pentito, torna dal Padre. Il problema è che la parabola parla di un altro figlio e che quest’altro figlio assomiglia molto a noi. E che Gesù, così introduce Luca, dice la parabola esattamente per coloro che, come i farisei, si comportano come il figlio maggiore. È una parabola che scardina, quella del figlio prodigo. Che mette davvero tanto in crisi.

MASCHERE
I due figli protagonisti della parabola hanno una pessima idea di Dio. Entrambi.
gasato cvIl primo figlio, scapestrato, pensa che Dio sia un concorrente, un avversario: se c’è io non posso realizzarmi. Dio è un censore, un preside severo, uno che non mi aiuta. Gli chiedo il mio, quello che mi deve (e da quando un padre “deve” l’eredità?), quello che mi spetta. Chiedere l’eredità significa augurare la morte. La ottiene e pone una enorme distanza fra sé e il padre, non vuole avere più nulla a che fare con lui. Dio non c’è più, ora. Evviva. Anche noi pretendiamo di vivere da figli facendo i servi. Uccidiamo il Padre pensando di essere migliori. Illusi. Quando finiscono i soldi gli amici se ne vanno, ovvio. Il figlio illuso si ritrova a pascolare i porci. I porci: l’animale impuro per eccellenza. E patisce la fame. Rientra in sé stesso e ragiona: “Sono un idiota. In casa di mio padre anche il più umile dei servi ha pane in abbondanza! Ora torno e mi trovo una scusa…”
Sì, avete letto bene: contesto radicalmente l’interpretazione buonista del brano. Il figlio non è affatto pentito: è affamato. E pensa che il padre sia un tontolone da manipolare.
lavoratore cvL’altro figlio torna dal lavoro stanco e si offende della festa che il padre ha fatto in onore del figlio minore. Come dargli torto? Il suo cuore è piccolo ma la sua giustizia grande: sì, è vero, il Padre si comporta ingiustamente nei suoi confronti. Giusto: lui lavora da anni e non ha mai osato chiedere nulla. Come biasimarlo?
Il figlio maggiore pensa, come molti fra noi, che Dio sia uno da tenere buono, che ora fatichiamo ed obbediamo ma che, alla fine, avremo il premio, ci verrà riconosciuta la fatica che abbiamo vissuto e tutte le messe che abbiamo sopportato e tutte le gioie peccaminose che ci siamo vietati. Lui è uno mortificato, senza grilli per la testa, lui è il bravo figlio che tutti vorrebbero: perché il padre si comporta in quel modo?

HAPPY END?
Bene, fermatevi qui, ora. Niente bei finali, Luca si ferma. Non dice se il primo figlio apprezzò il gesto del Padre e, finalmente, cambiò idea. Né dice se il fratello, inteneritosi, entrò a far festa. La parabola finisce aperta, senza scontate soluzioni, senza facili moralismi e finali da Principe Azzurro.
Puoi stare col Padre senza vederlo, puoi lavorare con lui senza gioirne, puoi lasciare che la tua fede diventi ossequio rispettoso senza che ti faccia esplodere il cuore di gioia. Il vangelo ci dice ancora una volta che Dio ci considera adulti, che affida alle nostre mani le decisioni, che non si sostituisce alle nostre scelte.

LO SCIUPONE
E ora, per favore, smettetela di guardare questi due idioti, così simili a noi. Piccoli e meschini, come noi. E guardate al Padre, per favore.
Un Padre che lascia andare il figlio anche se sa che si farà del male (l’avreste lasciato andare?).
Un Padre che scruta l’orizzonte ogni giorno.
Un Padre che corre incontro al figlio, cosa poco dignitosa nel rigido mondo ebraico e che si “appende” al collo del figlio.
Un Padre che non rinfaccia nulla, né chiede ragione dei soldi spesi, che non accusa, che abbraccia, che smorza le scuse (e non le vuole), che restituisce dignità, che fa festa.
Un Padre ingiusto, esagerato, che ama un figlio che gli augurava la morte, che vaneggiava nel delirio falsificando il diritto, un Padre che sa che questo figlio ancora non è guarito dentro ma pazienta e fa già festa.papà e bimbo cv
Un Padre che esce a pregare (!) lo stizzito fratello maggiore, che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni.
Vedo questo Padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta, che indica, che stimola. Lo vedo e impallidisco.
Dunque: Dio è così? Fino a qui? Così tanto? Sì, amici. Dio è questo e non altro. Dio è così e non diversamente. Ed è questo il Dio da raccontare nuovamente. Non quello dei loschi traffici, dei giochi di potere. Perché di prodigo, esagerato, qui c’è solo il Padre.

(PAOLO CURTAZ)

In preghiera con tutta la Chiesa aspettando Pietro…

Liturgia di domenica 10/03/2013 – IV Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita,

era perduto ed è stato ritrovato»

Il perdono del Padre misericordioso

Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: aiutare i ragazzi a scoprire cosa significa misericordia, che nella parabola viene detta con quel ebbe compassione“… e non solo. MISERICORDIA: termine spesso abusato, ma il più delle volte non pienamente compreso nelle sue più dirette conseguenze. Molto spesso, negli incontri di catechesi con i preadolescenti e/o adolescenti a parole si annuncia un Dio buono e poi si arriva spesso a minacciare i ragazzi se si assentano o se non sono presenti a Messa. Questi atteggiamenti contraddicono con i fatti, ciò che le parole annunciano. Se Dio è buono lo è sempre, anche quando i nostri ragazzi, come il figlio della parabola prendono le distanze da lui. Riflettere su questo, in questa IV Domenica di Quaresima, mi auguro che possa aiutarci a riempire di misericordia anche il nostro agire pastorale.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • L’immagine che vi propongo è costruita, non casualmente, su un particolare del celebre dipinto di Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1668). 
    • L’artista chiamava prodigo il figlio, perché capace di dare con abbondanza (sperperando) i beni ricevuti come eredità. Noi oggi chiamiamo “prodigo” il padre perché la parabola punta a uno scopo ben preciso: far emergere l’abbondanza con cui il padre “distribuisce” amore… un’abbondanza definita “spreco” dal figlio maggiore.
    • Il particolare mette in primo piano l’abbraccio del padre: quelle mani buone che diventano per il figlio una casa sicura e accogliente.
    • Ma il senso della misericordia è simbolicamente rintracciabile in quella testa praticamente avvolta nel grembo dell’anziano uomo. In ebraico, infatti il termine misericordia è riportabile al senso delle viscere, del grembo, di ciò che genera vita.
    • Quella “testa”, quei pensieri, quella voglia di libertà a tutti i costi, quei desideri smodati di possesso e di potere ritrovano ora, nell’amore del padre, una nuova possibilità per rinascere, per essere generati a nuova vita, a una nuova libertà, a un nuovo senso di felicità. Questo è fare esperienza del perdono e della misericordia.
    • Da parte nostra noi dobbiamo poter dar voce alla Parola di Dio che continua a dire a ognuno: “Torna, figlio… permetti al mio amore di avvolgerti nell’abbraccio del perdono. Io ti aspetto perché ti amo”. Di queste parole tutta la Scrittura, i profeti  si sono fatti portavoce.
    • Gesù, in pienezza, ci ha rivelato la forza e la totalità di questo amore gratuito, non condizionato, non vincolato da una risposta.
    • Dio è lì e ci aspetta, come il padre della parabola attendeva il figlio, scrutando instancabilmente l’orizzonte. Dio ha compassione di noi, ha misericordia di noi, è cioè pronto a rigenerarci con il suo amore, a guarire ogni ferita, a riempire ogni senso di abbandono e solitudine. E’ lì… semplicemente pronto ad accoglierci senza condizioni previe: e questa è una verità troppo spesso omessa e di norma trascurata dalla catechesi e dalla prassi pastorale.
    • Annunciamo il perdono di Dio come se ci fosse un prezzo, quello del pentimento; limitiamo il perdono alla realtà di un dono concesso come premio… e invece, nell’esperienza biblica, nel farsi di Gesù amico dei peccatori, emerge una verità decisamente opposta: è l’amore che convince, è l’esperienza del perdono ricevuto che apre a una novità di vita. Solo colui che si sente amato, a prescindere da tutti i limiti, riesce ad amare con gratuità.
    • Questo è l’annuncio di vita che dobbiamo portare nella vita dei nostri ragazzi. Di questo amore che previene, dobbiamo far brillare la loro esperienza di Dio.
    • Qualunque cosa scelgano e qualunque situazione vivano, Dio è quel Padre davvero buono, che è lì, pronto a spalancare le braccia e ad amare.
    • Questo, oggi o un giorno, aiuterà la loro fede a diventare lampada che risplende.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Padre, immensa è la tua misericordia e il tuo amore non ha limiti. Donaci con abbondanza il tuo Spirito, perchè le nostre parole e le nostre azioni siano un riflesso della tua bontà. Per Cristo nostro Signore.  Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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