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Sommario Febbraio 2013 – Catechisti Parrocchiali

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Un pozzo d’acqua viva

Il cuore di ogni catechista inizia già a proiettarsi verso la Quaresima, tempo da vivere in prima persona e da far vivere a tutti coloro che più direttamente ognuno segue da vicino. Lasciamoci illuminare dal Messaggio finale del «Sinodo sulla nuova evangelizzazione». Esso ci orienta a una rinnovata consapevolezza della nostra fede e a una rinnovata adesione a Gesù, per diventarne testimoni e annunciatori. È un ritrovarci insieme, attorno al pozzo della storia e della vita, come la Samaritana, senza nasconderci nulla. Anche noi, oggi, come lei quel giorno, abbiamo bisogno di «quell’incontro» che, solo, può cambiare la vita. E il Figlio di Dio, Gesù, continua a farsi presente. C’è una luce che parte dall’interno e che illumina anche gli angoli più nascosti. A quel pozzo, siamo chiamati ad andare, portando con noi altri, ogni povertà ogni situazione, ogni diversità e peccato. Buon cammino!

Nel numero di FEBBRAIO:

Editoriale Un pozzo d’acqua viva di M. Rosaria Attanasio

Spazio dialogoSOS confrontiamoci di Tonino Lasconi – sos su Religioni a confronto e l’Efficacia della preghiera

Icone della fedeIl pentimento di Pietro di Emilio Salvatore – il testo biblico in cui si penetra è tratto da Lc 22,54-62. Questa volta è saggiata la fedeltà del discepolo, in particolare di Pietro, chiamato a rispondere della propria fede di fronte alle accusa della gente. Storia di rinnegamento, pentimento, fedeltà.Catechisti Febbraio 2013

Itinerario per genitoriTradire e ritrovarsi di Emilio Salvatore – Da Pietro a noi, e in particolare alle famiglie. Perchè Pietro lo ha fatto? Come si può tradire una persona amica? Come si può tradire chi si ama? Come sempre, seguono indicazioni per la lettura dell’immagine di copertina, come strumento per entrare maggiormente nell’esperienza di Pietro.

Itinerario Io sono con voiMi fido di chi mi aiuta con misericordia di Fabrizio Carletti – Percorso e attività per i bambini 6-7 anni. Obiettivo: orientare i bambini a entrare nel tempo di Quaresima e riconoscere la misericordia di Dio che supera le nostre fragilità. Gioco: I maghi gelanti.

Itinerario Venite con meTi chiedo perdono di Anna Teresa Borrelli – Percorso e attività per i ragazzi 8-10 anni. Obiettivo: orientare i ragazzi a riconoscere nella loro vita i momenti in cui, come Pietro, hanno tradito il Signore; comprendere la necessità di un percorso di conversione; imparare a chiedere perdono e a gioire del dono della riconciliazione. Attività: la lettera a Pietro.

Dinamiche e attività La croce dell’amore di Fabrizio Carletti [LEGGI L’ARTICOLO!!!] – Costruire la Croce dalla I domenica di Quaresima fino alla domenica delle Palme. Con il polisterolo per ricostruire i simboli di ogni domenica. (LEGGI L’ARTICOLO)

Parole della fedeSapienza e verità di Renato De Zan – Sussidi liturgici e pastorali – Percorso penitenziale con le famiglie di Giovanna e Giuseppe Galasso – Proposta di un itinerario per coinvolgere le FAMIGLIE nella preparazione al sacramento della Riconciliazione ed Eucaristia dei propri figli.

Itinerario post-battesimaleUn angelo speciale a cura dell’Azione Cattolica dei Ragazzi – Far conoscere al bambino la figura dell’angelo custode; pregarlo e “costruirlo” attraverso una concreta attività da far fare ai bambini.

Ascolto e seguo GesùIl Vangelo della domenica di Roberto Laurita – Input, riflessioni e preghiere dalla IV Domenica del Tempo Ordinario – C fino alla II Domenica di Quaresima

Ascolto e seguo Gesù Il Vangelo nella vita di Barbara Corsano – Dinamiche e attività dalla IV Domenica del Tempo Ordinario – C fino alla II Domenica di Quaresima

Il bambino nel gruppo di catechesi Il bambino DEMOTIVATO di Franca Feliziani Kannheiser – Strategie educative e stili da imparare e da evitare

Comunicazione multimedialeQuaresima tra simboli e memi di Marco Sanavio (LEGGI L’ARTICOLO)

Catechisti protagonisti12 + 72 giovani per un popolo in missione di Fernando Faiella – L’esperienza della Diocesi di Nocera-Sarno: un consiglio episcopale dei giovani, con i 12 giovani scelti dalle diverse foranie della Diocesi, altri 72 chiamati non per andare in missione, ma per essere un popolo in missione.

Per te, catechistaLa Chiesa da “società” a “popolo di Dio” di Filippa Castronovo – Per conoscere la Costituzione Dogmatica Lumen Gentium

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Noi, figli amati, mai da soli. È una delle più grandi certezze che la comunione dei santi ci mette nel cuore. Cielo e terra uniti in un’unica grande famiglia; fratelli che sono chiamati a costruire solidarietà in nome di un amore da cui già si sono sentiti raggiunti e amati. La musica, l’attualità, il web, il cinema e, con rinnovata forza, la Bibbia e la liturgia ci aiutano a far entrare i ragazzi in questa immensa e spesso troppo sconosciuta realtà, più vicina a noi, di quanto possiamo immaginare.

Nel dossier di FEBBRAIO:

Focus – Santi grandi e piccoli di Tonino Lasconi

Bibbia nella vita – Credi la comunione dei santi di Tonino Lasconi

Idoli e Dio – Festa dei santi… o delle zucche? di Fausto Negri

In rete- Santi in rete di Alessia Cambi

Musica e fede – Mani unite tra cielo e terra! di Mariangela Tassielli

Ciak, si gira – Siamo una grande famiglia di Cecilia Salizzoni (LEGGI L’ARTICOLO)

Colori dell’arte – Tutti uniti in Cristo di Fausto Negri

Test – Vicini o lontani…insieme! di Maria Teresa Panico

Celebrazione – Donaci, Signore, la comunione di Veronica Bernasconi

Testimoni – Silvana Morelli e Rita Coluzzi a cura della Redazione – Due donne colpite da handicap fisici, dalla cui testimonianza traspare la forza della fede cristiana

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—> Riviste Catechistiche

Buona domenica! – III di Quaresima – Anno C

strage di rose cv«Credete che fossero più colpevoli
di tutti gli abitanti di Gerusalemme?»

Dal Vangelo di Luca (Lc 13, 1-9)
III DOMENICA di QUARESIMA – Anno C

Stiamo vivendo una quaresima unica, storica. Una quaresima che ci vede in preghiera per accogliere il nuovo Pietro dopo che Benedetto, immenso, ha concretizzato l’anno della fede col più inatteso e luminoso gesto che può compiere un Pontefice: ricordare a tutti che è Cristo a guidare la Chiesa. Una quaresima di attesa dolente e rissosa rispetto alla confusa situazione politica, in attesa di formare un nuovo governo.
In attesa per il Papa, per il governo, per il nuovo presidente della Repubblica. Ma, soprattutto (speriamo!) per noi discepoli una quaresima di attesa dei cieli nuovi e della terra nuova in cui avrà stabile dimora la giustizia. Siamo nel deserto per capire che uomo essere. E, quest’anno, con urgenza, che Chiesa essere. Una Chiesa che proclama che Dio è magnifico, splendido, luminoso. Una Chiesa che sa dire una parola misurata e giusta sul tema del dolore, per aiutare le persone ad uscire dalla loro orribile visione di Dio. Convertirsi significa cambiare mentalità, ridefinire il proprio pensiero a partire dal vangelo. E la prima conversione da operare, la più difficile, è quella di passare dal Dio che abbiamo nella testa al Dio di Gesù Cristo. Non basta dirsi (essere?) cristiani per credere nel Dio di Gesù. Occorre andare oltre, molto oltre.

DAL DIO INDIFFERENTE AL DIO PRESENTE
Dio si occupa delle nostre vite? O, distratto, si bea della sua perfezione?
A Mosè che tentenna nell’andare a parlare di Dio al popolo, Jawhé racconta di sé, dice il suo nome, e si svela come un Dio che conosce le sofferenze del popolo. Se anche la nostra vita attraversa momenti di fatica, sorriso di Dio cvDio non è lontano ed interviene, chiedendo a qualcuno di agire in nome suo. Dio non guarda, indifferente, alle tragedie del mondo, ma chiede a noi, come a Mosè, di renderlo presente accanto a chi soffre.
Al popolo che aspetta liberazione Dio manda un pastore pauroso, Mosè, come liberatore. Quando chiediamo a Dio di liberarci dal dolore, il Signore ci invita a non coltivare il dolore, a sradicarne le radici e a diventare noi il volto solidale e sorridente di Dio per il popolo. I cristiani, ingenui, continuano, bene o male, a farsi prossimi là dove c’è dolore e ingiustizia. Siamo noi il sorriso di Dio, il balsamo che Dio dona all’umanità per superare ogni dolore e crescere in una più vera umanità basata sulla giustizia e sul perdono. Di questo siamo testimoni. Questa è la prima conversione.

DALLA DISGRAZIA COME TRAGEDIA, ALLA DISGRAZIA COME OCCASIONE
«Cosa ho fatto di male per meritarmi questo!», «Che croce mi ha mandato Dio!»: quante volte ho sentito pronunciare queste lamentazioni, queste imprecazioni verso Dio. «Se Dio è buono, perché non (mi) evita il male?».
Gesù, citando due noti eventi di cronaca dei suoi tempi, smonta una credenza popolare molto diffusa allora (e oggi). Un devoto medio pensava che le disgrazie, come appunto il crollo della torre di Siloe, punissero delle persone che – in qualche modo – avessero commesso degli orribili peccati. Così come la malattia, o l’handicap, la disgrazia era letta come un intervento corrucciato di Dio che, dall’altro della sua somma giustizia, scatenava la sua ira divina. dolore cvOggi non siamo più così crudeli e diretti, ma la sostanza non cambia.
Molte persone, nei momenti di dolore e di sofferenza, se la prendono con Dio che, evidentemente, non sa fare il suo mestiere.
Ciò che Gesù dice è sorprendente, sconcertante: la vita ha una sua logica, una sua libertà. La causa del crollo della torre di Siloe è da imputarsi al calcolo delle strutture errato, o al lucro compiuto dall’impresa che ha usato materiali scadenti; l’intervento crudele dei romani è causa della loro politica di espansione che usa la violenza come strumento di oppressione.
Non esiste un intervento diretto e puntuale di Dio, le cose possiedono una loro autonomia e noi possiamo conoscerne le leggi. Gesù ristabilisce le responsabilità: gran parte del dolore che viviamo ce lo siamo creato.
La croce ce la danno gli altri o ce la diamo noi stessi con uno sguardo contorto e mondano della realtà. Ho scoperto, dopo molti anni, che molti passano la vita a piallare e carteggiare la propria croce, attribuendone a Dio la responsabilità. Dio fa quel che può; new york cvanche lui si ferma di fronte alla nostra ostinazione e durezza di cuore. Dio è limitato, quindi? No, ma ferma la sua mano e ci lascia liberi, perché vuole dei figli, non dei sudditi. E, conclude Gesù, noi discepoli siamo chiamati a leggere questi eventi disastrosi come un monito che la vita, non Dio, ci fa: sotto la torre crollata potremmo esserci noi. Il tempo è serenamente fugace, amici, tragicamente breve, approfittiamo di questi giorni come giorni di salvezza e di conversione, non aspettiamo, non temporeggiamo. Oggi il Signore passa e ci salva, oggi siamo chiamati a usare bene la nostra libertà ed andare a vedere il grande prodigio del roveto ardente, di un Dio che conosce il nostro nome e la nostra condizione.

DAL DIO FEROCE AL DIO PAZIENTE
E Gesù conclude: Dio non è come se lo immaginava il Battista, pronto a tagliare l’albero improduttivo, con l’ascia alla radice per sradicare il fico che non porta frutto. Quanti, anche nella Chiesa!, davanti al generale rilassamento dei costumi, propongono cure forti, azioni estreme. Quanti genitori bussano alle nostre parrocchie per chiedere i sacramenti senza consapevolezza. Quanti sposi chiedono il matrimonio cristiano senza reale coinvolgimento!
Che fare? Essere intransigenti, fare delle selezioni? Alzare l’asticella? Certo, è importante essere seri. fico cvMa è molto più importanti essere pazienti.
Al padrone che, giustamente, vuole togliere il fico, il contadino propone Di aspettare; sarà lui a zappettare e a concimare l’albero. Se non darà frutti, lo taglieranno. Dio ha pazienza con noi: ci zappetta intorno (le prove della vita!) e ci concima (e chi lo dice che il letame sia sempre e solo negativo?) perché portiamo frutti. Noi, la nostra comunità, è chiamata ad essere paziente, a prendersi cura di chi bussa alla nostra porta, non a diventare dei giudici impietosi e severi.
Una quaresima straordinaria, la nostra, in cui ripartire, in cui riscoprirci, in cui convertirci, infine, al Dio di Gesù.

(PAOLO CURTAZ)

8 MARZO 2013
8 marzo 2013 cv ok

Liturgia di domenica 03/03/2013 – III Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Convertite la mente e il cuore

…per scegliere sentieri di vita»

Convertitevi

Lc 13,1-9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: l’immagine, questa settimana, può aiutare i ragazzi a guardare con occhi nuovi l’orizzonte della conversione, spesso pensato più come un passaggio dovuto, segnato dalla penitenza, da forme di frustrazione, di rinuncia, di mortificazione. Cosa significa conversione per i nostri ragazzi? E cosa pensava Gesù quando diceva: “Convertitevi e credete”?

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Prima di proiettare l’immagine, provate a chiedere ai ragazzi di pensare un’immagine che possa essere simbolo della conversione. Quali colori sceglierebbero? Chiari o scuri? Colori pastello? Tonalità fredde o calde? Lasciate che descrivano atmosfere, aiutateli ad ambientare e raccontare attraverso simboli e metafore cosa ognuno di loro intende per conversione.
    • Il vangelo di questa settimana è, indubbiamente, una delle pagine più dure. Sembrerebbe dare voce a un Dio giudice inesorabile, un Dio che non guarda in faccia nessuno. Eppure la sfida è contestualizzare, lasciandosi aiutare anche dalle altre letture, soprattutto dalla prima, dal Libro dell’esodo.
    • L’appello alla conversione è forte e senza mezzi termini. Il Vangelo è chiaro: non si può essere alberi da frutto senza portare frutti, non ha senso… così come non si può essere testimoni di salvezza, senza seminare salvezza… non si può essere figli di Dio senza vivere in ascolto di Dio… non si può avere tra le mani la vita e non viverla… Questo dice il Vangelo! Perchè di fatto non vivere significa morire, non ascoltare significa non realizzare, non amare significa odiare: e tutto questo è morte. Per questo il Vangelo è forte.
    • La promessa di vita, fatta a Israele, è una promessa che continua a raggiungere tutti noi, perché il Dio che ha parlato a Mosè ha detto di essere “Colui che è e che sarà”. “Io sono – dice – colui che sarà”. E in quel sarà c’è il gusto di una promessa di fedeltà che continua a rinnovarsi nella storia.
    • Per questo è necessario convertirsi: per vivere!
    • Per questo alla conversione noi abbiamo abbinato colori caldi come il verde.
    • Aiutate i ragazzi a tirar fuori dall’immagine tutti gli elementi strettamente connessi alla logica di quella conversione annunciata da Gesù:
      il sentiero: perché la conversione è un cammino costante, è un procedere non casuale, è un andare avendo una metà precisa e una chiara direzione. La conversione non è un cammino automatico, ma una scelta che si rinnova ogni giorno. Non scegliere è non camminare.
      le valli: perché il cammino non è omogeneo, né sempre uguale. Ogni nuovo giorno, ogni nuova situazione, ogni ostacolo, la nebbia, le piogge, il sole, le salite, i fossi, gli incontri inaspettati… tutto può aiutare o ostacolare il cammino.
      la mente e il cuore: la conversione non è questione di abbigliamento o di superficie. La conversione è un cambiamento profondo, interiore che tocca i pensieri, apre la mente, dischiude nuovi orizzonti e prospettive. Convertirsi è cambiare la direzione della vita, è ri-orientarla a Dio, è vivere assumendo nuove logiche nelle scelte di ogni giorno… quelle stesse logiche di cui Gesù si è fatto manifestazione.
      – colui che ha orientato se stesso a Dio non può che scegliere seguendo le logiche di Dio: questo è conversione! La conversione non è una vaga intenzione, ma non è neppure una mortificazione del bello e del buono.
    • Abbiamo scelto colori rassicuranti e un’orizzonte immenso perché per Gesù Cristo conversione non significa morte, ma vita. Convertirsi è credere, e credere è vivere! La conversione, diventando un sì detto a un Dio che ama, diventa una possibilità di vita nuova, segnata dalla giustizia, dalla solidarietà, della fraternità, dal farsi vicino al fratello e sorella, qualunque sia la sua condizione di vita. 
    • La mente illuminata dalla parola e dalla presenza di Dio apre, per il cuore, sentieri nuovi di vita… una vita che può realmente essere piena e realizzata, in modo autentico.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Signore Dio abbiamo voluto dipingerti come un giudice inesorabile che premia e castiga. Ma tu sei un Dio paziente, che attende la nostra conversione e ci offre ancora una possibilità di cambiare vita. Fa’ che non approfittiamo della tua bontà e che portiamo frutti di opere buone. Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

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Buona domenica! – II di Quaresima – Anno C

paesaggio cv… Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”.
Il tuo volto io cerco, o Signore …

Antifona d’ingresso (Sal 27,8-9)
II DOMENICA di QUARESIMA – Anno C

La mia è una domenica passata in casa: in famiglia siamo reduci da diversi malanni e il vento è ancora troppo freddo per rischiare. Settimana di quaresima, di sconfortanti elezioni politiche, di crisi che ancora morsica. Quaresima incredibile, con sede vacante, in preghiera per l’elezione di un nuovo Papa che continui l’opera energica e discreta di Benedetto che invita tutti a conversione. E la vive.
Il sole entra e illumina il soggiorno. Leggo e rileggo il testo mille volte meditato. Vedo qualcosa mai notato. Stupenda Parola che mi stupisce…
Siamo entrati nel deserto per uscirne più veri, più autentici, per superare la tentazione dello sconforto e del menefreghismo, così diffusi in questi fragili tempi. La tentazione, la cui parola significa “passare attraverso”, è la dimensione abituale in cui viviamo e ci colpisce proprio perché credenti e pieni di Spirito Santo. sul monte cvParadossalmente, è buon segno essere tentati, significa che siamo nella logica della conversioneL’obiettivo della quaresima non è quello di lucidare la nostra bella immagine spirituale, ma di salire sul Tabor. Abbiamo bisogno di vedere la bellezza di Dio per vivere. Altrimenti sopravviviamo.

SUL TABOR
È bellissimo il fatto che la Chiesa, dopo averci invitato alla conversione, all’essenzialità, ci indichi il Tabor, il luogo in cui i discepoli, per la prima volta, vedono oltre l’apparenza, scoprono la bellezza di Dio. La liturgia, provocatoriamente, pone la trasfigurazione all’inizio del cammino penitenziale, per indicarci il luogo da raggiungere. Se pongo dei gesti di conversione e di solidarietà, di rinuncia e di digiuno, di preghiera e di essenzialità è solo per poter essere libero interiormente e, così, vedere la gloria del Maestro. Siete già saliti sul Tabor nella vostra esperienza di fede? Dio ci dona – a volte – di assistere alla sua gloria. Raptim, diceva il grande Agostino. Fugacemente.
altalene al tramonto cvUn momento di preghiera che ci ha coinvolto, una messa in cui siamo stati toccati dentro, una giornata in quota in mezzo alla neve con la bellezza della natura che diventa sinfonia e ci mozza il fiato. Attimo, barlumi, in cui sentiamo l’immenso che ci abita. E il sentimento diventa ambiguo: talmente grande da averne paura, talmente infinito da sentircene schiacciati, talmente immenso da restarne travolti. È la paura che prende Pietro e compagni, è il terrore che abita Abramo prima di incontrare il suo Dio. Il sentimento della bellezza di Dio, la percezione della sua maestà ci motiva e ci spinge. Pietro lo sa: “È bello per noi restare qui”. Finché non giungeremo a credere grazie alla bellezza che ci avvolge, ci mancherà sempre un tassello della fede cristiana. Sapete perché sono cristiano, amici? Perché non ho trovato nulla di più bello di Cristo.

BELLEZZA
Dovremo forse ricuperare questo aspetto nella nostra vita cristiana, ripartire dalla bellezza. Le nostre periferie sono orrende, orrende le città, orribili le finte-vacanze che ci vengono proposte in mezzo a finti paesaggi immacolati. murales cvOrribile il linguaggio e le persone che ci raggiungono dal mondo della politica e dello spettacolo. Orribile la vita caotica e tesa che siamo costretti a vivere, sempre spronati alla concorrenza, alla lotta, alla sfida. Orribile il dolore che nasce quando l’amore esplode, quando il dolore che ci creiamo e alimentiamo, ci travolge. Abbiamo urgente bisogno di bellezza, della bellezza di Dio che è verità e bene e bontà.

LUCA
Luca coglie delle sfumature ignorate dagli altri. Ci dice che Gesù è in preghiera, mentre si trasfigura, come ad indicare che solo in un profondo cammino di interiorità possiamo scoprire la bellezza di appartenere a Dio. Ci parla del suo volto trasformato, che cambia d’aspetto: come quando si è innamorati, come quando si è felici, come quando torniamo da un’esperienza di fede straordinaria. Si vede, se abbiamo incontrato la bellezza di Dio, non abbiamo bisogno di parlarne troppo a lungo.
Gesù parla con Elia e Mosè, i profeti e la Legge, per dare pienezza alla sua rivelazione. Ma solo Luca ci dice che parla del suo esodo, della sua dipartita. Sono passati otto giorni dall’annuncio che Gesù ha fatto ai suoi discepoli riguardo alla brutta piega che stanno prendendo gli eventi e di una sua possibile morte all’orizzonte.pianto di gioia cv Oggi veniamo a sapere da Luca che proprio qui, nella gloria, Gesù riceve conferma di ciò e una chiave di lettura del dolore che sta per affrontare. Quando siamo sul Tabor capiamo che la vita reale è fatta anche di croci. Solo nella bellezza possiamo affrontare il dolore.
Sono oppressi dal sonno, i discepoli, qui come sarà poi nel Getsemani. Per vedere la bellezza di Dio dobbiamo duramente lottare, combattere, restare svegli. Oggi restare cristiani richiede uno sforzo immane, sovrumano, che solo lo Spirito ci permette di realizzare. Evitiamo di costruire delle tende per “bloccare” il Signore nel momento della gloria. Se abbiamo la gioia di vedere la bellezza di Dio è per portarla con noi nella città. Ha ragione Pietro, è bello per noi restare con Cristo. Facciamone memoria, nel deserto che stiamo vivendo.

(PAOLO CURTAZ)

Cammino di riconciliazione – Carlo Maria Martini

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Liturgia di domenica 24/02/2013 – II Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!»

L'amato - la trasfigurazione

Lc 9,28-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: l’immagine, questa settimana, può aiutarci a far entrare i ragazzi nella logica della rivelazione: Gesù non è semplicemente uno tra tanti, Gesù è colui che rende visibile Dio Padre, Gesù è la porta che ci permette di entrare nel mistero di Dio, Gesù è il volto luminoso dell’amore del Padre, Gesù è la sua Parola definitiva di salvezza.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • l’immagine, più di tante altre volte è essenziale. Sul nero dello sfondo svetta la frase e la luce proveniente da un’antica finestra. 
    • Primo passaggio: collegare quella finestra alla missione stessa di Gesù.
      – la luce della finestra richiama lo splendore raccontato dal Vangelo della Trasfigurazione: “il suo volto e la sua veste divenne candida”. Uno splendore che rende luminose le vesti, che acceca, che impedisce di guardare i volti;
      – una luce/splendore che resta nel ricordo dei discepoli e che si fa racconto. Per il narratore biblico, lo splendore, la luce sono sempre richiami alla presenza di Dio, a un evento straordinario, a una visione.
      – la luce o splendore che sia, ritorna più volta nei racconti delle visioni, sia nel Nuovo che nell’Antico Testamento: è un invito a stare sul “chi va là” e infatti, anche nel racconto di Luca, allo splendore del volto di Gesù, durante la preghiera si accompagna la presenza di Elia e Mosè e, subito dopo, la nube, segno  indiscusso, nell’esperienza biblica di Israele, della reale presenza di Dio;
      – la luce diventa simbolo della stessa esistenza terrena di Gesù. E’ lui la luce che splende nelle tenebre, è lui che svela il volto vero di Dio, il suo sogno d’amore e di salvezza per l’umanità di tutti i secoli.
      – Gesù diventa luce che splende permettendo all’amore del Padre di raggiungere pienamente ogni essere umano; è in Lui che il Padre ci salva, ci guarisce, ci perdona.
      – quella finestra a sinistra, unico punto di accesso della luce nel buio, ci dice che la vita di Gesù, in ogni parola e gesto, è stata via attraverso cui Dio è entrato nella storia e la storia è entrata in contatto con Dio.
    • E oggi? Basta sapere quello che Gesù ha fatto? E’ importante aiutare i nostri ragazzi a vivere questo secondo passaggio che, di per sé, ritroviamo nel racconto della trasfigurazione, nelle parole della voce che usciva dalla nube:”Questi è il figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”.
      – Qual è il senso dell’elezione in Israele? Cosa significa essere eletto? Provate a chiederlo ai ragazzi.
      Certamente siamo lontani da un senso di discriminazione (tra tutti, lui è il prediletto). Israele è il popolo eletto, quel popolo che il Signore ha scelto come suo popolo e con il quale costruisce una relazione. Così in Gesù l’elezione raggiunge la sua più alta manifestazione: non è però un’elezione esclusiva ed escludente: tutt’altro. Gesù è l’eletto che rende eletti, è l’amato che ci fa sentire e scoprire amati, è il figlio nel quale diventiamo figli. Questo conta! Questo deve essere intimamente compreso!
    • Oggi allora, ascoltare vuol dire vivere e far vivere. Ascoltare significa far vivere in noi ciò che Gesù ha fatto vedere con parole e opere, con segni e incontri. Ascoltare significa far vivere in noi l’amore di Dio Padre. Ascoltare significa diventare amore che fa vivere!!!
    • Oggi siamo noi, i chiamati e mandati a svelare il volto dell’amore. Oggi, proprio perché il Signore Risorto vive in noi, siamo mandati a diventare la luce di Dio nel mondo, il suo amore, le sue mani in questa storia.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme:

Tu sei il Figlio amato, Signore Gesù,
Tu sei colui che riempie la nostra vita di Dio.
Tu sei il senso più vero della nostra esistenza.
Tu sei il volto luminoso di Dio
che ci raggiunge e ci salva, ogni giorno.
Amen

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 4 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per entrare nel tempo di Quaresima e affrontare il tema delcatechisti-feb13 perdono, della riconciliazione, della misericordia di Dio
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi delle “costruzioni” che nelle varie domeniche di Quaresima serviranno per costruire il cammino verso la Croce
  • pag.16 – 19: Percorso penitenziale per coinvolgere tutti, compreso le famiglie
  • pag. 20 – 21: Scoprire la figura dell’angelo custode e costruirlo 🙂
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
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Buona domenica! – I di Quaresima – Anno C

DESERTO DEL NEGEV CV… era guidato dallo Spirito nel deserto …

Dal Vangelo di Luca (Lc 4, 1-13)
I DOMENICA di QUARESIMA – Anno C

No la vita, non è semplice, non scherziamo. Ai più fortunati può andare abbastanza bene, per gli altri, per la maggioranza, spesso si rema controcorrente, si aprono sempre scenari di crisi: quando non è il lavoro è la salute, quando non sono i figli è la fede… A volte si ha l’impressione di percorrere un sentiero sempre più impervio e quando si pensa di poter tirare il fiato, ecco che all’orizzonte compare una nuova difficoltà.  E davanti alle difficoltà siamo chiamati a fare luce, a capire, a combattere. A superare la tentazione della scorciatoia o della disperazione. Gesù, solidale con i peccatori, si è messo in fila per ricevere il battesimo. Ora entra nel del deserto, sperimenta ogni sorta di difficoltà che Luca riassume in tre parabole, tre tentazioni che Gesù affronta prima di iniziare il suo ministero.
È inevitabile combattere. Gesù ci indica il modo. E l’orizzonte verso cui muoverci.

GIU’ LE MASCHERE!
maschera cv
È giunto il tempo di deporre le maschere: quelle di Carnevale e quelle molto più impegnative che la vita ci ha cucito addosso, quelle che gli altri ci hanno messo, quelle dietro cui ci rifugiamo per paura delle scelte. Davanti a Dio, almeno davanti a lui, possiamo restare nudi senza provare vergogna.
Gesù solidale con l’uomo vuole ripercorrere il sentiero di Israele, sperimenta la fame, si lascia avvolgere dal silenzio stordente del deserto, si lascia invadere dalla luce accecante del sole che riflette i colori delle scarne rocce del deserto di Giuda. Gesù vuole scegliere come annunciare la Parola, come svelare il mistero di Dio, elabora una strategia, elabora un progetto di evangelizzazione. Fa strano, a molti, ma è così. Gesù sceglie di scegliere. La conoscenza che Gesù ha di Dio è assoluta: è il Verbo di Dio. Ma, in quanto uomo, cerca nel silenzio una risposta. Gesù entra nel silenzio del deserto per decidere quale Messia essere. Noi entriamo nel deserto della Quaresima per chiederci se l’uomo che siamo è quello che avremmo voluto diventare e, soprattutto, se assomiglia all’uomo, magnifico, che Dio porta nel cuore.

TENTAZIONI
Gesù ha davanti a sé una strada maestra, consolidata, preparata dai profeti, lievitata nel cuore di un popolo servo e oppresso da secoli da potenze straniere: il Messia vittorioso. conan il barbaro cvUn Messia muscoloso, politico, deciso, condottiero. La gente si aspettava qualcuno che magicamente risolvesse i problemi, che punisse i malvagi (sempre gli altri, ovvio) e che ristabilisse un bel governo come quello del re Davide, magari esentasse, meno rissoso dei politici che stanno chiedendo il nostro voto.
Il demonio arriva: più suadente e affascinante di tutte le rappresentazioni grottesche che ne abbiamo fatto. La sua proposta è semplice, ragionevole, scontata. Vuoi fare il Messia? Magnifico! Non esagerare, però: riguardati, affidati a un personal trainer, cura l’immagine, se non fai lo splendido nessuno ti noterà. Vuoi condividere in tutto l’umanità, sia. Ma quando vedi che la fame è troppa ricordati che sei Dio e trasforma le pietre in pane. Vuoi fare il Messia? Geniale! Ti toccherà contattare politici e sacerdoti, ragionare con loro, qualche compromesso sarà necessario. Le persone bisogna conoscerle con attenzione. Vuoi fare il Messia? Notevole! Qualche bel miracolo, Gesù, qualche segno prodigioso e vedrai che le folle si strapperanno i capelli per te! Ha ragione, il demonio. Cita pure la Parola di Dio, la conosce meglio della maggioranza di noi. Buffo: gesù the passion cvnon basta conoscere la Bibbia per fare la volontà di Dio. Gesù replica: no, non farò così.

SCELTE
E ribatte: la vita è sostanza, non immagine. Andrò al cuore delle persone, sarà il mio amore, attinto dal Padre, a scavare i solchi nelle anime. Ho scelto di essere uomo per dimostrare che Dio non è un privilegiato. Il potere è ambiguo: se da, pretende. Il potere usa le persone, io sono venuto per servire. Voglio essere libero di parlare del vero volto di Dio. Il miracolo è pericoloso: voglio che la gente ami Dio per ciò che Dio è, non per ciò che dà. Non presento il volto di un Dio che risolve i problemi, ma che li condivide.

ECCO, DIO HA DECISO
In queste parole l’essenza del suo ministero. E del suo fallimento. Gesù sarà un Messia di basso profilo, non userà nessun altro strumento se chiodo cvnon l’amore per convincere, per annunciare, per convertire. È un rischio enorme, il suo. Capirà, il popolo? Si accontenterà? Spalancherà il proprio cuore allo stupore di incontrare un Dio dimesso e fragile, un Dio adulto? La sfida è lanciata, il demonio lo lascia. Tornerà al momento giusto, nel Getsemani, per dimostrare a Gesù che si era sbagliato, che è stato un illuso, che l’uomo non cambierà mai, non sa che farsene di un Dio come lui. E per convincerlo a non farsi uccidere inutilmente.

IO
E io chi voglio essere? Cosa voglio ancora diventare? Le tentazioni si moltiplicano, la logica mondana ci assilla: appari, vinci, usa, abusa, esagera, fregatene, manipola, urla. E io, chi voglio essere? Animo, cercatori di Dio. C’è un deserto da attraversare. Lo ha fatto Dio. Lo puoi fare anche tu.

(PAOLO CURTAZ)

Un’IDEA LITURGICA per questa QUARESIMA

per acquistarlo on-line

Liturgia di domenica 17/02/2013 – I Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Non di solo pane vivrà l’uomo»

Le tentazioni

Lc 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: l’immagine punta a far uscire i ragazzi dai luoghi comuni. Di fronte a questa pagina evangelica però i luoghi comuni da superare sono di due tipi.
A un primo livello bisogna sbloccare le tentazioni dalla lettera, per cui  ci si limita  a fare solo un’applicazione superficiale rispetto alla vita.

A un secondo livello ci sono i “SE” posti a Dio… “se” che dicono i dubbi, le paure, le obiezioni. E’ importante dare voce ai “se” che i ragazzi portano in cuore, anche quegli più estremi. E’ necessario mettersi in ascolto profondo e attento senza nulla sottovalutare. La lettura di quest’immagine mira a portare Dio, nel cuore di ogni “se”.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Proiettate l’immagine, mettete un sottofondo musicale e alternando istanti di silenzio, leggete i “Se”: quelli già scritti sull’immagine e altri che avrete precedentemente preparato. I “se” devono poter dare voce a tutto quello che in noi fa resistenza a Dio.
    • le tentazioni possono essere rilette proprio alla luce dei tre se con cui il diavolo si rivolge a Gesù: “Se tu sei il Figlio di’ a questa pietra; se ti prostrerai; se tu sei il Figlio gettati”. Qual è la forza di questi se, ripetuti?
    • Nella foto i “se” ingombrano e disturbano.
    • rispetto alla frase centrale – tra i nostri se Dio si fa presenza – tutte le frasi introdotte dal se creano disarmonia nell’immagine.
    • I se creano disarmonia, disturbo, ingombro non solo nella foto, ma anche nel cuore di ognuno. Pensate alla volte in cui qualcuno nella vita si è introdotto con dei se: “E se ti avesse tradito?”; “E se fossero tutte bugie?”; “se fossi veramente sicuro di te non avresti paura”; “se la tua fede fosse forte…”. Quanti se ci raggiungono lasciandoci l’amaro nel cuore…
    • I se sono come le frasi nell’immagine: lasciano una traccia, restano incise anche se in modo diverso, non spariscono facilmente.
    • Ma chi è colui che dice a Gesù i “se”? L’evangelista Luca lo chiama diavolo. E’ nome proprio? E’ satana? E’ quell’essere mandato via dal paradiso? E’ colui che noi immaginiamo rosso, con corna e tridente? E quindi tutte le colpe sarebbero sue? Perché Gesù, come tante altre volte, non lo ha scacciato? Non sarebbe bastato un esorcismo?
    • Diavolo è ciò che divide. E’ ciò che si insinua tra noi e Dio, è ciò che mina la fiducia, l’abbandono sincero, l’affidarsi sicuro. Leggere “diavolo” non significa attribuire le colpe a quella creatura infingarda e molesta, come se il pericolo fosse tutto fuori di noi. Spesso siamo noi, con le nostre scelte di vita a costruirci molti se. I se si insinuano nei desideri, nei bisogni, in ciò che noi mettiamo al posto di Dio, nel pensare di poter contare solo su noi stessi.
    • E’ importante, a questo punto, chiamare per nome tutti i se, almeno quelli di cui siamo coscienti. Aiutate pertanto i ragazzi, guardando l’immagine, a dire i loro se a Dio. Potrebbero anche essere scritti su un cartellone, o su foglietti colorati, con cui poi costruire qualcosa.
    • Rileggete, poi tutti insieme i se, come rivolti a Dio. Se riuscite formulate una preghiera, anche semplicemente proclamandoli uno dopo l’altro, come se detti a Dio.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme:
    Signore, nei nostri se, tu sei presente. 
    La Quaresima sia tempo per scoprirti
    al centro della nostra vita. Amen

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 4 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per entrare nel tempo di Quaresima e affrontare il tema delcatechisti-feb13 perdono, della riconciliazione, della misericordia di Dio
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi delle “costruzioni” che nelle varie domeniche di Quaresima serviranno per costruire il cammino verso la Croce
  • pag.16 – 19: Percorso penitenziale per coinvolgere tutti, compreso le famiglie
  • pag. 20 – 21: Scoprire la figura dell’angelo custode e costruirlo 🙂
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Buona domenica! – V del Tempo Ordinario – Anno C

reti a riva cv… Gesù, vide due barche accostate alla sponda.
I pescatori erano scesi e lavavano le reti …

Dal Vangelo di Luca (Lc 5, 1-11)
V DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Proprio in questi giorni un amico mi ha annunciato del suo prossimo licenziamento. L’azienda per cui lavora è in grave difficoltà ed è costretta a tagliare con il personale. La batosta è arrivata durissima anche se non del tutto inattesa. Mi ha molto colpito la tristezza con cui l’amico mi dava questa notizia. Non era solo la preoccupazione di perdere il sostegno economico per lui e la sua famiglia, ma anche il senso di fallimento personale e la scoraggiato cvmancanza di slancio per il futuro. E’ davvero duro vedere che quello per cui si sono investite energie personali e tanto sacrificio, viene a mancare improvvisamente per decisioni di altri. “Che cosa faccio adesso? Non sento di avere più l’energia a 40 anni di cercare un altro lavoro di ripartire”.
Mentre mi diceva queste cose mi sono sentito piccolo e quasi in colpa. Io come prete ho il lavoro assicurato, non temo licenziamenti e non ho famiglia da mantenere. E’ davvero difficile per me capire questo dramma personale, che purtroppo sta colpendo sempre più persone in questo difficilissimo periodo della nostra società.
Questo amico mi ha quasi lanciato una sfida dicendomi: “Perché succede questo? Se c’é un Dio…devo ringraziarlo?” Ed è difficile per me trovare le parole giuste, e forse c’è poco da dire… Nelle pagine del Vangelo non troviamo risposte facili e immediate.
Credo che prima di tutto nel Vangelo troviamo una sintonia profonda che ci fa sentire meglio come il messaggio
di Gesù sia presente in quello che viviamo e soffriamo.

Nel brano di questa domenica c’è raccontato di un grosso fallimento lavorativo. La situazione di vita che fa da sfondo all’azione di Gesù è quella di pescatori che hanno le reti vuote anche dopo un lavoro duro di una notte intera. ragazza triste cvLe reti vuote di Pietro e dei suoi compagni penso siano davvero l’immagine evangelica più vicina alle reti vuote di lavoro di tanti che oggi perdono il lavoro, come il mio amico.
Luca descrive con pochi cenni la situazione di disagio esistenziale e spirituale di Pietro. Tra le righe di quel “allontanati da me che sono peccatore” pronunciate a Gesù da Pietro, ci sta il senso di fallimento nella propria vita lavorativa. Forse potremmo tradurreSignore, allontanati da me che sono un fallito e non sono, e mai sarò, un buon pescatore. Eppure Gesù sceglie proprio la barca vuota di Pietro per salire e predicare, e sceglie le reti vuote di Pietro per dare un segno miracoloso a lui e a tutti.

Gesù crede in Pietro, e gli lancia una sfida, quella di fidarsi anche se tutto sembra dire il contrario: “gettate le reti!”, anche se non si è pescato nulla in quella notte, momento più favorevole. Gesù davvero si fida di Pietro e vuole che non si fermi a rimuginare quello che è andato storto.
“Gettate le vostre reti…!” è un invito alla fiducia, è un incoraggiamento a non mollare e a credere nelle possibilità della vita e nelle proprie possibilità. mare e barca cv“Gettate le vostre reti” viene rivolto anche a noi, e a quelli tra noi che sono tentati (anche a buonissima ragione) di sedersi e perdere fiducia nel futuro. Gesù vuole compiere un miracolo nel cuore stanco di Pietro e dei sui compagni: vuole riempire di speranza e ottimismo la “rete” di vita dei primi discepoli.
Ci crediamo anche noi in questo miracolo? Crediamo che sia possibile non venir schiacciati dai fallimenti della vita? Crediamo che se anche le reti sono vuote non tutto è finito? E siamo disposti a prenderci carico gli uni gli altri di quello che ci succede? Solo in questa fiducia reciproca si scatena l’energia per non lasciarsi abbattere e per continuare nonostante i limiti e i fallimenti.

(don GIOVANNI BERTI)

Un’IDEA per questa QUARESIMA

Buona domenica! – IV del Tempo Ordinario

cantare la vita«La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza»

Dal Salmo Responsoriale (Sal 70)
IV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Incontrare Dio è come innamorarsi, partecipare ad una splendida festa. Per conoscerlo e diventare discepoli del Nazareno, però, dobbiamo fare come Luca: prendere sul serio il vangelo che non è una raccolta di pie esortazioni o un manuale di morale. Gesù non è smarrito nell’approssimazione della favola è saldamente ancorato alla storia. E la fede ha a che fare con l’emozione, certo, ma si nutre di verità.
Domenica scorsa avevamo iniziato la settimana con la scena di Gesù che, a casa sua, dopo la lettura del rotolo di Isaia, proclama solennemente l’inizio del tempo di grazia. La Parola si è compiuta, l’attesa è finita. In questi fragili tempi è bello poter dire che Dio è il per sempre presente, che ogni promessa si è realizzata. Finale commovente. Però.

RABBIA
La reazione dei suoi è feroce, rabbiosa. Perché? Ci sono molte interpretazioni. Quella che più mi convince riguarda la scelta che Gesù fa nel leggere Isaia. Tutti conoscevano quel rotolo, uomo-arrabbiato cvogni sabato, a turno, si leggevano gli stessi passi. Agli esperti di Scrittura non sfugge che Gesù tronca la frase di Isaia a metà. Il periodo conclude così: “e a predicare un giorno di vendetta per il nostro Dio” (Is 61,2).
Gesù non lo legge, lo tronca. Si ferma all’anno di grazia. Nessuna vendetta, nessun riscatto spettacolare contro gli oppressori politici. Nessun riscatto del nazionalismo ebraico. Perdono e conversione. Queste le due cifre dell’annuncio.  La Parola si è chiusa, il libro viene arrotolato. Gesù si è permesso di correggere la Parola. Questo è troppo. Chi si crede di essere questo falegname?
Gesù interagisce, cita la Scrittura, spiega come sia difficile fare i profeti in casa propria, che solo degli stranieri, come la vedova di Zarepta e Naaman il Siro, hanno saputo riconoscere profeti grandi come Elia ed Eliseo. E si scatena il putiferio.
All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità. Ma come si permette? Ma chi si crede di essere questo giovane presuntuoso? Noi sapremmo riconoscere Elia o Eliseo! Sapremmo accogliere il Messia, se Adonai lo inviasse!

SCOMODE VERITA’
Oggi parliamo di profeti inascoltati.  Oggi parliamo di come Dio sia venuto a parlare di sé e di come noi ci rifiutiamo di ascoltarlo. Le ragioni del rifiuto sono evidenti: Gesù è un Messia banale, poco spettacolare, non corrisponde ai criteri minimi di serietà del profeta standard. Peggio: non cavalca lo sdegno popolare, non invoca vendetta, stravolge la Scrittura.
Accade così anche al nostro mondo disincantato e cinico: siamo talmente impregnati di ciò che pensiamo essere il cristianesimo sacerdoti 10 cvda non riconoscere il vero volto di Dio. Cosa c’entra la Chiesa con Dio? E le tante questioni aperte in ambito etico col vangelo? E la mia parrocchia con Gesù?
Molti fratelli e sorelle sono scandalizzati dal fatto che la parola grande di Dio è consegnata alle fragili mani di discepoli spesso incoerenti. Ci fermiamo al messaggero ignorando il messaggio. Come vorrei gridare forte ai fratelli che non credono: andate al Gesù del vangelo! Non al Gesù dell’abitudine o degli stereotipi simil-cattolici! Andate alla sorgente, non lasciatevi fermare dalla nostra incoerenza! Il tesoro è custodito in fragili vasi di creta, la fontana è arrugginita ma l’acqua che vi sgorga è pura e fresca. Dio (che mistero!) accetta il rischio di affidare alle nostre balbettanti parole la sua Parola.

PROFESSIONISTI
Attenti, però, discepoli del Nazareno. Questa pagina non è rivolta anzitutto a chi non crede, ai lontani, ai sé dicenti atei. È anzitutto rivolta a noi discepoli del Risorto, a noi che frequentiamo la sinagoga, che ci sentiamo figli di Abramo.
David Maria Turoldo cvIl mondo non è diviso in chi crede e in chi no, ma in chi ha il coraggio di accogliere e chi è sclerotizzato sulle proprie convinzioni, anche su quelle belle e sante. Se perdiamo il senso della Profezia, se non ci lasciamo scuotere dal Geremia di turno, se non abbiamo il coraggio di ricordarci che, pur discepoli, siamo in continua conversione, rischiamo di allontanare Gesù dalla nostra vita e dalla Chiesa o, peggio, di buttarlo giù dal precipizio perché non la pensa come noi.

PROFETI E NO
La Chiesa necessita di profezia e di profeti, di posizioni scomode e all’apparenza irriguardose per mantenere vivo il carisma fecondoDon Tonino Bello cv del vangelo
. È bello che ancora oggi ci siano dei cristiani che, sentendo di appartenere alla Chiesa, compiono scelte di pace e di giustizia a volte estreme che richiamano tutti, cristiani in primis, alla coerenza. Guai a spegnere lo spirito della profezia!
A volte è la Chiesa intera a dover essere segno profetico nel mondo, come quando, finalmente!, assume un netto rifiuto di ogni forma di violenza e di guerra, fosse anche motivata da nobili ragioni (che quasi mai si rivelano del tutto nobili).
Nello stesso tempo bisogna distinguere i profeti dai rompiscatole. In ogni comunità c’è il polemico che si sente profeta, in ogni presbiterio il prete che assume posizioni forti. Gesù invita a mitigare la severità e la polemica mettendo al centro di ogni relazione, sempre, il bene maggiore dell’amore. Anche i profeti, insomma, devono stare attenti a non porsi fuori dalla norma assoluta del vangelo come ci ricorda con forza san Paolo. Amore che esige franchezza e richiamo, certo, ma pur sempre amore.

(PAOLO CURTAZ)

Inno all'amore - Come il buon samaritano - F. BaggioAscolta o scarica l’Inno all’Amore
di Fabio Baggio

Buona domenica! – III del Tempo Ordinario – Anno C

deciso«Ho deciso di fare ricerche accurate
su ogni circostanza…
in modo che tu possa renderti conto
della solidità degli insegnamenti
che hai ricevuto»

Dal Vangelo di Luca (Lc 1, 1-4; 4, 14-21)
III DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

La quotidianità è piena di Dio, ribolle di gioia come durante una bella festa di matrimonio, riempie il cuore di gioia come quando ci si innamora. Se la nostra fede si è pietrificata, se la nostra vita è annacquata, lo Sposo ci dona il vino nuovo della sua presenza. Con il segno numero uno, a Cana abbiano iniziato il tempo ordinario mentre i nostri media sono invasi da impetuosi fiumi di parole in vista delle elezioni, cerchiamo di lasciar illuminare le troppe parole con la Parola. Luca ci accompagna in questo compito entusiasmante che è vivere da discepoli in un mondo sempre più rabbioso e in una Chiesa sempre più in crisi.

LUCA DI ANTIOCHIA
Luca ci assomiglia: come noi proviene e vive in un ambiente lontano dalla spiritualità, come noi è sollecitato da mille stimoli, da novità religiose “alla moda”, come noi non ha mai visto dubbiGesù in vita sua, come noi (spero!) è rimasto profondamente coinvolto dalla predicazione di un ebreo di nome Paolo, giunto ad Antiochia per parlare di un tale Gesù morto e risorto, come noi si è convertito alla consapevolezza che Dio è tenerezza infinita. Leggendo Luca ne rintracciamo l’evoluzione interiore, il percorso, il carattere, così come riusciamo a conoscere le persone quando iniziamo con esse un’intensa corrispondenza. Luca è stato educato nella religione dei padri, zeppa di divinità capricciose e strane, umorali e biliose, che imitano, nel loro Pantheon, i difetti e i limiti degli uomini. Divinità lontane, incomprensibili, scostanti, messe in ridicolo dall’annuncio di Paolo. Dio è diverso, dice l’ebreo di Tarso, è un padre pieno di tenerezza, che cerca e ama ciascuno dei suoi figli. E Luca ne fa esperienza. Spinto da Paolo, dopo alcuni anni di discepolato, Luca accetta di scrivere un resoconto ordinato delle cose accadute tra le prime comunità. Storico puntiglioso e appassionato, Luca dedica molto tempo ad ascoltare i testimoni diretti e a redigere uno splendido vangelo, il vangelo della mansuetudine di Cristo, come sintetizza il grande Dante.

SERIETA’
Luca ci tiene a confermare la fede in cui è rimasto coinvolto: non sono pie favole quelle in cui ha creduto, né devote elucubrazioni. Ha dedicato molto tempo a questa ricerca e ci tiene a precisarlo. Fa bene a dirlo: neanche lui avrebbe immaginato cheda vinci, a duemila anni di distanza, saremo stati ancora qui a giocare a fare gli intellettuali smaliziati, a guardare con sufficienza le pretese di storicità dei vangeli, a scrutare con arroganza il cristianesimo, a lasciarci turbare (!) dalle affascinanti teorie di un romanziere furbetto, a preferire un cristianesimo melenso ed emotivo che corre dietro alle apparizioni private alla ragionevolezza della fede. Siamo convinti che la religione sia qualcosa di utile sì, male non ne fa, insegna il bene, ma che in fondo in fondo tutto si risolva in una innocua esortazione che non può certo passare al vaglio della storia o della scienza. Il vangelo è e resta uno splendido esempio di libro religioso, Gesù è una figura ammirevole, ma tutto si confonde: morale, favola, dottrina…
catechismoLuca scuoterebbe la testa, invitandoci a prendere più sul serio la nostra fede, a dedicare del tempo alla nostra preparazione, a renderci conto che la fede va nutrita, informata, capita, indagata. Le quattro nozioni imparate di malavoglia al catechismo sono, spesso, l’unico approccio al cristianesimo che abbiamo conosciuto.
Siamo seri: il problema è la nostra pigrizia, il problema è la dimenticanza: non ci importa della nostra interiorità, non investiamo perché in fondo non ci crediamo. Smettiamola di giocare a fare gli atei, non nascondiamo la nostra mediocrità dietro una pretesa culturale poco seria e documentata, portiamo rispetto per coloro che, davvero, hanno cercato e studiato e indagato. Come Luca. Mondo impigrito, il nostro, che affida ad altri l’analisi per poi mandare a memoria un riassunto delle conclusioni masticate dai tuttologi di turno. Vuoi veramente cercare la fede? Indaga. Cerchi davvero Dio? Informati. interrogarsiVuoi davvero dare senso alla tua vita? Fidati. Sì perché – ci ricorda Luca – la fede nasce dalla testimonianza di chi ha visto e creduto.

BUONE NOTIZIE
Gesù inizia il suo ministero nella sinagoga di Nazareth: leggendo la splendida profezia di Isaia che vede un popolo di schiavi tornare dall’esilio, il Messia proclama ufficialmente l’inizio del Regno. Si siede, come fanno i rabbini, dopo aver chiuso il rotolo delle profezie. Sono ormai realizzate. È lui che le realizza. La Parola, ora è qui. Non sarà ascoltato, lo sappiamo, allora e oggi. Ma a coloro che hanno il coraggio di fidarsi di Luca e degli altri, coloro che – sul serio – cercano risposte, le indicazioni di Gesù sono davvero una splendida buona notizia. Nonostante tutto.

(PAOLO CURTAZ)

27 GENNAIO: Giornata della memoria
Ascolta la testimonianza di Hindi Rothbart