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GP2 GenerAzioni – Come vivere?

“So che spesso vi chiedete come vivere la vostra vita, in maniera che ne valga la pena, come comportarvi per far sì che la vostra esistenza sia piena e non sprofondi nel vuoto, come fare qualcosa per migliorare la società in cui vivete cercando un rimedio ai gravi mali che essa soffre e che ripugnano alla vostra sete di sincerità, di fraternità, di giustizia, di pace, di solidarietà. So che desiderate ideali nobili, anche se costano, e non volete vivere una vita grigia, fatta di piccoli o grandi tradimenti verso la vostra coscienza di giovani e cristiani. […]

Cari amici, so per esperienza di professore universitario che vi piacciono le sintesi concrete:       

No all’egoismo;
No all’ingiustizia;
No al piacere senza regole morali;
No alla disperazione;
No all’odio e alla violenza;
No ai cammini senza Dio;
No all’irresponsabilità e alla mediocrità.
Sì a Dio, a Gesù Cristo, alla Chiesa;
Sì alla fede e all’impegno che racchiude;
Sì al rispetto della dignità, della libertà e dei diritti delle persone;
Sì allo sforzo per elevare l’uomo e portarlo fino a Dio;
Sì alla giustizia, all’amore e alla pace;
Sì alla solidarietà con tutti, specialmente coi più bisognosi;
Sì alla speranza;
Sì al vostro dovere di costruire una società migliore.

Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani
San José (Costa Rica) – 3 Marzo 1983

 

GP2 GenerAzioni – I° Sondaggio!

In tanti avete partecipato al primo sondaggio su Giovanni Paolo II e, fino a oggi, le parole più cliccate, le parole che hanno cambiato la vostra vita, che sono state motivo di incontro personale con Dio sono:

Seguendo ogni giorno il sondaggio e leggendo i vostri commenti, ho avuto la possibilità di riflettere su quanto questo straordinario Papa fosse vicino alle persone e quanto le sue parole abbiano inciso e incidono tutt’ora sulla vita di ognuno di noi.

     Ma possono solo rimanere parole?

Le parole potrebbero diventare azioni? E le azioni atteggiamenti, gli atteggiamenti un carattere e un carattere un destino?

Giovanni Paolo II ci suggerirebbe di spalancare le porte a Cristo, di prendere in mano la nostra vita, di farne un capolavoro per accendere nel mondo il fuoco del bene, del coraggio, dell’amore, dell’ amicizia, della fiducia… di DIO!

CARI GIOVANI – direbbe – SIATE LE SENTINELLE DEL NUOVO MATTINO“.

 

 

Tra note e realtà – Il negozio di antiquariato

Non si può cercare un negozio di antiquariato in via del corso
Ogni acquisto ha il suo luogo giusto
e non tutte le strade sono un percorso.
Raro è trovare una cosa speciale
nelle vetrine di una strada centrale…
Prima di partire si dovrebbe essere sicuri
di che cosa si vorrà cercare dei bisogni veri.
Allora io propongo per non fare confusione
a chi ha meno di cinquant’anni
di spegnere adesso la televisione…
Ma le più lunghe passeggiate
le più bianche nevicate e le parole che ti scrivo
non so dove l’ho comprate
di sicuro le ho cercate senza nessuna fretta
perché l’argento sai si beve, ma l’oro si aspetta

(Niccolò FabiIl negozio di antiquariato)

Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera molto particolare da un’anziana signora, una persona veramente speciale:

«Il mio medico, (mi ha scritto) qualche tempo fa mi ha parlato di una strana malattia. Non ti so dire il nome, i miei figli non me l’hanno detto. Ma ho visto tante cose nella mia vita e so distinguere la preoccupazione dalla disperazione…alla mia età si sa, la morte si aspetta. Eppure la vita è sempre più forte.
Sento di essere davanti a un bivio: da una parte, il sentiero dell’attesa, della rassegnazione, del tanto prima o poi sarebbe arrivata! Dall’altra, la via della speranza, del continuare a vivere e a scegliere ogni giorno, del non sprecare un solo attimo, del costruire fino alla fine.
E quando, quel giorno, lo incontrerò… quando incontrerò il Dio in cui ho sempre creduto, che ho sempre sentito presente, allora spero che, sorridendo, mi dica: “Vieni con gioia, amante della vita”».

Poche frasi lapidarie… ma quanta vita!

Quando le ho chiesto di poter condividere con voi queste righe, la sua voce, al telefono mi dava l’impressione tanto della perplessità quanto della sorpresa.
«Perché?» mi ha chiesto, «E’ un tesoro» le ho risposto.
E’ stata qualche secondo in silenzio e poi mi ha detto:«Non è un tesoro… E’ solo la mia vita.  Scrivi pure, se credi possa servire, ma non dimenticare di dire che la vita e la morte nessuno di noi può sceglierle».

C’è però una cosa che possiamo decidere: come vivere!

                           di suor Mariangela fsp

Guarda il video

GP2 GenerAzioni – Descrizione dell’uomo!

Ogni volta che leggo o ascolto il testo della poesia di Giovanni Paolo II, Descrizione dell’uomo, mi vengono in mente le parole del Beato Giacomo Alberione (fondatore della famiglia paolina):

“Semina un pensiero, raccoglierai un atto;
semina un atto, raccoglierai un’abitudine;
semina un’abitudine, raccoglierai un carattere;
semina un carattere, raccoglierai un destino”.

Giovanni Paolo scrive: “Semplicemente lavora. Abbi fiducia“…
ed è come se dicessimo: “Semplicemente SEMINA…“.

Ci siamo mai chiesti come e cosa “seminiamo” in noi stessi, negli altri, nel mondo?
Ecco, oggi, abbiamo la possibilità per farlo!!! 

 

DESCRIZIONE DELL’UOMO

Vi sono trame aggrovigliate.
Se provi a districarle senti che insieme ad esse dovresti strappare te stesso.
Ti basti allora guardare, cercare di capire,
non addentrarti pervicace che non abbia ad inghiottirti l’abisso:
è soltanto l’abisso del pensare, non è l’abisso dell’essere.
L’essere non assorbe, ma cresce e lentamente si tramuta in sussurro:
questo è il pensiero impregnato d’esistenza
TU, l’UNIVERSO, DIO.
Inversamente, senti come tutto alle gambe t’afferra
l’essere si riduce ad un punto, e il pensiero, come steppa, inaridisce.
Semplicemente lavora, abbi fiducia.
Ed entra in te solo quel tanto che ti renda cosciente del tuo orgoglio
e questo è già umiltà.
Sorveglia piuttosto la volontà.
Un prepotente sfogo dei sentimenti viene solo di rado
e a Dio non giunge.

(Giovanni Paolo II)

 

GP2 GenerAzioni – Sondaggio!

Le parole cariche dell’infinito di Dio, del papa che tutti abbiamo amato, oggi risuonano forti come allora!
Parole che hanno cambiato la nostra vita.
Parole che hanno parlato a più generazioni.
Parole che hanno toccato il cuore trasformandolo in un cuore di carne.
Parole che ci hanno fatto piangere e sperare in un mondo migliore.
Parole che hanno risposto alle nostre domande più nascoste e intime.
Parole che hanno scosso il nostro agire quotidiano.
PAROLE CHE CI HANNO PERMESSO DI INCONTRARE DIO! 

Quali sono, allora, le parole di Giovanni Paolo II che porti ancora dentro di te? 

 

Buona domenica!


«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello»

Dal vangelo di Matteo (Mt 18, 15-20)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  Anno A

Non è facile vivere da discepoli in questi nostri tempi oscuri. In una società formalmente cristiana a prevalere e ad orientare le scelte non sono i valori che derivano dal vangelo ma una mentalità egoistica e piccina. Per accorgersene è sufficiente paragonare il sentire comune con le parole di Gesù. E vedrete quanto siamo distanti dal Vangelo!
Alcuni penseranno che, almeno riguardo al peccato, noi cattolici siamo molto preparati. Abbiamo passato secoli a vedere il peccato ovunque, lo abbiamo analizzato, studiato, sezionato, come si può dire che non conosciamo a fondo il peccato? Anzi, molti, ancora oggi, identificato il cristianesimo come una religione morale, che ci dice cosa è il bene e cosa è il male e la Chiesa come un’autorevole istituzione che ha il principale il compito, in questi tempi confusi, di ribadire cosa è peccato.
Questa è una visione semplicistica che rischia, come di fatto è successo, di produrre un effetto elastico: tanto più ci si è concentrati sul peccato nel passato, quanto più oggi nessuno considera peccaminose le proprie azioni.
Una società non educata alla libertà diventa una società anarchica, che rivendica la libertà di provare ogni emozione, che fa diventare la coscienza del singolo l’unico metro di giudizio. Oggi, ad essere onesti, per sentirsi veramente colpevoli bisogna essere almeno serial-killer! Tutto il resto: l’egoismo, la corruzione, il pettegolezzo, la violenza verbale, la calunnia, la pornografia, sono manifestazioni della libertà personale. Molti ancora pensano che un atto sia peccaminoso perché così Dio ha stabilito. Sbagliato: nella Bibbia si dice che un peccato è male perché fa del male. Dio non punisce il peccatore: il peccato ci punisce, facendoci precipitare in un abisso di falsa felicità. Ma, certo, per vedere le ombre occorre che ci si esponga alla luce della Parola. Nel cuore dell’uomo alberga la falsa idea di un Dio che punisce, che giudica, che controlla. Gesù è venuto a liberarci da questa immagine demoniaca di Dio raccontandoci il volto di un Padre che desidera fortemente il perdono. Perdono che è dono gratuito, possibilità offerta, occasione di rinascita. E il discepolo condivide questo perdono. Perdono che, nella miope prospettiva odierna, è visto come una debolezza.
Quanto è difficile perdonare! Ci vuole del tempo, una forte fede, una profonda conversione per perdonare chi mi ha fatto del male! Quanto, in televisione, vedo un giornalista (idiota) che si avvicina al famigliare di una vittima chiedendo se perdona l’assassino del figlio mi sento salire la rabbia: è una cosa seria il perdono! Ci vuole tempo e pazienza per costruirlo, non è un’emozione buonista, ma una adulta scelta sanguinante! È possibile perdonare, dice il Vangelo.
Se noi, discepoli del Misericordioso, non sappiamo avere misericordia, chi mai ne sarà capace? Il criterio del Vangelo è pieno di amorevole buon senso: ti voglio bene al punto che, dopo aver pregato, ti chiedo di interrogarti sui tuoi atteggiamenti. La franchezza evangelica è un modo concreto di amare, di essere solidali, anche con durezza, come ha fatto Gesù con la Cananea e con Pietro.
Nelle nostre comunità abbiamo bisogno di scoprire questo modo concreto di intervenire, di prendere a cuore il destino dei fratelli, senza nasconderci dietro un ipotetico rispetto che non ci interpella e lascia il fratello nella propria inquietudine. Non è ciò che Dio chiede ai suoi discepoli: essere profeti di un modo diverso di amare e di perdonare? Se davvero il Rabbì ci ha cambiato la vita, ha cambiato anche il modo di vedere gli altri e di occuparmi degli altri. Proviamo?

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione guarda il power-point:

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Buonadomenica_Speciale GMG/Testimonianze

Cari amici,
ora ritornerete nei vostri luoghi di dimora abituale. I vostri amici vorranno sapere che cosa è cambiato in voi dopo essere stati in questa nobile città con il Papa e centinaia di migliaia di giovani di tutto il mondo: che cosa direte loro? Vi invito a dare un’audace testimonianza di vita cristiana davanti agli altri. Così sarete lievito di nuovi cristiani e farete sì che la Chiesa riemerga con vigore nel cuore di molti. Quanto ho pensato in questi giorni a quei giovani che attendono il vostro ritorno! Trasmettete loro il mio affetto, in particolare ai più sfortunati, e anche alle vostre famiglie e alle comunità di vita cristiana alle quali appartenete.

Benedetto XVI
Angelus Aeroporto Cuatro Vientos di Madrid

La parola a…

Giuseppe, 21 anni, Napoli

Raccontare di un’esperienza che da subito si è rivelata unica e ricca di emozioni differenti non è sicuramente facile; ancora più difficile è se questa esperienza si chiama Giornata Mondiale della Gioventù, l’incontro dei giovani cattolici con il Papa.
Già dall’arrivo al seminario di Nola (NA), diocesi con la quale il nostro gruppo (suore Paoline) è partito, nell’aria si respirava l’inizio di qualcosa di speciale, di qualcosa che avrebbe donato tante perle, da condividere e da trasmettere poi ai tanti che sono rimasti a casa.
Come tutti, prima della GMG a Madrid siamo stati ospitati da una delle diocesi spagnole: la regione Campania, la diocesi Milano e alcune del Piemonte sono state accolte dall’arcidiocesi di Barcellona, per i “giorni d’accoglienza”, durante i quali abbiamo iniziato a respirare l’aria internazionale che ha caratterizzato poi tutta la GMG: alla messa internazionale al Forum di Barcellona eravamo oltre 20.000 giovani, provenienti da più di 60 paesi: che emozione vedere tutti quei giovani pregare nelle loro lingue e con le loro caratteristiche e simboli lo stesso Dio, il Dio di Gesù Cristo. A fianco a noi c’erano giovani provenienti da Francia, Germania, Zimbabwe, Polonia, Slovacchia, Cosa d’Avorio, Australia, Canada…e tanti altri, anche da paesi dove non c’è libertà religiosa o dove i cristiani sono una minoranza, come in Cina, in Myanmar e in Siria; e allora tante domande ti percorrono e ti interrogano sulla forza dello Spirito Santo, che continua a soffiare su questa Terra e a dare coraggio ai tanti giovani che ogni giorno rischiano la propria vita per il Vangelo.
A Barcellona ci siamo dedicati un po’ anche alla visita della città, con una passeggiata sulle Ramblas e un giretto nella bella “Boqueria”, un bellissimo mercato dove i tanti colori della frutta e dei dolciumi hanno attirato i nostri occhi e i nostri palati, invitandoci ad assaggiare frullati e frutta fresca, e anche a bere un buon bicchiere di Sangria, la bevanda alcolica tipica della città spagnola.
Tra concerti, feste, visite turistiche e celebrazioni eucaristiche, i giorni di Barcellona sono trascorsi molto velocemente, ma hanno lasciato già tante tracce e tanti volti nei nostri cuori, con la certezza che la capitale Madrid e il Santo Padre ci stessero aspettando per un appuntamento davvero unico ed indimenticabile, che molti di noi aspettavano da anni.
I nostri giorni a Madrid, condivisi con la Famiglia Paolina, sono stati caratterizzati, oltre che dalle catechesi e dagli “eventi ufficiali” con il Santo Padre, dalla bellissima esperienza della Tenda della Palabra, uno stand allestito all’interno dell’Expo Vocational nel Parco del Buen Retiro. Nella tenda, oltre alla possibilità di conoscere il carisma della Famiglia Paolina, era possibile accostarsi alla Sacra Scrittura, con la possibilità di scegliere un rotolino della Parola di Dio in oltre 10 lingue. Come esprimere gli sguardi e i volti delle migliaia di giovani passati sotto la tenda? Per molti di loro ricevere quel rotolino era davvero un regalo inestimabile, e per questo ringraziavano più volte e si sentivano di ricambiarti con un piccolo ricordino del loro paese.
Noi giovani partiti con le Figlie di San Paolo “eravamo stati pensati” per raggiungere i giovani italiani ma, di fronte a quella moltitudine di genti, come limitarsi solo ai nostri connazionali? Ed allora ecco che, certi della forza dello Spirito Santo, ci siamo avvicinati a moltissimi giovani di tutte le nazionalità, valorizzando al massimo le poche parole che conoscevamo nelle varie lingue, e facendoci aiutare dalle suore Paoline delle varie nazionalità.
E, come in una Pentecoste, con il linguaggio dell’Amore (e anche con quello del corpo) in molti ci seguivano e ci cercavano nel parco, per “ritirare” quel rotolino della Parola di Dio che offrivamo ai passanti, pensato come un momento di incontro personale con Cristo; vicino la tenda c’era un grande cartellone dove era possibile lasciare un messaggio ai tanti giovani che erano rimasti a casa, ma che erano in collegamento con noi attraverso la pagina Facebook Giovani & Vangelo e il blog Cantalavita: dopo solo un paio d’ore, abbiamo dovuto applicare un nuovo cartellone, visto che in tantissimi scrivevano i loro messaggi, pensando ai coetanei che li aspettavano nelle loro parrocchie e nei loro paesi.
Come tutti, anche noi GEP, ogni mattina ci siamo diretti nella parrocchia più vicina alla tenda (anche se per trovarla per le strade di Madrid abbiamo rischiato di ascoltare una catechesi in cambogiano!) per ascoltare i vescovi catechisti sui temi proposti: sia mons. Diego Coletti che mons. Bruno Forte hanno sottolineato, con stili e linguaggi diversi, come valga la pena donare la vita a Cristo, l’unico che dà vera salvezza e vera redenzione, sottolineando anche le caratteristiche dell’identità di un cristiano giovane del terzo millennio.
Tra grande commozione ed ansia di incontrare il Santo Padre e i milioni di giovani, siamo partiti per l’aeroporto di Cuatro Vientos, accolti da un caldo che ha messo a dura prova il nostro fisico e la nostra resistenza, provata anche dal forte temporale della notte che, per circa un’ora, si è abbattuto su di noi e sui nostri accampamenti improvvisati all’inizio della veglia. Ma anche lì, la forza della nostra preghiera e la tenerezza del Papa ci ha fatto superare la difficoltà e ci ha aiutato a concentrarci sulla veglia. Quando abbiamo sentito le parole “il Papa è orgoglioso di voi” grida di commozione ed entusiasmo hanno coperto anche la tempesta e i fulmini, e hanno dato il via al coro caratteristico di questa GMG: “Esta es la joventud del Papa”.
Una è forse la parola che può riassumere il discorso del Papa nella Messa di Invio, ed è testimoniare, sempre, comunque e dovunque, l’incontro personale che ognuno di noi ha fatto con Gesù Cristo e il suo Vangelo. Nella “Messa di invio”, il Papa ha benedetto anche i crocifissi che erano nella sacca del pellegrino, “segni dell’amore di Cristo e della nostra fede; predicate Cristo e questo crocifisso; è Lui la forza e la saggezza di Dio”, e li ha simbolicamente consegnati ai due milioni di giovani lì presenti, veri missionari del Vangelo.
Tanti sono i semi e le perle che questa GMG ha lasciato in ognuno di noi, che abbiamo vissuto questo evento ecclesiale in modo differente e con diversa intensità; una sola certezza., che è emersa anche dai saluti con i giovani del resto del mondo accomuna tutti: ci vediamo a Rio de Janeiro 2013, per rivivere un’esperienza così forte di comunione ecclesiale e di incontro con il Vangelo!

In breve:

Enrica, 17 anni, Veglie (LE)

Cari amici, vi scrivo per rendervi partecipi di alcune delle innumerevoli emozioni da me provate durante la JMJ a Madrid.
Sono partita portando nel cuore un po’ di paura dato che questa era la mia prima esperienza all’estero così importante: l’incontro di milioni di giovani cattolici tra loro e con il papa. Posso dirvi però che nella valigia del mio cuore la voglia di incontrare Gesù e di mettermi alla sua sequela insieme agli altri giovani provenienti da ogni parte del mondo mi ha portata a vivere intensamente ogni momento e a gustarlo come se fosse un dono di Gesù per me. Penso che la perla più preziosa che Dio mi ha consegnato sia stato il sentire la sua vicinanza e toccare con mano la sua bontà.
Sono partita per la JMJ come una dei GEP (Giovani Evangelizzatori Paolini) e in quanto tale ho cercato, nel limite delle mie possibilità, di annunciare le meraviglie che il Signore compie in noi quotidianamente. Voi mi chiederete: come? Consegnando ai tanti giovani, italiani e non, dei rotolini che contenevano frasi di Vangelo e attaccando alle loro magliette un adesivo con su scritto: MIHI VIVERE CHRISTUS EST.
Ho fatto esperienza di quello che Gesù dice: date e vi sarà dato! Un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio, una bandiera, una spilletta, una maglietta, un rosario, un braccialetto, etc: tutto questo ho ricevuto come segno tangibile della fede che mi fa sentire parte di un’unica Chiesa assieme ad un francese, un inglese, un australiano, un tedesco, ecc. Vi sembrerà strano, ma per fare qualcosa a volte basta soltanto crederci con tutte le forze. In mezzo al parco del Retiro, sotto la Tienda de la Palabra, la mia bocca ha incominciato a parlare una lingua diversa dalla mia, magari un po’ sgrammaticata, ma capace di comunicare la mia fede. Sapete come si chiama questo lingua? AMORE!
Mi è capitato più volte di sentire dalle mie amiche che forse sarebbe stato meglio guardarla da casa la veglia a Cuatro Vientos risparmiandosi la paura dei fulmini, la pioggia, il vento… ma non sarebbe stata la stessa cosa e Dio non mi ha lasciata sola, anzi, al risveglio da quella notte un po’ insolita, il cielo sereno, l’aria fresca e lo sguardo un po’ perso, stanco ma felice delle mie compagne di avventura mi hanno commosso.
Nella celebrazione eucaristica finale non è stato possibile distribuire a tutti la Comunione e non vi nascondo che in quel momento ero molto delusa: non poter ricevere Gesù Eucaristia mi rendeva triste. Ma Dio è grande e non mi ha fatto mancare nulla: un sacerdote infatti ha concelebrato nel settore D1 (il mio) ed è riuscito a far arrivare a tutti il Corpo di Cristo. Mi è sembrato di essere in mezzo ai discepoli quando chiedevano a Gesù il pane per sfamare le folle e Gesù compie la moltiplicazione dei pani e dei pesci. E’ con questa immagine che vi lascio la mia più cara convinzione: Dio non ci abbandona mai. Bisogna fidarsi di lui e saremo firmes en la fe.

Chiara, 25 anni, Salerno

Che bella esperienza questa GMG!
Ogni volta che ci riunivamo per pregare
mi venivano in mente tutti gli amici che,
per un motivo o per un altro, non erano potuti venire con me
e una preghiera era sempre per loro.
Sono felice di aver condiviso la mia esperienza
in diretta sotto la Tenda della Parola,
sul blog Cantalavita, su Facebook, nell’intervista con Radio Pope-up
proprio per i giovani che sono rimasti a casa
e che in questo modo hanno potuto avere comunque la GMG a portata di clik!

Myriam, 16 anni, Veglie (LE)

Cari ragazzi, purtroppo anche la GMG, come ogni altra cosa si è conclusa.
Un’esperienza indescrivibile, con i suoi pro e i sui contra, ma che ha lasciato tanto nel cuore di tutti noi.
Uno dei momenti più emozionanti per me è stato la Veglia con il Papa  proprio perché aveva iniziato a piovere ma nel momento dell’esposizione Eucaristica la pioggia è cessata.
Poi non dimenticherò il risveglio la domenica mattina a Cuatro Vientos assieme a tutti gli altri giovani di diverse nazionalità e la celebrazione della Messa.
Impossibile dimenticare che mentre tanti giovani non hanno potuto accostarsi all’Eucaristia,   nel nostro settore un sacerdote ha concelebrato la Messa e distribuito l’Eucaristia. Mi sono commossa!
Grazie alla GMG mi sento più ricca nella fede e pronta, certa dell’amore di Dio.  Auguro a tutti quelli che non hanno partecipato di avere, prima o poi, la possibilità di partecipare a questo importante evento e di diffondere la Parola di Dio nel mondo.

Margherita, 26 anni, Agrigento

«Forti nella fede, forti nella fede,
camminiamo in Cristo nostro amico, nostro Signore.
Gloria sempre a Lui! Gloria sempre a Lui!
Camminiamo in Cristo, forti nella fede».
Sono le parole del ritornello dell’Inno della GMG 2011 in italiano, che continuano a risuonare come una dolce melodia nel mio cuore e mi fanno ritornare in mente i tanti occhi e volti, i tanti sguardi e sorrisi incrociati nei giorni scorsi. Quanti giovani provenienti da tutto il mondo tutti li per Lui e con Lui per condividere una grande e unica festa.
Dire che è stata una bella esperienza per me è poco, per me è stata un’esperienza unica, forte, meravigliosa e indimenticabile.
Grazie Signore Gesù per questa opportunità che mi hai dato e che ci hai donato, perché ci hai permesso di ritrovare, di riscoprire la tua infinita bellezza! accompagnaci nel nostro cammino, aiutaci a vivere radicati e fondati in Cristo e saldi nella fede. Grazie perché sei sempre con noi. Grazie di tutto!

Mariastella, 21 anni, Veglie (LE)

Entusiasmo, gioia, energia… ma anche malinconia, ansia, attesa, preoccupazione… tutto questo provavo alla vigilia della partenza per Madrid per la mia prima GMG. L’idea di rimanere 15 giorni lontana da casa, dalle comodità del mio mondo tranquillo mi agitava, ma era la sfida che ho lanciato a me stessa… e sono soddisfatta perché sento di averla affrontata al meglio.
Sono tante le occasioni in cui ho sperimentato la provvidenza divina. Ci sono stati momenti in cui lo sconforto, la stanchezza fisica, le difficoltà sembravano prevalere… bastava poi poco però per riaccendere la grinta e la voglia di farcela, di vivere appieno questa esperienza meravigliosa. Una carezza, una mano tesa, un sorriso, erano sufficienti a farmi ripartire più carica di prima.
Porto nel cuore questo mondo di gesti, di serenità, di silenzio; avrò vivo dentro di me per sempre il linguaggio dell’amore che permette di comunicare senza intoppi con persone di diverse razze e culture accomunate però dalla fede. Radicati in Cristo, saldi nella fede: queste sono state le parole che mi hanno guidato durante la GMG e che mi ripropongo di far mie anche al ritorno alla “vita normale”!
In questi giorni ho fatto cose mai sperimentate prima. Ringrazio tanto Dio per avermi dato la forza di affrontare tutte le difficoltà. Ora gli chiedo di rimanere fedele, di continuare anche nella mia quotidianità a testimoniare la forza del Suo Amore, l’abbondanza della Sua Grazia, la bellezza della Sua Bontà e del Suo perdono. È proprio questa speranza, questo sapere di essere amati così come siamo, al di là delle nostre fragilità, delle nostre debolezze umane che crea in noi giovani la fiducia in noi stessi e negli altri e la volontà di costruire un mondo migliore anche se tutto ciò che ci circonda sembra impedirlo.
Ho scoperto una grande gioia e non posso tenerla solo per me: ognuno di noi non è mai solo ed è amato in tutto se stesso, soprattutto nei suoi limiti, perché ognuno di noi è prezioso agli occhi del Signore e vale più di tutti i tesori.

Eugenia, 39 anni, Aversa (CE)

Mi piace condividere con voi una frase che sua Ecc. Mons. Bruno Forte ha detto nella sua catechesi:
«Se c’è una formica nera su una pietra nera in una notte nera Dio la guarda e la ama».
Bellissima! ci fa capire la grandezza di Dio e questo per me è stata la GMG.
Vedere tanti volti, sorrisi e sguardi di giovani venuti da tutte le parti del mondo,
tutti per una sola fede e l’amore per un solo Signore.
Durante questa grande festa dei colori della fede,
lo Spirito ha operato con forza creando tra i giovani comunione e solidarietà,
e sicuramente Dio ha agito in ognuno di noi sconvolgendo un po’ le nostre aspettative.
Sono sicura che i frutti saranno abbondanti nella vita di ognuno e nel popolo spagnolo.

Elisa, 17 anni, Veglie (LE)

Ciao a tutti! Questa è stata per me la prima GMG dove ho operato come una dei GEP (Giovani Evangelizzatori Paolini).
A Madrid abbiamo vissuto una grande festa e comunione con i partecipanti venuti da ogni parte del mondo. Attraverso questa esperienza sono tante le cose che mi sono rimaste impresse ma quella più importante è che ho compreso la forza della Chiesa, soprattutto quella dei giovani e della loro grande e viva fede che va oltre i confini del mondo.
La GMG è stata per me un impegno personale ma viverla insieme ad altri è stato ancora più emozionante; è stato bello condividere le fatiche e le gioie del percorso, portare i pesi gli uni degli altri, offrirsi un po’ di sostegno, un sorso d’acqua, un pezzo di pane.
Porto nel cuore la gioia dello scambio di piccoli ricordi con ragazzi di altre nazionalità e custodisco la condivisione della fatica fatta per raggiungere il luogo della veglia… non so bene quanti eravamo in quel prato… vedevo tanti nuovi volti tutti per uno scopo sentir parlare di Gesù. Ed è stata proprio questa la perla che ho ricevuto: Gesù non è un bene per noi stessi, ma il bene più importante da condividere con gli altri.

Tutti a Madrid con un click/Foto

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DSC07193DSC07191DSC07182DSC07220DSC07234Alla catechesi col vescovo Mons. Coletti
Alla catechesimessaggi e disegnini lasciati sul posterAntonio, Milena e il piccolo, ivanSr Gabriela dalla Germania e Sr Felicita da Roma Dalia e il piccolo IvanSe non ritornerete come bambini... e anche i bambini prendono un rotolino della Parola di Dio
Messaggi internazionalisarà una linguaccia ;-pDSC07149DSC07145Ragazze provenienti dalla Franciasi continua a scrivere

Incontri, catechesi, balli, preghiera… e tanta gioia durante questa GMG!!!

Queste foto possano catapultarvi ancora di più a Madrid con un click!!!

Con te o senza di te, fa differenza? – 19 agosto/A Madrid con un click!

“Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?

Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? 

E come lo annunceranno, se non sono stati invitati?

Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi  di coloro

 che recano un lieto annuncio di bene!”  

San Paolo ai Romani 10, 14-15

Con te o senza di te fa differenza? Qualcuno, forse, potrebbe obiettare: dipende dal “te” di cui stiamo parlando!

Ma se io mi riferissi a te! Proprio a te che stai leggendo… e a tutti gli altri te e me che popoliamo il mondo… cosa risponderesti?
Con te o senza di te, in questa storia… fa differenza?
Il tuo sì o il tuo no… il tuo “aspettiamo domani”… fa la differenza?

Se questa storia, non fosse solo lo scorrere del tempo, ma storia di dono, di amore, di salvezza nella quale Dio ci chiede di entrare, di vivere, di portare ciò che di prezioso lui stesso ci ha donato… allora te lo richiedo: il tuo Sì o il tuo No… o il tuo “aspettiamo domani…” fa la differenza?

Rileggiamo insieme il versetto con cui questo post si apre, tratto dalla lettera di san Paolo ai Romani. Rileggiamolo al nostro cuore, tirandolo fuori da eventuali stati soporiferi, rileggiamolo dicendo al nostro cuore: “Vai, continua ad avanzare! Non stancarti di amare, vivi oggi il Vangelo di Gesù!”

Nel cuore, mentre scrivo, risuona con forza: “Siamo servi inutili… abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. Eppure non la sento in contraddizione. Siamo servi non necessari… senza di noi la storia della Salvezza non termina la sua corsa. A nessun uomo Dio ha consegnato il potere di bloccare la salvezza… ma sicuramente a ognuno di noi Dio ha dato la possibilità di arricchire, con il suo personale Sì, la storia del suo amore  per ogni creatura.
In noi vivono doni, che ci sono stati consegnati come piccoli semi… sta a noi seminarli, difenderli, portarli a maturazione e renderli pane che sfama.
I semi-doni, chiusi nel sacco per anni, marciscono nell’umido deposito delle nostre coscienze.
I semi-doni, seminati, corrono tutti i rischi a cui la storia li espone: carestia ossia non valorizzazione da parte di altri; tempesta ovvero “mi sento usato/a da tutti!”; gelo e freddi alias la solitudine e l’incomprensioneeppure solo l’essere seminato, coperto dalla terra, l’essere in balìa dell’inverno, permette al seme di germogliare con i tiedipi raggi della della primavera e dare frutto nel caldo sole dell’estate. Così è per la nostra vita, i nostri doni, ciò con cui il Signore ha arricchito e reso unica la nostra vita.

Sono questi i doni attraverso cui, grazie al Sì personale di ognuno di noi, Dio arricchisce la storia del mondo e dell’umanità. Sono questi i talenti che il Padre ci mette tra le mani perchè il suo amore diventi più visibile, toccabile, concreto nella vita di tutti i suoi figli e nostri fratelli.

E’ proprio per questo motivo che il nostro Sì non è indifferente… non lo è per Dio che investe in fedeltà e non lo è per l’umanità che perde un’occasione per essere raggiunta dal suo amore.
Il nostro NO, il nostro eterno temporeggiare non lascia indifferenti… forse accontenta noi, almeno apparentemente, ma  non Dio, né l’umanità.  Se così fosse vorrebbe dire che la nostra vita è un caso e che i nostri doni sono doni insignificanti, utili a niente. Ma non è così!!!
“Andate!” – dice Gesù ai suoi discepoli. “Andate e annunciate! Andate e raccontate quanto il Signore ha fatto per voi! Andate e guarite, battezzate, indicate a ogni uomo, la via di Dio!” Questo diceva ai suoi discepoli, a tutti coloro che hanno scelto e chiesto di restare con lui, di imparare da lui, di ascoltare lui.

Doni dati, vita resa preziosa e unica: così Dio ci ha formato! E siamo un prodigio… ma lo siamo per esserlo, non per lasciarci sfiorire con il tempo, con le delusioni, con l’irrefrenabile voglia di essere sempre al centro di qualcosa.

Il nostro Sì: questo aspetta Dio e questo aspetta il mondo. Perchè solo nel Sì detto con amore e radicalità, l’amore diventa vero, toccabile e concreto… il suo amore per noi e tra noi.

Centinaia di migliaia di giovani, in questo momento si stanno lasciando interrogare da un Vangelo che tocca e scomoda, da Dio che dice: “Vai, annuncia il Regno, testimonia la presenza di Dio nella tua vita”. Ed è lo stesso Vangelo che valicando ogni frontiera, raggiunge te e dice: “Vai! Esci dalle tue certezze costruite, dai tuoi muri di difesa e racconta quanto Dio ha fatto per te! Vai e testimonia, oggi il suo amore”.

Dio è con noi! E’ per noi è con questo straordinario mistero che dobbiamo incontrarci! Ascoltiamo con il cuore e facciamo scendere in profondità quanto san Paolo scriveva ai Romani:

Rm 8, 31-35. 38-39

Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

L’amore di Dio, in noi. L’amore di Dio per noi. Il suo amore con noi, ogni giorno, per sempre.
Come renderlo concreto verso gli altri? Come colorare il mondo del suo amore? Come far Sì che la il Vangelo diventi vita nella nostra vita?

Domani, saremo invitati a partire con tutti i giovani e ad andare verso il luogo dell’incontro con il Maestro Eucaristia. A vegliare insieme, pregando; a vivere il nostro pellegrinaggio del cuore. Ma oggi dobbiamo scegliere, ognuno personalmente, un atteggiamento da vivere, perchè oltre questo pc c’è un mondo reale che vive, che soffre, che chiede di incontrare Dio. Come portare lì il Vangelo? Qual’è la mia e tua concreta risposta a Dio, oggi?

Prega con il video: ANNUNCIAMO IL VANGELO

 

Per un maggiore approfondimento, per ascoltare un vox populi relativo al valore del Vangelo oggi, clicka su Passi verso Madrid 

Una Via tra le vie – 18 agosto/A Madrid con un click!

“Io Sono la Via, la Verità e la Vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fiducia in Dio e abbiate fiducia in me”… e la raccomandazione continua: “Vi prenderò con me, non vi lascerò, dove sono io sarete anche voi”

E tutto l’umano che è in noi, di fronte a queste parole urla: “Come Signore? Come continuare ad avere fiducia in un mondo che spesso ci porta all’asfissia, ci toglie l’anima, o ci chiede di scendere a compromessi? Quali vie percorrere per non perdersi? Dove andare per trovare la felicità?”. E’ questo per noi, il suono di quella domanda che sulla bocca di Tommaso suonava così: “Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”. Il dubbio, il timore è lo stesso… conoscere, sapere, gestire.

Ma la risposta, rispetto alle nostre molteplici soluzioni è una! Non vie, ma la Via… questa occorre seguire. Non ci sono infinite possibilità, ma un’unica proposta: il Vangelo da ascoltare, seguire e trasformare in realtà. Già… perchè il Vangelo non è carta morta, ma viva. Non è libro, ma persona. Il Vangelo è la straordinaria notizia, sempre attuale, del Dio PRESENTE nella storia di tutti, nella vita di tutti e perciò, anche nella TUA.

I migliaia di pellegrini presenti qui a Madrid, oggi riflettono sulla grande necessità dell’essere radicati in Cristo, o forse meglio, del lasciarsi radicare in lui. Avete presente la bellissima parabola della casa sulla Roccia? Ebbene, così, dice Gesù, dovrebbe essere la nostra vita: radicata, fondata, costruita sulla roccia della sua Vita e della sua Parola. La nostra vita come una casa solida che non crolla, anche se sbattuta dagli imprevisti e impetuosi venti degli eventi e situazioni che ci sconvolgono ogni giorno. La nostra vita una casa su cui noi investiamo tempo ed energie per costruire solide fondamenta.

Cari amici, mi permettete di uscire dalla poesia della metafora? Mi permettete di andare oltre e arrivare al concreto?

Tutti i giorni penso a quella casa, alla mia vita, e mi chiedo se le sue fondamenta siano realmente sulla roccia – Gesù… Me lo chiedo perché non posso e non voglio ignorare che costruire richiede sforzo, tenacia, determinazione. Me lo chiedo perché non posso ignorare che le prospettive a cui questo mondo ci abitua sono più comode, flessibili, adattabili al nostro umore e desideri, mentre la roccia è una, dura, forte… e richiede lavoro costante.

La sabbia… tutti quei compromessi, aggiustamenti, gratificazioni, appagamenti, vie possibili da seguire, almeno per un po’ e poi poter lasciare a cuor leggero… giustificandoci in nome delle libertà e di una felicità sempre cercata e forse mai veramente sperimentata.

La roccia… una, dura, forte, fedele, sicura… la roccia-radice che trattiene a sè, non molla, non lascia andare, non respinge al mittente. La Roccia che a causa di quella casa in costruzione viene colpita, ferita e perde parte di sè, perchè le fondamenta siano radicate in modo solido… e allora andiamo di nuovo fuori metafora.

La casa: la nostra vita costruita sulla roccia.

La Roccia: Gesù Cristo colpito, spezzato, ferito perché la nostra casa diventi solida e fondata su di Lui.

Non so quanto ci pensiamo… quanto realmente pensiamo alla nostra vita spirituale come a una linfa che da Dio passa a noi, come alla sua stessa vita che noi riceviamo grazie alla sua passione, morte e risurrezione. La Roccia si spezza mentre in essa vengono edificate le fondamenta e così casa e Roccia diventano un’unica cosa. Ma è sulla roccia che la casa viene costruita e non prima… adeguando la roccia a se stessa.

Fermiamoci ora! A questo punto e riascoltiamo con gli orecchi del cuore la Parabola, detta oggi a noi come nuova… come se fosse la prima volta…

 Lc 6, 46-49

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande”.

Ribadisco: è sulla roccia che la casa viene costruita e non prima… adeguando la roccia a se stessa. E’ la Roccia-Gesù a essere la Via da seguire. Non esistono modi per adeguare il Vangelo a noi, sarebbe solo strategie di compromesso, capaci di illudere noi stessi e altri.

Una è la Via… tra le vie, molteplici e possibili, UNA è la Via della Vita, della gioia vera, della felicità che non muore, della vita che può generare vita, dell’amore che può salvare, donare perdono, ricominciare.

Oggi ognuno di noi chieda a se stesso: quale via, Signore, mi chiedi di vivere? La tua Via è concretezza di amore… Perdono? Pazienza? Attesa? Dono gratuito? Generosità? Fiducia? Fedeltà?

“La tua Via diventa atteggiamento reale da vivere, Signore, suggerisci al mio cuore cosa vivere, come vivere, come costruire Vangelo ogni giorno”

E sia questa la nostra preghiera, oggi!

Guarda il video: RADICATI E FONDATI IN CRISTO

 

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