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Alla porta del cuore – 16 agosto/A Madrid con un click!

Siamo a Madrid… il giallo e il rosso colorano la città, i volti, le strade… i cuori!!!

Ci siamo cari amici, la GMG 2011 è ufficialmente iniziata. Qui i giovani pellegrini stanno arrivando… migliaia e da tutte le nazioni della terra! E’ una straordinaria esperienza di vita, di fede, di entusiasmo. Vorremmo che ognuno di voi potesse guardare con i nostri occhi, per scoprire i volti stanchi per i lunghi viaggi e per  i grandi zaini a spalla, ma felici di esserci, felici di poter vivere, qualcuno per la prima o forse ultima volta, la Giornata Mondiale dei Giovani.

Vorremmo che questo inizio fosse straordinario per tutti, anche per voi!
Vorremmo che quanto di più prezioso sarà distribuito in questi giorni possa raggiungervi e segnare anche la vostra vita.
Vorremmo che  il Signore Gesù possa bussare alle porte del nostro cuore e trovarci pronti per spalancare e far riempire di luce anche quegli spazi più oscuri, che in questi anni, mesi, o in questo tempo le situazioni hanno offuscato, annebbiato, ferito…

Alla porta del cuore c’è il Signore, che per noi si fa Parola di Vita, acqua rinfrescante e rasserenante. Lui, la Parola di libertà, che sola può ridonarci la pace del cuore, la vita in pienezza, la gioia che non tramonta è alle porte del nostro cuore e bussa.

Aprire significa scomodarci!
Aprire è lasciare che Lui entri in noi, sconvolgendo piani e progetti.
Aprire è correre il rischio di farsi sorprendere da una nuova luce, da una libertà immensa, dalla vita vera.
Aprire è permettere al Signore Risorto di seminare nel nostro cuore il seme della sua Parola.
Aprire è far sì che lo Spirito non trovi in noi ostacoli che impediscano al seme di germogliare.

Il nostro cuore è il nostro terreno. I nostri affetti, la memoria di ciò che abbiamo vissuto, le nostre energie, i sogni e le delusioni sono il nostro terreno… e non esiste terreno senza di noi, non c’è terreno buono senza una nostra scelta, non ci può essere terra che accoglie il seme senza il nostro Sì interiore e deciso a Dio; ma sempre e comunque c’è Lui, il Signore, che semina ininterrottamente nella nostra vita e lo sta facendo anche in questo momento.

Provate a fermarvi un attimo!

Caro/a amico/a blogger, anche tu, come noi a Madrid fermati un attimo e, sotto questa tenda virtuale, apri la Sacra Scrittura. Ascolta con il cuore il Vangelo di oggi…

Matteo 19, 23-30

Gesù allora disse ai suoi discepoli: “In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: “Allora, chi può essere salvato?”. Gesù li guardò e disse: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile“.
Allora Pietro gli rispose: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?”. La rigenerazione del mondo è la fase gloriosa del regno dei cieli, alla fine dei tempi. Le dodici tribù indicano la Chiesa, popolo della nuova alleanza; gli apostoli sono i patriarchi di questo popolo.
E Gesù disse loro: “In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.”

C’è una risposta anche per te? Sottolinea la Parola di Dio, cerca quale parola, oggi,  il Vangelo vuole regalare alla tua vita… cercala lasciando che per qualche istante il Vangelo parli… ascoltalo!

Poi… guarda il video PAROLA&VITA che ti proponiamo e prega con la preghiera conclusiva.

Preghiera conclusiva

Signore Gesù, Maestro buono,
oggi le tue Parole risuonano come un rinnovato invito alla fiducia.
Quante volte in questo tempo ho pensato all’inutilità di ogni sforzo.
Quante volte davanti hai fallimenti ho mollato la presa…
ho creduto che fosse meglio lasciar perdere tutto, anche te!
Ma oggi mi dici: “Quello che è impossibile all’uomo è possibile a Dio”.
Aiutami a credere!
Aiutami a ricominciare!
Aiutami a fidarmi, di più, con più radicalità,
senza rimettere in discussione i Sì già pronunciati.

Signore Gesù, da ricco ti sei fatto povero;
da Dio ti sei fatto uomo per arricchire noi, per renderci figli amati:
aiutaci a vivere della tua povertà,
a scoprire il senso vero del lasciare perché chiamati verso orizzonti più grandi.
Signore Gesù, la tua povertà ci insegni a investire la vita
per fare del nostro cuore la casa della vera Ricchezza.
Amen.

Radicati e fondati in Cristo! Uno… due… tre passi insieme verso Madrid!_1°Passo

Unoduetre passi verso Madrid

1°Passo: Radicati in Cristo

di Suor Mariangela Tassielli


La Giornata Mondiale è per i giovani di tutto il mondo un appuntamento importante per riattivare la fede, per testimoniarla al mondo, per scoprirsi parte di una grande Chiesa in cammino.

Tre passi verso Madrid è il percorso di preparazione immediata che proponiamo a tutti coloro che desiderano preparare il cuore per quello che a Madrid sarà uno straordinario incontro con Dio.

I tre passi potranno essere compiuti attraverso un percorso multimediale (vox populi, schede di riflessione, preghiere visualizzate) proposto e pubblicato sul sito www.paoline.it nelle seguenti date:

La prima tappa è online!!! Non ti resta che cliccare su www.paoline.it!!!


GP2 GenerAzioni – Diffondere la luce!

Se i discepoli di Cristo sono veramente “il sale della terra“, se la Chiesa si presenta come un “cibo sano” per la società, allora essa è anche la luce di cui parla il Vangelo, la luce “che si mette sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa“.
Con il battesimo, ognuno ha ricevuto un cero la cui fiamma è stata accesa al cero pasquale: è il simbolo del dono della luce, luce che viene da Cristo, luce che è Cristo stesso.
A voi, figli e figlie battezzati il compito di diffondere questa luce, come viene fatto nella notte di Pasqua, per annunciare al mondo la speranza e la salvezza che Dio gli dona.
La vostra missione è dunque di portare la luce di Cristo.
Per fare questo occorre che la persona del Signore vi sia familiare grazie alla preghiera personale e comune; essa deve esservi ben conosciuta grazie all’approfondimento della fede. Continuate anche a sviluppare le strutture comunitarie che favoriscono una vita fraterna e calorosa. Dovete ancora consolidare la vostra identità cristiana e non dovete temere di manifestarla con parole e azioni, quali individui  e quale Chiesa“. 

Tratto dal libro
Il Vangelo di Giovanni Paolo II

Chi ha detto che i giovani non cercano Dio? – Ferrara

Chi ha detto che i giovani non cercano Dio?

A Ferrara, nella comunità delle Figlie di San Paolo (suore Paoline), per un venerdì pomeriggio al mese, alcuni ragazzi di un liceo si sono incontrati  per pregare, imparare e condividere quello che la Parola di Dio suggeriva loro.
Per i giovani, tra i 15 e i 19 anni, è stata una possibilità di incontro e nuove conoscenze, poiché non tutti provenivano dalla stessa classe e di confronto sul modo di vivere quotidianamente la fede anche a scuola. La diversità di età e di esperienze non ha fatto altro che arricchire il dialogo.
A guidare gli incontri sono stati un sacerdote diocesano, Nikki e Veronica, postulanti delle Figlie di San Paolo. 

Le animatrici raccontano…

I ragazzi e i giovani hanno una gran voglia di ascoltare qualcuno che gli parli di Dio, che gli racconti la propria esperienza religiosa, che gli spieghi il senso del Vangelo, e che desiderano condividere tra loro tutto questo!
Ovviamente per capirlo è necessario ascoltarli, interpellarli, preparare qualcosa per loro, mettersi in gioco e sporcarsi le mani con un po’ d’impegno ma i risultati sorprendono.

Questa almeno è l’esperienza che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi.

A volte pensiamo che servano gli effetti speciali per stupire e conquistare i più giovani, ma abbiamo smentito anche questo… In questi momenti, infatti, non abbiamo fatto niente di straordinario ma, con serietà e gioia, abbiamo pregato, cantato, letto la Parola di Dio, provato a spiegarla a volte con qualche video o testimonianza e a calarla nelle nostre vite quotidiane. Abbiamo ragionato e condiviso. Questi appuntamenti hanno dato ampio spazio alla riflessione e favorito un confronto tra i giovani sulle questioni più rilevanti della loro fede: Parola, Preghiera, Risurrezione. Ci siamo accorti che quello che forse cercano è una fede in Dio che si trasforma in amicizia e coerenza perché Gesù, che si è fatto uomo per noi, ci ha mostrato che è possibile.

L’ultimo incontro è stato particolarmente efficace.
Il tema era: quale personaggio sei sotto la croce?
A Partire da una selezione di scene tratte dal film The Passion e da alcuni brani del libro Io c’ero di Michele Casella, ci siamo interrogati: e se io fossi stato presente sul calvario alla crocifissione di Gesù, come quale personaggio mi sarei comportato? Una curiosità ci ha spinto: provare a sentire, vedere, vivere ciò che avevano sentito, visto e vissuto quegli uomini sotto la croce.
L’autore del libro, infatti, dice: «I personaggi biblici diventano voci non solo di ieri ma di sempre, e quell’uomo giusto, mai citato col suo nome, Gesù, diventa paradigma di un’ingiustizia che prosegue senza fine. Voci che si udirono sotto la croce ma che rivivono sotto ogni croce. E non possiamo pensare che non siano fatti nostri. Perché c’eravamo tutti noi in Lui sulla croce».
Noi abbiamo ascoltato le voci di Giuda, Maddalena, Pilato, Simone di Cirene e Maria che si ritrovarono coinvolti nelle vicende di un certo Gesù di Nazaret e, più precisamente, nel momento della sua insolita crocifissione. Tanti nomi sono costretti a rivivere per sempre quell’attimo di quel giorno. Come non immedesimars
i in alcuni di costoro? La maggior parte dei ragazzi si sono immedesimati in Simone di Cirene: in fondo, hanno evidenziato, «noi non eravamo interessati a condividere la nostra storia con Gesù ma, grazie a qualcuno che ci ha coinvolti, abbiamo sperimentato che, anche se dobbiamo portare la croce, farlo con Lui, il figlio di Dio, ne vale la pena!»
Di fronte alla passione di Gesù non possiamo rimanere indifferenti: la Croce ci interpella, ci domanda un parere, ci obbliga a prendere una posizione. Ci vincola alle nostre scelte, ci incatena alle nostre decisioni. Non possiamo dire: non m’interessa. Il gesto della croce non è immediatamente immaginabile, non è evidenza pura. Appare come una promessa non mantenuta. Dobbiamo prima accogliere e contemplare questa esperienza e domandarci il perché della morte, di “quella” morte, per arrivare poi alla risurrezione. È possibile tutto questo? Bisogna prima accettare un dono della fede: solo accogliendo questo “regalo” complicato possiamo affrontare lo spettacolo della croce, senza però fermarci lì; la croce non è più il capolinea delle nostre esperienze! Ed è necessario fare una riflessione: a partire dal dono della fede arriviamo a capire, ma soprattutto ad accettare come buone per noi, parole come risurrezione, vita dopo la morte, fino ad arrivare a traguardi per noi inimmaginabili.

 (Veronica Bernasconi & Anne Dominique Ramos, postulanti Figlie di San Paolo)

Ma i protagonisti, cosa ne pensano?

« L’esperienza di venerdì l’ho trovata molto utile ed interessante. Infatti mi ha permesso di vedere tutto sotto un’altra prospettiva, sotto un’altra luce. Mi sono immedesimata in Simone di Cirene, in Maddalena e anche in Pilato. Ho “capito” le loro sensazioni e le loro scelte, anche se non ho condiviso quelle di tutti. Inoltre è stato utile anche come “confronto” di varie idee. Infatti tutti i partecipanti a quest’incontro esprimevano il loro pensiero sinceramente, senza fingere di essere più “buoni” di quanto in realtà non lo fossero! La consiglio come esperienza soprattutto nel periodo di Quaresima! »

Maria 

« Io sono andata agli incontri e mi sono piaciuti molto, sono stati ben ideati e sono riusciti a parlare della religione, della Chiesa e della figura di Gesù in modo libero e interessante. L’idea del video dell’ultimo incontro mi è piaciuta molto, mi ha aiutato a vedere le cose da un nuovo punto di vista che non avevo preso in considerazione prima. Inoltre è bello poter condividere le proprie opinioni e confrontarsi con ragazzi e ragazze all’incirca della mia età ».

Irene 

« Per me è stato molto interessante e molto originale… E soprattutto per me è importante che anche chi non crede possa dire la sua senza sentirsi giudicato dato il luogo di incontro! È una bella immagine di accoglienza e fratellanza proprio come dovremmo fare noi ogni giorno!

 Chiara

Ho trovato questi incontri molto interessanti, nonostante non sia stata presente al secondo incontro… Il primo, sull’importanza della parola, mi è piaciuto molto, perché mi ha ricordato quanto importante sia il suo uso e allo stesso tempo quanto sia delicato… Il terzo è stato certamente più coinvolgente, perché ci ha dato l’opportunità di identificarci con un personaggio particolare, permettendoci anche di presentarci agli altri servendoci di un esempio!… e bello il montaggio del filmato, mi è piaciuto davvero molto!!

Margherita 

Molto interessante istruttivo! Ho conosciuto lati diversi della passione che non conoscevo!

Giulia 

Gli incontri mi sono piaciuti perché ci hanno fatto riflettere su problematiche odierne e attuali, c’è stato anche un confronto tra noi ragazzi che ha evidenziato i nostri comportamenti in comune, e le nostre differenza. Abbiamo conosciuto nuovi amici!

Silvia 

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2011: Testimoni nell’era digitale

GIORNATA DEL GRAZIE
Ricordando i doni del Signore

di M. Rosaria Attanasio

In questo articolo proponiamo la «Celebrazione di ringraziamento» di fine anno catechistico, si possono invitare tutte le persone impegnate in cammini di fede, i ragazzi con i loro genitori. Ogni gruppo prepara una preghiera di lode e di ringraziamento al Signore e un cartellone in cui esprime, anche visivamente (con immagini, collage, foto…), il grazie al Signore per un momento particolare o per il periodo liturgico vissuto con maggiore intensità e partecipazione.
Il catechista introduce la “Giornata del Grazie“: È bello ritrovarsi tutti insieme, qui, oggi, per fare memoria e lodare il Signore dei doni di grazia che ci ha elargito nel nostro cammino di fede realizzato quest’anno, a livello di gruppi e di comunità parrocchiale. Se ciascuno dovesse narrare l’opera compiuta dal Signore nella sua persona e per suo tramite non basterebbe il tempo… Lasciamo che il nostro cuore esprima, nel coro comunitario, anche il suo grazie «personalissimo». Iniziamo cantando la realtà più significativa e importante per noi: «l’amore che viene da lui» e «la gioia di scoprirsi suoi figli, amati da lui». A questo punto si procede con un canto di festa.
Si prosegue con una preghiera: Padre, Dio di amore e di misericordia, a conclusione di questo anno catechistico, come il lebbroso samaritano guarito che ritorna da Gesù per dire il suo grazie, anche noi ci rivolgiamo a te, riconoscenti per tutto l’amore che ci hai comunicato, per la fede che hai fatto crescere in noi, per la speranza gioiosa che hai infuso nei nostri cuori e per averci resi segno del tuo amore verso gli altri. Il nostro cuore è colmo di gioia ed esultanza per ogni tuo dono e, soprattutto, perché tu stesso ci guardi e ci ami. Rendici sempre attenti al tuo amore, perché lo comunichiamo a tutti. Te lo chiediamo per Gesù, nostro Signore e Maestro e nello Spirito Santo.
La celebrazione del “Grazie” continua con la lettura del Vangelo di Marco (4,26-32).
Dopo la lettura del Vangelo seguita da un momento di silenzio, si propone un esame di coscienza, è il catechista a guidarlo: verifichiamo il nostro percorso di fede, per cogliere se abbiamo sempre ascoltato e attuato la Parola che ci è stata donata e le proposte offerteci. Consideriamo, inoltre, quali orientamenti il Signore ci indica per l’estate, per evitare dispersioni e continuare a vivere in un clima di ascolto e di fedeltà a lui e alla sua Parola, diventando segni del suo amore e «riparo» per gli altri.
Dopo un canto di ringraziamento l’incontro continua con un gesto di condivisione: ogni gruppo si reca davanti all’altare, se si è in chiesa, o in un punto centrale, se si è in altro luogo, per presentare l’esperienza significativa riportata sul cartellone (che si lascia, poi, in un luogo visibile) e proclamare la preghiera. Dopo ogni presentazione si può cantare il ritornello del canto di ringraziamento, si lascia uno spazio di silenzio perché ogni partecipante esprima il suo grazie personale al Signore per quanto gli ha donato.
A questo punto è il catechista a guidare una preghiera di ringraziamento come la seguente:

Padre nostro, grazie perché ci hai
sostenuti e guidati in quest’anno di catechesi;
grazie per i frutti che sono nati, di quelli già evidenti
e di quelli che, ancora nascosti, stanno
maturando nel cuore di ogni persona.
Insegnaci a compiere la tua volontà sempre, per
realizzare il tuo progetto d’amore e sperimentare
la gioia profonda che tu vuoi donarci.
Noi desideriamo cercare ciò che piace a te perché
sulla terra regni la tua pace, la tua giustizia,
il tuo amore. Per questo ci impegniamo a lavorare
intensamente per custodire la creazione e utilizzare
ciò che tu ci hai consegnato, per la tua
gloria e a vantaggio di tutti.
Ti chiediamo di guarirci interiormente;
di liberare il nostro cuore
da ogni risentimento e rancore
e di essere misericordiosi come lo sei tu
con noi, per essere davvero «tuoi figli»,
nel tuo Figlio Gesù, e costruttori di pace. Amen.

Uno dei genitori presenti può ringraziare con questa preghiera:

Dio Padre, Figlio e Spirito Santo,
grazie per la vostra presenza costante
nell’esistenza nostra e dei nostri figli,
e per l’orientamento al bene e alla vita.
Voi, che siete comunità
unita dal flusso costante dell’Amore
e generatrice di Amore, regnate nelle nostre
famiglie, perché l’amore circoli, per stabilire rapporti
di comprensione, perdono, pace solidarietà,
condivisione e aiuto reciproco.
La prossima estate ci consenta di valorizzare
ogni possibilità di incontro, per crescere insieme
e sperimentare il vostro amore. Amen.

E infine tocca ad un ragazzo proclamare una preghiera di ringraziamento:

Signore, grazie perché tu cammini accanto a me e mi guidi. Sei con me in ogni momento, ti siedi vicino a scuola, giochi con me a casa, in palestra…
Donami di saperti riconoscere nelle persone che mi stanno accanto.
Fa’ che ti lasci entrare nella mia vita ogni giorno e la domenica, vivendo la
gioia della comunione forte con te, per comunicarti a tutte le persone che incontro. Amen.

Si conclude l’incontro con la benedizione e un canto finale.

Questi e molti altri suggerimenti anche per l’estate per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Maggio 2011 clicca qui

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Campo online_Triduo Pasquale 2011/3° giorno

Venerdì Santo 22 Aprile 2011: …e nella notte Dio c’è!!!

Preghiera di lode

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Al Giordano e sul Tabor il cielo si apre e parla: sul Calvario una cortina di tenebra spessa si frappone fra l’amore del Padre e lo sguardo del Morente. La cattiveria è la bestemmia che sfigura la faccia del Padre, e ci impedisce di vederlo. Come non c’è l’amore verace verso Dio senza la carità verso il prossimo, così non è facile l’accesso fino a lui se il prossimo non ci mostra un segno qualsiasi della divina bontà. Il di là è troppo lontano se non ci viene un po’ vicino di qua. Se tutte le mani si chiudono, se tutti i cuori si serrano, se nessuno mi guarda, se nessuno mi bagna con un bacio le labbra deserte di tenerezza, come potrò riconoscerti, o Signore, come Pane, come Amore, come Pietà? «Padre, perdona: non sanno…» Così tu vinci la nostra tristezza. Ma io sono cattivo e se tu non presti a qualcuno di qui le tue braccia perché mi sorreggano, non riuscirò a scorgere il sorriso della tua infinita bontà

(P. Mazzolari, Tempo di passione)  

Riflessione

L’esperienza della croce è esperienza di dolore e dolore umano in tutto e per tutto. Non c’è poesia sulla croce, non c’è simbolo o metafora, c’è carne ferita, trafitta; c’è carne condannata. Non ci sono vie di mezzo la croce è esperienza di solitudine, di amarezza, di delusione, di sofferenza. È esperienza assurda e tremenda per tutti coloro che la vivono:

per i discepoli, che vedono morire come un ribelle, colui che aveva annunciato loro parole di pace, di riconciliazione, di perdono, di amore.

per Gesù, che sente tutta la sua umanità squarciarsi sotto la flagellazione, che viene accusato dalle Parole di quella legge mosaica che lui stesso aveva difeso.

È facile per noi oggi, ritagliarci un posto al di fuori della scena e valutare, condannare, giudicare le posizioni. È facile sentirci prossimi alla sofferenza di quel Gesù crocifisso, di circa 2000 anni fa.
… in fondo tutto gli era contro. Le sue parole, su quella croce, avevano perso ogni senso, ogni significato.

A buon diritto i farisei lo condannarono… nella loro prospettiva era nemico dell’ordine precostituito.
Comprensibilmentei suoi discepoli se ne tennero lontani: erano delusi, impauriti, amareggiati… E hanno visto, loro come noi! Abbiamo visto il figlio dell’uomo morire e il figlio di Dio credere.
Su quella croce c’era lui. Su quella croce c’era tutta la realtà umana segnata da una fisicità attaccata, tradita, sfregiata… 

Era buio per tutti e anche per lui. Era notte per Giuda, per i discepoli, per il centurione e anche per lui.

Quando Filippo ti ha chiesto: «Mostraci il Padre e ci basta» tu gli hai risposto: «Filippo, chi vede me, vede il Padre». Ma oggi, in questo nostro venerdì, in quel venerdì, noi te lo chiediamo, ti fronte alle tante croci, davanti alla tua croce ti chiediamo: «Signore, Gesù, crocifisso risorto, mostraci il Padre. Dalla croce facci vedere il suo volto, la sua presenza, la forza del suo amoreFacci scoprire dov’è il Padre nelle tante croci umane, nelle sofferenze innocenti, nelle morti ingiuste (come se potessero esisterne di giuste), nei figli non tornati, negli occhi smarriti di bambini inermi… Facci vedere il Padre e la forza reale del suo amore e ci basterà».

Questa è la nostra più forte domanda, l’abbiamo fatta talmente nostra da trasformarla da preghiera in rimprovero contro un Dio eccessivamente silenzioso nel dolore, troppo distante quando il male stringe in gola, forse decisamente invisibile ai nostri occhi solo umani.

Ma per Gesù è stato così?

Quel “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”… Non urla, non disperazione, dalla sua bocca, ma la forza travolgente di una fiducia proclamata fino in fondo. Non c’è distanza tra lui e il Padre, ma relazione. Non silenzio, ma relazione… il Padre c’è e Gesù lo invoca. Nell’estremo dolore, Gesù ci mostra il Padre… e ce lo mostra presente.

Nella notte Dio c’è… nel buio Dio c’è… nel silenzio c’è, nella solitudine c’è. È la sola verità che il crocifisso annuncia dall’alto della croce. In ogni notte, in ogni morte umana, in ogni angolo di oscurità e dubbio, in ogni spazio di incredulità e timore, Dio è il Presente.

CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2011: Una comunità che accoglie


ASCOLTARE E VIVERE LA PAROLA

di M. Rosaria Attanasio

 

Per realizzare un vero percorso di conversione e di trasformazione interiore e di vita, e per accogliere sempre più Gesù nella propria esistenza, è fondamentale far assaporare ai fanciulli (ma anche a tutti) «il gusto buono e bello» della parola di Dio: una Parola di vita che ci raggiunge nel profondo del nostro essere e del nostro cuore e ci risveglia alla vita e all’amore, consentendo di rinnovarci ne di lasciare quanto in noi c’è di egocentrico, rivolto soltanto ai nostri interessi, per aprirci all’Altro e, quindi, agli altri nell’amore.
Prima di iniziare con la lectio, percorrere con i fanciulli o i ragazzi  l’iter proposto alle pagine 18-19 di questo numero di Catechisti Parrocchiali,  per riflettere e prendere coscienza della forza dirompente della parola di Dio che, per la potenza dello Spirito, diventa evento, realtà:
nella creazione;
nella storia di salvezza;
in Gesù che è la Parola stessa del Padre;
in noi per dono e grazia di Gesù;
nella Chiesa, tramite l’annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la vita di grazia dei discepoli di Gesù.
Questo iter si può realizzare per ogni evento suggerito, dieci minuti all’inizio dell’incontro di catechesi.
Si consiglia di utilizzare un metodo, per aiutare a entrare nella Parola e accoglierla.
Risulta molto valido quello, messo a punto da padre B. Standeart, che prevede cinque momenti (noi lo riduciamo a quattro) con la proclamazione dello stesso brano e l’accensione, ogni volta, di un cero: è suggestivo per i fanciulli e i ragazzi, in quanto segue una sua ritualità e risulta leggero e coinvolgente.
Per costoro è bene ripresentare il brano in modalità diverse, per evitare che risulti ripetitivo.
È bene far cogliere che, quando ascoltiamo la Parola, dobbiamo renderci attenti a Gesù che ci parla, vuole comunicarci qualcosa di sé e introdurci nella sua amicizia.
Per ritmare il percorso si può scegliere un canto dedicato all’Annuncio della Parola.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi e per lo schema relativo alla Lectio Divina nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Febbraio 2011 clicca qui

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RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2011 – Dossier Fortezza

VIENI NEI NOSTRI CUORI

di Alessandra Beltrami

In questo articolo riportiamo un pò di suggerimenti da poter utilizzare in un momento di preghiera che ha come perno centrale il dono della Fortezza.
Come primo passo, è opportuno preparare adeguatamente il luogo dove dovrà avvenire l’incontro di preghiera: collocare in un posto centrale, su un tavolino o un leggio, la Bibbia, con accanto un cero acceso e un cestino vuoto.
Su un tavolo, a parte, si sistemano alcuni cartoncini a forma di cuore e pennarelli per permettere ai ragazzi di scrivere.
Si può cominciare questo momento con un canto sullo Spirito Santo. (F. Buttazzo, Vieni, soffio di Dio, Paoline, Roma 2005)
A questo punto il catechista introduce l’incontro con una presentazione del dono della Fortezza: Lo Spirito di fortezza è il dono con cui il Signore allarga gli orizzonti del nostro cuore e ci dona un coraggio nuovo; ci consente, infatti, di vincere le paure, che spesso ci impediscono di progredire nella via del bene. Apriamo, nella preghiera, i nostri cuori, invocando lo Spirito Santo, per ascoltare con fede la parola di Dio ed essere riempiti di un alito di speranza.
Segue un altro canto di invocazione allo Spirito Santo: Vieni, Santo Spirito di Dio.
Il momento centrale dell’incontro può essere sottolineato con l’ascolto della Parola con la Lettera di san Paolo ai Romani 5,1-5.
Dopo l’ascolto della Parola, il catechista spiega ai ragazzi il senso del momento di preghiera: L’amore di Dio, attraverso l’intervento dello Spirito Santo, è riversato nei nostri cuori e li trasforma da timorosi a impavidi, da deboli a coraggiosi. Quando nella vita arriva una difficoltà o un rifiuto da parte degli altri, c’è il rischio di rimanere bloccati, scandalizzati e turbati. Ricordiamoci, allora, di chiedere con fede al Signore il dono della fortezza, perché consoli e rinfranchi il nostro cuore e ci doni entusiasmo, coraggio e forza per agire.
Dopo un tempo di silenzio, utile per poter assaporare la parola di Dio, si prosegue con un piccoo gesto per sottolineare il momento importante: si consegna un cartoncino a forma di cuore a ogni ragazzo e si invita a scrivere una preghiera di ringraziamento al Signore, che non fa mai mancare il suo aiuto.
I cartoncini, quindi, si collocano nel cestino predisposto, e si canta:  “Quando lo Spirito vive in me” (oppure un altro canto per invocare lo Spirito Santo).
Poi si ridistribuiscono a caso i cartoncini con le preghiere e ognuno prega ad alta voce la preghiera ricevuta.
A ogni intervento, si risponde: Grazie, Signore, per i tuoi doni.
I cartoncini dei cuori si possono incollare, alla fine dell’incontro, su un cartellone, dentro il disegno di un grande cuore, da affiggere nella sala della catechesi.
Si conclude l’incontro con una preghiera e con un canto finale:

Spirito Santo, Signore Dio,
ti prego di donarmi umiltà e coraggio.
L’umiltà per conoscere i miei limiti,
dosare le mie forze, così da comprendere
i limiti degli altri e accettare le loro capacità.
Donami, però, anche il coraggio di scegliere,
per non fermarmi a piangere su di me,
per affrontare le sfide che la vita mi pone davanti.
Tu, che sei l’Amore tra il Padre e il Figlio,
dammi il dono di amare,
anche quando questo comporta
fatica e sacrificio.
Sii tu, in tutte le situazioni difficili,
la mia forza e la mia roccia.

Canto finale: Prenderemo il largo

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Gennaio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni clicca qui

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Parabolando – Per una fede che diventa vita – La preghiera/4

Domenica 23 gennaio, nella comunità delle Figlie di San Paolo (Paoline) di Napoli, Viale dei Colli Aminei, si è tenuto il terzo incontro di formazione e spiritualità per giovani dai 17 ai 30 anni: Parabolando – Per una fede che diventa vita:

«Ciao ragazzi! Che bell’incontro ho vissuto domenica, ma l’avrei dovuto capire già dal tema: la preghiera! Abbiamo iniziato la nostra giornata con una dinamica dove ognuno doveva rappresentare nel modo che preferiva, il proprio modo di pregare. I miei compagni hanno scelto di realizzare dei disegni o dei fumetti, io ho preferito una piccola scenetta di muto con cui ho reso in pochi minuti il mio modo di pregare durante la giornata, sempre di corsa e, beh, inutile scendere nei particolari si sa bene com’è la vita di un universitario… Nella scenetta sono stati solo due i momenti in cui facevo vedere che rallentavo: nella Messa giornaliera e nella riflessione sulle letture, in cui finalmente mi sedevo e prendevo la Bibbia tra le mani. Dopo questa divertente dinamica abbiamo iniziato la preghiera, quella ‘vera’ stavolta , che abbiamo concluso con la visione di un videoclip sulla preghiera realizzato sulla canzone Perdonami di Enrico Boccadoro. Dopo, con la catechesi di suor Mariangela, abbiamo riflettuto sul brano del Vangelo di Luca 18, 1-8. Sì, proprio il brano della vedova importuna; il brano che mostra i frutti della richiesta costante e che mi ha scatenato molti interrogativi di cui alcuni proprio in merito all’ultima frase: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Finita la catechesi, dopo uno spazio di riflessione personale, siamo andati nella vicina parrocchia per la Messa e poi abbiamo pranzato, dividendo ciò che avevamo portato. A seguire abbiamo vissuto un simpatico e “giocoso” momento di fraternità e distensione. Nel primo pomeriggio ci siamo riuniti nella cappella grande del convento che per l’occasione abbiamo trovato… completamente al buio! Solo la lampada del Santissimo Sacramento brillava, e questo non certo perché le Paoline avessero voluto improvvisamente risparmiare sulla corrente, ma perché la cappella raffigurava simbolicamente un po’ noi stessi prima di metterci a pregare. La presenza del Signore è in noi, costante e luminosa, ma per illuminare tutto il nostro essere, il signore ha bisogno del nostro desiderio di metterci in comunione con Lui. A volte possiamo essere sconfortati dal fatto di “non sentire la sua presenza”, la sua fiamma in noi può essere affaticata dal peccato… questo è possibile, ma sapete cosa c’è dopo una caduta? La volontà di rialzarsi, di chiedere aiuto, il sussurrare a denti stretti ma pieni di fiducia: “Signore aiutami tu”. Invocata la presenza del Signore tramite lo Spirito saremo sempre e immancabilmente inondati dalla sua presenza calda e luminosa. Provate ad immaginare la cappella in penombra con la luce del Santissimo a rischiarare un po’ il Tabernacolo. Appena ci siamo messi a pregare, appena in noi è comparsa la volontà di entrare in rapporto col Signore, ecco che la luce si è fatta davvero strada nelle tenebre e tutto si è illuminato! Cappela compresa! Interiormente, ma anche visivamente ed emotivamente mi sono sentita davvero figlia e amica di Dio. In quel momento di luce, accompagnato da un canto, è stato esposto il Santissimo Sacramento ed è iniziata l’Adorazione: il modo migliore per raccogliere la giornata e deporla ai piedi di Cristo. Non vi nascondo che gli ho affidato anche tutti voi che seguite le nostre esperienze e condivisioni. Chissà, magari la prossima volta sarai proprio tu che ora leggi a condividere come hai vissuto la tua giornata con il gruppo giovani ».

Chiara – Salerno