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CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2012 – L’AMORE HA PRESO DIMORA FRA NOI

Catechisti Dic12

IL BAMBINO ESCLUSO
Perché nessuno gioca con me?

di Franca Feliziani Kannheiser

«No, tu non giochi con noi!», dice Mauro, spingendo via Simone dalla fila. «Non ti voglio vicino a me», sussurra Laura alla compagna, ben attenta a non farsi sentire dal catechista. Anche nel nostro gruppo può accadere che un bambino sia escluso dai compagni, per motivi che spesso sfuggono al catechista. A volte il meccanismo di esclusione si è già instaurato prima dell’inizio della catechesi, a volte si genera nel gruppo stesso, dove il bambino è preso di mira da un compagno, che ha maggior influenza sugli altri, o dove lui stesso manifesta comportamenti giudicati «strani» dagli altri.
bambino

Il bambino impopolare è escluso dai giochi, non è scelto nella formazione delle squadre, nessuno vuole sedersi vicino a lui o lavorare in coppia con lui. Spesso è considerato «diverso», per l’aspetto fisico, ma anche per il suo modo di fare. Questo meccanismo di rigetto provoca in chi lo subisce chiusura ed eccessiva dipendenza dall’adulto, oppure aggressività e azioni violente. Il bambino escluso diventa allora il bambino che picchia i compagni spesso senza un’apparente ragione, il bambino ribelle che «merita» di essere escluso.

Come si può intervenire per interrompere queste dinamiche?
È evidente che i rimproveri e le esortazioni, anche quelle che si riferiscono al Vangelo («Gesù vuole che ci amiamo tutti come fratelli», ecc.), sortiscono scarso effetto perché operano a livello razionale, ma non toccano le emozioni e non portano, quindi, modificazioni profonde nel modo di ragionare del bambino. Il catechista come può operare perché ogni bambino possa sperimentare l’appartenenza albambino solo gruppo dei pari, esperienza indispensabile per la crescita? Come può aiutare il bambino a sviluppare le abilità sociali necessarie per comunicare con gli altri, per confrontarsi, per condividere pensieri e progetti?
Se essere Chiesa significa anche vivere una qualità nuova di essere insieme, fondata sull’appartenenza a Cristo da cui ciascuno è cercato, amato, accolto, il gruppo della catechesi deve costituire uno spazio concreto dove tutto questo diventa percepibile e realizzabile, prima di tutto attraverso la persona del catechista che rappresenta per il bambino l’intera comunità cristiana nella sua capacità di accoglienza, poi attraverso l’interazione con i compagni con cui gustare quanto afferma il Salmo 132: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!».

Molto spesso la strategia del catechista si esaurisce nel fare discorsi «persuasivi » che, tuttavia, il più delle volte non convincono, anzi annoiano i piccoli «persecutori» e non incoraggiano «le vittime».

differenze

La strada passa invece attraverso piccole modifiche nella struttura del gruppo: saranno i bambini stessi a diventare agenti di cambiamento. Come?
Prima di tutto il catechista deve sviluppare una capacità di osservazione, per cogliere i segnali della presenza di processi di esclusione che avvengono nel gruppo: bambini che sono fatti oggetto di scherzi, allontanati dal gioco o costretti ad assumere sempre gli stessi ruoli di «perdenti», presi in giro per il loro modo di parlare, di muoversi, ecc. Anche se non sempre è opportuno l’intervento diretto, l’educatore deve però essere consapevole di ciò che avviene, così che ogni bambino senta di essere visto e protetto da lui.
Questo atteggiamento generale di vigilanza e di cura condurrà, poi, ad adottare alcune modalità concrete che favoriscano l’integrazione di tutti, come lavorare a coppie o a piccoli gruppi di tre o quattro bambini. Proporre attività come la drammatizzazione, lo scambio dei ruoli nel gioco. Narrare piccole storie (e inventarne insieme altre) che abbiano come tema l’amicizia. Spesso i bambini impopolari sono figli unici che hanno poche occasioni di incontrarsi con altri bambini.

bambino gruppo

È importante suggerire ai genitori, dove è possibile e con la dovuta discrezione, di trovare momenti in cui i loro figli possano socializzare con bambini più grandi e più piccoli di loro, invitandoli i casa oppure trovandosi al parco-giochi, ecc.
Un bambino impopolare è un bambino con scarsa autostima, proprio perché non trova nell’ambiente il riconoscimento del suo valore.
Sarà necessario incoraggiarlo a esprimere i suoi talenti che spesso lui stesso non riconosce. A causa della sua insicurezza ha bisogno di regole chiare e motivate, perché l’incertezza lo spaventa e lo spinge a ritirarsi per paura di essere deriso.
Più è chiaro e definito il compito che gli è affidato e più si sente sicuro, soprattutto se può svolgerlo con l’aiuto di un compagno più estroverso e socievole, ma anche capace di empatia.
Nel gruppo, poi, bisogna favorire quegli atteggiamenti che dimostrano capacità di ascolto, comprensione, condivisione, che sono più importanti del compito fatto bene o della verifica ben riuscita.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Dicembre di Catechisti Parrocchiali.

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Felice se attendi – Step2 – incontri online/avvento 2012

Benvenuti, cari amici, al nostro secondo incontro

Felice se attendi

La Beatitudine che ci accompagnerà in questo tempo di Avvento è la seconda che l’evangelista Matteo propone: “Beati coloro che sono nel pianto”.
La sfida della felicità continua a cavalcare l’onda del paradosso, rivestendo sempre di più gli abiti dell’impossibile e della contraddizione rispetto alle nostre logiche.

Come sempre il materiale a tua disposizione è:

  • una video-catechesi
  • una traccia di adorazione che potrai ricevere richiedendola via mail.

E’ importante che il tuo cammino sia scandito da questi due passaggi. Ascoltare il video potrebbe non bastare. Sottolinea quei passaggi della catechesi per te importanti trasformandoli in esercizi concreti da vivere personalmente perché la fede diventi vita vissuta. Vivere poi un momento di preghiera è la tua possibilità più preziosa e feconda per incontrare Dio e metterti in suo ascolto.

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

L’avvento diventi tempo in cui costruire scelte di speranza. Buon cammino!

Video – catechesi

Maria donna dell’attesa
Preghiera conclusiva

Maria, donna dell’attesa fiduciosa,
aiutaci a spalancare le porte del cuore
per permettere alla luce di Dio di entrare
nel nostro dubbio, buio, paura, dolore.

Maria, donna in cui Dio si è fatto presenza,
invoca con noi e per noi lo Spirito
perché ogni angolo della nostra vita
e ogni istante del tempo che viviamo
diventino casa in cui Dio può abitare.

Maria, creatura in cui il Creatore si fatto figlio,
rendici capaci di stupore,
dona alla nostra fede il coraggio della meraviglia
che sa lasciarsi destabilizzare,
che non conosce certezze, né le pretende.

Maria, figlia amata,
come la tua, anche la nostra storia
sia uno spazio di incontro con Dio,
segnato dalla fiducia, dall’attesa,
dall’entusiasmo, dalla docilità, dal dono. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito inondi la nostra vita di Dio!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

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Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2012 – “… in Gesù Cristo”

IO CREDO IN GESÙ CRISTO

di Tonino Lasconi

Gesù di Nazaret è il pilastro della nostra fede. Credere in lui è ciò che ci fa cristiani e ci distingue dalle altre religioni monoteistiche: l’ebraismo e il musulmanesimo. Questo risalta dal Credo degli Apostoli che dedica a Gesù dieci delle sedici affermazioni di cui si compone: «… e (credo) in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, – il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, – patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; – il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, – siede alla destra di Dio, Padre onnipotente; – di là verrà a giudicare i vivi e i morti».
Nel proporre ai bambini e ai ragazzi il cristianesimo non dobbiamo mai dimenticarci che esso è la fede in Gesù. Tutto il resto vale se conduce a lui, ruota intorno a lui, si riferisce a lui.
Il fondamento di questa centralità sta nel suo essere vero uomo e vero Dio. L’antichissimo Simbolo apostolico lo evidenzia molto bene: fu concepito e nacque da Maria, da una donna, come noi (vero uomo), ma di Spirito Santo (vero Dio); patì sotto Ponzio Pilato, un personaggio della nostra storia (vero uomo), risuscitò da morte, cosa che non accade nella nostra storia (vero Dio). Perciò, quello che dobbiamo annunciare a bambini e ragazzi (e a tutti!) è Gesù, vero uomo e vero Dio. A questo scopo, sono utili alcune attenzioni.

GESÙ «VERO UOMO»: Per scolpire questa verità nei ragazzi è importante che, fin dai primi incontri, evitiamo ogni modalità comunicativa che assomigli alla favola, al fantastico, alla leggenda. Anche con i piccoli, che non hanno ancora la capacità di reggere un discorso storico vero e proprio, la comunicazione migliore è prendere una cartina della Palestina e indicare dov’è Nazaret, Betlemme, Cafarnao, Gerusalemme, Roma…, per continuare con immagini, fisse o in movimento, sui ritrovamenti archeologici dei luoghi evangelici. Questa storicità dovrà essere, poi, approfondita e arricchita man mano che i ragazzi crescono e a scuola studiano la storia.
Quanto detto fin qui, vale anche per il Natale. La televisione, la grande catechista dei nostri giorni, si è impadronita di questa festa e, per scopi pubblicitari, ne parla e straparla, accentuando gli elementi favolistici e folcloristici. La nostra catechesi non deve assecondare questo andazzo, con l’illusione di giovarsene, ma contrastarlo intelligentemente e senza dogmatismi, aiutando i ragazzi a distinguere la verità storica dalle modalità poetiche e artistiche con le quali è raccontata, a cominciare dal presepio. Questa operazione critica occorre farla anche quando si propongono ai ragazzi immagini e filmati che raccontano la nascita e la vita di Gesù con cartoni animati che «piacciono tanto», ma che possono essere fuorvianti, se recepiti alla stregua di quelli su maghi e supereroi che abbondano nei canali televisivi.

GESÙ «VERO DIO»: Gesù è vero Dio: lo ha affermato e dimostrato con le sue opere, impossibili a noi uomini; ha perdonato i peccati, ha guarito i malati, ha fatto tornare in vita i morti, è risorto dalla morte. Ci sono prove che è tutto vero? Sì! Gli amici vissuti con lui hanno sacrificato la loro vita per testimoniare quello che Gesù ha detto e fatto. Tale testimonianza non si è mai interrotta fino a oggi, a volte anche a costo della vita. Nel cammino seguireraccontare i miracoli e le parabole è importante seguire la sobrietà dei Vangeli, senza arzigogoli e sentimentalismi:
• le cinque righe della pecora perduta (Lc 15,4-6) non devono diventare la telenovella della pecorella che vaga belando tra burroni e spine;
• la parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32) non deve trasformarsi in quella dei porcellini che rubano le carrube allo sventurato giovanotto;
• quella del buon samaritano (Lc 10,29-37) non è il manifesto del volontariato, ma la sintesi della proposta cristiana: «Va’ e anche tu fa’ così».
• Stessa attenzione per i miracoli. È importantissimo sottolineare che Gesù non li compie per meravigliare la gente e per portarla dalla sua parte, come fanno i maghi, gli illusionisti, i prestigiatori, (i politici!), ma per confortare la fede di chi ha il coraggio di credere in lui e di ricorrere a lui, riconoscendolo Figlio di Dio.

GESÙ IN «SÌ»: Guai far conoscere Gesù ai bambini come quello che non vuole che si faccia, che si dica, che si vada, che si veda… I catechisti devono giocarsi tutto sulla capacità di dimostrare che i no di Gesù, in realtà, sono grandi sì.

Nel parlare di Gesù, i catechisti devono prendere coscienza che i bambini/ragazzi non sono «piccoli cristiani», ma «grandi pagani», zeppi di proposte di vita, assorbite in modo inconsapevole e acritico, alternative o contrarie a Gesù e al suo messaggio. È fondamentale che i catechisti abbandonino il ruolo dell’insegnante per entrare in quello del missionario, consapevoli che niente di ciò che propongono è scontato. Perciò tutto deve essere ragionato, discusso, provato. I ragazzi devono imparare che ciò che propone Gesù non è quello che viene facile, che fanno tutti, che va di moda, che si gusta e diverte, ma quello che richiede impegno e coraggio di andare contro corrente.

Di seguito proponiamo un’attività da svolgere in gruppo con i ragazzi.
Dividere i ragazzi in gruppetti e affidare, a ciascun gruppo, alcune riviste, anche di quelle dedicate ai ragazzi e alle ragazze, per analizzare, in un confronto reciproco:
– il tipo di messaggi proposti;
– su quali dimensioni della persona tali messaggi cercano di fare presa: intelligenza, volontà, sentimenti, inconscio, istintualità, sensualità, corpo…;
– se aiutano il ragazzo o la ragazza a crescere nella sua integralità;
– se li rispettano come persone, nella loro unicità e dignità;
– se favoriscono una relazione significativa e promuovente con gli altri;
– quali finalità si propongono.
È importante affidare, poi, a ogni gruppo un brano del Vangelo, fra quelli citati nell’articolo (o altri), e invitare ad analizzarlo con la stessa griglia utilizzata precedentemente individuando qual è la proposta e il progetto di Gesù per noi.
Confrontare le due proposte evidenziate e aiutare i ragazzi a decidere da che parte stare, per scegliere «la vita» e donare «vita e amore agli altri».

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2012 – “… in Gesù Cristo”

CHI È IL TUO «MAESTRO»?

di Fausto Negri

È strana la vicenda dei «divi» più famosi degli ultimi cinquant’anni: Merylin Monroe, una delle attrici più belle e ammirate da sempre; Elvis Presley, mito del rock’n’roll… Jimi Hendrix, Michael Jackson, Whitney Huston… Sono tutti morti soli e ancora in giovane età, nello stesso modo: in bagno, fulminati da una dose letale di droga e/o di barbiturici. Michael Jackson nel 2003 aveva confessato in un’intervista: «Avere amici è difficile. A volte esco da solo di notte sperando di incontrare qualcuno con cui parlare». La cosa che più rattrista di tutta questa vicenda è che l’idolo è divorato dal suo stesso successo e dai suoi adoratori.

Marco Ricci è, in Italia, il sosia ufficiale di Michael Jackson. È di Roma e fa l’infermiere. Per diventare uguale al suo idolo si è obbligato a dure prove di ballo e si è sottoposto a tredici interventi di chirurgia estetica. Adesso che Jackson è morto, ha detto al Tg5 che non sa cosa farà in futuro. Quando un idolo muore, il suo adoratore si sente perso.
Ai giorni nostri i personaggi famosi sono ritenuti miti da adorare o personaggi da imitare, perché considerati capaci di raggiungere il successo. Per i ragazzi i modelli da seguire sono i calciatori o i cantanti famosi, mentre per le ragazze sono le veline e le modelle bellissime e magrissime.

Nella società dell’apparenza, poi, chi non è «alla moda» è disprezzato ed emarginato da tutti. Così chi non segue i falsi miti di oggi: perenne giovinezza, culto del corpo, felicità a basso prezzo, successo a costo zero, apparire sui mass media in qualunque modo…

Questi miti sono «idee malate», non avvertite come tali, che ci possiedono e ci governano con mezzi non logici, ma psicologici. Essi producono molte sofferenze, disturbi e malesseri. L’operazione di de-mitizzazione è, dunque, la prima condizione per essere persone.

Gesù viene in aiuto alla nostra debolezza. Uniti a lui, come tralci alla vite, scorre in noi nuova linfa.
Se la vita di Gesù penetra nella tua mente, tu, attraverso il dono della fede, a poco a poco vedi il mondo con gli occhi stessi di Dio.
Se penetra il tuo cuore e le tue azioni, tu, attraverso la carità, ami come lui ha amato. Se la vita di Gesù penetra i tuoi desideri, tu, attraverso il dono della speranza, coltivi i suoi progetti con ottimismo, per una vita buona e bella per sempre.

ATTIVITÀ
Giovanni Paolo II, nella GMG del 2005 a Colonia, ha detto a migliaia di giovani: «È forte la spinta a credere ai facili miti del successo e del potere. Giovani, non cedete a mendaci illusioni e mode effimere che lasciano, non di rado, un tragico vuoto spirituale! Rifiutate le seduzioni del denaro, del consumismo e della subdola violenza che esercitano talora i mass-media. L’adorazione del vero Dio è un atto di resistenza contro ogni forma di idolatria. Ascoltare Cristo conduce a scelte coraggiose e a decisioni a volte eroiche. Gesù è esigente perché vuole la nostra autentica felicità».
Sbagliare «maestro» significa sbagliare la direzione della propria esistenza.
Perciò domandati: Quale «maestro» sto seguendo in questo periodo della mia vita? So riconoscere ciò che è illusorio per evitarlo e le diverse idolatrie per rifiutarle? Ho scoperto Gesù come il Maestro unico di cui fidarmi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2012 – IN AVVENTO SULLE STRADE DELLA PAROLA

IL PAPÀ BUONO

Azione Cattolica dei Ragazzi

Dio nessuno l’ha mai visto.
Come può farsi conoscere dai bambini?
Egli parla di sé attraverso le persone, i fatti e le cose.
Dio è amore e tutti i gesti di amore hanno radice in lui.
L’incontro dei bambini con la tenerezza
che Dio ha per tutte le creature
avviene attraverso i gesti di bontà degli adulti.

In questo incontro si intende accompagnare i bambini a riconoscere la presenza di Dio Padre, che ama incondizionatamente tutti i suoi figli, e a scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio, chiamandolo affettuosamente: Padre nostro. Gesù stesso ce l’ha insegnata, esprimendo, con «cuore di Figlio», quanto è importante dire a Dio, per stabilire una relazione intima e di amore co lui, nostro «Papà», e collaborare con lui.

Il seguente racconto, proposto all’inizio dell’incontro di gruppo, si può riprendere, poi, in famiglia, o in altri momenti:

Papà Carlo, quella domenica pomeriggio, approfittando della bella giornata di sole, decise di liberare la stanza del giardino, piena di tante cose ingombranti e inutili, per fare un po’ di ordine. Il piccolo Filippo, nel frattempo, era sul prato a giocare con il suo nuovo monopattino colorato. Distratto dai tanti rumori che provenivano dalla stanza, curioso, si affacciò alla finestra per guardare il suo papà e capire cosa stesse facendo immerso fra tanti cartoni. Carlo, mentre trasportava una vecchia sedia fuori dalla stanza, scorse la testolina di Filippo con i suoi occhioni dubbiosi che cercavano con fatica di investigare.
«Filippo, curiosone, che stai facendo?». «No, niente papà, volevo capire cosa ci fai con tutte queste cose». Carlo, con il sorriso sul viso, lasciò la sedia fuori dalla stanza, prese in braccio il suo piccolo Filippo e lo portò all’interno del magazzino disordinato. «Vedi, Filippo, in questa stanza ci sono tante cose che non servono più, ed è arrivato il momento di fare un po’ di ordine. Vuoi aiutarmi?». «Certo, papà, mettiamoci al lavoro!». Carlo ritornò a mettere in ordine le sue mille cianfrusaglie, mentre Filippo ne approfittò per perlustrare la stanza. Fu subito incuriosito da uno scaffale pieno di cassetti: tanti piccoli tesori da scoprire e, aprirli, sarebbe stato un bellissimo gioco da fare. Filippo iniziò ad aprirne uno per volta, lentamente, e scoprì che alcuni erano vuoti, ma pieni di polvere, altri contenevano vecchie macchinine che non attirarono la sua curiosità.
Arrivato all’ultimo cassetto, aprirlo si rivelava davvero impossibile.
C’era qualcosa all’interno, più grande, che bloccava la fuoriuscita. «Papà! Vieni ad aiutarmi!». Carlo accorse e, con un po’ di sforzo, riuscì a tirar fuori il vecchio cassetto. All’interno, c’era una scatola ormai stropicciata, che fece sorridere Carlo e corrugare la fronte di Filippo. «Papà, cos’è questa vecchia scatola?». «È la scatola che conserva il mio gioco preferito da bambino e non sapevo che fosse conservata ancora qui. Che ne dici se giochiamo insieme?».
Carlo iniziò a spiegare a Filippo: «Questo gioco lo ha realizzato il mio papà per presentarmi una persona speciale; una persona che ci copre tutti di un amore infinito, con la stessa passione con la quale io e la mamma vogliamo bene a te, piccolo Filippo. Questa persona si chiama Dio: egli ha creato il cielo e la terra, ha creato noi persone umane e ci dimostra il suo amore ogni giorno. Vuole essere chiamato semplicemente “Papà” da noi, suoi figli, perché lui, nella sua grandezza ci dona il suo amore immenso di Padre, e ci vuole bene molto più di quanto un padre riesca ad amare il suo figlio, di quanto io voglio bene a te, Filippo. Il nostro compito, ogni giorno, è quello di seguire le sue indicazioni e affidarci a lui».
Filippo, affascinato dalle parole del padre, disse: «Papà, non perdiamo tempo… Ho tanta voglia di conoscerlo!». «Bravo, Filippo, è arrivato il momento di aprire questo gioco e scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio come figli amati. Chiamiamo anche la mamma e i nonni?». «Sììì!». Filippo e la sua famiglia iniziarono a giocare in giardino insieme. A conclusione si presero per mano e insieme pregarono: «Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà».
ATTIVITÀ

Con l’attività ludica si aiutano i bambini a entrare nei contenuti proposti. Questo momento di gruppo, si riprende, poi, in famiglia.
Il catechista spiega con semplicità le regole (sono quelle del «gioco dell’oca» con alcune modifiche, indicate nella scheda che potrete consultare all’interno della rivista) e, man mano, coinvolge i piccoli a leggere le immagini quando il loro segnaposto occupa le rispettive caselle. Egli ha cura di far ripetere ai bambini la frase della preghiera del Padre nostro che è indicata in ogni casella che loro occupano.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere come creare il gioco.

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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO PADRE O MAGIA E STELLE?

di Fausto Negri

Lo scrittore inglese Gilbert Chesterton amava ripetere: «Mettendo da parte Dio, si ha l’illusione di non credere più in nulla. In realtà, si comincia a credere a tutto». Pare incredibile, ma in un’epoca in cui ragazzi e adulti sembrano indifferenti all’autentico messaggio religioso, si seguono al mattino, nell’ora di pranzo e a tarda notte gli astrologi con i loro oroscopi. In una società tecnologica come la nostra, dove solo ciò che è scientifico pare avere valore, milioni di persone si affidano alle stelle per conoscere che ne sarà della salute, del lavoro, dei propri affetti e amori.

Una volta c’era Mago Merlino; poi è arrivato Gandalf nel «Signore degli anelli»: due maghi buoni e combattivi.
Negli anni 1960-1970 i fumetti si sono sbizzarriti con Mandrake, un illusionista, e con personaggi con poteri paranormali, come Satanik, Superman, l’Uomo Ragno… È arrivato, poi, Albus Silente, il famoso mago, preside di Hogwarts, amico e protettore di Harry Potter. Molti romanzi con la presenza di maghi sono percorsi iniziatici: rappresentano il cammino dal mondo infantile a quello adulto. Harry Potter, ad esempio, alla fine del suo percorso non ha più bisogno di bacchetta magica: per vincere il «Signore oscuro» deve donare la propria vita. Molti di questi personaggi sono innocui o eroi positivi.

Il problema odierno sono i maghi in carne e ossa. Tanti si sentono talmente in balìa del destino da volersi assicurare il futuro attraverso i tarocchi, la lettura della mano, gli oggetti scaramantici. Su internet è in vendita «il kit del mago», per diventare un mago «fai-da-te». Impazzano videogiochi e film a soggetto esoterico. Witch, mensile della Disney, invita gli adolescenti a leggere «il futuro nel the» o a scoprire «incantesimi per conquistare chi sai tu». Temi simili abbondano nelle più popolari riviste per teenagers.

Il pensiero magico si fonda sulla credenza che Dio e le forze occulte della natura possano essere costretti ad agire secondo le prospettive umane. Il divino appare a portata di mano in determinati tempi e luoghi, rievocabile mediante la ripetizione di gesti, formule, riti. Credere nel potere magico è affidarsi a qualcosa di estraneo alla propria vita e rinunciare a impegnarsi per raggiungere un obiettivo, delegando al «potere» del mago di turno.

L’amore di Dio, invece, non è necessario guadagnarlo: Dio, Padre buono, te lo dona, così come ti ha donato la vita. Ti auguro una fede che ti scaldi il cuore, rendendolo capace di amare. La fede autentica è come la pioggia che, penetrando nel terreno, lo rende fecondo e crea vita.

                                                                              ATTIVITÀ
Si stima che in Italia, maghi, guaritori e astrologi sono almeno 150.000; ogni giorno si rivolgono a loro più di 35.000 persone. Si può realizzare con i ragazzi una ricerca in internet, per analizzare questi dati e individuare quale «tipo di persone» si rivolge ai presunti «dotati».
Dopo aver analizzato i dati raccolti, ci si sofferma con i ragazzi su una domanda che sarà poi lo spunto per una riflessione, breve e semplice: tu a cosa credi? O meglio: tu in chi credi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

 

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E Gesù disse: “Beati voi!” – incontri online/ottobre 2012_Step1

Benvenuti, cari amici, al primo dei nostri incontri:

E Gesù disse: “Beati voi!”

L’anno della fede si è aperto davanti a noi, invitandoci a percorrere, con rinnovata convinzione e più certa consapevolezza i sentieri della fede in Gesù Cristo… sentieri lastricati di salvezza, di pienezza, di gioia e felicità. Eppure spesso la via dell’amore per eccellenza viene coperta da uno spesso strato di apatia, di noia, di dovere, di senso di colpa.

Noi crediamo che la fede sia un’esperienza personale di fiducia in colui che da sempre ci ama e che, per amore ci ha salvato. Non vogliamo ridurla e elenco di doveri. Non crediamo sia lecito fare della fede in Gesù Cristo una bandiera di privilegio. Quei sentieri di fiducia, vogliamo percorrerli insieme, per far risuonare, con tutto il suo carico di novità, l’annuncio del Vangelo, come annuncio di una felicità possibile.

Cristiano non è colui che sopporta in funzione di un premio, ma è colui che fa della fede uno stile di vita, della fiducia in Dio una certezza… per questo è beato, per questo la felicità, è possibile.

Maria, donna della gioia diventi per noi il grande modello cui riferirci… lei che più di ogni altro ha ascoltato l’annuncio nuovo della pienezza e lo ha custodito nella propria vita.

Buon cammino a tutti voi, cari amici, e che le parole di Gesù Cristo, Signore della nostra vita, diventino in noi, ogni giorno più vere !

Video – catechesi

Maria donna della gioia
Preghiera conclusiva

Maria, donna della gioia,
testimone fedele di una felicità nuova,
fa’ risuonare in noi il Vangelo, Gesù Cristo,
come annuncio di vita e di pienezza.

Aiutaci a sentirci parte di un progetto d’amore
che, in Gesù ci raggiunge e ci apre
a proposte di felicità inaudite.
Rendici consapevoli di non essere al mondo per caso;
rendici certi di abitare nel cuore di Dio,
per permettere a lui di abitare in noi.

Invoca per noi lo Spirito di Dio
perché ci renda poveri di certezze,
determinati nel credere,
audaci nel togliere ogni maschera
per fidarci di colui che, da sempre e per sempre,
ci custodisce come perle preziose. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito sia per noi fortezza nel cammino!

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale, che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

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Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2012 – IN STILE MISSIONARIO

L’ANCORA DELLA SPERANZA

di Fabrizio Carletti

«Noi, che abbiamo cercato rifugio in lui (in Gesù), abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa, infatti, abbiamo come un’ancora sicura e salda per la nostra vita» (Eb 6,18-19).

L’ancora è vista nel cristianesimo antico come simbolo della seconda virtù teologale: la speranza cristiana.
Essa, del resto, per le antiche imbarcazioni era un elemento indispensabile per la salvezza.
Scriveva Sant’Ambrogio: «Come l’ancora gettata in mare protegge la nave dall’essere trascinata via e la tiene salda nella sua posizione, così la speranza tiene salda e rinforza la fede».
I testimoni della fede hanno trovato in Cristo la vera ancora di salvezza, su cui fondare la loro vita, le loro scelte, su cui hanno fondato la loro speranza.

La proposta di questo mese è realizzare un simbolo che racchiuda il significato dell’ancora e permetta con esso di realizzare piccoli riti di preghiera in famiglia.
Ci divertiremo a realizzare, con semplici materiali, un congegno con un’ancora che si cala dall’imbarcazione per giungere fino ai fondali marini.

Materiale: filo trasparente di nylon e ancorette da pesca da acquistare in un negozio di «caccia e pesca», una scatola di cartone, forbici, pennarelli colorati, colla stick e colla adesiva liquida, carta crespa blu, sassolini, conchiglie e quanto altro può essere usato per abbellire il fondale marino.

Al lavoro:
• Ritagliare una scatola di cartone (come quella per le scarpe), creando una base per l’appoggio di quello che sarà il nostro fondale marino e, sul lato verticale, ritagliare anche il profilo dell’imbarcazione.
• Colorare l’imbarcazione a piacimento con i pennarelli.
• Fissare, con la colla stick, la carta crespa sui bordi interni della scatola ritagliata.
• Applicare la colla liquida sulla base della scatola e fissarci sopra i fari e gli elementi di decorazione del fondale marino (sassolini, conchiglie, ramoscelli…).
• Fissare, ora, la nostra ancora. Per prima cosa annodare l’ancoretta al filo di nylon. Realizzare, poi, un foro sullo scafo dell’imbarcazione dove far passare il filo che, una volta tirato e fissato alla barca (si può realizzare un piccolo taglio come in disegno 3 per fermarvi il filo), sorreggerà la nostra ancora all’imbarcazione.

Dopo aver realizzato questa particolare ancora, potete suggerire ai ragazzi la seguente preghiera da recitare insieme con la famiglia o in gruppo:

Signore,
chi ha seguito il tuo esempio,

chi si è fidato e ha fatto la tua volontà,
è per noi
un testimone del grande amore.
La sua vita, anche attraverso le fatiche quotidiane,
i momenti difficili, le sofferenze, ci mostra che,
restare ancorati alla tua Parola di vita,
ci dà quella gioia vera che nessun altro può darci.
Aiutaci ad essere una famiglia che,
di fronte alle tempeste della vita,
resti unita
e salda nel tuo amore,
sorgente di altro amore

per noi e per i nostri cari.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze l’ancora.

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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO, PADRE NOSTRO

di Veronica Bernasconi

In questo articolo tutte le tappe per un incontro di preghiera da fare con i ragazzi.

Il catechista prepara un percorso nelle vicinanze, da compiere processionalmente, predisponendo alcune soste. In ogni tappa metterà in evidenza un elemento della creazione. In un angolo della sala colloca la Bibbia aperta, con il cero acceso.

Catechista: «Padre nostro» è l’appellativo, comunicatoci da Gesù, per rivolgerci a Dio, e ci dice quanto sia immenso e delicato l’amore con cui ciascuno di noi è amato da lui. Gesù ci rivela il Padre e ci mostra come comunicare con lui. Può capitare di pregare il «Padre nostro» senza troppa attenzione e di non cogliere le dimensioni che caratterizzano Dio, Padre amorevole, Creatore provvidente e misericordioso.
Cantiamo a lui, ora, con più consapevolezza.

A questo punto della celebrazione si può cantare un canto di lode.

Solista: si sceglie un ragazzo che proclamerà la Parola di Dio e precisamente Matteo 6,7-15.

Catechista: Dio è amore. Per amore ha creato l’universo, le piante, gli animali, gli uomini e le donne e se ne prende cura, donando tutto ciò che è loro necessario. Oggi, con animo riconoscente a Dio creatore, guardiamo il mondo con occhi nuovi per scorgere ovunque la sua mano premurosa. Ringraziamolo per ogni suo bene con il canto.

In questo momento si può cantare un canto di ringraziamento.

Il gruppo, in silenzio, esce dalla sala. Il catechista conduce i ragazzi lungo il percorso predisposto e li invita a guardasi intorno. In ogni tappa mette in evidenza un elemento della creazione. È utile, per sperimentare la grandezza di Dio con tutta la persona, far adoperare tutti i sensi (sentire il canto degli uccelli, il profumo dei fiori, la freschezza dell’acqua…).
In una sosta è opportuno mostrare qualche prodotto dell’ingegno umano, che è sempre dono del Padre (come una casa, un’antenna televisiva…). Ogni volta i ragazzi, dopo aver comunicato quello che hanno notato, recitano insieme il Gloria al Padre. Poi tornano nella sala.
 
Catechista: A Dio, Padre amorevole e provvidente, rivolgiamoci, come figli, con la libertà e l’affetto di Gesù. Accogliendo il suo amore, ci comporteremo, anche noi, da fratelli e sorelle, per condividere con gioia le ricchezze che il Padre quotidianamente ci offre.

Un solista può proclamare questa preghiera/riflessione:

Non dire «Padre», se ogni giorno non ti comporti da figlio.
Non dire «nostro», se vivi soltanto nel tuo egoismo.
Non dire «che sei nei cieli», se pensi solo alle cose terrene.
Non dire «venga il tuo Regno», se lo confondi con il successo materiale.
Non dire «sia fatta la tua volontà», se non l’accetti quando è dolorosa.
Non dire «dacci oggi il nostro pane quotidiano», se non ti preoccupi della gente che ha fame.
Non dire «non ci indurre in tentazione», se continui a peccare.
Non dire «liberaci dal male», se non ti opponi al male.
Non dire «amen», se non prendi sul serio le parole del Padre nostro.

Si prega insieme il Padre nostro e si conclude con un canto finale.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2012 – IN STILE MISSIONARIO

LA TECNOLOGIA: LEGAME O SOLCO?

di Marco Sanavio

La tecnologia come legame tra genitori e figli? Di solito è il contrario: cellulari, videogiochi e tablet sembrano segnare un solco che separa le due generazioni e, talvolta, questa situazione ha riflessi anche nel cammino di iniziazione cristiana.
La presenza di adulti e ragazzi all’interno dello stesso incontro è riservata solitamente alla fine dell’attività pastorale, nei mesi di maggio e giugno, utile per tracciare un bilancio del percorso annuale. Potrebbe essere opportuno, invece, convocare genitori e figli insieme, poco dopo la ripresa del cammino di catechesi, per iniziare da subito a proporre un’alleanza educativa su alcuni temi.

L’incontro tra le due generazioni dovrebbe avvenire in prima serata o durante il week end, così da permettere al maggior numero di adulti di partecipare. Anche l’invito dovrebbe essere curato e personalizzato, per far percepire alla famiglia che non si tratta di un obbligo da assolvere, ma di una opportunità da cogliere.
L’impatto iniziale dovrebbe essere gradevole: un piccolo rinfresco, un po’ di musica all’accoglienza e un ambiente curato possono aiutare.

Lo scopo sarà duplice: connettere per qualche istante con un gioco o un’attività genitori e figli e far loro comprendere che c’è un’intera comunità che li sta accompagnando nel percorso di iniziazione cristiana di cui la famiglia è componente fondamentale.

Dopo un primo cordiale saluto si può iniziare con questa proposta che risulta sempre molto divertente ed è utile per creare il clima. Si scelgono sei/otto ragazzi e un numero uguale di adulti.
Mentre i figli rimangono nella sala dell’incontro, i genitori escono e sono condotti in un posto dal quale non possono udire quanto accade nell’altro ambiente. Ai figli, allineati in riga, uno a fianco all’altro, si chiede di raccontare una parabola evangelica, ad esempio, quella del tesoro sepolto nel campo, la cui durata non deve superare i due/tre minuti, ma con la regola ferrea che ciascuno dovrà pronunciare una sola parola. (Ad esempio (Mt 13): Il – regno – dei – cieli – è – simile – a – un – tesoro…)
Non si devono distribuire bigliettini, né la storia è da scrivere da qualche parte, altrimenti si rischia di minare l’intera attività.
I ragazzi raccontano la parabola a modo loro, non è necessario che il racconto sia esattamente fedele al testo evangelico, è sufficiente che la narrazione regga. Dopo un paio di prove, si fanno rientrare gli adulti e si chiede loro di disporsi in maniera alternata in mezzo ai ragazzi, così da avere un genitore e un figlio, sempre in riga uno a fianco all’altro.
I ragazzi racconteranno la parabola provata in precedenza, ma saranno messi in difficoltà dalla presenza degli adulti inseriti fra loro che devono anche pronunciare una sola parola per dare seguito alla storia, ma non conoscono la trama e, quindi, depisteranno il discorso. Ovviamente agli adulti si dice semplicemente che c’è una storia da completare e che si procede, pronunciando una sola parola alla volta, alternandosi ai ragazzi.

Anche se, per conoscenza previa della parabola scelta, gli adulti dovessero riuscire a ricostruire l’intera narrazione, va da sé che risulterà difficile dare un forma fluida alla storia. Spesso il risultato si rivela buffo e comico, soprattutto per l’imbarazzo che si crea nell’alternanza tra le voci dei ragazzi e quelle degli adulti:
Oltre a quanto emergerà dalle constatazioni dei presenti, sarà importante sottolineare alcuni passaggi.
1. Spesso ci sono due codici di comunicazione tra genitori e figli: chi non esplora il codice dell’altro rischia di non capire e di non essere capito.
2. Di solito dovrebbe avvenire il contrario: i genitori introducono i figli nel cammino di conoscenza biblica. È pur vero che sono i figli a provocare gli adulti a riprendere in mano alcuni contenuti relativi alla fede, spesso «congelati» o tralasciati dopo la cresima.
3. Se non ci si incontra e non si raccontano le reciproche esperienze, difficilmente si riesce a raggiungere un buon risultato comune. Spesso la fatica è moltiplicata.

All’interno dell’incontro tra genitori e figli si propone che ciascuno scriva un bigliettino.
• Quello dei ragazzi avrà come tema: «Quello che avrei voluto dire ai genitori e magari finora non ho trovato il coraggio di esprimere», con il limite di 160 caratteri. Per sciogliere l’imbarazzo sarà opportuno chiarire che il messaggio resterà anonimo e, magari, può essere utile farlo scrivere prima della riunione con gli adulti, così da condizionare al minimo la comunicazione.
• Anche ai genitori si chiede di scrivere qualcosa al figlio senza, però, limiti di lunghezza. I foglietti anonimi saranno deposti in due cestini o scatole parzialmente aperte e pescati a caso nel corso della serata, facendo reagire in modo alternato genitori e figli sui messaggi che giungono da parte dell’altra generazione.

Sarà interessante capire se la sintesi degli sms può essere un limite o diventa una risorsa, e se mina l’efficacia del contenuto o lo potenzia. Si potrà mettere in evidenza come il non detto può risultare all’inizio più comodo ma, con il tempo, rischia di generare incomprensioni e contrasti.

Per concludere l’incontro si può utilizzare la tecnologia, per raccontarsi reciprocamente una storia.
• I ragazzi possono inventare la vicenda di un preadolescente-tipo, mettendone in evidenza esigenze e risorse, incomprensioni e alleanza positive, attraverso un video o una presentazione powerpoint, oppure con un brano rap eseguito dal vivo.
• Anche i genitori possono essere provocati a raccontare una loro storia, mettendo in evidenza dove hanno scoperto la presenza di Dio, dove l’hanno cercato, che esperienza ne hanno avuto. Magari la consegna data agli adulti potrebbe essere una sorpresa che i figli non si aspettano, anche in termini di abilità d’uso degli strumenti tecnologici.
• Si può concludere con una preghiera di lode, sottolineando come la storia di Dio con le nostre famiglie si trasmette e si rinnova «di generazione in generazione».

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali.

 

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