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RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2011 – Pace

RENDICI COSTRUTTORI DI PACE

di Alessandra Beltrami

All’interno dell’articolo proponiamo un incontro di preghiera da fare con i ragazzi per introdurre il tema della pace.

Si comincia con la preghiera, i ragazzi sono in piedi, in cerchio; al centro, su un piccolo tavolo, la Bibbia aperta e un cero acceso. Si predispone un cartellone e dei pennarelli colorati.

E’ il catechista che introduce l’incontro di preghiera:  tracciamo su di noi il segno della croce, per consentire al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo di entrare nella nostra vita e nel quotidiano delle nostre scelte.

Si prosegue con un canto di invocazione allo Spirito Santo.

A questo punto il catechista spiega in breve il senso di questo momento: abbiamo invocato lo Spirito perché ci aiuti a crescere nel suo amore e a riempire i nostri cuori della sua ricchezza. In questo appuntamento di preghiera e di lode, invochiamo per noi, per i nostri amici e per tutto il mondo la pace, frutto dello Spirito; la pace che non è per noi qualcosa, ma Qualcuno, Gesù. Chiediamo a lui di sostenerci e di ispirarci sentimenti di pace, per camminare insieme verso di lui.

E’ il momento di proseguire con l’ascolto della Parola (2Corinti 13,11-12)

Riprendendo il brano di San Paolo, il catechista prosegue spiegando un pò il senso dell’incontro: in un mondo inquieto e disorientato, rincorriamo non soltanto la pace personale e interiore, ma anche la pace fraterna, che scalda i nostri cuori e li rende attenti e solidali. In realtà la pace, frutto dello Spirito Santo, è molto più di questo. Essa scaturisce come dono da Gesù, morto e risorto per salvarci, e ci ristora dalle fatiche che incontriamo nella vita quotidiana.

Ora i ragazzi rileggono silenziosamente il brano di San Paolo e ripetono, a turno, uno dei versetti, che il catechista riporta su un cartellone, per approfondirne il contenuto e calarlo nella propria esperienza personale, di cui possono far partecipi i compagni.

Si prosegue con una preghiera di Giovanni Paolo II per invocare la pace:

O Creatore della natura e dell’uomo,
della verità e della bellezza, ascolta la mia voce:
è quella di tutti i bambini che soffrono e soffriranno
fino a quando la gente riporrà fiducia nelle armi.
Ascolta la mia voce:
ti parlo con le moltitudini che, in tutti i Paesi e
in tutti i tempi della storia, non vogliono la guerra
e sono pronte a percorrere la strada della pace.
Dacci la forza di saper rispondere sempre all’odio
con l’amore, all’ingiustizia con un totale impegno
per la giustizia, alla miseria con la condivisione,
alla guerra con la pace. O Dio, ascolta la mia
voce e concedi al mondo la tua pace.
Amen.

Prima di concludere l’incontro con un canto si propone ai ragazzi di fare un gesto: la pace, che il Signore ci dona, non è qualcosa che dobbiamo tenere per noi, ma siamo invitati a condividerla con tutti. Tenendoci per mano, recitiamo il Padre nostro e poi scambiamoci un gesto di pace, che sia il segno visibile della nostra volontà di amarci gli uni gli altri.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Novembre 2011. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

—>Noi: in guerra o in pace? <—

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2011: NEL DESIDERIO DI COLUI CHE VIENE

ACCOLGO IL SIGNORE CHE VIENE

di Anna Maria D’Angelo

Da Maria, la mamma di Gesù, possiamo imparare come rispondere «» alla chiamata del Signore. Maria è benedetta fra le  donne perché, resa piena di grazia, ha creduto alla parola del Signore ed è diventata la Madre di Dio.
Il tempo libero dei nostri ragazzi diventa sempre più «impegnato»: il lunedì l’inglese, il martedì il tempo prolungato a scuola, il mercoledì in palestra… tante attività, una dopo l’altra. Così essi trascorrono i giorni, i mesi e gli anni senza sapere il «perché» delle loro azioni. È importante educarli a dedicare tempo a riflettere sulla loro vita, a pensare, insieme con papà e mamma, al loro futuro, e a scoprire che cosa il Signore vuole da loro.
Seduti tutti in cerchio si domanda ai ragazzi se di recente hanno accolto in casa un parente o un amico perché ha dovuto lasciare la propria casa. Si lascia dire, poi si racconta una storia di vita: “È sera. Giusy, Teresa, il papà e la mamma, finalmente sono insieme dopo una giornata intensa. Mentre si cena, ecco lo squillo di nonna Luisa che non sentivano da una settimana. La mamma risponde e, dopo i primi secondi, ammutolisce…, poi le ultime parole: «Mamma, adesso su due piedi, non posso dirti niente, ti faremo sapere. Ciao». Stravolta comunica: «La nonna è in ospedale per una frattura del femore, fra alcuni giorni sarà dimessa e non potrà stare da sola, ci chiede di ospitarla». Improvvisamente il silenzio piomba su tutta la famiglia. Poi, uno dopo l’altro, con un filo di voce: «Con il mio lavoro, ho bisogno di tranquillità!» (il papà). «Il poco tempo libero che mi resta, dovrò dedicarlo a lei? E, poi, non abbiamo una camera libera!» (la mamma). «Io non voglio una vecchia malata tra i piedi! Sai che rompi!» (Teresa). «Nella mia cameretta posso fare spazio alla nonna!» (Giusy). Il giorno dopo, i genitori comunicarono alla nonna che sarebbero andati a prenderla in ospedale. Giusy si mette all’opera; raccoglie in uno scatolone le cose che ingombrano e con l’aiuto del papà fa spazio al letto della nonna. Con il suo arrivo la vita di Giusy è totalmente cambiata. Rinunzia ad alcuni impegni per stare con la nonna. In breve tempo è come ammaliata dai suoi racconti di vita e annota su un taccuino le brevi risposte che riceve alle sue tante domande. Non avrebbe mai pensato che rileggendole, dopo qualche anno, vi avrebbe trovato tanta saggezza e luce per la sua vita.

Può seguire una breve riflessione: Giusy e Teresa, due modi diversi di rispondere al bisogno della nonna. Chi delle due ci ha perso? Chi ci ha guadagnato? Come? Anche a una ragazza di Nazaret, villaggio della Palestina, 2000 anni fa è capitato qualcosa come a Giusy.

In seguito ci si sposta verso l’angolo della Parola, prima preparato, con il segno della mangiatoia ben visibile.
Il catechista racconta di Maria di Nazaret, fidanzata di Giuseppe. Come con lui faceva i suoi progetti per il futuro, quando un angelo le annuncia il progetto che Dio ha per lei: «Sei chiamata ad essere la madre di Gesù…». Immaginiamo Maria: «Ma come può succedere una cosa del genere? Io sono solo fidanzata con lui!».
L’angelo la rassicura: «Non temere! È tutto opera dello Spirito Santo… Nulla è impossibile a Dio!». Maria diventa, così, grembo (mangiatoia) che accoglie Gesù: «Eccomi! Sono pronta a fare ciò che Dio vuole» (Lc 1,26-38).

Prendendo spunto dalla Parola può seguire una piccola riflessione: come Dio ha chiamato Abramo, Mosè, Maria, chiama noi oggi a realizzare il suo progetto d’amore.
Si fa presente nella nostra vita, nei bisogni dei poveri e dei sofferenti. Egli vuole costruire con noi il nostro futuro.
Siamo prossimi all’Avvento, il tempo in cui i cristiani si preparano a celebrare il Natale di Gesù. Le nostre città sono illuminate.

Accendiamo anche noi una luce: prepariamo insieme due mangiatoie porta lumino.
Individuiamo una persona che vive da sola e, d’accordo con i genitori, un pomeriggio di catechesi andiamo a farle visita (o facciamo in modo che partecipi al nostro incontro).
Ci interessiamo alla sua giornata e raccontiamo dei nostri incontri di catechesi. Poi promettiamo di pensare spesso a lei e, come segno della nostra amicizia, le facciamo dono della mangiatoia-porta lumino con l’invito di accendere la luce quando si sente maggiormente sola. La luce e il calore della fiamma ci renderà incredibilmente presenti.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2011 – Gioia

L’ASPIRAZIONE ALLA GIOIA

di Cecilia Salizzoni

Il film si presenta come una storia di avventura, ma in realtà è un film sull’amore, sulla considerazione che l’amore costituisce la più grande avventura che si possa vivere sulla terra, quand’anche la vita ci impedisca di realizzare i nostri sogni.
“Up” è la storia di Carl Fredricksen, timido e impacciato bambino, appassionato di avventure che trova in Ellie l’anima gemella. Si sposeranno e vivranno insieme felici, nonostante dovranno rinunciare ai figli e anche a realizzare le imprese avventurose, in particolare il sogno di esplorare le cascate Paradiso, in Sud America.
Quando, ormai anziani, avrebbero finalmente la possibilità di intraprendere il viaggio, Ellie si ammala e muore. Carl, rimasto solo, si chiude in se stesso: vorrebbe vivere nella e della memoria di lei. Ma il mondo intorno cambia rapidamente; la speculazione edilizia si mangia il quartiere e stringe d’assedio la casetta. Carl reagisce con violenza e il tribunale decreta la necessità di affidarlo a una casa di riposo. Sembra la fine. Ma l’antico spirito ha un soprassalto.
Carl, che per tutta la vita ha venduto palloncini, arma la casa con una miriade di palloncini colorati e la alza in volo sotto gli occhi esterefatti degli addetti ai servizi sociali venuti a prelevarlo.
Direzione Sud, Cascate Paradiso.
Peccato che sul portico di casa sia rimasto intrappolato Russel, un boyscout o, come lui si definisce, «un esploratore della natura selvaggia», deciso a guadagnarsi l’ultimo distintivo, aiutando un anziano. L’anziano in questione non aveva la minima intenzione di farsi aiutare dal ragazzino, ma ora è costretto, suo malgrado, a farlo entrare in casa e a vivere con lui la sua avventura.
Alle cascate Paradiso dovrà confrontarsi e infrangere l’idolo dell’infanzia, l’esploratore Charles Muntz, mentre, trascinato dall’idealismo infantile di Russell, dovrà combattere per la libertà di un raro pennuto su cui Muntz vorrebbe mettere le mani.
Tutto questo gli permette di capire il messaggio che gli ha lasciato Ellie e di raccogliere il suo invito a vivere una nuova avventura, vera, nella vita di tutti i giorni, a fianco di Russell, bambino abbandonato a se stesso da genitori separati, incapaci di farsi carico di lui, come la sua età richiederebbe.
Questa la trama, ma il più del film passa attraverso una felice resa espressiva, il gioco equilibrato dei registri – drammatico, comico, avventuroso e fantastico – l’articolazione sapiente del linguaggio metaforico.
Per questo piano passa anche il tema della gioia, che risulta essere l’aspirazione profonda dell’uomo, quella che lo chiama a vivere nonostante tutti i limiti che la realtà gli pone, fuori e dentro di sé. Se, come Carl, l’uomo non tradirà questa aspirazione, essa lo condurrà a destinazione. Anche se, magari non sarà quella straordinaria immaginata e coltivata per tutta la vita, ma qualcosa di più vicino e quotidiano. Perché, alla fine, la realizzazione più vera si ha nell’essere autenticamente se stessi, con i propri limiti; nella capacità di aprirsi agli altri; nel condividere la propria vita con chi si ama; nel prendersi cura di chi ha bisogno; nello spendersi per difendere la vita da chi vorrebbe sfruttarla per il proprio tornaconto egoistico, sia questo uno scienziato o uno speculatore edilizio.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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—>Gioia che rinasce, Sole che sorge!!! <—

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Semplicemente Gesù – incontri on line/ottobre 2011_Step1

Benvenuti, cari amici, benvenuti al primo dei nostri incontri:

Semplicemente Gesù

questo è il tema che ci chiederà di entrare nel vivo della proposta cristiana, di quel “Vangelo di Gesù Cristo” che chiede di risuonare, oggi come ieri, nella nostra vita. Davanti a noi, si spalanca un cammino pregno di novità e di effervescenza, la stessa effervescenza dello Spirito, che vuole fare di noi e con noi una nuova creazione.

Vivere un itinerario on line, richiede però la stessa voglia di mettersi in gioco, la stessa serietà di cammino, il dover scegliere di dedicare del tempo a Dio.
Non basterà mettersi davanti a un pc e leggere un post, scaricare la scheda o vedere la video-riflessione.
Dio per parlare al cuore avrà comunque bisogno che ognuno gli dedichi del tempo per ascoltare la sua parola, per imparare a percorrere le sue vie, rispondere ai suoi appelli, seguirlo, lì dove e come il suo mandato d’amore ci invierà.

Non aggiungo altro cari amici, compagni di questa particolarissima avventura della fede; vi lasciamo scoprire tutto il resto dal video, nel quale troverete indicazioni sul percorso, atteggiamenti necessari per viverlo al meglio e provocazioni sulla nostra vita di fede, a partire dal Vangelo di Marco e, nello specifico, Mc 1, 1-8. 14-15.


Video – catechesi



Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Signore Gesù,
oggi come ieri, sono molti i Giovanni Battista
che mandi nella nostra vita come voci forti
che chiedono di aprire il cuore alla tua Parola,
di spalancare quelle porte, più decisamente chiuse,
di lasciarti entrare in quei deserti più aridi,
in quegli spazi più impervi del nostro cuore
per veder rinascere ancora una volta la vita.
Il tempo della grazia, tempo del tuo amore,
è ancora una volta, tempo favorevole per la mia vita.

Tu, Signore Gesù,
con le tue logiche e le tue proposte paradossali,
sei ancora una volta alla porta e bussi.
Il tempo è ormai compiuto: tempo di amore e di perdono.
Dio è qui, sempre più vicino!

Aiutami, Signore, a dire sì!
Sì alle tue logiche, sì alle tue proposte,
sì a ogni passo che mi chiederai di vivere
perché la mia fede sia sempre più vera,
sempre più vita. Amen

Poche righe per innalzare al Signore la nostra comune preghiera, fatta di parole, ma soprattutto di Parola, di quella novità che il Vangelo ci chiede di imparare ad ascoltare e ad assumere. Sale al Signore come incenso profumato, con la forza di una piccola comunità riunita nel suo nome, anche in rete.

Gesù…
semplicemente Lui è per te, per me, per noi,
la più singolare e rivoluzionaria proposta di vita e di pienezza.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2011: ALZATE I VOSTRI OCCHI E GUARDATE…

DIO SALVA E CI CHIAMA A FARE LA NOSTRA PARTE

di Anna Maria D’Angelo

Mosè risponde a Dio che lo chiama e libera il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.
I nostri ragazzi sono ammaliati da cartoni animati e giocattoli; spesso chiedono con insistenza l’ultimo arrivato! È raro riuscire a catturare la loro attenzione per dialogare quando noi adulti troviamo un po’ di tempo per loro.
È importante proporre momenti di silenzio e coinvolgerli in esperienze di ascolto di sé, dei vicini (in famiglia, a scuola, nel gruppo di catechesi), di situazioni belle o spiacevoli; accompagnarli nella comprensione del progetto di Dio, aiutandoli a rispondere oggi «a misura di ragazzi».

DINAMICA –  Chiamati per nome!

I catechisti hanno preparato in precedenza un roveto grande al centro della sala, e un piacevole sottofondo musicale. Intorno al roveto tappeti per far sedere i ragazzi.
Nella sala rimane un catechista che ha il compito di chiamare ogni ragazzo ripetendo due volte il suo nome (come è avvenuto per Mosè).
Un altro catechista accoglie i ragazzi in un posto distante dalla sala, tanto da poter ascoltare la chiamata. Li trattiene, dialogando, finché arrivano tutti. Favorisce sensazioni di meraviglia, sorpresa, entusiasmo, dubbio… fino a far entrare in un graduale silenzio, perché si possa sentire il nome.
Sollecita, quindi, ogni chiamato a rispondere dirigendosi verso il luogo da cui proviene la voce.

ORIENTARE – Tutti seduti intorno al roveto. Si ascolta ancora un po’ di musica. Si lascia del tempo per soddisfare la curiosità dei ragazzi e raccogliere le loro domande.
Poi uno dei catechisti introduce la vocazione e la missione di Mosè, richiamando l’esperienza appena realizzata. (Es 3,1-12)».
Come ha chiamato Mosè, Dio chiama anche noi oggi. Si fa presente nella nostra vita, nei poveri e sofferenti; non ci abbandona mai, perché si ricorda delle sue promesse di vita.

ATTIVITÀCome il roveto bruciava e non si consumava, così la voce di Dio non si stanca di chiamare anche noi fino a quando non avremo fatto la nostra parte. Dio ci dice oggi: «Ho bisogno di te. Se ti rifiuti, non posso operare». Quando le persone non si aiutano fra loro, fermano la mano di Dio che vuole aiutarci.
Conosciamo persone, situazioni, Paesi in difficoltà: in parrocchia, a scuola, vicino casa, nel mondo? Annotare, su un foglio grande, le risposte dei ragazzi.
Il catechista invita i ragazzi a costruire il roveto (senza la fiamma divina) con plastilina o altro materiale; poi le fiammelle e su ciascuna la scritta di un bisogno individuato.
Si attaccano le fiammelle al roveto e si risponde in gruppo a qualche bisogno.
Il roveto è posto in un angolo della sala-incontri. Ogni volta che si offre sollievo a un disagiato, si sostituisce la rispettiva fiammella con un fiore colorato, fino a quando il roveto è trasformato in albero della solidarietà.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2011 – Gioia

SEMINA GIOIA ATTORNO A TE

di Fausto Negri

Nell’attuale società dell’immagine occorre presentarsi sempre sorridenti sul palcoscenico della vita. Non per nulla gli attori più pagati e più apprezzati sono i comici. Ma la vera gioia non si identifica con il ridere o il far ridere, con il solo divertimento o con l’evasione dalla propria realtà.
La gioia autentica, però, è un’esperienza interiore: deriva dall’essere in pace con se stessi e dal sapersi in buone mani… qualunque cosa succeda!
Essa è frutto del nostro impegno ma, ancor di più, dono dello Spirito Consolatore.
Un cuore sereno è sempre un cuore grande, pieno di dolcezza. Non giudica. Irradia gioia.
Benedetto XVI ha detto: «Dove manca la gioia, dove l’umorismo muore, qui non c’è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del Vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna».

Sei felice quando, nonostante tutti i limiti e avversità, ti senti sorretto dal braccio di un Dio che ti vuole bene. La via della felicità non è una strada asfaltata che corre al di fuori della tua vita quotidiana. È un cammino che puoi percorrere in lungo e in largo, nella ordinarietà. La gioia è il frutto di una vita buona, accolta come un dono e donata con generosità. Occorre aprire gli occhi e vedere i doni che Dio ci fa giorno dopo giorno: gli amici, un fiore, il sole, un senso di appagamento che ti pervade quando ti senti amato.
Sei felice quando ti guardi con amore, accettandoti per quello che sei, anche con i tuoi limiti e debolezze, e ti senti in armonia con te stesso.
Guardare il mondo con sentimenti di lode, vuol dire riconoscerlo sotto un’altra luce. Guardare i propri simili come un regalo del buon Dio, significa riconoscerli come persone, farli rifiorire.
Sei un infelice se tu diventi il tuo pensiero più grande. Chi continua a ruotare attorno al proprio «io» diventa una disgrazia anche per se stesso. Se ti servi degli altri soltanto per i tuoi comodi, andrai incontro a continue delusioni.
Se vuoi renderti felice, chiediti come la tua vita possa diventare una benedizione per altri. La gioia, quando non è condivisa, muore velocemente. Se ti domandi qual è stata la gioia più bella che hai provato nella tua vita, credo che la risposta sia: «Quando sono riuscito a fare felice qualcuno». Dona gioia a una persona e la ritroverai moltiplicata per te sul volto dell’altro.
Affidati al Dio della gioia. Sia la gioia (tua e del prossimo accanto a te) a ispirare le tue azioni e i tuoi pensieri, a guidare le tue scelte e decisioni. «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7).
La tua presenza sia per tanti come un raggio di sole, quando le nubi e i temporali oscurano la meta. Cammina. Sogna. Porgi a tutti un saluto e una benedizione.

Per cambiare i propri occhiali e vedere il lato buono in ogni cosa, occorre farsi «una sana pulizia della mente». Liberarsi da frasi, quali: «Non ce la farò mai!… Non valgo niente!… Figurati se…». Come si fa a Pasqua in casa, occorre ripulire il cuore, spazzando via ciò che irrita o affligge e le cause di lamentele e critiche.
Perché si realizzi ciò nella vita dei ragazzi, si propone una dinamica in cui, ci si concentra prima sul positivo, riportando su un cartellone le risposte dei ragazzi:

  • Quali sono «le cose belle» che mi sono capitate nella mia esistenza: persone che mi amano; incontri significativi; amici che si interessano di me; educatori che mirano alla mia crescita e formazione; situazioni vissute con gioia: vacanze, feste, incontri di gruppo, momenti di preghiera…?
  • Quando sono riuscito a mostrare un volto «bello e cordiale», suscitando benevolenza e gioia?
  • Quando mi sono lasciato prendere dallo stupore di uno sguardo, di una parola, di uno spettacolo, di un panorama?
  • Per tutto il positivo sperimentato, si rende lode al Signore, che attraverso ogni volto e situazione ci manifesta il suo amore.
  • Poi far prendere coscienza degli aspetti personali che impediscono di gioire e conducono a lamentarsi, recriminare e giudicare. Questi, in genere, nascono dalla mancata esperienza dell’amore vero, dal proprio egoismo e orgoglio. Se si spezza la catena dell’orgoglio e dell’egoismo accogliendo l’amore del Signore, di cui non possiamo dubitare, si sprigiona dal proprio cuore la gioia e l’ottimismo e si riesce a comunicarli agli altri.
  • Quindi si invitano i ragazzi a sorridere spesso. Madre Teresa diceva che «non sapremo mai quanto bene è capace di fare un semplice sorriso».

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2011: ALZATE I VOSTRI OCCHI E GUARDATE…

COME INCONTRO SOCIALE

di Franca Feliziani Kannheiser

Il catechista «efficace» è colui che sa riconoscere le interazioni sociali che si instaurano nel gruppo. Ancor prima di entrare nel luogo dove si svolgerà l’incontro, quando i fanciulli, accompagnati da genitori o nonni, si incrociano e si salutano, inizia la tessitura di quell’ordito che costituirà «l’abito relazionale» di quel particolare incontro catechistico.
Contatti fisici, sguardi, parole che i fanciulli si scambiano faranno intravedere al catechista con quale bagaglio relazionale i fanciulli entrano nel gruppo. Ciò che è accaduto precedentemente in classe o in cortile, gli scambi positivi e gli scontri, le simpatie e le antipatie che si sono create, tutto contribuirà a dare a quella specifica «ora di catechesi» la sua fisionomia, così come le esperienze individuali che ciascun fanciullo ha fatto in famiglia o a scuola: ciò condizionerà il tempo che si passerà insieme.
È opportuno, perciò, che il catechista crei l’occasione per far interagire il suo gruppo prima ancora di entrare nella sede dell’incontro.
Quando il tempo lo permette in cortile o in uno spazio polivalente, il catechista osserva come i fanciulli cominciano a interagire fra loro, giocando spontaneamente. E’ importante osservare se si creano coppie o gruppetti, notare chi privilegia attività di movimento piuttosto che giochi tranquilli.

In modo allegro, gentile e autentico l’incontro di catechesi è già iniziato! Il contatto è avvenuto!

Il gruppo per vivere e lavorare ha bisogno di una struttura chiara, anche se flessibile. La struttura è data dallo spazio che deve essere preparato accuratamente, pensando alle funzioni che deve avere (angolo del racconto, del lavoro individuale, del lavoro di gruppo, del gioco), ma anche dalla sequenza delle interazioni che potrebbe essere scandita da questi momenti:
Il saluto. È il rito che inizia formalmente l’incontro. Perché sia un momento di autentica interazione è necessario che non diventi un gesto meccanico, automatico, ma che sia pensato creativamente come espressione di accoglienza reciproca. È anche il momento in cui i fanciulli si sentono accolti da una presenza più grande: Gesù, che ci ha chiamati, è in mezzo a noi. Questa dimensione, fondamentale nell’incontro catechistico, non deve ridursi alla solita preghiera recitata meccanicamente, ma deve essere evocata da un segno: un’icona, un oggetto simbolico, un canto…
Il compito. La chiarezza rispetto all’obiettivo dell’incontro è essenziale per indirizzare coscientemente le proprie energie verso un traguardo. L’irrequietezza e la dispersione che si manifestano in alcuni gruppi sono spesso la conseguenza del non saper rispondere alla domanda: «Perché siamo qui?». Le modalità per gestire questa fase possono essere diverse, noi proponiamo di farne un’occasione di confronto tra i fanciulli e il catechista che invece di spiegare direttamente l’obiettivo dell’incontro, potrebbe fornire alcuni «indizi» per scoprirlo o accogliere i suggerimenti del gruppo, naturalmente guidandolo. Da qui nasce «il patto» che riguarda i modi e i tempi in cui il lavoro sarà svolto, patto che vincola sia i fanciulli sia il catechista.
Cominciamo a lavorare. Anche questa fase deve essere pensata e vissuta come gruppo, ad esempio stabilendo una chiara suddivisione dei compiti, privilegiando forme sociali come il lavoro in coppie e in piccoli gruppi, che, più di tanti discorsi, fanno toccare con mano che cosa significhi pensare insieme, collaborare, ecc. In questa fase è, inoltre, essenziale la chiarezza e la precisione delle consegne da parte del catechista.
Che cosa abbiamo fatto? La verifica del lavoro è di grande importanza. In questo contesto valutare significa valorizzare il prodotto del lavoro di tutto il gruppo, ma anche dare e avere feedback sui processi interattivi che si sono realizzati:
– Mi sono sentito bene nel gruppo?
– Quando è stato facile, quando è stato difficile lavorare insieme?
– Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti?
– Il mio contributo è stato valorizzato?
– E io ho saputo valorizzare il contributo degli altri?
Arrivederci al prossimo appuntamento! Il gruppo si congeda, ma per ritrovarsi. Nell’educazione religiosa il congedo contiene una promessa e un compito: quello di sentirsi amici tra di loro e con Gesù, durante tutta la settimana, e di comportarsi come tali. Ognuno porta a casa un piccolo «seme» da far germogliare nel suo ambiente: un proposito di preghiera, di riflessione sulla parola di Dio, di gentilezza verso gli altri. Questi semi, che fioriranno al soffio dello Spirito, non devono essere intesi come una risposta soltanto individuale, ma anche di gruppo.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

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La parola ai giovani/18_Agosto

Secondo giorno di Catechesi a Madrid dal tema Radicati in Cristo, radicati in colui nel quale ritroviamo noi stessi e la nostra identità! Radicarsi in Cristo  instaurando con lui un rapporto personale, di intesa, imparando a parlare la stessa lingua perchè possiamo essere sempre raggiungibili per ricevere i suoi SMS!!!

Queste alcune delle parole del vescovo  Mons. Diego Coletti della diocesi di Como che ha saputo davvero attirare l’attenzione di tutti i giovani presenti scatenando in più momenti il sorriso e la risata!!! Chiaro, conciso, concreto e simpatico!

Durante la catechesi c’è stata anche una breve testimonianza vocazionale di Suor Anna Nobili, ex ragazza immagine diventata suora dopo aver scoperto che il vero amore che cercava riusciva ad averla proprio da Dio ed è per lui che gira  il mondo portando la sua testimonianza e danzando per annunciare il Vangelo!!!

Leggiamo ora alcuni dei commenti lasciati sotto la tenda:

Simona – Brescia: “Se ti serve chiamami scemo, ma io almeno credo”

Chiara – Italy: Grazie Signore per questo dono

Fabiola – Spain: Gracias Segnore, por estas dìas en la jmj, y por la compania con la que estoy. Espero que nos puedem unos dìas cargatos de emotion y allegria 🙂

Maye Caracas – Venezuela : “Solo Dios conoce tus deseos mais profundo” 

Per oggi solo alcuni dei centinaia di messaggi lasciati sul nostro mega poster… ma ora vi salutiamo per dirigerci ad accogliere il papa a piazas Cibeles!!! Domani cercheremo di aggiornarvi!!! A tutti buon pomeriggio!

Radicati e fondati in Cristo! Uno… due… tre passi insieme verso Madrid!_2°Passo

Uno… due… tre passi verso Madrid

2°Passo: Saldi nella Fede

di Suor Mariangela Tassielli

Se dico “fede”, a cosa pensi?

La fede… la nostra fede in Gesù Cristo nostro Signore…cos’è?
Se potessimo prendere le distanze dalle definizioni più astratte, se potessimo dire a noi stessi cos’è la fede, cosa diremmo?
Cosa saremmo in grado di raccontare in modo convincente al nostro cuore, prima che ai non credenti? […]

Ecco il 2° PASSO verso Madrid: Saldi nella fede! Vieni a viverlo con noi attraverso il vox populi, la scheda di riflessione e la video-preghiera su www.paoline.it

 

Preghiamo la Parola: Noi profumo di Cristo


Gesù è per noi la visibilità, la manifestazione, la possibilità, nuova per l’uomo, di incontrare Dio faccia a faccia, di guardare i suoi occhi, ascoltare la sua viva voce, toccare le sue mani o, semplicemente, il lembo del suo mantello. Conoscere Gesù, la forza del suo Vangelo, penetrare la verità del suo essersi fatto carne per la nostra salvezza, ci rende non più solo figli amati, destinatari di un amore tanto immenso quanto immotivato e quindi gratuito; in Lui siamo scelti e mandati per essere profumo, luce, lettera scritta per tutti gli uomini. Il messaggio è unico: che tutti conoscano Lui, la potenza del suo amore, la forza del suo messaggio, l’intensità del suo dono. In Lui si apre la nuova alleanza dell’amore, scritta dallo Spirito direttamente nei nostri cuori. Di fronte a questo grande mistero, che oggi Paolo ci invita a penetrare, non possiamo che vivere la nostra preghiera, invitati dallo stesso Apostolo delle genti, con un forte atteggiamento di gratitudine e benedizione.

2Cor 2, 15 – 3, 6

Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero!
E chi è mai all’altezza di questi compiti? Noi non siamo infatti come quei molti che mercanteggiano la parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo.
Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O forse abbiamo bisogno, come altri, di lettere di raccomandazione per voi o da parte vostra? La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. E’ noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.
Questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita.

«Noi siamo scelti, benedetti, spezzati così come siamo dati. Il quarto aspetto della vita dell’Amato è essere dato. 
Nel dare, diventa chiaro che siamo scelti, benedetti e spezzati non semplicemente per noi stessi, ma perché tutto ciò che viviamo trovi il suo significato finale nel suo essere vissuto per gli altri. Conosciamo per esperienza la gioia che deriva dall’essere capaci di fare qualcosa per un’altra persona… Hai mai fatto caso alla gioia di una madre quando vede il suo bambino sorridere? Il sorriso del bambino è un dono alla madre, grata di vedere il suo bambino così felice!
Che stupendo mistero è questo!
La nostra più grande realizzazione sta nel dare noi stessi agli altri… Come Amati, la nostra più grande realizzazione sta nel diventare pane per il mondo. Questa è la più intima espressione del nostro più profondo desiderio di dare noi stessi agli altri. Come si può attuare tutto questo? Dare se stessi nella vita… dare la vita in sé è il più grande dono da offrire – cosa che costantemente dimentichiamo. Quando pensiamo al nostro darci agli altri, quello che ci viene subito alla mente, sono i nostri talenti unici: quelle capacità di fare cose speciali specialmente bene. Quando tuttavia parliamo di talenti, tendiamo a dimenticare che il nostro vero dono non è tanto quello che possiamo fare, ma chi siamo. La vera domanda non è “Cosa possiamo offrirci l’un l’altro?”, ma “Chi possiamo essere per gli altri?”».

H. Nouwen, Sentirsi amati

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