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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2011: Una comunità che accoglie


ASCOLTARE E VIVERE LA PAROLA

di M. Rosaria Attanasio

 

Per realizzare un vero percorso di conversione e di trasformazione interiore e di vita, e per accogliere sempre più Gesù nella propria esistenza, è fondamentale far assaporare ai fanciulli (ma anche a tutti) «il gusto buono e bello» della parola di Dio: una Parola di vita che ci raggiunge nel profondo del nostro essere e del nostro cuore e ci risveglia alla vita e all’amore, consentendo di rinnovarci ne di lasciare quanto in noi c’è di egocentrico, rivolto soltanto ai nostri interessi, per aprirci all’Altro e, quindi, agli altri nell’amore.
Prima di iniziare con la lectio, percorrere con i fanciulli o i ragazzi  l’iter proposto alle pagine 18-19 di questo numero di Catechisti Parrocchiali,  per riflettere e prendere coscienza della forza dirompente della parola di Dio che, per la potenza dello Spirito, diventa evento, realtà:
nella creazione;
nella storia di salvezza;
in Gesù che è la Parola stessa del Padre;
in noi per dono e grazia di Gesù;
nella Chiesa, tramite l’annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la vita di grazia dei discepoli di Gesù.
Questo iter si può realizzare per ogni evento suggerito, dieci minuti all’inizio dell’incontro di catechesi.
Si consiglia di utilizzare un metodo, per aiutare a entrare nella Parola e accoglierla.
Risulta molto valido quello, messo a punto da padre B. Standeart, che prevede cinque momenti (noi lo riduciamo a quattro) con la proclamazione dello stesso brano e l’accensione, ogni volta, di un cero: è suggestivo per i fanciulli e i ragazzi, in quanto segue una sua ritualità e risulta leggero e coinvolgente.
Per costoro è bene ripresentare il brano in modalità diverse, per evitare che risulti ripetitivo.
È bene far cogliere che, quando ascoltiamo la Parola, dobbiamo renderci attenti a Gesù che ci parla, vuole comunicarci qualcosa di sé e introdurci nella sua amicizia.
Per ritmare il percorso si può scegliere un canto dedicato all’Annuncio della Parola.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi e per lo schema relativo alla Lectio Divina nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2011 – Dossier Fortezza

VIENI NEI NOSTRI CUORI

di Alessandra Beltrami

In questo articolo riportiamo un pò di suggerimenti da poter utilizzare in un momento di preghiera che ha come perno centrale il dono della Fortezza.
Come primo passo, è opportuno preparare adeguatamente il luogo dove dovrà avvenire l’incontro di preghiera: collocare in un posto centrale, su un tavolino o un leggio, la Bibbia, con accanto un cero acceso e un cestino vuoto.
Su un tavolo, a parte, si sistemano alcuni cartoncini a forma di cuore e pennarelli per permettere ai ragazzi di scrivere.
Si può cominciare questo momento con un canto sullo Spirito Santo. (F. Buttazzo, Vieni, soffio di Dio, Paoline, Roma 2005)
A questo punto il catechista introduce l’incontro con una presentazione del dono della Fortezza: Lo Spirito di fortezza è il dono con cui il Signore allarga gli orizzonti del nostro cuore e ci dona un coraggio nuovo; ci consente, infatti, di vincere le paure, che spesso ci impediscono di progredire nella via del bene. Apriamo, nella preghiera, i nostri cuori, invocando lo Spirito Santo, per ascoltare con fede la parola di Dio ed essere riempiti di un alito di speranza.
Segue un altro canto di invocazione allo Spirito Santo: Vieni, Santo Spirito di Dio.
Il momento centrale dell’incontro può essere sottolineato con l’ascolto della Parola con la Lettera di san Paolo ai Romani 5,1-5.
Dopo l’ascolto della Parola, il catechista spiega ai ragazzi il senso del momento di preghiera: L’amore di Dio, attraverso l’intervento dello Spirito Santo, è riversato nei nostri cuori e li trasforma da timorosi a impavidi, da deboli a coraggiosi. Quando nella vita arriva una difficoltà o un rifiuto da parte degli altri, c’è il rischio di rimanere bloccati, scandalizzati e turbati. Ricordiamoci, allora, di chiedere con fede al Signore il dono della fortezza, perché consoli e rinfranchi il nostro cuore e ci doni entusiasmo, coraggio e forza per agire.
Dopo un tempo di silenzio, utile per poter assaporare la parola di Dio, si prosegue con un piccoo gesto per sottolineare il momento importante: si consegna un cartoncino a forma di cuore a ogni ragazzo e si invita a scrivere una preghiera di ringraziamento al Signore, che non fa mai mancare il suo aiuto.
I cartoncini, quindi, si collocano nel cestino predisposto, e si canta:  “Quando lo Spirito vive in me” (oppure un altro canto per invocare lo Spirito Santo).
Poi si ridistribuiscono a caso i cartoncini con le preghiere e ognuno prega ad alta voce la preghiera ricevuta.
A ogni intervento, si risponde: Grazie, Signore, per i tuoi doni.
I cartoncini dei cuori si possono incollare, alla fine dell’incontro, su un cartellone, dentro il disegno di un grande cuore, da affiggere nella sala della catechesi.
Si conclude l’incontro con una preghiera e con un canto finale:

Spirito Santo, Signore Dio,
ti prego di donarmi umiltà e coraggio.
L’umiltà per conoscere i miei limiti,
dosare le mie forze, così da comprendere
i limiti degli altri e accettare le loro capacità.
Donami, però, anche il coraggio di scegliere,
per non fermarmi a piangere su di me,
per affrontare le sfide che la vita mi pone davanti.
Tu, che sei l’Amore tra il Padre e il Figlio,
dammi il dono di amare,
anche quando questo comporta
fatica e sacrificio.
Sii tu, in tutte le situazioni difficili,
la mia forza e la mia roccia.

Canto finale: Prenderemo il largo

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Gennaio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Parabolando – Per una fede che diventa vita – La preghiera/4

Domenica 23 gennaio, nella comunità delle Figlie di San Paolo (Paoline) di Napoli, Viale dei Colli Aminei, si è tenuto il terzo incontro di formazione e spiritualità per giovani dai 17 ai 30 anni: Parabolando – Per una fede che diventa vita:

«Ciao ragazzi! Che bell’incontro ho vissuto domenica, ma l’avrei dovuto capire già dal tema: la preghiera! Abbiamo iniziato la nostra giornata con una dinamica dove ognuno doveva rappresentare nel modo che preferiva, il proprio modo di pregare. I miei compagni hanno scelto di realizzare dei disegni o dei fumetti, io ho preferito una piccola scenetta di muto con cui ho reso in pochi minuti il mio modo di pregare durante la giornata, sempre di corsa e, beh, inutile scendere nei particolari si sa bene com’è la vita di un universitario… Nella scenetta sono stati solo due i momenti in cui facevo vedere che rallentavo: nella Messa giornaliera e nella riflessione sulle letture, in cui finalmente mi sedevo e prendevo la Bibbia tra le mani. Dopo questa divertente dinamica abbiamo iniziato la preghiera, quella ‘vera’ stavolta , che abbiamo concluso con la visione di un videoclip sulla preghiera realizzato sulla canzone Perdonami di Enrico Boccadoro. Dopo, con la catechesi di suor Mariangela, abbiamo riflettuto sul brano del Vangelo di Luca 18, 1-8. Sì, proprio il brano della vedova importuna; il brano che mostra i frutti della richiesta costante e che mi ha scatenato molti interrogativi di cui alcuni proprio in merito all’ultima frase: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Finita la catechesi, dopo uno spazio di riflessione personale, siamo andati nella vicina parrocchia per la Messa e poi abbiamo pranzato, dividendo ciò che avevamo portato. A seguire abbiamo vissuto un simpatico e “giocoso” momento di fraternità e distensione. Nel primo pomeriggio ci siamo riuniti nella cappella grande del convento che per l’occasione abbiamo trovato… completamente al buio! Solo la lampada del Santissimo Sacramento brillava, e questo non certo perché le Paoline avessero voluto improvvisamente risparmiare sulla corrente, ma perché la cappella raffigurava simbolicamente un po’ noi stessi prima di metterci a pregare. La presenza del Signore è in noi, costante e luminosa, ma per illuminare tutto il nostro essere, il signore ha bisogno del nostro desiderio di metterci in comunione con Lui. A volte possiamo essere sconfortati dal fatto di “non sentire la sua presenza”, la sua fiamma in noi può essere affaticata dal peccato… questo è possibile, ma sapete cosa c’è dopo una caduta? La volontà di rialzarsi, di chiedere aiuto, il sussurrare a denti stretti ma pieni di fiducia: “Signore aiutami tu”. Invocata la presenza del Signore tramite lo Spirito saremo sempre e immancabilmente inondati dalla sua presenza calda e luminosa. Provate ad immaginare la cappella in penombra con la luce del Santissimo a rischiarare un po’ il Tabernacolo. Appena ci siamo messi a pregare, appena in noi è comparsa la volontà di entrare in rapporto col Signore, ecco che la luce si è fatta davvero strada nelle tenebre e tutto si è illuminato! Cappela compresa! Interiormente, ma anche visivamente ed emotivamente mi sono sentita davvero figlia e amica di Dio. In quel momento di luce, accompagnato da un canto, è stato esposto il Santissimo Sacramento ed è iniziata l’Adorazione: il modo migliore per raccogliere la giornata e deporla ai piedi di Cristo. Non vi nascondo che gli ho affidato anche tutti voi che seguite le nostre esperienze e condivisioni. Chissà, magari la prossima volta sarai proprio tu che ora leggi a condividere come hai vissuto la tua giornata con il gruppo giovani ».

Chiara – Salerno

CATECHISTI PARROCCHIALI – Gennaio 2011: Il compiersi della Parola, oggi

La scelta di un metodo

di Franca Feliziani Kannheiser

La scelta dei metodi all’interno di un percorso di catechesi non è mai cosa improvvisata ma, al contrario, è frutto di un’attenta riflessione sugli obiettivi a cui si tende e sui contenuti, oggetto di comunicazione e di riflessione.
Nell’incontro di catechesi il fanciullo è invitato a fare esperienza concreta di comunità, a sperimentare il valore della comunicazione e della condivisione, non soltanto perché indispensabile alla crescita umana, ma perché il Signore si manifesta ed è presente «là dove sarete riuniti nel mio nome».
Ogni metodo, quindi, che favorisce l’ascolto rispettoso, lo scambio e il dialogo, permette l’esercizio dello «stile» cristiano che deve permeare tutta la vita. In questa ottica pensiamo anche a introdurre, nell’incontro di catechesi, metodi come il lavoro a coppie e i lavori di gruppo.
Lavorare in coppia può raggiungere diversi obiettivi, come quello di favorire una conoscenza più approfondita dei membri del gruppo, che si attuerà, soprattutto, con un opportuno ricambio dei partner; di stimolare processi di socializzazione, permettendo anche ai più timidi di esporre le proprie idee; di confrontarsi attivamente con i compagni.
Per evitare che il lavoro in coppia degeneri in discussioni senza fine o in bla-bla superficiali, è necessario che il catechista affidi ai due partner compiti ben precisi, come ad esempio:
• intervistarsi a vicenda sulla tematica in questione, formulando precedentemente per iscritto determinate domande;
• ricercare materiale sul tema in oggetto;
• sviluppare una tesi pro e una contro e saperla giustificare;
• riportare su un cartellone i risultati a cui si è pervenuti e verificarli, poi, con i compagni, ecc..
Attraverso il lavoro di gruppo, invece,  si possono raggiungere i seguenti obiettivi:
• un’accresciuta socializzazione: i fanciulli imparano a conoscersi, a parlare fra loro, ad ascoltarsi con attenzione…
• un aumento della cooperatività: i membri del gruppo devono accordarsi sui criteri comuni di scelta, devono saper distribuire il lavoro, tenendo conto degli interessi e delle competenze di ciascuno;
• un maggiore coinvolgimento personale: il piccolo gruppo permette anche ai più timidi di essere protagonisti; di esprimere senza paura le loro opinioni; di fare tentativi senza esporsi a tutto il gruppo.
Questi obiettivi sono raggiungibili solamente se il catechista conosce e applica correttamente i criteri di questa tecnica che richiede tempo, capacità organizzativa e (almeno all’inizio) una buona dose di flessibilità e di pazienza per riuscire a indirizzare il gruppo, pur rimanendo dietro le quinte, e senza perdere il controllo del processo educativo che si sta svolgendo.
Le fasi principali del lavoro di gruppo sono:
1a fase: scelta del tema o dei temi intorno a cui lavorare e ricognizione del materiale necessario. Il catechista propone, orienta o, soprattutto se i fanciulli non sono abituati a lavorare in gruppo, offre precise direttive. Tutto ciò avviene in assemblea. La chiarezza e la precisione che caratterizzeranno questa fase saranno decisive per l’intero processo.
2a fase: formazione dei gruppi. È un momento molto delicato: è, infatti, necessario trovare un equilibrio tra la naturale esigenza dei ragazzi di lavorare con chi trovano amico, simpatico, affine  e la necessità di non emarginare nessuno, e di estendere il processo di socializzazione così che tutti i membri del gruppo imparino a conoscersi sempre meglio.
È importante, inoltre, ricordare che il gruppo deve essere abbastanza piccolo per permettere la partecipazione di ognuno, ma anche sufficientemente numeroso per favorire uno scambio fecondo di esperienze. Il numero ottimale è di cinque/sette persone.
3a fase: distribuzione delle mansioni all’interno del gruppo. Si dovrà soprattutto attribuire il ruolo del coordinatore che avrà il compito di:
• chiarire il lavoro che il gruppo deve affrontare;
• vigilare perché ciascuno svolga la sua parte;
• fare attenzione che si rimanga nel tempo a disposizione;
• sintetizzare e riportare in assemblea le conclusioni del lavoro.
4° fase: a conclusione dei lavori, il gruppo decide in quale forma esprimere i risultati della sua ricerca (attraverso una relazione orale, un cartellone, un grafico, ecc.).
Un buon lavoro di gruppo è caratterizzato da un elevato grado di autonomia: ciò significa che il catechista deve essere chiamato in causa il meno possibile, sia per spiegare i contenuti della ricerca, sia per sedare eventuali conflitti fra i componenti.
Egli sarà, quindi, attento a non intralciare con i suoi interventi il cammino del gruppo che, per paura di sbagliare o per semplice pigrizia, potrebbe tendere a delegargli la propria responsabilità.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Gennaio di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2011 – Dossier Fortezza

Fuori la grinta, ragazzo!

di Fausto Negri

Alla fine del secondo episodio della saga di Harry Potter, «La camera dei segreti», il protagonista combatte da solo contro l’orrendo Basilisco. Pur assalito dalla paura, lo affronta con un moto d’orgoglio: «Ho visto chi tu sei veramente. Sei un relitto. Più morto che vivo. Sei brutto, sei vigliacco!». Harry tira fuori tutta la sua grinta e solo allora arriva l’aiuto dall’alto: la Fenice, dal canto ultraterreno. Senza di lei, Harry non ce la farebbe mai, anche se l’aiuto che gli dà sembra poca cosa. La Fenice acceca il serpente e dal cappello esce la spada che Potter conficcherà nel palato del Basilisco, uccidendolo. Saranno poi le lacrime taumaturgiche della Fenice a guarire la ferita mortale del ragazzo. È sempre lei che lo riporta in superficie, vincente e determinato più che mai.

Lo Spirito Santo è proprio un dono simile a questo: scende dall’alto, ci rende forti contro il male e guarisce le nostre ferite. L’intelletto e il consiglio devono essere completati dalla fortezza, che dona la capacità di portare avanti le scelte e abilita ad affrontare il combattimento contro ogni tempesta e nubifragio.
Chiedere il dono della fortezza non significa non temere più nulla. Chi non teme niente è un incosciente. Fortezza significa che, anche avendo paura, si va avanti lo stesso. La fortezza dona tre grandi qualità: la fiducia in se stessi, una grande speranza e la resistenza al sacrificio.
La fortezza è il dono che infonde decisione e coraggio, costanza e tenacia, perseveranza e coerenza.
La fortezza ci dona la forza di essere solidali con coloro che hanno bisogno. E, infine, ci dà la forza di testimoniare la fede, superando la paura.
Rende robusta la fede, invincibile la speranza, operosa fino al sudore la carità. Non toglie le croci, ma ci dà il coraggio di portarle con serenità.
È il dono della costanza e della tenacia. Non della volontà di potenza, ma della potenza della volontà.

Si può affrontare questo tema con i ragazzi partendo proprio dal racconto di Harry Potter e poi in gruppo si può attualizzare l’argomento riportandolo alla vita dei ragazzi attraverso alcune sottolineature: la fortezza come dono e come lotta, i frutti che produce, le forme in cui si esplica.
Rifocalizzarne il significato nelle sue specificazioni e sollecitare i ragazzi a trovare i termini che la spiegano nella sua valenza positiva e farne un elenco scritto.
Poi, invitare a raccontare un’esperienza personale negativa, in cui non hanno affrontato le difficoltà, oppure una in cui sono stati aggressivi e prepotenti, e come l’hanno vissuta.
Far raccontare, successivamente, un’esperienza positiva, in cui si sono comportati con coraggio, fermezza e anche con umiltà, e che cosa hanno provato.
Chiedere, infine, in quali occasioni è importante mettere in atto il dono della fortezza. Forse sempre?

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Gennaio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Preghiamo la Parola – Ecco l’agnello di Dio

“Ecco l’agnello di Dio! Eccolo davanti a voi, colui che toglie il peccato del mondo! Eccolo, vi è dato perché lo seguiate, perché ascoltiate la sua voce! Eccolo, è qui; e parla il nuovo agnello dell’espiazione. Non ci saranno più sacrifici dopo di lui, perché in lui tutto è stato salvato. Dovete credere alle sue parole, restargli fedeli lungo il cammino della vita. Io ne do testimonianza, ed è vera! Lui, il Cristo mandato dal Padre è segno inconfutabile del suo amore per tutti noi. Le sue parole sono parole di perdono, di tenerezza, di amore fecondo per chi le ascolta con cuore sincero, trasparente, puro, giusto.
Davanti a voi, non c’è il tenero bambino che avete contemplato, ma la docilità di un Figlio che accoglie e vive in prima persona la volontà del Padre su di lui e su di noi; non c’è il tenero agnellino portato sulle spalle dal pastore, ma c’è il nuovo e definitivo Isacco che una volta per tutte è stato consegnato a questo mondo, ha assunto questa umana fragilità, perché tutti noi… tutti e non solo alcuni, potessimo diventare figli di Dio, da lui amati.
Su di lui lo Spirito di Dio è sceso, perché da Lui lo Spirito potesse arrivare a noi e in noi generare vita nuova. È questa la vita che siamo chiamati a vivere! Questa la vita piena che siamo chiamati a sperimentare, ad accogliere, credere e seguire.

Gv 1, 29 – 37

29Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

 

«Lo Spirito è disceso su di lui ed è rimasto…»
Non potete immaginare quante cose in quel momento mi siano ritornate in mente: felicità, gioia, compimento di numerose speranze… e ancora molto altro, ma non posso e non riesco a descriverlo qui, a voi… oggi! Da quando siete nati, per voi tutto è stato più che scontato. Voi non avete neppure dovuto sperare che il Salvatore delle vostre vite nascesse… voi la salvezza l’avete ricevuta come dono… e forse per questo scegliete se accettarla o meno. Noi no! Noi aspettavamo, speravamo, credevamo che il nostro Dio avrebbe pensato a noi, ancora, come una volta.
Da piccolo mio padre mi raccontava del suo servizio al tempio, la sua vicinanza a Dio, il suo parlare con lui. Solo mia madre ogni tanto mi diceva quanto fosse stata originale la mia nascita e spesso mi ripeteva: «Tu vedrai le antiche promesse realizzarsi, vedrai il Messia. Tu, Giovanni, lo hai già riconosciuto una volta, ora però dovrai mostrare al popolo il suo Salvatore». Facile? No! Di quel cugino avevo solo sentito parlare… ci eravamo incontrati poche volte… Ma quella voce che mi aveva mandato a battezzare me lo aveva detto: «Lo Spirito, quello santo, ti rivelerà ogni cosa. Lui ti indicherà il mio Cristo». E il giorno è arrivato. I profeti lo avevano detto: sarebbe arrivato come un servo. Non solo pronto a servire Dio, ma a servire ogni uomo, ogni realtà, ogni situazione umana. Eccolo e  lui è qui, oggi, per voi… È tra i peccatori, come un peccatore. Povero e beato, e su di lui scende lo Spirito di Dio…
Su di lui lo Spirito resta perché buttandovi in lui, voi stessi possiate sperimentare nuova vita… la sua Parola, se la ascolterete e accogliere in voi, se la crederete e seguirete vi immergerà nello straordinario e dinamico fiume dell’amore… quello di Dio! Eccolo davanti a voi, Parola fatta carne! Ecco l’agnello di Dio… seguitelo, credete in Lui!

 

Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Offriamo le tracce da scaricare augurandoci di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.
Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie paoline Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.

 


CATECHISTI PARROCCHIALI – Gennaio 2011: Il compiersi della Parola, oggi

DOVE VIVE LA CHIESA?

di Anna Maria D’Angelo

La Chiesa esiste soltanto quando i cristiani sono riuniti
in assemblea attorno all’altare del Signore?

Dov’è la Chiesa quando i cristiani sono a casa, in ufficio, in fabbrica o a scuola?
In ogni ambiente, situazione, è possibile vivere la parola del Signore,
accogliersi l’un l’altro con scoprire la forza e la gioia della preghiera comune.

In questa tappa dell’itinerario è coinvolta più direttamente la comunità cristiana, chiamata a esprimere il volto di Chiesa comunione, perché i ragazzi comprendano meglio il rapporto tra l’Eucaristia della domenica e la vita di ogni giorno; prendano coscienza che sono parte di una comunità e membra vive della Chiesa; vivano la Messa in casa, a scuola, con gli amici; sperimentino la Chiesa presente nel quotidiano.
Per i fanciulli mancano pochi mesi alla «prima Comunione». Il parroco e i catechisti già pensano come dare continuità al cammino iniziato. In effetti il percorso realizzato finora è orientato a far vivere ai fanciulli e alle loro famiglie l’Eucaristia nella vita quotidiana. È importante che comprendano che l’Eucaristia non è soltanto rito, ma anche scuola di vita; è il sacramento che ci fa vivere in comunione profonda con il Signore e con i fratelli e le sorelle, e ci rende capaci di vivere la vita di fede. In forza di essa, ci si può impegnare a fare della famiglia «una piccola Chiesa», Chiesa domestica, e a diventare protagonisti nella comunità ecclesiale.
Quando si parla della Chiesa, i fanciulli pensano all’edificio di pietra, dove la domenica si riuniscono per celebrare l’Eucaristia e che desiderano lasciare presto, per incontrare gli amici «altrove»: ai giardinetti, in piazza, nel parco. I genitori che, pur accompagnandoli per la Messa, non vi partecipano, comunicano il messaggio che la chiesa è un luogo per bambini e anziani.
La stessa vita delle comunità parrocchiali non sempre presenta il volto di «famiglia di famiglie», dove ci si vuole bene e ci si aiuta a vicenda. Invidie e gelosie mostrano ai ragazzi «una realtà diversa» da quella che noi presentiamo.
Dove abitano i cristiani?
Proponiamo, ai fanciulli, di esplorare il territorio circostante, il luogo dove abitano i cristiani che celebrano l’Eucaristia domenicale.
Si invita ognuno a disegnare, su un foglio, al centro la chiesa parrocchiale e il percorso dalla propria casa alla chiesa.
Si riportano, poi, i diversi percorsi su un grande foglio, con al centro la foto della chiesa parrocchiale; si completa, indicando con un simbolo le abitazioni dei ragazzi e dei catechisti; si amplia la cartina topografica disegnando le strade in cui abitano le persone della parrocchia che si conoscono. I catechisti aiutano a completare il disegno, avvalendosi delle proprie conoscenze, oppure di una carta topografica del paese o del quartiere.
Si pongono, quindi, i simboli per indicare la presenza di scuole, centri sociali, ricreativi, culturali, sportivi, associazioni. A conclusione avviamo con i ragazzi un dialogo sul territorio, sulle persone che lo abitano, cogliendone le positività, e sulle caratteristiche dei diversi centri e le loro finalità.
Aiutati da questa cartina e dalle scoperte dei ragazzi, continueremo la riflessione con i genitori e la comunità parrocchiale sulla necessità di fare alleanza fra loro e con altre agenzie educative, ponendo «i fanciulli al centro» dei progetti educativi.
Un’altra attività da proporre ai ragazzi può essere l’intervista; assieme ai fanciulli stiliamo un elenco delle persone che svolgono compiti in parrocchia (parroco, diaconi, accoliti, lettori, ministri straordinari dell’Eucaristia, catechisti, ministranti, cantori, animatori…, rappresentanti di gruppi e di esperienze di servizio).
Ogni ragazzo comunica ciò che sa dei diversi ministeri, dei gruppi e delle esperienze elencate, poi prepariamo, insieme, alcune domande «per saperne di più». Invitiamo, quindi, le persone da intervistare. A conclusione proponiamo ai ragazzi di collaborare alla vita della comunità, assumendo piccoli compiti.
E ancora si può proporre ai fanciulli la ricerca di foto e disegni: i catechisti portano all’incontro alcune riviste missionarie e invitano i fanciulli a ritagliare le foto di chiese dei diversi Paesi del mondo. Con l’aiuto delle illustrazioni del catechismo si possono anche immaginare e disegnare quelle di altri Paesi.
Porre i disegni e le foto ritagliate su un planisfero, in corrispondenza dei rispettivi Paesi. Si può, quindi, parlare ai fanciulli della Chiesa «diffusa su tutta la terra, guidata dai vescovi e dal papa».
A conclusione si prega insieme e si sceglie insieme ai ragazzi un impegno comune che può essere di supporto alla comunità e che permetta ai fanciulli di sentirsi parte attiva della comunità stessa.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Gennaio di Catechisti Parrocchiali

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Parabolando – Per una fede che diventa vita – La perla preziosa – Testimonianze campo

Dal 26 al 30 dicembre 2010 si è tenuto a Roma, presso la comunità Regina degli Apostoli delle Figlie di San Paolo, il campo invernale per giovani fino a 30 anni La perla preziosa.
Quest’anno è stata l’occasione per sperimentare quella che crediamo una grande novità nel nostro modo di fare pastorale giovanile a servizio della Chiesa e dei giovani di oggi: un campo on-line parallelo a quello reale!!!
A Roma, con noi, erano “fisicamente” presenti 6 giovani provenienti da varie parti d’Italia (Como, Bologna, La Spezia, Salerno) ma…. ogni giorno siamo stati seguiti da centinaia di giovani e meno giovani che vivevano con noi lo stesso evento di grazia.
Gli iscritti virtuali “ufficiali”, con relative foto, sono stati circa 20, mentre ogni giorno, come accennato sopra, ci hanno seguito più di 600 persone. Molte di loro hanno lasciato commenti, altre ci hanno raggiunto dopo il campo per ringraziarci della possibilità. Abbiamo avuto anche dei giovani disabili che hanno potuto seguire un campo per la prima volta nella loro vita!!.
Chiaramente tutto questo ha comportato un fortissimo lavoro di squadra tra noi e alcuni giovani laici che ci hanno aiutato nella gestione digitale e non solo di tutto il materiale. In sede come animatrici erano presenti sr Mariangela, sr Silvia, Veronica e Nikki (postulanti fsp) e da casa, alla redazione “digitale”, Dalia Mariniello, una laica (GEP della “prima ora”), oggi socia della nostra Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS. Senza dimenticare l’apporto di Claudia Frittelloni per l’adorazione che abbiamo vissuto alla Stazione Termini, di tutti i GEP che hanno seguito e rimbalzato l’evento on-line e dei giovani di Pavona (RM) e dintorni che ci hanno aiutato per l’evangelizzazione e adorazione sempre alla Stazione Termini. Insomma, questo campo ha messo in moto un vero e proprio esercito!! Crediamo che il Signore ci abbia suggerito questo passaggio, per noi importante, grazie all’intercessione di tante nostre comunità che si sono unite a noi in questo tempo: pregando e offrendo per la buona riuscita dell’iniziativa. Sinceramente grazie di cuore.

Il campo sarà on line ancora per pochi giorni e poi le pagine saranno oscurate. Chi di voi volesse saperne di più può linkare sul nostro blog cantalavita. Troverete il programma giorno per giorno e le schede, le preghiere, i filmati, le riflessioni che hanno accompagnato i nostri giorni.

E adesso lasciamo la parola ad alcuni dei partecipanti .

Silvia (La Spezia):

Un breve versetto del Vangelo mi ha spalancato un universo! Come? Beh, dicendomi una cosa bellissima che ha cambiato e cambia ancora la mia vita. Sicuramente me lo ricorderò sempre! Mi avevano insegnato a catechismo che dobbiamo cercare Dio e che Lui vale più di tutto il resto. Al campo ho scoperto qualcosa che va ben oltre i miei più grandi sogni: che cosa? Qualcosa di grandioso, di oltre ogni misura! Dio mi cerca come un mercante va in cerca del suo più grande tesoro! Non si da pace pur di avermi vicino, tutto in piena libertà. Non Gli interessa quanto andrà a “spendere” per me, ogni cosa … anche Suo Figlio Unigenito!! Possibile? Si! Umanamente razionale? No! Ma questo è il bello di Dio! Te Lo immagini? Lui, il Re dei re, il Signore Onnipotente che si fa mercante e cerca proprio me! Proprio te!!! In mezzo a tutta la bellezza del creato, Lui vuole proprio te!! E poi? Accetta anche di dare all’uomo il suo unico Figlio, di farLo diventare uomo Egli stesso, finito, piccolo e indifeso, di farlo giungere, attraverso il dolore, l’incomprensione, l’interesse umano, la solitudine, la diffidenza sulla croce che diventa per noi strumento di salvezza!! Non è una cosa che sconvolge il nostro modo di pensare? Almeno un po’ penso di si! E chi Gliel’ha chiesto dici? Questo è il bello: nessuno di noi, solo il Suo grande, immenso Amore per noi! Credo che sia difficile anche solo concepire nella nostra piccola mente qualcosa di così stupendo! Eppure Lui l’ha fatto anche in pratica! Non è commovente? Mi scendono le lacrime al solo pensarci … no, no, che pensi? Sono tutte lacrime di gioia e di gratitudine, di tenerezza verso un Dio che si fa uomo per me e mi porta in braccio attraverso le difficoltà quotidiane. Quanto ci Ama Dio!!! E noi? Dai, non avere paura di conoscerLo poco per poter parlare di Lui; sai, il testimone cristiano non racconta la vita di Gesù come quello che si può dire di un personaggio storico. A noi è dato “solo” il compito di dire cosa ha fatto Dio per noi! Facile in fondo … no? E se avessimo paura, diciamolo a Dio e non saremo mai soli. Non lascerà la perla bella che ha riscattato dalla morte con la vita di Suo Figlio!

Francesca (Bologna):

“La perla preziosa ”. Questo è il tema che ci ha accompagnati nei 4 giorni di campo con le Figlie di San Paolo.
Sono stati 4 giorni intensi e veramente pieni di entusiasmo per noi giovani, solitamente immersi nel lavoro, negli studi e in altri impegni. Quattro giorni che ci hanno aiutato a staccare dalla quotidianità per immergerci in “un angolo di paradiso”, un tempo tutto dedicato a noi, al nostro cammino nella Fede.
Ci sono stati donati momenti di confronto e momenti per meditare, spazi di silenzio e di ascolto. Il punto di partenza è stato: “la perla preziosa”e il nostro scoprirci perle preziose per le quali Dio-mercante è disposto a donare tutto. Che gioia imparare a vedersi con gli occhi del Signore che ci ama e conosce, perché Lui stesso l’ha creata, la nostra preziosità!! I momenti di preghiera della mattina erano concentrati su questo breve versetto del Vangelo e su altri, mentre il resto della giornata si svolgeva con laboratori di fede o il bellissimo pomeriggio di Adorazione Eucaristica fatta nella Capella della Stazione Termini! Davvero toccante la partecipazione spontanea della gente accorsa al nostro invito!! Davvero era possibile vedere il Signore operare nel loro cuore!
Altrettanto emozionante l’ultima mattina che ci ha visto ripercorrere le orme dei primi cristiani con la visita al carcere Mamertino (dove fu tenuto prigioniero San Pietro) e le Tre Fontane luogo del martirio di San Paolo! Sembrava davvero possibile sentire la loro presenza ed era tangibile l’Amore immenso di Dio per loro ma soprattutto di loro per Dio… amore che dovrebbe guidare anche i nostri passi!!
Il ritorno a casa è stato forse difficile… come ogni volta lasciare un luogo così pieno di Dio per le nostre vite rumorose e disordinate… ma resta nel cuore la pace e il desiderio di tirare fuori la perla preziosa che il Signore ha messo nella nostra vita!!
Grazie di cuore alle Figlie di San Paolo per questa meravigliosa esperienza!!

Elisabetta (Como):

C’era un mercante che, trovata la Perla più preziosa, dopo averla a lungo cercata e desiderata, vende tutti i suoi averi e la compra…
E ci sono io che, un po’ sbadata, a volte non mi accorgo di quanto c’è di prezioso e importante. Ma la Perla ha trovato me. La Perla preziosa a cui mi riferisco è il Campo di Natale organizzato dalle Figlie di San Paolo, che si è rivelato per me come un inaspettato, prezioso, momento di ascolto, affidamento e scelta.
Ascolto della Parola che si fa Voce, affidamento alla Parola che si è fatta Carne e scelta, sull’esempio dei grandi testimoni della Fede, di mettere la mia voce e la mia carne al servizio di quel Dio che salva l’umanità per amore.
Iniziare un nuovo anno con questi sentimenti e con questi propositi è entusiasmante, ma mette anche un po’ di paura: sarò in grado di essere coerente e fedele allo spirito che ho respirato in queste giornate romane? Con la preghiera di chi mi sta vicino e la fiducia nel Dio della Vita tutto è possibile, quindi coraggio!
Permettetemi infine di fare un augurio a tutti voi che leggete: non abbiate paura di farvi trovare, di scoprire la perla preziosa che è in voi, la sola che può rendere veramente felici!
Buon 2011!

 

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Campo online/4° giorno_pomeriggio

Ora tocca a me!

Un progetto per vivere!

Quante esperienze ci passano addosso? Quante ne viviamo ogni giorno? Di quante non ricordiamo nulla? Belle, brutte, difficili, coinvolgenti, ognuna porta con sé qualcosa di unico, speciale. Eppure non basta questo a renderle esperienze importanti… non basta accumulare esperienze per crescere. Perché arrivino a noi e arricchiscano la nostra vita è necessario un passaggio successivo: le esperienze vanno integrate con la vita! Abbiamo bisogno di fermarci, di capire cosa abbiamo vissuto, di comprendere quali perle ci sono state donate, quali fatiche o rigidità ci hanno impedito una risposta positiva, o causato una sofferenza particolare.
Far Sì, cioè, che un’esperienza esterna a noi diventi parte di noi. Senza questo passaggio rischiamo di sprecare ogni cosa, infiniti istanti di vita, doni necessari e, per noi che crediamo, Dio stesso!
Già, anche Lui potrebbe rischiare di diventare scontato, nel rapido fluire di tutto, dei tanti impegni, tra le tante cose che occupano tempo, pensieri e cuore.

Ti proponiamo allora, caro/a amico/a, alla fine di questa esperienza – campo vissuta on line di fermarti un attimo e di non permettere al 30 dicembre di arrivare come conclusione cronologica di questi giorni, senza aver trovato la perla preziosa per cui dare tutto.

Fermati, scarica la traccia sotto proposta e prova a scrivere il tuo progetto di vita. ALT!!! So cosa stai pensando… blocca i pensieri e non obiettare per nessun motivo rispetto alla tua età. Realizzare un progetto di vita, non è importante solo per Roby97 [anche lei partecipante on line ;-P], che ha tutto un futuro da scoprire e realizzare. Un progetto è un momento della vita, ed è necessario a 13 anni, come a 50, 60 e oltre. È importante perché ci permette di avere il polso della nostra vita e di poter investire ogni energia per costruire e costruirci dentro!

Apri la traccia proposta e prova a prenderti qualche tempo di silenzio, magari a fine giornata: segui quello che ti viene proposto e scrivi ogni passo. Verificalo poi con una guida spirituale e se non hai nessun confronto… beh… che pensi?! Non sarebbe ora di iniziare un confronto con qualcuno?

Decidi nel tuo cuore un passaggio interiore da vivere, un passo di compiere, concretamente! Qualcosa che sia piccolo perché tu lo possa vivere e verificare. Non puntare alle grandi mete, quelle si raggiungono solo con la costanza dei piccoli passi. Decidi allora su cosa puntare nella tua vita di fede e fiducia verso Dio e, sotto la protezione di Maria, vai avanti con il cuore nella pace e con grande fiducia.

Il Signore è con noi! È dalla nostra parte! È nato per noi, per noi si è fatto uomo… perché tutti potessimo sperimentare con quale amore Dio ci ama! Buona continuazione di cammino, a presto!


Campo online/2° giorno_mattina

Lunedì 27: Dio Padre, il mercante e la perla preziosa!

Preghiera di lode:

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Mt 13, 45[…]


Per la riflessione:

Se chiedessi a molti credenti cos’è la perla preziosa ci risponderebbero senza batter ciglio: Gesù! Lui è la perla per cui dare tutto, anche la vita; lui è il tesoro prezioso per cui lasciare tutto! Forse sarebbe anche la nostra risposta: e non è sbagliata, di fatto è vero, è scritto! (Mt 13, 44) Ma l’evangelista non si ferma e ci chiede di andare fino in fondo…Entriamo nella parabola e facciamola parlare…[…]


Guarda il videoclip suggerito nella scheda: