«Rabbì, dove dimori?» «Venite e vedrete». (Gv 1,38-39)
Giovanni, l’uomo della libertà vera: capace di attendere, di riconoscere, di indicare Dio presente nella storia. È l’uomo dallo sguardo puro e dal cuore aperto; l’uomo sciolto da qualsiasi forma di catena e di passato che sa scrutare i segni e con gratuità indicare il meglio, il di più, il Cristo.
Cosa avrai provato in quel momento, Giovanni? Cosa ha attraversato il tuo cuore vedendo i tuoi discepoli allontanarsi da te per andare verso il rabbi di Nazaret?
«Sentendolo parlare così, seguirono Gesù», questo sottolinea l’evangelista Giovanni e non può essere innocua la forza di queste parole.
Le parole del Battista riuscivano a far incontrare Dio, sapevano tirarlo fuori dal silenzio dell’incomprensione, riuscivano a far risplendere la sua luce, in modo così forte e deciso da muovere verso di lui il cuore e la vita di tutti. Queste parole dobbiamo desiderare, noi che diciamo di credere in Dio; questa forza dobbiamo lasciar esplodere, noi che diciamo di essere suoi discepoli.
Gratuità, libertà, trasparenza nel cuore: questo dobbiamo desiderare per riuscire a riconoscere Dio in azione e poterlo indicare come via da seguire, vita da desiderare, compassione da vivere. «Ecco, l’agnello di Dio, ecco Dio, colui che, seppur silenziato da una storia assordante, ti chiama, oggi, per andare verso la vita».
UNA PREGHIERA PER INTERIORIZZARE
Signore Gesù,
cammini lungo le nostre strade,
sei con noi nelle mille storie
che viviamo o subiamo.
Ma spesso il nostro sguardo
è torbido, offuscato dalla vita,
e il cuore chiuso e bloccato
dalle delusioni e sofferenze.
Liberaci, Dio della vita,
chiamaci e spingici oltre,
fuori da noi stessi,
per riconoscere te, Dio amore,
libertà liberante,
che ci consegna alla vita.
Amen

UN SMS DA INOLTRARE ai più giovani o ad amici (attraverso WhatsApp, SMS o sulle bacheche dei social):
Sguardo puro, mani sciolte dalle mille catene, cuore libero di andare in profondità: questa è la libertà che ti permette di guardare Dio negli occhi. Così puoi!
DAL VANGELO della domenica [Gv 1,35-42]
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
La PREGHIERA in un formato da scaricare e condividere sui social
Suor Mariangela Tassielli, fsp


infatti che realizziamo la nostra più grande potenzialità! No, non pensate all’immortalità, all’onnipotenza, alla possibilità di avere tra le mani una sorta di bacchetta magica per far funzionare le cose a nostro piacere. Per quanto possa essere contraddittorio con le logiche a cui le nostre società ci abituano, la più grande potenzialità che l’essere umano ha in sé,
fin dai primi istanti in cui la vita umana è sbocciata,
Questo Dio sceglie per rivoluzionare la storia e lo fa senza cavalcare il paranormale, senza servirsi di effetti speciali. Entra nella storia attraverso una delle più ordinarie vie: nasce, entra nella natura e ne rispetta i tempi biologici, i ritmi, le leggi.
dianità segnata dalla solitudine, dalla frenesia, dalla ricerca instancabile dell’ultima novità sul mercato, dalla precarietà, dallo scoraggiamento.
rende al difficile

stato già squarciato e ogni distanza già colmata
È il rischio che corriamo quando, di fronte alla storia che chiama, al bene da fare, all’avvento di Dio nel mondo e nella vita dei nostri fratelli, noi ci sentiamo apposto, al sicuro, perché nel nostro piccolo sentiamo di aver dato tutto: la vita, le idee, il tempo.
ha accarezzato e guarito ogni malattia. Non sarà come la venuta di uno sconosciuto, né come quella di un temuto giustiziere. Il Signore ci ha dato doni preziosi: la vita, il fratello e la sorella, il mondo che ci circonda e ogni creatura che in esso esiste, l’intelligenza e la capacità di amare, la ragione e la possibilità di conoscere. Li ha affidati alla nostra libertà perché dalle nostre mani possa ogni giorno nascere vita, essere seminata la speranza, coltivata la carità.
Ma allora di cosa aver paura?
