CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2011: Annuncio di vita e speranza

IL TRIDUO PASQUALE

di Roberto Laurita

Con la Domenica delle Palme comincia la Settimana Santa, cioè i sette giorni che precedono la Pasqua.
Nel suo ingresso trionfale a Gerusalemme, Gesù era stato acclamato dalla folla che agitava rami in segno di gioia.
La benedizione dell’ulivo ricorda questo avvenimento e nello stesso tempo ci permette di non dimenticare che «il trionfo di Gesù» segna l’inizio della sua passione, il cui racconto è proclamato durante la Messa. Lunedì, martedì e mercoledì della Settimana Santa si collocano nella prospettiva del Cristo che va incontro alla sofferenza e alla croce.
Negli ultimi tre giorni della Settimana Santa seguiamo, passo passo, gli avvenimenti che conducono Gesù alla sua Passione, fino a contemplarlo sul calvario, inchiodato alla croce, per cantare il giorno di Pasqua la gioia della risurrezione.
Se distinguiamo i tre giorni, ci accorgiamo nel contempo di non poterli separare. Il Venerdì della morte perde il suo autentico significato se non appare come la realizzazione del dono di sé che fa Gesù la sera del Giovedì e se non trova sbocco nel giorno della risurrezione.

Nel GIOVEDI SANTO in cui Gesù celebra la Cena della Pasqua antica prima di affrontare la sua Pasqua di morte e risurrezione, gli evangelisti menzionano due gesti diversi: Matteo, Marco e Luca ricordano il Pane spezzato e il calice del Vino offerto ai commensali; Giovanni la lavanda dei piedi.
A entrambi i gesti è legato un comando esplicito di Gesù perché i discepoli li ripetano.
Anche nella liturgia della sera del Giovedì santo si fa solenne memoria dei due gesti di Gesù.
• L’uno, la lavanda dei piedi, segno di servizio, è proposto annualmente;
• l’altro, l’istituzione dell’Eucaristia (il Pane spezzato e il calice del Vino che si condivide), raduna l’assemblea dei cristiani ogni domenica.

Malgrado il clima austero, il Venerdì non è un giorno di lutto, ma la celebrazione riconoscente dell’amore infinito che Dio ha manifestato al mondo nella passione del suo Figlio.
Il VENERDI SANTO, allora, i cristiani non si radunano per piangere un morto, ma per adorare il vincitore della morte. Questo giorno è segnato dal grande racconto della Passione secondo Giovanni.
Quattro momenti ne scandiscono la liturgia:
• la contemplazione del Salvatore nella sua passione e morte (ascolto della parola di Dio);
• l’intercessione, nel suo nome, per la salvezza di tutti (solenne preghiera universale);
• la venerazione del «legno della croce che ha portato la salvezza del mondo» (adorazione della croce);
• la partecipazione al Corpo del Signore crocifisso e risorto (Comunione eucaristica).

La VEGLIA PASQUALE è tutta orientata verso la luce: è la grande festa della risurrezione. È anche il momento in cui la Chiesa accoglie con gioia i nuovi battezzati che rinascono a vita nuova in Cristo.
Il Triduo pasquale ha il suo culmine nella Veglia che si celebra la notte tra il Sabato santo e la Domenica della risurrezione. Il terzo dei giorni santi è, fra tutti, il più ricco di parole e di segni che esprimono la vittoria sulla morte e sulle oscure forze del male, e la speranza offerta a tutti coloro che credono nel Signore crocifisso e risorto.
• È una notte buia, in cui i cristiani accendono una luce capace di sfidare qualsiasi oscurità, per ridestare la speranza e tracciare il cammino della gioia, che sfocia nell’eternità.
• È una notte di silenzio, fatta per intendere una Parola d’amore, che narra la storia di Dio con gli uomini e le donne, un disegno di salvezza che si realizza a dispetto di tanti ostacoli, limiti e infedeltà.
• È una notte in cui ricevere un’acqua viva, che zampilla per sempre nella nostra esistenza, l’acqua del nostro Battesimo che ci immerge nella morte di Cristo per farci rinascere con lui risorto alla vita nuova.
• È una notte in cui condividere un Pane e un Vino che ci parlano di lui; una notte in cui spezzare il suo Corpo offerto, cibandoci di lui, e in cui bere al calice del suo Sangue, invitati a una mensa che prelude al banchetto eterno.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi  nel numero di Aprile di Catechisti Parrocchiali

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Buona domenica!

Rabbì, chi ha peccato,
lui o i suoi genitori, perchè sia nato cieco?
Rispose Gesù: “Nè lui ha peccato nè i suoi genitori,
ma è perchè in lui siano manifestate le opere di Dio

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 9,1-41)
IV DOMENICA DI QUARESIMA (laetare) – Anno A-

La parola a…
Paolo Curtaz

È Gesù che, passando, vede il cieco nato.
Non grida, il poveretto, non chiede, forse neppure sa chi sia il Nazareno.
La sua è una vita fatta di ombre, di fantasmi.
Non ha mai visto la luce, come desiderarla? Perché?

E Dio lo vede, vede il suo dolore, il suo bisogno, la sua pena, la sua vergogna.
Vergogna, certo, perché è un innocente che paga i peccati dei genitori. Anzi, forse ha già commesso peccato nel grembo della madre, come sostenevano alcuni rabbini. È Dio che lo ha punito, perché chiedere qualcosa a questo Dio terrificante? Così tutti pensano.
E invece.
Un po’ di fango sugli occhi, e l’uomo torna a vedere.
Gesù, intanto, se n’è andato, non vuole applausi, vuole solo dimostrare che Dio non è quel bastardo che a volte gli uomini (religiosi) dicono che sia.

Inizia un feroce dibattito: chi lo ha guarito? Perché? E perché di sabato?
Molti sono i personaggi coinvolti: la folla, i farisei, i suoi genitori, i discepoli…
Ma lui solo è il protagonista, il cieco che recupera prima la vista, poi l’onore, poi la fede.
Prima descrive Gesù come un uomo,
poi come un Profeta, poi lo proclama Figlio di Dio.
La fede è una progressiva illuminazione, passo dopo passo, ci mettiamo degli anni per riuscire a proclamare che Gesù è il Signore.

E anche la sua forza cresce: il suo senso di colpa svanisce, acquista coraggio. Interrogato, risponde, quando viene inquisito dai devoti, sa cosa dire. Infine è ironico, controbatte, argomenta. Come può un peccatore guarire un cieco nato? E osa: volete farvi discepoli anche voi? Non ha timore, nemmeno dei suoi genitori, pavidi, divorati dal giudizio degli altri, che si rifiutano di schierarsi, intimoriti dalla tragica logica comune.
È libero, il cieco.
Ci vede, ci vede benissimo, con gli occhi e col cuore.
È un progressivo cammino verso la luce, la fede.
Nessuna apparizione o folgorazione, fidatevi, ma un lento incedere della verità in chi le lascia spazio nel proprio cuore.

Dio vede la nostra tenebra e desidera illuminare la nostra conoscenza, i nostri sensi. E pone una sola condizione: lasciarci mettere in dubbio, porci delle domande, indagare.

…e per riflettere puoi scaricare: Liberare l’uomo

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2011 – Dossier Pietà

GUIDATO DAL CUORE

di Cecilia Salizzoni

È un film duro quello che proponiamo, un film che mette in scena un mondo spietato, arcaico e feroce, dove l’umanità sembra non riuscire a farsi strada e a trasformarsi in cultura condivisa; dove anche la religione non supera lo stadio della superstizione, e i bambini assimilano e ripetono i modelli degli adulti.
Io non ho paura, il film che Salvatores parte proprio da questa spietatezza infantile che fa il verso al mondo circostante, mettendo in scena una gara di bambini e l’imposizione di un pegno sessualmente umiliante alla bambina arrivata ultima. Subito, però, presenta anche l’obiezione a questo mondo, nella figura del protagonista Michele, 10 anni, ricci neri e volto sensibile come di cerbiatto, che prova pietà e si offre lui in cambio.
Il racconto che segue lo vedrà ripetere più in grande e in profondità lo stesso gesto verso il coetaneo, che scopre in fondo a una buca nel terreno, dove è tenuto prigioniero dai «grandi» che lo hanno rapito per chiedere un riscatto.
In fondo a questa buca scavata nella terra di un non precisato posto del profondo Sud, è incatenato appunto un bambino che ha la stessa età di Michele, ma sembra il suo opposto, biondo e chiaro di carnagione com’è, settentrionale di Milano: Filippo.
Quando Michele lo scopre, cercando gli occhiali che la sorellina ha perso nella corsa all’inizio del film, non capisce che cosa sia, perché fuori il sole è accecante, ma nella fossa è buio; Filippo è imbrattato di fango e sporcizia, ed è coperto da un telo. La prima volta vede solo un piede; poi una specie di «zombie» che lo terrorizza, e finalmente un bambino, esattamente come lui. Michele non solo ritorna alla fossa con acqua e pane acquistato con i propri risparmi, ma vi scende dentro e porta fuori, sulle proprie spalle, il bambino traumatizzato, perché riesca a convincersi di essere vivo.
«I grandi», invece, cooperano alla morte di quel bambino: manovalanza accecata dalla miseria e dal miraggio di nuovi stili di vita che i media diffondono anche in quest’angolo remoto d’Italia, come il padre di Michele; oppure vittime di una cultura maschilista, come la madre, che subisce e può solo farsi promettere dal figlio che, da grande, se ne andrà via di lì. Michele stesso, mosso dal desiderio di un’automobilina che un compagno di giochi ha ricevuto dallo zio d’America, metterà a repentaglio la vita di Filippo, rivelando il suo segreto a quel compagno che, prima, preferirebbe non sapere e, poi, vende il segreto a uno dei guardiani di Filippo, per guidare una macchina vera.
Allora le cose precipitano e, mentre Sergio, l’organizzatore milanese del sequestro, convince «i grandi» che il bambino è da eliminare perché sa troppo e le forze dell’ordine sono ormai vicine, Michele rischia di finire ammazzato dal padre, pur di far scappare Filippo.
Salvatores imposta la struttura espressiva del racconto sui contrasti tra la potenza della luce naturale saturata dall’oro dei campi di grano, e l’ombra della notte che dentro la fossa diventa perenne; tra la bellezza del paesaggio e il trogloditismo degli uomini che lo abitano.
Michele è un bambino che non ha paura di affrontare l’oscurità che lo circonda; a differenza degli altri tiene gli occhi aperti e vuole vedere fino in fondo.
La chiave espressiva dominante suggerirebbe di utilizzare il film per il dono dell’intelletto; tuttavia lo sguardo del protagonista è guidato dal cuore, un cuore che egli nutre e rafforza quotidianamente nel dialogo interiore, che gli permette di riconoscere l’altro come «uguale» a sé, e di farsene carico fino quasi al dono della propria vita.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Buona domenica!

Il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua.

Dal libro dell’Esodo (Es 17,3-7)
III DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

La parola a…
Paolo Curtaz

Ha sete, Dio.
Stanco, siede al pozzo di Giacobbe, a Sicar, nell’ora più calda della giornata, nella brulla Samaria. Ha sete d’acqua, ma, molto di più, ha sete della fede della donna che viene a prendere acqua in quell’ora improbabile, per non essere vista dai suoi concittadini.
Dio è stanco. Stanco di cercare un uomo che lo fugge. Stanco di cercare un uomo che si disseta ad acqua salata, che crede di sapere, che vaga cercando risposte. Che muore di sete a pochi metri dalla sorgente chiara e limpida.
È stanco, Dio. Ma non importa: aspetta la donna.
Il Dio dei confini si spinge nella difficile terra dei samaritani, rischiando la vita, pur di riconquistare la sposa.
Da quando in qua un maschio ebreo rivolge la parola ad una donna samaritana?
Pensa, la donna, che quest’uomo la stia abbordando.
Ha perfettamente ragione: lo Sposo vuole riconquistare la sposa ferita.
Lo sa, Gesù, e insiste, con delicatezza, proponendo un dialogo che è un capolavoro di pedagogia.
Lui non è solo un maschio ebreo, dice, è uno che la può dissetare nel profondo.
La donna, diffidente, chiede lumi, e li riceve. Sì, questo straniero si propone come qualcuno che nasconde un segreto. La donna chiede l’acqua che disseta. E Gesù, bruscamente, cambia discorso: torna con tuo marito. Non ha marito, la donna, vive una vita affettiva frammentata: ha avuto cinque mariti. In Israele solo l’uomo può divorziare; questa donna è stata abbandonata quattro volte.
Non è un moralista, il Signore: vuole portare questa donna a capire che ha cercato di dissetarsi all’acqua salata di un’affettività possessiva ed illusoria, di rapporti inautentici e frettolosi. Come facciamo anche noi e questo mondo idiota che pensa che l’amore sia una merce di scambio, una panacea alle solitudini, una scorciatoia. Se l’amore non proviene e porta a Dio, spesso diventa un idolo che lo sostituisce.
È scossa, la donna: lo Sposo le chiede ragione del suo tradimento. E fugge.
Chi è questo maschio ebreo che le promette il dono della felicità, che le offre rispetto, che esige autenticità assoluta? La risposta gliela dà Gesù stesso: Io sono. Jahwé.
La brocca resta a terra, vuota. Il cuore, invece, è pieno.
La pubblica peccatrice, la ragazza fragile, la donna facile, ora corre dalle persone che fuggiva e il suo limite diventa occasione di annuncio: c’è uno che mi ha letto la vita, che sia lui il Messia?
I samaritani sono straniti: che dice questa poco di buono?
Vanno, e vedono.

…e per riflettere puoi scaricare: Capire chi è Dio


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Tra note e realtà – Che fantastica storia è la vita

Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore,
e mio padre e mia madre mi volevano dottore,
ho sfidato il destino per la prima canzone,
ho lasciato gli amici, ho perduto l’amore.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Mi chiamo Laura e sono laureata…
Mi chiamano Gesù e faccio il pescatore…
Mi chiamo Aicha, come una canzone,
sono la quarta di tremila persone…
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

(Antonello Venditti, Che fantastica storia è la vita)

La vita… che fantastica storia!
Lo è per tutti, per i tantissimi Antonio, Laura, Aicha, Carol, Michael a qualsiasi latitudine si trovino. Meravigliosa avventura senza limiti: nessuno sa come inizi e nessuno sa dove e perché finirà… ma è vita, pur sempre vita.

E’ vita quella di un piccolo grumo di cellule e quella dell’impegnato uomo d’affari.
E’ vita quella difesa con forza dai piccoli pugnetti stretti del bambino e dai muscoli tesi di un malato.
E’ sempre vita: il pianto che accoglie la nascita e quello che accompagna la morte; il canto dei riti e delle liturgie di un popolo e quello di un singolo uomo che canta alla luna; le righe scritte nel diario segreto di una ragazza e quelle che popolano i romanzi; la voce rotta da un singhiozzo e gli occhi luccicanti di stupore.
Che forza la vita… e non lo dice chi ha tutto. Ma lo crede chi non ha niente!
Cos’ è per te vivere?
Da qualche parte, in questo mondo, ci sarà un senso?

Perché ogni giorno il sole fa brillare i tuoi occhi?
Perché la sera stende un velo sulle tue fatiche e poi ti riconsegna al giorno?
C’è un tesoro dentro te! Scrigno segreto che solo tu puoi vedere e scoprire. Solo tu, un giorno potrai apr
ire.
Tra i tanti, c’è stato anche Gesù.
Uomo come noi eppure così diverso da noi. Così amante della vita, da donarci totalmente la sua.
Lui ha scelto di vivere questa meravigliosa avventura, di scoprirla fino in fondo, di assaporarla fino all’estremo.
Lui… il Dio che dell’amore ha fatto un dono e alla vita ha dato un senso.

Cosa vuol dire vivere, perché esistere?
Qualcuno un giorno ha detto all’umanità: «Ti chiedo solo un sì e ti prometto la felicità».
Un sì a cosa?
«Un unico grande e coraggioso alla vita».

di suor Mariangela fsp

Guarda il video


CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2011: Un dono di amore

TIMELINE: UNITI E DIVISI DALLA LINEA DEL TEMPO

di Marco Sanavio

Nel 1985 fu Robert Zemeckis a riaccendere la fantasia del mondo sui viaggi nel tempo con l’intramontabile Ritorno al futuro.
Prospettiva interessante: scorrere avanti e indietro nel tempo, rendendo reversibile ciò che, di solito, scorre solamente in un verso.
Non risulta, fino a oggi, che a qualcuno sia venuto in mente di girare un film che riporti personaggi contemporanei ai tempi di Gesù; potrebbe essere, però, un’idea carina per realizzare un video in parrocchia in vista della Pasqua, ad esempio.
In molte località esiste già la tradizione della Via crucis vivente, si potrebbe chiedere a un gruppo di adulti di far rivivere i diversi personaggi coinvolti nella passione e, poi, far transitare in mezzo a loro i nostri ragazzi, chiedendo di descrivere ambienti, sensazioni, scene e, nel caso avessimo la disponibilità di persone preparate, di realizzare anche qualche intervista agli attori della Via crucis.
Se questa prima ipotesi non ci sembrasse percorribile, potremmo verificare l’utilità di realizzare una linea del tempo casalinga, ponendo alcune domande sulla storia della salvezza:
• Mosè viene prima o dopo Noè?
• Sapresti collocare il periodo in cui è vissuto Abramo?
• Viene prima il regno di Davide o la deportazione in Babilonia?
Partiamo dalla soluzione più semplice: un cartellone rettangolare sufficientemente esteso in lunghezza e foglietti colorati. Potremmo scegliere i gialli per le persone (es. re Davide), gli azzurri per gli eventi (es. deportazione a Babilonia) e gli arancioni per i luoghi da segnalare.
Potremo poi consegnare ai ragazzi alcune schede relative a personaggi ed eventi biblici, chiedendo di riportare avvenimenti, persone e date sui foglietti colorati, e poi di collocarli nella linea temporale che avremo già provveduto a graduare con tacche di 50 o 100 anni l’una.
Il prodotto finale sarà una linea orizzontale punteggiata di foglietti che racconterà la cronologia della storia della salvezza.
Per chi avesse dimestichezza con i bit, sarà possibile realizzare una timeline elettronica, utilizzandola sia negli incontri di catechesi sia rendendola disponibile per la fruizione domestica dei ragazzi.
Le timeline elettroniche ci consentiranno di sperimentare un’interattività utile e piacevole nel rapportarci con la cronologia di eventi e persone che hanno abitato la storia della salvezza.
Ad esempio in http://www.timerime.com sarà possibile inserire immagini e informazioni che si renderanno disponibili al passaggio del mouse.
In queste applicazioni online la dimensione di gioco è quantomai necessaria, perché rende interessante l’approccio didattico e stimola la curiosità dei ragazzi.
Per completare l’approccio pastorale a questo curioso strumento, potremmo proporre al gruppo di catechesi un’attività sulle proprie radici, collocando su linee del tempo cartacee oppure elettroniche la storia della famiglia, fino a quando risulti possibile ricostruirla.
Varianti curiose possono essere quella di realizzarla con foto di famiglia o con disegni che rappresentino, anche con raffigurazioni fantasiose, antenati e dimore del passato. Oppure realizzare un giornale murale che rappresenti gli ultimi 200 anni e cercare di raccontare la storia di ciascuna famiglia dei ragazzi nella stessa timeline.
Questa proposta apre la strada per leggere con i ragazzi la genealogia di Gesù (Mt 1,1-16 e Lc 3,23-38) e spiegare loro come la lunga sfilza di nomi sia funzionale per collegare l’Emmanuele con la storia del popolo ebraico ed evidenziare la sua natura messianica.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi  nel numero di Marzo di Catechisti Parrocchiali

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Buona domenica!


E fu trasfigurato davanti a loro:
il suo volto brillò come il sole
e le sue vesti divennero
candide come la luce.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 17,1-9)
II DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È la bellezza di Dio ciò che da sempre attira gli uomini, il fascino misterioso che emana la divinità, che a volte spaventa ma che Gesù ci consegna come la bellezza affettuosa e compassionevole di un padre, di una madre che ama i propri figli.
È bellissimo Dio.
Una bellezza che assomma la sapienza, la verità, la bontà, lo splendore.
Se capissimo che la bellezza non è solo una questione di canoni estetici! Che possiamo anche farci tagliuzzare in mille pezzi e siliconare e riempirci di botulino e diventare delle bambole viventi senza essere delle belle persone!
Curiamo il nostro aspetto esteriore e, di più e meglio, quello interiore!
Fossi più giovane lancerei un business di bellezza globale: studio estetico e ritiro spirituale, parrucchiere e associazione di volontariato, massaggio rilassante e meditazione sul Vangelo.
O la bellezza è totale o è apparenza destinata a sgretolarsi col passare degli anni.

Sul Tabor Pietro, Giacomo e Giovanni vedono Gesù con sguardo nuovo.
La bellezza di Dio li travolge, per un attimo.
Tutti siamo chiamati a sperimentare la bellezza di Dio, anche solo per una volta nella vita. Raptim, direbbe sant’Agostino, fugacemente. Per farlo dobbiamo ritagliarci degli spazi di silenzio, dedicarci del tempo, metterci in sintonia con la natura. Per farlo, come suggerisce il Padre, dobbiamo ascoltare.
Ascoltare il Figlio, ascoltare la Parola, ascoltare noi stessi, ascoltare ciò che di bello ha da dire l’uomo, ogni uomo.
La bellezza è esperienza che scaturisce dall’ascolto.
E la Quaresima è, appunto, il tempo dell’ascolto.
Ho passato la metà della mia vita, e molte vicende avventurose.
Se sono cristiano, se ancora cerco, dopo avere trovato, è solo perché Dio è bellissimo.

Buon cammino, seguaci del Dio bellissimo!

…e per riflettere puoi scaricare: Pienamente uomini

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2011 – Dossier Pietà

LA «PIETÀ» NEL WEB

di Alessia Cambi

Lo Spirito di Pietà, nel linguaggio biblico, si riferisce ai rapporti della persona con gli altri, soprattutto ai legami familiari e a quelli di aiuto reciproco, efficace e fedele.
Nella relazione con Dio indica l’amore misericordioso di Dio per noi e l’amore filiale che si manifesta in un culto amoroso. Dall’amore per Dio deriva l’amore fraterno che imita la bontà di Dio e la sua sollecitudine per i poveri.
Internet, spesso, può distrarci e disperderci, perché nel web non si trova ciò che si cerca o non si riesce a fare ciò che ci si è prefissati (come costruire una pagina web, crearsi un contatto in un social network e avere successo, nel senso che i nostri ragazzi interagiscano subito con noi, ecc.), o perché ci si lascia attirare dalle tante suggestioni che offre. E capita che lo strumento, che dovrebbe servirci per stabilire rapporti significativi, ci impedisce, invece, di incontrare l’Altro e gli altri.
Il retto uso delle cose è una dote importante quando si smanetta con i mezzi multimediali; se non ci si educa alla rettitudine, si rischia di utilizzarli male o di considerarli strumenti «del maligno». Spesso siamo noi che, non sapendoli adoperare bene, ne facciamo, o induciamo a farne, un uso errato.
Tuttavia la stessa rete ci fornisce buone opportunità per utilizzarli in modo corretto: la Chiesa, ad esempio, attraverso i documenti che elabora, si fa vicina ai cyber catechisti, per aiutarli nella comprensione e nella riflessione sugli strumenti multimediali.
Chi, in questo campo, è ancora inesperto, può farsi aiutare dai ragazzi del gruppo, così si sentiranno valorizzati, o può unirsi agli altri catechisti e fare formazione insieme, condividendo doni e talenti di ciascuno. Anche farsi aiutare è una forma di accoglienza e di valorizzazione degli altri. L’accoglienza anche nella rete è un fattore importante.
In rete, inoltre, ci sono tante possibilità per aiutare gli altri o farsi dare una mano: associazioni, onlus, parrocchie che fanno appelli per promuovere le loro iniziative sociali e di volontariato. Voi potreste fare lo stesso per i progetti ideati nelle vostre comunità.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Quaresima: tempo fatto dono!

Ufficialmente è iniziata!
Il tocco del Mercoledì delle Ceneri è risuonato, forte, nelle nostre chiese e la quaresima ha avuto nuovamente inizio.

Colore viola ovunque, sobrietà massima, austerità anche nella liturgia. La parola d’ordine sembra essere per tutti: cammino, penitenza, conversione, digiuno, astinenza, preghiera più intensa, carità esercitata in modo più deciso.

Ma basta questo per affermare che sia veramente iniziata?

Quaresima… e sono 40 giorni a nostra disposizione
Sono 40 come gli anni nel deserto, che Israele ha avuto a propria disposizione per riavvicinarsi a Dio, per riscoprire viva la sua presenza, per riascoltare la sua Parola.
Sono 40 come i giorni trascorsi da Gesù nel deserto: un deserto che diventa luogo di preghiera, di incontro con Dio, di preparazione interiore, verso la propria personale risposta al Padre e al suo progetto d’amore per l’umanità.
Sono 40 anche per noi, oggi! Ed è il tempo giusto, favorevole, opportuno per riavvicinarci a Dio e a noi stessi.

Quanta verità c’è nel percorso quaresimale: dalle ceneri al silenzio del sabato santo, il Vangelo ci accompagna a scoprire la vita di Dio nella nostra storia personale; il suo agire nelle nostre situazioni di buio, di dubbio, di morte; la sua luce capace di sciogliere le nostre oscurità più profonde; la sua vita forte a tal punto da penetrare e far rivivere ogni spazio del nostro cuore.

Lui e noi, Dio e l’uomo di ogni tempo, di ogni cultura, di ogni lingua e di ogni fede.
Lui e noi, profondamente uniti dalla forza estrema del suo amore che, visibilmente, si dà a noi, fino alla pienezza ineguagliabile: la croce, la sua morte, la sua resurrezione.

Quaresima allora come tempo di incontro reale e concreto dell’uomo amato, con il Dio che lo ama, a tal punto da dare se stesso per amore.
Quaresima come tempo di vita che si genera in ogni situazione di morte.
Quaresima come spazio riconsegnato, in piena libertà, a Dio.
Quaresima come desiderio di lasciarsi penetrare dalla proposta d’amore che Dio ci rivolge personalmente.
Quaresima come occasione speciale per scoprire l’estrema concretezza del suo amore.
Quaresima come possibilità unica per dire Sì al suo amore.

Ci richiediamo allora: “Basta il tocco del mercoledì santo per far iniziare la quaresima in noi?”

Solo un Sì personale può far entrare Dio in noi.
Solo una risposta vera e totale può permettergli di “occupare” il nostro cuore.
Solo una vita accordata con il suo amore, può lasciar accadere in noi il miracolo di una vita nuova, piena e riconciliata.

Buon cammino di quaresima a tutti noi!

sr. Ma’, fsp


E dopo l’onda… il silenzio…

Poche parole hanno diritto a essere dette, quando la creazione sembra travolgere ogni creatura e il frutto di ogni intelligenza…
Poche parole hanno il ragionevole diritto a essere pronunciate, quando l’uomo e tutta la scienza sembra dovere restare in silenzio davanti all’inimmaginabile.

Siano poche allora, ma siano quelle più giuste.

Non parole di polemica, ma di solidarietà.
Non parole di accuse e responsabilità scaricate, ma di reciproca e gratuita partecipazione al dolore che i nostri fratelli stanno vivendo.
Non parole italiane, segnate dai nostri problemucci interni, che di fronte all’emergenza nucleare giapponese sanno solo scatenare polemiche  sul nucleare italiano, ma parole di capaci di organizzare, in modo istantaneo, aiuti internazionali per aiutare il Giappone a salvare il più alto numero possibile di fratelli e sorelle.
Non parole di attesa vana… non preghiere remissive, non accuse rivolte a Dio per quanto è successo…

Sarebbero vane, insignificanti, sterili per tutti… per la vita di chi questa situazione la sta vivendo e per la nostra stessa crescita umana, come persone che di fronte alla storia, crescono grazie a un perché cercato con coraggio.

Il terremoto ha sconvolto la terra fino ad alterarne i suoi stessi meccanismi fisici: poteva la scienza trovare risposte all’incommensurabile?
La grande onda ha avuto una sua specifica causa: l’uomo ha potuto solo attendere che accadesse e sperare che la situazione fosse controllabile.
L’asse della terra si è spostato e la scienza non potrà far altro che attivare ogni possibile forma di progresso per aiutarci a vivere in questo nostro mondo, nel modo migliore possibile.

Ma l’uomo con la sua coscienza non può continuare a tacere, a dormire, a credere di poter gestire l’universo; a pensare di poter ricreare in laboratorio le condizioni di quella scintilla iniziale da cui tutto è nato.

Fuori da noi le paure!
Fuori dal nostro cuore ogni apocalittico terrore!
Fuori dai nostri pensieri tutte le più strane profezie sulla fine del mondo che anche questa volta faranno capolino nei media.

Fuori!!!

In noi, serve spazio per far vivere la vita vera, le giuste domande, i sani progetti!

Se questa è la nostra vita, forte e fragile insieme, potente nel governare il mondo e misera nell’essere travolto dai suoi movimenti… se questo siamo noi, allora la domanda vera e più opportuna da porsi, personalmente, è:
Chi sono? E chi voglio essere?
Come vivere questo oggi, perché nell’oggi possa nascere la vita?
Per cosa e per chi perdere tutto, se il tutto, in qualsiasi momento, può togliermi tutto per nulla?

Al dolore, rispondiamo con l’amore!
Alla paura rispondiamo con la voglia di un futuro bello
Alla morte facciamo in modo che possa far eco la VITA… concreta!

suor Ma’, fsp

vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza