Archivi categoria: spiritualità

Buona domenica!

Ho visto e ho testimoniato
che questi è il figlio di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,34)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Così come Isaia sogna la comunità di Israele non più chiusa in se stessa, intenta a proteggersi, ma aperta all’annuncio del vero volto di Dio alle nazioni straniere, così come Paolo augura ai cristiani di Corinto, città delirante e violenta, di essere santi perché santificati da Cristo, anche noi siamo chiamati a dare testimonianza al Figlio di Dio.
A credere e dire che Dio viene incontro ad ogni uomo, che perdona e salva, che si fa carico di ogni nostra tenebra, che non ignora il peccato, lo assume, che paga i debiti che abbiamo contratto con la vita, che non spegne la fiamma vacillante ed è disposto a portare su di sé ogni dolore, ogni violenza, ogni follia.
A credere e dire che solo riprendendo in mano la spiritualità, rimettendo al centro dell’annuncio il dono dello Spirito possiamo riconoscere i passi di Dio nella nostra vita.
A credere e dire che noi proclamiamo che Gesù, nostro maestro, uomo straordinario, è la presenza stessa di Dio, un Dio che si vuol far conoscere, il Dio a cui convertire il nostro cuore abitato da visioni piccine e demoniache della divinità.
Ad ammettere che di lui ancora non sappiamo, luce tenebrosa, mistero luminosissimo.
Il mondo non ha bisogno di stanche comunità di scipiti cristiani che stentano ad assolvere i compiti istituzionali, ma gruppi di discepoli riempiti dalla luce, testimoni credibili.

Lasciamolo fare, cercatori di Dio, in questo anno che alza il sipario.
Lasciamo che sia Gesù a riempire i nostri giorni, a colmare la nostra ricerca.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Dio per l’uomo

 

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Preghiamo la Parola – Ecco l’agnello di Dio

“Ecco l’agnello di Dio! Eccolo davanti a voi, colui che toglie il peccato del mondo! Eccolo, vi è dato perché lo seguiate, perché ascoltiate la sua voce! Eccolo, è qui; e parla il nuovo agnello dell’espiazione. Non ci saranno più sacrifici dopo di lui, perché in lui tutto è stato salvato. Dovete credere alle sue parole, restargli fedeli lungo il cammino della vita. Io ne do testimonianza, ed è vera! Lui, il Cristo mandato dal Padre è segno inconfutabile del suo amore per tutti noi. Le sue parole sono parole di perdono, di tenerezza, di amore fecondo per chi le ascolta con cuore sincero, trasparente, puro, giusto.
Davanti a voi, non c’è il tenero bambino che avete contemplato, ma la docilità di un Figlio che accoglie e vive in prima persona la volontà del Padre su di lui e su di noi; non c’è il tenero agnellino portato sulle spalle dal pastore, ma c’è il nuovo e definitivo Isacco che una volta per tutte è stato consegnato a questo mondo, ha assunto questa umana fragilità, perché tutti noi… tutti e non solo alcuni, potessimo diventare figli di Dio, da lui amati.
Su di lui lo Spirito di Dio è sceso, perché da Lui lo Spirito potesse arrivare a noi e in noi generare vita nuova. È questa la vita che siamo chiamati a vivere! Questa la vita piena che siamo chiamati a sperimentare, ad accogliere, credere e seguire.

Gv 1, 29 – 37

29Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

 

«Lo Spirito è disceso su di lui ed è rimasto…»
Non potete immaginare quante cose in quel momento mi siano ritornate in mente: felicità, gioia, compimento di numerose speranze… e ancora molto altro, ma non posso e non riesco a descriverlo qui, a voi… oggi! Da quando siete nati, per voi tutto è stato più che scontato. Voi non avete neppure dovuto sperare che il Salvatore delle vostre vite nascesse… voi la salvezza l’avete ricevuta come dono… e forse per questo scegliete se accettarla o meno. Noi no! Noi aspettavamo, speravamo, credevamo che il nostro Dio avrebbe pensato a noi, ancora, come una volta.
Da piccolo mio padre mi raccontava del suo servizio al tempio, la sua vicinanza a Dio, il suo parlare con lui. Solo mia madre ogni tanto mi diceva quanto fosse stata originale la mia nascita e spesso mi ripeteva: «Tu vedrai le antiche promesse realizzarsi, vedrai il Messia. Tu, Giovanni, lo hai già riconosciuto una volta, ora però dovrai mostrare al popolo il suo Salvatore». Facile? No! Di quel cugino avevo solo sentito parlare… ci eravamo incontrati poche volte… Ma quella voce che mi aveva mandato a battezzare me lo aveva detto: «Lo Spirito, quello santo, ti rivelerà ogni cosa. Lui ti indicherà il mio Cristo». E il giorno è arrivato. I profeti lo avevano detto: sarebbe arrivato come un servo. Non solo pronto a servire Dio, ma a servire ogni uomo, ogni realtà, ogni situazione umana. Eccolo e  lui è qui, oggi, per voi… È tra i peccatori, come un peccatore. Povero e beato, e su di lui scende lo Spirito di Dio…
Su di lui lo Spirito resta perché buttandovi in lui, voi stessi possiate sperimentare nuova vita… la sua Parola, se la ascolterete e accogliere in voi, se la crederete e seguirete vi immergerà nello straordinario e dinamico fiume dell’amore… quello di Dio! Eccolo davanti a voi, Parola fatta carne! Ecco l’agnello di Dio… seguitelo, credete in Lui!

 

Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Offriamo le tracce da scaricare augurandoci di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.
Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie paoline Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.

 


Speciale campo on-line/programma

 

LA PERLA PREZIOSA on line!!!

VIVI CON NOI IL CAMPO

GIORNO x GIORNO!!!

Dal 26 al 30 dicembre!

 

PROGRAMMA DEL CAMPO ONLINE! I LINK SARANNO AGGIORNATI DI VOLTA IN VOLTA NELL’ORA PROGRAMMATA!

Domenica 26 : Start, si parte!

Lunedì 27 : Dio Padre, il mercante e la perla preziosa!

Martedì 28: Come il mercante… Dio dà tutto ciò che ha…

Mercoledì 29: Dio in noi e noi?

Giovedì 30: Conclusione!

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Buona domenica!

C’erano in quella regione alcuni pastori che,
pernottando all’aperto,

vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge.
Un angelo del Signore si presentò a loro
e la gloria del Signore li avvolse di luce.
Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro:
Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia,
che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide,
è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore!

Dal Vangelo di Luca (Lc 2,1-14)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELLA NOTTE

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È solo l’ennesima notte di freddo e di insonnia, passata facendo i turni per vegliare il gregge. Una notte uguale a quella del giorno precedente, una notte uguale a quella di domani. In mezzo: loro, i pastori, che cercano di scaldarsi dalla gelida notte della Giudea. Nei loro cuori rabbia, rassegnazione, disincanto, come sono i sentimenti di coloro che hanno speso tutte le energie per sopravvivere.

Piccole vite inutili, rottami della storia, residui dell’umanità.
Ce n’erano allora, ce ne sono ancora oggi, sempre più numerosi.

Uomini e donne dalla vita anonima, sbiadita, inutile, che si sono arresi davanti al mondo competitivo, altri che non hanno mai neanche iniziato a combattere, sapendosi perdenti. I sogni sono finiti, se mai hanno avuto il coraggio di coltivarli.
Penso ai tanti perdenti che ho incontrato nella mia vita. E quest’anno.
Persone che non finiranno mai in nessuna statistica, in nessuna rivista, in nessun talk show.

Bastardi della storia, proprio come i pastori.

E l’angelo appare ai pastori.
 
Ecco Dio, voi che lo aspettate. Ecco Dio, voi che non ne sentite il bisogno.
Ecco Dio, professionisti del sacro. Eccolo, inatteso, sconvolgente, stordente, folle.
Un Dio che si annuncia a chi non se lo merita, a chi non lo prega, a chi maledice la vita tre volte al giorno. Un Dio che si fa riconoscere dai segni quotidiani, che si nasconde nelle piccole cose. Un Dio che cambia la vita che se anche resta la stessa, assume una luce diversa.

Un Dio bambino, che non risolve i problemi, ma ne crea, chiedendo accoglienza.

Un Dio che si rivolge a noi poveri, a noi perdenti, a noi inquieti.

Lui per primo povero, perdente, inquieto per amore.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Immenso amore Natale 2010

 

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Buona domenica!

Giuseppe, figlio di Davide,
non temere di prendere con te Maria, tua sposa.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)
IV DOMENICA DI AVVENTO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

 

Matteo ci racconta stringatamente della nascita di Gesù, ma dal punto di vista di Giuseppe. È essenziale, perché si rivolge a degli ebrei, parlare del maschio di casa. Dalla discendenza di Davide doveva provenire il Messia, e Giuseppe proviene da quella discendenza. Solo che rispetto ai maschi che ascoltavano, ha avuto un percorso decisamente particolare.

Maria e Giuseppe sono fidanzati, hanno un regolare contratto di matrimonio stipulato dai rispettivi genitori. Maria è giovanissima, Giuseppe non lo sappiamo.
Se vi piace restare fedeli al Vangelo, non sappiamo molto di lui. Presumiamo che fosse un bravo e onesto ragazzo del paese, nulla di più.
Quello che Matteo vuole dirci, però, è decisamente più semplice: l’unico a sapere che quel bambino non era suo è proprio Giuseppe.

Osiamo immaginare la sua notte insonne di maschio ferito?
La disperazione, la rabbia, il desiderio di vendetta?
Vendetta a portata di mano, e benedetta dalle leggi che gli uomini attribuiscono a Dio, spesso: lapidazione. Una donna adultera va lapidata, non ci sono storie.
E Giuseppe, per essere devoto e ligio alla Legge vera di Dio che porta nel cuore, decide di mentire.
La decisione è presa. Ora arriva un po’ di sonno, mentre l’ultima stella della sera scompare. Il sonno è agitato, confuso. E Giuseppe sogna. Sogna di angeli rassicuranti, di spiegazioni misteriose, di un figlio che è di Dio ma che avrà il nome del falegname.

A Maria Dio chiede un corpo, a Giuseppe di portare la croce di allevare un figlio non suo.

Aveva certamente dei progetti, il buon Giuseppe: un laboratorio più grande, una casa spaziosa, dei figli cui insegnare l’uso della pialla e dello scalpello. Non aveva grandi pretese, questo figlio di Israele, un piccolo sogno da vivere con una piccola sposa. Ma Dio ha bisogno della sua mitezza e della sua forza, sarà padre di un figlio non suo, amerà una donna silenziosamente, come chi prende in casa l’Assoluto di Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità.

Giuseppe è il patrono silenzioso di chi aveva dei progetti ed ha accettato che la vita glieli sconvolgesse.
Dio ha bisogno di uomini così. Di credenti così.
Pochi giorni al Natale, Giuseppe, dal silenzio in cui è rimasto, custode e tutore della santa famiglia, veglia su di noi e ci chiede di imitare la sua grandezza.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Fede è fede

 

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Sulle orme di Paolo!

Sulle orme di Paolo!

Incontri di formazione e spiritualità

per GIOVANI/ADULTI

dai 30 ai 40 anni.


Gli incontri di formazione e spiritualità si svolgeranno dalle 19.00 alle 21.00 presso la comunità delle suore Paoline di SALERNO,  Corso Vittorio Emanuele 111.


Quando:

  1. 16 ottobre
  2. 27 novembre
  3. 22 gennaio
  4. 26  febbraio
  5. 19 marzo
  6. 28 – 29 maggio speciale weekend: evangelizzazione di strada a Salerno
  7. 25 giugno

Porta con te:

  • Bibbia e quaderno personale
  • Desiderio di incontrare Dio e tanta curiosità

Per info contatta:

sr. Mariangela Tassielli – 3408404419 m.tassielli@paoline.it
sr. Silvia Mattolini – 3293395223 suorsilvia@ymail.com

 

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Attirerò tutti a me!

« Attirerò tutti a me! ».

È promessa e attualità di un Dio presente che si dona, che fa di se stesso un pane benedetto, spezzato e donato.
È il Dio annunciato da Gesù Cristo che, passo dopo passo, acquista visibilità e concretezza nell’esperienza dei discepoli, in coloro che credono e seguono il Maestro di Nazaret, nelle donne che scrutano e accompagnano gli eventi da lontano, in chi, come Maria Maddalena o Zaccheo, accoglie l’incontro e se ne fa comunicatore, nell’esperienza stessa del Figlio Gesù che, per noi, si è fatto dono di salvezza.
È Dio Padre, immenso nella misericordia, infinito nell’amore che vogliamo raggiungere, sentir vibrare, ascoltare.
Quando le parole si fanno preghiera accade lo straordinario: Dio si fa voce e presenza che raggiunge il nostro cuore fin nelle sue più impenetrabili profondità, e noi, in una fiduciosa risposta d’amore, raggiungiamo lui diventandone dimora.
Nell’Eucaristia Gesù, vero Maestro, dal cuore buono e grande di un Pastore, ci attira a sé per dischiuderci il grande mistero dell’amore di Dio, diventato, in lui, carne.
Ogni adorazione eucaristica, pertanto, vissuta comunitariamente e/o personalmente diventa tempo dedicato a Dio nell’ascolto, scoperta e adesione personale al suo progetto per noi.
E perchè nulla fosse affidato al caso, neppure nella preghiera, nè all’ingenuità di vangeli aperti e letti a mo’ di ruota della fortuna, è nato il libro Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Porta in sè un percorso unitario per accompagnarci, passo dopo passo a scoprire la presenza e l’azione costante di Dio, nella nostra vita e nella nostra storia personale, sociale ed ecclesiale.
La preghiera, per dirla con il beato Giacomo Alberione, un profeta dei nostri giorni, sia per tutti noi, prima di tutto e vita di tutto!

Auguro a tutti voi l’audacia di lasciar parlare Dio e la perseveranza nel restare nella sua volontà, che altro non è, se non sommo atto di amore per ogni suo figlio e figlia. Buon cammino, buona vita, buon tutto!

suor Mariangela Tassielli

Il testo è disponibile in tutte le librerie: M. Tassielli, Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno, Paoline Editoriale Libri € 8.50

Buona domenica!

Andate a riferire a Giovanni
ciò che udite e vedete…
E beato è colui che non trova in me
motivo di scandalo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)
III DOMENICA DI AVVENTO (GAUDETE) -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Il Giovanni che incontriamo oggi è ben diverso di quello esaltato e scontroso della scorsa settimana. Giovanni è in carcere e sa che sta per essere giustiziato a causa della sorda rabbia di una stizzita e isterica femme fatale e dalla debolezza di un re-fantoccio. Giovanni ha vissuto tutta la sua urticante vita solo per preparare la strada al Messia, lo ha riconosciuto il Messia, nascosto tra la folla dei penitenti che giungevano a farsi battezzare, lo ha accolto, stupito e frastornato per l’atteggiamento nascosto e umile del Salvatore del mondo.
Ma ora è perplesso, Giovanni, dubbioso.
Le notizie che gli giungono dai suoi discepoli lo lasciano costernato: il Messia non sta seguendo le sue orme, non incita con veemenza la gente, ha assunto un profilo basso, mediocre.

La fede non è evidente, Dio non è il risultato di un ragionamento scientifico, niente “prove” nella fede, con buona pace di quei simpaticoni scettici che fanno le radiografie e non trovano l’anima.
Ci sono dati, indizi, solo deboli indizi che lasciano intatta l’ambiguità del segno.
Non è Dio che deve dimostrare qualcosa, sono io che devo cambiare ed accorgermi.
Gesù elenca i segni messianici profetizzati da Isaia e dice a suo cugino: “Guardati intorno, Giovanni”.
Guardiamoci intorno e riconosciamo i segni della presenza di Dio: quanti amici hanno incontrato Dio, gente disperata che ha convertito il proprio cuore, persone sfregiate dal dolore che hanno imparato a perdonare, fratelli accecati dall’invidia o dalla cupidigia che hanno messo le ali e ora sono diventati gioia e bene e amore quotidiano, crocefisso, donato.

Guarda, Giovanni, guarda i segni della vittoria silenziosa della venuta del Messia.

Anch’io li ho visti, quei segni.
Anch’io – credetemi – ho visto la forza dirompente del Vangelo, ho visto persone cambiare, guarire, scoprire. Anch’io ho visto nelle pieghe del nostro mondo corrotto e inquieto gesti di totale gratuità, vite consumate nel dono e nella speranza, squarci di fraternità in inferni di solitudine ed egoismo. Ho visto amici, i tanti segni del Regno.
Ho visto, anche recentemente, costruire comunità dal nulla, persone che non si arrendono alla disperazione e combattono per la giustizia, ho visto genitori mettere al centro la famiglia e i propri figli, ho visto persone vere.
Che sia questo il nostro problema principale? Una miopia interiore che ci impedisce di godere della nascosta e sottile presenza di Dio? Prepararsi al Natale significa, allora, convertire lo sguardo, accorgersi che il Regno avanza, è presente, che io posso renderlo presente.
Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo dal nostro dolore per accorgerci della salvezza che si attua nelle nostre soffocate città.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Fede e gioia

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Buona domenica!

La notte è avanzata, il giorno è vicino.
Perciò gettiamo via le opere delle tenebre
e indossiamo le armi della luce.

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 13,11-14)
I DOMENICA DI AVVENTO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È che Dio arriva quando meno te lo aspetti.
Magari lo cerchi tutta la vita, o credi di cercarlo, o sei convinto di averlo trovato e quindi dormi sugli allori e, intanto, la vita ti passa addosso.
Oppure proprio non ci pensi, travolto come sei dalle cose da fare, dal mutuo da pagare, disperatamente galleggiando in questo sfilacciato tramonto di civiltà che stiamo vivendo.
È che Dio è evidente e misterioso, accessibile e nascosto, già e non ancora.
E la nostra vita passa, con i suoi desideri e le sue delusioni, le sue scoperte e le sue pause, le sue paure e le sue ironie, i suoi entusiasmi e i suoi fallimenti. Passa e fatichiamo a tenerla ferma in un punto, un punto qualsiasi, attorno a cui far girare tutto il resto.
È che intorno tutti gufano, ma tanto. E anche ad essere ottimisti e a voler sempre vedere il mezzo bicchiere pieno c’è da vivere in ansia perenne: l’instabilità politica è alle stelle, forse l’Europa fallisce dopo tutti i bei sogni di unità, alcuni di voi (anch’io!) si ritrovano senza un lavoro, tutti, intorno, sembrano cani rabbiosi che scattano appena li sfiori.
Insomma: per tutte queste ragioni abbiamo assoluto bisogno di fermarci, almeno qualche minuto, di guardare dove stiamo andando, di trovare un filo a cui appendere, come dei panni, tutte le nostre vicende.

Oggi inizia l’avvento, finalmente.

Sono quattro settimane che ci preparano al Natale, un’arca si salvezza che ci viene data per ritagliarci uno spazio di consapevolezza. Un mese per preparare una culla per Dio, fosse anche in una stalla. Non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce: è già nato nella storia, tornerà nella gloria. Ma ora chiede di nascere in me.
Io voglio prepararmi, ho bisogno di capire come posso trovare il Dio diventato accessibile, fatto volto, divenuto incontrabile. Voglio poterlo vedere questo Dio consegnato, arreso, palese, nascosto in mezzo agli sguardi e ai volti di tanti neonati.
Sono poche quattro settimane, lo so. Ma voglio provarci ancora.
Perché possiamo celebrare cento natali senza che mai una volta Dio nasca nei nostri cuori.
Come dice splendidamente Bonhoeffer: «Nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere. Eppure non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui».

Tra quattro settimane celebreremo il Natale.
Non giochiamo a far finta che poi Gesù nasce, Gesù è già nato, morto e risorto, vive accanto a me.

Il problema è, semmai, se io sono nato.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Vieni ancora

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2010 – Dossier Intelletto

DONACI LA TUA LUCE

di Alessandra Beltrami

All’interno di questo articolo vi suggeriamo un momento di preghiera da svolgere con i ragazzi per invocare il dono dell’intelletto.
Il primo passo da fare è preparare il luogo dove svolgere l’incontro: in un posto centrale, su un leggio o un tavolino, si colloca una Bibbia aperta con un cero acceso. Su un tavolo si predispone un foglio bianco molto grande con  dei pennarelli per consentire ai ragazzi di scrivere.
Il momento di preghiera può iniziare con l’intonazione del canto “Vieni, vieni, Spirito d’amore”.
A questo punto il catechista legge l’introduzione: la presenza di Gesù risorto ci renda forti, l’amore di Dio Padre scaldi i nostri cuori e la presenza dello Spirito Santo ci orienti verso i fratelli e le sorelle.
E’ necessario, ora, presentare ai ragazzi il senso dell’incontro: il dono dell’intelletto ci aiuta a vedere oltre ciò che appare, a cogliere il significato profondo della parola di Dio e della sua volontà. Esso consiste in una luce particolare che è data dallo Spirito Santo, grazie alla quale si intuiscono in maniera penetrante le verità rivelate e si rafforza la virtù teologale della fede. In questa celebrazione, guidati dalla parola di Gesù, siamo invitati a ritrovare dentro di noi la luce dello Spirito, a leggere la nostra vita e ciò che ci circonda con il dono dell’intelletto, per poter seguire il Signore in maniera più consapevole.
Il momento centrale dell’incontro è l’ascolto della Parola: Vangelo secondo Matteo (11,25-27)
Dopo qualche istante di silenzio, si passa alla presentazione di un gesto significativo da far compiere ai ragazzi, il catechista ne spiega il significato: per ricevere il dono dell’intelletto occorre desiderarlo e chiederlo. Esso forma un cuore puro, un cuore sincero, limpido, leale, trasparente. Ci dà una conoscenza profonda della nostra vita, facendoci scoprire il disegno di Dio su di essa.
Dopo un tempo di silenzio, mettendo una musica di sottofondo, si invitano i ragazzi a scrivere, in breve, sul foglio bianco predisposto, le proprie riflessioni, le proprie domande, una parola del Vangelo significativa per loro. Poi, girando intorno al tavolo, in silenzio, si leggono le riflessioni scritte e i catechisti possono dare risposte adatte, soprattutto se ci sono richieste o interrogativi, in modo da essere luce per la loro esistenza.
Prima del canto finale si propone ai ragazzi la preghiera di Jean Galot per l’invocazione del dono dell’intelletto:

Spirito di sconfinata apertura
Spirito di Dio,
vieni ad aprire sull’infinito
le porte del nostro spirito
e del nostro cuore.
Aprile definitivamente
e non permettere che noi
tentiamo di richiuderle.
Aprile al mistero di Dio
e all’immensità dell’universo.
Apri il nostro intelletto
agli stupendi orizzonti della divina sapienza.
Apri il nostro modo di pensare
perché sia pronto ad accogliere i molteplici
punti di vista diversi dai nostri.
Apri la nostra simpatia alla diversità
dei temperamenti e delle personalità
che ci circondano.
Apri il nostro affetto
a tutti quelli che sono privi di amore,
a quanti chiedono conforto.
Apri la nostra carità ai problemi del mondo,
a tutti i bisogni dell’umanità.
Apri la nostra mente
alla collaborazione con tutti coloro
che si adoperano per un medesimo fine.

Il momento di preghiera si può concludere con il canto finale: Il Signore è qui tra noi.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni clicca qui

Per info e abbonamenti: