Archivi categoria: incontro con Dio

Buona domenica!

“Signore, se tu fossi stato qui,
mio fratello non sarebbe morto!”
Gesù allora, quando la vide piangere,
e piangere anche i giudei che erano venuti con lei,
si commosse profondamente…”

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,1-45)
V DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È splendido, Dio.
Disseta l’anima, ridona luce alla nostra cecità. La Quaresima è il tempo in cui riscoprire l’essenziale della fede, entrando nel deserto delle nostre giornate ingombre di cose da fare.
Un tempo per lasciare che l’anima ci raggiunga.
E oggi, alla fine di questo breve percorso, troviamo un vangelo da brividi, il racconto di un’amicizia travolta dalla morte e dalla disperazione. È lì, a Betania, il piccolo villaggio che sorge sul monte degli ulivi, nel declivio opposto a quello che sovrasta Gerusalemme, che Gesù volentieri si rifugia, in casa di questi tre suoi coetanei, Lazzaro, Marta e Maria, per ritrovare un po’ del clima familiare di casa. Per fuggire dalla Gerusalemme che uccide i profeti.
Che bello pensare che anche Dio ha bisogno di una famiglia.
Che bello fare della nostra vita una piccola Betania!
E in questo contesto che avviene il dramma: Lazzaro si ammala e muore, e Gesù non c’è.
Come succede anche a noi, a volte, e davanti alla malattia e alla morte di una persona che amiamo, scopriamo che Gesù è distante.

Nello straordinario e complesso racconto giovanneo, esiste un passaggio che voglio sottolineare. Quando Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, abituate ad accogliere il Signore nella loro casa a Betania, sanno della presenza di Gesù, escono di casa, disperate, si affidano all’amico e Maestro. Il racconto è un crescendo di emozioni, di testimonianze di fede delle sorelle, ma anche di umanissimo sconforto e pena.
Quando Gesù vede la disperazione delle sorelle e della folla, resta turbato, e scoppia in pianto.
Quel pianto ci sconcerta, ci scuote, ci smuove.
Dio, ora, sa cos’è il dolore.
Fra poche ore andrà fino in fondo, portando su di sé tutto il dolore del mondo.
Dio e il dolore si incontrano. Non è bastato che Dio diventasse uomo per condividere con noi la vita.
Ha voluto imparare a soffrire, per redimere ogni pena.


CI BASTA?

…e per riflettere puoi scaricare: L’azione e la sofferenza

 

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Tra note e realtà – Hai un momento Dio

C’è un po’ di traffico nell’anima,
non ho capito che è.
Ciò il frigo vuoto, ma voglio parlare […]
Hai un momento Dio, non perché sono qua,
insomma ci sarei anch’io.
Hai un momento Dio, o te o chi per te
avete un attimo per me?
[…]
Quanto mi costa una
risposta, da te lissù… quant’è.
Ma tu sei lì per non rispondere e indossi un gran bel gilè.
E non bevi niente o io non ti sento com’è, perché…
Hai un momento Dio non perché sono qua,
se vieni sotto offro io.
Hai un momento Dio lo so che fila c’è,
ma tu hai un attimo per me.

Se stai ridendo, io non mi offendo però, perché?
Perché nemmeno una risposta ai miei perché, perché?…
(Ligabue,
Hai un momento Dio)

«Tutti abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla ricerca continua di risposte…». Non so quanti anni abbia con esattezza, ma a scrivere è una giovanissima ragazza. Le domande del Liga, continua, sono le stesse che tutti prima o poi ci facciamo…
Una fede piena di troppe domande, qualcuno la definisce adolescente, come se la maturità del credere non vivesse di dubbi, di confronti, di luce chiesta e accolta, ogni giorno. Ci si stupisce poi se si scopre che santi e sante di una certa popolarità abbiano vissuto notti profonde, totalmente immerse nel silenzio costante di Dio… forse qualcuno lassù ama a intermittenza?
Mi piacerebbe spostare l’attenzione su due aspetti, a mio parere centrali: la bellezza del chiedere e la visibilità di Dio.
Chiedere, porre e porsi domande, dubitare
non è principio di allontanamento, ma di ricerca e di profondità. Non è pericoloso che qualcuno dubiti di Dio; in fondo nella scienza il dubbio è stata la condizione di possibilità di ogni conoscenza, ma è estremamente rischioso che al dubbio non si mostri la luce, che al viandante non si indichi la via. Troppe volte davanti al dubbio, consentitemelo, lecito di gente di ogni età sulla reale presenza di Dio in una storia troppo ferita, l’unica risposta è stata una porta sbattuta in faccia. Questo è pericoloso ed estremamente grave. Questo è principio di un allentamento.
Chi chiede cerca la verità e con la Verità in persona ha bisogno di entrare in contatto.
Beati coloro che hanno il coraggio di dubitare: incontreranno Dio faccia a faccia.

Ehi Dio! Dove cercarti per incontrarti seriamente, per poterti parlare con calma, per dirti finalmente quello che penso? Hai un momento?
Ligabue fa un inciso di non poco conto: «O te o chi per te…»
. Uomini e donne, tutti chiamati in causa. In quel chi per te ci siamo tutti… tutti quei figli che hanno incontrato il Padre, che lo hanno visto in azione nella propria vita, che si sentono amati. Qualcuno più di un altro, perché chiamato a una scelta più radicale, ma tutti, perché cristiani siamo chiamati a essere visibilità di Dio oggi.
Non si tratta di costruire al di là della storia, ma di tenere aperte le porte di ogni storia perché Dio vi entri. Testimoni della Verità che vuole incontrare il dubbio; della Via che da tutti vuole essere percorsa; della Vita che dà senso a ogni esistere .
Beati coloro che accoglieranno chi cerca e indicheranno loro sentieri di Vita: il Padre farà di loro la sua dimora.

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

Quaresima: tempo fatto dono!

Ufficialmente è iniziata!
Il tocco del Mercoledì delle Ceneri è risuonato, forte, nelle nostre chiese e la quaresima ha avuto nuovamente inizio.

Colore viola ovunque, sobrietà massima, austerità anche nella liturgia. La parola d’ordine sembra essere per tutti: cammino, penitenza, conversione, digiuno, astinenza, preghiera più intensa, carità esercitata in modo più deciso.

Ma basta questo per affermare che sia veramente iniziata?

Quaresima… e sono 40 giorni a nostra disposizione
Sono 40 come gli anni nel deserto, che Israele ha avuto a propria disposizione per riavvicinarsi a Dio, per riscoprire viva la sua presenza, per riascoltare la sua Parola.
Sono 40 come i giorni trascorsi da Gesù nel deserto: un deserto che diventa luogo di preghiera, di incontro con Dio, di preparazione interiore, verso la propria personale risposta al Padre e al suo progetto d’amore per l’umanità.
Sono 40 anche per noi, oggi! Ed è il tempo giusto, favorevole, opportuno per riavvicinarci a Dio e a noi stessi.

Quanta verità c’è nel percorso quaresimale: dalle ceneri al silenzio del sabato santo, il Vangelo ci accompagna a scoprire la vita di Dio nella nostra storia personale; il suo agire nelle nostre situazioni di buio, di dubbio, di morte; la sua luce capace di sciogliere le nostre oscurità più profonde; la sua vita forte a tal punto da penetrare e far rivivere ogni spazio del nostro cuore.

Lui e noi, Dio e l’uomo di ogni tempo, di ogni cultura, di ogni lingua e di ogni fede.
Lui e noi, profondamente uniti dalla forza estrema del suo amore che, visibilmente, si dà a noi, fino alla pienezza ineguagliabile: la croce, la sua morte, la sua resurrezione.

Quaresima allora come tempo di incontro reale e concreto dell’uomo amato, con il Dio che lo ama, a tal punto da dare se stesso per amore.
Quaresima come tempo di vita che si genera in ogni situazione di morte.
Quaresima come spazio riconsegnato, in piena libertà, a Dio.
Quaresima come desiderio di lasciarsi penetrare dalla proposta d’amore che Dio ci rivolge personalmente.
Quaresima come occasione speciale per scoprire l’estrema concretezza del suo amore.
Quaresima come possibilità unica per dire Sì al suo amore.

Ci richiediamo allora: “Basta il tocco del mercoledì santo per far iniziare la quaresima in noi?”

Solo un Sì personale può far entrare Dio in noi.
Solo una risposta vera e totale può permettergli di “occupare” il nostro cuore.
Solo una vita accordata con il suo amore, può lasciar accadere in noi il miracolo di una vita nuova, piena e riconciliata.

Buon cammino di quaresima a tutti noi!

sr. Ma’, fsp


Adorazione eucaristica – Padre misericordioso

Un amore straordinariamente immenso: questo è l’amore di Dio che, insieme come Chiesa radunata nel suo nome, desideriamo penetrare, senza timore, senza paura alcuna, senza costruire difese. La Quaresima è il tempo ricco di grazia; è il momento in cui tutti siamo invitati a cogliere la forza dell’amore divino, motivazione prima e senso vero del nostro cammino di scoperta, di risposta, di dono, di fedeltà. Tutti siamo convocati: i vicini e i lontani. Tutti siamo attesi: i perduti e i ritrovati. Tutti invitati a fare festa: chi ha sperimentato il perdono e chi è sempre rimasto fedele. La vera festa la prepara Dio stesso; il vero pane è la sua vita; il vestito nuovo è il suo perdono e la sua fiducia che, toccandoci, ci rende belli e rende bella la nostra vita!

Lc 15, 11 – 32

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto… cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci… nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

«Eccomi a te: un padre… nient’altro! Questo è il volto che ho scelto, che ho voluto divenisse visibile, questo è ciò che ho desiderato comunicarti.
Arrivare a te e bussare alla porta della tua vita con il semplice e fragile volto di un padre, con il cuore forte e tenace di chi sa di voler amare. […]
Ti conosco, figlio generato nell’amore!
Ti amo, figlio salvato nell’amore!
Ti benedico figlio, nell’amore, perdonato … ti aspetto qui, in questo buio e solitario angolo del tuo cuore, perché quando ti sembrerà di aver sprecato tutto, quando le lacrime della paura riempiranno il tuo cuore soffocando ogni speranza, quando tutto di te sembrerà perduto, quando il rimorso ti impedirà di guardare la luce… quando ti sembrerà di non poter trovare altri spazi per amare, se non il buio della tua solitudine… allora quel giorno, tuffandoti in te stesso, tu possa cadere tra le mie braccia, instancabilmente aperte.

Io ti aspetto, figlio immensamente amato, ti aspetto e resto qui, vigile nella tua notte, pronto nella tua stanchezza, aperto nelle tue chiusure, amante nei tuoi rinnegamenti. Sono qui e resterò qui, per te! […]».

Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Offriamo le tracce da scaricare augurandoci di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.
Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie paoline Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.


Buona domenica!

Siate santi,
perchè io, il Signore,
vostro Dio, sono santo.

Dal libro del Levitico (Lv 19,1-2.17-18)
VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Era normale, al tempo di Gesù amare e perdonare, era previsto e predicato dai rabbini. Ma l’amore e il perdono erano ristretti al popolo di Israele. Il nemico andava odiato. Allora capiamo la follia della predicazione di Gesù, che sovverte l’ordine: amare chi ti ama non è opera meritoria, pregare per chi ti è nemico, augurargli la conversione, non la morte, significa imitare il Padre. E il Figlio, che sulla croce perdona i suoi assassini.
È normale trovare antipatico chi ci contrasta.
È evangelico scegliere di passare sopra alle antipatie per trovare ciò che unisce.
È normale difendere le proprie cose, il proprio territorio, la propria famiglia.
È evangelico scegliere il dialogo, il confronto, la conoscenza reciproca per farlo.
È normale che ogni tanto la parte oscura che c’è in noi emerga.
È evangelico lasciare che la parte luminosa sconfigga la parte peggiore di noi.
Se essere cristiani non cambia le nostre scelte, se non cambia la nostra vita, le nostre reazioni, significa che il Vangelo non ha davvero arato il nostro cuore.
Gesù è asciutto e diretto, chiede tanto perché dona tanto.
Non vuole che i suoi discepoli siano all’acqua di rose, bravi ragazzi insipidi e anonimi, ma uomini e donne capaci di dire chi è veramente Dio, di chi può essere davvero l’uomo.

 

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Adorazione eucaristica – A voi che ascoltate dico: amate!

A voi che ascoltate io dico: «Amate!». Ascoltare Gesù significa lasciarsi mettere in questione da appelli forti e umanamente scarnificanti. La sua via è via di una felicità nuova e paradossale, ma è anche via di una giustizia che ha poco di equa distribuzione delle parti. La nostra educazione, la mentalità, le nostre leggi ci chiedono di impostare la vita a partire dalla giustizia naturale che riconosce a ciascuno secondo i propri meriti e le proprie colpe. Il Vangelo invece scardina e, quasi come premessa prima, ci chiede di tendere verso un “caratteristico di più”. Giustizia, per Dio, è fedeltà alla sua promessa e la sua promessa è amare amando! Per coloro che scelgono di seguire la sua via non esiste altro: la sua via è l’amore, la vita che lui propone scaturisce dall’amore, l’unica verità che annuncia è la gratuità e totalità dell’amare. Da questo lasciamoci raggiungere e interpellare.

Lc 6, 27 – 35

Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Amare, amare tutti, amare sempre, amare qualsiasi cosa succeda! Non riesco a trovare altre parole che racchiudono il senso delle parole e della vita di Gesù di Nazareth. La sua non era una stravagante proposta dal sapore utopico[…] la sua proposta non è stata né utopica, né idealista! Sicuramente credo di poterla definire estrema, radicale, totale. Ma solo per il fatto che lui, da uomo prima che da Dio, l’abbia vissuta sulla sua pelle, fino alla fine, la rende una proposta possibile da vivere. Oggi le nostre parole sono confermate dalla sua morte, dalla sua sofferenza consapevole e dal suo perdono… era stremato dalla sofferenza, raccontano le donne che stavano ai piedi della croce, il suo corpo era lacerato dalla tortura eppure, flebile come non mai, la sua voce ha fatto risuonare solo parole di perdono: «Perdonali, diceva. Padre perdonali perché non sanno, non vedono, non comprendono…». «Perdonali…». Questa richiesta rende inascoltabile quel monito e assordante il suo appello: «Amate, fate del bene, benedite e pregate per coloro che vi trattano male, che vi odiano, che vi fanno del male. Amate e non solo con affetto semplice e fraterno, come se voleste bene a degli amici. Amate con amore totale, con la stessa intensità, coinvolgimento e passione con cui amereste chi vi ama e per voi darebbe tutto! Amate come io vi amo, amate fino all’estremo, come io vi ho amato.
Amate senza nulla pretendere e nulla chiedere. Amate senza calcolare il dono, senza chiedere risarcimenti a coloro che vi hanno derubato, portato via con forza cose importanti o violentato nella dignità.
Amare come risposta all’amore è poco, non è mio, non mi appartiene! Amate: questo vi chiedo! Questo potrà, nel tempo, regalarvi il gusto di una gioia nuova, di una felicità senza pari. Poveri di ogni cosa e di voi stessi, liberi da tutto e da voi stessi: così sarete veramente beati, pronti per essere riempiti di grazie, di doni interiori, di una pienezza che mai, nulla, neppure la morte potrà scalfire».

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Buona domenica!

Voi siete il sale della terra;
ma se il sale perde il sapore,
con che cosa lo si renderà salato?
A null’altro serve che ad essere gettato via
e calpestato dalla gente.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
don Giovanni Berti

Questo “voi siete…” che è scritto nel vangelo è per noi oggi!
Gesù lo dice a me e nello stesso tempo lo dice a tutta la comunità dei credenti.
La comunità dei cristiani ha questo grande dono, che non è però mai da dare per scontato. A volte ci si dimentica di esser sale e luce della terra e si pensa che la fede sia una cosa “privata” e solamente “di culto” (sono cristiano perché credo intimamente in Dio e vado in chiesa…). Essere cristiani è qualcosa che ci rimanda al mondo nel quale siamo quotidianamente inseriti. E’ lì che si vede se abbiamo vero sapore e siamo veramente portatori di luce. Dove c’è un cristiano dovrebbe esserci più luce che tenebre, più pace che guerra, più amore che odio, più solidarietà che egoismo. Dove c’è una vera comunità cristiana dovrebbe esserci un luogo fatto di persone che danno sapore vero di fraternità nei rapporti spesso insipidi e smorti della società moderna, sempre di corsa e altamente conflittuale.

Riprendiamo dunque in mano con insistenza questo vangelo. Rileggiamo e ripensiamo continuamente questo “voi siete sale della terra… voi siete la luce del mondo…”da soli, in famiglia, in coppia, tra amici… Facciamo penetrare le parole di Gesù fin dentro l’animo, in modo che la nostra fede non perda sapore e la nostra luce interiore non si spenga. Il mondo ha bisogno della luce di Cristo e del sapore forte del suo vangelo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Trasformazione

 

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Parabolando – Per una fede che diventa vita – La preghiera/4

Domenica 23 gennaio, nella comunità delle Figlie di San Paolo (Paoline) di Napoli, Viale dei Colli Aminei, si è tenuto il terzo incontro di formazione e spiritualità per giovani dai 17 ai 30 anni: Parabolando – Per una fede che diventa vita:

«Ciao ragazzi! Che bell’incontro ho vissuto domenica, ma l’avrei dovuto capire già dal tema: la preghiera! Abbiamo iniziato la nostra giornata con una dinamica dove ognuno doveva rappresentare nel modo che preferiva, il proprio modo di pregare. I miei compagni hanno scelto di realizzare dei disegni o dei fumetti, io ho preferito una piccola scenetta di muto con cui ho reso in pochi minuti il mio modo di pregare durante la giornata, sempre di corsa e, beh, inutile scendere nei particolari si sa bene com’è la vita di un universitario… Nella scenetta sono stati solo due i momenti in cui facevo vedere che rallentavo: nella Messa giornaliera e nella riflessione sulle letture, in cui finalmente mi sedevo e prendevo la Bibbia tra le mani. Dopo questa divertente dinamica abbiamo iniziato la preghiera, quella ‘vera’ stavolta , che abbiamo concluso con la visione di un videoclip sulla preghiera realizzato sulla canzone Perdonami di Enrico Boccadoro. Dopo, con la catechesi di suor Mariangela, abbiamo riflettuto sul brano del Vangelo di Luca 18, 1-8. Sì, proprio il brano della vedova importuna; il brano che mostra i frutti della richiesta costante e che mi ha scatenato molti interrogativi di cui alcuni proprio in merito all’ultima frase: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Finita la catechesi, dopo uno spazio di riflessione personale, siamo andati nella vicina parrocchia per la Messa e poi abbiamo pranzato, dividendo ciò che avevamo portato. A seguire abbiamo vissuto un simpatico e “giocoso” momento di fraternità e distensione. Nel primo pomeriggio ci siamo riuniti nella cappella grande del convento che per l’occasione abbiamo trovato… completamente al buio! Solo la lampada del Santissimo Sacramento brillava, e questo non certo perché le Paoline avessero voluto improvvisamente risparmiare sulla corrente, ma perché la cappella raffigurava simbolicamente un po’ noi stessi prima di metterci a pregare. La presenza del Signore è in noi, costante e luminosa, ma per illuminare tutto il nostro essere, il signore ha bisogno del nostro desiderio di metterci in comunione con Lui. A volte possiamo essere sconfortati dal fatto di “non sentire la sua presenza”, la sua fiamma in noi può essere affaticata dal peccato… questo è possibile, ma sapete cosa c’è dopo una caduta? La volontà di rialzarsi, di chiedere aiuto, il sussurrare a denti stretti ma pieni di fiducia: “Signore aiutami tu”. Invocata la presenza del Signore tramite lo Spirito saremo sempre e immancabilmente inondati dalla sua presenza calda e luminosa. Provate ad immaginare la cappella in penombra con la luce del Santissimo a rischiarare un po’ il Tabernacolo. Appena ci siamo messi a pregare, appena in noi è comparsa la volontà di entrare in rapporto col Signore, ecco che la luce si è fatta davvero strada nelle tenebre e tutto si è illuminato! Cappela compresa! Interiormente, ma anche visivamente ed emotivamente mi sono sentita davvero figlia e amica di Dio. In quel momento di luce, accompagnato da un canto, è stato esposto il Santissimo Sacramento ed è iniziata l’Adorazione: il modo migliore per raccogliere la giornata e deporla ai piedi di Cristo. Non vi nascondo che gli ho affidato anche tutti voi che seguite le nostre esperienze e condivisioni. Chissà, magari la prossima volta sarai proprio tu che ora leggi a condividere come hai vissuto la tua giornata con il gruppo giovani ».

Chiara – Salerno

Adorazione eucaristica – Costruisci la tua casa sulla roccia!

Costruire è sinonimo di scavare, pazientare, progettare, valutare, non improvvisare e in ultimo, perché no, anche di osare! Quando applichiamo tutto questo al Vangelo, costruire diventa sinonimo anche di ascoltare e l’ascolto diventa non un’operazione casuale, ma il frutto di una volontà personale, di un’adesione consapevole, di una reale decisione che cambia le routine quotidiane e ci permette di dare spazio a ciò che più conta… togliendone magari al superfluo, non solo inutile, ma spesso anche non edificante. Invocare con il cuore, con una mente consapevole, con un forte desiderio non significa dire: “Signore, Signore”… non basta! Ascoltiamo quanto oggi il divino Maestro ci propone; entriamo nel vivo del suo messaggio, lasciamoci toccare da Lui e cambiare.

Lc. 6, 46 – 49

Gesù disse al popolo che lo seguiva: «Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

C’è qualcosa che, oggi, mi risuona dentro: “Perché mi chiamate? Perché dite: Signore vieni? Perché volete sentire le mie parole se poi, ritornate sui vostri passi, senza credere a nessuna delle cose che vi dico?”.
Oggi nel cuore non sembra esserci posto per altro… Signore, queste tue parole risuonano con una forza spaventosa. Non è già troppo dura la vita, perché tu debba aggiungere peso a peso? Venire da te, restare ad ascoltarti, ricevere sempre tutto, senza mai l’ombra di un giudizio, sapere di essere da te attesi, desiderati, amati è l’unica vera forza di questa vita a volte così estenuante… Ci hai chiamato beati, ci hai fatto vedere le vie di una nuova felicità, ci hai parlato di misericordia, di amore, di accoglienza del fratello… perché allora ascoltarti e ritornare rasserenati, sui nostri passi, non può bastare? Perché non può bastare una vita tranquillizzata dalle tue parole? In fondo lo sai anche tu. Quello che proponi solo tu lo puoi realizzare! Nessuno in questo mondo può trasformarlo in realtà. Perché allora, lasciarci così? Perché dopo tutto quel tempo trascorso a pendere dalle tue labbra, prima di lasciarci, ci dici questo? Eravamo venuti perché dicevano che ci avresti guariti tutti, nel corpo e nello spirito. E tu ci hai lasciato qui, soli e te ne sei andato verso nuovi incontri… l’unica eredità è questa domanda, pesante, sul cuore, come una grossa macina: “Perché mi cercate e poi non realizzate ciò che vi dico?” Ascoltare, non basta! Venire da me solo perché non c’è di meglio, non serve! Sentire e ignorarmi, non vi aiuta. Sentir parlare di nuova felicità, immaginare il vostro cuore come un tesoro, sapere di poter essere un albero buono che dà frutti buoni, sentirvi chiamare per nome per una promessa di dono infinito e poi ritornare alla vita di sempre, come se nulla fosse, fa male. Chi viene a me, venga per ascoltare e trasformare in realtà le mie parole! Chi viene, scelga di ascoltare, lo scelga con tutto se stesso, con tutta la volontà, con tutte le energie. La vostra vita è come una casa. Se decidete di costruirla con me, restate con me, credete alle mie parole anche quando sconvolgono i vostri piani, scavate in profondità, senza arrendervi, senza temere la stanchezza, le mani doloranti, le braccia stanche. Restate, perché solida è la casa di chi costruisce con pazienza. I fiumi irruenti della sfiducia, della paura, delle delusioni, dei sogni infranti, nulla potranno contro quella casa che ha in me, e sulla mia parola, il fondamento.

Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Le tracce complete da scaricare resteranno disponibile solo per una settimana! Ci auguriamo di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.
Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie paoline Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.


Parabolando – Per una fede che diventa vita – La perla preziosa – Testimonianze campo

Dal 26 al 30 dicembre 2010 si è tenuto a Roma, presso la comunità Regina degli Apostoli delle Figlie di San Paolo, il campo invernale per giovani fino a 30 anni La perla preziosa.
Quest’anno è stata l’occasione per sperimentare quella che crediamo una grande novità nel nostro modo di fare pastorale giovanile a servizio della Chiesa e dei giovani di oggi: un campo on-line parallelo a quello reale!!!
A Roma, con noi, erano “fisicamente” presenti 6 giovani provenienti da varie parti d’Italia (Como, Bologna, La Spezia, Salerno) ma…. ogni giorno siamo stati seguiti da centinaia di giovani e meno giovani che vivevano con noi lo stesso evento di grazia.
Gli iscritti virtuali “ufficiali”, con relative foto, sono stati circa 20, mentre ogni giorno, come accennato sopra, ci hanno seguito più di 600 persone. Molte di loro hanno lasciato commenti, altre ci hanno raggiunto dopo il campo per ringraziarci della possibilità. Abbiamo avuto anche dei giovani disabili che hanno potuto seguire un campo per la prima volta nella loro vita!!.
Chiaramente tutto questo ha comportato un fortissimo lavoro di squadra tra noi e alcuni giovani laici che ci hanno aiutato nella gestione digitale e non solo di tutto il materiale. In sede come animatrici erano presenti sr Mariangela, sr Silvia, Veronica e Nikki (postulanti fsp) e da casa, alla redazione “digitale”, Dalia Mariniello, una laica (GEP della “prima ora”), oggi socia della nostra Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS. Senza dimenticare l’apporto di Claudia Frittelloni per l’adorazione che abbiamo vissuto alla Stazione Termini, di tutti i GEP che hanno seguito e rimbalzato l’evento on-line e dei giovani di Pavona (RM) e dintorni che ci hanno aiutato per l’evangelizzazione e adorazione sempre alla Stazione Termini. Insomma, questo campo ha messo in moto un vero e proprio esercito!! Crediamo che il Signore ci abbia suggerito questo passaggio, per noi importante, grazie all’intercessione di tante nostre comunità che si sono unite a noi in questo tempo: pregando e offrendo per la buona riuscita dell’iniziativa. Sinceramente grazie di cuore.

Il campo sarà on line ancora per pochi giorni e poi le pagine saranno oscurate. Chi di voi volesse saperne di più può linkare sul nostro blog cantalavita. Troverete il programma giorno per giorno e le schede, le preghiere, i filmati, le riflessioni che hanno accompagnato i nostri giorni.

E adesso lasciamo la parola ad alcuni dei partecipanti .

Silvia (La Spezia):

Un breve versetto del Vangelo mi ha spalancato un universo! Come? Beh, dicendomi una cosa bellissima che ha cambiato e cambia ancora la mia vita. Sicuramente me lo ricorderò sempre! Mi avevano insegnato a catechismo che dobbiamo cercare Dio e che Lui vale più di tutto il resto. Al campo ho scoperto qualcosa che va ben oltre i miei più grandi sogni: che cosa? Qualcosa di grandioso, di oltre ogni misura! Dio mi cerca come un mercante va in cerca del suo più grande tesoro! Non si da pace pur di avermi vicino, tutto in piena libertà. Non Gli interessa quanto andrà a “spendere” per me, ogni cosa … anche Suo Figlio Unigenito!! Possibile? Si! Umanamente razionale? No! Ma questo è il bello di Dio! Te Lo immagini? Lui, il Re dei re, il Signore Onnipotente che si fa mercante e cerca proprio me! Proprio te!!! In mezzo a tutta la bellezza del creato, Lui vuole proprio te!! E poi? Accetta anche di dare all’uomo il suo unico Figlio, di farLo diventare uomo Egli stesso, finito, piccolo e indifeso, di farlo giungere, attraverso il dolore, l’incomprensione, l’interesse umano, la solitudine, la diffidenza sulla croce che diventa per noi strumento di salvezza!! Non è una cosa che sconvolge il nostro modo di pensare? Almeno un po’ penso di si! E chi Gliel’ha chiesto dici? Questo è il bello: nessuno di noi, solo il Suo grande, immenso Amore per noi! Credo che sia difficile anche solo concepire nella nostra piccola mente qualcosa di così stupendo! Eppure Lui l’ha fatto anche in pratica! Non è commovente? Mi scendono le lacrime al solo pensarci … no, no, che pensi? Sono tutte lacrime di gioia e di gratitudine, di tenerezza verso un Dio che si fa uomo per me e mi porta in braccio attraverso le difficoltà quotidiane. Quanto ci Ama Dio!!! E noi? Dai, non avere paura di conoscerLo poco per poter parlare di Lui; sai, il testimone cristiano non racconta la vita di Gesù come quello che si può dire di un personaggio storico. A noi è dato “solo” il compito di dire cosa ha fatto Dio per noi! Facile in fondo … no? E se avessimo paura, diciamolo a Dio e non saremo mai soli. Non lascerà la perla bella che ha riscattato dalla morte con la vita di Suo Figlio!

Francesca (Bologna):

“La perla preziosa ”. Questo è il tema che ci ha accompagnati nei 4 giorni di campo con le Figlie di San Paolo.
Sono stati 4 giorni intensi e veramente pieni di entusiasmo per noi giovani, solitamente immersi nel lavoro, negli studi e in altri impegni. Quattro giorni che ci hanno aiutato a staccare dalla quotidianità per immergerci in “un angolo di paradiso”, un tempo tutto dedicato a noi, al nostro cammino nella Fede.
Ci sono stati donati momenti di confronto e momenti per meditare, spazi di silenzio e di ascolto. Il punto di partenza è stato: “la perla preziosa”e il nostro scoprirci perle preziose per le quali Dio-mercante è disposto a donare tutto. Che gioia imparare a vedersi con gli occhi del Signore che ci ama e conosce, perché Lui stesso l’ha creata, la nostra preziosità!! I momenti di preghiera della mattina erano concentrati su questo breve versetto del Vangelo e su altri, mentre il resto della giornata si svolgeva con laboratori di fede o il bellissimo pomeriggio di Adorazione Eucaristica fatta nella Capella della Stazione Termini! Davvero toccante la partecipazione spontanea della gente accorsa al nostro invito!! Davvero era possibile vedere il Signore operare nel loro cuore!
Altrettanto emozionante l’ultima mattina che ci ha visto ripercorrere le orme dei primi cristiani con la visita al carcere Mamertino (dove fu tenuto prigioniero San Pietro) e le Tre Fontane luogo del martirio di San Paolo! Sembrava davvero possibile sentire la loro presenza ed era tangibile l’Amore immenso di Dio per loro ma soprattutto di loro per Dio… amore che dovrebbe guidare anche i nostri passi!!
Il ritorno a casa è stato forse difficile… come ogni volta lasciare un luogo così pieno di Dio per le nostre vite rumorose e disordinate… ma resta nel cuore la pace e il desiderio di tirare fuori la perla preziosa che il Signore ha messo nella nostra vita!!
Grazie di cuore alle Figlie di San Paolo per questa meravigliosa esperienza!!

Elisabetta (Como):

C’era un mercante che, trovata la Perla più preziosa, dopo averla a lungo cercata e desiderata, vende tutti i suoi averi e la compra…
E ci sono io che, un po’ sbadata, a volte non mi accorgo di quanto c’è di prezioso e importante. Ma la Perla ha trovato me. La Perla preziosa a cui mi riferisco è il Campo di Natale organizzato dalle Figlie di San Paolo, che si è rivelato per me come un inaspettato, prezioso, momento di ascolto, affidamento e scelta.
Ascolto della Parola che si fa Voce, affidamento alla Parola che si è fatta Carne e scelta, sull’esempio dei grandi testimoni della Fede, di mettere la mia voce e la mia carne al servizio di quel Dio che salva l’umanità per amore.
Iniziare un nuovo anno con questi sentimenti e con questi propositi è entusiasmante, ma mette anche un po’ di paura: sarò in grado di essere coerente e fedele allo spirito che ho respirato in queste giornate romane? Con la preghiera di chi mi sta vicino e la fiducia nel Dio della Vita tutto è possibile, quindi coraggio!
Permettetemi infine di fare un augurio a tutti voi che leggete: non abbiate paura di farvi trovare, di scoprire la perla preziosa che è in voi, la sola che può rendere veramente felici!
Buon 2011!

 

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