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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO PADRE O MAGIA E STELLE?

di Fausto Negri

Lo scrittore inglese Gilbert Chesterton amava ripetere: «Mettendo da parte Dio, si ha l’illusione di non credere più in nulla. In realtà, si comincia a credere a tutto». Pare incredibile, ma in un’epoca in cui ragazzi e adulti sembrano indifferenti all’autentico messaggio religioso, si seguono al mattino, nell’ora di pranzo e a tarda notte gli astrologi con i loro oroscopi. In una società tecnologica come la nostra, dove solo ciò che è scientifico pare avere valore, milioni di persone si affidano alle stelle per conoscere che ne sarà della salute, del lavoro, dei propri affetti e amori.

Una volta c’era Mago Merlino; poi è arrivato Gandalf nel «Signore degli anelli»: due maghi buoni e combattivi.
Negli anni 1960-1970 i fumetti si sono sbizzarriti con Mandrake, un illusionista, e con personaggi con poteri paranormali, come Satanik, Superman, l’Uomo Ragno… È arrivato, poi, Albus Silente, il famoso mago, preside di Hogwarts, amico e protettore di Harry Potter. Molti romanzi con la presenza di maghi sono percorsi iniziatici: rappresentano il cammino dal mondo infantile a quello adulto. Harry Potter, ad esempio, alla fine del suo percorso non ha più bisogno di bacchetta magica: per vincere il «Signore oscuro» deve donare la propria vita. Molti di questi personaggi sono innocui o eroi positivi.

Il problema odierno sono i maghi in carne e ossa. Tanti si sentono talmente in balìa del destino da volersi assicurare il futuro attraverso i tarocchi, la lettura della mano, gli oggetti scaramantici. Su internet è in vendita «il kit del mago», per diventare un mago «fai-da-te». Impazzano videogiochi e film a soggetto esoterico. Witch, mensile della Disney, invita gli adolescenti a leggere «il futuro nel the» o a scoprire «incantesimi per conquistare chi sai tu». Temi simili abbondano nelle più popolari riviste per teenagers.

Il pensiero magico si fonda sulla credenza che Dio e le forze occulte della natura possano essere costretti ad agire secondo le prospettive umane. Il divino appare a portata di mano in determinati tempi e luoghi, rievocabile mediante la ripetizione di gesti, formule, riti. Credere nel potere magico è affidarsi a qualcosa di estraneo alla propria vita e rinunciare a impegnarsi per raggiungere un obiettivo, delegando al «potere» del mago di turno.

L’amore di Dio, invece, non è necessario guadagnarlo: Dio, Padre buono, te lo dona, così come ti ha donato la vita. Ti auguro una fede che ti scaldi il cuore, rendendolo capace di amare. La fede autentica è come la pioggia che, penetrando nel terreno, lo rende fecondo e crea vita.

                                                                              ATTIVITÀ
Si stima che in Italia, maghi, guaritori e astrologi sono almeno 150.000; ogni giorno si rivolgono a loro più di 35.000 persone. Si può realizzare con i ragazzi una ricerca in internet, per analizzare questi dati e individuare quale «tipo di persone» si rivolge ai presunti «dotati».
Dopo aver analizzato i dati raccolti, ci si sofferma con i ragazzi su una domanda che sarà poi lo spunto per una riflessione, breve e semplice: tu a cosa credi? O meglio: tu in chi credi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Settembre 2012 – “Io credo…”

LÀ FUORI C’È UN MONDO

di Cecilia Salizzoni

«Out there, there’s a world…», inizia così il nono film della Pixar, Wall-E, con la canzone di un vecchio musical.
Sul finire del XXVIII secolo, epoca in cui si svolge la nostra storia, New York è una città deserta, sommersa dai rifiuti, e chi ascolta la canzone è un robot spazzino, un Waste Allocation Load Lifter – Earth class (Localizzatore e raccoglitore di rifiuti – classe terrestre) per la precisione, l’ultimo di un esercito lasciato a ripulire la città nell’anno 2105 dalla Buy N Large Corporation che regge i destini mondiali.
L’umanità è stata spedita in crociera nello spazio, «l’ultima frontiera dello svago», in attesa di rientrare a lavoro finito, ma 700 anni non sono bastati a rendere abitabile il pianeta.

Sulla terra, Wall-E è rimasto solo di fronte a un compito sproporzionato, ma continua nonostante tutto il lavoro di imbancamento dei rifiuti in pile che formano nuovi e più alti grattacieli, con la compagnia di uno scarafaggio, sopravvissuto, e la videocassetta del film Hello, pescata tra i rifiuti. Le note di Put on Your Sunday Clothes il suo lavoro durante il giorno; su quelle finali d’amore chiude gli occhi la sera, mentre si ricarica per affrontare una nuova giornata di compostaggio tra immondizie e tempeste tossiche. E intanto sogna che ci sia qualcos’altro, là fuori, oltre il deserto di rifiuti: qualcun altro.

Un giorno, dentro un frigo arrugginito, trova un’esile pianta spuntata da un po’ di terriccio e la ricovera nel camion-rifugio, dove raccoglie e cataloga gli oggetti più svariati.
Subito dopo, affascinato e atterrito, assiste allo sbarco di un robot di ultima generazione, inviato sulla terra per verificare le possibilità di vita.
A lui sporco e malandato, l’aerodinamica e candida sonda EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator) programmata per cercare tracce di vita vegetale, appare come una visione angelica, per bellezza e grazia, benché carica di un potenziale distruttivo che non esita a impiegare. Wall-E s’innamora perdutamente, anche se EVE sembra rispondere unicamente alla propria «direttiva» e, non appena si trova tra le mani la pianta, si chiude in se stessa e attende il rientro dalla missione.

Wall-E, però, non si rassegna e la segue sull’astronave da crociera Axiom, dove l’umanità sopravvive in uno stato di deboscia da eccesso di benessere materiale. L’arrivo di Wall-E e del campione vegetale che prova la possibilità di vita sulla terra, porta lo scompiglio a bordo, nel mondo preordinato secondo la filosofia consumista della BNL Co., e innesca processi di risveglio e di consapevolezza che permetteranno al comandante di attivare l’operazione «ricolonizzazione della terra».

Wall-E consente anche di mettere a fuoco le premesse umane della fede: l’istanza profonda verso l’Altro da sé, radicata in ogni uomo, anche nelle situazioni più avverse allo spirito, come la cultura materialista e tecnologica in cui viviamo; l’intuizione che esiste qualcosa di grande e di bello a cui siamo chiamati da sempre; l’intima consapevolezza che non siamo fatti per la solitudine, ma per la relazione d’amore che ci strappa al sonno narcisistico e dà senso pieno alla vita.
Questo robottino così imperfetto, specie se paragonato alla «perfetta e potente» EVE, è metafora della creatura umana che grazie al risveglio interiore diventa strumento di salvezza. Il risveglio ha inizio quando la persona trova dentro di sé qualcosa di assoluto che la fa stare in piedi, e riconosce che questo «qualcosa dentro» è in collegamento con «qualcosa fuori» e «qualcosa sopra» di sé, grande e luminoso.

Gli spunti tematici nell’orizzonte del risveglio interiore sono molti e ben sviluppati lungo tutto il racconto. Riguardano in particolare:
• il protagonista e il suo sguardo: Che cosa prova davanti alle stelle che prima intravede e poi attraversa? Cosa prova di fronte alle immagini del musical, alle mani che si incontrano e si stringono? Cosa lo induce a salvare dai rifiuti oggetti del passato? Cosa gli permette di resistere?
• La differenza tra Wall-E ed EVE: Quale «norma» anima il primo e lo apre alla relazione? Quale «agisce» la seconda, e in che modo la rapporta al mondo circostante? Quando e come «apre gli occhi» anche lei e «vede» Wall-E?
• Il materialismo consumista del mondo BNL: Che cosa ha prodotto nei passeggeri della Axiom oltre all’obesità? Cosa provoca in Mary e John l’incontro con Wall-E?
• Il risveglio del comandante della Axiom: come avviene? Cosa induce il comandante a opporsi all’Autopilota? Quando «apre gli occhi» e «vede» la necessità del rientro sulla terra?
• La danza tra le stelle di Wall-E e EVE: Che cosa significa sul piano simbolico? In che rapporto sta con la necessità di «tornare giù»?
• In che modo ciò che il film descrive, riguarda anche il nostro tempo e la nostra esperienza personale? Nelle relazioni con il mondo circostante e gli altri, siamo come EVE e i passeggeri della Axiom, o come Wall-E? C’è dentro di noi una domanda che ci porta a guardare il cielo in cerca di risposta?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Settembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2012 – Dominio di sé

LA PROFEZIA DELLE RANOCCHIE
Elogio del limite

di Cecilia Salizzoni

Il film che proponiamo, questa volta, è un film di animazione, francese, da leggere in filigrana con i ragazzi delle medie, rapportandolo all’archetipo biblico a cui si ispira.

La profezia delle ranocchie racconta di un nuovo diluvio, tutto umano e contemporaneo, e di una nuova arca che mette in salvo uomini e animali (in realtà un granaio che galleggia grazie a uno pneumatico di trattore riparato e gonfiato a dismisura per vedere se regge la pressione). A bordo, al posto di Noè, c’è un anziano marinaio, Ferdinand, con la moglie Juliette che viene dalle Antille, il figlio adottivo Tom e la figlia dei vicini, Lilì. I quaranta giorni di pioggia che arrivano, contro ogni previsione, a sommergere tutto, sono una catastrofe naturale annunciata dalle rane ai bambini, appena in tempo, per ricoverare gli animali dello zoo dei Lamotte, i genitori di Lilì, partiti per l’Africa in cerca di coccodrilli.
A differenza del racconto biblico, il male – quello che provoca l’ira di Dio, al punto da indurlo a distruggere la sua creazione – non resta fuori dell’arca, vi si imbarca sotto le spoglie di una tartaruga manipolatrice che, salvata dalle acque dai bambini e da Ferdinand, distrugge la convivenza pacifica a bordo. Prima separa Lilì da Tom, poi sobilla gli animali carnivori che faticano a reggere il regime vegetariano imposto dalla coabitazione forzata e non vedono l’ora di tornare a quello originale; prima ancora aveva trasformato i coccodrilli in una truppa d’assalto, con la menzogna che la loro ultima covata fosse stata rubata dal Capitano…
Ci vorranno pazienza, coraggio, buona volontà e amore, per smascherare il disegno di potere della tartaruga ingannatrice, per metterla fuori combattimento prima della catastrofe definitiva e ricondurre tutti a una legge che consenta di vivere in pace nel rispetto di ognuno. Tutti, a bordo, dovranno fare la propria parte perché il bene vinca sul male e la vita esca rinnovata dentro legami che riconoscono l’altro come parte di sé, benché diverso. Al termine dell’avventura, Tom, che rifiutava di chiamare «papà» Ferdinand, con la scusa che era vecchio, potrà finalmente farlo.

L’esperienza dei protagonisti sul barcone improvvisato, sfugge a parametri semplicemente umani che non sono in grado né di prevedere, né di credere al diluvio. Il loro ritorno insperato sembra rispondere alla logica del miracolo, anche se la narrazione lo presenta come una magia, l’unica che riesca a Juliette, al termine della storia, nella festa degli scampati al diluvio: è un miracolo che procede dal basso verso l’alto, come l’ombrello di Juliette, come il fuoco dell’amore che unisce due persone così diverse, Ferdinand e Juliette, testimoni e ministri di una legge che contraddice la legge naturale, dominata dalla violenza.
La «legge del Capitano» afferma che la salvezza passa per un’autolimitazione a vantaggio degli altri esseri viventi, perché «abbiamo bisogno gli uni degli altri». Ciò che richiede è il controllo del desiderio, sia questo un istinto naturale, come il cibarsi di carne, sia una passione divorante, come la vendetta, o il desiderio di giustizia sommaria che infiamma tutti sull’arca, dopo lo smascheramento della tartaruga. Dominare se stessi, in vista di un bene superiore, dato dalla relazione, è quanto tutti apprendono sul barcone. In primis Tom e Lilì che, in seguito alla divisione operata dalla seduzione della tartaruga verso la ragazzina, rischiano la morte (fatto che rimanda a un altro episodio della Bibbia, che precede Noè e riguarda la prima coppia umana).
Alla creazione, al desiderio divino che l’ha mossa, rimanda anche il desiderio di «un figlio di amore » che anima Ferdinand: sulla nuova arca la salvezza si compie, quando questo figlio riconosce « il padre», la sua legge, e ricambia il suo amore.

Al di sotto della superficie, La profezia delle ranocchie offre numerosi spunti di approfondimento.
• La legge del Capitano: in che cosa consiste, cosa chiede, a quale logica risponde, come è affermata, cosa rifiuta di fare?
• La tartaruga e la sua legge: che cosa muove la tartaruga? Cosa vuole ottenere dalla sua vendetta? Come riesce a imporre il suo dominio? Perché gli animali carnivori cadono nella trappola? Menzogna, seduzione e divisione sono i caratteri del male: nella Genesi è rappresentato dal serpente. Anche la tartaruga è raffigurata dai cristiani nei mosaici antichi, perché?
• Il granaio e lo pneumatico riparato: l’espediente per tenere a galla la casa è surreale, ma ha un senso spirituale che riguarda la possibilità di salvezza dell’uomo in un mondo che rischia di affogare nel materialismo che distrugge relazioni e natura. Che cosa suggerisce?
• «Papà»: non è una famiglia formata da legami di sangue quella della storia: quali sono i legami che la rendono così solida e capace di accoglienza? Perché Ferdinand vorrebbe sentirsi chiamare papà da Tom, e quando Tom sarà capace di farlo? Spostandoci sul piano religioso, troviamo una somiglianza nella relazione tra l’uomo e Dio?
• Le ranocchie: fuori dalla metafora metereologica, che cosa annunciano al mondo contemporaneo? Che cosa dovrebbe fare l’uomo per evitare la catastrofe ambientale e umana in senso più ampio?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Tra note e realta’ – Echi d’infinito

Che notte chiara, che stelle
Tutto è più dolce dopo un temporale
Dopo i giorni del pianto, adesso si apre il cuore…
…Anche dal fango, nei deserti più assolati
o negli eterni inverni
Ma che sorpresa… Una rosa…
Io vivo di accenti, di presentimenti
Profumi che sento nell’aria
E vivo di slanci, di moti profondi
Fugaci momenti di gloria
E nel silenzio del mondo io sento echi di infinito.
Restami accanto nel tempo
Non c’è più bella cosa che ci unisca
Nella fortuna o nelle tempeste del destino
Restami accanto per sempre…
(Antonella Ruggiero Echi D’infinito)

Il velo del Tempio si è squarciato, il sole si è eclissato e su tutta la terra regna la notte.
E’ la notte delle tempeste e dei temporali; notte in cui il silenzio profondo assorbe in sé il pianto, i lamenti, la disperazione, le urla di folle indistinte.
La notte di un ateo che crede, di un credente deluso, di una prostituta che ha scoperto il vero amore.
Notte di meraviglia e di sorprese… di silenzi fecondi in cui l’Infinito, il Tutto ormai è compiuto!
Cos’è la Pasqua? Perché viverla? Perché chi non ha mai messo piede in una chiesa per 364 giorni si fa nascere lo scrupolo pasquale? Perché continuare a spendere euro per uova di cioccolato, colombe zuccherate e agnelli saltellanti? Perché abbiamo bisogno di una notte così speciale? Tante domande e nessuna risposta. O almeno nessuna affermazione categorica, perché Pasqua è la notte dell’amore che genera la vita, che vince la morte per sempre. La Pasqua è un passaggio personale e definitivo.
E’ un incontro, un viaggio a cui ciascuno di noi deve dire il proprio sì.

Grazie ad Antonella e ai suoi autori che con parole e musica ci fanno cantare una delle dimensioni pasquali: il sentire intenso dell’amato che attende l’amante con fiducia.
Mi piacerebbe chiederle chi sia quel qualcuno che dovrebbe restarle accanto… forse, banalmente è un lui, ma se il canto è arte allora sarà capace di dare voce a realtà profonde e differenti per ciascuno di noi. E mi tornano in mente esperienze e desideri, persone e personaggi pregni di slanci, di glorie, di presentimenti.

Canto e prego… parole e Vangelo… e nel silenzio del mondo, del tempo, della delusione, dell’amarezza, dell’attesa, dello stupore, dell’amore… io sento, col cuore di chi crede, rinascere l’Infinito, il Dio che da quella Pasqua di millenni fa è l’eternamente presente.

                 

              Questo l’augurio per tutti…

di suor Mariangela fsp

Tra note e realtà – Qualcosa che non c’è

Tutto questo tempo a chiedermi cos’è che non mi lascia in pace…
Tutti questi anni a chiedermi se vado veramente bene così…
Come sono… Così
Così un giorno, ho scritto sul quaderno:
«Io farò sognare il mondo con la musica!»
Non molto tempo dopo quando mi bastava fare un salto
per raggiungere la felicità… e la verità è che…
Ho aspettato a lungo qualcosa che non c’è,
invece di guardare il sole sorgere…
Questo è sempre stato un modo
per fermare il tempo e la velocità.
I passi svelti della gente, la disattenzione,
le parole dette senza umiltà, senza cuore così
solo per far rumore…

(Elisa, Qualcosa che non c’è)

Perché questo canto di Elisa mi abbia fatto pensare all’Avvento non lo so. Ma so con certezza che ascoltarlo e riascoltarlo ha riattivato nel cuore tanti volti, storie e desideri di persone che conosco bene, di gente che ho incontrato in quest’ultimo tempo, di tanti con cui ho solo scambiato qualche parola. In tutti, è tangibile la speranza di un qualcosa di diverso, di una possibilità nuova di vivere e amare; l’attesa di diventare qualcuno, di scoprire le vie della felicità vera; il desiderio di costruire un futuro in cui valga la pena esserci; la voglia di lasciare un segno nella storia.
Sogni e attese che tante volte si scontrano con l’illusione e con l’impossibilità di accadere; e non è questione di ideali irraggiungibili. Spesso è l’impegno, la passione, la perseveranza a cedere. L’attesa pretende il coraggio della pazienza e l’audacia della fiducia. Il tutto e subito distrugge i sogni e non permette al futuro di diventare presente. Non si costruiscono le strade battendo i piedi per terra, né si edificano ponti, scrivendo solo nel desiderio i propri sogni.
Attendere significa metterci del proprio… anzi, perdonate la schiettezza… è necessario rimetterci del proprio, perdere, lasciare, apparentemente arretrare. È il prezzo che il futuro chiede; è il prezzo di chi sceglie seriamente di diventare qualcuno, di esistere; è il prezzo di chi non declina mai ogni responsabilità sul mondo, ma lo cambia con la forza del silenzio e della pazienza.
È questo l’augurio che mi piacerebbe riempisse questi ultimi giorni di attesa.
È augurio per tutti coloro che in questo tempo camminano, credono, sperano, attendono…
E non si tratta di aspettare a lungo qualcosa che non arriverà mai. Ma non è neppure rinnovare, liricamente o sdolcinatamente, l’attesa di un Dio che in un modo o in un altro comunque arriverà, come ogni anno, da più di duemila anni.
Si tratta di accogliere Colui che c’è da sempre… quel sole che da sempre e per sempre ci illuminerà; che sarà la nostra luce e il senso stesso del nostro esistere… il Sole che ama sorgere rompendo schemi e finzioni, che ama andare molto al di là di ogni umana attesa e di ogni orizzonte troppo calcolato.

Il segreto
canta Elisa – è fare tutto come se vedessi solo il sole.
Il segreto
mi piace affermareè fare tutto guardando solo il Sole, prevenendolo nell’attesa delle nuove aurore che spalancherà all’orizzonte, lasciandosi sfiorare e penetrare da quei raggi che, Lui, non farà mai mancare nel tempo.

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

GP2 GenerAzioni – Non abbiate paura!_1a Parte

Non abbiate paura, forza, coraggio, sono con voi, ho fiducia in voi…
Tante volte Giovanni Paolo II si è rivolto ai giovani con queste parole, esortandoli con amore a non avere paura di SPALANCARE LE PORTE A CRISTO, a non aver paura  di seguirlo, di metterlo al centro della propria vita, di annunciarlo senza vergogna nelle piazze, tra la gente, nei luoghi del vivere quotidiano!
Oggi vogliamo ricordare questo grande papa proprio attraverso frammenti di alcune omelie e discorsi che in varie occasioni ha rivolto ai “suoi cari giovani”!

NON ABBIATE PAURA DI ESSERE GIOVANI

Non abbiate paura della vostra giovinezza e di quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore! Si dice qualche volta che la società ha paura di questi potenti desideri dei giovani e che voi stessi ne avete paura. Non abbiate paura! Quando io guardo a voi, giovani, sento una grande gratitudine e speranza. Il futuro a lungo termine nel prossimo secolo sta nelle vostre mani. Il futuro di pace sta nei vostri cuori. […] Dovete essere persone con una profonda fiducia nell’uomo ed una profonda fiducia nella grandezza della vocazione umana.

Messaggio per la XVIII Giornata Mondiale della pace

NON ABBIATE PAURA DELLA VERITÀ!

Alcuni di voi possono esser tentati di rifuggire dalle responsabilità: negli illusori mondi dell’alcool e della droga, nelle fugaci relazioni sessuali senza impegno per il matrimonio e la famiglia, nell’indifferenza, nel cinismo e perfino nella violenza. State in guardia contro l’inganno di un mondo che vuole sfruttare o far deviare la vostra energica e potente ricerca della felicità e del senso della vita. Ma non evitate la ricerca delle risposte vere alle domande che vi stanno di fronte. Non abbiate paura!

Messaggio per la XVIII Giornata Mondiale della Pace


NON ABBIATE PAURA DI ANNUNCIARE IL VANGELO!

Non abbiate paura di andare per le strade e nei luoghi pubblici, come i primi Apostoli che hanno predicato Cristo e la Buona Novella della salvezza nelle piazze della città, dei centri e dei villaggi. Non è tempo di vergognarsi del Vangelo. È tempo di predicarlo dai tetti. Non abbiate paura di rompere con i comodi e abituali modi di vivere, al fine di raccogliere la sfida di far conoscere Cristo nella moderna “metropoli”. Dovete essere voi ad andare “ai crocicchi delle strade” e a invitare tutti quelli che incontrate al banchetto che Dio ha apparecchiato per il suo popolo. […] Cristo ha bisogno di operai pronti a lavorare nella sua vigna. Giovani cattolici del mondo, non deludetelo. Nelle vostre mani, portate la Croce di Cristo. Sulle vostre labbra le parole di Vita. Nei vostri cuori la garanzia salvifica del Signore.

Omelia a Denver – 15 Agosto 1993

NON ABBIATE PAURA DI ESSERE SANTI!

Perseverate con fermezza accanto a Cristo, perché lui rimanga in voi! Non permettete che nei vostri cuori si spenga la luce della santità! Non abbiate paura di aspirare alla santità! Non abbiate paura di essere santi! Del secolo che volge al suo termine e del nuovo millennio fate un’era di uomini santi!

Omelia per la canonizzazione della Beata Kinga – 16 giugno 1999

VIDEO: NON ABBIATE PAURA

Adorazione eucaristica – Rallegratevi!


Il tempo liturgico che stiamo vivendo è, per eccellenza, il tempo proprio di chi attende, di chi vigila, di chi è disposto a non dormire per attendere l’aurora, la luce nuova, il sole che rischiara ogni tenebra. Svegli nella notte per dare l’annuncio del nuovo Sole che sorge; svegli per stringerci nuovamente verso il Signore che viene, che entra nella storia di tutti i popoli, nazioni, persone. Svegli, ma non pesanti; in attesa, ma con la fiducia di chi sa che la notte volgerà al giorno; sentinelle vive e dinamiche che nessun torpore può frenare e il cui cammino, nessun ostacolo può bloccare. Questa è la sfida che fa da sfondo all’invito che facciamo risuonare oggi: “Rallegratevi!”. La Parola ci invita ad andare oltre noi stessi, per accogliere e vivere nella gioiosità semplice e trasparente quanto Dio ha preparato per noi.

 

Fil 4, 4 – 7

Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Mt 6, 25 – 34

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

 

«La ricerca della felicità è inscritta profondamente nel cuore di ogni persona umana. Molte sono le felicità passeggere e ingannevoli, che lasciano alla fine un vuoto più grande di quello che hanno preteso di riempire per qualche istante. Occorre trovare il dono dell’allegrezza nel Signore: vale a dire nell’adesione alla sua volontà, nell’obbedienza alla sua parola che ci invita a gustare la dolcezza dell’amore autentico, della comunione fraterna, della sua vicinanza. Alla ricerca della felicità si contrappone l’esperienza dell’angoscia: quando ci si sente soli, abbandonati, inutili. Essere soli, in questo senso forte della parola, è come essere nessuno. Chi crede, sa di avere un Padre al quale ci si può sempre rivolgere con fiducia. Esiste poi una pace, uno stato di serena quiete interiore, che supera ogni fragile equilibrio umano; esiste una pace che ci viene donata, non come la dà il mondo, in modo che custodisca il nostro cuore anche in mezzo alle tempeste più violente. Questa è la pace di Dio, che ci ha manifestato in Cristo il segreto della vita. Il dono della fede protegge i nostri cuori e i nostri pensieri. Nulla può turbare chi ha Dio vicino, perché nulla gli manca».

D. Coletti, Le catene della speranza

 

Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Offriamo le tracce da scaricare augurandoci di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.
Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie paoline Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.