Secondo giorno di Catechesi a Madrid dal tema Radicati in Cristo, radicati in colui nel quale ritroviamo noi stessi e la nostra identità! Radicarsi in Cristo instaurando con lui un rapporto personale, di intesa, imparando a parlare la stessa lingua perchè possiamo essere sempre raggiungibili per ricevere i suoi SMS!!!
Queste alcune delle parole del vescovo Mons. Diego Coletti della diocesi di Como che ha saputo davvero attirare l’attenzione di tutti i giovani presenti scatenando in più momenti il sorriso e la risata!!! Chiaro, conciso, concreto e simpatico!
Durante la catechesi c’è stata anche una breve testimonianza vocazionale di Suor Anna Nobili, ex ragazza immagine diventata suora dopo aver scoperto che il vero amore che cercava riusciva ad averla proprio da Dio ed è per lui che gira il mondo portando la sua testimonianza e danzando per annunciare il Vangelo!!!
Leggiamo ora alcuni dei commenti lasciati sotto la tenda:
Simona – Brescia: “Se ti serve chiamami scemo, ma io almeno credo”
Chiara – Italy: Grazie Signore per questo dono
Fabiola – Spain: Gracias Segnore, por estas dìas en la jmj, y por la compania con la que estoy. Espero que nos puedem unos dìas cargatos de emotion y allegria 🙂
Maye Caracas – Venezuela : “Solo Dios conoce tus deseos mais profundo”
Per oggi solo alcuni dei centinaia di messaggi lasciati sul nostro mega poster… ma ora vi salutiamo per dirigerci ad accogliere il papa a piazas Cibeles!!! Domani cercheremo di aggiornarvi!!! A tutti buon pomeriggio!
“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fiducia in Dio e abbiate fiducia in me”… e la raccomandazione continua: “Vi prenderò con me, non vi lascerò, dove sono io sarete anche voi”…
E tutto l’umano che è in noi, di fronte a queste parole urla: “Come Signore? Come continuare ad avere fiducia in un mondo che spesso ci porta all’asfissia, ci toglie l’anima, o ci chiede di scendere a compromessi? Quali vie percorrere per non perdersi? Dove andare per trovare la felicità?”. E’ questo per noi, il suono di quella domanda che sulla bocca di Tommaso suonava così: “Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”. Il dubbio, il timore è lo stesso… conoscere, sapere, gestire.
Ma la risposta, rispetto alle nostre molteplici soluzioni è una! Non vie, ma la Via… questa occorre seguire. Non ci sono infinite possibilità, ma un’unica proposta: il Vangelo da ascoltare, seguire e trasformare inrealtà. Già… perchè il Vangelo non è carta morta, ma viva. Non è libro, ma persona. Il Vangelo è la straordinaria notizia, sempre attuale, del Dio PRESENTE nella storia di tutti, nella vita di tutti e perciò, anche nella TUA.
I migliaia di pellegrini presenti qui a Madrid, oggi riflettono sulla grande necessità dell’essere radicati in Cristo, o forse meglio, del lasciarsi radicare in lui. Avete presente la bellissima parabola della casa sulla Roccia? Ebbene, così, dice Gesù, dovrebbe essere la nostra vita: radicata, fondata, costruita sulla roccia della sua Vita e della sua Parola. La nostra vita come una casa solida che non crolla, anche se sbattuta dagli imprevisti e impetuosi venti degli eventi e situazioni che ci sconvolgono ogni giorno. La nostra vita una casa su cui noi investiamo tempo ed energie per costruire solide fondamenta.
Cari amici, mi permettete di uscire dalla poesia della metafora? Mi permettete di andare oltre e arrivare al concreto?
Tutti i giorni penso a quella casa, alla mia vita, e mi chiedo se le sue fondamenta siano realmente sulla roccia – Gesù… Me lo chiedo perché non posso e non voglio ignorare che costruire richiede sforzo, tenacia, determinazione. Me lo chiedo perché non posso ignorare che le prospettive a cui questo mondo ci abitua sono più comode, flessibili, adattabili al nostro umore e desideri, mentre la roccia è una, dura, forte… e richiede lavoro costante.
La sabbia… tutti quei compromessi, aggiustamenti, gratificazioni, appagamenti, vie possibili da seguire, almeno per un po’ e poi poter lasciare a cuor leggero… giustificandoci in nome delle libertà e di una felicità sempre cercata e forse mai veramente sperimentata.
La roccia… una, dura, forte, fedele, sicura… la roccia-radice che trattiene a sè, non molla, non lascia andare, non respinge al mittente. La Roccia che a causa di quella casa in costruzione viene colpita, ferita e perde parte di sè, perchè le fondamenta siano radicate in modo solido… e allora andiamo di nuovo fuori metafora.
La casa: la nostra vita costruita sulla roccia.
La Roccia: Gesù Cristo colpito, spezzato, ferito perché la nostra casa diventi solida e fondata su di Lui.
Non so quanto ci pensiamo… quanto realmente pensiamo alla nostra vita spirituale come a una linfa che da Dio passa a noi, come alla sua stessa vita che noi riceviamo grazie alla sua passione, morte e risurrezione. La Roccia si spezza mentre in essa vengono edificate le fondamenta e così casa e Roccia diventano un’unica cosa. Ma è sulla roccia che la casa viene costruita e non prima… adeguando la roccia a se stessa.
Fermiamoci ora! A questo punto e riascoltiamo con gli orecchi del cuore la Parabola, detta oggi a noi come nuova… come se fosse la prima volta…
Lc 6, 46-49
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande”.
Ribadisco: è sulla roccia che la casa viene costruita e non prima… adeguando la roccia a se stessa. E’ la Roccia-Gesù a essere la Via da seguire. Non esistono modi per adeguare il Vangelo a noi, sarebbe solo strategie di compromesso, capaci di illudere noi stessi e altri.
Una è la Via… tra le vie, molteplici e possibili, UNA è la Via della Vita, della gioia vera, della felicità che non muore, della vita che può generare vita, dell’amore che può salvare, donare perdono, ricominciare.
Oggi ognuno di noi chieda a se stesso: quale via, Signore, mi chiedi di vivere? La tua Via è concretezza di amore… Perdono? Pazienza? Attesa? Dono gratuito? Generosità? Fiducia? Fedeltà?
“La tua Via diventa atteggiamento reale da vivere, Signore, suggerisci al mio cuore cosa vivere, come vivere, come costruire Vangelo ogni giorno”
E sia questa la nostra preghiera, oggi!
Guarda il video: RADICATI E FONDATI IN CRISTO
Per un maggiore approfondimento, per ascoltare un vox populi sul nostro rapporto con Dio, clicka su Passi verso Madrid
La fede… la nostra fede in Gesù Cristo nostro Signore…cos’è? Se potessimo prendere le distanze dalle definizioni più astratte, se potessimo dire a noi stessi cos’è la fede, cosa diremmo?
Cosa saremmo in grado di raccontare in modo convincente al nostro cuore, prima che ai non credenti? […]
Ecco il 2° PASSO verso Madrid: Saldi nella fede! Vieni a viverlo con noi attraverso il vox populi, la scheda di riflessione e la video-preghiera su www.paoline.it
La Giornata Mondiale è per i giovani di tutto il mondo un appuntamento importante per riattivare la fede, per testimoniarla al mondo, per scoprirsi parte di una grande Chiesa in cammino.
Tre passi verso Madrid è il percorso di preparazione immediata che proponiamo a tutti coloro che desiderano preparare il cuore per quello che a Madrid sarà uno straordinario incontro con Dio.
I tre passi potranno essere compiuti attraverso un percorso multimediale (vox populi, schede di riflessione, preghiere visualizzate) proposto e pubblicato sul sito www.paoline.itnelle seguenti date:
Gesù è per noi la visibilità, la manifestazione, la possibilità, nuova per l’uomo, di incontrare Dio faccia a faccia, di guardare i suoi occhi, ascoltare la sua viva voce, toccare le sue mani o, semplicemente, il lembo del suo mantello. Conoscere Gesù, la forza del suo Vangelo, penetrare la verità del suo essersi fatto carne per la nostra salvezza, ci rende non più solofigli amati, destinatari di un amore tanto immenso quanto immotivato e quindi gratuito; in Lui siamo scelti e mandati per essere profumo, luce, lettera scritta per tutti gli uomini. Il messaggio è unico: che tutti conoscano Lui, la potenza del suo amore, la forza del suo messaggio, l’intensità del suo dono. In Lui si apre la nuova alleanza dell’amore, scritta dallo Spirito direttamente nei nostri cuori. Di fronte a questo grande mistero, che oggi Paolo ci invita a penetrare, non possiamo che vivere la nostra preghiera, invitati dallo stesso Apostolo delle genti, con un forte atteggiamento di gratitudine e benedizione.
2Cor 2, 15 – 3, 6
Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! E chi è mai all’altezza di questi compiti? Noi non siamo infatti come quei molti che mercanteggiano la parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo. Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O forse abbiamo bisogno, come altri, di lettere di raccomandazione per voi o da parte vostra? La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. E’ noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori. Questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita.
«Noi siamo scelti, benedetti, spezzati così come siamo dati. Il quarto aspetto della vita dell’Amato è essere dato. Nel dare, diventa chiaro che siamo scelti, benedetti e spezzati non semplicemente per noi stessi, ma perché tutto ciò che viviamo trovi il suo significato finale nel suo essere vissuto per gli altri. Conosciamo per esperienza la gioia che deriva dall’essere capaci di fare qualcosa per un’altra persona… Hai mai fatto caso alla gioia di una madre quando vede il suo bambino sorridere? Il sorriso del bambino è un dono alla madre, grata di vedere il suo bambino così felice! Che stupendo mistero è questo! La nostra più grande realizzazione sta nel dare noi stessi agli altri… Come Amati, la nostra più grande realizzazione sta nel diventare pane per il mondo. Questa è la più intima espressione del nostro più profondo desiderio di dare noi stessi agli altri. Come si può attuare tutto questo? Dare se stessi nella vita… dare la vita in sé è il più grande dono da offrire – cosa che costantemente dimentichiamo. Quando pensiamo al nostro darci agli altri, quello che ci viene subito alla mente, sono i nostri talenti unici: quelle capacità di fare cose speciali specialmente bene. Quando tuttavia parliamo di talenti, tendiamo a dimenticare che il nostro vero dono non è tanto quello che possiamo fare, ma chi siamo. La vera domanda non è “Cosa possiamo offrirci l’un l’altro?”, ma “Chi possiamo essere per gli altri?”».
A Ferrara, nella comunità delle Figlie di San Paolo (suore Paoline), per un venerdì pomeriggio al mese, alcuni ragazzi di un liceo si sono incontrati per pregare, imparare e condividere quello che la Parola di Dio suggeriva loro. Per i giovani, tra i 15 e i 19 anni, è stata una possibilità di incontro e nuove conoscenze, poiché non tutti provenivano dalla stessa classe e diconfronto sul modo di vivere quotidianamente la fede anche a scuola. La diversità di età e di esperienze non ha fatto altro che arricchire il dialogo. A guidare gli incontri sono stati un sacerdote diocesano, Nikki e Veronica, postulanti delle Figlie di San Paolo.
Le animatrici raccontano…
I ragazzi e i giovani hanno una gran voglia di ascoltare qualcuno che gli parli di Dio, che gli racconti la propria esperienza religiosa, che gli spieghi il senso del Vangelo, e che desiderano condividere tra loro tutto questo!
Ovviamente per capirlo è necessario ascoltarli, interpellarli, preparare qualcosa per loro, mettersi in gioco e sporcarsi le mani con un po’ d’impegno ma i risultati sorprendono.
Questa almeno è l’esperienza che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi.
A volte pensiamo che servano gli effetti speciali per stupire e conquistare i più giovani, ma abbiamo smentito anche questo… In questi momenti, infatti, non abbiamo fatto niente di straordinario ma, con serietà e gioia, abbiamo pregato, cantato, letto la Parola di Dio, provato a spiegarla a volte con qualche video o testimonianza e a calarla nelle nostre vite quotidiane. Abbiamo ragionato e condiviso. Questi appuntamenti hanno dato ampio spazio alla riflessione e favorito un confronto tra i giovani sulle questioni più rilevanti della loro fede: Parola, Preghiera, Risurrezione. Ci siamo accorti che quello che forse cercano è una fede in Dio che si trasforma in amicizia e coerenza perché Gesù, che si è fatto uomo per noi, ci ha mostrato che è possibile.
L’ultimo incontro è stato particolarmente efficace.
Il tema era:quale personaggio sei sotto la croce? A Partire da una selezione di scene tratte dal film The Passion e da alcuni brani del libroIo c’erodi Michele Casella, ci siamo interrogati: e se io fossi stato presente sul calvario alla crocifissione di Gesù, come quale personaggio mi sarei comportato? Una curiosità ci ha spinto: provare a sentire, vedere, vivere ciò che avevano sentito, visto e vissuto quegli uomini sotto la croce.
L’autore del libro, infatti, dice: «I personaggi biblici diventano voci non solo di ieri ma di sempre, e quell’uomo giusto, mai citato col suo nome, Gesù, diventa paradigma di un’ingiustizia che prosegue senza fine. Voci che si udirono sotto la croce ma che rivivono sotto ogni croce. E non possiamo pensare che non siano fatti nostri. Perché c’eravamo tutti noi in Lui sulla croce».
Noi abbiamo ascoltato le voci di Giuda, Maddalena, Pilato, Simone di Cirene e Maria che si ritrovarono coinvolti nelle vicende di un certo Gesù di Nazaret e, più precisamente, nel momento della sua insolita crocifissione. Tanti nomi sono costretti a rivivere per sempre quell’attimo di quel giorno. Come non immedesimarsi in alcuni di costoro? La maggior parte dei ragazzi si sono immedesimati in Simone di Cirene: in fondo, hanno evidenziato, «noi non eravamo interessati a condividere la nostra storia con Gesù ma, grazie a qualcuno che ci ha coinvolti, abbiamo sperimentato che, anche se dobbiamo portare la croce, farlo con Lui, il figlio di Dio, ne vale la pena!»
Di fronte alla passione di Gesù non possiamo rimanere indifferenti: la Croce ci interpella, ci domanda un parere, ci obbliga a prendere una posizione. Ci vincola alle nostre scelte, ci incatena alle nostre decisioni. Non possiamo dire: non m’interessa. Il gesto della croce non è immediatamente immaginabile, non è evidenza pura. Appare come una promessa non mantenuta. Dobbiamo prima accogliere e contemplare questa esperienza e domandarci il perché della morte, di “quella” morte, per arrivare poi alla risurrezione. È possibile tutto questo? Bisogna prima accettare un dono della fede: solo accogliendo questo “regalo” complicato possiamo affrontare lo spettacolo della croce, senza però fermarci lì; la croce non è più il capolinea delle nostre esperienze! Ed è necessario fare una riflessione: a partire dal dono della fede arriviamo a capire, ma soprattutto ad accettare come buone per noi, parole come risurrezione, vita dopo la morte, fino ad arrivare a traguardi per noi inimmaginabili.
(Veronica Bernasconi & Anne Dominique Ramos, postulanti Figlie di San Paolo)
Ma i protagonisti, cosa ne pensano?
« L’esperienza di venerdì l’ho trovata molto utile ed interessante. Infatti mi ha permesso di vedere tutto sotto un’altra prospettiva, sotto un’altra luce. Mi sono immedesimata in Simone di Cirene, in Maddalena e anche in Pilato. Ho “capito” le loro sensazioni e le loro scelte, anche se non ho condiviso quelle di tutti. Inoltre è stato utile anche come “confronto” di varie idee. Infatti tutti i partecipanti a quest’incontro esprimevano il loro pensiero sinceramente, senza fingere di essere più “buoni” di quanto in realtà non lo fossero! La consiglio come esperienza soprattutto nel periodo di Quaresima! »
Maria
« Io sono andata agli incontri e mi sono piaciuti molto, sono stati ben ideati e sono riusciti a parlare della religione, della Chiesa e della figura di Gesù in modo libero e interessante. L’idea del video dell’ultimo incontro mi è piaciuta molto, mi ha aiutato a vedere le cose da un nuovo punto di vista che non avevo preso in considerazione prima. Inoltre è bello poter condividere le proprie opinioni e confrontarsi con ragazzi e ragazze all’incirca della mia età ».
Irene
« Per me è stato molto interessante e molto originale… E soprattutto per me è importante che anche chi non crede possa dire la sua senza sentirsi giudicato dato il luogo di incontro! È una bella immagine di accoglienza e fratellanza proprio come dovremmo fare noi ogni giorno!
Chiara
Ho trovato questi incontri molto interessanti, nonostante non sia stata presente al secondo incontro… Il primo, sull’importanza della parola, mi è piaciuto molto, perché mi ha ricordato quanto importante sia il suo uso e allo stesso tempo quanto sia delicato… Il terzo è stato certamente più coinvolgente, perché ci ha dato l’opportunità di identificarci con un personaggio particolare, permettendoci anche di presentarci agli altri servendoci di un esempio!… e bello il montaggio del filmato, mi è piaciuto davvero molto!!
Margherita
Molto interessante istruttivo! Ho conosciuto lati diversi della passione che non conoscevo!
Giulia
Gli incontri mi sono piaciuti perché ci hanno fatto riflettere su problematiche odierne e attuali, c’è stato anche un confronto tra noi ragazzi che ha evidenziato i nostri comportamenti in comune, e le nostre differenza. Abbiamo conosciuto nuovi amici!
Ci siamo!!! Siamo ormai oltre i100.000 visitatori di cantalavita.
Numeretti se messi a confronto con i famosi network mondiali, ma per noi è una tappa significativa, perchè noi e voi sappiamo di abitare e condividere spazi di vita, personale, comunitaria, ecclesiale, che per tutti e per ciascuno si fanno canto, preghiera, lode, condivisione, provocazione, input per crescere nella vita di fede e nella santità.
100.000 grazieallora perchè dietro questi numeri ci sono le vostre e le nostre storie, ci sono sentieri di speranza che abbiamo trasformato in annuncio.
100.000 grazieper il tempo trascorso, investito e speso per rendere queste righe vive, per farle uscire dall’infinito anonimo della rete, facendole entrare nel vostro cuore.
100.000 grazie per chi, giorno dopo giorno, con costanza e passione apostolica ha fatto sì che questo semplice spazio divenisse autostrada di un Vangelo che interroga la vita, che spinge a uscire da sè, che chiede risposte autentiche e sempre più convinte e motivate e allora 100.000 grazie speciali alla giovane redazione, fatta di giovani appunto, che investono tempo ed energie per trasformare la loro vita di fede in comunicazione della loro personale esperienza di Dio.
100.000 graziea tutti voi che arrivate casualmente nelle nostre pagine, che sbirciate decidete di andare oltre.
100.000 graziea tutti voi, di cui non conosciamo nomi, volti, interessi, desideri, storie, speranze, delusioni.
Grazie… che non può che diventare preghiera!
Sabato 28 maggio dalle ore 23.00 alle ore 24.00,
nella Chiesa di santa Lucia a Salerno,
(situata di fronte allo 089 – via Roma/Lungo mare)…
…si ritroverà tutta la redazione di Cantalavita, la comunità delle suore Paoline, i Gep (Giovani Evangelizzatori Paolini), gli amici della Famiglia Paolina e tutti coloro che lo desiderano per PREGARE e CHIEDERE GRAZIE al Signore per tutti voi cari amici e per tutti coloro che vivono il mondo della rete e della comunicazione.
Chi tra voi, si trovasse in zona e volesse condividere con noi questo momento è atteso con grande gioia!
Il nostroGRAZIEpotrà così caricarsi di quella forza e Grazia di Dio che tutti ci raggiunge, ci sfiora, ci trasforma, ci ama.
Dal 20 al 23 aprile, ovvero dal mercoledì santo al sabato santo, le Figlie di San Paolo hanno sperimentato per la seconda volta e in modo ancora più radicale un modo innovativo e interattivo di vivere un campo-scuola; questo nello specifico in preparazione alla Pasqua. Le animatrici sono state sr Mariangela, sr Silvia e Dalia, una giovane socia della nostra Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS. I livelli su cui si svolgeva il campo erano tre:
On-line, sul blog Cantalavita e sulla pagina di Facebook Giovani & Vangelo
Stanziale, presso il convento delle Figlie di San Paolo di Napoli, (zona Colli Aminei)
Missionario, presso la parrocchia S. Maria delle Grazie e S. Gennaro di Trecase (NA)
La parola ai partecipanti:
« Dal 20 al 23 aprile si sono tenuti alcuni incontri in preparazione alla Pasqua con le Figlie di San Paolo presso la loro casa di Napoli. Al contrario degli altri campi a cui ho partecipato e che, generalmente, si sono tenuti a Roma, questa volta non solo eravamo in Campania ma siamo partiti dalle nostre case all’inizio di ognuno dei quattro giorni in cui si articolava il campo e vi siamo ritornati nel pomeriggio, proprio come da sottotitolo al campo: “Un deserto nella città”. Durante il primo giorno, dopo l’introduzione, abbiamo letto delle “testimonianze”: ciò che potrebbero aver pensato e come potrebbero aver passato alcuni personaggi il momento della passione di Gesù. Le quattro testimonianze, o per meglio dire i quattro ritratti, desunti sempre dal Vangelo o dagli Atti degli Apostoli riguardavano quattro importanti personaggi: Maria di Magdala, Giuda, Pietro e San Paolo. Abbiamo riflettuto sul messaggio, sull’esempio che questi personaggi ci hanno lasciato. Giovedì Santo ci siamo spostati dalla casa delle Paoline verso la parrocchia S. Maria delle Grazie e S. Gennaro di Trecase (NA), dove abbiamo incontrato i ragazzi dagli 11 ai 14 anni e abbiamo seguito la catechesi con loro. Suor Mariangela ci ha fatto vivere un’esperienza bellissima quando durante una dinamica, ci ha spiegato come tutti noi siamo ingredienti che mescolati e lavorati sapientemente possono da vita ad un unico grande Pane che rappresenta la Chiesa. Venerdì Santo abbiamo riflettuto molto su alcuni importanti avvenimenti, ad esempio sulle ultime parole che un Gesù sfinito, scandalo per i discepoli e avversario vinto per i sacerdoti, ha pronunciato con le sue ultime forze: «Eloì, Eloì lemà sabactàni». Parole queste che mi hanno sempre scosso per la loro durezza. Parole, che come ho appreso quello stesso giorno grazie a Suor Mariangela, non sono che un accenno al salmo 22, salmo di gioia e fiducia se considerato nel suo insieme e non di abbandono da parte di Dio. Sabato Santo siamo tornati a Trecase ma questa volta abbiamo incontrato i giovanissimi (14-18 anni) con i quali abbiamo fatto gruppo durante una dinamica che ci chiedeva, confrontandoci con le donne che si recano al sepolcro, di scrivere le nostre prospettive, i nostri progetti per il futuro. È stato molto divertente e stimolante entrare in un nuovo gruppo e subito avere coscienza di ciò che rende i suoi componenti uniti, di ciò che li interessa, delle loro aspirazioni e dei loro progetti… in fondo non molto diversi dai miei 😉 ».
Iacopo – Salerno
« Un po’ di tempo per prepararsi alla Pasqua e voglia di mettersi in gioco, questi i requisiti, secondo me, per partecipare al campo “Sui passi di Gesù: un deserto nella città”. Io vi ho partecipato “dal vivo”, tanti altri on-line tramite il blog Cantalavita e la pagina Giovani & Vangelo (Facebook): era sempre un piacere tornare a casa la sera dal campo e leggere i commenti lasciati dagli altri partecipanti “virtuali”. Mercoledì 20 aprile c’è stata l’introduzione al campo e abbiamo “incontrato” alcune persone che il Cristo l’hanno conosciuto dal vivo e l’hanno seguito davvero, posando i loro piedi sui suoi passi; come per esempio Maria di Magdala, Giuda, Pietro oppure come Paolo, l’Apostolo delle genti. Ognuno di loro si è come presentato in qualche modo e mi ha insegnato qualcosa; Maria, ad esempio, la sua costanza. Questa sua caratteristica, infatti, ha fatto in modo che fosse la prima donna a cui Gesù è apparso e con cui ha parlato dopo la sua risurrezione. Costoro incontrano Gesù nella loro vita quotidiana e così dobbiamo fare anche noi, fidarci e affidarci al suo amore sia quando tutto va per il meglio, sia quando siamo nel buio della notte, nel buio del peccato o del dolore, nel buio della solitudine e delle lacrime. Dalla comunità delle Figlie San Paolo di Napoli, il secondo giorno ci siamo spostati in una parrocchia di Trecase (NA) e abbiamo fatto un incontro assieme ai ragazzi del catechismo di 11-14 anni. Punto centrale, secondo me, della riflessione fatta da suor Mariangela è stato il momento della dinamica del pane: ci ha letteralmente “mostrato” gli ingredienti necessari per fare il pane e li ha applicati a quello che sperimentiamo nella vita. Il pane è la comunità, è la Chiesa, il lievito rappresenta la presenza di Dio nella vita di ciascuno, l’acqua la forza della determinazione, il sale la fede in Dio e la farina i nostri doni personali. Al termine della spiegazione “illustrata” è stata proposta una dinamica proprio sui nostri talenti ed è stata questa dinamica che mi ha colpita particolarmente. Il venerdì l’abbiamo vissuto all’ombra della croce, vuota e dura. Ci siamo ritagliati del tempo per riflettere sulle parole di Gesù: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni” anche grazie ad un video molto suggestivo incentrato sul salmo 22. Il sabato, infine, abbiamo passato una bellissima giornata. Si sentiva che la Risurrezione era nell’aria! Siamo tornati a Trecase per un incontro questa volta con i giovanissimi (14-18 anni) in cui abbiamo messo ai piedi di Gesù i desideri e le aspettative per il futuro… ».
Tra una pagina e l’altra di Facebook, qualche ora fa ho letto il titolo di un link, forse un augurio…Pasqua tempo di pietre rimosse.
Svegliandomi ho pensato che una delle caratteristiche di quei 50 giorni che seguono la notte della Resurrezione è il perdurare di un tempo di gioia, di rinascita,di vita nuova che non si riduce agli auguri di un giorno. Quello che accade in quel sepolcro non mette nulla a tacere, non calma le paure, non ammansisce le tensioni, tutt’altro!
Cristo è Risorto, il sepolcro è vuoto, di quel maestro crocifisso non è rimasto nulla, nulla su cui piangere, nulla da rimpiangere.
Chi sceglie di fermarsi nel giardino per cercare le certezze di un corpo morto, rischia di restare in uno stato di eterno rimpianto. Chi accetta la sfida, di credere nel Risorto, di credere all’annuncio degli angeli, di rinunciare ai suoi progetti e ritornare verso la Galilea, verso il luogo della chiamata, dove tutto ha avuto origine, dove lui ha chiamato tutti per nome, ha guarito e perdonato… chi accetta di vivere la sfida della Resurrezione, di puntare sulla fiducia e non sulle certezze, chi accetta di perdere anche l’unica cosa rimasta di lui (il sepolcro vuoto) sentirà nuovamente le sue parole d’amore, potrà incontrarlo ancora una volta e sentire dalla sua bocca l’ultimo vero mandato.
Accettare la sfida della Pasqua è lasciare che la Vita nuova, proposta dal Signore Risorto, possa rimuovere le pietre dei nostri personali sepolcri, quegli spazi angusti in cui spesso vorremmo rinchiudere la vita di Dio, sempre così alternativa, così diversa dalle nostre aspettative, così oltre i nostri orizzonti.
A noi la scelta:
possiamo continuare a misurare, a restare a mani tesi, a tenere stretti gli oli aromatici per ungere il suo corpo… possiamo restare dentro o fuori a piangere un corpo che non esiste più, ad attendere che ciò che vorremmo accada.
Ma possiamo ancheaccogliere l’invito del Vangelo: lasciare tutto e andare! Lasciare i nostri oli aromatici, abbandonare i nostri progetti, le nostre certezze conquistate e ritornare lì dove il Maestro ci sta aspettando. Non ci sono certezze: è inutile cercarle. La vita che il Risorto propone è fatta di fiducia, di speranza e di amore accolto e donato.
E’ questo l’augurio che ci facciamo reciprocamente!
Abbiamo proposto un campo on line, sui passi di Gesù, perché la preparazione alla Pasqua fosse un momento di consapevolezza del dono ricevuto da Dio. Oggi con altrettanta coscienza e gratitudine ci auguriamo che il dono immenso di Dio Padre, Gesù Cristo e la sua vita donata, possa trovare spazio nella nostra vita, per diventare oggi, come ieri, pane spezzato per la vita di tutti i fratelli e sorelle che incrociano la nostra strada.
Buon tempo pasquale! Buon tempo di resurrezione da ogni morte, tempo in cui la vita di Dio possa esplodere in noi!
Sabato Santo 23 Aprile 2011: La Pasqua, un incontro che ti chiama alla vita!
Preghiera di lode
Qualcuno muore, è come se dei passi si arrestassero e il rumore della vita si fermasse. E se invece fosse una partenza per un altro viaggio,
per un nuovo cammino?
Dunque, passato il sabato le donne si procurano gli olii, e poi, di buon mattino si recano al sepolcro… Ma, ecco, il sepolcro è aperto, e dentro c’è un giovane vestito d’una veste bianca. Nelle donne si genera il terrore… Il terrore viene interrotto dalla parola dell’angelo. «È risorto, non è qui». …«uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore». È più facile essere discepoli di un morto, di cui magari si leggono i libri, e di cui si possono ricalcare le orme… […] E allora l’alternativa mette davvero paura: o diventi discepolo di un Gesù Nazareno, crocifisso e risorto, oppure il Gesù Nazareno solo crocifisso non c’è più, non c’è nemmeno il suo cadavere da imbalsamare, non c’è la tua rassegnazione per la sua morte, non c’è il tuo pianto per la sua atroce passione. O diventi discepolo del Risorto, oppure non puoi essere nemmeno discepolo di un Crocifisso che non si trova più al suo posto nel sepolcro. Pasqua significa riconoscere che la mia vita parte dalle parole dell’angelo in un sepolcro vuoto, per riempire il mondo dell’annuncio che il Signore Gesù è risorto. Non possiamo essere discepoli di un sepolcro vuoto. Possiamo esserlo solo di un Gesù vivo in mezzo a noi.
Riflessione
…fermiamoci un attimo e sfogliamo gli antichissimi testi della Risurrezione, dell’apparire degli angeli alle donne, del sepolcro vuoto, delle bende senza più un corpo. Quando il corpo di Gesù fu sepolto era la Parasceve dei Giudei, la preparazione alla festa del sabato. Il suo corpo fu deposto in un sepolcro nuovo.. Poi fu il sabato e, con il sabato, l’impossibilità di avvicinarsi al corpo morto del Maestro di Nazareth. Se non fosse stato per le donne che a quel corpo dovevano una degna se-poltura, immaginare che nessu-no, né i farisei, né i discepoli, sarebbero più tornati. In fondo per i giudei la morte porta nello Sheol, in quel regno in cui neppure Dio entra, perché regna solo la non-vita. Cosa attendere?Perché attendere il giorno dopo il sabato? Per chi a quel maestro aveva creduto la sua morte genera un devastante interrogativo: «e ora, dopo aver lasciato tutto, dopo averlo seguito, cosa resta di noi? Da dove ripartire?». È in fondo l’interrogativo di ogni uomo e donna quando la vita viene colpita da una delusione, da un progetto fallito, da un imprevisto.
In quel sabato i discepoli non stavano più sperando… Alle donne era rimasta un’attesa solo umana: piangere quel corpo e onorarlo … Eppure in quel giorno dopo il sabato tutto viene stravolto. Gli angeli, inequivocabili messaggeri di Dio, entrano e riportano l’ebbrezza di Dio nella vita di chi si stava riabituando al torpore, all’abitudine, al non-sperare, al non-credere, al non-investire energie nel futuro, al portare avanti, semplicemente e senza troppo sforzo, antiche e intramontabili tradizioni.
…in quello spazio di rassegnazioneDio entra e riporta la vita, con tutti i suoi sconvolgimenti, con quel dinamismo che le è proprio. In fondo, dobbiamo dircelo con realismo, smettere di investire energie nel futuro, rassegnarsi è anche abbastanza comodo. Fidarsi significa rischiare di perdere, investire in amore può comportare il rischio di essere traditi, lasciati… avere dei progetti significa poter fallire. Per cui quando la vita ti ferisce e lascia segni profondi sulla carne, la nostra umanità sceglie più comodamente la via del ritirare i remi in barca. Per questo l’ingresso di Dio scomoda, per questo le donne al sepolcro fuggono, spaventate.
Quel Gesù era veramente Dio, e colui che per mano e volontà di uomini era stato condannato era Dio, e colui che i suoi discepoli avevano lasciato, tradito, abbandonato, era Dio… non si poteva più far finta di niente. Dall’annuncio degli angeli in poi, non si poteva limitarsi a cercare un corpo da onorare. Con l’annuncio della Resurrezione cambia tutto e cambia la vita delle donne; cambia il loro andare e cambiano i loro progetti. Dio non entra nella storia lasciando tutto uguale: entra, penetra e propone il di più, il diverso, la vita… e vita piena.. Ma la reazione, quella solo umana è paura, terrore direi, fuga…«Le donne fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da spavento e terrore».
E noi, non siamo diversi da loro. Davanti ai grandi annunci, ai cambiamenti improvvisi e imprevisti rinunciamo, fuggiamo, preferiamo il più tranquillo ritorno a casa, alla tradizione, alla normalità, alle nostre certezze. Ma la Resurrezione è vita e la vita non si può arrestare.
Quelle donne consapevoli dell’incontro con il messaggero divino, alla fine cederanno alla proposta e loro, sarà il primo annuncio della resurrezione risuonato nel mondo, saranno loro le prime messaggere della lieta notizia.
E l’augurio per noi, alle soglie della Pasqua del Signore si lega profondamente all’esperienza vissuta dalle donne a Gerusalemme: che Dio possa entrare nella nostra vita, che possano trovare accoglienza le sue parole in noi, che sia Sì la nostra risposta alla sua proposta d’amore. che il nostro andare diventi leggero, sospinto dalla fiducia e non ap-pesantito dal timore.
Buona Pasqua sui passi di Gesù, perché ogni passaggio nella vita sia sempre e solo passaggio verso la vita!