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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2011 – Dossier Pietà

GUIDATO DAL CUORE

di Cecilia Salizzoni

È un film duro quello che proponiamo, un film che mette in scena un mondo spietato, arcaico e feroce, dove l’umanità sembra non riuscire a farsi strada e a trasformarsi in cultura condivisa; dove anche la religione non supera lo stadio della superstizione, e i bambini assimilano e ripetono i modelli degli adulti.
Io non ho paura, il film che Salvatores parte proprio da questa spietatezza infantile che fa il verso al mondo circostante, mettendo in scena una gara di bambini e l’imposizione di un pegno sessualmente umiliante alla bambina arrivata ultima. Subito, però, presenta anche l’obiezione a questo mondo, nella figura del protagonista Michele, 10 anni, ricci neri e volto sensibile come di cerbiatto, che prova pietà e si offre lui in cambio.
Il racconto che segue lo vedrà ripetere più in grande e in profondità lo stesso gesto verso il coetaneo, che scopre in fondo a una buca nel terreno, dove è tenuto prigioniero dai «grandi» che lo hanno rapito per chiedere un riscatto.
In fondo a questa buca scavata nella terra di un non precisato posto del profondo Sud, è incatenato appunto un bambino che ha la stessa età di Michele, ma sembra il suo opposto, biondo e chiaro di carnagione com’è, settentrionale di Milano: Filippo.
Quando Michele lo scopre, cercando gli occhiali che la sorellina ha perso nella corsa all’inizio del film, non capisce che cosa sia, perché fuori il sole è accecante, ma nella fossa è buio; Filippo è imbrattato di fango e sporcizia, ed è coperto da un telo. La prima volta vede solo un piede; poi una specie di «zombie» che lo terrorizza, e finalmente un bambino, esattamente come lui. Michele non solo ritorna alla fossa con acqua e pane acquistato con i propri risparmi, ma vi scende dentro e porta fuori, sulle proprie spalle, il bambino traumatizzato, perché riesca a convincersi di essere vivo.
«I grandi», invece, cooperano alla morte di quel bambino: manovalanza accecata dalla miseria e dal miraggio di nuovi stili di vita che i media diffondono anche in quest’angolo remoto d’Italia, come il padre di Michele; oppure vittime di una cultura maschilista, come la madre, che subisce e può solo farsi promettere dal figlio che, da grande, se ne andrà via di lì. Michele stesso, mosso dal desiderio di un’automobilina che un compagno di giochi ha ricevuto dallo zio d’America, metterà a repentaglio la vita di Filippo, rivelando il suo segreto a quel compagno che, prima, preferirebbe non sapere e, poi, vende il segreto a uno dei guardiani di Filippo, per guidare una macchina vera.
Allora le cose precipitano e, mentre Sergio, l’organizzatore milanese del sequestro, convince «i grandi» che il bambino è da eliminare perché sa troppo e le forze dell’ordine sono ormai vicine, Michele rischia di finire ammazzato dal padre, pur di far scappare Filippo.
Salvatores imposta la struttura espressiva del racconto sui contrasti tra la potenza della luce naturale saturata dall’oro dei campi di grano, e l’ombra della notte che dentro la fossa diventa perenne; tra la bellezza del paesaggio e il trogloditismo degli uomini che lo abitano.
Michele è un bambino che non ha paura di affrontare l’oscurità che lo circonda; a differenza degli altri tiene gli occhi aperti e vuole vedere fino in fondo.
La chiave espressiva dominante suggerirebbe di utilizzare il film per il dono dell’intelletto; tuttavia lo sguardo del protagonista è guidato dal cuore, un cuore che egli nutre e rafforza quotidianamente nel dialogo interiore, che gli permette di riconoscere l’altro come «uguale» a sé, e di farsene carico fino quasi al dono della propria vita.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2011: Un dono di amore

TIMELINE: UNITI E DIVISI DALLA LINEA DEL TEMPO

di Marco Sanavio

Nel 1985 fu Robert Zemeckis a riaccendere la fantasia del mondo sui viaggi nel tempo con l’intramontabile Ritorno al futuro.
Prospettiva interessante: scorrere avanti e indietro nel tempo, rendendo reversibile ciò che, di solito, scorre solamente in un verso.
Non risulta, fino a oggi, che a qualcuno sia venuto in mente di girare un film che riporti personaggi contemporanei ai tempi di Gesù; potrebbe essere, però, un’idea carina per realizzare un video in parrocchia in vista della Pasqua, ad esempio.
In molte località esiste già la tradizione della Via crucis vivente, si potrebbe chiedere a un gruppo di adulti di far rivivere i diversi personaggi coinvolti nella passione e, poi, far transitare in mezzo a loro i nostri ragazzi, chiedendo di descrivere ambienti, sensazioni, scene e, nel caso avessimo la disponibilità di persone preparate, di realizzare anche qualche intervista agli attori della Via crucis.
Se questa prima ipotesi non ci sembrasse percorribile, potremmo verificare l’utilità di realizzare una linea del tempo casalinga, ponendo alcune domande sulla storia della salvezza:
• Mosè viene prima o dopo Noè?
• Sapresti collocare il periodo in cui è vissuto Abramo?
• Viene prima il regno di Davide o la deportazione in Babilonia?
Partiamo dalla soluzione più semplice: un cartellone rettangolare sufficientemente esteso in lunghezza e foglietti colorati. Potremmo scegliere i gialli per le persone (es. re Davide), gli azzurri per gli eventi (es. deportazione a Babilonia) e gli arancioni per i luoghi da segnalare.
Potremo poi consegnare ai ragazzi alcune schede relative a personaggi ed eventi biblici, chiedendo di riportare avvenimenti, persone e date sui foglietti colorati, e poi di collocarli nella linea temporale che avremo già provveduto a graduare con tacche di 50 o 100 anni l’una.
Il prodotto finale sarà una linea orizzontale punteggiata di foglietti che racconterà la cronologia della storia della salvezza.
Per chi avesse dimestichezza con i bit, sarà possibile realizzare una timeline elettronica, utilizzandola sia negli incontri di catechesi sia rendendola disponibile per la fruizione domestica dei ragazzi.
Le timeline elettroniche ci consentiranno di sperimentare un’interattività utile e piacevole nel rapportarci con la cronologia di eventi e persone che hanno abitato la storia della salvezza.
Ad esempio in http://www.timerime.com sarà possibile inserire immagini e informazioni che si renderanno disponibili al passaggio del mouse.
In queste applicazioni online la dimensione di gioco è quantomai necessaria, perché rende interessante l’approccio didattico e stimola la curiosità dei ragazzi.
Per completare l’approccio pastorale a questo curioso strumento, potremmo proporre al gruppo di catechesi un’attività sulle proprie radici, collocando su linee del tempo cartacee oppure elettroniche la storia della famiglia, fino a quando risulti possibile ricostruirla.
Varianti curiose possono essere quella di realizzarla con foto di famiglia o con disegni che rappresentino, anche con raffigurazioni fantasiose, antenati e dimore del passato. Oppure realizzare un giornale murale che rappresenti gli ultimi 200 anni e cercare di raccontare la storia di ciascuna famiglia dei ragazzi nella stessa timeline.
Questa proposta apre la strada per leggere con i ragazzi la genealogia di Gesù (Mt 1,1-16 e Lc 3,23-38) e spiegare loro come la lunga sfilza di nomi sia funzionale per collegare l’Emmanuele con la storia del popolo ebraico ed evidenziare la sua natura messianica.

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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2011 – Dossier Pietà

LA «PIETÀ» NEL WEB

di Alessia Cambi

Lo Spirito di Pietà, nel linguaggio biblico, si riferisce ai rapporti della persona con gli altri, soprattutto ai legami familiari e a quelli di aiuto reciproco, efficace e fedele.
Nella relazione con Dio indica l’amore misericordioso di Dio per noi e l’amore filiale che si manifesta in un culto amoroso. Dall’amore per Dio deriva l’amore fraterno che imita la bontà di Dio e la sua sollecitudine per i poveri.
Internet, spesso, può distrarci e disperderci, perché nel web non si trova ciò che si cerca o non si riesce a fare ciò che ci si è prefissati (come costruire una pagina web, crearsi un contatto in un social network e avere successo, nel senso che i nostri ragazzi interagiscano subito con noi, ecc.), o perché ci si lascia attirare dalle tante suggestioni che offre. E capita che lo strumento, che dovrebbe servirci per stabilire rapporti significativi, ci impedisce, invece, di incontrare l’Altro e gli altri.
Il retto uso delle cose è una dote importante quando si smanetta con i mezzi multimediali; se non ci si educa alla rettitudine, si rischia di utilizzarli male o di considerarli strumenti «del maligno». Spesso siamo noi che, non sapendoli adoperare bene, ne facciamo, o induciamo a farne, un uso errato.
Tuttavia la stessa rete ci fornisce buone opportunità per utilizzarli in modo corretto: la Chiesa, ad esempio, attraverso i documenti che elabora, si fa vicina ai cyber catechisti, per aiutarli nella comprensione e nella riflessione sugli strumenti multimediali.
Chi, in questo campo, è ancora inesperto, può farsi aiutare dai ragazzi del gruppo, così si sentiranno valorizzati, o può unirsi agli altri catechisti e fare formazione insieme, condividendo doni e talenti di ciascuno. Anche farsi aiutare è una forma di accoglienza e di valorizzazione degli altri. L’accoglienza anche nella rete è un fattore importante.
In rete, inoltre, ci sono tante possibilità per aiutare gli altri o farsi dare una mano: associazioni, onlus, parrocchie che fanno appelli per promuovere le loro iniziative sociali e di volontariato. Voi potreste fare lo stesso per i progetti ideati nelle vostre comunità.

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Quaresima: tempo fatto dono!

Ufficialmente è iniziata!
Il tocco del Mercoledì delle Ceneri è risuonato, forte, nelle nostre chiese e la quaresima ha avuto nuovamente inizio.

Colore viola ovunque, sobrietà massima, austerità anche nella liturgia. La parola d’ordine sembra essere per tutti: cammino, penitenza, conversione, digiuno, astinenza, preghiera più intensa, carità esercitata in modo più deciso.

Ma basta questo per affermare che sia veramente iniziata?

Quaresima… e sono 40 giorni a nostra disposizione
Sono 40 come gli anni nel deserto, che Israele ha avuto a propria disposizione per riavvicinarsi a Dio, per riscoprire viva la sua presenza, per riascoltare la sua Parola.
Sono 40 come i giorni trascorsi da Gesù nel deserto: un deserto che diventa luogo di preghiera, di incontro con Dio, di preparazione interiore, verso la propria personale risposta al Padre e al suo progetto d’amore per l’umanità.
Sono 40 anche per noi, oggi! Ed è il tempo giusto, favorevole, opportuno per riavvicinarci a Dio e a noi stessi.

Quanta verità c’è nel percorso quaresimale: dalle ceneri al silenzio del sabato santo, il Vangelo ci accompagna a scoprire la vita di Dio nella nostra storia personale; il suo agire nelle nostre situazioni di buio, di dubbio, di morte; la sua luce capace di sciogliere le nostre oscurità più profonde; la sua vita forte a tal punto da penetrare e far rivivere ogni spazio del nostro cuore.

Lui e noi, Dio e l’uomo di ogni tempo, di ogni cultura, di ogni lingua e di ogni fede.
Lui e noi, profondamente uniti dalla forza estrema del suo amore che, visibilmente, si dà a noi, fino alla pienezza ineguagliabile: la croce, la sua morte, la sua resurrezione.

Quaresima allora come tempo di incontro reale e concreto dell’uomo amato, con il Dio che lo ama, a tal punto da dare se stesso per amore.
Quaresima come tempo di vita che si genera in ogni situazione di morte.
Quaresima come spazio riconsegnato, in piena libertà, a Dio.
Quaresima come desiderio di lasciarsi penetrare dalla proposta d’amore che Dio ci rivolge personalmente.
Quaresima come occasione speciale per scoprire l’estrema concretezza del suo amore.
Quaresima come possibilità unica per dire Sì al suo amore.

Ci richiediamo allora: “Basta il tocco del mercoledì santo per far iniziare la quaresima in noi?”

Solo un Sì personale può far entrare Dio in noi.
Solo una risposta vera e totale può permettergli di “occupare” il nostro cuore.
Solo una vita accordata con il suo amore, può lasciar accadere in noi il miracolo di una vita nuova, piena e riconciliata.

Buon cammino di quaresima a tutti noi!

sr. Ma’, fsp


CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2011: Un dono di amore

GESÙ RINNOVA LA SUA AMICIZIA –
Il sacramento della riconciliazione

di Anna Maria D’Angelo

Un cammino di conversione e di riconciliazione è possibile solo se c’è la fiducia in Dio. Perciò i fanciulli hanno bisogno di un ambiente di comprensione e di perdono.
Anche per loro è doloroso e umiliante riconoscere di non saper fare il bene come vorrebbero.
Il sacramento della penitenza è un punto di arrivo della riconciliazione: è il segno visibile ed efficace del perdono che viene dal Signore, attraverso la sua Chiesa ed è inizio di un rinnovato impegno di amore.
È giunto il momento opportuno, seguendo l’Anno liturgico, di celebrare con i fanciulli il sacramento della penitenza o riconciliazione, perché essi incontrino più profondamente Gesù che ci conosce e rinnova la sua proposta di amicizia con ciascuno di noi.
Prepariamo i fanciulli alla celebrazione della riconciliazione aiutandoli a:
• distinguere i comportamenti positivi da quelli negativi, il bene dal male;
• comprendere l’orientamento della propria vita alla luce della parola di Dio;
• cogliere il senso del peccato;
• sviluppare un atteggiamento di fiducia in Dio Padre che perdona;
• vivere il sacramento della penitenza come incontro con Gesù, nostro amico.
I fanciulli, gradualmente, lasciano i giocattoli e si aprono all’amicizia con i compagni. È l’età in cui cominciano ad avere l’«amico del cuore»: a lui confidano crucci, gioie e dispiaceri. È anche l’età in cui vivono litigi e piccole gelosie di gruppo. La vita in famiglia non risparmia, spesso, conflittualità e la cronaca quotidiana presenta sovente comportamenti e circostanze di separazioni irreversibili.
Nel percorso che proponiamo i ragazzi potranno scoprire le parole, i gesti del sacramento del perdono e prepararsi all’esame di coscienza.
I catechisti predispongono due grandi poster, uno bianco e uno nero. Presentano ai fanciulli ritagli di giornali (uno per volta) con notizie belle e notizie negative, immagini o foto con scene di fatti positivi e di fatti che denotano dolore o violenza…
A ogni notizia o immagine i catechisti invitano i fanciulli a riflettere in silenzio, ad ascoltarsi dentro per cogliere se quella notizia o immagine è «positiva» o «negativa».
Quando tutti concordano, un bambino fissa il ritaglio sul poster bianco se si tratta di notizia «buona», sul poster nero se si tratta di notizia «negativa».
Nel gruppo i fanciulli fanno esperienza di litigi, antipatie, beghe… Aiutiamoli a trasformarle in occasione di pace e di perdono.
In silenzio ogni fanciullo posa lo sguardo su ciascun compagno. Riflette sul rapporto reciproco e cerca di ascoltare che cosa l’altro potrebbe rimproverargli.
Il catechista aiuta chi vede disorientato a fare il suo confronto.
Quando ritiene che tutti sono pronti, mette un sottofondo musicale e invita a muoversi in sala e a cercare, uno per volta, i compagni ai quali si vuole chiedere perdono e offrire di nuovo l’amicizia.
Il fanciullo, avvicinatosi, offre il palmo della mano, dicendo: «Batto cinque» (come a dire: voglio ricominciare).
Si può accompagnare il gesto con un sorriso, una parola, una promessa sincera; il compagno risponde: «Batto cinque» (cioè: ci sto).
Il catechista farà attenzione a predisporre i fanciulli ad accogliere l’amicizia dei compagni.

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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2011 – Dossier Scienza

COMPRENDERE LE CONNESSIONI

di Fausto Negri

Federico Ozanam, il fondatore della Conferenza di San Vincenzo, stava attraversando una brutta crisi religiosa, quando, una sera, entrò come d’istinto in una chiesetta di Parigi. Pensava di essere solo e, invece, nella penombra, vide la figura di un vecchio che stava pregando, in silenzio, davanti all’altare. Era nientemeno che il grande fisico e matematico André- Marie Ampère. Federico non voleva credere ai propri occhi. Attese che Ampère finisse di pregare e lo seguì all’uscita. Aveva da fargli una domanda: «Mi dica, professore, è possibile essere una grande personalità del mondo scientifico come lei e pregare ancora?». Ampère gli diede una risposta degna del genio che era: «Ragazzo, io sono grande solo quando prego».
La parola scienza deriva dal latino scire che significa conoscere. La conoscenza a livello tecnico ci fa conoscere come è fatto il mondo. Il dono dello Spirito ci fa scoprire Chi lo ha fatto e il perché delle cose. La nostra esistenza è come quella di un ruscello di montagna che vuole sapere quale sia la sorgente da cui sgorga.
La vera scienza è conoscere Dio. Il dolore e il dramma del presente consiste nell’assenza di orizzonti, di nostalgia dell’Altro. Il dramma del presente è che non sembra più esserci una ragione grande per vivere e per morire. Molti giovani, invece di prefissarsi una meta e remare verso di essa con coraggio, si lasciano andare alla deriva, trascinati dalla corrente del momento.
Lo Spirito Santo ci dona la scienza per aiutarci a scoprire il volto di Dio, la sua volontà, a capire il senso della sua Parola. Egli ci permette di percepire con sensibilità viva la presenza del Creatore nelle creature e la presenza di Gesù nelle persone. Il sapere tecnico e scientifico è buona cosa: senza di esso non avremmo raggiunto l’attuale progresso. Nonostante, però, la stima del pensiero, la persona intelligente sa che la sola intelligenza non basta. Lo studio è importantissimo, essere culturalmente preparati è oggi fondamentale, certo!
Ma il criterio decisivo per misurare una persona è altra cosa dal pensiero. È l’amore! Come ha detto un grande scrittore: «Ci sono ragioni del cuore che la mente non capisce».
La scienza tecnologica è un metodo di conoscenza, ma non è l’unico. L’esperienza comune, la letteratura d’immaginazione, l’arte, la poesia e la musica sono una valida conoscenza della realtà.
Il senso e lo scopo del mondo e della vita umana, come le questioni inerenti ai valori morali e religiosi trascendono la tecnica, eppure sono fondamentali per ciascuno di noi.
La fede cristiana non consiste in una serie di dogmi, non è un’ideologia. Essa non va contro la ragione ma la supera:
la ragione è il piroscafo che ci aiuta ad attraversare il mondo;
• la fede è il missile che ci porta a Dio.
Un proverbio dice che «sapere è potere». Ci sono persone che hanno accumulato un gran sapere, ma lo utilizzano soltanto per esercitare il potere su coloro che non se ne intendono. Ci sono persone che ne sanno molto, ma non hanno un progetto e, in fin dei conti, non ci vedono chiaro. Abbiamo bisogno del dono dello Spirito per vederci chiaro, accorgerci delle connessioni profonde che collegano le diverse situazioni e reagirvi con intelligenza.
Il dono della scienza è la capacità di comprendere meglio le connessioni del mondo e di affrontarlo in modo adeguato, altrimenti il sapere diventa arido, agiamo senza un autentico progetto e le nostre intenzioni non sono pure.
Per stimolare i ragazzi a prendere coscienza di tutto ciò, è opportuno proporre un brainstorming sulla parola «scienza» e riportare quanto dicono su un cartellone.
Poi, su un nuovo cartellone, diviso in due colonne con i titoli «Scienza, nel significato corrente» e «Scienza, dono dello Spirito», riprendendo ogni termine, si chiede loro quale è la sua connotazione e se è da inserire nella prima o nella seconda colonna o in entrambe.
Individuare, quindi, persone che esprimono, nella loro esistenza, in maniera precipua la scienza secondo la prima e la seconda colonna, e come si caratterizzano.
Approfondire, infine, se è possibile fare sinte si e armonizzare nella propria vita le due dimensioni, e quale persona ci sembra che le incarni insieme.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2011: Una comunità che accoglie

COSTRUIRE L’APPRENDIMENTO IN MODO CREATIVO – I

di Franca Feliziani Kannheiser

Durante uno degli incontri di catechesi si svolge un vivace dibattito. Alla domanda: «Chi è Dio per me?», Erika risponde: «Certamente Dio non è come un lecca-lecca che ha tanti gusti, che se lo lecchi per un po’ finisce subito! Dio è piuttosto come una mela: è buona, è saporita, è dolce e gustosa, e anche se ne mangi tante, non fanno mai male!».
Certo, non è facile ritrovare gli attributi dell’Altissimo e Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, in una allegra, succosa mela rossa e, a qualche orecchio, un’espressione del genere potrebbe sembrare persino blasfema.

Essere creativi non significa, naturalmente, fantasticare a briglia sciolta, ma ricercare senza paura un approccio personale a chi, altrimenti, rischierebbe di rimanere un’arida «verità di fede» e non Qualcuno da incontrare personalmente.
I bambini hanno bisogno di immaginare – cioè di accogliere nel loro spazio interiore – Dio e Gesù; di rielaborare tali immagini, ricreandole, così come ricreano dentro di loro l’immagine del papà e della mamma, per sentirli vicini e averli sempre con sé; hanno bisogno di rinarrare con parole proprie i racconti della Bibbia, per poterli comprendere e collegare alle loro esperienze di vita.
La creatività è un processo che ha a che fare con la crescita: per questo motivo, richiede tempo, pazienza e un clima disteso di dialogo, perché, pur essendo squisitamente personale, esige confronto e condivisione.

Molto spesso, invece, la catechesi ricalca un vecchio modello di lezione frontale, dove il catechista spiega e i bambini ripetono e memorizzano contenuti. Testi, quaderni e schede sono utilizzati a questo scopo. Molti catechisti, che lottano costantemente per avere attenzione e disciplina dal loro gruppo, possono magari aspirare a «lezioni» sì fatte come a un ideale.
Il processo creativo si sviluppa a partire da uno stimolo: un oggetto, un’immagine, un racconto, un gioco e ha bisogno di strumenti concreti per esprimersi: carta e matita, materiale manipolativo, colori, ma anche stoffe, materiale da costruzione, ecc.

Soprattutto per i bambini più piccoli il veicolo naturale della creatività sono i sensi, il corpo.
Il gioco, il movimento, la manipolazione di oggetti esperienziali vengono a costituire il terreno da cui germoglia la parola nuova e personale. Altri elementi importanti sono, poi, l’osservazione di immagini simboliche, l’ascolto di musiche suggestive, il lavoro con i colori. Tutto questo allo scopo di creare spazi percettivi più ampi, dove il bambino impari a cogliere la realtà dai diversi punti di vista.

A un livello più strettamente religioso il catechista dovrà aiutare il bambino a familiarizzare con semplici brani biblici, da scegliersi tra quelli più evocativi, da corredare con espressioni di preghiera e del linguaggio liturgico particolarmente plastiche e suggestive, con qualche immagine, tra le più accessibili, tratte dai Padri.
Attraverso questi impulsi, il fanciullo è incoraggiato ad associare, creare analogie, cercare metafore, inventare, senza paura, le immagini e le parole più adeguate a manifestare quello che vive.
Si nutrirà, così, il suo mondo interiore e si arricchirà il suo patrimonio linguistico, avendo a disposizione un repertorio espressivo atto a comunicare quella dimensione sempre più spesso senza voce: cioè la dimensione del simbolo, del sacro, della fede.

La creatività in catechesi è seguire con occhi aperti le tracce di Dio nella nostra vita che, spesso, compaiono proprio là dove non ce lo saremmo mai aspettato.

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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2011 – Dossier Scienza

 

A OCCHI APERTI

di Cecilia Salizzoni

La scienza effusa dallo Spirito Santo risale a Dio, servendosi di ciò che l’intelligenza del cuore coglie nelle cose create. Se il cuore umano pensa di trovare la felicità nelle creature grazie ad essa cambia orientamento e fissa l’attenzione su Dio, riconoscendolo come vero ed unico Bene
È l’esperienza di ogni conversione, probabilmente; tuttavia quella che per prima queste parole evocano e che corrisponde ad esse quasi alla lettera, è la vita di Francesco, il poverello d’Assisi.
La radicalità del suo volgersi dai beni terreni al regno di Dio, il suo rinascere proprio attraverso la percezione nuova delle creature, in cui leggere «il segno» del Creatore; il rovesciamento di valore rispetto al sentire comune, per cui la più piccola delle creature è grande nel progetto di chi l’ha creata, mantengono, dopo otto secoli, una forza esemplare con cui ogni cristiano non può fare a meno di confrontarsi.
Lo ha fatto spesso anche il cinema, fin dalle origini.
All’interno di questo percorso si propone il film di Zeffirelli Fratello sole, sorella luna (1972), perché, nonostante  siano passati quasi trenta anni dalla sua uscita, è quello che sviluppa nel modo più lineare e chiaro la trasformazione di Francesco per opera dello Spirito.
La struttura tematica, infatti, è presentata compiutamente già nel prologo che lascia presagire nei modi di messa in scena, in quadro e montaggio, il percorso del protagonista: da gaudente e viziato figlio di papà a figlio di Dio, lietamente povero tra i poveri. Il padre, invece, pur amandolo, non riuscirà mai a capire la trasformazione del figlio.
La malattia rappresenta il punto di crisi e di rinascita: nel letto Francesco è come morto e, come morto, si era visto nello specchio, con indosso l’armatura, prima di partire per la guerra. Il contrasto tra quell’immagine e quella sul tetto in camicia da notte svolazzante, mentre imita il volo degli uccelli, è netto e dice il percorso di liberazione.
Lo ribadirà la scena in cattedrale, dove Francesco non regge il peso della deforma zione operata sulla Chiesa dal sentire mondano; perfino il volto del crocifisso appare sdegnosamente morto in croce sotto i segni del potere. La fuga da quella Chiesa lo conduce verso un’altra chiesa, in rovina, dove un altro crocifisso ha occhi aperti, eloquenti e miti.
Tutta la sequenza gioca sul motivo dell’aprire gli occhi, fin da quando Francesco, nel letto-sepolcro, li riapre al cinguettio di un passero, e la messa in quadro sottolinea «il disvelamento» che quel richiamo opera in lui. Non è sentimentalismo ecologico, come l’emotività della scena può indurre a credere: questa e le scene successive di immersione nella natura devono essere lette alla luce di quanto Francesco dirà davanti al Papa: «Guardate gli uccelli del cielo…».

Nell’udienza di Innocenzo III si ripete, amplificata, la figurazione della Chiesa di Assisi: anche il Papa, attorniato da una corte «imperiale», appare alienato sotto la cappa d’oro di piviale e triregno. Come il Crocifisso di Assisi, ha gli occhi quasi chiusi, ma li apre mentre ascolta Francesco e li riaprirà, prendendo consapevolezza del gesto che compie per riportare i frati alla sua presenza. Il movimento della camera va a scoprire il volto del Cristo Pantocrator alle sue spalle, che ha occhi aperti e parlanti, mettendolo in relazione diretta con il suo Vicario in terra, che ora si libera del piviale e resta in tunica bianca (come Francesco sul tetto), poi scende l’altissima scalinata per portarsi a livello di Francesco e riconoscerne la verità: «Dio ti ha dato il più prezioso dei doni, la grazia di avvicinarti a lui attraverso le sue creature» e la missione.

La scheda operativa del film e molti altri suggerimenti   per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2011: Una comunità che accoglie


ASCOLTARE E VIVERE LA PAROLA

di M. Rosaria Attanasio

 

Per realizzare un vero percorso di conversione e di trasformazione interiore e di vita, e per accogliere sempre più Gesù nella propria esistenza, è fondamentale far assaporare ai fanciulli (ma anche a tutti) «il gusto buono e bello» della parola di Dio: una Parola di vita che ci raggiunge nel profondo del nostro essere e del nostro cuore e ci risveglia alla vita e all’amore, consentendo di rinnovarci ne di lasciare quanto in noi c’è di egocentrico, rivolto soltanto ai nostri interessi, per aprirci all’Altro e, quindi, agli altri nell’amore.
Prima di iniziare con la lectio, percorrere con i fanciulli o i ragazzi  l’iter proposto alle pagine 18-19 di questo numero di Catechisti Parrocchiali,  per riflettere e prendere coscienza della forza dirompente della parola di Dio che, per la potenza dello Spirito, diventa evento, realtà:
nella creazione;
nella storia di salvezza;
in Gesù che è la Parola stessa del Padre;
in noi per dono e grazia di Gesù;
nella Chiesa, tramite l’annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la vita di grazia dei discepoli di Gesù.
Questo iter si può realizzare per ogni evento suggerito, dieci minuti all’inizio dell’incontro di catechesi.
Si consiglia di utilizzare un metodo, per aiutare a entrare nella Parola e accoglierla.
Risulta molto valido quello, messo a punto da padre B. Standeart, che prevede cinque momenti (noi lo riduciamo a quattro) con la proclamazione dello stesso brano e l’accensione, ogni volta, di un cero: è suggestivo per i fanciulli e i ragazzi, in quanto segue una sua ritualità e risulta leggero e coinvolgente.
Per costoro è bene ripresentare il brano in modalità diverse, per evitare che risulti ripetitivo.
È bene far cogliere che, quando ascoltiamo la Parola, dobbiamo renderci attenti a Gesù che ci parla, vuole comunicarci qualcosa di sé e introdurci nella sua amicizia.
Per ritmare il percorso si può scegliere un canto dedicato all’Annuncio della Parola.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi e per lo schema relativo alla Lectio Divina nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2011 – Dossier Fortezza

VIENI NEI NOSTRI CUORI

di Alessandra Beltrami

In questo articolo riportiamo un pò di suggerimenti da poter utilizzare in un momento di preghiera che ha come perno centrale il dono della Fortezza.
Come primo passo, è opportuno preparare adeguatamente il luogo dove dovrà avvenire l’incontro di preghiera: collocare in un posto centrale, su un tavolino o un leggio, la Bibbia, con accanto un cero acceso e un cestino vuoto.
Su un tavolo, a parte, si sistemano alcuni cartoncini a forma di cuore e pennarelli per permettere ai ragazzi di scrivere.
Si può cominciare questo momento con un canto sullo Spirito Santo. (F. Buttazzo, Vieni, soffio di Dio, Paoline, Roma 2005)
A questo punto il catechista introduce l’incontro con una presentazione del dono della Fortezza: Lo Spirito di fortezza è il dono con cui il Signore allarga gli orizzonti del nostro cuore e ci dona un coraggio nuovo; ci consente, infatti, di vincere le paure, che spesso ci impediscono di progredire nella via del bene. Apriamo, nella preghiera, i nostri cuori, invocando lo Spirito Santo, per ascoltare con fede la parola di Dio ed essere riempiti di un alito di speranza.
Segue un altro canto di invocazione allo Spirito Santo: Vieni, Santo Spirito di Dio.
Il momento centrale dell’incontro può essere sottolineato con l’ascolto della Parola con la Lettera di san Paolo ai Romani 5,1-5.
Dopo l’ascolto della Parola, il catechista spiega ai ragazzi il senso del momento di preghiera: L’amore di Dio, attraverso l’intervento dello Spirito Santo, è riversato nei nostri cuori e li trasforma da timorosi a impavidi, da deboli a coraggiosi. Quando nella vita arriva una difficoltà o un rifiuto da parte degli altri, c’è il rischio di rimanere bloccati, scandalizzati e turbati. Ricordiamoci, allora, di chiedere con fede al Signore il dono della fortezza, perché consoli e rinfranchi il nostro cuore e ci doni entusiasmo, coraggio e forza per agire.
Dopo un tempo di silenzio, utile per poter assaporare la parola di Dio, si prosegue con un piccoo gesto per sottolineare il momento importante: si consegna un cartoncino a forma di cuore a ogni ragazzo e si invita a scrivere una preghiera di ringraziamento al Signore, che non fa mai mancare il suo aiuto.
I cartoncini, quindi, si collocano nel cestino predisposto, e si canta:  “Quando lo Spirito vive in me” (oppure un altro canto per invocare lo Spirito Santo).
Poi si ridistribuiscono a caso i cartoncini con le preghiere e ognuno prega ad alta voce la preghiera ricevuta.
A ogni intervento, si risponde: Grazie, Signore, per i tuoi doni.
I cartoncini dei cuori si possono incollare, alla fine dell’incontro, su un cartellone, dentro il disegno di un grande cuore, da affiggere nella sala della catechesi.
Si conclude l’incontro con una preghiera e con un canto finale:

Spirito Santo, Signore Dio,
ti prego di donarmi umiltà e coraggio.
L’umiltà per conoscere i miei limiti,
dosare le mie forze, così da comprendere
i limiti degli altri e accettare le loro capacità.
Donami, però, anche il coraggio di scegliere,
per non fermarmi a piangere su di me,
per affrontare le sfide che la vita mi pone davanti.
Tu, che sei l’Amore tra il Padre e il Figlio,
dammi il dono di amare,
anche quando questo comporta
fatica e sacrificio.
Sii tu, in tutte le situazioni difficili,
la mia forza e la mia roccia.

Canto finale: Prenderemo il largo

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Gennaio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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