Via Verità e Vita – Marzo/Aprile 2010 – Evangelizzare nella cultura digitale

Catechesi interattiva e partecipativa

di Luciano Meddi


I ragazzi (ma soltanto i ragazzi?) che incontriamo nella catechesi vivono in una pluralità di mondi reali. Vivono anche in una comunità di nuovo tipo, i cui aderenti non si “incontrano mai” e in “nessun luogo”.
È la comunità virtuale “connessa” attraverso i nuovi media, il cui uso si è talmente e velocemente sviluppato da diventare un fenomeno commerciale e culturale.
Il
Censis ha dedicato all’argomento, negli ultimi anni, una sezione apposita del suo rapporto. Nell’ultimo afferma: “Il 47,6% degli italiani usa un numero di media superiore a quattro, muovendosi con facilità ogni giorno attraverso una fitta trama di messaggi veicolati dai più diversi vettori: non solo la tv, il cellulare, la radio e i quotidiani, ma anche internet, web tv, palmari, lettori mp3, e-reader“.
Tale potenziamento è stato permesso dall’utilizzo di una serie di dispositivi digitali di recente generazione.
La comunicazione dei ragazzi viaggia ormai con gli
sms o mms, ma anche con varie possibilità di chat, spesso fornite di webcam, messe a disposizione dai diversi providers. Internet ci permette di interagire anche in altri modi.
Seguiamo le notizie del nostro gruppo nei diversi blog a cui apparteniamo e moltiplichiamo le informazioni su Facebook.
Ci facciamo conoscere attraverso
Youtube e siti personali. Abbiamo l’indirizzo postale, elettronico, di Facebook, di Skype e altri ancora.
Non è soltanto la possibilità di trasmissione di una grande massa di informazioni (come attraverso i mass media nel XX secolo), ma addirittura la creazione di un mondo fatto di “interazioni e relazioni” e, la catechesi, è sollecitata anche da questo recente sviluppo della comunicazione umana?


Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo-Aprile di Via verità e Vita.

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Buona domenica!

“Ti esalterò, Signore,
perchè mi hai risollevato”

Dal libro dei Salmi (Sal 29)
III DOMENICA DI PASQUA -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù era risorto. Ed era apparso agli apostoli: Pietro, insieme a Giovanni, era stato il primo a correre alla tomba, era presente al Cenacolo alla sera di Pasqua, diversamente da Tommaso, Luca accenna anche ad una apparizione privata a Pietro che non lasciò traccia.
Pietro, insomma, era stato il più presente alle apparizioni del Risorto.
Ma niente, nulla, deserto, il suo cuore era rimasto duro e arido.
Gesù era vivo certo, ma non per lui.
Gesù era risorto e glorioso, vivo, ma lui, Pietro, era rimasto in quel cortile.
Pietro credeva, certo. Ma la sua fede non riusciva a smuovere il suo dolore.
Come succede a molti di noi.
L’inizio del vangelo di oggi, è uno dei più tristi momenti del cristianesimo: Pietro torna a pescare. L’ultima volta che era andato a pescare, tre anni prima, aveva incontrato sulla riva quel perdigiorno che parlava del Regno di Dio. Torna a pescare: fine dell’avventura, della parentesi mistica, si torna alla dura realtà. Gli altri apostoli teneri!  lo accompagnano sperando di risollevare il suo morale.
E invece nulla, pesca infruttuosa: il sordo dolore di Pietro allontana anche i pesci.
Ma Gesù, come spesso accade, aspettava Pietro alla fine della sua notte.
Il clima è pesante. Nessuno fiata. Solo quel rompiscatole si avvicina per attaccare bottone e chiede notizie sulla pesca. Nessuno ha voglia di parlare, sono tutti affaccendati a riordinare le reti, la schiena curva, il capo chino, il cuore asciutto e sanguinante.
«Riprendete il largo e gettate le reti»
Tutti si fermano. Andrea guarda Giovanni che guarda Tommaso che guarda Pietro.
Come scusa? Cos’ha detto? Cosa?
Nessuno fiata, riprendono il largo, gettano le reti dalla parte debole e accade.
È lui.

Il silenzio, ora, è gravido.
Gesù si comporta con naturalezza, scherza, ride, mangia con loro.
Poi tenta il tutto per tutto e prende da parte Pietro.
L’ultima volta che si erano visti era stato lì, al sinedrio.
«Mi ami, Simone?»
«Come faccio ad amarti, Rabbì, come oso ancora dirtelo, come faccio?» pensa Pietro.
«Ti voglio bene» risponde Simone.
«Mi ami, Simone?»
«Basta, basta Signore, lo sai che non sono capace, piantala!» pensa Pietro.
«Ti voglio bene» risponde Simone.
«Mi vuoi bene, Simone?»
Pietro tace, ora. È scosso, ancora una volta. È Gesù che abbassa il tiro, è lui che si adegua alle nostre esigenze. Pietro ha un groppo in gola. A Gesù non importa nulla della fragilità di Pietro, né del suo tradimento, non gli importa se non è all’altezza, non gli importa se non sarà capace. Chiede a Pietro solo di amarlo come riesce.
«Cosa vuoi che ti dica, Maestro? Tu sai tutto, tu mi conosci, sai quanto ti voglio bene»
Sorride, ora, il Signore.
Sorride. Pietro è pronto: saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato la sua povertà, sarà un buon Papa.
Sorride, ora, il Signore e gli dice: «Seguimi».

 

…e per riflettere puoi scaricare: Testimoni della Risurrezione

 

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Una vita fatta dono! …e tu?

  

A Roma, presso la comunità Regina degli Apostoli delle Figlie di San Paolo, dal 31 marzo al 3 aprile si è svolta la tradizionale tre giorni pasquale per giovani di tutta Italia fino a 30 anni. Quest’anno il tema era: “Una vita fatta dono! …e tu?”. Un’opportunità per tutti i giovani che hanno partecipato di vivere il Triduo in preparazione alla Pasqua a Roma.
Come animatrici erano presenti sr Mariangela, sr Silvia e Veronica (postulante fsp), i giovani provenivano dalle provincie di Napoli, Salerno e Bolzano. Le giornate, scandite dalle grandi liturgie vissute assieme alla Chiesa di Roma e alla Famiglia Paolina, avevano il loro respiro e alimento nella preghiera personale e di gruppo, nell’approfondimento della Parola, nella condivisione… Sono stati solo 3 giorni ma vissuti intensamente. La Pasqua è tempo di consapevolezza nuova, di un nuovo sguardo su Dio e sulla pienezza del suo dono, della sua vita, del suo Sì detto per sempre per la nostra salvezza. Ci siamo lasciati guidare dalla Parola nelle profondità di questo amore immenso, ma abbiamo anche vissuto intensamente vari altri incontri con persone che hanno fatto della loro vita un dono: un pellegrinaggio alle Tre Fontane, luogo del martirio di San Paolo, ci ha “messo in contatto” con il grande Apostolo; la Via Crucis vissuta con il Papa al Colosseo ci ha portati sul luogo del martirio di migliaia e migliaia di nostri fratelli in Cristo; la visione del film Pa-Ra-Da e il seguente cineforum ci hanno fatto toccare con mano (e l’impatto è stato molto forte) l’opera di Miloud Oukili, clown di strada nella Romania del 1992, che da allora “dona” la sua vita per i bambini di Bucarest scappati dagli orfanatrofi o da famiglie indifferenti che popolano il sottosuolo della capitale romena vivendo di furti, prostituzione ed espedienti vari. Donare la propria vita per dare concretamente la vita, sporcarsi le mani per rendere all’altro la dignità di figlio di Dio e di mio fratello/sorella, come ha fatto Gesù.

 

La parola ad una partecipante:

«Questo non è stato solamente il mio primo campo, ma la mia prima e vera esperienza “pasquale”.
Nel senso che, per la prima volta, ho avuto modo di riflettere più approfonditamente sulla Pasqua e sul suo significato, e questo perchè ho avuto i mezzi, l’occasione, ma soprattutto il tempo di farlo.
Standby, pausa, stop! Ecco cosa ho pensato quando sono salita su quel treno per Roma.
Sono salita con l’intenzione di fermare il tempo, di riuscire a guardarmi dentro e riflettere, per accrescere la mia fede, per trovare qualche risposta, per vivere più intensamente e pienamente la preghiera e l’incontro con Dio.
E questo mi è stato possibile.Mi è stato concesso.
Ma non sarebbe mai stato possibile senza tutte quelle meravigliose persone che mi sono state accanto, che mi hanno sostenuto, insegnato, compreso , confortato e che mi hanno fatto sentire come in una famiglia.
E per questo rinal colosseograzio tanto il Signore.
È stata un’esperienza straordinaria e molto intensa, difatti ho provato una vasta serie di emozioni e sentimenti, dall’inquietudine alla calma, alla tranquillità, alla leggerezza e alla pace.
Non vedo l’ora di ripetere una simile esperienza insieme a voi. Un abbraccio e un grazie a tutti quanti e che Dio vi benedica!».

Sarah – Bolzano

RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2010 – Dossier Cittadinanza

Vangelo di Strada

di Alessia Cambi

L’annuncio del Vangelo entra in città, lì dove abita la gente, tra strade e palazzi, chiese e scuole.
Ed è per questo, soprattutto tra le modalità della pastorale giovanile, che non stupisce sentire parlare proprio di
“evangelizzazione di strada”.
Di che cosa si tratta?
È quell’insieme di iniziative e proposte di gruppi di cristiani che annunciano la parola di Dio sulle piazze, in spiaggia, in discoteca e al pub e in tutte quelle occasioni al di fuori delle “normali” riunioni ecclesiastiche tradizionali.
Gesù invita i suoi apostoli a “scendere a valle”.
È bello rimanere nella sicurezza degli ambienti parrocchiali, tra gente che ha scelto di vivere la medesima fede, ma come catechisti ed educatori siamo chiamati a uscire dalle sacrestie e andare là dove si ritrovano i ragazzi e i giovani.

Ad andare in città per portare il Vangelo. Forse è questo che significa testimoniare la fede nel mondo di oggi.

Il prossimo appuntamento di “evangelizzazione di strada” organizzato dalle Figlie di San Paolo è per il 15 – 16 Maggio a Salerno, per ulteriori informazioni visitate la sezione “iniziative” del sito.


Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.


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CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2010: Responsabilità dell’annuncio

Giornata del GRAZIE – Sono sempre con te

di M. Rosaria Attanasio

Celebrazione di fine anno e agape fraterna, con la presenza dei genitori, da preparare insieme con i catechizzandi, in uno degli ultimi incontri di catechesi.
Ogni fanciullo o ragazzo realizza (anche a casa) il simbolo (disegno, foto, collage…) da affiggere sul cartellone  (che si può, poi, presentare la domenica successiva a Messa, alla “Presentazione dei doni”) e, con i genitori prepara l’oggetto da donare (matite, penne, quaderni, libri di racconti, giocattoli…).
Il catechista valuterà la modalità più opportuna per rendersi presenti a una famiglia povera, scelta e per consegnare i doni offerti.

La Madonna con il bambino

di Fabio Narcisi

Per molte generazioni maggio è stato il mese mariano per eccellenza, quello della devozione alla Madonna, dei fioretti, dei rosari recitati nelle case…
Attualmente, la Chiesa orienta l’attenzione verso Maria soprattutto nel periodo di Avvento-Natale.
Qualcosa di quella tradizione secolare è, però, rimasta nelle nostre città, nei nostri paesi e, soprattutto, nel cuore delle persone.
Torna, dunque, favorevole in questo periodo avviare i bambini piccoli alla conoscenza di colei che chiamiamo “Madre di Dio”
.


Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali


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Quando la Pasqua non finisce…

E anche questa volta i giorni di festa sono finiti! Si torna alla normalità, alla consuetudine, alla routine… per qualcuno sarà un “gran peccato” e per qualcun’altro sarà un “per fortuna”, ma di oggettivo c’è che Pasqua, Pasquetta e tutto ciò che comportano sono ormai “passato”. Se però dopo Natale, tutte le feste sono portate via dall’Epifania, questa volta non è così! Con la Pasqua si spalanca davanti a noi uno dei più straordinari momenti di quell’anno che noi cristiani definiamo liturgico… già liturgico… perchè segnato da azioni di vita, opere, scelte, discernimenti che della Vita diffondono il profumo ovunque… per questo lo chiamiamo “liturgico”. E se di vita possiamo parlare per 365 giorni all’anno, quando, con la Pasqua varchiamo le soglie del prezioso TEMPO PASQUALE allora la vita, diventa un imperativo forte. Non una vita cercata per sbaglio, ma una vita desiderata, cercata, ottenuta attraverso scelte concrete dettate dall’amore, dalla gratuità, dall’audacia del dono e dalla fermezza della determinazione.

Il tempo pasquale diventa una sorta di spartiacque tra chi la Pasqua l’ha vissuta come abitudine e coloro per i quali è stato un reale passaggio da situazioni di morte, di chiusura, di non perdono, di non condivisione, di non accoglienza a scelte segnate dall’apertura, dalla riconciliazione, dalla fiducia rinnovata, dalla stima, dalla voglia di ricominciare, dalla capacità di non arrendersi, da possibilità date nuovamente a se stessi e agli altri, dal perdono, dall’amore, dal superamento dei propri bisogni e desideri da appagare a tutti i costi, da passi concreti… praticamente, dalla VITA!
E di fatto, il profumo che attorno a noi dovrebbe diffondersi è profumo di vita, perchè dalla Vita siamo stati raggiunti e dalla Vita
siamo stati cambiati.

La notte di Pasqua è la celebrazione della vittoria della vita; è passaggio tra le difficili e pericolose acque del vivere ordinario; è esodo da un mondo solo umano a orizzonti più ampi, meno costringenti e paradossalmente più difficili da gestire. Anche noi siamo chiamati a vivere il nostro personale esodo, vigili, indossando i calzari delle nostre personali fragilità. Nella notte di Pasqua l’oscurità viene definitivamente dissolta dal Signore Risorto che su tutta la storia e sull’intera creazione rinnova la sua Promessa d’amore.
Ma solo ognuno di noi, nei suoi piccoli grandi sì, potrà permettere al Risorto di penetrare con la sua luce le tante forme di oscurità e di morte che segnano la nostra vita per dissolverle definitamente.

Sia questo il nostro Sì alla Vita scaturita dalla morte!
Sia questo il nostro Sì al Signore crocifisso e Risorto!
Sia questo il nostro Sì di cristiani che hanno sperimentato e accolto!
Sia questo il nostro Sì definitivo che dona a questi prossimi 50 giorni l’intenso profumo della vita e di una vita riconciliata, salvata, amata, donata per amore!

Auguri a tutti e buon tempo Pasquale!

sr. Ma’

Buona domenica!

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 2,6-11)
DOMENICA DELLE PALME -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Osanna!
Gesù entra a Gerusalemme trionfalmente. La gente applaude, agita in alto i rami strappati dalle palme e dagli ulivi, stende i propri mantelli al passaggio del Rabbì di Galilea. Piccola gloria prima del disastro, fragile riconoscimento prima del delirio. Gesù sa, sente, conosce ciò che sta per accadere.
Troppo instabile il giudizio dell’uomo, troppo vaga la sua fede, troppo ondivaga la sua volontà.
Ma che importa? Sorride, ora, il Nazareno e ascolta la lode rivolta a lui e che egli rivolge al Padre.
Messia impotente e mite, energico e tenero, affaticato e deciso.
Non entra a Gerusalemme a cavallo di un puledro bianco, non ha soldati al suo fianco che lo proteggono, nessuna autorità lo riceve: entra in città cavalcando un ridicolo ciuchino, ricordando a noi, malati di protagonismo, che il potere è tale solo se non si prende troppo sul serio, che la gloria degli uomini è inutile e breve.
Osanna, figlio di Davide, Osanna nostro incredibile Dio, nostro magnifico re.
Osanna dai tuoi figli poveri e illusi, feriti e mendicanti, Osanna re dei poveri, protettore dei falliti, Osanna!
Innalza a te il grido di lode la tua Chiesa, santa e peccatrice, riconosce in te l’unica ragione di vivere, l’unica ricerca, l’unico annuncio, Osanna maestro amato.

La passione
Luca racconta la sua passione lasciando trasparire tutto il bene che ha ricevuto da Cristo. Lo ama il Dio di Gesù, ama il Signore che egli ha conosciuto attraverso le parole vibranti di Paolo. E racconta le ultime ore di battaglia, racconta dello scontro titanico tra il Dio rifiutato e la tenebra incombente che suggerisce (a ragione?) a Gesù di abbandonare l’uomo al suo destino. La battaglia, l’agonia è, in Luca, tutta concentrata nella preghiera sanguinante del Getsemani.
Capiranno, gli uomini? O anche quel gesto passerà inosservato e inutile come tanti altri?
Altro è predicare e guarire, altro morire, nudi, appesi alla croce.
Gesù sceglie: consapevolmente, drammaticamente, dolorosamente.
Andrà fino in fondo, si immergerà nella volontà degli uomini (di morte), sperando che essi scoprano la volontà di Dio (di dono di sé).
Accetta di morire il Nazareno, il Figlio di Dio, perché nessuno possa dire che ciò che egli annuncia è fantasia o delirio.
Dopo, tutto diventa miracolo.
Al servo viene riattaccato l’orecchio, Pilato ed Erode diventano amici, Pietro piange il suo tradimento, Gesù viene riconosciuto “giusto” dal procuratore pagano, le donne vengono consolate e scosse, il ladro appeso alla croce perdonato e la folla torna a casa percuotendosi il petto.
È piena di inattesa dolcezza la morte di Dio.

Amato amore
Così sei amato, fratello, così sei accolta, sorella.
Meditando la passione restiamo anche noi allibiti, costernati. Assistiamo allo spettacolo della morte di Dio, del dono totale di sé.
Ecco Dio: pende dalla croce, morto per amore.
Dio muore d’amore.
Quando accogliamo il dolore e lo affidiamo, quando, nonostante la violenza, siamo resi capaci di perdonare e donarci, anche la nostra vita produce inattesi miracoli, prodigi e conversioni, senza che neppure ce ne accorgiamo.
Buon cammino fratelli e sorelle. Lasciamoci trascinare dalla narrazione, riviviamo in noi gli odori, i suoni, le luci e i colori di quei tre giorni in cui Dio morì donando se stesso
.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Esperienza di Gesù Cristo

 

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Verso la Pasqua 2010

Per Giovani fino a 30 anni

Una vita fatta dono!
E tu?

Triduo a Roma
in preparazione alla Pasqua

Pasqua è tempo di passaggio, di scoperta, di consapevolezza nuova! E’ uno sguardo puro, trasparente, terso sull’amore di Dio, sulla pienezza del suo dono, della sua vita, sull’offerta totale, sul suo Sì detto per riscattare il mondo da ogni colpa, da ogni forma di peccato. La sua vita è stata ed è un dono pieno! E la nostra?
Desideriamo insieme penetrare le profondità di un amore immenso, quello di Dio! Desideriamo lasciarci portare da Lui oltre ogni nostra attesa, oltre ogni desiderio, oltre ogni noia, oltre ogni ricerca possibile. Oltre tutto per lasciar entrare Lui e la pienezza del suo dono.

Ai giovani al di sotto dei 30 anni, proponiamo pertanto di vivere insieme a Roma, il triduo Pasquale per condividere tempi di preghiera, riflessione, condivisione. L’invito è decisamente aperto! E accompagnato dalla preghiera di tante nostre consorelle, Figlie di san Paolo che, per questi giorni e per ogni giovane offriranno preghiera e sofferenza!

Animatrici: Sr. Mariangela e sr. Silvia, Figlie di San Paolo

Sede: Roma, presso comunità Regina degli Apostoli, Via Antonino Pio, 75 – nei pressi della Basilica di san Paolo fuori le mura. Arrivi previsti entro le 16.00 del 31 marzo e conclusione per le 12.00 del 3 aprile.

Porta con te:

  • Bibbia e quaderno personale
  • Strumento che sai suonare
  • Lenzuola o sacco a pelo e asciugamani
  • tanto desiderio di Dio

Contibuto per il soggiorno: 60.00 euro

Info e contatti per adesioni:

Buona domenica!

Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia,
non ve ne accorgete?

Dal libro del profeta Isaia (Is 43,16-21)
V DOMENICA DI QUARESIMA -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Dio non ti punisce, non hai fatto nulla di male perché il Signore ti mandi un lutto o una malattia.
Spesso l’origine del dolore siamo noi, la nostra fragilità, le nostre scelte sbagliate.
Dio non è un concorrente alla tua felicità, non ce l’ha con te, non devi allontanati da lui per realizzarti.
Dio non è un padre/padrone da tenere buono con mille devozioni e mille preghiere.
Dio è un padre che ti aspetta, che ti rispetta, che ti lascia fare i percorsi e le esperienze della vita sperando di non perderti. Dio è un padre buono che da del pane al figlio che gliene chiede, che fa piovere sui giusti e sui malvagi.

Gesù non giustifica, né condanna, invita ad alzare lo sguardo, ad andare oltre, a guardare col cuore la fragilità dell’altro e scoprirvi – riflessa – la propria.
No, Dio non giudica. Ci giudicano la vita, la società, il datore di lavoro, noi stessi.
Tutti ci giudicano, Dio no. Dio ama, e basta.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Grazia e trasformazione

 

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Buona domenica!

Era Dio infatti
che riconciliava a sè il mondo in Cristo,
non imputando agli uomini le loro colpe.

Dalla seconda lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi
IV DOMENICA DI QUARESIMA (LAETARE) -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Nel deserto della Quaresima diventiamo capaci di accogliere la novità assoluta del vangelo, del volto di Dio che emerge dalla rivelazione di Gesù.
Un Dio bellissimo ci attende sul Tabor, quando riusciamo a lasciare la pianura della quotidianità e della mediocrità.
Un Dio che non manda le disgrazie e che non teniamo buono sennò chissà che iattura ci colpisce. Un Dio che è un padre affettuoso che ci ama e ci rispetta.
Luca costruisce il suo vangelo intorno a tre parabole. Concentra in questi tre capolavori la sintesi del suo annuncio, la logica stringente della sua vita. Una di queste parabole, forse la più conosciuta del vangelo, è quella erroneamente chiamata del “figliol prodigo”.

E ora, per favore, smettetela di guardare questi due idioti, così simili a noi.
Piccoli e meschini, come noi. E guardate al Padre, per favore.
Io vedo un Padre che lascia andare il figlio anche se sa che si farà del male (l’avreste lasciato andare?). Vedo un Padre che scruta l’orizzonte ogni giorno. Vedo un Padre che corre e abbraccia, atteggiamento sconveniente per un Padre cui è dovuto rispetto. Vedo un Padre che non rinfaccia né chiede ragione dei soldi spesi (“te l’avevo detto io!”), che non accusa, che abbraccia, che smorza le scuse (e non le vuole), che restituisce dignità, che fa festa.
Vedo un Padre ingiusto, esagerato, che ama un figlio che gli augurava la morte (“dammi l’eredità!”) che vaneggiava nel delirio (“mi spetta!”), un Padre che sa che questo figlio ancora non è guarito dentro ma pazienta e fa già festa.
Vedo un Padre che esce a pregare (sic!) lo stizzito fratello maggiore, che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni. Ecco: vedo questo Padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta, che indica, che stimola. Lo vedo e impallidisco.
Dunque: Dio è così? Fino a qui? Così tanto? Sì, amici. Dio è questo e non altro. Dio è così e non diversamente.
E il Dio in cui credo è finalmente questo?
Gesù sta per morire per affermare questa verità, è disposto a farsi scannare pur di non rinnegare questa inattesa rivelazione.
Perché di esagerato, di eccessivo, in questa storia, c’è solo l’amore di Dio.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Carta unta

 

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza