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GP2 GenerAzioni – Cari giovani!


Cari giovani: la Chiesa vi guarda con speranza; conta su di voi.Siete le generazioni chiamate a trasmettere il dono della fede al nuovo millennio. Non defraudate Cristo che, pieno di amore, vi invita a seguirlo e vi manda, come fece con l’apostolo Giacomo, fino ai confini della terra. Prendete nelle vostre mani il bastone del pellegrino – che è la Parola di Dio – e percorrete i sentieri d’Europa annunciando con coraggio la Buona Novella di Cristo, l’Uomo perfetto, l’Uomo nuovo, che rivela agli uomini e alle donne di tutti i tempi la loro grandezza e la loro dignità di figli di Dio.

Questo è oggi il miglior servizio che potete prestare alla società: offrire il Vangelo di Cristo incarnato nella vostra vita con tutta la sua radicale novità. Una novità capace di sedurre il cuore della gioventù con la sua bellezza, la sua bontà e la sua verità.

Lasciatevi rinnovare da Cristo! La nuova evangelizzazione – della quale dovete essere protagonisti – inizia da se stessi, mediante la conversione del cuore a Cristo. Vivete in intimità con Lui; scoprite nella preghiera le ricchezze della sua persona e del suo mistero; tornate a Lui quando avete bisogno della grazia del perdono; cercatelo nell’Eucaristia, fonte della vita; servitelo nei poveri e nei bisognosi che attendono il suo passaggio benefico. Non vi accontentate della mediocrità.

Messaggio di Giovanni Paolo II
ai giovani europei riuniti a Santiago De Compostela

Tra note e realtà – Libera

Fa effetto ripensare a tutto quello che ho passato  
E non soffrirne più,
Sono libera come nei sogni… libera
E con la fantasia volo più su
Ogni giorno di più, ogni volta più su
E via riprendo il volo apro le mie ali al mondo
Plano lentamente amando
Sotto questo sole acceso e splendido
E mi godo ogni momento
Sesso e amore vanno a tempo
(Syria, Libera)

Non riesco proprio a non pensare alla richesta di una ragazza che qualche giorno fa mi ha chiesto di indicarle una canzone sulla libertà. La mia risposta, prima ancora del titolo, si è trasformata in un’altra domanda: «Che tipo di libertà?». Ma questa volta l’unica risposta è stata il silenzio.
Libertà cercata, sofferta, guadagnata a tutti i costi. Spazi troppo stretti, modi di vivere che non ci siamo scelti, fede che altri ci hanno imposto, tasse da pagare, lavoro che la necessità ha scelto per noi…
Quante volte la ricerca ansiosa di una libertà proclamata o assolutizzata ci chiude alla Libertà vera, quella di chi sa guardarsi dentro.
La finestra della mia stanza non ha grate, si apre su un cielo maestoso: oggi limpido e sereno, ieri o forse domani, oscuro e tempestoso.
Ma quante grate ho scelto di imporre al mio cuore?
I gabbiani aprono le loro ali al mondo e planano leggermente: simbolo di una libertà che ci fa sentire piccoli e un po’ tristi.
A chi ho permesso di legare le mie ali?

Sotto questo sole splendido mi godo ogni momento. Sesso e amore vanno a tempo”: l’estate diventa tempo di libertà…di una libertà lunga tre mesi… e poi di nuovo la realtà, la routine che inizia a ottobre, che è fatta di normalità, di cose insignificanti.
Ritorna la domanda, e questa volta è per tutti: «Che tipo di libertà?»
Qual è la libertà che cerchiamo, quella per cui saremmo in grado di lottare? Quali sono le mie finestre che chiedono di aprirsi sul mondo, quali quelle ali che vogliono aprirsi nei cieli della normalità, della quotidianità?
La necessità, gli altri, possono dirci cosa fare, a volte potranno anche condizionarci fino all’obbligo, ma solo noi potremo scegliere di volare o di planare, solo noi potremo aprirci alla verità di noi stessi e scoprire quel senso vero che sa andare sempre un po’ più oltre
Quello che fa la differenza non è avere o meno la fortuna di fare certe esperienze, ma il coraggio e la verità di viverle ad alta quota.
Mai come di questi tempi la verità è la carità più grande verso noi stessi e verso gli altri, perché solo la verità può spalancarci alla libertà… quella vera!

                                                                                   di suor Mariangela fsp

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GP2 GenerAzioni – Il cristiano!

Il cristiano non si affanna, ma agisce comunque nella storia.

Tuttavia, il “non affannarsi” che Gesù chiede ai suoi discepoli non è affatto cieco fatalismo o attesa passiva di ciò che è necessario all’uomo per vivere; e neppure è un rifiuto d’impegnarsi a costruire un mondo più giusto e fraterno, lasciando ogni cosa all’azione di Dio. Tutt’altro!
Il cristiano, consapevole della sua responsabilità, vive, soffre e lavora come se tutto dipendesse da lui; al tempo stesso però, memore di questa rassicurante parola del suo Maestro, resta fiducioso e sereno, come se tutto dipendesse da Dio.
Egli è, perciò, disposto a posporre ogni cosa al progetto di Dio e alla sua volontà.
Il dovere prioritario di cercare il regno di Dio e la sua giustizia non elimina, dunque, ma potenzia e dà pieno significato all’attività del cristiano per la piena realizzazione di sé, l’integrale promozione dell’uomo e l’autentico sviluppo della società”.

Tratto dal libro
Il vangelo di Giovanni Paolo II

GP2 GenerAzioni – Integralità del messaggio!

La riduzione del messaggio evangelico alla sola dimensione socio politica deruba i poveri di ciò che costituisce un loro supremo diritto: quello di ricevere dalla Chiesa il dono della verità intera sull’uomo e sulla presenza del Dio vivente nella loro storia.

La riduzione dell’essere umano alla sola sfera politica non costituisce, infatti, solo una minaccia alla dimensione dell’avere ma anche a quella dell’essere.

Come giustamente afferma l’istruzione, solo l’integralità del messaggio della salvezza può garantire anche l’integralità della liberazione dell’uomo.
(Istruzione “Su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione”, XI, 16)

E’ per questa liberazione che la Chiesa si è battuta e si batte a fianco dei poveri, facendosi avvocata dei loro dirtitti conculcati, suscitatrice di opere sociali di ogni genere a loro protezione e difesa, annunciatrice della parola di Dio che invita tutti alla riconciliazione ed alla penitenza.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II 

GP2 GenerAzioni – Chi è l’uomo?

Una certa deriva della cultura umanistica ha portato non pochi uomini e donne del nostro tempo a distaccarsi da Dio. Ma col tramonto delle grandi ideologie, è apparso in tutta la sua drammatica chiarezza che, quando l’uomo diventa “orfano di Dio”, smarrisce anche il senso del suo esistere e in qualche modo diventa “orfano” di se stesso.

CHI E’ L’UOMO?

Il cristianesimo, nella sua duplice tradizione occidentale e orientale, ha da sempre preso sul serio questo interrogativo. Ne è nata un’antropologia profonda e armonica, basata sul principio che la verità ultima dell’essere umano va cercata in colui che lo ha creato.
All’autentica conoscenza dell’uomo la spiritualità orientale offre uno specifico contributo insistendo sulla prospettiva del “cuore”. I cristiani d’Oriente amano distinguere tre tipi di conoscenza. La prima si limita all’uomo nella sua struttura biopsichica. La seconda resta nell’ambito della vita morale. Il grado più alto, però, della conoscenza di sé si ottiene nella “contemplazione”, attraverso la quale, rientrando profondamente in se stesso, l’uomo si riconosce immagine divina e, purificandosi dal peccato, incontra il Dio vivente, fino a diventare “divino” egli stesso, per dono di grazia.

E’ questa la conoscenza del cuore.
Qui, il “cuore” indica molto più di una facoltà umana, qual è ad esempio l’affettività.
E’ piuttosto il principio di unità della persona, quasi “luogo interiore” in cui la persona si raccoglie tutta, per vivere nella conoscenza e nell’amore del Signore. A questo alludono gli autori orientali, quando invitano a “scendere dalla testa al cuore”.
Non basta conoscere le cose, non basta pensarle, occorre che esse diventino vita“.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II

GP2 GenerAzioni – Una scelta radicale!

Gesù pone dunque i suoi di fronte a una scelta radicale: o Dio e il suo regno, oppure la ricchezza, il potere e il successo. Quando tutte queste cose vengono considerate “beni assoluti”, si trasformano inevitabilmente in “idoli” e l’uomo finisce per diventare schiavo. E “chi è schiavo delle ricchezze diventa schiavo anche di colui che il Cristo ha definito principe di questo mondo”. L’uomo perde così il senso pieno della sua esistenza, è diviso in se stesso e diviene artefice di divisioni e di ingiustizia nella società di cui è cittadino.
Il primato di Dio nella vita del discepolo esige da lui un atteggiamento interiore che appartiene al dinamismo stesso della fede: la fiducia in lui e l’abbandono alla sua volontà e alla sua provvidenza. Dio, infatti, è un Padre che ama i suoi figli ed è sollecito per il loro bene, così come è attento a tutte le sue creature: “nutre gli uccelli del cielo” e “veste i gigli del campo“, conferendo ad essi una bellezza e uno splendore che superano quelli delle corti di questo mondo. Dubitare dell’amore di Dio, che è di gran lunga superiore alla tenerezza che una madre ha nei confronti del suo bambino, è un peccato.

Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo grembo? Anche se vi fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai“.

Alla luce di questa fiducia sta la certezza che Dio è fedele, mantiene sempre le sue promesse e veglia su tutte le sue creature, dando a ciascuna il cibo a suo tempo. Egli è fedele nonostante le infedeltà degli uomini e le loro continue cadute nell'”idolatria”. E’ la “rupe” a cui bisogna aggrapparsi per essere salvati; è la “roccia” di difesa che consente di non vacillare e cadere.

Tratto dal libro
Il vangelo di Giovanni Paolo II

Tra note e realtà – Fuori dal tunnel

Sono fuori dal tunnel dal divertimento…
…Quando esco di casa e mi annoio sono molto più contento…
Mi piace il cinema e parecchio, per questo mi chiamano vecchio,
è da giovani spumarsi e laccarsi davanti allo specchio?
Sono vecchio, punto, e prendo spunto dal tuo unto ciuffo.
…Sbuffo pensando a serate tipo del tipo “Che facciamo?”
Io ho una Tipo di seconda mano che mi fa da pub,
da disco e da divano, sono qua, come un allodola questo è il mio ramo.
… Quando esco di casa e mi annoio sono molto contento.
“…”Gli incontri, gli scontri, lo scambio di opinioni,
persone che son fatte di nomi e di cognomi,
…si vive di ricordi, signori, e di giochi, di abbracci sinceri,
di baci e di fuochi, di tutti i momenti, tristi e divertenti,
e non di momenti tristemente divertenti.” 
(
Caparezza, Fuori dal tunnel)

Estate piena! E il caldo ce lo ricorda.
Perché tra le tante novità dell’anno, saltare indietro a qualcosa che ascoltiamo ormai da tanto?
Perché CapaRezza provoca, e provocando chiede risposte, prese di posizione chiare e inequivocabili.
In quanti ci sentiamo così: sempre un po’ sballottolati dal nostro umore?
Tra la noia e la fretta: c’è sempre di che lamentarsi!
Corriamo, sempre più velocemente tra un impegno e un altro, tra un ingorgo e uno sciopero, una lezione appena cominciata e una nostra amica che non la smette di parlare.
Corriamo fino ai giorni di pausa e tranquillità. Attesi, sperati e perché no, meritati.
Ritmi più tranquilli, sonno più disteso, un’alimentazione più curata, e tempo per parlare, chiacchierare, ascoltare… finalmente tempo per costruire relazioni o semplicemente per recuperare gli incontri trascurati, o magari un po’ traditi.
Tempo per noi a 360°! Tempo per le persone che amiamo e per chi ci ama.
Eppure la corsa, la fretta, gli ingorghi sono irresistibili! Tutti pronti a riposarsi correndo, a sonnecchiare sul sedile nelle lunghe code, o a rinfrescarsi sotto l’ombrellone.
Ancora pieni di impegni… la casa, il silenzio, l’ascolto, l’intimità sembrano valori veramente da Matusa, e noi uomini e donne dell’era digitale proprio non ci stiamo!
La velocità è la nostra forza. Noi gente del nuovo, della realizzazione, dell’apparenza.
Noi gente dei paradossi e dell’assurdo. Tutti fuori per divertirsi eppure tutti stranamente sempre tesi e scontenti, annoiati e depressi.
C’è qualcuno tra noi capace di scendere dentro se stesso e spalancare le finestre del proprio mistero personale? C’è chi ha ancora il coraggio di andare al Nord quando tutti vanno, in coda, al Sud?

…si vive di ricordi, signori, e di giochi, di abbracci sinceri,
di baci e di fuochi, di tutti i momenti, tristi e divertenti…

di suor Mariangela fsp

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GP2 GenerAzioni – Corpus Domini!

Al di fuori della celebrazione eucaristica, la Chiesa si prende cura di venerare l’Eucaristia che deve essere “conservata… come il centro spirituale della comunità religiosa e parrocchiale“.
La contemplazione prolunga la comunione e permette di incontrare durevolmente Cristo, vero Dio e vero uomo, di lasciarsi guardare da lui e di fare esperienza della sua presenza.
Quando lo contempliamo presente nel Santissimo Sacramento dell’altare, Cristo si avvicina a noi e diventa intimo con noi più di quanto lo siamo noi stessi; ci rende partecipi della sua vita divina in un’unione che trasforma e, mediante lo Spirito, ci apre la porta che conduce al Padre, come egli stesso disse a Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9).
La contemplazione, che è anche una comunione di desiderio, ci associa intimamente a Cristo e associa in modo particolare coloro che sono impossibilitati a riceverlo. Rimanendo in silenzio dinanzi al santissimo sacramento, è Cristo, totalmente e realmente presente, che noi scopriamo, che noi adoriamo e con il quale stiamo in rapporto.
Non è quindi attraverso i sensi che lo percepiamo e gli siamo vicini. Sotto le specie del pane e del vino, è la fede e l’amore che ci portano a riconoscere il Signore, lui ci comunica pienamente “i benefici di questa redenzione che ha compiuto, lui, il Maestro, il Buon Pastore, il mediatore più gradito al Padre“.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II

GP2 GenerAzioni – Diffondere la luce!

Se i discepoli di Cristo sono veramente “il sale della terra“, se la Chiesa si presenta come un “cibo sano” per la società, allora essa è anche la luce di cui parla il Vangelo, la luce “che si mette sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa“.
Con il battesimo, ognuno ha ricevuto un cero la cui fiamma è stata accesa al cero pasquale: è il simbolo del dono della luce, luce che viene da Cristo, luce che è Cristo stesso.
A voi, figli e figlie battezzati il compito di diffondere questa luce, come viene fatto nella notte di Pasqua, per annunciare al mondo la speranza e la salvezza che Dio gli dona.
La vostra missione è dunque di portare la luce di Cristo.
Per fare questo occorre che la persona del Signore vi sia familiare grazie alla preghiera personale e comune; essa deve esservi ben conosciuta grazie all’approfondimento della fede. Continuate anche a sviluppare le strutture comunitarie che favoriscono una vita fraterna e calorosa. Dovete ancora consolidare la vostra identità cristiana e non dovete temere di manifestarla con parole e azioni, quali individui  e quale Chiesa“. 

Tratto dal libro
Il Vangelo di Giovanni Paolo II

GP2 GenerAzioni – Gesù!

Signore Gesù! Ci presentiamo davanti a Te, sapendo che ci chiami e ci ami così come siamo. “Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio” (Gv 6,68-69). La tua presenza nell’Eucarestia è cominciata con il sacrificio dell’ultima cena e continua come comunione e donazione di tutto ciò che sei.
Aumenta la nostra fede.

Per mezzo di te e nello Spirito Santo che ci comunichi, vogliamo arrivare fino al Padre per dirgli il nostro “si” unito al tuo. Con te possiamo ormai dire: “Padre nostro”. Seguendo te, “via, verità e vita”, desideriamo penetrare nell’apparente “silenzio” e “assenza” di Dio, squarciando la nube del Tabor, per ascoltare la voce del Padre che dice: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo (Mt 17,5).
Con questa fede fatta di ascolto contemplativo, sapremo illuminare le nostre situazioni personali, così come i diversi settori della vita familiare e sociale.
Tu sei la nostra speranza, la nostra pace, il nostro mediatore, fratello e amico.

Il nostro cuore si riempie di gioia e di speranza nel sapere che sei “sempre vivo per intercedere per noi” (Eb 7,25).
La nostra speranza si traduce in fiducia, gioia pasquale e rapido cammino con te verso il Padre.
Vogliamo avere i tuoi stessi sentimenti e vedere le cose come le vedi tu.
Perché tu sei il centro, il principio e la fine di tuttoSorretti da questa speranza, vogliamo infondere nel mondo questa gerarchia di valori evangelici, per cui Dio e i suoi doni salvifici occupano il primo posto nel cuore e nella azioni della vita concreta“.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II