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GESÙ VIENE: LA BELLA NOTIZIA DA RACCONTARE – CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2013

Catechisti Dic13

GESÙ VIENE: LA BELLA NOTIZIA DA RACCONTARE

di Anna Teresa Borrelli

Per i ragazzi è importante e preziosa la presenza di quanti si prendono cura di loro, li sostengono nelle scelte della vita e li accompagnano nella loro crescita,
illuminandoli con la luce della Parola che è lo stesso Gesù.
• I ragazzi imparano, così, a sentirsi parte di una comunità che, in ascolto del Signore, valorizza il loro pensiero, li rende protagonisti della Paperboy selling newspapers shouting through megaphonevita e della storia della Chiesa.
• È bene valorizzare l’esperienza che essi vivono con il gruppo, luogo in cui si sentono chiamati ad accogliere il progetto d’amore di Dio che si rende presente nel suo Figlio Gesù.

L’obiettivo di questo incontro è orientare i ragazzi a:
• ascoltare con la comunità la parola di Dio e ad accogliere Gesù che si fa Bambino;
• scoprire quanto di nuovo Dio dice, ogni giorno, nella loro vita;
• vivere, seguendo gli insegnamenti di Gesù e il suo modo di agire.

Il catechista, dopo il confronto personale con il brano di Matteo e il commento relativo, realizza un’edizione straordinaria del giornale di gruppo: la notizia da raccontare a tutti è che, con la nascita di Gesù, il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce e che il regno di Dio è vicino. È tempo, quindi, di convertirsi! Può utilizzare l’immagine di copertina, dove è riportata la natività con diversi personaggi.
Il catechista, in gruppo, annuncia l’edizione straordinaria del giornale e consegna una copia a ciascun componente del gruppo.    Continua a leggere GESÙ VIENE: LA BELLA NOTIZIA DA RACCONTARE – CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2013

RANGO, SEI DAVVERO UN EROE! – RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2013

Dossier Nov13

RANGO, SEI DAVVERO UN EROE!

di Cecilia Salizzoni

«Sembri uno strano… hai una camicia strana… hai gli occhi strani. Sei uno straniero?». Quello che la piccola Priscilla dice al protagonista di questo film d’animazione, al suo arrivo nella città di Polvere, si potrebbe dire del film in generale. E, certo, l’operazione, firmata da Gore Verbinski con Rango (Usa, 2011), è singolare e molto cinefila: costruisce, infatti, un film sulla figura dell’eroe e sulla relazione ambigua tra essere e ruolo, realtà e finzione.
Detto così potrebbe sembrare cervellotico; si tratta, in realtà, di un gioco condotto con ironia e intelligenza, che piacerà ai ragazzi, anche se non saranno in grado di cogliere la struttura di rimandi e citazioni attivata dall’autore.
rangoCiò che ci interessa in questa sede, d’altra parte, è «l’impresa» che l’eroe si trova ad affrontare, e il «percorso» che deve compiere per riuscire nell’impresa: riportare l’acqua nel deserto per far rivivere la cittadina di Polvere e i suoi abitanti.
Impresa e percorso presentano inattesi punti di contatto con l’esperienza di vocazione e di risposta alla vocazione di ogni cristiano.

Ma chi è l’eroe di questa storia? È la domanda che assilla il protagonista lungo tutto il racconto, un piccolo camaleonte senza nome, che gioca a interpretare grandi ruoli all’interno del proprio minuscolo terrario, quando improvvisamente la sorte gli attraversa la strada e lo sbalza nella vita vera, nel mondo grande e terribile, alle prese con un compito sproporzionato per chiunque: ritrovare l’acqua che la speculazione moderna ha rubato alla cittadina di Polvere; smascherare e mettere fuori gioco i potenti responsabili della speculazione; restituire l’acqua alla comunità.
All’inizio della storia il nostro eroe, che non ha ancora un nome, ed è solo un piccolo millantatore che accetta la sfida per vanità, per gratificare il bisogno di sentirsi grande e potente, un «deus ex machina».
Per diventare «un salvatore», tuttavia, dovrà riconoscere il proprio limite e le proprie menzogne, da vanti a se stesso e davanti alla comunità. Solo allora, ridotto quasi a polvere anche lui dalla prova del deserto, potrà entrare in contatto con lo Spirito del West e trovare la risposta alla propria ricerca.     Continua a leggere RANGO, SEI DAVVERO UN EROE! – RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2013

Testimoni ieri e oggi_ Metti una rosa un giorno… : una Rosa che potresti essere tu

Metti una rosa un giorno… Pensa a una casa, un lavoro, un matrimonio e al desiderio di avere figli e invecchiare insieme. Pensa alla gioia di desiderare tutto questo! Pensa alla possibilità di realizzarlo. Pensa che sia reale e vivilo. E poi pensa che un giorno tutto questo si può rivelare semplicemente come un aspetto della realtà. Addirittura come un sogno spezzato. Eppure il matrimonio è Rosastato celebrato e vissuto, dieci anni, senza figli però, non sono arrivati, forse una casualità piovuta dal cielo, forse no. Eppure la casa, il lavoro, le cene con gli amici, le feste tutti assieme, i baci, le carezze e l’amore sembravano reali. Almeno per un bel periodo. Poi arriva il buio. Il silenzio. La non comunicabilità. I primi segreti. Eppure la vita prosegue, scivola via. Gli anni passano e tutto prende un risvolto imprevedibile. Non c’è controllo. Non c’è più l’amore dei primi tempi. Ma forse non c’è mai stato l’amore, non nel suo significato più sincero, più vero, quello che lega due vite che scelgono di crescere assieme in un progetto comune. E la paura di ammetterlo incalza la vita, allora sopraggiunge il silenzio. È la paura che gli equilibri possano crollare a far passare il tempo e a far vivere nel diniego di una verità impellente. E poi un giorno tutto crolla davvero… Il buio è talmente reale che non è più possibile fingere. La verità arriva come un graffio a mortificare il volto, il corpo, i sogni. Inizia a sanguinare tutto. È la morte. È la morte che paradossalmente risveglia dal torpore del buio. Dal non senso, dal silenzio. La verità emerge come un figlio che nasce, cambia gli equilibri e tutto prende un altro significato. Pensa un giorno scoprire che il tuo uomo, tuo marito, rivolge il suo amore ad un altro uomo. E poi torna a vivere…    Continua a leggere Testimoni ieri e oggi_ Metti una rosa un giorno… : una Rosa che potresti essere tu

Dar da mangiare agli affamati – La Bibbia nella vita da RAGAZZI & DINTORNI Novembre 2013

Dossier Nov13

DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI E…

di Tonino Lasconi

C’è qualcuno con il cuore talmente duro da non dare un pezzo di pane all’affamato e un bicchiere d’acqua all’assetato? Si potrebbe credere che non è possibile. Invece, purtroppo, non è così. Infatti, se prendersi cura dell’affamato e dell’assetato fosse normale, la Bibbia non lo avrebbe raccomandato e comandato con forza. Facciamo un rapido excursus.

misericordia• Nella Legge di Mosè c’è scritto: «Quando mie terete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vo stro Dio» (Lv 19,9-10). Se c’è la proibizione di mietere fi no ai margini del campo vuol dire che questo avveniva.
• Nei profeti la predica è continua e accorata. A volte anche minacciosa. Ci limitiamo a citare Isaia che, a nome di Dio, dichiara che il Signore non vuole sacrifici e digiuni, in quanto ciò che gli è gradito è: «Dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo» (Is 58,3-7).   Continua a leggere Dar da mangiare agli affamati – La Bibbia nella vita da RAGAZZI & DINTORNI Novembre 2013

Testimoni ieri e oggi_ Un’ape laboriosa intenta a produrre miele: Maria Grazia Basile

La storia di Maria Grazia Basile è quella di una giovane ragazza, bella, gioiosa, serena.Maria Grazia Basile

Nasce da una famiglia semplice il 13 novembre 1988 a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, nella città in cui ha vissuto gran parte della sua vita Padre Pio. I suoi genitori Vittoria e Nicola sono attenti a far crescere serenamente le loro figlie, Maria Grazia ha una sorella minore, Giovanna, con cui ha un legame molto forte. La loro è una vita tranquilla, vissuta a Carpino in provincia di Foggia. Maria Grazia è una ragazza come tante con gli stessi impegni di tutti: la famiglia, la scuola, la parrocchia, gli amici. Ma tutto cambia quando a 14 anni le viene diagnosticata una terribile malattia, un tumore che le cambierà per sempre la vita, e che, nonostante ciò, è capace di accettare con dignità e consapevolezza.

La fede la accompagna, la sostiene. L’amore per la famiglia, la passione per lo studio, la solidarietà verso i più deboli e l’impegno all’ACR sono il centro del suo mondo. È un’educatrice forte e dinamica, un esempio per tutti. Nella sua parrocchia, san Nicola di Mira e San Cirillo d’Alessandria in Carpino, Maria Grazia si sente in famiglia, il suo impegno è tutto rivolto agli altri, soprattutto ai più deboli, ai sofferenti. Fin da bambina il suo sogno è diventare medico, nello stile e con la spiritualità di San Pio, ma di certo non poteva immaginare che il reparto di Oncologia della Casa Sollievo della Sofferenza sarebbe diventato la sua seconda casa. Infatti, suo malgrado, è costretta a continui ricoveri in ospedale, ma anche in reparto è sempre vicina ai più deboli, in particolare ai piccoli malati di Onco-Ematologia Pediatrica con i quali condivide lunghe degenze. In reparto è animatrice di molte attività che danno vigoria a se stessa e forza agli altri, diviene presto una maestra in tutto, soprattutto nella fede.

Dio è nei suoi pensieri e la preghiera è la sua forza.    Continua a leggere Testimoni ieri e oggi_ Un’ape laboriosa intenta a produrre miele: Maria Grazia Basile

Verso una nuova umanità – Ciak si gira da RAGAZZI & DINTORNI Settembre/Ottobre 2013 –

Dossier Set_Ott13

VERSO UNA NUOVA UMANITÀ

di Cecilia Salizzoni

Le nevi del Kilimangiaro, non è un film per ragazzi, eppure è difficile pensare un film più pertinente e attuale sul tema della misericordia e delle sue opere. Certo richiede un intervento di sintonizzazione da parte dell’animatore perché, pur essendo una storia lineare che parla al cuore dello spettatore, non parla il linguaggio dei preadolescenti, e le figure del racconto che permettono l’identificazione sono o un po’ più giovani o un po’ più avanti con gli anni rispetto al nostro target. Detto questo, credo valga la pena tentare e «vedere l’effetto che fa».

misericordiaIspiratosi al poema di Victor Hugo Les pauvres gens (La povera gente, 1859), con Le nevi del Kilimangiaro Guédiguian torna all’amato quartiere popolare dell’Estaque, sulla collina a ridosso del porto di Marsiglia, luogo di elezione delle sue storie operaie, per raccontare l’impatto della crisi economica sul mondo del lavoro in questo inizio di Millennio, e per fare il punto sullo stato delle relazioni umane. Il punto di vista è quello di Michel, operaio e sindacalista ai cantieri navali di Marsiglia, e quello della moglie Marie-Claire che, per la famiglia, ha rinunciato alla realizzazione professionale e assiste gli anziani quel tanto da arrotondare il bilancio familiare.    Continua a leggere Verso una nuova umanità – Ciak si gira da RAGAZZI & DINTORNI Settembre/Ottobre 2013 –

Benvenuti in parrocchia – CATECHISTI PARROCCHIALI Settembre/Ottobre 2013

catechisti settembre/ottobre 2013

BENVENUTI IN PARROCCHIA – La famiglia di Dio

di Fabrizio Carletti

Incamminarsi nel percorso d’iniziazione cristiana è inserirsi gradualmente nella «nuova famiglia».
La parrocchia non sempre è percepita come «famiglia di famiglie»; è vista al più come un ente che eroga sacramenti. Sarà, quindi, importante aiutare a riscoprire questo nuovo legame di appartenenza, orientando:
• i fanciulli a riscoprire il battesimo come ingresso nella famiglia di Gesù;
• genitori e fanciulli a percepire la parrocchia come grande famiglia nella quale ognuno può incontrare Dio, nostro Padre.

abbraccio famigliaInserire i fanciulli e i loro genitori in un clima di accoglienza festosa e di conoscenza reciproca. Far cogliere come Gesù che ci ha chiamati, nel battesimo, ad appartenere alla sua famiglia, ora ci invita a conoscerlo di più.
Si sistema la stanza non come un aula fredda e anonima, ma come luogo familiare e bello in cui stare insieme. Il luogo, di per sé, deve parlare e comunicare un festoso «benvenuto» a tutti.
Il percorso è da realizzare, nei diversi incontri, durante il mese.

Materiale: Cartoncini bristol, spille da balia, pennarelli.   Continua a leggere Benvenuti in parrocchia – CATECHISTI PARROCCHIALI Settembre/Ottobre 2013

RAGAZZI & DINTORNI – Settembre/Ottobre 2013 – Va’ e anche tu fa’ così

Dossier Set_Ott13

SULLA GERUSALEMME – GERICO DI OGGI
Briganti e malcapitati

di Tonino Lasconi

Esistono, oggi, briganti insidiosi e pericolosi, difficili da individuare, e malcapitati difficili da «vedere»? Purtroppo sì. Proviamo a scovarne alcuni.

IL BENESSERE. Nelle mocuoriderne società, la pratica della compassione è più difficile che nelle società povere dei tempi passati. Non per niente le opere di misericordia corporali e spirituali, un tempo un punto forte della predicazione e del catechismo, sono quasi dimenticate. Nella società povera, i più vivevano nel bisogno.
Pochissimi erano autosufficienti. Diventava, perciò, normale lo scambio di aiuto. Chi aveva bisogno di un attrezzo, di una prestazione, di un prodotto lo chiedeva a chi poteva darglielo, perché questi, a sua volta, mancava di qualcosa che avrebbe dovuto chiedere. Chi non aveva l’asino, lo chiedeva a chi lo aveva, perché lo avrebbe ricambiato con l’agnello che l’altro non possedeva. Chi aveva le ciliegie, le dava a chi aveva le pesche… Con il benessere diffuso, si è creata la convinzione che tutti possono e debbono avere tutto. Si ha paura di chiedere per non passare da sfaticati o incapaci; e si fatica a soddisfare chi chiede, perché sarà di sicuro sfaticato o incapace.

LO STATO «PENSO A TUTTO IO». Un altro brigante è la statalizzazione. Gli Stati dei Paesi benestanti hanno riservato a sé quelle opere di soccorso e assistenza che, una vocompassionelta, erano esercitate dai singoli o dalle associazioni caritative. Si pensi a: ospedali, scuole, pensioni, ammortizzatori sociali… Questo è stato un bene, perché i privati non potevano arrivare a tutti. Ha diffuso, però, la mentalità che «ci deve pensare lo Stato». Sono tante le persone aggredite, scippate, ferite, uccise nell’indifferenza dei presenti. È già tanto se qualcuno telefona al 113, o al 118.
Quando questi fattacci capitano, giornali e tv gridano: «Ci vogliono più polizia, carabinieri, vigili urbani, più ambulanze, ospedali, telecamere, più esercito…». Figurati!
Quello che ci vuole è la compassione. Che non esclude il ricorso all’ «albergo», cioè all’intervento pubblico, ma richiede la disponibilità a dare ciò che si ha: l’olio e il vino, la cavalcatura, due denari.

LA CRISI RELIGIOSAl_origine_dei_nomi_dei_colori_2223. Con l’indebolimento della fede cristiana sta scadendo la convinzione che tutti – ma proprio tutti! – siamo fratelli. La conseguenza: tanto buonismo a parole, ma, nei fatti, razzismo strisciante, che rende difficile considerare gli stranieri da accogliere e aiutare; bullismo diffuso che si nasconde dietro alle prese in giro, al tormento quotidiano, a sopraffazioni e prepotenze verso i più deboli, i meno dotati, i «diversi», negli ambienti scolastici e del tempo libero.

I MEDIA. Che dire delle ragazze, e anche dei ragazzi, chmassmediae si ritengono inadeguati e infelici, fino ad ammalarsi, perché non corrispondono ai criteri di bellezza, di forza e di successo imposti dai media? Che dire della dittatura del look, che angoscia chi non può presentarsi agghindato all’ultima moda? Attenzione, perciò! La strada Gerusalemme – Gerico è quella che percorriamo tutti i giorni. Occhi aperti per vedere. Cuore disposto alla compassione. Pronti a farci vicini e a fasciare le ferite come possiamo, con quello che abbiamo.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Settembre/Ottobre 2013 dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Testimoni ieri e oggi_Una vita per le minoranze: Shahbaz Bhatti

Oggi raccontiamo la storia e la testimonianza di vita di un uomo speciale, Shahbaz Bhatti. Un politico Pakistano ucciso a Islamabad nel 2011 da un gruppo di dissidenti contrari alle sue battaglie perbhatti l’uguaglianza e la libertà religiosa.  Nato a Lahore il 9 settembre del 1968, figlio di missionari cristiani provenienti da Khushpur, si era laureato in legge e dopo gli studi, nel 1985, aveva fondato il movimento All Pakistan Minorities Alliance (Apma), divenendone presidente. Successivamente, nel 1998, diventò capo dei Christian Liberation Front, dal 2002 entrò a far parte del Pakistan People’s Party (Partito Popolare Pakistano) e nel 2003 con la loro vittoria politica entrò nel governo, ma venne rimosso dall’incarico nel novembre dello stesso anno. Nel 2008 sotto il presidente Asif Ali Zardari, venne nominato ministro per le minoranze, in quanto unico esponente cattolico presente nel governo. Raccontò di aver accettato l’incarico nella speranza di sostenere gli emarginati del Pakistan.

Bhatti aveva dedicato la sua vita alla lotta per l’uguaglianza e per la libertà religiosa delle minoranze presenti nel suo paese, essendone egli stesso un’esponente. Purtroppo però già dal 2009 iniziarono a giungergli minacce di morte, questo dopo aver difeso alcuni cristiani pachistani che avevano subito violenze in diverse regioni del Paese. E le minacce di morte aumentarono notevolmente dopo la sua decisa difesa di Asia Bibi, di cui abbiamo già parlato nella nostra rubrica, una donna pakistana incarcerata dal giugno del 2009 e condannata a morte perché cristiana in un paese a maggioranza mussulmana.

L’impegno politico e cristiano di Bhatti era mosso dalla volontà di inviare un messaggio di speranza a tutti i Shahbaz-Bhatti-protestsuoi concittadini, soprattutto agli ultimi, per i quali lottò anche per avere più seggi in parlamento e nella precisa volontà di riuscire a cambiare la legge sulla blasfemia e per la realizzazione di una legge atta a vietare l’incitamento all’odio religioso e promuovendo il dialogo interreligioso.

Purtroppo però, la mattina del 2 marzo 2011, mentre lasciava la casa della madre per andare a lavorare, salì sulla sua macchina, che era priva di scorta nonostante le molte minacce e la richiesta dello stesso Bhatti per averne una, e lungo il tratto di strada che lo separava dal parlamento venne avvicinato e attaccato da un gruppo di uomini armati che gli spararono, ferendolo. Morirà poco dopo nel trasferimento in ospedale. L’omicidio fu rivendicato dal gruppo di dissidenti “Tehrik-i-Taliban Punjab”. Il giorno successivo all’attentato, furono proclamati tre giorni di lutto nazionale. E tutte le alte cariche dello stato e del mondo intero si mobilitarono per esprimere lo sdegno di tale atto, nella precisa consapevolezza di combattere questa mentalità intollerante verso le minoranze religiose, di cui i cristiani nel mondo sono troppo spesso vittime.

Shahbaz Bhatti ha lasciati alcuni pensieri che sono diventati il suo testamento spirituale, leggerne alcuni passaggi aiuta a comprendere la grandezza di questo uomo.

“Voglio servire Gesù da uomo comune. Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese.

Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Gli estremisti, qualche anno fa, hanno persino chiesto ai miei genitori, a mia madre e mio padre, di dissuadermi dal continuare la mia missione in aiuto dei cristiani e dei bisognosi, altrimenti mi avrebbero perso. Ma mio padre mi ha sempre incoraggiato. Io dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.shahbaz-bhatti

Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi». I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro”.

Per saperne di più su Shahbaz Bhatti:

Roberto Zuccolini – Roberto Pietrolucci, “Shahbaz Bhatti Vita e martirio di un cristiano in Pakistan” Edizioni Paoline 2012

Francesca Milano, “Morte di un blasfemo. Shahbaz Bhatti, un politico martire in Pakistan” Edizioni San Paolo 2012

Maria Grazia Meloni

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L’abbraccio generativo – CATECHISTI PARROCCHIALI Settembre/Ottobre 2013

catechisti settembre/ottobre 2013

L’ABBRACCIO GENERATIVO

di Fabrizio Carletti – Mirella Spedito

L’abbraccio è un profondo segno di accoglienza e di tenerezza che il nostro Papa Francesco ci sta facendo riscoprire nei tanti momenti in cui si avvicina alle persone. La stessa piazza San Pietro con il suo colonnato sembra simboleggiare l’abbraccio della Chiesa al suo popolo.
abbraccioNel Vangelo secondo Marco (9,33-37; 10,13-16) Gesù compie tale gesto-segno verso i bambini, superando ogni norma culturale e religiosa del tempo; l’abbraccio, infatti, era concepito come gesto femminile, materno, verso i propri familiari. Si tratta di un gesto simbolico, significativo, che ci invita a farci abbracciare da Dio per condividere, poi, questa gioia nella comunione fraterna. Può rappresentare «un gesto-parola» che ci apre con amore e tenerezza verso gli altri, in particolare verso quei «piccoli» impegnati nel cammino d’iniziazione alla fede.

La proposta operativa ci guida alla realizzazione di uno speciale vasetto in terracotta: un bambino/a che abbraccia un vaso, per simboleggiare l’accoglienza nella famiglia di Dio. Viene ad esprimere, quindi, l’abbraccio generativo che introduce nella Chiesa e fa crescere in noi la fede. La fede, tuttavia, richiede cure, attenzioni, supporti: è come un seme da cui si sviluppa una piantina viva. La preghiera in famiglia, che seguirà, aiuterà a «praticare» questa consapevolezza.   Continua a leggere L’abbraccio generativo – CATECHISTI PARROCCHIALI Settembre/Ottobre 2013