Dar da mangiare agli affamati – La Bibbia nella vita da RAGAZZI & DINTORNI Novembre 2013

Dossier Nov13

DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI E…

di Tonino Lasconi

C’è qualcuno con il cuore talmente duro da non dare un pezzo di pane all’affamato e un bicchiere d’acqua all’assetato? Si potrebbe credere che non è possibile. Invece, purtroppo, non è così. Infatti, se prendersi cura dell’affamato e dell’assetato fosse normale, la Bibbia non lo avrebbe raccomandato e comandato con forza. Facciamo un rapido excursus.

misericordia• Nella Legge di Mosè c’è scritto: «Quando mie terete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vo stro Dio» (Lv 19,9-10). Se c’è la proibizione di mietere fi no ai margini del campo vuol dire che questo avveniva.
• Nei profeti la predica è continua e accorata. A volte anche minacciosa. Ci limitiamo a citare Isaia che, a nome di Dio, dichiara che il Signore non vuole sacrifici e digiuni, in quanto ciò che gli è gradito è: «Dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo» (Is 58,3-7).  
• I libri sapienziali non sono da meno. «Difendete il debole e l’orfano, al povero e al misero fate giustizia!», comanda il salmista in nome di Dio (Sal 82,3).
• L’autore dei Proverbi rafforza la raccomandazione con una motivazione che anticipa il Vangelo, identificando il povero con Dio: «Chi ha pietà del povero fa un prestito al Signore, che gli darà la sua ricompensa» (Pro 19,17).
• Nel Vangelo Gesù non potrebbe essere più esplicito: «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete da to da bere» (Mt 25,42), dichiarando in maniera inequivocabile che la salvezza eterna è per chi lo sa riconoscere opere misericordianel povero.
• L’apostolo Giacomo spiega, per coloro che non lo avessero capito: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta» (Gc 2,15-16).

Queste veloci citazioni sono sufficienti per convincerci che la misericordia non è né un atteggiamento spontaneo della mente e del cuore di una persona, né un comportamento facile da mettere in pratica, perché contrastata e combattuta da nemici molto forti.
• Il primo nemico è il nostro istinto, che è quello di Caino: quello presente in tutti gli uomini e le donne, di ogni età e di ogni cultura, fin dal principio e fino alla fine; quello del pensare soltanto a noi stessi, chiudendo mente e cuore agli altri, spedendo il povero con uno spicciativo: «Non sono io il tuo custode! Arrangiati! Datti da fare!» (cfr. Gen 4,9). D’altra parte, perché Gesù ha riassunto tutto il suo messaggio nel comandamento «Amatevi gli uni gli altri», se non per opporsi a questo istinto «originale»? Non lo ha fatto certo per una visione poetica e buonista della realtà, come certe forme di New Age, oggi molto in voga. Questo istinto, nel corso dei secoli, ha trovato sempre alleati nuovi. Oggi ne ha due che sono da tenere sotto controllo, perché non sempre facili da individuare e, quindi, da contrastare: la statalizzazione e la globalizzazione.
• La statalizzazione. Nei paesi moderni più sviluppati è assodata la convinzione che il soccorso ai poveri sia un dovere dello Stato, che con il welfare deve fornire un livello minimo di benessere e di sostegno sociale per tutti i cittadini. Ottimo! Cosa si può volere di meglio? Non manca, però, in questo un risvolto negativo24: il cittadino non sente più il dovere di esercitare la misericordia di persona, perché ci deve pensare lo Stato. «Hai fame? Hai sete? Non bussare a casa mia. Rivolgiti ai servizi sociali del Comune».
• La globalizzazione. Non è più il povero di passaggio che bussa alla nostra porta, ma, attraverso i media, è tutto il mondo. Ogni giorno veniamo informati su povertà e miserie enormi, di fronte alle quali, come singoli ci sentiamo impotenti: «Che cosa posso fare? Se risparmio l’acqua, quella risparmiata mica arriva agli assettati dell’Africa? Allora, a cosa serve che stia attento?». «Se non spreco il cibo, ciò che non getto nel cassonetto dei rifiuti, mica arriva agli affamati di uno dei tanti campi profughi del mondo? Allora a che serve?».

Ciò che serve è educare alla misericordia, facendo leva sul fatto che saremo giudicati non su ciò che ha realizzato lo Stato, ma su quello che abbiamo fatto noi. Gesù non dice: «Ho avuto fame e il vostro governo non mi ha dato da mangiare», ma: «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare». Per creare un mondo più sobrio e meno dissennato, anche il nostro piccolo risparmio di acqua e di cibo può contribuire a qualcosa di grande a favore degli altri.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre 2013 dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per info, abbonamenti e novità:

—> Clikka sull’immagine <—

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...