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Il silenzio della Vita – Sabato Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Il Sabato che precede la resurrezione è segnato dal silenzio. Il grande silenzio della fede che trattiene il fiato, il silenzio della Chiesa-sposa che attende il suo Signore; il silenzio di chi resta paralizzato dalla morte; il silenzio della Parola che tace.
Quanto è lungo questo silenzio? Quanto durerà?
Nel tremendo silenzio di Dio tutta la creazione attende e geme… profondi sono i suoi lamenti, raggiungono gli abissi della terra e le altezze cosmiche dell’universo. Nel silenzio una voce grida: Vieni! E’ lo Spirito che grida. E’ la Chiesa che grida!

Vieni Signore dell’universo! Discendi, o Vita del mondo, nelle viscere della terra e spezza le catene, infrangi il chiavistello della morte e spalanca le porte del Regno della vita! – Questo significa entrare nel Sabato Santo… attesa feconda della Resurrezione.

Lui – la Vita vera

Cosa sappiamo di quanto accadde tra la sepoltura e il sepolcro vuoto? Cosa ci dicono le fonti ufficiali?
Senza il bisogno di rivolgerci a storici atei, ma razionali (come spesso molti sottolineano), e senza voler arrampicarci sugli specchi, vogliamo evidenziare quello che ormai tutti “gli esperti credenti” affermano: “Di quello che successe tra la sepoltura e la Resurrezione non sappiamo nulla, non ci sono testimoni oculari”. Inutile allora voler parlare degli angeli che rimossero la pietra, del corpo che volò in cielo… o di qualsiasi altro aneddotto di cui spesso riempiamo questo giorno così speciale. Sappiamo che mai nessuno potrà dimostrarci razionalmente e biologicamente la fine di quel corpo… ed è PER QUESTO, PROPRIO per questo che CREDIAMO

Crediamo che nella morte i discepoli hanno ascoltato il silenzio della Parola: ASCOLTATO il SILENZIO della PAROLA. Sembra un assurdo e di fatto lo è! Non si può ascoltare il silenzio, perchè è muto… così come una Parola, se è Parola non è silenzio… ma voi, venite con me, oltre l’assurdo delle parole… andiamo insieme a scrutare le sconfinate profondità di Dio: perchè in lui, ogni assurdo ha un senso.

La Chiesa orientale ci consegna due immagini:

  1. lo sposo… l’icona è quella del Cristo nel sepolcro: un sepolcro aperto, un Cristo dal ventre pieno, dritto non disteso, la croce alle sue spalle, il corpo con i segni della flagellazione. L’icona ci apre al mistero, incomprensibile agli occhi della ragione che indaga, ma non al cuore che cerca: ci apre e ci spinge a scrutare l’oltre della morte, abitato da Dio. Il Cristo vive e abita il silenzio muto della morte. Vive e dà vita: la Parola parla e crea la nuova creazione. Non un mondo nuovo, non un paradiso ultraterreno, non un’oasi di pace per pochi eletti. La nuova creazione è la storia abitata dai figli di Dio salvati, da coloro che in Cristo non conosceranno più la morte.
  2. la discesa agli inferi. E’ antica questa tradizione. Tanto profonda nelle sue radici, quanto oggi dai più oscurata. La proclamiamo nel credo, ma le sue conseguenze, sembra non tocchino molto la nostra fede.
      Leggiamo da un’antica omelia sul Santo e Grande Sabato:
    «Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano. […] Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione. […] Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. […] Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti».


Noi – creazione nuova

“Non sei fatto perchè rimanessi prigioniero della morte, della notte, degli inferi, del peccato! Risorgi dai morti”: questa è la voce della Parola che nel silenzio della morte parla e crea, come una volta, come un tempo, come in principio, prima che ogni cosa fosse! Questa è la voce della Parola che parla e scardina le porte di ogni morte, che entra nei nostri abissi e ci risolleva alla vita. Oggi, nel silenzio di tutta la creazione che attende, lui, il Pastore buono si fa prossimo a chi dorme il sonno delle tenebre, a chi giache nella polvere dell’amarezza, a chi è oscurato dall’ombra della menzogna. Lui il Pastore Buono che solleva chi non cammina e accompagna i passi lenti di chi soffre, oggi, nel cuore di chi attende, nella mente di chi cerca, nel desiderio di chi spera, entra e fa sbocciare la vita.

Noi, creazione nuova dei figli amati da Dio, attendiamo l’alba della Resurrezione, perchè il germoglio della Vita senza fine, che vive silenziosamente in noi, possa esplodere in un solidale canto di gioia.

Oggi…

Attendiamo… gustiamo l’attesa. Oggi non si celebra l’Eucaristia. Oggi si attende… e il silenzio sarà nella notte squarciato dal canto dell’annuncio Pasquale. Nel silenzio però, la Parola parla.
Oggi siamo tutti invitati a far tacere le voci e a investire energie per far parlare la Parola. Il suggerimento è quello di stoppare l’ascolto della radio, della musica, della tv, delle serie televisive, dei reality, di “Amici”… stop a tutto per provare ad ascoltare la Parola che parla: nel Vangelo, tra la gente, per le strade, negli amici… oggi la Parola può raggiungere anche noi. Coltivare il silenzio interiore può darci un’opportunità in più per lasciarci toccare in profondità.

Pregando…

«Maria, donna esperta dell’attesa,
con te tutta la creazione attende,
in questo silenzio profondo, pregno di vita.
Le anfore sono vuote, Maria,
attendono di essere riempite dall’acqua nuova,
che non finirà, che disseterà, che porterà vita nuova.
Le anfore sono vuote e attendono… così i nostri cuori,
divisi tra la fiducia e la paura,
protesi verso un compimento e spaventati dall’incombere del nulla…
così i nostri cuori attendono l’alba del nuovo giorno.

Maria, donna il cui cuore sa ascoltare il silenzio;
Maria, donna che la morte del figlio non distrugge;
Maria, donna profumata di risurrezione,
resta con noi, in quest’attesa vibrante, e rassicura ogni timore,
convinci ogni dubbio, sostieni ogni nostro barcollare
e rialzaci dalla resa.

Con te, Madre di Dio e Madre nostra,
vegliamo in questa notte della storia,
che crede che il suo Creatore si ergerà dalla polvere,
sollevando con sè tutta l’umanità,
ogni popolo e nazione, che sono stati, che sono e che saranno.
Colui, Madre, che il tuo grembo ha generato uomo,
oggi vive nel grembo della storia e del tempo
e tutta la creazione, che da lui, in principio, ha avuto vita,
oggi lo partorisce Signore e Salvatore dell’universo.

Rendici attesa, Maria!
Rendici grembo di Dio,
perchè la Resurrezione accada nella nostra vita
e sia un uscire dalla notte e dall’ombra di ogni morte
per entrare nella vita nuova
che il Cristo, Signore Risorto, inaugura per noi.
Amen.

Dato per noi – Venerdì Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Dato per noi! Ora tutto è chiaro. Su quella croce si svela ai nostri occhi il senso di quel pane spezzato e di quei piedi lavati. Si svela, Signore, la verità travolgente delle tue parole.
La nostra memoria ritorna a quanto accadde, nel cenacolo in quell’ultima singolare cena…

Lui – il Crocifisso

La croce, la morte, il dono, l’amore… la radicale forza dell’amore: questo contemplano i nostri occhi! Qui, su questo Golgota non si può non comprendere ogni suo più piccolo gesto, ogni incontro, ogni parabola… qui davanti al nudo della croce, svetta Signore la totalità dell’amore. Non c’è più la potenza del miracolo, non la parola che riporta alla vita, non i venti, nè il mare placato… qui, nudo, resta il tuo sì nelle nostre mani. Qui, su questa collina, poco fuori Gerusalemme, si innalza non più solo un corpo ferito, qui, dove la morte ha fatto tacere la parola dell’uomo, parla il silenzio di Dio: silenzio che abbraccia la morte, silenzio che si fa presenza, silenzio che scende nelle più oscure profondità del peccato e ne scioglie ogni catena. Il centurione guarda sempre più consapevoli di aver ucciso un giusto. Scrutano i giudei quel legno maledetto dalla Legge sul quale pende colui che alcuni chiamavano Messia.  Piangono le donne, raccogliendo il corpo di ogni figlio ucciso senza colpa. I discepoli… le folle… chi in lui aveva creduto pensa… “Dov’è quel Padre di cui ci hai parlato? Dove sei Dio se il tuo Santo ha assaporato il dolore innocente e la morte?”
Vive il Padre, nella sofferenza del Figlio. In lui la giustizia si è data a noi come fedeltà e non come vendetta e l’Amore ha svelato al mondo se stesso. Amore, perchè questo è il nome di Dio, quel nome proibito a ogni bocca, quel nome vietato alle generazioni, quel nome ha svelato se stesso nella fragile forza di un pezzo di pane, di un uomo consegnato, di un amico tradito, di un maestro abbandonato, di un Dio atteso e condannato.

Noi

Nella storia, da quel giorno, traspare il volto del Dio chinato sull’umanità, piegato su ogni sofferenza, teso verso ogni chiusura… e quel “Fate questo in memoria di me” ci raggiunge e avanza la sua proposta estrema: darsi come lui, lasciarsi spezzare come lui, lasciarsi tradire come lui e perdonare e, come lui, amare perchè anche oggi il mondo sappia che Amore continua a essere il nome e il volto di Dio…

Ma noi, suoi figli, siamo disposti a vivere la profezia della debolezza?

Siamo disposti a viverla oggi, in questo tempo in cui le banche sono a corto di liquidità e i cuori a corto di speranza?
Siamo disposti a crederci oggi, quando ciò che conta è avere e la giustizia non ha altro nome se non quello di tornaconto personale?
Siamo disposti ad annunciarla, qui e ora, sapendo che pur di star bene in casa propria non pochi credenti in quel Gesù di Nazareth sono disposti a vendere il fratello, la sua dignità, il suo essere persona?

Il più forte continua a vincere e a prevalere. Barabba continua a essere preferito a Gesù… perchè in Barabba ci sono i nostri ideali sociali, in Gesù c’è la debolezza dell’amore, che salva piegandosi, perdendo, annientandosi per partorire la Vita vera.

Oggi…

La croce continua a darsi a noi spoglia, senza orpelli, nè decorazioni. Nudo pezzo di legno, che sopravvive nei secoli, scandaloso nel suo annucio, radicale nella sua testimonianza.
Oggi adorando il Figlio di Dio, donatosi con totalità, non limitiamoci a pregare per tutti, come le numerose intercessioni ci aiuteranno a fare, durante l’adorazione della croce. Non ci basti baciare il prezioso legno, causa della nostra salvezza. In quel volto crocifisso ognuno faccia memoria di quel fratello rimasto ucciso dalle nostre scelte. Faccia il suo nome davanti a Dio, chieda per lui la benedizione del cielo, lo raggiunga con un gesto di fraternità, perchè questa Pasqua possa essere, per tutti, passaggio verso la vita.

Dato per noi – Traccia di preghiera visualizzata

Pregando…

«Dato… il mio corpo, il mio sangue, la mia vita… data per voi».
Da quella notte, queste parole solcano i secoli, Signore Gesù,
e ci raggiungono, sfiorano ogni angolo della terra,
accarezzano ogni peccato, penetrano ogni oscurità,
afferrano ogni disperazione, riscaldano ogni durezza e curano ogni ferita.
Da quella notte per il peccatore l’amore è diventato possibile,
la speranza è il presente
e la fiducia è vera in quel pezzo di pane mangiato con te.

Signore, quella notte dei cuori, svelata dal tradimento di un amico,
è stata annientata definitivamente dalla tua vita, dal tuo amore,
dal tuo Sì incondizionato al Padre tuo e Padre nostro.
Da quella notte, tutta la storia ha potuto contemplare
la voce decisa di chi ama;
la mano tesa di chi non mendica fiducia, ma la dona;
le lacrime sempre possibili di chi soffre, non comprende, ma si fida;
gli occhi di chi conosce il traditore e lo ama;
le ferite sanguinanti di chi, colpito, perdona;
la morte dell’uomo che, abbracciato da Dio, non muore;
la vita di chi, risorto, resta con noi per sempre.

Signore Gesù,
con te, in quel pane spezzato,
in quel corpo crocifisso è morto ogni peccato,
ogni tradimento, ogni distanza tra noi e Dio;
l’amore ha colmato lo spazio invalicabile della colpa
e noi tutti siamo stati in te riscattati, resi figli, amati!
Raggiungici, oggi come quella notte, Signore,
e la tua mano tesa verso il nostro peccato, ci ridoni la vita nuova,
quella vita che solo lo Spirito potrà portare in pienezza;
raggiungici e sciogli, in nome dell’amore, ogni catena che ci trattiene
dal buttarci nelle braccia, sempre aperte, del tuo amore per tutti noi.
Amen, Signore! Amen!

Amati fino alla fine – Giovedì Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Poesia o prosa?
Il giovedì santo: la lavanda dei piedi, il togliersi le vesti liturgiche per indossare un grembiule, in dodici radunati attorno ai nostri altari, lo spezzare come sempre, ma più di sempre il pane… tutto sembra riportare in vita quella breve sottolineatura dell’evangelista Giovanni: “Avendo amato i suoi, li amò fino alla fine”. E i biblisti ci dicono che in quel “fino alla fine” c’è l’estremo, c’è la morte, c’è la totalità del dono, c’è il compiersi di tutto quello che fino ad allora era stato detto attraverso i segni, i miracoli, le parole… tutto in quel “fino alla fine” sta per diventare imprescindibile realtà.

Lui – Maestro nell’amare

Ciò che accade durante quella che la storia ci ha consegnato come l’ultima cena di Gesù con i suoi è perfettamente conosciuto da tutti noi. Fin da bambini ci viene raccontato, come una di quelle storie straordinarie che non possono essere ignorate. Tutti ci siamo entrati in quel cenacolo, fosse anche attraverso un dipinto, un affresco, una tela… perchè in fondo stare attorno a quel grande tavolo è bello, ci fa sentire in famiglia. E’ così, che quasi sicuramente si saranno sentiti i discepoli di Gesù e le donne che lo seguivano. Quella cena era una cena importante per tutto Israele: era la cena della Pasqua, la cena in cui ogni figlio di Dio credente stava ritornando con il proprio cuore alla notte dell’uscita dall’Egitto, notte di liberazione, notte in cui Dio aveva cancellato ogni schiavitù, notte di salvezza.

Ma quella notte fu notte nuova per tutta la storia. Notte nel cuore dei discepoli che davanti alle parole e gesti di Gesù non comprendono. Notte nel cuore di Giuda che consegna l’amico. Notte per un popolo che non riconosce il suo messia. Notte del sacerdote di Dio che non riconosce Dio. Notte nel cuore del Figlio che continua a fidarsi del Padre.

E’ notte e nella notte sorge il nuovo comandamento: “Amatevi! Con la stessa intensità, la stessa forza, la stessa radicalità che avete visto in me. Amatevi, perchè vedendo, il mondo creda”. E’ notte, ma per quanto oscura, non può trattenere la nuova vita, custodita in quel seme che sta per morire nella terra. E’ notte, ma nel buio chi crede stringe le mani di colui che lo guida. E’ notte, e proprio perchè notte, più forte risuona la  sua voce e penetra il cuore della storia, di ogni uomo e di ogni tempo: “Amatevi, come io ho amato voi, abbracciando la vostra fragilità, servendovi come amici amati, lasciandomi spezzare come si spezza un pezzo di pane per essere mangiato”.

La notte, il dubbio, la paura, la violenza, la morte non impediscono all’amore di amare.

Noi – discepoli dell’amore

Oggi non si tratta di portare in scena ciò che accadde oltre duemila anni fa… non si tratta di raccontare una storia straordinaria ai bambini. Ci è chiesto di scegliere chi essere e da che parte stare. Già… perchè ci sono molti modi per avvicinarsi a quel Cenacolo. C’è chi si allontana nella notte, preferendola. C’è chi resta, senza capire… c’è chi chiede o dice la sua… La notte tocca anche noi e lo scandaolo di un Re che serve non può lasciarci indifferenti. Entrare in quel Cenacolo significa decidersi, decidere se seguirlo fino al Golgota e oltre, o se lasciare che le cose vadano, come sempre sono andate, oltre noi e al di là di noi.
Noi, i discepoli dell’Amore possiamo decidere se continuare a vagare nella notte o se, pur soffocati dalle lacrime della paura e dell’incomprensione, della fragilità e del peccato, restare con il Maestro per essere inondati dalla sua salvezza.

L’Eucaristia non è la possibilità di drammatizzare un grande evento, ma è la nostra possibilità di andare in quel Cenacolo per ricevere il pane della Vita, per sentire Dio piegato sulla nostra umanità, per scoprire il volto intenso dell’amore “che mi ama”.

Oggi…

Celebrando la Messa in Coena Domini spingiamoci oltre il nostro presente, andiamo al di là di ciò che ci sta bloccando. Solo la voce dell’amore vero, totale, incondizionato può convincerci, tirandoci da fuori da ogni piccolo orizzonte, dalle mille situazioni che ci legano a terra. Questa sera, nel momento in cui il sacerdote verserà quella goccia di acqua nel vino contenuto nel calice, ognuno di noi, metta la sua vita nelle mani del Signore. Nel vino, della sua vita donata per noi, verrà versata l’acqua, segno della nostra povera vita unita al suo amore. Chiediamogli questo: “Maestro insegnaci a diventare amore in te, un amore che gli altri possano respirare, toccare, sperimentare. Un amore che tutto dia e nulla chieda”.

Pregando…

Eccomi, Signore.
Ecco le mie mani, i miei piedi, la mia vita.
Voglio lasciarmi servire, lasciarmi amare,
lasciarmi toccare da te in profondità.
Voglio permettere alle tue mani di toccare
ciò che fino a oggi non ho mai svelato a nessuno.
Voglio permettere ai tuoi occhi di guardare
ciò che fino a oggi ho sempre fatto in modo di custodire nel segreto.
Toccando i miei piedi, stai toccando quella mia intimità più assoluta
che vive in contatto con la terra, con quanto di più basso esiste…
stai toccando, Signore Gesù, ciò che di me è impolverato, sporco,
ciò che è segnato dalla strada…

Signore, voglio che tu possa toccare di me
ogni brandello di questa carne,
perchè il tuo amore guarisce, apre all’incontro con Dio,
mi fa gustare la pienezza di una vita che mi fa paura,
che mi blocca e che spesso mi paralizza.

Eccomi Signore!
La tua vita mi ha convinto,
il tuo sì a quel Dio che chiami Padre mi convince,
il tuo corpo dato a noi come pane spezzato in questa notte…
tutto questo mi convince.

“Amatevi!”
Forti mi risuonano nel cuore le tue parole e non mi lasciano…
mi accompagnano anche oggi, in questa nuova notte che la storia vive,
mi accompagnano in tutte le inaspettate notti che ho vissuto e vivrò.
Eccomi, Signore, vorrei amare, come tu hai amato.
Questa è la sola preghiera che oggi il cuore,
in questa notte illuminata dalla tua vita, ti consegna.
Esaudiscila, tu che tutto puoi.

Amen

Traccia per la veglia della notte

Se lo desideri puoi scaricare la traccia di adorazione da usare vegliando nella notte, presso l’altare della Reposizione:
TRACCIA DA SCARICARE >>>> Chi ci separerà?

Buon tutto!

Benvenuti! Il triduo sta per iniziare – Triduo Pasquale – ON LINE

La Pasqua è prossima, annunciata a gran voce dai giorni intensi del Triduo Pasquale.
Si sa, i grandi eventi sono preceduti da grandi celebrazioni. Ma si conoscono anche i rischi: chi prepara, più che l’evento attende la sua fine e, lo stress da preparazione, sostituisce il fremito dell’attesa che, solo, può farci gustare la bellezza e l’unicità di ciò che sta per accadere.

Chi è vicino, è preso da fiori, altare, canto, celebrazioni...
Chi è lontano, è preso dalla routine di ogni giorno, dai problemi e, forse, un po’ troppo da se stesso.

E’ per questo che, anticipando, l’inizio del triduo di qualche ora, abbiamo voluto accogliere tutti voi che parteciperete alle riflessioni on line con un BENVENUTO, perchè fosse chiaro a tutti noi che, ciò che sta per accadere in questi giorni, non accadrà senza di noi!

La Pasqua, quello straordinario passaggio dalla morte alla vita, continua a essere un evento VERO per la nostra vita, OGGI!
Continua a essere annunciato in quel pane spezzato.
Continua a darsi con verità in quel crocifisso amante, capace di infrangere ogni forma di morte, per aprirci a una vita nuova, segnata dal dono, dalla libertà, dalla pienezza.

La Pasqua continua a essere vera nei nostri piccoli grandi sì a Dio, continua a essere passaggio di risurrezione lì dove la storia sa pronunciare solo parole di condanna.
La Pasqua è annuncio delicato e appassionato di speranza, nelle infinite solitudini a cui, spesso, un certo stile di vita ci costringe.
…e lo è per tutti, qualsiasi sia la nostra condizione.

Passo dopo passo, ogni mattina in questi tre giorni che ci separano dalla Pasqua, ci accompagneranno on line riflessioni, suggerimenti concreti e una preghiera, delle cui sfumature riempire la giornata, così che, vivendo comunitariamente, nel pomeriggio,  le celebrazioni, ognuno di noi possa comprenderne più profondamente il senso.

Cari amici, ognuno possa vivere il suo più deciso e vero, detto al Signore nel cenacolo quando l’amore diventa uno stile di vita; detto a quel pane spezzato; che ci rende presenti sotto la croce; che ci fa partecipi di quel momento solenne in cui il volto di Dio diventa chiaro nel volto sfigurato dell’uomo… nella morte caratterizzata dal silenzio della Parola che scende negli abissi per far esplodere la vita nel cuore della notte. Questo è il nostro augurio per tutti noi!

“Io ci sto! Padre, eccomi. Non la mia, ma la tua volontà” .

Questa sia la risposta che, oggi, trova spazio sulle nostre labbra, così come quel giorno lo trovò nel cuore del maestro di Nazareth, Gesù, il Signore!

Dalle ore 9.30 saremo on line:

A tu per tu con il Maestro – incontri on line/aprile 2012_Step 6

Siamo ormai a ridosso del prossimo Triduo on line… che senso ha allora un’ulteriore tappa? Perché non aspettare qualche giorno e poi vivere direttamente ciò che ci aiuta dare intensità al nostro andare verso Pasqua?

Non crediate che esagero se dico che forse questa tappa è la più necessaria per vivere la GRANDE SETTIMANA da discepoli. Il fatto che la Pasqua arrivi, non significa che accada nella nostra vita, che diventi un evento significativo. In fondo lo sappiamo: spesso le esperienze ci passano accanto e non ci toccano. Ne viviamo anche di molto intense ma sappiamo difenderci da ciò che comportano. Se questo vale per tutto ciò che accade nel mondo, perché non potrebbe accadere anche per la Pasqua?

Oggi più che mai allora dobbiamo fare in modo che Pasqua, come evento straordinario diventi realtà nella mia, nella tua, nella nostra vita.

Più volte, nei nostri precedenti incontri, abbiamo detto la necessità di seguire le orme di Gesù, di stargli dietro, di imparare le sue logiche. Frequentare Gesù di Nazareth significa avere la possibilità di entrare in contatto con Dio, di scoprire il suo volto, di sperimentare il suo amore nella nostra vita; amore che si dà a noi nella totalità della morte e, sottolineerebbe Paolo, di una morte in croce…

Quello che noi chiamiamo mistero Pasquale, non è il mistero incomprensibile di ciò che accade nella notte delle Resurrezione e che mai nessun documentario potrà farci vedere, ma è la realtà del dono della vita che Gesù di Nazareth, figlio del Dio Vivente, ha fatto di sé, per la nostra salvezza.

Dono che non può lasciarci indifferenti, dono che ci tocca e ci chiede di uscire da noi stessi; dono che si dà a noi e chiede a noi di lasciarci attraversare, aprire, trasformare in dono. Entrare allora nel senso pieno di ciò che sulla Croce, nella passione fino alla morte, è accaduto ed entrarvi con radicalità può essere possibile solo restandogli accanto, lasciandoci accompagnare e sostenere da lui, vivendo con lui ogni passo verso la Pasqua.

La Quaresima ci ha lasciato alle soglie della grande settimana; ora tocca a noi camminare con il Maestro, come quei discepoli che, dopo aver sperimentato successi e fallimenti, gioie e amarezze, solitudine e condivisione, vanno con Gesù in Gerusalemme, per sentir parlare la Parola, per scoprire la Parola fatta carne, diventare Parola d’amore, definitiva Parola di Dio per l’uomo di ogni tempo, di ogni condizione, di ogni lingua.

Si tratta a questo punto di restare con i Dodici accanto al Maestro. Come loro avviciniamoci a lui per ascoltare sue parole e indossare quegli occhiali giusti che ci permetteranno di vedere la profondità e l’altezza di quanto sul Golgota continua ad accadere. Se quel giorno è accaduto morte, oggi può accadere vita!

Accompagnati dall’evangelista Marco, sostiamo alla scuola del Maestro.

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

E’ notte Signore,
e questa notte sembra precedere le notti che verranno,
quelle che non riusciamo neppure a immaginare.
Il vento forte, il mare in tempesta,
tutto ciò sembra vanificare ogni nostro umano sforzo.
Il ricordo di te, delle tue parole,
dei tuoi segni potenti, delle tante guarigioni,
sembra sparire ai nostri occhi…
tutto resta vago e indefinito, come un fantasma…
difficile da credere e da seguire.

Tu sei solo, sulla terra, solo…
di quella stessa solitudine che solo la croce potrà abbracciare.
E noi, insieme, siamo soli, qui, incapaci di remare,
di governare la barca della nostra storia e di questa, così strana, vita.

Oggi come ieri tu vieni!

E quelle voci inquietanti del vento e del mare,
così come quelle di folle affamate di senso, trovano una Parola: la tua.
Tu vieni e la nostra paura trova una risposta: non temete, Io Sono!
IoSono… che non è semplicemente eccomi.
IoSono lo aveva ascoltato Mosè dalla bocca stessa di Dio.
IoSono è il Dio Salvatore, che in te, ci raggiungere Signore Gesù, ci salva, ci ama.

E’ questa certezza, quel pane benedetto
che metti nelle nostre mani, oggi come un tempo.
E’quel dono d’amore, ricevuto nell’averti incontrato,
che ci chiedi di condividere.
Oggi Maestro buono, restiamo con te, torniamo a te,
per imparare ad ascoltare con te la fame di questa umanità,
di ogni fratello che ci vive accanto:
fame di vita, di futuro, di speranza, di verità, di pienezza… di amore.
Con te, senza timori, senza trattenere in mano i remi della nostra vita, senza paura,
per ascoltare la voce silenziosa e perenne della fame…
Con te, Maestro, per imparare a dare noi stessi,
per lasciarci da te benedire e donare a questa storia. Amen

Carissimi amici vi aspettiamo da giovedì 5 aprile per camminare insieme verso la Pasqua con riflessioni e provocazioni, proposte di preghiera che ci aiutino a restare consapevolmente nel vivo del Mistero Pasquale. Non vi proponiamo di vivere il triduo pasquale on line come sostituto delle celebrazioni, sarebbe un assurdo. Vi diamo invece la possibilità, per chi non avesse molto tempo, di viverle maturando una maggiore coscienza del grande dono che celebriamo nella Grande settimana, fino alla Pasqua del Signore. Noi ci stiamo! E tu?

sr Mariangela, fsp

Noi ti aspettiamo!!!

Passa parola… anzi Passa il link!

 Aspettando: Io ci sto! Speciale triduo online!!!

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

Io ci sto! – aspettando lo “Speciale Triduo Pasquale – ON LINE!”

Anche quest’anno, carissimi amici saremo on line nei giorni del Triduo Pasquale con riflessioni, tracce di preghiera, provocazioni. Quello che la Chiesa ci propone è un tempo prezioso che non possiamo vivere con distrazione o superficialità.

Sappiamo che tra voi molti, speriamo tutti, parteciperete alle Celebrazioni, ma sappiamo anche che spesso intervengono situazioni che impediscono di vivere pienamente questi giorni, cogliendo tutta la loro forza e la loro novità per la nsotra fede.

Desideriamo esservi accanto allora. E soprattutto essere accanto a chi avrà bisogno di una luce che orienti quei giorni di Grazia… perchè nulla vada sprecato. La sfida è di celebrare il passaggio dalla morte alla vita, di celebrare la Pasqua come figli e discepoli della luce che, consapevolmente, accolgono il grande dono del Padre, Gesù Cristo e fanno della fede una risposta concreta di vita nuova.

Saremo on line ogni giorno dal 5 al 7 aprile dalle ore 9.30 con – Io ci sto! Speciale Triduo on line

Ma a questa proposta ci sarà una tappa introduttiva e una conclusiva:

  1. A tu per tu con il Maestro – 6a tappa del cammino Fatti di Parola, avrà il compito di introdurci nella Grande settimana suggerendoci particolari atteggiamenti da riscoprire e vivere, alla scuola del Maestro di Nazaret – on line dal 1° aprile
  2. Luce o notte? Che discepolo sei? – 8a tappa del cammino Fatti di Parola. Quante possibilità ci sono per vivere la Pasqua? Puoi restare nelle eterne domande o tentare qualche risposta. Puoi guardare da lontano o metterti in gioco. La Pasqua accade nella nostra vita, e noi? – on line dall’8 aprile!

Ti aspettiamo caro blogger! E ti auguriamo di prendere il largo, perchè la Quaresima sta per farci varcare la soglia della Settimana culmine della nostra fede. Prendere il largo? Perchè no! Restare al di qua della soglia è più sicuro, ma al di là c’è la Vita che può toccare e sanare ogni vita! A presto

La luce vera risplende nelle tenebre – Passi verso il Natale/3

O astro che sorgi, splendore della luce eterna, sole di giustizia:
vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

Quante voci lo hanno annunciato! In quanti hanno proclamato la sua venuta: una nuova era, un nuovo sole, una nuova pace. Infinite voci hanno proclamato la sua venuta, oggi come ieri. E continuano a farlo! Lo fanno sui pulpiti, ma lo fanno anche nei cuori. Pensate alle voci silenziose di chi con la vita ci dice che Dio fa cose grandi per tutti e per ciascuno. Pensate a tutti quei gesti controcorrente che ci ricordano quanto oltre sia Dio rispetto a ciò che siamo abituati a vedere… quanto oltre sia il suo modo di amare, di dare e di darSi…

Zaccaria, continua a essere il nostro fedele compagno o, per manterci in tema, è quella voce che oggi ci riporta a Dio, alle sue promesse, al compiersi di quel suo amore che non è fatto di parole, ma di eventi: luce che risplende nelle tenebre, pane dato agli affamati, acqua offerta a cuori assetati, verità indicata ai cercatori, vita donata nella morte, pace seminata in cuori inquieti. Questa è la concretezza dell’amore di Dio che si fa carne in Gesù. Questo è il mistero incontenibile che si dà nel Bambino; questo è ciò che Zaccaria ci chiede di scoprire.

La liturgia ci chiede di continuare a restare nel primo capitolo dell’evangelista Luca, negli ultimi versetti, dal 67 al 79 [Lc 1, 67-79]. Scoprirete in questi versetti quel cantico tanto conosciuto a chi prega le lodi. E’ il Benedictus, il Cantico di Zaccaria, appunto, che la Chiesa ci fa pregare ogni giorno. E’ il cantico di lode di chi, in Dio, sa andare oltre, o meglio, sa andare in profondità e scoprire quel senso profondo che non si riesce e vedere con i soli occhi. Vorrei, che veniste con me fino al versetto 78… versetto che considero la vera chiave di volta: è la motivazione, il perchè da cui tutto si origina; il perchè del precursore, il perchè di quel “sole che ci visiterà dall’alto”. Uno è il perchè: la misericordia di Dio, le sue viscere come viscere di madre che genera la vita, il suo amore sconfinato per quel popolo che ama, per quell’uomo che ama fino all’estremo.

Nel Sole che splende su ogni tenebra c’è l’annuncio di Dio che annienterà se stesso fino alla morte e alla morte di croce.

Nel Sole che sorge sulla notte c’è la verità di Dio che è misericordia, amore che genera, salvezza universale per tutta la storia e per ogni popolo. C’è la luce di Dio che scioglie il buio e riporta alla luminosa vita. Questo è Dio… il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe… il Dio di Maria, di Pietro e di Paolo… il Dio di Gesù Cristo, che in Cristo rende visibile e toccabile il suo esserci, nelle pieghe di ogni storia.

ATTEGGIAMENTO DA VIVERE:

Il ringraziamento per il primo giorno, la condivisione per il secondo e oggi, come terzo passo concreto, vi suggerisco il CONTAGIO!!! Contagiate con un sorriso, donatelo senza stancarvi, senza distrarvi, senza concendere a nessuno la possibilità di cancellarlo dal vostro cuore. Non concedetelo nè alla distrazione, nè alla preoccupazione, nè alla superficialità, allo scoraggiamento, alla tristezza. Non concedetelo a chi vi condiziona, fisicamente e interiormente. Dio potrà così nascere nel mondo anche attraverso il nostro sorriso, il mio, il tuo… il sorriso di chi si accorge del mondo, degli altri e ne è felice!

E quando questa notte andrete a Messa, o resterete in casa davanti al presepe… o non avendolo fatto potrete solo pensare che qualcosa sta accadendo nel cuore di qualcuno e certamente anche nel vostro… e quando anche dai letti di ospedale o dalla solitudine più nera ricorderete che per amore, Dio si è voluto dare all’uomo… in quel momento sorridete voi stessi, di cuore e con fiducia, a Dio perchè il suo sorriso, segno della sua bontà per noi, possa arricchire e donare pace al nostro cuore e al mondo.

La luce vera risplende nelle tenebre – video preghiera

Preghiera del giorno:

La luce vera viene nel mondo;
viene a rischiarare ogni tenebra,
viene per illuminare ogni sentiero,
viene per sciogliere ogni oscurità
e ridonare al cuore dell’uomo
il gusto intenso della verità.

La notte avvolge la terra
e un alba nuova rischiara l’orizzonte dei popoli:
Vieni, Signore Gesù, luce vera che il mondo attende!

La verità abita il cuore dell’uomo
ma catene di dubbio, paura, menzogna e ferite la oscurano:
Vieni, Signore Gesù, Verità luminosa che ogni cuore attende!

La vita rende nuova la creazione
ma la morte, la fragilità, la sofferenza,
stringe ogni creatura nella morsa del dolore:
Vieni, Signore Gesù, alito di vita che la creazione attende!

Il tempo è pronto, il cielo ti consegna alla terra e la terra si apre per accoglierti.
La storia ti attende, o Dio fedele, che sovverti ogni legge e, da Dio, ti fai uomo.

Vieni, Signore Gesù, luce vera del mondo che attende,
luce penetrante che scioglie la notte di ogni coscienza,
luce viva che ridona vita alla nostra vita.
Vieni o astro che sorgi, vieni sole dell’eterno amore,
vieni, Signore Gesù, entra nelle pieghe della mia storia,
di ogni situazione che vivo e che soffro,
entra e penetra nella notte della mia incredulità perché io creda!
Amen

E’ disponibile per te:

Vi aspettiamo!

Vieni, Emmanuele, Dio sempre con noi! – Passi verso il Natale/2

O Emmanuele, Dio con noi, attesa dei popoli e loro liberatore,
vieni a salvarci con la tua presenza.

Era antica la promessa, ed era risuonata sulle labbra del profeta Isaia: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuel”; lo chiamerà il Dio con noi, colui che salva… Gesù! E di fatto l’angelo che annuncia non afferma altro: “Colui che nascerà sarà santo e chiamato figlio dell’Altissimo… lo chiamerai Gesù”!

A noi tutto questo sembra così scontato, così normale, così dovuto.
Poche volte ci rendiamo conto di quanto dietro ogni parola, ogni nome ci sia una storia e non una storia inventata, ma la nostra stessa storia: la nostra storia di figli salvati nel Figlio.

Oggi la liturgia ci chiede di zoomare su Zaccaria, sulla sua lingua sciolta, sul compiersi delle parole dell’angelo che altro non sono che le parole stesse di Dio, sull’atteggiamento di coloro che vedono, si spaventano e “mettono” nel cuore ciò che hanno ascoltato.
Il brano a cui mi riferisco è la nascita di Giovanni che trovate nel Vangelo di Luca al capitolo 1, versetti 57-66 [Lc 1,57-66]

Ma vi chiedo di fare un passo indietro, di guardare con me il silenzio di Maria e di Zaccaria. Quante volte associamo le loro due risposte all’angelo Gabriele… quante volte le valutiamo alla pari, tentando di giustificare l’apparente scivolone di Maria nella fede.

Quante volte ci diciamo: “Anche lei ha dubitato! Anche lei ha chiesto spiegazioni a Dio”… E quante volte tacciamo Dio di discriminazione: Zaccaria fu punito, Maria perdonata… e magari troviamo anche appigli in ordine alla predestinazione: “Per lei, la perfetta tra le creatura non poteva essere diversamente”.

Ma credo che Luca non sarebbe d’accordo con le nostre letture. Luca usa verbi diversi che a noi arrivano come suggerimenti per capire, per andare oltre, per scoprire di cosa quei silenzi sono colmi. Zaccaria chiede come poter conoscere, Maria come poter realizzare. Per l’uno è il silenzio del dubbio, per l’altra il silenzio umile di chi vuole essere guidato. In Zaccaria sembra riecheggiare il sorriso di Sara, in Maria la fede di Abramo che in quelle promesse crede e attende. E Gabriele non tentenna: all’uomo che davanti a Dio oppone la sola ragione Gabriele sembra suggerire il silenzio… il silenzio di una ragione che non può spiegare tutto, nè conoscerlo; il silenzio di una parola, quella umana, che non può dire la pienezza di Dio. Ma a colui che offre se stesso, pur avendo davanti a sè il buio di una ragione che sa di non poter vedere, Gabriele suggerisce lo Spirito santo come Colui che solo potrà compiere l’opera di Dio… potrà compierla in colui e colei che, fidandosi, lo lascerà agire.

E difficile questo? Che ne dite, c’è un segreto di “successo” anche per noi?
Quante volte davanti al Sì di Maria arretriamo… davanti ai sì di uomini e donne che si donano con radicalità indietreggiamo, come se quel sì non potesse appartenere a noi. Ci chiudiamo in sterili ammirazioni, pensiamo che il meglio sia per gli altri, crediamo di non riuscirci… e ci condanniamo al silenzio di Zaccaria, che è un silenzio muto… un silenzio in cui Dio non può più parlare.

E invece, no!!! Dobbiamo vincere la tentazione della resa e credere che quel “Rallegrati piena di grazia” [piena di Dio], gioisci Maria [che significa amata] sia detto oggi a noi, a me, a te, a tutti noi amati da Dio… amati da lui al punto tale da dare se stesso per la nostra salvezza.

Zaccaria, ha imparato a parlare benedicendo, ha imparato a credere in ciò che sarebbe avvenuto.
Tocca a noi! Oggi siamo noi a dover imparare a credere… credere che la sua presenza ci libera da noi stessi, dai nostri tentativi di controllo; ci libera ridonandoci una lingua capace di benedire Dio per il suo esserci nella nostra vita, nella tua vita.

 

ATTEGGIAMENTO DA VIVERE:

Se è presente e se la sua presenza libera, allora non possiamo tenerlo per noi. Se veramente il nostro silenzio diventa volontà di ascolto e non espressione di dubbio, allora non possiamo tacere la sua pienezza nella nostra vita.
Condividere è allora l’atteggiamento di oggi! Condividere la nostra fede; raccontare la nostra fiducia in lui; renderlo presente, nei luoghi che abitiamo normalmente… e lo Spirito è pronto a suggerirvi come.

Noi vi proponiamo di caratterizzare il vostro profilo di facebook, o di un vostro blog o sito con una frase che diventi la vostra professione di fede. E’ troppo? Troppo compromettente? Perchè? Perchè continuare a misurare quando un cristiano dovrebbe semplicemente donarsi?
Evitate fotine o link tipo se credi allora condividi… sanno di poco. Ognuno, invece, scriva la propria professione di fede: il mondo ha bisogno di sentir parlare di lui, per poter ricominciare a credere.

Proposta!!!
Vi proponiamo di condividere una foto, facendola girare su Facebook. Noi la condivideremo dalla nostra pagina Giovani & Vangelo perchè possa girare con uno specifico titolo:

Cristo è la MIA luce… lui il Dio sempre con noi!

Preghiera del giorno:

Emmanuele, Dio sempre-con noi,
quanto è silenziosa la nostra fede,
segnata da paure, timori, sconfitte.

Il tuo nome è presenza, salvezza e dono;
nel tuo nome siamo salvi, Dio Presente.

Emmanuele, Parola fatta carne,
Parola che crea, libera e salva.
Parola che non tace, non conosce l’omertà;
Parola che parla e parlando crea,
Parola che viene a noi e si fa dono.

Emmanuele, Dio che ti fai storia,
insegnaci a non tacere la tua bellezza;
convinci la nostra coscienza, svegliandola,
donale il gusto di una fede condivisa,
insegnaci a rendere realtà ciò che il nostro cuore crede.

Vieni Emmanuele, Dio sempre-con noi,
insegnaci ad abbandonare una fede incolore
per imparare le sfumature della fiducia,
che, per quanto trasparenti,
colorano il mondo. Amen

Disponibile per te anche il primo passo: O Salvatore dei popoli, vieni! – Passi verso il Natale/1

E il terzo passo: La luce vera splende tra le tenebre Passi verso il Natale/3

Vi aspettiamo!

O Salvatore dei popoli: Vieni! – Passi verso il Natale/1

O Re delle genti e pietra angolare della Chiesa
vieni e salva l’uomo che hai formato dalla terra!

Mancano pochi giorni al Natale e pochi passi ci separano dall’evento che ha capovolto la storia, sconvolgendola.
Il Natale ci raggiunge bussando alle porte del nostro cuore e non tanto per emozionarci, quanto per scuoterci. Pensiamoci un attimo.

Cosa c’è di più sconvolgente e destabilizzante di un Bambino potente, di un Re povero, di un Dio uomo? Cosa? Cosa sono le nostre fragilità rispetto a questo assurdo?

Già… un assurdo, perchè in altro modo non si può definire.
Un assurdo straordinario, uno straordinario, però, difficile da credere!
Non abbiamo a che fare con un maghetto dagli straordinari poteri. Davanti a noi Dio si dà nella carne, nella semplice e fragile natura umana di cui così poco ci fidiamo. E così l’impossibile diviene possibile nel grembo di una donna, Dio si fa storia nel Sì di chi lo ha accolto, e lo straordinario ci sfiora, mostrando nuovi orizzonti, nuove prospettive, nuove possibilità di riscatto.

L’anima mia magnifica il Signore, canta Maria, riconoscendo l’agire concreto di Dio nella sua vita e in quella di Elisabetta. Quanto è in lei loda, benedice, ringrazia il Dio, Salvatore fedele, perchè si china sulla natura umana e la riempie di sè, perchè non disdegna l’errore, ma lo redime, perchè in ogni povertà fa sorgere la vita nuova.

Chi tra voi, oggi vivrà il settimo giorno della novena o l’ha vissuto, sentirà riecheggiare i brani che la Chiesa ci propone. Tutti però, anche chi per impossibilità o lontanza interiore, non può vivere come comunità la novena del Natale, proviamo, prima di andare avanti verso l’atteggiamento proposto a sostare qualche minuto in ascolto del brano che la liturgia ci suggerisce. E’ il brano del Magnificat, che ognuno, aprendo la propria Bibbia, troverà nel Vangelo di Luca al capitolo 1, versetti dal 46 al 55 [Lc 1,46-55].
Guardiamo Maria, la vergine del Magnificat, la donna del grazie, o ancor meglio, colei che ha visto e non ha dato per scontato le meraviglie di Dio nella sua vita.

ATTEGGIAMENTO DA VIVERE:

Ringraziare! Ma non per ciò che sta attorno a noi! Oggi è il giorno di entrare in noi stessi, accorgerci almeno di una “cosa” bella, dono, qualità che abbiamo perchè dono di Dio gratuito e ringraziare il Signore dicendo:

“Con il mio cuore, con la mia vita, con tutto me stesso ti lodo Signore e ti ringrazio per… [e ognuno aggiunga il suo dono specifico]

Il Signore Gesù, vita del Padre, presente fin dalle origini del cosmo viene per salvare proprio quell’uomo che dalla terra è stato formato. Questo uomo o donna sei tu, con tutta la tua vita, la tua personale storia, ciò che fino a oggi hai vissuto e vivrai. Loda il tuo Creatore, il Dio fedele nell’amore.

Vieni, Gesù Vita del Padre – video preghiera

Preghiera del giorno:

Il Salvatore dei popoli viene nel mondo!
Viene per salvare tutte le genti,
viene per donare nuova vita
viene perché l’uomo possa toccare Dio
e sentire la travolgente forza del suo amore.

Siamo nati dalla terra, Padre,
le tue mani ci hanno formati
e il tuo Spirito ci ha indissolubilmente legati alla vita.
È divina la vita che portiamo in noi,
è la tua stessa vita quella che ci vive dentro.

I tuoi sogni sono pieni di noi, Padre,
del nostro futuro, della nostra felicità.
Nessuno di noi è nato dalla terra
per essere lasciato in balia della terra.
Ci hai desiderato fin dall’eternità
e, prima che il mondo fosse,
già amore respirava l’universo.

Poesia! Ci dice chi non crede;
favole da raccontarsi attorno a un fuoco, come una volta,
obietta chi non sa più guardare oltre l’umano.
Noi lo sappiamo, Padre, l’Oltre vive in noi!
Lo sussurra la nostra vita, aprendosi al nuovo giorno,
lo urla la storia sapendo di essere nata non per caso,
lo gridano le pietre perché conoscono le mani di chi le ha plasmate.

Manda la tua vita, Padre!
Mandala sulla nostra terra,
mandala nel nostro cuore,
mandala su queste nostre strade
e in queste nostre sopite coscienze.

Vieni, Signore Gesù, vita del Padre che entra nella carne e la abita!
Vieni, Signore Gesù, vita di Dio che spalanca orizzonti d’immenso!
Vieni, Signore Gesù, vita che dal Padre tocca e rende nuova tutta la creazione!
Vieni, Signore Gesù, Dio fatto uomo! Vieni!

Disponibile per te anche il secondo passo: Vieni, Emmanuele, Dio sempre con noi! Passi verso il Natale/2

Vi aspettiamo!

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2011: ALZATE I VOSTRI OCCHI E GUARDATE…

DIO SALVA E CI CHIAMA A FARE LA NOSTRA PARTE

di Anna Maria D’Angelo

Mosè risponde a Dio che lo chiama e libera il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.
I nostri ragazzi sono ammaliati da cartoni animati e giocattoli; spesso chiedono con insistenza l’ultimo arrivato! È raro riuscire a catturare la loro attenzione per dialogare quando noi adulti troviamo un po’ di tempo per loro.
È importante proporre momenti di silenzio e coinvolgerli in esperienze di ascolto di sé, dei vicini (in famiglia, a scuola, nel gruppo di catechesi), di situazioni belle o spiacevoli; accompagnarli nella comprensione del progetto di Dio, aiutandoli a rispondere oggi «a misura di ragazzi».

DINAMICA –  Chiamati per nome!

I catechisti hanno preparato in precedenza un roveto grande al centro della sala, e un piacevole sottofondo musicale. Intorno al roveto tappeti per far sedere i ragazzi.
Nella sala rimane un catechista che ha il compito di chiamare ogni ragazzo ripetendo due volte il suo nome (come è avvenuto per Mosè).
Un altro catechista accoglie i ragazzi in un posto distante dalla sala, tanto da poter ascoltare la chiamata. Li trattiene, dialogando, finché arrivano tutti. Favorisce sensazioni di meraviglia, sorpresa, entusiasmo, dubbio… fino a far entrare in un graduale silenzio, perché si possa sentire il nome.
Sollecita, quindi, ogni chiamato a rispondere dirigendosi verso il luogo da cui proviene la voce.

ORIENTARE – Tutti seduti intorno al roveto. Si ascolta ancora un po’ di musica. Si lascia del tempo per soddisfare la curiosità dei ragazzi e raccogliere le loro domande.
Poi uno dei catechisti introduce la vocazione e la missione di Mosè, richiamando l’esperienza appena realizzata. (Es 3,1-12)».
Come ha chiamato Mosè, Dio chiama anche noi oggi. Si fa presente nella nostra vita, nei poveri e sofferenti; non ci abbandona mai, perché si ricorda delle sue promesse di vita.

ATTIVITÀCome il roveto bruciava e non si consumava, così la voce di Dio non si stanca di chiamare anche noi fino a quando non avremo fatto la nostra parte. Dio ci dice oggi: «Ho bisogno di te. Se ti rifiuti, non posso operare». Quando le persone non si aiutano fra loro, fermano la mano di Dio che vuole aiutarci.
Conosciamo persone, situazioni, Paesi in difficoltà: in parrocchia, a scuola, vicino casa, nel mondo? Annotare, su un foglio grande, le risposte dei ragazzi.
Il catechista invita i ragazzi a costruire il roveto (senza la fiamma divina) con plastilina o altro materiale; poi le fiammelle e su ciascuna la scritta di un bisogno individuato.
Si attaccano le fiammelle al roveto e si risponde in gruppo a qualche bisogno.
Il roveto è posto in un angolo della sala-incontri. Ogni volta che si offre sollievo a un disagiato, si sostituisce la rispettiva fiammella con un fiore colorato, fino a quando il roveto è trasformato in albero della solidarietà.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2011 clicca qui

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