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Tra note e realtà – Siamo tutti là fuori

Siamo di qua, siamo di là, siamo dove ci và
Andiamo in giro tutta la notte…
Fuori di qua dove si và che posto non ce n’é
e non c’è modo di parcheggiare l’anima
Si và in un pub e basta un po’ di birra e musica
per non sentirci soli mai…
Di notte come dentro a un film
Un gran bel film!
Siamo tutti là fuori
in attesa di vivere un sogno incredibile…
Siamo storie e i domani
sono solo domande lontane da noi

(Dolcenera, Siamo Tutti Là Fuori )

Chi siamo?
Sempre un po’ più in là, un po’ più fuori, un po’ più oltre! Ma chi siamo?
Tutti dicono qualcosa di noi: sanno chi siamo e cosa pensiamo. Molti pensano di avere ricette pronte, ipotesi preconfezionate sul nostro futuro. Inchieste, ipotesi, diagnosi…

Ma di tanti cervelloni chi abita con noi là fuori?
Cos’è per noi la notte?
Perché parcheggiare l’anima?
Abbiamo voglia di futuro,
anche se ci spaventa sempre un po’!

Stiamo lottando con il nostro passato perché qualcuno ci vuole appiccicare quello che non abbiamo scelto! Amiamo musica e sensazioni forti: perché ci fanno sentire insieme, proiettati verso l’incredibile.
In migliaia continuiamo a popolare concerti…
Siamo forti!
Siamo tanti!
Siamo diversi!
Ciascuno con la propria voce, con i propri sogni, con la propria vita.
Siamo noi? Ma non fuori di noi!
Siamo storie e… i domani sono solo domande?
Fino a quando?

                                                                                                                                                                                           di  suor Mariangela fsp

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GP2 GenerAzioni – Gesù!

Signore Gesù! Ci presentiamo davanti a Te, sapendo che ci chiami e ci ami così come siamo. “Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio” (Gv 6,68-69). La tua presenza nell’Eucarestia è cominciata con il sacrificio dell’ultima cena e continua come comunione e donazione di tutto ciò che sei.
Aumenta la nostra fede.

Per mezzo di te e nello Spirito Santo che ci comunichi, vogliamo arrivare fino al Padre per dirgli il nostro “si” unito al tuo. Con te possiamo ormai dire: “Padre nostro”. Seguendo te, “via, verità e vita”, desideriamo penetrare nell’apparente “silenzio” e “assenza” di Dio, squarciando la nube del Tabor, per ascoltare la voce del Padre che dice: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo (Mt 17,5).
Con questa fede fatta di ascolto contemplativo, sapremo illuminare le nostre situazioni personali, così come i diversi settori della vita familiare e sociale.
Tu sei la nostra speranza, la nostra pace, il nostro mediatore, fratello e amico.

Il nostro cuore si riempie di gioia e di speranza nel sapere che sei “sempre vivo per intercedere per noi” (Eb 7,25).
La nostra speranza si traduce in fiducia, gioia pasquale e rapido cammino con te verso il Padre.
Vogliamo avere i tuoi stessi sentimenti e vedere le cose come le vedi tu.
Perché tu sei il centro, il principio e la fine di tuttoSorretti da questa speranza, vogliamo infondere nel mondo questa gerarchia di valori evangelici, per cui Dio e i suoi doni salvifici occupano il primo posto nel cuore e nella azioni della vita concreta“.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II

Buona domenica! – Pentecoste

«Vieni Santo Spirito…
invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli»

Dalla Sequenza di Pentecoste
DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno A

Pentecoste! Lo Spirito promesso dal Maestro abbatte le porte, risveglia gli animi, scuote nel profondo le vite dei dodici e della sua assonnata Chiesa. Pentecoste! Il fuoco della Parola incendia i cuori, il Vangelo contagia le nazioni.
Vieni, tenerezza di Dio!

Lo Spirito è vento, di cui non sai la provenienza e la destinazione; impalpabile, raggiunge tutti gli spazi, si insinua ovunque, non conosce ostacoli. Lo Spirito è colui che può raggiungere il nostro “io” più profondo, la nostra vita più intima e segreta. Il vento scuote, smuove, inquieta. Abbiamo bisogno dello Spirito quando, come gli apostoli, siamo chiusi nelle nostre paure, a porte blindate, e non ci fidiamo del Signore. Lo Spirito ci scalza, ci mette continuamente in strada, ci smuove dalle nostre pseudo-sicurezze. Lo Spirito è fuoco, passione, emozione, coinvolgimento. Quando abbiamo la percezione quasi fisica della presenza di Gesù è lui, lo Spirito, che sta scaldando il nostro cuore! Non per niente Gesù lo definisce il “Consolatore”, colui che (ci) fa compagnia. Se viviamo una fede troppo intellettuale, troppo legata al ragionamento senza lasciar spazio al coinvolgimento, è dello Spirito che abbiamo bisogno…
Infine lo Spirito è Parola. Parola che fa comunione, che lega, che inventa la Chiesa, che costruisce, che rende testimoni e dà coraggio. Invochiamo lo Spirito quando facciamo fatica a rendere testimonianza al Signore, quando ci vergogniamo un po’ della nostra fede cristiana.
Anche a costo di sembrare un po’ euforici, vogliamo rendere testimonianza con gioia della presenza del Signore Gesù: vieni Spirito Santo!

(PAOLO CURTAZ)

 

Buona domenica!

«Uomini di Galilea,
perché state a guardare il cielo?»

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno A

Una strana festa, quella dell’Ascensione, ammettiamolo. Come i discepoli, anche noi avremmo optato per un’altra soluzione: perché non immaginare uno staterello governato da Gesù in cui rifugiarsi da questo mondo infausto e rissoso? Questa storia di Gesù che se ne va a me proprio non va giù. E invece. Nei Vangeli la Risurrezione, l’Ascensione e la Pentecoste compongono uno stesso quadro, un identico evento. Gesù, risorgendo, è già presso il Padre e dona lo Spirito. Gesù, che siede alla destra del Padre, non è più vincolato dal tempo e dallo spazio e può dire con verità: io sono con voi per sempre. Benvenuti nella logica di Dio.
Il cuore del racconto è la descrizione di una consegna: gli apostoli ricevono il mandato dell’annuncio da parte del Risorto.
L’Ascensione segna l’inizio del tempo della Chiesa. Uffa.
Sono gli angeli a dare la chiave interpretativa dell’evento: non guardate il cielo, guardate in terra, guardate la concretezza dell’annuncio. I discepoli del Risorto sono chiamati ad annunciarlo, finché egli venga, a renderlo presente. La Chiesa, allora, diventa il luogo dell’incontro privilegiato col Risorto, e assolve il suo compito solo quando rende presente il Vangelo.
Diversamente da Luca, Matteo situa l’addio in Galilea, su di un monte. Monte che rappresenta il luogo dell’esperienza divina: solo chi l’ha incontrato può raccontarlo con credibilità.
E in Galilea: il luogo della frontiera, del meticciato, del confine. Ai tempi di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto! La Galilea, però, è anche il luogo dove tutto è iniziato, il luogo dell’incontro, dell’innamoramento: solo attingendo alle esperienze che ci hanno convertito possiamo annunciare con verità il Signore.
Ecco cosa significa non guardare il cielo: partire dalla povertà della mia parrocchia, dal senso di disagio che provo nel vivere in un paese rissoso e partigiano, dall’impressione di vivere alla fine di un Impero che crolla pesantemente sotto un cumulo di verbosità. Qui siamo chiamati a realizzare il Regno, a rendere presente la speranza. Qui, in questa Chiesa fragile, in un mondo fragile. Ma che Dio ama.
Allora non stupisce il dubbio dei discepoli, che è il nostro. Non è una Chiesa muscolosa quella che annuncia con verità, ma autentica e in conversione. Il dubbio è un atteggiamento fondamentale per il credente, essenziale per la crescita. L’ateo è sommerso dai dubbi, il credente li fugge. All’ateo Gesù si propone come verità. Al credente come l’innovatore. E ci rassicura: non siamo soli, egli è con noi.
È iniziato il tempo della Chiesa, fatta di uomini fragili che hanno fatto esperienza di Dio e lo raccontano nella Galilea delle genti. La smettiamo di lamentarci e ci rimbocchiamo le maniche?

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione guarda il power-point:
Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale
= = = CLIKKA SULL’IMMAGINE = = =

 

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GP2 GenerAzioni – Media!

Le moderne tecnologie hanno a loro disposizione possibilità senza precedenti per operare il bene, per diffondere la verità della nostra salvezza in Gesù Cristo e per promuovere l’armonia e la riconciliazione.
Eppure, il loro cattivo uso può fare un male incalcolabile, dando origine all’incomprensione, al pregiudizio e addirittura al conflitto.

Invece di costruire l’unità e la comprensione, i media possono demonizzare altri gruppi sociali, etnici e religiosi, fomentando la paura e l’odio.
I responsabili dello stile e dei contenuti di quanto viene comunicato hanno il serio dovere di assicurare che questo non avvenga. Anzi, i media hanno un potenziale enorme per promuovere la pace e costruire ponti di dialogo tra i popoli […].
Come afferma san Paolo […]: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 21).

Il principio etico fondamentale è il seguente: “La persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale“.

La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale di altre persone. Prima di tutto, dunque, i comunicatori stessi devono mettere in pratica nella propria vita i valori ed i comportamenti che sono chiamati ad insegnare agli altri. In particolare, questo richiede un impegno autentico per il bene comune, un bene che non è confinato nei limitati interessi di un determinato gruppo o di una nazione, ma che abbraccia i bisogni e gli interessi di tutti, il bene dell’intera famiglia umana.
I comunicatori hanno l’opportunità di promuovere una vera cultura della vita prendendo loro stessi le distanze dall’attuale cospirazione a danno della vita e trasmettendo la verità sul valore e la dignità di ogni persona umana”.

 

 

Dal messaggio di Giovanni Paolo II
per la XXXIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
I mezzi della comunicazione sociale:
al servizio della comprensione tra i popoli

 

 

 

Buona domenica!

«Pronti sempre a
rispondere
a chiunque vi domandi ragione
della
speranza
che è in voi
»

Dalla prima lettera di San Pietro Apostolo (1Pt 3,15-18)
VI DOMENICA DI PASQUA – Anno A

Viviamo tempi difficili, inutile negarlo. Difficili umanamente, difficili cristianamente. Il futuro è denso di nubi scure e il rischio di vedere sempre e solo il negativo rischia di contagiare anche i cristiani più virtuosi.
Gesù è chiaro: il mondo non lo vede presente, parla di lui come di un grande personaggio del passato, come di un simpatico profeta finito male, come accade a molti profeti; ma i discepoli, afferma il Maestro, continuano a vederlo, lo riconoscono, lo annunciano, lo ascoltano, lo pregano.
Il primo dono che Gesù promette ai discepoli intimoriti è il Paraclito, cioè il soccorritore, l’aiutante, l’intercessore, che ci aiuta a ricordare le parole del Maestro, che ci aiuta a vedere le cose in maniera completa. Di questo abbiamo bisogno, urgente: di un aiuto che ci aiuti a leggere la grande storia e la nostra storia personale alla luce della fede. Le cose che accadono, allora, acquistano una luce diversa, con un orizzonte di riferimento più ampio, una prospettiva di salvezza, di redenzione che Dio realizza in mezzo all’umanità inquieta.
Il soccorso che Dio ci manda è funzionale alla nostra missione: i discepoli che “vedono” Gesù, che si accorgono della sua presenza, sono invitati ad annunciare il nuovo modo di vivere che Dio realizza attraverso la comunità dei salvati, la Chiesa, appunto.
Se è davvero così, allora, la difficoltà diventa straordinaria opportunità, occasione di annuncio, ragione di conversione.
Ne sa qualcosa Filippo che, a causa della persecuzione che si è scatenata contro la primitiva comunità, è fuggito e si ritrova in Samaria, la terra abbandonata, la terra eretica, la sposa infedele che Gesù stesso ha cercato di sedurre e di riconquistare. La fuga diventa luogo per l’annuncio e conversione di nuovi discepoli.
Ad una condizione, come ammonisce Gesù: restare fedeli al comandamento dell’amore, ad ogni costo.
Solo il comandamento dell’amore, in questi tempi, è in grado di perforare la spessa corazza anticristiana e neoclericale che abita la nostra società fintamente cristiana.
Dimorare nell’amore, non scoraggiarsi e approfondire la fede, come suggerisce Pietro. Il nostro cristianesimo occidentale oscilla fra due eccessi ugualmente pericolosi: il ritorno ad un clima di chiusura e di contrapposizione col mondo innalzando inutili barriere nei confronti degli altri ed il rischio di cedere ad un cristianesimo emotivo e popolare, che segue le apparizioni e dimentica il deposito della fede. Davanti alla chiusura e al misticismo semplificato e superstizioso Papa Benedetto propone, come da sempre la Chiesa propone, un’alleanza fra intelligenza e fede, fra conoscenza e spiritualità. Solo con la fatica dello studio, della comprensione dei testi, della preghiera feconda e motivata, della ricerca umile della verità possiamo incrociare le attese dell’uomo contemporaneo alla ricerca di senso. Così, diverremo capaci di rendere ragione della speranza che è in noi.

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione puoi scaricare il power-point: Illuminare il mondo

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GP2 GenerAzioni – Spalancate!

Alla vigilia del nuovo millennio, vi rinnovo di cuore l’invito pressante a spalancare le porte a Cristo, il quale “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Accogliere Cristo significa ricevere dal Padre la consegna a vivere nell’amore per Lui e per i fratelli, sentendosi solidali con tutti, senza discriminazione alcuna; significa credere che nella storia umana, pur segnata dal male e dalla sofferenza, l’ultima parola appartiene alla vita e all’amore, perché Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi, affinché noi potessimo abitare in Lui.

[…] Contemplate e riflettete! Iddio ci ha creati per condividere la sua stessa vita; ci chiama ad essere suoi figli, membra vive del Corpo mistico di Cristo, templi luminosi dello Spirito dell’Amore. Ci chiama ad essere “suoi”: vuole che tutti siano santi.
Cari giovani, abbiate la santa ambizione di essere santi, come Egli è santo!
Mi chiederete: ma oggi è possibile essere santi? Se si dovesse contare sulle sole risorse umane, l’impresa apparirebbe giustamente impossibile. Ben conoscete, infatti, i vostri successi e le vostre sconfitte; sapete quali fardelli pesano sull’uomo, quanti pericoli lo minacciano e quali conseguenze provocano i suoi peccati. Talvolta si può essere presi dallo scoraggiamento e giungere a pensare che non è possibile cambiare nulla né nel mondo né in se stessi.

Se arduo è il cammino, tutto però noi possiamo in Colui che è il nostro Redentore.
Non volgetevi perciò ad altri se non a Gesù.
Non cercate altrove ciò che solo Lui può donarvi.
[…] Giovani di ogni continente, non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio! Siate contemplativi e amanti della preghiera; coerenti della vostra fede e generosi nel servizio ai fratelli, membra attive della Chiesa e artefici di pace. Per realizzare questo impegnativo progetto di vita, rimanete nell’ascolto della sua Parola, attingete vigore dai Sacramenti, specialmente dall’Eucaristia e dalla Penitenza.
Il Signore vi vuole apostoli intrepidi del suo Vangelo e costruttori d’una nuova umanità”.

Dal messaggio di Giovanni Paolo II
per la XV Giornata Mondiale della Gioventù:
“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

Buona domenica!

«Verrò di nuovo
e vi prenderò con me,
perché dove sono io
siate anche voi.
E del luogo dove io vado
conoscete la via»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 14,1-12)
V DOMENICA DI PASQUA – Anno A


A Tommaso Gesù indica un percorso, un
a strada. Agli inizi della Chiesa i cristiani erano definiti “quelli della via”, coloro che seguono un cammino. Invece, oggi, molti concepiscono la fede come una casa, un rifugio, un bunker, un pacco di verità inamovibili cui credere. Che buffo!
È dinamico, il cristianesimo, è sempre per strada, colui che segue chi non ha dove posare il capo non può illudersi di essere cristiano una volta per sempre!
E Gesù risponde allo spaesato Tommaso, che ha appena saputo, ma non capito fino in fondo, che il Signore ci precede, va altrove, non ci lascia soli, ma ci invita a rimboccarci le maniche. Per restare fiduciosi, dice Gesù, dobbiamo fidarci di lui che è via, verità e vita.
VIA:
Essere cristiani, a volte lo dimentichiamo, significa seguire Gesù, imitare Gesù, fidarsi di lui. Conoscerlo, anzitutto, e lasciarci amare. Frequentare la sua parola nella meditazione, cercarlo nella preghiera personale e comunitaria, riconoscerlo nel volto del fratello povero. Il cristianesimo è una proposta di cambiamento radicale del nostro modo di vedere il mondo e Dio. E lo facciamo ascoltando e seguendo il Maestro.
In un mondo stracolmo di opinionisti e piccoli leader che urlano gli uni contro gli altri, Gesù indica se stesso come percorso, la porta attraverso cui le pecore possono uscire dai tanti recinti (anche religiosi!) in cui ci hanno rinchiusi.
Diventare cristiani significa amare come Gesù ha amato, seguire la via, che non è un insieme di belle nozioni, ma una persona.
VERITA’:
Gesù è la verità. Verità che esiste e che chiede di essere accolta in un mondo che nega la possibilità stessa che esista una verità (eccetto una: quella che non esiste nessuna verità!), o che riduce la verità a livello di opinione, in un malinteso senso di tolleranza, mettendo tutto e tutti sullo stesso piano, come se la libertà significasse che nulla più è autentico. La verità è evidente, si impone, non ha da convincere. Ma solo un cuore onesto, disincantato, ragionevole è in grado di coglierla.
Ciò che il cercatore di Dio è invitato a fare è mettersi in gioco, fino in fondo, non barare, non impigrirsi ma cercare, restare aperto e disponibile alla crescita intellettuale ed interiore. E, se possibile, dedicare qualche energia alla conoscenza: non se ne può più di un cristianesimo approssimativo e solo emotivo!
VITA:
Chi ha scoperto Gesù nel proprio percorso può affermare con assoluta verità che il Signore gli ha donato la vita.
Anche se la propria vita è acciaccata o dolorante, il discepolo sa che è un gigantesco progetto d’amore quello che si sta manifestando nel nostro mondo.

Proprio ieri ho conosciuto una giovane coppia; lei mi raccontava di essere di madre indiana cattolica, proveniente da un’antichissima comunità che si dice evangelizzata dall’apostolo Tommaso. Sì, proprio Tommaso che, evidentemente, ha finalmente capito cosa significa che Gesù è via, verità e vita. E lo ha raccontato.

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione puoi scaricare il power-point: Irripetibili

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Buona domenica!

Cammina davanti ad esse,
e le pecore lo seguono
perchè conoscono la sua voce

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)
IV DOMENICA DI PASQUA -Anno A-

La parola a…
Paolo Curtaz

È risorto, il Maestro.

Lo hanno visto, incontrato, abbracciato. Hanno pianto e riso i discepoli, stupiti, perplessi, scossi.
Ci vuole del tempo per credere, lo sanno, lo sappiamo.
Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro, Maria di Magdala che non si stacca dal suo dolore, Tommaso e la sua straziante sofferenza, i discepoli di Emmaus e la loro speranza delusa…
Convertirsi al risorto non è un affare di pochi minuti, non è un percorso per uomini deboli, ma per uomini e donne forti e tenaci.

Li raggiunge, il Maestro, là dove sono, nella condizione in cui sono.
Li raggiunge e li aiuta a superare ogni paura, ogni sofferenza.
Li raggiunge perché li ama, perché vuole per loro salvezza piena, perché li aiuta nello scoprire Dio e nello scoprirsi credenti.
Lo fa perché la loro vita è preziosa al suo sguardo.
Lo fa perché sa dove portarli, dove portarci.
A chi sto veramente a cuore?
Per chi sono veramente prezioso? 
Ecco la novità sconcertante.
L’inattesa rivelazione: a Dio sto a cuore.

…e per riflettere puoi scaricare: Scoprire e seguire la verità

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Tra note e realtà – Domenica e lunedì

No, non perdetelo il tempo ragazzi;
non è poi tanto quanto si crede.
Date anche molto a chi ve lo chiede…
Se ne va… è la vita che se ne va…
Se ne va… non sprecatela
in sogni da poco
.

Vanno le nuvole coi giorni di ieri
Guardale bene e saprai chi eri;
è così fragile la giovinezza non consumatela nella tristezza.
Dopo domenica è lunedì.

(Branduardi – Domenica e lunedì)

Cos’è il tempo? Ci hai mai pensato?
Una volta un saggio mi disse:E’ la moneta più preziosa per acquistare l’eternità! Lascia che il tuo tempo sia abitato da scelte coraggiose e l’universo danzerà con te. Apri ogni giorno gli occhi al nuovo sole e grida il tuo sì, deciso, alla vita. Tutta la creazione fiorirà con te… ogni bambino nascerà con te… ogni uomo spererà con te…
Di chi sono i tuoi giorni e il tuo tempo? Sei proprio sicuro che ti appartenga?
Esci fuori.
Se cammini tra la gente e, ritornando a casa, non ricordi neppure un volto o uno sguardo, forse la tua vita appartiene ai tuoi problemi, alle delusioni… a qualche rimpianto. Occhi bassi e Ipod acceso… eppure il tempo è l’immenso: incontri, mani tese, posti ceduti, vite incrociate.
L’alternativa? Essere UNO alternativo!
Uno che rischia pesante; che non sa farsi i fatti propri; che crede che il battito d’ali di una farfalla possa muovere potenti uragani.
E se ti sentissi veramente una piccola farfalla davanti all’universo… non fermarti.
Oggi, c’è un uragano, da qualche parte nel mondo, che per muoversi ha bisogno delle tue ali!

E di domani… nessuno lo sa! O forse sì?

                                                                                                                                                                                  di Suor Mariangela fsp

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