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Buona domenica! – IV di Avvento (Anno B)

«Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te»

Dal Vangelo di Luca (Lc 1,26 – 38)
IV DOMENICA DI AVVENTO – Anno B

Far nascere Dio. Farlo rinascere.
Lasciare che sia lui a illuminare le nostre vite, le nostre quotidianità, le nostri crisi finanziare previste o meno. Non per fuggire una realtà sempre più tenebrosa, ma per darle un nuovo orizzonte.
Abbiamo già sperimentato una vita basata sull’apparenza, sulla corsa all’immagine e all’apparenza, abbiamo già visto cosa significa sbattersi per potersi permettere l’ultimo marchingegno elettronico, abbiamo già visto come si sta nel paese dei balocchi in cui la volgarità diventa il nuovo linguaggio e il pettegolezzo viene sdoganato e trasformato in virtù, abbiamo visto cosa succede se l’economia diventa la nuova ideologia dominante.
Abbiamo già dato, grazie. Ora ridateci Dio.

IL DIO VERO
Non quello che benedice le nostre battaglie, non quello inalberato sui vessilli di conquista, non quello che protegge le nostre idee. Non il Dio che stabilisce l’autorità costituita, che esalta il dolore, che ci chiede di sopportare con cristiana rassegnazione. Non il Dio delle parate e delle cerimonie, dei miracoli e delle apparizioni, degli uomini straordinari e dei santi strampalati, strani e irraggiungibili.
Il Dio di Gesù. Il Dio bambino. Il Dio inutile.
Quello annunciato da profeti, atteso e riconosciuto con stupore dal Battista, quello che ci raggiunge ogni giorno, che chiede di nascere in ogni uomo.
Manca una settimana al Natale. Un Natale dimesso, gonfio di inquietudini. Un Natale che non sarà ebbro di inutili doni (e chissà che un po’ di austerità non aiuti l’anima), che sarà attento alla spesa per il pranzo, che avrà in sottofondo l’ansia per la mobilità, per la cassa integrazione, per la fine del contratto.
Dio nasce, proprio ora. Proprio qui.

DAVIDE
Come? Quando? Dove?
Maria e Davide, i protagonisti della Parola di oggi, ci danno un preziosa indicazione. La nascita di Dio in noi è, anzitutto, sua iniziativa.
Davide, ormai invecchiato e intristito dalle vicende della vita, vede il suo formidabile Regno percorso da spinte secessioniste. L’erede al trono è stato ucciso dal fratello, a sua volta ucciso durante una battaglia dall’esercito di Davide. Il terzogenito sarà a sua volta ucciso da Bersabea, che vuole mettere sul trono il figlio Salomone. Così accadrà e Davide teme di non vedere più nessun suo discendente a governare su Israele. Decide di costruire un tempio al Dio che lo ha fatto tanto crescere e Natan, profeta di corte, lo ferma: non sarà il re a costruire una casa, ma Dio gli costruirà una discendenza. Così sarà.
Nonostante tutto, dopo l’esilio in Babilonia, la casa di Davide scomparirà, ma sarà un suo discendente, il figlio di Giuseppe di Betlemme, a prendere il suo posto. Jeshua il nazoreo salirà sul trono di Davide. Ma non come si aspetta il grande re.
È sempre Dio che prende l’iniziativa.
È sempre lui che ci viene incontro, che si fa vicino, che nasce in noi.
Mai come ce lo aspetteremmo.

MARIAM LA BELLA
Prendete l’adolescente e acerba ragazzina di Nazareth, ad esempio. Se proprio Dio vuole nascere, perché lo fa in un buco di paese mai citato nella Bibbia, ai margini delle grandi vie di comunicazione, in un posto brullo in cui la gente viveva nelle caverne? Perché con una ragazzina di tredici anni? Perché non a Roma, in casa dell’Imperatore? Perché non oggi, con i satelliti e internet?
Così è Dio. Imprevedibile.
E Maria ci insegna le altre caratteristiche per far nascere Dio nella nostra vita. Non importa cosa facciamo, o se siamo persone straordinarie. Nella quotidianità nasce Dio. Anche se abitiamo in un paesino di provincia poco allettante e poco famoso. Anche se non abbiamo grandi qualità e non riusciremo mai ad emergere dall’anonimato. Anche se non facciamo parte dei vip di questo mondo.
Dio non nasce nelle persone che se lo meritano, e nemmeno nelle persone particolarmente religiose. Dio non nasce se siamo preparati teologicamente.
Dio nasce nei cuori che ancora si sanno stupire, come sanno fare gli adolescenti.
Davide e Maria, appunto.

IL RACCONTO DI LUCA
Luca riprende lo schema delle tante “annunciazioni” presenti nella Bibbia. Poco importa come si siano svolti i fatti: così Luca ce li racconta. E ci stupisce.
Non la moglie dell’imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni, sceglie Dio, ma la piccola adolescente Mariam (la bella). A lei chiede di diventare la porta d’ingresso per Dio nel mondo.
Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente dicendo: Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo? Appunto.
Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo basiti (noi, razionali figli di Piero Angela) davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, davanti all’ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l’Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.
Scegliere Nazareth, un paese occupato dall’Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia del tempo, in un’epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, per incarnarsi, ci rivela ancora una volta la logica di Dio, logica basata sull’essenziale, sul mistero, sulla profezia, sulla verità di sé, sui risultati imprevisti (e sconcertanti).

Una piccola settimana ci separa dal Natale e dal mare di banalità e di sofferenza che porterà ad alcuni. Andiamo a Betlemme, amici, così come siamo: come Davide nella prima lettura che vuole costruire un bel tempio al Dio, anche noi ci sentiremo rispondere: «lasciati fare, non preoccuparti di come hai preparato il tuo avvento, sono io che ti vengo incontro».
Che volete, così è il nostro Dio, lasciamoci incontrare!

(PAOLO CURTAZ)

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Tra note e realtà – Where is the love?

 Cosa c’è di sbagliato nel mondo, mamma?
…Persone che uccidono, persone che muoiono,
bambini feriti e li senti piangere.
Sei capace di mettere in pratica quello che predichi
e di porgere l’altra guancia?
Padre, Padre, Padre, aiutaci mandaci un segno da lassù
perché queste persone mi portano a chiedermi:
Dov’è l’amore?
Davvero non è lo stesso, sempre uguale
I nuovi giorni sono strani, il mondo è matto
Se l’amore e la pace sono così forti
Perché queste parti dell’amore non ci appartengono?
…Con nazioni che sganciano bombe
e gas chimici che riempiono i polmoni dei più piccoli,
con sofferenze progressive, mentre i giovani muoiono giovani?
Allora chiediti se l’amore è davvero sparito…
Dov’è l’amore, forza, voi tutti?
Dov’è la verità, forza, voi tutti?
Dov’è l’amore, voi tutti?
(
Black Eyed Peas, Where is the love? – traduzione italiana-)  

Padre, aiutaci! Mandaci un segno da lassù!
Dov’è l’amore se guerre piccole e grandi sono in corso e non sappiamo il perché?
Dov’è la verità, se tutti la nascondono e la mascherano?
Perché l’equità e la comprensione abitano sempre più lontano dal nostro pianeta?
Father, Father, Father help us!
E’ grido potente e forte che sempre può trovare una risposta. La casa dell’amore, che spesso cerchiamo lontano da noi; la presenza dell’amore che crediamo legata alle scelte dei potenti; la forza dell’amore la cui potenza siamo certi dipenda dai “grandi”… è in noi e dipende da noi.
E’ legata alla nostra debolezza, è intrappolata nella nostra superficialità, rimane invischiata nella nostra omertà. Ci sentiamo troppo soli per agire, troppo stanchi per pensare, troppo pochi per lottare, troppo fragili per credere.
Father, Father, Father help us!
P
adre aiutaci a sentire l’amore nascere nelle nostre scelte. E l’amore diventi la nostra forza, la nostra determinazione, il nostro lottare, il non arrenderci.
Padre aiutaci a esserci in questa storia, a sentirci parte presente di un nuovo modo di pensare, di agire, di volere.
Dov’è l’amore nelle leggi?
Dov’è l’amore nelle famiglie?
Dov’è l’amore nella nostra società?
Dov’è l’amore nella nostra vita?
Ecco sta per nascere, proprio ora: piccolo germoglio nelle nostre mani.
E’ la potenza di Dio che sceglie l’uomo, perché l’uomo possa diventare Dio.
E’ il mistero del Suo farsi carne, perché la carne possa vibrare di infinito.
E’ il mistero di Dio che entra nella storia.
E’ il mistero dell’uomo penetrato dall’eternità.

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

GP2 GenerAzioni – Maria!

Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria,
raccogliamo nelle nostre mani
quanto un popolo è capace di offrirti;
l’innocenza dei bambini,
la generosità e l’entusiasmo dei giovani,
la sofferenza dei malati,
gli affetti più veri coltivati nelle famiglie,
la fatica dei lavoratori,
le angustie dei disoccupati,
la solitudine degli anziani,
l’angoscia di chi ricerca
il senso vero dell’esistenza,

il pentimento sincero
di chi si è smarrito nel peccato,
i propositi e le speranze
di chi scopre l’amore del Padre,
la fedeltà e la dedizione
di chi spende le proprie energie nell’apostolato e nelle opere di misericordia.

E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi
altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo.
Vogliamo che la nostra carità sia autentica,
così da ricondurre alla fede gli increduli,
conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.
Concedi, o Maria, alla comunità civile
di progredire nella solidarietà,
di operare con vivo senso della giustizia,
di crescere sempre nella fraternità.
Aiuta tutti noi ad elevare
gli orizzonti della speranza
fino alle realtà eterne del Cielo.
Vergine Santissima,
noi ci affidiamo a Te
 e Ti invochiamo,
perché ottenga alla Chiesa

di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo,
per far risplendere davanti al mondo
il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo.

Giovanni Paolo II

Buona domenica! – III di Avvento (Anno B) – Gaudete

Guarda, o Padre, il tuo popolo, che attende
con fede il Natale del Signore, e fa’ che
giunga a celebrare con rinnovata esultanza
il grande mistero della salvezza.

Colletta
III DOMENICA DI AVVENTO – Anno B – GAUDETE

Sarà un Natale sottotono, dicono gli esperti. Vorrei vedere il contrario!
La crisi economica che sta travolgendo il mondo, complessa a articolata, ma sempre e comunque una nostra creatura, fragilizza le nostre vite, ci rende insicuri. La festa di Natale rappresenta il culmine dello shopping, ma quest’anno dobbiamo fare i conti con gli aumenti dei beni di prima necessità e agiamo tutti con maggiore prudenza.
Quanto attuali risuonano, allora, gli inviti alla fiducia e alla gioia presenti in questa terza domenica di avvento! Il mondo ci dimostra ampiamente i suoi limiti, le false promesse di benessere diffuso e di crescita globale fanno i conti con la dura realtà: ogni progetto, anche il più virtuoso, si confronta con l’egoismo umano, con i pochi che, già ricchi, sono travolti dalla bramosia del potere e della ricchezza, impoverendo gli altri. Dobbiamo trovare delle soluzioni comuni e condivise, certo, ma dobbiamo anzitutto guardare con autenticità alla natura umana e ai suoi limiti.
Solo uno sguardo che sa andare oltre, che volge l’attenzione verso l’altrove può costruire un mondo diverso.
Rimanere nella gioia, allora, significa fare una scelta di campo, schierarsi.
Gioire non è, anzitutto, un’emozione, ma un gesto di volontà. Si può gioire anche nella difficoltà.
Come fanno gli esiliati di Gerusalemme.

RITORNI
Ricordate la prima lettura di domenica scorsa? Quando un nuovo scrittore riprende in mano il libro di Isaia, la profezia si è avverata: sono i persiani, ora, a dominare la scena politica: i babilonesi sono sconfitti e gli ebrei liberati, dopo settant’anni di deportazione. Il rientro a casa è difficile e pieno di pericoli ma, la cosa peggiore, è che a Gerusalemme nessuno più si ricorda di loro. I deportati vengono confinati al margini della città, sull’altura di Sion, le loro terre sono ormai coltivate da altri, ebrei senza scrupoli approfittano della crisi finanziaria (!) per prestare a tassi di usura e un’inattesa carestia porta alle soglie della morte gli scampati. Sopravissuti alla prigionia, ora rischiano di morire di stenti nella città che li ha dimenticati. E Isaia, il cosiddetto terzo Isaia, profetizza e invita tutti alla gioia.
Nel dolore la verità si fa più chiara, scrive uno visionario Dostoevskij, e, a volte, è vero.
Per restare nella gioia occorre fede, una prospettiva diversa.
Se la gioia mi deriva dall’emozione di realizzare un sogno, di possedere un oggetto da sempre desiderato, è fragile e qualunque ostacolo la può distruggere. Se la mia gioia è riposta in Dio, come sono invitati a fare i deportati, posso coltivare la speranza per il futuro.

PREGHIERA
La gioia dell’altrove che mi permette di vivere il dolore presente con fiducia nasce dalla preghiera, afferma Paolo scrivendo ai Tessalonicesi. Un preghiera che non è l’insistente richiesta di risoluzione dei problemi, ma l’abbandono fiducioso in chi può darmi la forza per affrontare ogni notte, ogni dolore.
È possibile prepararsi al Natale nonostante la grande fatica che stiamo sperimentando. È possibile vivere con una gioia che nasce dalla fede ed è nutrita, nello Spirito, dalla preghiera.
Cristo nasce nei nostri cuori, se lo desideriamo. Lo incontriamo vegliando su noi stessi, lasciando che l’interiorità riprenda il suo spazio nelle nostre vite travolte dagli affanni. Ma esiste una condizione, semplice.
Per poter accogliere Dio che nasce, dobbiamo camminare verso l’autenticità.

CHI SEI?
Giovanni
riceve la visita degli inviati del Sinedrio che si interrogano, loro, i detentori del potere a proposito di questo strano personaggio che non si spaventa neppure di fronte alle autorità religiose, che non ne enfatizza il ruolo, che tira diritto per la sua accidentata strada.
«Chi sei?», chiedono. Giovanni è chiaro: lui non è il Cristo.
Potrebbe pensarlo: gli altri lo pensano di lui (bisognosi come siamo di Cristi).
Potrebbe approfittarne, cedere alla più subdola delle tentazioni, quella del delirio di onnipotenza. No, dice Giovanni, lui non si prende per Dio. Anche lui, come i penitenti, ne è disperatamente alla ricerca…
Giovanni ci ammonisce: solo riconoscendo il proprio limite, che è opportunità e non mortificazione, possiamo diventare liberi per accogliere il Dio fragile che nasce. Solo riconoscendo che non abbiamo in noi tutte le risposte, possiamo metterci alla ricerca. Solo entrando nel profondo di noi stessi possiamo trovare la nostra vera identità in Dio.

VOCE
«Chi sei, allora?». Chi siamo, allora?
La logica mondana dice: sei ciò che produci, sei ciò che appari, sei ciò che guadagni, sei ciò che guidi, sei ciò che conti, sei quanto urli. Giovanni sa che non è così, che è illusoria e menzognera questa logica, che, mai, siamo ciò che possediamo o facciamo. Giovanni ha pensato e ha capito, l’attesa spasmodica di un messia hanno creato dentro di lui uno spazio che saprà riconoscerlo e riconoscersi.
«Chi sei, allora?». Un mistico? Un provocatore? Un guru? No, egli è voce.
Voce, voce prestata ad una Parola, voce che amplifica un’idea non sua, voce, che fa riecheggiare un’intuizione di cui anch’egli è debitore.
Poco, vero? O tutto?
Ci immaginiamo sempre di essere dei grandi, di compiere (o scrivere) cose memorabili, di restare nella storia o, perlomeno, nella piccola storia delle persone che amiamo. Dio ci svela cosa siamo in profondità.

Tu, amico lettore, cosa sei? Cosa dici di te stesso?
Forse sei pazienza, o attesa, o sorriso, o perdono, o sogno, o inquietudine.
Contrariamente alla falsa idea del cattolicesimo che mortifica e castra le ambizioni degli uomini (“Se Dio c’è io sono fregato”, pensa Erode), il Vangelo ci svela un Dio che ci aiuta a cogliere la verità di noi stessi.

(PAOLO CURTAZ)

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2011: NOI CREDIAMO ALL’AMORE

È NATO IL SALVATORE

di F. Carletti – A.M. D’Angelo

La rappresentazione in ogni casa della venuta di Gesù, è incentrata sulla statuetta del bambino Gesù nel presepe, posta sulla mangiatoia, circondata da Maria e Giuseppe, oltre che dal bue e dall’asinello. Un Dio che si affida a persone umane, che appare fragile, che suscita in noi tenerezza, che ha bisogno di noi per realizzare il suo progetto di salvezza… e non lo compie mai senza l’uomo!
Possiamo accostarci al Figlio di Dio con questo atteggiamento di tenerezza e ammirazione, stupore e curiosità.
Sarà bello allora realizzare la nostra statuetta del bambino Gesù per vivere momenti di raccoglimento durante questo speciale periodo di Natale.

In continuità con il numero di novembre, dove si proponeva la costruzione di una mangiatoia, in questa scheda operativa si descrive come realizzare con i fanciulli la statuetta del bambino Gesù, usando sagome di polistirolo. La statuetta potrà essere posta, poi, sopra la mangiatoia e tenuta in camera o in altre parti della casa come simbolo del Natale, per vivere in famiglia brevi momenti di preghiera. Materiale: una pallina di polistirolo del diametro di 4 cm, un ovetto di polistirolo di 6 cm di altezza, stuzzicadenti, un pennellino, colori a tempera.
Al lavoro:
Si uniscono le due sagome di polistirolo attraverso un normale stuzzicadenti.
Si dipingono le due sagome con i colori a tempera come nella foto.
Si attende che la tempera si asciughi (per velocizzare si può lasciare per qualche minuto all’aperto).
A questo punto con un pennarello si possono disegnare gli occhi e la bocca, le braccia e decorare a piacimento.

Un consiglio importante: per motivare fanciulli e ragazzi nella realizzazione di questi oggetti, è bene mostrare, prima d’iniziare l’attività, un esempio di prodotto finito. I fanciulli hanno bisogno di vedere, per entusiasmarsi e impegnarsi, cosa realizzeranno, altrimenti è più facile che si perdano d’animo o sbuffino prima ancora di mettersi all’opera.

La sera, durante le feste di Natale, ci si ritrova davanti alla mangiatoia con il Bambino e il lumino acceso, comodamente seduti. Un tenue sottofondo musicale. Il papà o la mamma legge lentamente il brano della nascita di Gesù (Mt 1,18-24).
Si posa lo sguardo sul Bambino per qualche minuto, rimanendo in silenzio, poi si prega:

Gesù, sei solo un bambino nella
culla, eppure sei già capace di parlarmi.
Sì, davanti a te, non è possibile far tacere
sentimenti ed emozioni, messaggi
che ci dicono semplicemente quanto
tu e il Padre ci amate!
Tu, Figlio di Dio, che non ti dimentichi di noi!
Tu, Figlio di Dio,
che hai scelto di stare con noi!
E tu, Dio Padre, che in Gesù
sei stato fedele alle tue promesse!
Gesù, sei solo un bambino
nella culla, ma sei Dio vicino a noi!
Se teniamo la tua luce accesa,
possiamo vederti sempre.
Aiutaci a riempire il nostro lume
con l’olio dell’amore, perché tu risplenda
nei nostri cuori e nei nostri gesti.
Grazie, Gesù!

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Dicembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto del lavoro finito.

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Dicembre 2011 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Buona domenica! – II di Avvento (Anno B)

Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio»

Dal libro del profeta Isaia (Is 40, 3)
II DOMENICA DI AVVENTO – Anno B

Quando è iniziato tutto?
Sono curiosi, i primi cristiani, soprattutto quelli che abitano lontano da Gerusalemme, dispersi nella Babilonia delle genti. Quando è iniziato tutto?
È Marco a decidere di redigere un racconto.
Non un trattato di teologia, ma un racconto, una narrazione dei fatti, una buona notizia, un vangelo. Giravano già dei vangeli che celebravano le gesta degli imperatori. Grandi gesta gonfiate ad arte, uomini che si prendevano per dio, rubandosi il trono con violenza.
Qui, invece, si parla di un ebreo marginale vissuto ai confini dell’Impero. E Marco racconta, aiutato forse da Pietro il pescatore. Mette in ordine gli eventi.
Perché Cristo possa nascere anche nel cuore di chi lo ascolta.
Siamo qui per questo, dicevamo domenica scorsa, siamo qui a far spazio a Dio nel nostro cuore.

CONSOLAZIONE E STRADE
Non facciamo finta che poi Gesù nasce.
Vogliamo farlo nascere nella nostra vita, continuamente, rinvigorire la sorgente che abita in noi. Riscoprire il volto di Dio che egli ha raccontato.
Un Dio che consola, come dice Isaia, deportato in Babilonia col popolo di Israele. Sono passati quarant’anni dall’incendio della città santa e molti, ormai, si sono integrati nella società babilonese.
Non pensano più ad un ritorno in patria, perché dovrebbero?
Isaia li richiama all’essenziale: per scoprire la consolazione di Dio bisogna costruire una strada, una strada in mezzo al deserto. Babilonia e Gerusalemme erano separate da un deserto sterminato e gli antichi avevano preferito costruire una strada che costeggiasse le montagne, lunga mille chilometri, pur di non affrontare quel deserto. Isaia, invece, chiede al popolo di costruire una strada nuova proprio nel deserto, di osare, di volare in alto.
Vuoi incontrare il Dio di Gesù? Il consolatore?
Non omologarti alla mentalità di questo tempo, non rassegnarti, non adagiarti: costruisci un percorso nella tua vita caotica.
L’incontro con Dio è gratuito, è dono, è gratis. Ma per lasciarci incontrare dobbiamo rimboccarci le maniche, entrare nel deserto, fuggire da Babilonia.

RITARDI
Ma, obbietterà qualcuno, dopo duemila anni di preparazione, dov’è questo Cristo? Il Regno nuovo? La profezia di un mondo diverso sembra essersi persa nei meandri della storia umana!
La stessa cosa la pensavano già le prime comunità e un presbitero del primo secolo scrive una lettera, attribuita a Pietro, in cui fornisce due risposte: i tempi di Dio non sono i nostri tempi e Dio pazienta perché possiamo convertirci.
Costruiamo strade nel deserto, ancora attendiamo Dio, pur facendone già esperienza, in attesa di un ritorno ultimo e definitivo, di una pienezza dei tempi, di una consumazione della storia in cui Dio avrà l’ultima parola. E sarà una buona notizia.

PROFETI
Giovanni ha deciso di dedicare la sua vita ad aiutare gli altri a preparare la strada.
Ha rinunciato alle legittime comodità della vita per andare all’essenziale.
Nel deserto accoglie persone che con un segno forte, un’immersione, vogliono cambiare vita.
Cristo lo incontriamo se ci diamo da fare, se diamo retta ai tanti profeti che ancora camminano accanto a noi e che ci suggeriscono i percorsi dell’interiorità.
Cristo lo incontriamo nei gesti/simbolo, nei sacramenti che, se vissuti con verità e fede, ci riportano a lui.
Che bello sarebbe se in questo tempo di Avvento riuscissimo, con i denti, a ritagliarci qualche micro-spazio per la preghiera! Che bello sarebbe riuscire a non lasciarci travolgere dall’imminente buonismo natalizio che rischia di ridurre l’evento ad una melassa di buone intenzioni e decidessimo di costruire una strada nel deserto delle nostre vite caotiche!
È serio il Natale, è severo, ha a che fare col dramma di un Dio presente e di un uomo assente.
Giovanni ci ricorda nuovamente che è impossibile vivere se non capiamo per quale strana ragione siamo stati messi al mondo. Superata la tentazione dei sempre presenti idoli della nostra vita (immagine di sé, carriera, denaro) che falsamente pretendono di riempire il senso di infinito che ci abita, ci resta un vuoto immenso di senso da colmare, il bisogno assoluto di capire.
Molti, ahimè, vi hanno rinunciato, hanno abdicato a pensare, a vivere, travolti dalla quotidianità.
Dio non si scoraggia e ci raggiunge proprio nella quotidianità, diventando uno di noi.

(PAOLO CURTAZ)


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Tra note e realtà – Qualcosa che non c’è

Tutto questo tempo a chiedermi cos’è che non mi lascia in pace…
Tutti questi anni a chiedermi se vado veramente bene così…
Come sono… Così
Così un giorno, ho scritto sul quaderno:
«Io farò sognare il mondo con la musica!»
Non molto tempo dopo quando mi bastava fare un salto
per raggiungere la felicità… e la verità è che…
Ho aspettato a lungo qualcosa che non c’è,
invece di guardare il sole sorgere…
Questo è sempre stato un modo
per fermare il tempo e la velocità.
I passi svelti della gente, la disattenzione,
le parole dette senza umiltà, senza cuore così
solo per far rumore…

(Elisa, Qualcosa che non c’è)

Perché questo canto di Elisa mi abbia fatto pensare all’Avvento non lo so. Ma so con certezza che ascoltarlo e riascoltarlo ha riattivato nel cuore tanti volti, storie e desideri di persone che conosco bene, di gente che ho incontrato in quest’ultimo tempo, di tanti con cui ho solo scambiato qualche parola. In tutti, è tangibile la speranza di un qualcosa di diverso, di una possibilità nuova di vivere e amare; l’attesa di diventare qualcuno, di scoprire le vie della felicità vera; il desiderio di costruire un futuro in cui valga la pena esserci; la voglia di lasciare un segno nella storia.
Sogni e attese che tante volte si scontrano con l’illusione e con l’impossibilità di accadere; e non è questione di ideali irraggiungibili. Spesso è l’impegno, la passione, la perseveranza a cedere. L’attesa pretende il coraggio della pazienza e l’audacia della fiducia. Il tutto e subito distrugge i sogni e non permette al futuro di diventare presente. Non si costruiscono le strade battendo i piedi per terra, né si edificano ponti, scrivendo solo nel desiderio i propri sogni.
Attendere significa metterci del proprio… anzi, perdonate la schiettezza… è necessario rimetterci del proprio, perdere, lasciare, apparentemente arretrare. È il prezzo che il futuro chiede; è il prezzo di chi sceglie seriamente di diventare qualcuno, di esistere; è il prezzo di chi non declina mai ogni responsabilità sul mondo, ma lo cambia con la forza del silenzio e della pazienza.
È questo l’augurio che mi piacerebbe riempisse questi ultimi giorni di attesa.
È augurio per tutti coloro che in questo tempo camminano, credono, sperano, attendono…
E non si tratta di aspettare a lungo qualcosa che non arriverà mai. Ma non è neppure rinnovare, liricamente o sdolcinatamente, l’attesa di un Dio che in un modo o in un altro comunque arriverà, come ogni anno, da più di duemila anni.
Si tratta di accogliere Colui che c’è da sempre… quel sole che da sempre e per sempre ci illuminerà; che sarà la nostra luce e il senso stesso del nostro esistere… il Sole che ama sorgere rompendo schemi e finzioni, che ama andare molto al di là di ogni umana attesa e di ogni orizzonte troppo calcolato.

Il segreto
canta Elisa – è fare tutto come se vedessi solo il sole.
Il segreto
mi piace affermareè fare tutto guardando solo il Sole, prevenendolo nell’attesa delle nuove aurore che spalancherà all’orizzonte, lasciandosi sfiorare e penetrare da quei raggi che, Lui, non farà mai mancare nel tempo.

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

GP2 GenerAzioni – Avvento!

“L’Avvento mantiene viva l’attesa di Cristo, che verrà a visitarci con la sua salvezza, realizzando appieno il suo Regno di giustizia e di pace.

L’annuale rievocazione della nascita del Messia a Betlemme rinnova nel cuore dei credenti la certezza che Dio tiene fede alle sue promesse.

L’Avvento è, pertanto, potente annuncio di speranza, che tocca in profondità la nostra esperienza personale e comunitaria.

Ogni uomo sogna un mondo più giusto e solidale, dove degne condizioni di vita e una pacifica convivenza rendano armoniose le relazioni tra individui e tra popoli.
Spesso, però, non è così. 
Ostacoli, contrasti e difficoltà di vario genere appesantiscono la nostra esistenza e talora quasi la opprimono. Le forze e il coraggio di impegnarsi per il bene rischiano di cedere al male che sembra a volte avere la meglio. 
E’ specialmente in questi momenti che ci viene in aiuto la speranza.

Il mistero del Natale, che fra pochi giorni rivivremo, ci assicura che Dio è l’Emmanuele  –  Dio con noi.

Per questo non dobbiamo mai sentirci soli.
Egli ci è vicino, si è fatto uno di noi nascendo nel grembo verginale di Maria.
Ha condiviso il nostro pellegrinaggio sulla terra, garantendoci il raggiungimento di quella gioia e pace, a cui aspiriamo dal profondo del nostro essere. […]

Potremmo, dunque, concludere che il senso della speranza cristiana, riproposta dall’Avvento, è quello dell’attesa fiduciosadella disponibilità operosa
dell’apertura gioiosa all’incontro con il Signore
.
A Betlemme Egli è venuto per rimanere con noi, per sempre. 
Alimentiamo, pertanto, questi giorni di immediata preparazione al Natale di Cristo con la luce ed il calore della speranza.

Giovanni Paolo II
Udienza Generale
Mercoledi, 17 Dicembre 2003
 

Buona domenica! – I di Avvento (Anno B)

«Perché, Signore,
ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore,
cosi che non ti tema?»

Dal libro del profeta Isaia (Is 63, 17)
I DOMENICA DI AVVENTO – Anno B

Ricominciamo.
Riflettevo, proprio ieri, passeggiando in montagna fra i larici ingialliti e la neve a poche decine di metri sopra di me, su quanti Natali ho preparato e vissuto in questa mia vita movimentata. E sono ancora qui, non a far finta che Gesù nasca, – egli è nato, è vissuto, è morto ed è risorto – ma per lasciarlo ancora nascere nella mia vita.
Fra la sua venuta e il suo ritorno ci sono io, ci siamo noi, in questo tempo.
Ogni anno ripercorriamo la storia della salvezza, ogni volta ascoltiamo gli stessi vangeli, torniamo allo stesso punto ma, come una spirale, ad un livello più profondo.
Speriamo.
Le ragioni per essere scoraggiati sono molte; la crisi economica, le difficoltà politiche, il crescente clima di rissosità, la Chiesa che sembra faticare a rilanciare la fede, schiacciata all’angolo da troppe paure e da qualche incoerenza di troppo.
Fatichiamo, poche storie.
Abbiamo bisogno di un redentore.

L’asciutta parabola con cui iniziamo la conoscenza di Marco ci spalanca un mondo.
Gesù viene a visitarci nella notte, in maniera nascosta. Possiamo fare esperienza di lui, ma diversamente da come lo hanno conosciuto i discepoli. La notte, allora, rappresenta la fatica della ricerca, la tensione ideale, la scoperta del mondo della preghiera, del mondo interiore, della spiritualità.
Anche noi possiamo incontrare nella notte il Signore.
Possiamo incontrare il Signore, come Abramo, rientrando in noi stessi, mettendoci in cammino per scoprire chi siamo. Anche a noi il Dio misterioso dice, come ad Abramo, leck leckà, vai a te stesso.
Se dedichiamo del tempo a nutrire l’interiorità diventiamo capaci di intravvedere la presenza di Dio nel quotidiano.
Possiamo incontrare il Maestro negli eventi di liberazione, quando, nella conversione, ci scopriamo capaci di non essere vittime delle nostre paure, delle nostre incoerenze, delle nostre fragilità. Alcuni, dopo una forte esperienza interiore, spalancano il loro cuore alla bellezza di Dio e si convertono, percependo un senso di liberazione dalla paura e dal dolore, dal peccato e dalla tenebra. È l’inizio di un cammino che, attraversando il deserto, ci porta al monte dell’Alleanza.
Siamo qui per darci un mese di sveglia interiore, per far nascere (ancora e ancora) Dio in noi.
È già nato, ovvio, altrimenti non stareste leggendo
queste parole anarchiche di vangelo.
È già nato, ovvio, se avete deciso di ribellarvi ad una fede esteriore e tiepida.
È già nato, ovvio, se avete deciso di mettervi a cercare Dio.

Quello che possiamo fare è stare svegli, non lasciarci travolgere dalla follia quotidiana della vita, ribellarci al pensiero dominante per vivere la nostra interiorità come dei cercatori di Dio. Iniziano il tempo della resistenza, dell’interiorità, della preghiera, della speranza.

Se Dio diventa uomo, ancora non si è stancato di noi.
Se Dio diventa uomo, allora l’uomo può imparare da Lui a diventare tutto uomo.
Se Dio diventa uomo, la vita merita Dio, e deve essere splendida, se solo la capissimo!

Dai, facciamolo bene questa volta, seguiamo sul serio la provocazione della Parola.
Aspettiamo Dio.

(PAOLO CURTAZ)

…e, per finire:
Diverse ottiche

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Qui è vietato dormire! – Incontri online/novembre 2011_Step2

Avvento alla porte, o meglio alla porta…
Qualcosa sta per accadere, anche questa volta come se fosse tutto nuovo… un nuovo avvento da vivere, come avvento di uno straordinario dono fatto alla nostra vita.

Non è un gioco di parole, ma è il senso più profondo di quanto l’evangelista Marco ci chiederà di vivere dalla prima domenica di Avvento fino al Natale.
La precedente tappa del cammino FdP ci aveva messo davanti un invito chiaro: cambiare le logiche, le nostre logiche per accogliere quelle di Dio e fidarsi, aver fede nelle sue proposte di amore… Quella proposta risuonata per noi come passo necessario, quell’invito fatto dal Signore sulle strade della nostra Galilea sociale e personale, oggi ci spinge verso un ulteriore passo. Abbiamo bisogno di fare spazio per ascoltare, di crescere interiormente, di diventare sempre più consapevoli, ma anche più decisi; abbiamo bisogno di riprendere in mano la nostra vita, la nostra fede per capire, per cambiare, per aderire sul serio: i doni ci sono… il Dono c’è!

Ma qual è l’atteggiamento migliore per non sprecare i doni? Come fare per accorgersi di quei silenziosi passaggi di Dio? Cosa può avvicinarci o allontanarci dalla sua voce? Esiste qualcosa che può impedirci di accorgerci di Lui in noi?

Prima di mettersi in ascolto della riflessione è importarte prendere gli strumenti del mestiere. Li ricordate?
La Bibbia, il quaderno personale dedicato a questo cammino, una penna per scrivere e qualche matita per evidenziare i passaggi importanti.

Buon ascolto!

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Signore Gesù,
una novità custodisce l’avvento:
è ciò che la storia dell’umanità non avrebbe mai pensato di sentire.
I profeti hanno annunciato e i padri hanno raccontato ai figli;
la terra conosceva lo Spirito del Dio vivente,
ma mai avrebbe immaginato di sentirne la voce parlare.
Una novità custodisce l’avvento:
è ciò che sconvolge i cuori e disorienta la ragione;
è ciò che mai potrà essere giustificato,
né mai trovare nell’uomo il suo perché.

Signore Gesù,
è questo il tempo in cui Dio si fa vicino a noi,
entra nella nostra carne e la abita.
È questo il tempo nuovo,
che tocca l’uomo che ascolta e lo stupisce,
che parla all’uomo potente e lo sconvolge,
che smuove l’uomo sicuro di se stesso
che sussurra la via della vita piena, all’uomo che cerca.

Signore Gesù,
un nuovo avvento sta per accadere
nella mia vita, nelle scelte, negli inarrestabili dubbi,
nelle irrefrenabili paure, nei timori senza senso,
nei desideri che mi portano ad abbandonare te,
nelle sicurezze ottenute a caro prezzo, nei sogni sofferti.
Un nuovo avvento accade in tutte le notti e i giorni,
le albe e i crepuscoli che la vita mi chiede di vivere.

Tu sei l’avvento, o Gesù Signore,
tu sei l’entrata definitiva di Dio,
tu sei il suo amore per tutti noi.
Tu sei la novità custodita da sempre, che oggi si dà a noi.
Vieni, Dio sempre con noi e abita la nostra vita
come già abiti tutta la storia.
Vieni Emmanuele e svegliaci dal sonno!

Amen

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, restando desti, possiamo scoprire e accogliere la presenza di Dio per noi, con noi e in noi.

Sul ramo di ogni storia,
Dio Padre, in Cristo Signore, germoglia
e nuovi frutti di amore, vita, speranza
potranno presto essere raccolti.

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Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

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Semplicemente Gesù: step1_Ottobre 2011