Cari catechisti, insegnanti, animatori… vi suggeriamo questa simpatica stella dell’Avvento, proposta dal vignettista Fano, da costruire settimana dopo settimana! .
Per voi di seguito la base della stella da consegnare con la prima delle cinque punte e a seguire tutte le altre :-).
Buon Avvento a voi e a tutti i bimbi che seguite 🙂
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«Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». (Lc 1,28)
Una piccola e non cosi importante cittadina: Nazaret. Una tra le più vulnerabili e maltrattate creature: la donna. Un senza-diritti (almeno all’epoca): un bambino.
Questo Dio sceglie per rivoluzionare la storia e lo fa senza cavalcare il paranormale, senza servirsi di effetti speciali. Entra nella storia attraverso una delle più ordinarie vie: nasce, entra nella natura e ne rispetta i tempi biologici, i ritmi, le leggi. Dio non violenta, mai! Non sfrutta, non mette nulla sotto i piedi della sua volontà. Questa è la straordinaria novità che quel Bambino, adorato come santo, perché santo, ha portato nella storia umana: la salvezza scaturisce da un sì, dal coraggio di una madre che non si è tirata indietro, dalla consapevolezza di una fragilità interamente donata a qualcuno. Questo rende unica Maria e rende tremendamente forte la sua piccolezza; ma rende forti anche tutti i piccoli che non misurano, non calcolano i risultati, non attendono ricompense, ma offrono tutto ciò che hanno: sono mossi dalla sola consapevolezza di essere amati, hanno visto e sentito, hanno conosciuto il Dio della salvezza… Quel Dio che oggi come ieri, a te che senti la vita franare tra le mani, dice: «Non temere, in te, nella tua debolezza voglio nascere, come luce nuova, nelle notti del mondo. Apriti!». Continua a leggere La forza della fragilità – Buona domenica! – IV domenica di Avvento – anno B→
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete(Gv 1,26)
Gioia, questo si respira nella terza settimana d’avvento, o forse così dovrebbe essere. Se vivi attendendo Dio, allora non puoi che gioire per il suo farsi “incontro”. Eppure tutto questo (la gioia, la presenza di Dio, il suo esserci accanto) stride con la nostra quotidianità segnata dalla solitudine, dalla frenesia, dalla ricerca instancabile dell’ultima novità sul mercato, dalla precarietà, dallo scoraggiamento. Quale, allora, il segreto della gioia? Dove trovarla?
Forse la domanda che ognuno dovrebbe fare a se stesso è: «Cosa cerco, quando cerco la gioia?».
Lo sappiamo, non si può trovare ciò che non esiste, anche se lo cerchiamo disperatamente. Se gioia è avere tutto ciò che desidero, se gioia è libertà e possibilità di acquistare l‘ultimo Iphone a tutti i costi, se è partire per una delle mete del turismo mondiale o vivere un tipo di vita che ho sempre sognato… allora forse questa gioia è davvero impossibile e di essa non esiste alcuna sorgente. Perché? Semplice: non esiste! Continua a leggere La sorgente della gioia – Buona domenica! – III domenica di Avvento – anno B→
Una via nel deserto e una voce in terreni disabitati, la speranza per chi non ha più nulla e la fiducia per chi è stato tradito, valli innalzate e monti abbassati e, per il peccatore, il perdono. Tutto questo ha dell’assurdo, almeno umanamente… è inconcepibile per una mentalità come la nostra, sempre abituata a fare i conti con l’efficienza e il miglior rendimento. Urlare in un deserto è da folli, inutile spreco di energie e risorse. Eppure il profeta lo fa, perché sia chiaro che la speranza non si arrende al difficile, non tira i remi in barca di fronte all’impossibile.
I profeti prima e il Battista poi, instancabilmente annunciano la determinazione di una speranza che fiorisce proprio quando tutto sembra impossibile, la follia di un Dio che per amore ci raggiunge e si fa uno di noi, la novità dell’Emmanuele che, nascendo, porta pace a cuori in guerra. Dio è vicino, è il nostro Dio, luce nella notte, speranza nella disperazione, vita nella morte, fiducia nello scoraggiamento. Lui c’è, ma noi dobbiamo aprirci, spalancare le porte all’impossibile, lasciarci stupire dall’imprevisto. Lui è vicino, oggi come ieri, e chi ha occhi puri può vederlo, chi ha mani innocenti può incontrarlo, chi ha coscienza limpida può urlarlo lì dove l’umanità è ferita, preparando strade nuove nei tanti deserti delle nostre città.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti voi: vegliate!(Mc 13,37)
«Se tu, Signore, squarciassi i cieli e scendessi…». È una sorta di invocazione che dal profeta Isaia attraversa i secoli, che instancabilmente unisce il cielo e la terra, che si muove dal cuore dei deboli e, con la sola forza della fede, arriva a Dio.
Tutto questo, però, per quanto umanamente intenso e immenso, lascia l’amaro in bocca, perché PER noi, con la nascita di Gesù di Nazaret, il cielo è stato già squarciato e ogni distanza già colmata. La nostra preghiera allora non può continuare a essere richiesta di ciò che abbiamo già ottenuto, sarebbe assurdo… e noi non abbiamo bisogno di svegliare Dio, lui è già sveglio… da sempre! In Gesù, nella sua nascita, nella sua inspiegabile incarnazione, si è fatto vicino, tanto vicino a noi, da diventare uno di noi.
Che fare allora? Svegliarci! Aprire gli occhi, spalancarli su Dio, accorgerci della sua discreta presenza, sempre decisamente all’opera.
Questo sia il nostro avvento, perché ciò che ci stiamo preparando a celebrare non sia solo un ricordo, ma l’attualità di un evento che può ancora cambiarci.
Benvenuti a tutti voi cari amici della parrocchia dello Santo Spirito e Madonna Di Fatima di Soccavo. Grazie per l’intenso pomeriggio vissuto insieme per immergerci #inrete!
Come promesso troverete le foto dell’incontro sulla pagina facebookGiovani & Vangelo.
Cliccate “Mi piace” sulla pagina e se volete taggate pure le foto (al momento sono solo alcune… presto saranno inserite le altre!!!)
Vi ricordiamo che il 01/01, in occasione della Giornata Mondiale della Pace sarete protagonisti con i vostri lavori online!
Ultimi giorni, ultime ore, ultimi acquisti, ultimi istanti per confezionare regali e poi sarà Natale…
Luci, luccichio per le strade e nelle vetrine, sui balconi e nelle case. Tutto sembra uguale, ma tutto è diverso!
Le città sono state vestite a festa, quasi per incanto, inaugurando, quest’anno, un nuovo Carnevale… perché le luci oggi sembrano delle maschere, necessarie più che mai per camuffare, almeno per un po’, la poca speranza, le tante paure, la grande povertà che attraversa vicoli, percorre viali ed appesantisce i cuori.
Eccolo il Natale che scorre sotto i nostri occhi… eppure tra luci, tavole imbandite, strade affollate, ricerche ansiose e disperatedi ultime occasioni e possibilità qualcosa sfugge… resiste… mette in discussione e ci raggiunge, proprio qui, proprio oggi, proprio in questo senso di povertà e impotenza. Qualcosa, anzi Qualcuno entra come novità e scardina certezze!
…il Natale sotto ai nostri occhi… istantanee
Ma può veramente bastarci?Possiamo far sì che il Natale, almeno per un cristiano, diventi una corsa sfrenata?
Davvero possiamo permetterci, di ridurre l’attesa a frenesia? Possiamo concedere alla fretta il privilegio di distrarci dall’essenziale?
Tradizioni, cucina, regali, Babbo Natale, addobbi (anche liturgici)… tutto è più importante dell’unico vero dono da accogliere: dono che raggiungendoci ha la possibilità di svelare a noi, noi stessi e il senso più pieno e profondo della nostra vita.
Buon’attesa, cari amici! Con coraggio e controcorrente, continuiamo a guardare la realtà, a volte troppo dura, di questo momento storico e continuiamo ad attendere il Signore, invocando e portando la sua presenza amante, tra le numerose situazioni di povertà e disperazione materiale e interiore. E se anche questo Natale dovesse essere più povero, noi possiamo far sì che per i poveri che conosciamo possa essere più Natale!
Dal Vangelo di Matteo (Mt 1,24) IV DOMENICA DI AVVENTO – Anno A
Accoglie il Natale chi tiene sveglia dentro di sé la speranza di essere preso dal Signore. Profeti come Giovanni ci invitano a prepararci ad accogliere un Dio che incendia. Come Maria, la nostra vita può diventare la porta d’ingresso di Dio nel mondo. No, non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce. È nato il Signore, è morto ed è risorto. Lo proclamiamo Signore e Dio della Storia. Anche se, come Giovanni il Profeta, possiamo essere attraversati dal dubbio più devastante: sei davvero tu o dobbiamo aspettarne un altro? Ecco la sfida dell’avvento, di questo Avvento: fare spazio in noi affinché la luce di Dio possa risplendere. Come è successo al più sfortunato dei santi, Giuseppe.
GIUSEPPE, SPOSO SFORTUNATO Lo so, sono irriverente. Portate pazienza. Ma, alla fine della storia, Giuseppe è un poveraccio cui Dio ha soffiato la ragazza. E ci viene proposto, nell’ultima domenica di Avvento, come modello. Molti di voi mi hanno scritto, in settimana, identificandosi col profeta dubbioso: se il più grande uomo mai nato ha avuto dei dubbi, può succedere anche a me di averne. Oggi la liturgia osa di più: il patrono della Chiesa, il padre di Gesù, lo sposo di Maria è stato un uomo che ha dovuto cambiare radicalmente la sua vita, uno che si è trovato nei guai fino al collo. E non ne è mai più uscito. Non è detto che l’incontro con Dio ti spiani la vita a suon di angioletti danzanti. Chiedetelo a Giuseppe.
Siamo entrati nella NOVENA… e ora più di ogni altro momento dobbiamo esercitarci nell’accogliere l’altro, il fratello, la sorella diverso/a da me.
Sembra scontato ma non lo è! Eppure è proprio in questo atteggiamento che si invera (diventa vera) la nostra fede nel Dio di Gesù Cristo. Perchè? Semplice! Lui si è fatto altro… altra persona, altro rispetto a se stesso (da Dio si è fatto uomo), altro rispetto a me e altro rispetto all’idea di Dio che c’era prima della sua nascita e che, in molte religioni, c’è ancora.
Dio, incarnandosi, è diventato il primo Fratello, il diverso da me, a bussare alla mia porta e a chiedere di essere accolto. L’esercizio di oggi è a mio parere più impegnativo di quello precedente.
Ebbene sì, paradossalmente, credo che, per il nostro modo di vivere, sia più facile accogliere Dio che non l’altro. Non pensatemi folle, perché non credo siano folli questi pensieri. Per il nostro modo di credere in Dio, noi abbiamo operato una sorta di riduzione, mettendoci al sicuro dai paradossi che Dio ha sempre usato nel suo essere accanto a Israele e a ogni suo figlio. Guardiamoci dentro con verità: spesso silenziamo Dio, gli permettiamo di parlare con le nostre idee, gli permettiamo di diventare una conferma al nostro stile di vita, ma èraro incontrare qualcuno che si lasci mettere radicalmente in discussione dalle sue logiche, dalla sua morte, dal suo perdono, dalla sua incarnazione. Continua a leggere Accogliere il fratello… diverso da me – esercitandoci in accoglienza→
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»
Dal Vangelo di Matteo (Mt 11,3) III DOMENICA DI AVVENTO (Gaudete) – Anno A
Possiamo celebrare cento natali senza che, mai, Dio nasca nei nostri cuori. Perciò ci dedichiamo del tempo, perciò ci concentriamo in questo breve tempo di Avvento. Siamo qui per essere presi, strappati al turbinio della quotidianità, per fare come Maria e dimorare nell’ascolto, per riconoscere i tanti profeti che stanno intorno a noi e ci indicano il Cristo. Il finto Natale che scorda il festeggiato sfodera il suo nulla: le luminarie addobbano le nostre città, le vetrine si riempiono di seducenti (e spesso inavvicinabili) doni, lo scipito bambinello è ormai definitivamente dimenticato in nome di una distorta visione del rispetto delle fedi altrui. L’aria, però, è greve. La crisi continua a togliere prospettive, lo scenario politico è inquietante, la quasi totalità dei miei amici, e anch’io, stringe alleanze coi famigliari chiedendo di non fare regali per non doverli fare e non gettare dalla finestra la preziosa tredicesima, ci scopriamo più poveri, intimoriti, scossi. Dopo duemila anni di natali, non avete l’impressione che poco o nulla sia cambiato? Dio è venuto. Evviva. E allora? I forti continuano a fare i prepotenti, le logiche dell’egoismo prevalgono (a volte anche nella Chiesa), le miserie abbondano, alla faccia del radioso futuro per l’umanità.
UN PROFETA DUBBIOSO Giovanni è in carcere e sa che sta per essere giustiziato a causa della sorda rabbia di una stizzita e isterica femme fatale e dalla debolezza di un re-fantoccio. Giovanni ha vissuto tutta la sua urticante vita solo per preparare la strada al Messia, lo ha riconosciuto il Messia, nascosto tra la folla dei penitenti che giungevano a farsi battezzare, lo ha accolto, stupito e frastornato per l’atteggiamento nascosto e umile del Salvatore del mondo. Ma ora è perplesso, Giovanni, dubbioso. Le notizie che gli giungono dai suoi discepoli lo lasciano costernato: il Messia non sta seguendo le sue orme, non incita con veemenza la gente, ha assunto un profilo basso, mediocre. Giovanni (ricordate?) minacciava la vendetta di Dio, il fuoco divorante. Gesù, invece, propone un perdono incondizionato, rimette le colpe, non minaccia né attua vendetta, dice che quel fuoco lo vuole accendere, certo, ma a partire dall’amore, non certo dal timore. È troppo diverso questo Messia dal Messia atteso da Giovanni e da Israele, troppo diverso. Diverso dal Dio che vorremmo noi, che vorrei io.
UN DIO DIVERSO Dio ci spiazza sempre, è sempre radicalmente diverso da come ce lo immaginiamo. Anche le persone che, come Giovanni, vivono la radicalità della fede, rischiano di costruirsi un Dio a propria immagine e somiglianza. La venuta di Dio che Giovanni – e noi – si aspetta, è una venuta evidente, un irrompere nella storia con fragore assordante e schiere di angeli trionfanti. Gesù, invece, ci svela il volto di un Dio celato, evidente, sì, ma non banale, pieno di ogni tenerezza e sensibilità. Siamo abituati, come Giovanni, a dividere il mondo in buoni e cattivi, i buoni (spesso noi!) da salvare e i cattivi da punire, per rimettere un po’ in sesto il palese squilibrio di questo mondo, che premia gli arroganti e bastona i giusti. Gesù ci spiazza svelandoci che Dio, invece, divide il mondo in chi ama, o cerca di amare, o almeno si lascia amare, e chi no. E l’amore è una possibilità immensa, l’unica cosa che tutti ci lega. Non i risultati, non gli sforzi, non le buone azioni ci salvano, ma la volontà di amare nella fragilità di ciò che siamo o che vorremmo essere.
Siete certi di Dio? Riprendete in mano il Vangelo e chiedete nella preghiera, a Dio, di condurvi nell’autenticità, sempre. Siete pieni di dubbi? Anche il più grande degli uomini, l’ultimo dei profeti, è stato assalito dai dubbi.
ANDATE A DIRE A GIOVANNI
E Gesù, ovvio, non dà una risposta ai discepoli del Battista. E nemmeno a noi. La fede non è evidente, Dio non è il risultato di un ragionamento scientifico, niente “prove” nella fede, con buona pace di quei simpaticoni scettici che fanno le radiografie e non trovano l’anima. Ci sono dati, indizi, solo deboli indizi che lasciano intatta l’ambiguità del segno. Non è Dio che deve dimostrare qualcosa, sono io che devo cambiare ed accorgermi. Gesù elenca i segni messianici profetizzati da Isaia e dice a suo cugino: “Guardati intorno, Giovanni”.Guardiamoci intorno e riconosciamo i segni della presenza di Dio: quanti amici hanno incontrato Dio, gente disperata che ha convertito il proprio cuore, persone sfregiate dal dolore che hanno imparato a perdonare, fratelli accecati dall’invidia o dalla cupidigia che hanno messo le ali e ora sono diventati gioia e bene e amore quotidiano, crocefisso, donato.Guarda, Giovanni, guarda i segni della vittoria silenziosa della venuta del Messia. Anch’io li ho visti, quei segni. Anch’io – credetemi – ho visto la forza dirompente del Vangelo, ho visto persone cambiare, guarire, scoprire. Anch’io ho visto nelle pieghe del nostro mondo corrotto e inquieto gesti di totale gratuità, vite consumate nel dono e nella speranza, squarci di fraternità in inferni di solitudine ed egoismo. Ho visto amici, i tanti segni del Regno. Ho visto, anche recentemente, costruire comunità dal nulla, persone che non si arrendono alla disperazione e combattono per la giustizia, ho visto genitori mettere al centro la famiglia e i propri figli, ho visto persone vere. Che sia questo il nostro problema principale? Una miopia interiore che ci impedisce di godere della nascosta e sottile presenza di Dio? Prepararsi al Natale significa, allora, convertire lo sguardo, accorgersi che il Regno avanza, è presente, che io posso renderlo presente. Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo dal nostro dolore per accorgerci della salvezza che si attua nelle nostre soffocate città.
GUARDA MEGLIO Poco meno di dieci giorni al Natale, per guardare oltre, altrove, riconoscere i segni, magari diventare segno di speranza per i tanti (troppi, sempre di più) che a Natale si sentono soli come cani. E lo sono davvero. Dieci giorni per dire a chi non sa se Dio c’è ed è amore e si chiede se anche il Nazareno, in fondo, sia solo un grande bidone: «Dio c’è, guarda come ha cambiato la mia vita, guarda come il dolore non mi ha sfiancato, guarda che bella la neve che cade, guarda come sorride, contento, tuo figlio, guarda quanto ti voglio bene…