Tra una pagina e l’altra di Facebook, qualche ora fa ho letto il titolo di un link, forse un augurio… Pasqua tempo di pietre rimosse.
Svegliandomi ho pensato che una delle caratteristiche di quei 50 giorni che seguono la notte della Resurrezione è il perdurare di un tempo di gioia, di rinascita, di vita nuova che non si riduce agli auguri di un giorno. Quello che accade in quel sepolcro non mette nulla a tacere, non calma le paure, non ammansisce le tensioni, tutt’altro!
Cristo è Risorto, il sepolcro è vuoto, di quel maestro crocifisso non è rimasto nulla, nulla su cui piangere, nulla da rimpiangere.
Chi sceglie di fermarsi nel giardino per cercare le certezze di un corpo morto, rischia di restare in uno stato di eterno rimpianto.
Chi accetta la sfida, di credere nel Risorto, di credere all’annuncio degli angeli, di rinunciare ai suoi progetti e ritornare verso la Galilea, verso il luogo della chiamata, dove tutto ha avuto origine, dove lui ha chiamato tutti per nome, ha guarito e perdonato… chi accetta di vivere la sfida della Resurrezione, di puntare sulla fiducia e non sulle certezze, chi accetta di perdere anche l’unica cosa rimasta di lui (il sepolcro vuoto) sentirà nuovamente le sue parole d’amore, potrà incontrarlo ancora una volta e sentire dalla sua bocca l’ultimo vero mandato.
Accettare la sfida della Pasqua è lasciare che la Vita nuova, proposta dal Signore Risorto, possa rimuovere le pietre dei nostri personali sepolcri, quegli spazi angusti in cui spesso vorremmo rinchiudere la vita di Dio, sempre così alternativa, così diversa dalle nostre aspettative, così oltre i nostri orizzonti.
A noi la scelta:
possiamo continuare a misurare, a restare a mani tesi, a tenere stretti gli oli aromatici per ungere il suo corpo… possiamo restare dentro o fuori a piangere un corpo che non esiste più, ad attendere che ciò che vorremmo accada.
Ma possiamo anche accogliere l’invito del Vangelo: lasciare tutto e andare! Lasciare i nostri oli aromatici, abbandonare i nostri progetti, le nostre certezze conquistate e ritornare lì dove il Maestro ci sta aspettando. Non ci sono certezze: è inutile cercarle. La vita che il Risorto propone è fatta di fiducia, di speranza e di amore accolto e donato.
E’ questo l’augurio che ci facciamo reciprocamente!
Abbiamo proposto un campo on line, sui passi di Gesù, perché la preparazione alla Pasqua fosse un momento di consapevolezza del dono ricevuto da Dio. Oggi con altrettanta coscienza e gratitudine ci auguriamo che il dono immenso di Dio Padre, Gesù Cristo e la sua vita donata, possa trovare spazio nella nostra vita, per diventare oggi, come ieri, pane spezzato per la vita di tutti i fratelli e sorelle che incrociano la nostra strada.
Buon tempo pasquale! Buon tempo di resurrezione da ogni morte, tempo in cui la vita di Dio possa esplodere in noi!
Auguri a tutti e ciascuno!

Chi di noi sceglierà di vivere il Triduo Pasquale, sarà chiamato a non calpestare l’amore con la superficialità, a non usurpare il dono sprecandolo, a non ignorare quel momento immenso in cui ancora una volta 
Ufficialmente è iniziata!

Poche parole hanno diritto a essere dette, quando la creazione sembra travolgere ogni creatura e il frutto di ogni intelligenza…
Il terremoto ha sconvolto la terra 
Chi sono? E chi voglio essere?
ato agli uomini, ci svelano tantissimo di
un dito.
Non penso ad altri auguri se non a questo:

Carissimi giovani partecipanti…
i meraviglie, per aver posto nel nostro cuore la perla delle perle: Gesù il Signore, che per tutta l’umanità dà la vita; per averci fatto scoprire il volto del Padre che come mercante cerca noi, la sua umanità amata, e per noi dà 






Tanto tempo fa vi erano su di un monte tre semi che sognavano il loro futuro una volta divenuti alberi. 
Il terzo albero che voleva ricordare al mondo Dio, divenne invece una croce che fu posta sulle spalle di un uomo innocente condannato a morte.
Dio é
mpre pronto ad accoglierci, per quanto lontano io possa volare lontano. Lui è un caldo giaciglio per la notte, è un vento generoso e favorevole che sprona le mie vele e che accudisce rinfrancando le mie ali. Lui è il ricco che viene frainteso dal povero quando gli promette un pasto caldo, una coperta e un tetto sulla testa. Io sono colui che ascolta molto, poco fa ma quel che fa lo fa per gli altri





Halloween
e, dalla concretezza della vita di quei fratelli e sorelle a cui erano mandati, hanno dato una risposta di fede.
E’ così che ve la riproponiamo! Non vogliamo peccare di anacronismo. Sappiamo che dal quel lontano 1048 le cose sono cambiate… le cose sì, ma l’Uomo no! E’ sempre lo stesso…
radunan