ANCH’IO HO UN PAPÀ? – CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2014

catechisti parrocchiali Marzo 2014

ANCH’IO HO UN PAPÀ?

di Franca Feliziani Kannheiser

Tra le situazioni che richiedono al catechista una particolare delicatezza c’è quella della presenza nel proprio gruppo di catechesi di bambini a cui manca una figura genitoriale. Un bambino, che non ha mai conosciuto il suo papà e non ha potuto usufruire di una figura paterna sostitutiva, è molto sensibile a tutti quei riferimenti che, nell’educazione religiosa, rimandano alla figura di Dio Padre. Alcuni bambini, poi,papà possono fare un’esperienza di paternità particolarmente negativa a causa della presenza, in famiglia, di un papà violento o indifferente. Molti catechisti pensano di risolvere la situazione evitando (ma come è possibile?) di parlare esplicitamente di Dio Padre, magari tralasciando quelle pagine del Vangelo, come la parabola del padre misericordioso, che mettono al centro la figura di Dio Padre buono. È evidente che questa non può essere una soluzione né dal punto di vista educativo né catechistico.

Ancora una volta è necessario partire da noi catechisti e dal nostro atteggiamento nei confronti dei bambini che ci sono affidati, che possono vivere realtà familiari complesse e ambivalenti, dolorose e difficili da affrontare. Non è chiudendo gli occhi o ignorandole che aiutiamo i bambini a sostenerle. Partiamo allora dall’ipotesi che nel nostro gruppo ci sia un bambino che non ha mai conosciuto il papà, oppure che lo ha perduto per decesso o perché i genitori si sono separati e il papà è lontano da casa. Casi certamente molto diversi, ma che hanno in comune un’assenza.
È logico pensare che questo bambino non sappia che altri compagni abbiano un papà che vive con loro, li accompagna magari a scuola o al catechismo? Certamente no. Il bambino è ben consapevole di tutto ciò, ma spesso non ha la possibilità di parlarne, di esprimere le sue emozioni, i suoi interrogativi. Quando tocca questo argomento vede magari che la mamma si rattrista, che gli altri adulti assumono un’aria imbarazzata. Ne parla con lui solo qualche compagno, magari per gioco o per ferirlo. Accade così che, per paura di soffrire e di non sapere padrecome contenere la sofferenza del bambino, l’adulto neghi ciò che non si può negare e non svolga la sua funzione genitoriale/educativa che è quella di aiutare il bambino a trovare un senso a ciò che sta vivendo e a scoprire le risorse che possono permettergli di fronteggiare una situazione difficile e complessa, ma che solo se riconosciuta potrà essere integrata nel suo cammino di vita.
È chiaro che questa funzione di supporto deve essere esercitata soprattutto dalla famiglia, ma anche gli altri educatori non possono esimersene quando le circostanze lo rendono necessario. Ma come?

I bambini parlano spontaneamente della loro famiglia, riportano spesso ciò che accade fra le mura domestiche, soprattutto quando quegli avvenimenti li hanno colpiti emotivamente. Il racconto delle proprie esperienze sarà reso più libero se, parlando della famiglia, il catechista dirà che ogni bambino nasce da una mamma e da un papà, ma non tutti vivono con entrambi i genitori e ciò avviene per motivi diversi… Queste situazioni ci fanno pensare… forse ci spaventano o ci rattristano un po’, ma possiamo parlarne insieme… fra amici.

Non ci stancheremo mai di sottolineare che ciò di cui ha bisogno il bambino non è qualcuno che dia risposte chiare e definitive, ma qualcuno che lo ascolti amorosamente e che gli permetta di esprimere i suoi dubbi e le sue sofferenze.
• Il bambino che si sente «contenuto» nelle sue ansie e nelle sue paure diventa capace, tenuto per mano dall’adulto, di dare senso a ciò che sta vivendo e di scoprire, in se stesso e nell’ambiente, le risorse per affrontarlo. Anche il bambino, che ha perso il papà o non lo ha mai conosciuto, può scoprire che vicino a lui ci sono persone (nonni, parenti, ecc.) che si curano di lui come farebbe un papà.papà e figlia
• Se il papà è morto, può essere aiutato a ricordarlo e a sentirlo vicino così da vivere meno la sua morte come un abbandono.
• Se il papà non è più in casa a causa della separazione o del divorzio, sarà per lui importante sentirsi dire che un papà è per sempre… I genitori non divorziano mai dai loro figli.

Anche Gesù, quando parlava di Dio, si rivolgeva a persone che facevano esperienze diverse di paternità, sicuramente alcune anche negative.
• Gesù, però, non si stanca mai di usare la parola«padre», anzi «abba», «papà», per riferirsi a lui. Questa parola, sebbene richiami l’immagine di un padre terreno, non si appiattisce su di essa, ma rivela un’Alterità.
• Il Padre di cui parla Gesù è come un padre che… e da qui si spiega la narrazione della parabola che presenta un padre diverso da quelli umani… Ecco allora che, partendo dal cuore dell’esperienza umana, Gesù la trascende e addita la novità del rapporto che Dio stabilisce con noi, un rapporto che apre nuovi orizzonti anche ai legami che ci uniscono.
• La novità della paternità di Dio nei nostri riguardi è così radicale che Gesù giungerà a comandare di non chiamare nessuno padre, perché: «Solo Dio è vostro Padre». Queste pa role, ben lontane dal negare la validità dei rapporti umani, offrono loro un modello. Come scrive Benedetto XVI: «Il Padre nostro non proietta un’immagine umana nel cielo, ma a partire dal cielo – da Gesù – ci mostra come dovremmo e come possiamo diventare uomini».

Questi e molti altri suggerimenti, nel numero di Marzo 2014 di Catechisti Parrocchiali. 

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Accompagnati nel dono di Dio – preparandoci a domenica 16 marzo 2014

Accompagnati nel dono di Dio


Dal Vangelo della II Domenica di Quaresima, piccoli suggerimenti per mantenere il ritmo per scoprire la concretezza di Dio e della sua tenerezza nella nostra vita.

trasfigurazione

Frammenti dal brano biblico di riferimento Mt 17, 1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». 

 

ACCOMPAGNATI NEL DONO

La Quaresima è ormai entrata nel vivo e l’esperienza della trasfigurazione vissuta da Gesù e Pietro, Giacomo e Giovanni, ci prende per mano e ci accompagna nel cuore della nostra fede. Forse qualcuno di voi mi dirà che la trasfigurazione è stata vissuta solo da Gesù… e in parte è vero! Ma vi chiedo: quando accade qualcosa di straordinario davanti a voi, non vi sentite coinvolti in prima persona? Gesù, salendo sul quel monte alto, prese con sè tre persone. Tre e non uno di più. E quei tre videro, si stupirono, ebbero paura, vissero un’esperienza unica e forse inaspettata.

rinnovamentoE… perché no… forse è lecito anche chiedersi quanto quell’esperienza li abbia trasfigurati, ma non per un attimo… per la vita. E forse è lecito, di fronte a questo vangelo chiedere anche a noi stessi quanto le esperienze di Dio, del suo amore, del suo perdono, della sua delicatezza riescano a trasfigurarci, e renderci splendenti, nuovi, diversi rispetto a prima… Ma lasciamo in stand-by tutto questo e continuiamo a lasciarci accompagnare dal maestro di Nazareth e dalla sua trasfigurazione nel cuore, nella novità, nella bellezza della nostra fede.

Ci sono alcuni punti, che di fronte a questa pagina evangelica, si illuminano di fronte a noi come luci segnaletiche:

  • Gesù è il Figlio di Dio amato, anzi, l’amato! Gesù… quel maestro di Nazareth, il figlio di Giuseppe, colui che aveva carne e sangue come tutti, fame e sete come tutti, era IL figlio di Dio… non l’amico, non il servo, ma il figlio… Figlio di quel Padre di cui ci ha fatto vedere l’immenso e assurdo amore. Lui poteva farlo. Perchè lui è l’amato.
  • Gesù porta con sè i discepoli. E questa annotazione non ci sembri nè banale, nè scontata. Il più delle volte non lo fa. Sul monte ci va da solo; la sua relazione con il Padre se la vive in solitudine, nella notte, su un monte, lontano dal fragore delle folle e degli stessi discepoli. Ma questa volta no! Perchè in atto c’è la rivelazione: il Padre sta dicendo, senza mezzi termini, come stanno le cose, cosa sta accadendo, quale straordinaria novità sta investendo la storia.
  • Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, e ancora, la liberazione dalla schiavitù e l’esperienza dell’esilio. Mosè ed Elia: i testimoni del peccato di Israele e della fedeltà di Dio. Mosè ed Elia per ricordarci che quello che vediamo in Gesù non è una favola. In lui c’è la chiara comunicazione che, ancora una volta Dio non dimentica l’uomo, ancora una volta al peccato e all’allontanarsi dell’uomo, Dio reagisce come un padre verso un figlio: si ricorda di lui e lo raggiunge, per sussurrargli nel cuore che lo ama.
  • La voce parla e questa volta i discepoli sono presenti e la sentono: “Ascoltatelo!”. La chiamata è chiara e irrevocabile: è chiamata all’ascolto. Già… all’ascolto, perché è inutile prenderci in giro: quando una persona per noi conta, la ascoltiamo; quando amiamo qualcuno gli dedichiamo del tempo; quando ci fidiamo, gli diamo credito, senza troppe storie.
  • Non il timore ci deve guidare in Dio ma la fiducia: lui ci tocca. Gesù tocca i discepoli. Dio ci tocca attraverso Gesù e il messaggio è chiaro, forte, audace soprattutto in tempi come questi: “Alzatevi, non temete!” Perchè? Perché se Mosè ed Elia spariscono, come tutti i segni di cui ogni giorno abbiamo bisogno, luiTrasfigurazione - Cristo resta!
  • I discepoli videro solo Gesù. E anche su questo fronte, la chiarezza spicca: solo Gesù, perché solo di lui abbiamo bisogno, perché in lui c’è una straordinaria novità di vita, perchè solo in lui abbiamo visto la potenza dell’amore, solo in lui il dolore è diventato salvezza e la sofferenza un abbraccio. Lui, solo lui, anche oggi resta… quando aperti gli occhi, spesso non vediamo più niente e nessuno! Lui, c’è!

E con lui c’è il Padre. Con lui c’è la fedeltà di un Dio che ama. Ed è questo che mi atterra e mi disturba. Quando meriterei un sonoro ceffone, che mi faccia aprire gli occhi sullo schifo di cui sono capace, tu mi guardi e io mi sento creatura unica, straordinariamente unica, infinitamente unica… per te, Padre-Dio. Così, ogni volta, abbatti le mie durezze e riesci a crepare il muro di sicurezza. Così ogni volta, sconvolgi la mia vita convincendomi ad amare, ancora una volta… ancora di più, come te.

L’ESERCIZIO DA VIVERE

Spesso facciamo notare a Dio le sue assenze, ma siccome siamo nel mese in cui ci dobbiamo allenare a scoprire la sua tenerezza allora, questa volta ci è chiesto di ricordare! RICORDARE tutte le volte in cui il Signore ci ha toccato, ci ha raggiunto, attraverso amici, parenti, coincidenze, apparenti casualità, frasi, libri. Tutte le volte in cui abbiamo sentito una nostra richiesta accolta da lui e in qualche modo realizzata, tutte le volte in cui lui ha risposto.

Chi tra voi è catechista o genitore, provi a fare questo esercizio con i propri ragazzi. Il comandamento del ricordo, nella bibbia, va di pari passo con quello dell’ascolto. Ricordare ciò che il Signore ha fatto per noi, riuscire a capire quei suoi silenziosi passaggi e ricordarli è il primo segno di gratitudine, ma è ciò che ci aiuta a tenere viva la nostra relazione con lui.
Nella nostra frenesia… ci sarà almeno una volta in cui abbiamo sentito Dio presente nella vita?

Proviamo a chiedercelo e aiutiamo i ragazzi a scoprirlo. E sarebbe molto bello che poi voi, personalmente o insieme ai ragazzi, comunicaste il vostro ricordo commentando questo post… Noi poi lo inseriremmo sulla nostra pagina Giovani & Vangelo come testimonianza di un passaggio reale di Dio, anche in questo oggi! 

Vi aspettiamo!!!!

E per non dimenticare…
ricordiamo a tutti la preghiera proposta
per questa tappa, così da sentirci uniti nel Signore. 

Una PREGHIERA per ritmare l’allenamento

Ogni giorno, ti suggerisco di trovare qualche minuto per rimetterti alla presenza del Signore:

Teneramente amati

Tenerezza e libertà: questo si incontra
quando si sperimenta il tuo amore, Dio dell’universo.
Tenerezza e instancabile determinazione:
questo porta con sé il tuo perdono.Teneramente amati

E io, Padre – Dio, tentenno e combatto,
impedendo, spesso, al tuo amore di raggiungermi.
Nel peccato, ho sentito le tue braccia risollevarmi,
nel dubbio, ho sentito la tua voce farsi luce,
nell’errore, ho sentito la tua mano accompagnarmi
e nella gioia, ho visto i tuoi occhi sorridere.
Quanto è umano, nella sua fisicità, il tuo amore
e quanto è divino, nella sua instancabile fedeltà.

Eppure spesso non lo sento e mi accontento.
Prendo a schiaffi la vita perché vorrei di più,
ma poi la tua tenerezza mi spaventa e mi allontana:
perché gratuita, perché totale, perché per sempre.

Convincimi, Padre, in nome dell’amore,
abbraccia la mia paura, accarezza le mie ferite
e insegnami a fidarmi del tuo amore.
Amen

 

Ti aspettiamo ogni lunedì ONLINE per dare ritmo al nostro allenamento e far diventare vita la liturgia domenicale! 

>>> *Scarica la TRACCIA COMPLETA: La tenerezza di Dio – scheda
>>>
   Scarica la PREGHIERA IN FORMATO CONDIVISIBILE O STAMPABILE: Teneramente amati

Il nostro obiettivo finale è

…imparare a pensare e scegliere alla luce del Vangelo. Vietato dimenticarlo!

Appuntamenti prossimi…

  • lunedì 17 Marzo con il POSTER che ci aiuterà ad accogliere il  Vangelo della samaritanacome acqua luminosa 😉
  • lunedì 24 Marzo con una nuova ATTIVITA’  da vivere nella veglia promossa da Papa Francesco
  • lunedì 31 Marzo la quinta Tappa! 

Appuntamenti precedenti…


TI ASPETTIAMO ONLINE ogni LUNEDì con riflessioni, approfondimenti, suggerimenti… per DARE RITMO AL NOSTRO ALLENAMENTO!

Se desideri vivere momenti di preghiera personali o da condividere in parrocchia ti consigliamo i libri:

  • Non temere! Io sono con te – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline
  • Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Buona domenica! – I di Quaresima – Anno A

deserto cv… alla fine ebbe fame.

Dal vangelo di Matteo (Mt 4,2)
I DOMENICA di QUARESIMA – Anno A

Inizia, finalmente. Non se ne poteva più, sinceramente. Anche il Carnevale, notevolmente sottotono in questo terribile anno di crisi, aveva assunto i contorni scipiti della fine di un Impero dove si ride per non piangere. Deposte le maschere, finite le olimpiadi invernali, proviamo a seguire il Nazareno nel suo tempo di deserto per capire come muoverci, per provare a leggere la storia (piccina e travagliata) che stiamo vivendo.
Gesù solidale con gli uomini, ha voluto mettersi in fila con i penitenti per farsi battezzare, tragico e comico cvprimo evidente segno di una totale condivisione con noi. E nel deserto che può essere momento di grazia, dove ha ricevuto il battesimo, o momento di morte, dove affronta la tentazione, Gesù sperimenta la fatica di scegliere. Il più grande dei nostri limiti.

DIAVOLI
Oggi si parla male e a sproposito del demonio, anche in casa cattolica. È diventato una specie di eroe romantico, esaltato da alcuni, temuto da altri. Una figura tragica che suscita curiosità e interesse, innalzato a struggente modello negativo da una forte corrente di pensiero che fa presa soprattutto sugli adolescenti. Basta guardarsi intorno: musica di genere che veicola espliciti messaggi violenti, film che propongono demoni e indemoniati a più non posso e, ultimamente, best-seller che coinvolgono esorcisti di fama… il diavolo affascina. E fa vendere. Spaventa, attira, inquieta. E tranquillizza le coscienze.
Sì, avete capito bene: l’eccessiva attenzione Continua a leggere Buona domenica! – I di Quaresima – Anno A

Allenarsi per scoprire la TENEREZZA DI DIO – Step4 di “Training di misericordia”… con il Vangelo della I domenica di Quaresima

L’ESERCIZIO su cui allenarsi è: SCOPRIRE LA TENEREZZA di DIO!

I brani biblici che ci accompagneranno li trarremo, domenica dopo domenica dai Vangeli proposti nella liturgia. Sono testi che ci permettono di entrare in alcuni importanti incontri che Gesù fa: alcuni scomodi, altri voluti, altri occasionali, ma tutti in un modo o in un altro capaci di farci scoprire momenti fondamentali di quel darsi di Dio, di quel suo incontrarci, diriconciliazione quel accompagnarci sulle strade della vita di ogni giorno.

C’è un’attenzione che vi chiedo di coltivare: fare attenzione a Dio più che ai nostri comportamenti, concentrarsi su di lui più che su di noi. Potrà sembrarvi strano, ma un bravo atleta non corre guardando o pensando alle sue gambe, lo fa puntando dritto alla meta. E quale meta è più forte e attraente dell’amore?

Cos’è la Quaresima?

Fermatevi e dite la prima cosa che vi viene in mente. Ognuno lo dica a se stesso: penitenza? Digiuno? Conversione? Sacrificio? Preparazione? Deserto? Preghiera? E poi? Non può bastarci!      Continua a leggere Allenarsi per scoprire la TENEREZZA DI DIO – Step4 di “Training di misericordia”… con il Vangelo della I domenica di Quaresima

Buona domenica! – VIII del Tempo Ordinario

cover cvOsservate come crescono i gigli del campo…

Dal vangelo di Matteo (Mt 6,28)
VIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno A

Una donna non si dimentica del suo bambino. Mai. E se anche succedesse, se ne vedono di tutti i colori, così non accade con Dio. Mai. Non abbandona il suo figlio, non abbandona me. Con questa testimonianza straordinaria Isaia ci accompagna verso la Quaresima, in questa domenica dove, storditi dalle esigenze evangeliche delle beatitudini, smettiamo di fissare lo sguardo su ciò che dobbiamo fare per diventare sale e luce e guardiamo il volto del Dio che ci invita a vivere quelle beatitudini. avarizia cvEppure quante volte questo volto viene stravolto, tradito dalle nostre paure, svilito. O, peggio sostituito. Oggi, purtroppo, il nuovo volto di Dio ha un nome antico. Mamònà.

MAMMONA
L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali, sentenzia, tagliente, l’autore della seconda lettera a Timoteo, qualcuno della cerchia di san Paolo. E continua: per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono tormentati con molti dolori (1 Tm 6,10)
Da giovane pensavo fosse una cosa eccessiva. Oggi gli dò ragione. La bramosia del possedere ha avvelenato le nostre relazioni, sempre di più, in un baratro senza fine. Leggete qualche dato e rabbrividite: più di sette miliardi di persone Continua a leggere Buona domenica! – VIII del Tempo Ordinario