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Passalibro 2012 – Salerno

La Libreria Paoline di Salerno

&

l’Associazione Comunicazione e Cultura Paoline Onlus

organizzano per la

PASSALIBRO 2012

CONSEGNA, dal 16 aprile al 5 maggio, uno dei tuoi libri preferiti presso la libreria Paoline di Salerno, c.so Vittorio Emanuele, 115 (nei pressi della stazione) e fallo entrare nella rassegna PASSALIBRO 2012

RITIRA, dal 12 al19 maggio, il tuo nuovo libro tra i testi ammessi alla rassegna* presentando il tagliando che ti sarà dato alla consegna del tuo libro

INOLTRE

SABATO 12 19 MAGGIO dalle 18:30 alle 20:00

Happy hour! Happy book! 

per giovani e adulti

SABATO 19 MAGGIO dalle 16:30 alle 18:00

Tutti in libreria! 

per i piccoli lettori simpatici omaggi e sconti speciali su titoli scelti

Info&Contatti:

Paoline libreria – Suor Tonia – c.so Vittorio Emanuele, 115, Salerno – libreria.sa@paoline.it – 089/232809

Paoline onlus – Dalia Mariniellod.mariniello@yahoo.it 

*L’ente organizzatore si riserverà la facoltà di escludere dalla rassegna testi non in buone condizioni e/o di dubbio valore morale.

Io ci sto! – aspettando lo “Speciale Triduo Pasquale – ON LINE!”

Anche quest’anno, carissimi amici saremo on line nei giorni del Triduo Pasquale con riflessioni, tracce di preghiera, provocazioni. Quello che la Chiesa ci propone è un tempo prezioso che non possiamo vivere con distrazione o superficialità.

Sappiamo che tra voi molti, speriamo tutti, parteciperete alle Celebrazioni, ma sappiamo anche che spesso intervengono situazioni che impediscono di vivere pienamente questi giorni, cogliendo tutta la loro forza e la loro novità per la nsotra fede.

Desideriamo esservi accanto allora. E soprattutto essere accanto a chi avrà bisogno di una luce che orienti quei giorni di Grazia… perchè nulla vada sprecato. La sfida è di celebrare il passaggio dalla morte alla vita, di celebrare la Pasqua come figli e discepoli della luce che, consapevolmente, accolgono il grande dono del Padre, Gesù Cristo e fanno della fede una risposta concreta di vita nuova.

Saremo on line ogni giorno dal 5 al 7 aprile dalle ore 9.30 con – Io ci sto! Speciale Triduo on line

Ma a questa proposta ci sarà una tappa introduttiva e una conclusiva:

  1. A tu per tu con il Maestro – 6a tappa del cammino Fatti di Parola, avrà il compito di introdurci nella Grande settimana suggerendoci particolari atteggiamenti da riscoprire e vivere, alla scuola del Maestro di Nazaret – on line dal 1° aprile
  2. Luce o notte? Che discepolo sei? – 8a tappa del cammino Fatti di Parola. Quante possibilità ci sono per vivere la Pasqua? Puoi restare nelle eterne domande o tentare qualche risposta. Puoi guardare da lontano o metterti in gioco. La Pasqua accade nella nostra vita, e noi? – on line dall’8 aprile!

Ti aspettiamo caro blogger! E ti auguriamo di prendere il largo, perchè la Quaresima sta per farci varcare la soglia della Settimana culmine della nostra fede. Prendere il largo? Perchè no! Restare al di qua della soglia è più sicuro, ma al di là c’è la Vita che può toccare e sanare ogni vita! A presto

RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2012 – Mitezza

NEL NOME DEL PADRE

di Cecilia Salizzoni

Un film per ragazzi dai 14 anni in su, che permette di affrontare sia il tema della mitezza, sia quello del dominio di sé, a seconda che lo si guardi dal punto di vista del protagonista o del padre del protagonista.
Il primo, Gerry Conlon, giovane irlandese di Belfast, negli anni ’70, non ha la più pallida idea di cosa sia il dominio di sé, e non vuole proprio saperne. Lui vuol fare la bella vita e divertirsi, senza pensare alle conseguenze del suo operato. Così a Belfast, dove ruba alla sua stessa gente, incurante della situazione satura di violenza per la guerra civile in corso; così a Londra, dove il padre lo manda per tirarlo fuori dai guai, e dove lui, cercando i paradisi artificiali di sesso e droga, finisce in un vero inferno e vi trascina dentro anche i parenti.
Il padre, Giuseppe Conlon, invece, è l’immagine della mitezza: uno che non si è mai ribellato, ha accettato i limiti imposti agli irlandesi cattolici dagli inglesi protestanti; per amore è rimasto a Belfast, invece di cercar fortuna altrove; ha messo su famiglia e per quella famiglia si è rovinato la salute. «Una vittima che per tutta la vita non ha mai reagito», lo definisce il figlio che lo giudica un perdente e non si immagina di diventare vittima di una «giustizia iniqua», all’interno di una partita politica che ha scelto la via della violenza armata per risolvere un conflitto antico.
Retto da un taglio realistico scabro e dalla forza dell’interpretazione dei protagonistui, il racconto è strutturato come una versione moderna del «figliol prodigo» che, lentamente, matura e impara a riconoscere la statura morale del padre e la forza che lo anima: una forza «debole», capace di cambiare il male in bene, in virtù dell’amore.
Tutto il racconto è teso drammaticamente sulla contrapposizione di forze che si scontrano (libertà e oppressione; giustizia e ingiustizia; debolezza e forza; responsabilità e irresponsabilità) e su due piani che rimandano l’uno all’altro: quello individuale, di Gerry e Giuseppe Conlon, e quello socio-politico del conflitto nord-irlandese.
Dopo la visione del film possiamo analizzare:
• Il conflitto tra padre e figlio è animato da un giudizio di valore emesso dal figlio nei confronti del padre: è «un perdente», uno che si è sempre piegato. In realtà chi si piega in questa vicenda? Perché lo fa? Che cosa gli manca? Quando Gerry diventa «vincente»?
• Come entra in tale struttura tematica l’avvocata, G. Pierce? Cosa la muove? Qual è la sua forza?
• Universalizziamo: anche al tempo di Gesù, la sua terra era oppressa da un impero straniero e gli ebrei attendevano un re potente che li liberasse: quale via abbraccia, invece, il Messia? Come agisce?
• Quali popoli si conoscono che abbiano conquistato la libertà attraverso una lotta nonviolenta? Perché la persona umana è portata ad attribuire valore alla forza fisica e a utilizzare questa invece della forza interiore?
• Rispecchiamoci nel film: in quale personaggio o modello ci identifichiamo? Qual è la nostra opzione circa la forza: siamo deboli o forti? Perché? Come reagiamo all’ingiustizia?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni di Marzo 2012 clicca qui

Missione a Camaro Inferiore(ME) 2012/2: – La croce della salvezza

Vivere giorni di missione in un periodo così forte come la Quaresima significa necessariamente fermarsi attorno al legno della croce e cercare di penetrarne il mistero… il grande mistero dell’amore e del dolore, della vita e della morte, della miseria e della salvezza. E direi che provare a guardare il “caro legno” senza considerare tutte queste sfaccettature significa impoverirne il senso. 

Perché proprio la croce?
Perché non una morte casuale?
Perché non una malattia?
Perché Gesù è morto come il peggiore tra i peccatori?come uomo maledetto, lontano da Dio?

 infondo questo diceva l’antica legge… 

Eppure in lui le folle avevano contemplato il Dio dell’amore, l’amore creatore capace di abbracciare la sua creatura…  questo era Gesù di Nazareth… per questo dava la vita, per questo guariva allontanando ogni sorta di malattia, fisica e morale.

Ma allora perché condannarlo? Perché esporlo al pubblico scherno? Perché così atroce sarebbe dovuta essere la sua morte?

Così… solo così… su quel legno è stata portata ogni sofferenza, ogni peccato, ogni solitudine, ogni fragilità… così, e solo così, il nostro peccato non ha conosciuto la condanna, ma ha sentito il perdono e la salvezza. 

Avviciniamoci allora tutti alla croce… e portiamo le nostre solitudini, malattie, le tante croci che ognuno sente pesare sulla propria vita. Ognuno si appoggi al “caro legno” perchè lì troverà la vita… da lì la sorgente della vita.

La sua croce non è peso per noi, ma diventa per noi possibilità di vita!

Buon tutto… e la nostra missione avanza… questa sera ci aspetta la Festa della vita!

A domani!

INTANTO VI PROPONIAMO LE FOTOGRAFIE DI IERI:

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Missione a Camaro Inferiore(ME) 2012/1: Li chiamò… li amò… li mandò…

Carissimi amici,
siamo in trasferta!!!

Si può spargere un po’ di vita nella vita di tanti nostri fratelli? Crediamo che:

 Si può!

Si può portare speranza a chi la cerca? E provare a saziare la fame di chi non riesce a trovare un senso nella vita?

Sì noi crediamo che si possa fare.

E allora eccoci alle prese con la Parola di Dio e la sua voglia di correre per incontrare la gente.

In questi giorni siamo a Messina, con la comunità parrocchiale della SS. Annunziata, a Camaro inf. – san Luigi.

Noi suore paoline siamo in 3, con noi Veronica e Nikki, le nostre novizie, e circa 20 missionari laici della parrocchia, oltre a famiglie impegnate nell’ospitalità.

La Parola inizia a correre incontrando varie realtà…

E’ accolta dai missionari che la pregano, la accolgono, provano a trasformarla in vita, nella propria vita… e ovviamente la comunicano. La porteremo nelle famiglie, la canteremo con i bambini, e insieme ci avvicineremo al Signore, lodandolo, cercando di scoprire la sua presenza nella nostra vita.


Perché vi raggiungiamo con questo post
?

Nei prossimi giorni, proveremo a portarvi con noi in questa straordinaria avventura, ma oggi vi chiediamo di unirvi con noi nella preghiera, per sostenere le famiglie, gli ammalati, i bambini, i giovani… tutti coloro che il Signore vorrà raggiungere. E pregate anche per ogni missionario, perché possiamo essere strumenti docili a servizio della Parola.

Buon tutto e alla prossima, tentando di farvi arrivare la voce di chi qui vive l’INCONTRO in diretta. 


RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2012 – Mitezza

SEI MACIGNO O SEME?

di Fausto Negri

Se ponessi davanti ai tuoi occhi un grosso macigno e un pugno di semi di grano e ti chiedessi quali dei due è più forte, certamente ti verrebbe spontaneo scegliere, immediatamente, il macigno. Esso è veramente forte di una forza brutale che incute paura: lanciato da un’alta montagna, abbatte tutto ciò che incontra, non si ferma davanti a nessun ostacolo, diventa sempre più potente e veloce: ottiene risultati eclatanti e rapidi. Calma, calma… riflettiamo un poco.

Ricopriamo di terra il macigno. Che succederà? Niente di niente, né oggi, né mai.
Piantiamo in terra, invece, il pugno di semi: attendiamo con pazienza, diamo il tempo necessario, e genereranno qualcosa di molto più grande del macigno, tanto che la grandezza raggiungibile non si può calcolare in partenza! Siamo di fronte a due modalità, due stili di vita, due logiche diverse. Il macigno rappresenta «la forza della forza». Il seme «la forza della debolezza».
Insomma, c’è modo e modo di essere potenti!
Se siamo sinceri, ci accorgiamo che non soltanto il mondo economico, militare, politico, della scienza e dell’informazione privilegia la logica del macigno, ma che anche noi scegliamo ciò che è grande, appariscente e ciò che immediatamente si impone nel segno della forza e del successo. Noi non vogliamo essere «da meno» ed evitiamo ogni forma di debolezza, dando molta importanza a ciò che «ha peso». Il macigno e il seme rappresentano due mondi contrapposti.

L’uno fa molto rumore per essere vincente; l’altro si nasconde per crescere abbondante.
L’uno macina e distrugge chi gli fa ombra e che si frappone al suo cammino; l’altro tende alla luce per crescere e lasciarsi mangiare.
Il macigno, duro e freddo, si impone per la sua grande mole; il seme, diventato biondo campo di grano, attrae per la sua genuina bellezza!
«Tutto questo è molto bello!», dirai, «ma perché scegliere la logica del seme quando è più facile e immediata l’altra possibilità?». La risposta è semplice: perché non può esserci sviluppo di una vita che possa chiamarsi umana, seguendo la logica della pura forza. Nel macigno non può esserci vita felice per il semplice motivo che non c’è neppure vita! La logica del seme richiede di essere grandi dal di dentro. Piccoli, limitati, se vogliamo, ma vivi e amabili.

Stiamo vivendo un periodo di barbarie, in Occidente.
Siamo tutti stanchi di aver a che fare con persone ciniche, furbe, egocentriche. Fra i ragazzi è di moda il bullismo, parola che deriva dall’inglese «bullying», che indica la messa in atto di una serie di prevaricazioni a danno dei coetanei.
Davanti a tali episodi ti consiglio di non far finta di niente: il bullo diventa ancora più forte se trova persone che tacciono e si sottomettono. Occorre non entrare nel suo «gioco», diventando come lui o peggio di lui, ma trovare «comportamenti alternativi», da inventare di volta in volta.
A volte può essere il comunicare il tuo disappunto in modo schietto; altre volte il far finta di niente o il non stare al gioco; altre il chiedere aiuto a chi ha l’autorità di farlo.
Mai come oggi sentiamo il bisogno di rapporti genuini, autentici, veri. Sogniamo sincerità, onestà, gratuità nelle relazioni. Per arrivare a questo occorre diventare miti, togliere le barriere, spezzando il proprio guscio egoistico.

Mitezza e dolcezza d’animo vanno di pari passo. La persona mite è dolce verso gli altri ed è piena di forza. La persona dura, invece, che si è chiusa, è granitica come una pietra: risponde ai primi colpi, ma poi va in pezzi. Chi giudica con durezza, non ha superato i propri difetti e debolezze. Gandhi ha affermato: «Il sole non si adira con i bambini che gli lanciano contro il fango. Essi danneggiano soltanto se stessi».
La mitezza non è vigliaccheria né pura remissività. Essa non rinuncia alla lotta per debolezza, o per paura e rassegnazione; vuole essere come un seme efficace piantato nella storia per la pace e il rispetto di ogni persona. Per fare questo rifiuta la gara distruttiva, l’orgoglio personale e nazionalistico, scegliendo l’assenza di prepotenza, rende il mondo più pacifico e più felice.
La persona mite sa correggere il fratello con dolcezza e bontà: occorre molta forza per essere persone miti!
• Tu senti di essere forte nell’accoglienza, nell’attenzione, nella mitezza verso gli altri?
• Sai aiutare l’altro a migliorarsi, attraverso un dialogo comprensivo e amabile?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2012 – Fedeltà

COME ALBERI SULLA RIVA DEL FIUME

di Fausto Negri

Un ragazzo sempre indeciso su come doveva agire, chiese al suo maestro spirituale: «Come posso sapere che cosa devo “fare”?». Il maestro lo portò in giardino e, davanti a vari tipi di piante che erano lì cresciute, rispose: «Crescendo, nel posto dove sei, nel momento in cui vivi, con le persone che hai intorno… Come gli alberi!». La vita è come un albero: per crescere ha bisogno di tempo e di durata; solo allora si può radicare.

Viviamo nella società del «tutto e subito». L’impegno prolungato, la durata non sembrano avere un grande indice di gradimento. Oggi si ritiene che nulla duri per sempre. Farsi assorbire troppo profondamente e coinvolgersi emotivamente, prendere impegni di lungo periodo, vincolarsi indissolubilmente con le persone è, per tanti, una cattiva idea. Tutto ciò che oggi fa bene, domani può essere veleno. E, così, molti oggi hanno paura di legarsi con fedeltà a un’altra persona, di dedicarsi con perseveranza a un progetto, perché hanno paura di non poter garantire per sé e per gli altri.
I media ci forniscono questo falso messaggio: c’è un modo semplice e rapido per ottenere tutto ciò che desideriamo; si può perdere dieci chili in una settimana; imparare in poco tempo una lingua straniera; diventare disc-jockey senza fatica; arricchirsi, giocando pochi soldi al momento giusto. Troppe persone si lasciano ingannare da questi specchietti per allodole e adottano una filosofia di vita che spesso li porta alla rovina. Si concentrano, infatti, sull’atto del consumo invece che su quello della produzione, sul piacere immediato piuttosto che sulla soddisfazione a lungo termine.
Siamo, dunque, invitati continuamente a prendere la vita come viene, a frammenti, aspettando che ciascun frammento sia diverso dal precedente.
Cresce la mentalità del disimpegno e della discontinuità, prende forza la cultura dell’adesso e della fretta.

Il termine fedeltà deriva dal latino «fidelis», da «fides», fede. Ha dato origine alla parola «fedele», per indicare il credente esemplare.
La fedeltà è la base delle virtù, perché la virtù è l’essere fedeli alla legge del bene. Essa esclude il tradimento, di qualsiasi genere, e presuppone amore, perché si può essere fedeli soltanto se si ama; implica perseveranza, dal momento che il suo problema è quello di superare il tempo, di sfuggire alla noia, all’abitudine, alle tentazioni esteriori del compromesso, dell’incostanza e della slealtà; non si riferisce solo all’amore coniugale né ai soli tradimenti marito-moglie, ma riguarda qualsiasi ambito di vita. Tutti abbiamo bisogno di persone su cui contare, che ci diano sicurezza e protezione e ciò ci fa bene; è dinamica. La disponibilità a camminare sulla stessa strada con un amico, ad esempio, è la promessa di essere fedele e fidato in tutti i cambiamenti che ci possono essere.
La fedeltà non è quindi immobile, ma viva. Un amico fedele è un dono prezioso.
Non ha bisogno per esprimere la sua amicizia di fare particolari giuramenti. Sa stare vicino, far sentire importanti, cogliere il proprio valore, anche dopo uno sbaglio o una delusione;

L’impegno oggi fa paura. Eppure gli psicologi affermano che l’indecisione costante ha effetti nefasti sulla vita delle persone. Un proverbio dice: «La strada che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni». Se si abbandonano continuamente i propri propositi e progetti, si arriva a non avere più fiducia né in se stessi né nella vita: ci si prepara l’inferno già ora.
La dinamica da proporre ai ragazzi può seguire il seguente schema chiedendo ai ragazzi di verificare nella propria vita:
quali propositi o impegni hanno assunto;
– se sono stati perseguiti, nonostante le difficoltà?
– hanno chiesto consiglio o aiuto a qualcuno?
– quali sentimenti hanno vissuto?
E’ importante ricordare ai ragazzi che non si è obbligati alla riuscita o al successo, ma all’impegno, perché la sola grandezza è provare. Sono persone di rilievo coloro che, alla base della loro esistenza, hanno messo tre requisiti fondamentali:
• l’essere motivati;
• l’aver stabilito alcuni traguardi;
• aver lavorato sodo per raggiungerli.
Si realizza chi si dedica con tenacia a un compito.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre  prossimamente ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Febbraio 2012. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2012: AMANTI DELLA VITA

I PORCOSPINI:
IMPARARE A GESTIRE I CONFLITTI

di Franca Feliziani Kannheiser

Un giorno d’inverno glaciale, un gruppo di porcospini si strinsero
gli uni agli altri per proteggersi contro il freddo e scaldarsi a
vicenda. Stringendosi però si procuravano punture dolorose a
causa delle spine lunghe e acuminate di cui è fatto il loro mantello.
Furono così costretti ad allontanarsi. Obbligati a riavvicinarsi
a causa del freddo intenso, si punsero un’altra volta e così via di
seguito. L’alternarsi di avvicinamenti e allontanamenti durò finché
essi non riuscirono a trovare una distanza giusta in cui erano
al riparo sia dal freddo che dalle punture.

Credo non sia difficile per noi catechisti riconoscere in questa piccola famiglia di porcospini il nostro gruppo di ragazzi e la difficoltà che sperimenta nel trovare la giusta distanza. Stare insieme comporta spesso conflitti che non possono essere eliminati del tutto, proprio perché le idee, i temperamenti, i desideri sono tanti e diversi. I conflitti non possono essere cancellati ma devono essere gestiti.

Molto spesso i conflitti nascono… fuori! Antipatie maturate sui banchi di scuola, litigi sorti nel gioco e non ancora risolti, piccole storie d’incomprensioni che riemergono alla minima occasione. Altri conflitti sorgono proprio durante l’incontro di catechesi: per la scelta del posto, la condivisione del materiale di lavoro, uno scherzo di troppo…

Molti catechisti considerano i conflitti qualcosa da evitare a tutti i costi. La loro idea del gruppo è quella (irrealistica!) di un gruppo di amici che procede d’amore e d’accordo. In realtà, proprio perché il gruppo è un cantiere sempre in costruzione, i momenti di conflitto sono inevitabili, anzi, necessari per crescere nella comunicazione e nello scambio.

Alcune regole possono aiutarci nella loro gestione:
• prima regola è evitare i conflitti non necessari con una giusta organizzazione degli spazi e dei tempi. Come abbiamo spesso ricordato, una stanza d’incontro ben ordinata, con il materiale al suo posto, l’assegnazione chiara dei posti, consegne precise tolgono molte occasioni di litigi.
• seconda regola è quella di parlarne, quando, nonostante tutto, si creano disaccordi. Se, infatti, il motivo del conflitto non è chiaro, è impossibile anche risolverlo! Imparare a esplicitare i propri sentimenti e le proprie ragioni è, inoltre, presupposto per ogni forma di comunicazione: in famiglia, a scuola, nel gioco, al catechismo.
Qual è il problema? Invitiamo i contendenti a illustrare ciò che ha portato al conflitto. In questo modo li aiutiamo a distinguere le impressioni ed emozioni da divergenze di idee e di comportamenti su cui si può discutere.
Il catechista non deve dimenticare che più il bambino è piccolo, più ritiene che l’altro sappia già ciò che lui pensa e sente: lo sviluppo della capacità di mentalizzazione, l’uscita dal pensiero egocentrico è un processo lungo e impegnativo in cui i bambini devono essere accompagnati.
• terza regola è cercare insieme soluzioni, in cui non c’è un vincente e un perdente, una vittima e un colpevole, ma un cambiamento che sia di utilità per se stessi e per l’intero gruppo. Alcuni catechisti sono, a volte, tentati di prendere la scorciatoia di decidere immediatamente loro chi ha ragione e chi ha torto, e d’infliggere punizioni che non hanno alcun legame con l’accaduto. Oppure, in caso di impossibilità di trovare il colpevole, di punire l’intero gruppo.
Si tratta, però, ancora di un ragionamento nella logica «colpa-punizione» invece di «problema-soluzione».
Individuare il problema e cercare insieme il modo migliore per risolverlo, chiama in gioco le risorse del gruppo che riflette, propone, valuta.
Dare, inoltre, la possibilità ai ragazzi, coinvolti nel conflitto, di riconoscere ed esprimere le loro emozioni, è insegnare loro che di ciò che ci fa arrabbiare «si può parlare» e non è inevitabile giungere subito alle mani!

L’invito a comprendere le ragioni dell’altro e a mettersi nei suoi panni, facendo leva sulla capacità innata del bambino e del ragazzo di provare empatia, offre uno stimolo per sviluppare il comportamento prosociale, che è una delle basi antropologiche da cui può scaturire e crescere l’amore per il prossimo.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2012 – Fedeltà

CARRI DI FUOCO

di Cecilia Salizzoni

Quello che proponiamo, è una «vecchia gloria» degli anni ’80: “Momenti di gloria”. Ambientato agli inizi degli anni Venti in Inghilterra, il film che, più di ogni altro, ha mitizzato lo sport, in realtà coglie il momento di passaggio da una concezione antica alla modernità incipiente: il gioco ginnico che completa la formazione del «gentiluomo» e ne rinsalda l’appartenenza sociale, a fronte dell’agonismo professionista che esalta le doti dell’individuo, disancorandole da un contesto di valori superiori ed esponendole al rischio dello show-business.
Nella tensione conflittuale tra le due concezioni, si pone la questione della fedeltà che darà filo da torcere ai due protagonisti principali realmente vissuti: Harold Abrahams e Eric Liddell.

Il racconto parte dalla morte del primo, prendendo spunto dalla cronaca londinese del 1978, e va a ricostruirne gli esordi sportivi di scattista all’Università di Cambridge che lo porteranno a Parigi, nel 1924, all’VIII Olimpiade e alla medaglia d’oro nei 100 metri piani.
La ricostruzione storica non si ferma ad Abrahams, ma riguarda l’intero ambiente universitario che costituisce l’ossatura dell’atletica nazionale inglese e ne detta lo spirito.
L’esperienza universitaria di Abrahams è contrappuntata in parallelo dalla vicenda dell’altra medaglia d’oro britannica nella corsa, ai giochi parigini, lo scozzese Eric Liddell.

I due protagonisti rappresentano, ciascuno a modo proprio, degli out-sider rispetto alla classe dominante. Abrahams, figlio di un finanziere ebreo di origine lituana, si pone nella condizione di «fuori casta»: l’identità culturale e l’appartenenza sociale costituiscono il suo rovello, e lui si serve dello sport come di un’arma contro la discriminazione strisciante della società britannica razzista d’inizio secolo, ma anche contro il proprio essere ebreo. Per lui, che vive la contraddizione di sentirsi inglese a tutti gli effetti, ma di non sentirsi accettato dall’Inghilterra «cristiana e anglosassone», la questione della fedeltà si pone innanzitutto come fedeltà a se stesso, alla propria dignità e riscatto sociale.
Eric Liddell, invece, porta il discorso su un livello più alto, di fede religiosa. «La più grande ala di Scozia» è nato in Cina da un missionario della Chiesa scozzese, e studia per tornare in Cina da missionario. Correre, per lui, significa sviluppare un talento che Dio gli ha donato; allo stesso tempo, però, rappresenta una tentazione che lo distoglie dall’obiettivo principale. È quanto teme la sorella, alla quale Eric chiede di mandare avanti la missione da sola, per il momento. «Io credo che il Signore mi abbia fatto per uno scopo: la Cina. Però, il Signore mi ha fatto anche veloce e, quando corro, io lo sento compiaciuto. Sento che abbandonare sarebbe come disubbidirgli. Vincere è onorare lui».

La fedeltà è dovuta a se stessi, alla famiglia, agli amici, al Paese, a Dio; ma a volte tali realtà entrano in conflitto, l’interesse o il desiderio personale con quello comunitario, la terra con il cielo. È quanto capita ai due protagonisti del film: qual è il problema personale; come lo risolvono?

Il rigorismo con cui è interpretato il precetto festivo è proprio del calvinismo scozzese, che prende alla lettera il riposo festivo del settimo giorno. Tuttavia, a volte, la «legge» divina richiede cose che non comprendiamo o che sembrano in contrasto con il nostro bene: cosa permette di rimanere fedeli? Cercate alcuni di questi casi nella Bibbia e confrontateli.

Eric Liddell, nel film, oltre che con l’esempio, dà un’indicazione anche con le parole, quando paragona la fede a una gara di corsa: che cosa dice esattamente?


Il comitato olimpico britannico che aveva tentato di dissuaderlo, alla fine riconosce il legame tra la forza atletica e la fede di Liddell, e l’errore di voler separare l’una dall’altra. Il titolo originale del film, Chariots of fire (Carri di fuoco), è ripreso dal poemetto Jerusalem di William Blake (1804), che esprime il suo impegno a servire gli scopi di Dio sulla terra: la Gerusalemme come immagine del regno di Dio da costruire in Inghilterra: che cos’è per voi il regno di Dio? Come potete contribuire per realizzarlo nella vita? Come ha concluso la sua vita il vero Eric Liddell?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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La foto vincitrice del concorso fotografico “Cantalavita 2012”

Primo premio

del Concorso Fotografico

Ridillo con una foto

Cantalavita 2012

1a classificata: Adele Cammarata – Palermo

Aiutami Signore a lasciare le reti che mi tengono prigioniera di me stessa
e a lasciarmi condurre da Te verso l’orizzonte della Vita piena.

Mc 1, 14-20 

2a classificata: Stefania Mautone – Como

“Seguendo le Sue orme”

3a classificata: Chiara Ferrarelli – Pavona(RM)

I complimenti di Cantalavita per il lavoro di Adele di Palermo, Stefania di Como e Chiara di Pavona (RM), che presentiamo a tutti i nostri lettori come le prime tre vincitrici del concorso Fotografico “Cantalavita 2012 – Ridillo con una foto”.

A loro l’augurio che la Parola trovi il posto e il tempo giusto per poter entrare nella loro vita e uscire, come comunicazione efficace, attraverso quei doni, abilità, sensibilità, capacità che ognuna custodisce.

Pubblichiamo di seguito i nomi dei primi 10 classificati.

  1. Adele Cammarata – Palermo
  2. Stefania Mautone – Como
  3. Chiara Ferrarelli – Pavona (RM)
  4. Paola Fabrizi – Sutri (VT)
  5. Annarita Casale – Torre Canne di Fasano (BR)
  6. Mariangela Rossi – Cellino San Marco (Brindisi)
    Massimiliano Carfagno – Bellizzi (SA)
  7. Giuseppe Tramontin – Napoli
    Luisa Landi – Calvanico (SA)
    Michela Busi – San Giovanni Bianco (Bergamo)
  8. Evelina Monteleone – Mazara Del Vallo (TP)
    Grazia Filippone – Trecase (NA)
  9. Chiara e Iacopo Langella – Salerno
    Elisa Coppola – Conca dei Marini (SA)
    Maria Rosaria Pezone – Salerno
  10. Flavia Mazzilli – Corato (Bari)

A tutti voi, carissimi partecipanti, che avete provato a riesprimere il Vangelo in foto l’augurio di investire ogni energia per crescere in professionalità, efficacia, testimonianza… perchè come san Paolo Apostolo scriveva il Vangelo corra e sia glorificato, anche tra le strade rapide e volatili della comunicazione! 

Ai membri della giuria un sincero grazie per la competenza e professionalità messa in campo a favore di tutti!

I premi:

1° posto – libri e audiovisivi per un valore di 50 euro
2° posto – libri e audiovisivi per un valore di 30 euro
3° posto – libri e audiovisivi per un valore di 20 euro

premio “speciale mi piace” – un libro per accompagnare la preghiera

Menzione speciale per i “mi piace” ricevuti sulla Pagina Giovani & Vangelo

Margherita Coralluzzo (angeli missionari) – Bellizzi (SA)

“Continuiamo a costruire un mondo di pace: INSIEME”

Cantalavita tra le foto inviate per il Concorso, pubblicherà quelle che ritiene più efficaci in una foto gallery come proposta per la nuova evangelizzazione.

Info utili:

La giuria composta da suore Figlie di San Paolo e laici, tutti impegnati nell’evangelizzazione nel mondo della comunicazione, hanno assegnato a ogni foto una valutazione da 0 a 10, che sommata ha portato ai risultati finali.
Chi tra i partecipanti lo desiderasse, potrà richiedere a m.tassielli@paoline.it la classifica generale con il relativo punteggio.

Ricordiamo che i criteri di valutazione richiedevano:

  1. in primis, che la foto fosse una riespressione artistica della catechesi “E dopo Betlemme?
  2. che era stata data la possibilita di elaborazione in post produzione
  3. che la foto rispettasse dei criteri di presentazione: risoluzione e formato