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Adorazione Eucaristica – Noi verremo a Lui


Noi verremo a lui

Ascoltare è la porta aperta alla fede. Non c’è fedeltà senza ascolto, non c’è relazione, non può esserci incontro né fiducia. Ascolta Israele: Io Sono il Dio sempre con te, Colui che ti ha fatto uscire dal male, che ti ha liberato dalla schiavitù. Ascolta Israele la voce del tuo Dio, sembra scrivere l’autore del libro del Deuteronomio, ascolta e ricorda, ascolta e non dimenticare. Tieni vivo nella memoria del cuore quanto lui ha fatto per te. Ascolta per vivere, ascolta per aderire con tutto te stesso a quanto il Signore ti chiede, ti propone, ti indica come la via della vita. È questo l’annuncio che continua a risuonare fino a oggi, arrivando a noi. È questo ciò che rappresenta il nostro ponte verso il nuovo anno liturgico, verso l’avvento, tempo di particolare attesa, che tra qualche giorno saremo chiamati a vivere in prima persona.

Gv 14, 20 – 23

“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui“.
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”. Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.”

 

Colui che accoglie e ha cura della mia Parola; colui che la fa propria e la realizza nella propria vita; colui che comprende e fa diventare azione concreta ciò che comando, è colui che mi ama. Chi ama apre se stesso; chi ama è pronto a mettersi in gioco per l’altro; chi ama sa di poter perdere tutto, pur di conquistare l’amato; chi ama si lascia vincere e non trattiene l’amore, non lesina la risposta, non dubita, ma si fida.
Ecco colui che mi ama: è pronto a vivere di me e farmi vivere in Lui. E il Padre mio, dà se stesso in questo amore, manifesta la sua presenza, entra nella storia e la libera da ogni schiavitù, da ogni legame, da ogni peso: la salva; e, nella storia, salva l’uomo. Non ci sono limiti, né meriti; non timori né riscatti: per colui che libera la sua risposta d’amore, Dio non potrà che dare se stesso e il suo amore immenso. I miei comandamenti non sono altro se non amore da dare. Ma la tua risposta non genera altro, se non amore da ricevere.

 


Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Offriamo le tracce da scaricare augurandoci di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.

Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.

 


CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2010: Il Maestro Via, Verità e Vita

GESÙ È LUCE NELLA VITA

di Anna Maria D’Angelo

La celebrazione del Natale fa emergere anche in noi sentimenti profondi di disponibilità, gioia e amore e ci apre al dono di Dio che è il suo figlio Gesù.
Per un’autentica celebrazione del Natale, aiutare i fanciulli a:
• superare una visione consumistica e a impegnarsi a portare la luce di Gesù nel loro ambiente;
• progredire nella conoscenza di Dio e nella interiorizzazione del suo messaggio;
• maturare atteggiamenti di accoglienza, di gioia e gratitudine, come valori cristiani.
La festa del Natale è prossima. I fanciulli, con le loro famiglie, sono attirati dalle mille luci dei negozi e delle strade; sono sollecitati ad acquistare regali da mettere sotto l’albero per amici e parenti; a scrivere la letterina a Babbo Natale e/o alla Befana per chiedere il dono tanto atteso! Fanno fatica a decifrare le parole della fede (salvezza, redenzione, peccato…), a comprendere il senso del messaggio che riguarda Gesù (segno di contraddizione…).
Gesù che nasce è la luce che tutti sempre attendono; egli, venendo tra noi, ci chiama ad essere suoi discepoli per essere anche noi luce per il mondo e gli altri. Il cristiano che accoglie Dio è illuminato dalla sua luce.
Quando Dio salva e, in modo particolare tramite Gesù, ci illumina perché sappiamo che cosa fare, ci dà forza perché affrontiamo il male e lo vinciamo, ci orienta a una vita che durerà per sempre e che la morte non può sconfiggere.
Gesù salva ogni persona perché la perdona quando sbaglia, la chiama a stare con lui e la rende partecipe della vita stessa di Dio.
Perché i fanciulli sperimentino, la situazione di luce, di immobilità, di prigionia e poi di liberazione e salvezza, si può proporre un incontro articolato in diverse dinamiche.
Accogliere la luce ed essere luce: la sala buia, i fanciulli sono seduti e non sanno che cosa accadrà. Il tempo passa. C’è chi si annoia, chi resta in silenzio, chi ne approfitta per fare baccano. Un fanciullo (in precedenza istruito dal catechista) si alza e chiede: «Che cosa stiamo aspettando?». Il catechista risponde: «Aspettiamo che venga la luce!». In quel momento si accende una grande candela al centro della stanza. Tutti i fanciulli si stringono in cerchio intorno. Il catechista introduce il brano evangelico (Lc 2,21-35), lo racconta (o proclama) e lo commenta.
Per entrare nella luce: conduciamo i fanciulli in un percorso al buio, con l’accesso in una stanza illuminata o luogo aperto preparato per accoglierli, in modo festoso. Disseminare ostacoli (leggeri) lungo il percorso senza che lo sappiano. Invitate a raggiungere la luce nel minor tempo possibile. Nel luogo illuminato sollecitare l’osservazione dei ragazzi sull’ambiente, le persone, i colori, le forme, l’utilità degli oggetti di cui possono usufruire grazie alla luce! Fate condividere i sentimenti e i pensieri emersi mentre si camminava nel buio e quelli nella luce.
GIOCO – Fare prigionieri: un ragazzo assume il ruolo del cacciatore, deve fare prigionieri gli altri giocatori, colpendoli con una palla. Gli altri sono dotati di un foulard giallo-arancione sia per rappresentare una scena di luce sia per utilizzarlo come mezzo di liberazione per i compagni. I ragazzi colpiti restano «di pietra» e depongono ai propri piedi il loro foulard. Gli altri, inseguiti, possono liberare i prigionieri lanciando verso di loro il foulard.
Quelli che riescono ad afferrarlo sono liberati, riprendono il proprio foulard e si reinseriscono fra i giocatori liberi. Il cacciatore dovrà, quindi, colpire sempre altri giocatori e proteggere i colpiti. Se i partecipanti sono molti si può aumentare il numero dei ragazzi-cacciatori e il gioco diventa anche più dinamico.
Al termine, per favorire l’interiorizzazione dell’esperienza, invitare a condividere sentimenti e pensieri: come mi sono sentito mentre ero libero? Cosa ho pensato quando sono rimasto immobile? Sono stato attento a chi aspettava di essere liberato? Sono riuscito a liberare qualcuno? Questa esperienza mi ricorda un altro momento della mia vita… mi dice che… mi invita a…

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Dicembre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Dicembre 2010 clicca qui

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RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2010 – Dossier Intelletto

DONACI LA TUA LUCE

di Alessandra Beltrami

All’interno di questo articolo vi suggeriamo un momento di preghiera da svolgere con i ragazzi per invocare il dono dell’intelletto.
Il primo passo da fare è preparare il luogo dove svolgere l’incontro: in un posto centrale, su un leggio o un tavolino, si colloca una Bibbia aperta con un cero acceso. Su un tavolo si predispone un foglio bianco molto grande con  dei pennarelli per consentire ai ragazzi di scrivere.
Il momento di preghiera può iniziare con l’intonazione del canto “Vieni, vieni, Spirito d’amore”.
A questo punto il catechista legge l’introduzione: la presenza di Gesù risorto ci renda forti, l’amore di Dio Padre scaldi i nostri cuori e la presenza dello Spirito Santo ci orienti verso i fratelli e le sorelle.
E’ necessario, ora, presentare ai ragazzi il senso dell’incontro: il dono dell’intelletto ci aiuta a vedere oltre ciò che appare, a cogliere il significato profondo della parola di Dio e della sua volontà. Esso consiste in una luce particolare che è data dallo Spirito Santo, grazie alla quale si intuiscono in maniera penetrante le verità rivelate e si rafforza la virtù teologale della fede. In questa celebrazione, guidati dalla parola di Gesù, siamo invitati a ritrovare dentro di noi la luce dello Spirito, a leggere la nostra vita e ciò che ci circonda con il dono dell’intelletto, per poter seguire il Signore in maniera più consapevole.
Il momento centrale dell’incontro è l’ascolto della Parola: Vangelo secondo Matteo (11,25-27)
Dopo qualche istante di silenzio, si passa alla presentazione di un gesto significativo da far compiere ai ragazzi, il catechista ne spiega il significato: per ricevere il dono dell’intelletto occorre desiderarlo e chiederlo. Esso forma un cuore puro, un cuore sincero, limpido, leale, trasparente. Ci dà una conoscenza profonda della nostra vita, facendoci scoprire il disegno di Dio su di essa.
Dopo un tempo di silenzio, mettendo una musica di sottofondo, si invitano i ragazzi a scrivere, in breve, sul foglio bianco predisposto, le proprie riflessioni, le proprie domande, una parola del Vangelo significativa per loro. Poi, girando intorno al tavolo, in silenzio, si leggono le riflessioni scritte e i catechisti possono dare risposte adatte, soprattutto se ci sono richieste o interrogativi, in modo da essere luce per la loro esistenza.
Prima del canto finale si propone ai ragazzi la preghiera di Jean Galot per l’invocazione del dono dell’intelletto:

Spirito di sconfinata apertura
Spirito di Dio,
vieni ad aprire sull’infinito
le porte del nostro spirito
e del nostro cuore.
Aprile definitivamente
e non permettere che noi
tentiamo di richiuderle.
Aprile al mistero di Dio
e all’immensità dell’universo.
Apri il nostro intelletto
agli stupendi orizzonti della divina sapienza.
Apri il nostro modo di pensare
perché sia pronto ad accogliere i molteplici
punti di vista diversi dai nostri.
Apri la nostra simpatia alla diversità
dei temperamenti e delle personalità
che ci circondano.
Apri il nostro affetto
a tutti quelli che sono privi di amore,
a quanti chiedono conforto.
Apri la nostra carità ai problemi del mondo,
a tutti i bisogni dell’umanità.
Apri la nostra mente
alla collaborazione con tutti coloro
che si adoperano per un medesimo fine.

Il momento di preghiera si può concludere con il canto finale: Il Signore è qui tra noi.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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News su Iniziative 2010 – 2011

28 Novembre 2010

a Napoli

Incontro di formazione e spiritualità

per giovani fino a 30 anni

info e contatti su: iniziative

 

Campo invernale per giovani fino a 30 anni!

Campo invernale

Per Giovani fino a 30 anni

La perla preziosa

E dopo Natale?

La fede, Dio, i suoi progetti d’amore,
la sua voce, la sua Parola
possiamo sentirla viva per noi?

Tra l’ascolto e la preghiera
la riflessione e la condivisione.

Vieni per vivere con noi
un laboratorio della fede
per riscoprire e dare valore
al grande dono di Dio con noi!


Roma – 26/30 dicembre 2010

Ti aspettiamo!!!


Animatrici: Sr. Mariangela sr. Silvia, Figlie di San Paolo

Sede: Roma, presso comunità Regina degli Apostoli, Via Antonino Pio, 75 – nei pressi della Basilica di san Paolo fuori le mura.

Porta con te:

  • Bibbia e quaderno personale
  • Strumento che sai suonare
  • Lenzuola o sacco a pelo e asciugamani
  • tanto desiderio di Dio

Contributo per il soggiorno: 60.00 euro

Info e contatti per adesioni:

Scarica la locandina: camposcuola Natale con le paoline

Scarica il depliant: depliant campo scuola con le Paoline

CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2010: Cammino di santità nell’amore

Il Signore Gesù viene

di Anna Maria D’Angelo

Avvento, attesa di Dio. L’attesa la si sperimenta anche nel rapporto con Dio. Attendere Dio è un atteggiamento religioso fondamentale. È una disposizione del cuore e dello spirito che rende pronti all’incontro. La Chiesa ci invita a destare tale attesa ogni anno durante l’Avvento.
Per noi cristiani il Messia è colui che è venuto duemila anni fa, viene ancora oggi e continua a risvegliare nei discepoli di tutti i tempi il desiderio ardente di rinnovarsi e di cambiare il mondo per preparare la sua venuta alla fine dei tempi.
Che cosa dobbiamo fare? Sta per succedere una cosa nuova, come prepararci?
Oggi gustiamo sempre meno il sapore dell’attesa, adoperandoci perché un nostro desiderio si realizzi! Abbiamo fretta. Non abbiamo
tempo da perdere! Noi adulti non siamo di aiuto ai più giovani. Viviamo un’attesa impaziente che vorrebbe bruciare le tappe, per arrivare subito alla conclusione; diventiamo ansiosi e incapaci di vivere e valorizzare il presente.
Chi sa attendere accetta la scansione delle tappe.
Molti dei nostri fanciulli non sanno che cosa significa desiderare o attendere qualcosa o qualcuno.
In genere ricevono subito quello che chiedono!
Raramente sono invitati a rinviare una richiesta, un bisogno, tanto meno a rinunciare a qualcosa che non è proprio indispensabile.
Eppure il tempo è carico di promesse e di doni.
La testimonianza di Giovanni Battista, conduce il cristiano ad accogliere il Signore che viene. Giovanni è l’uomo che Dio si è preparato perché preceda Gesù e apra agli altri la via dell’incontro con lui.
Dio può compiere la sua promessa perché c’è qualcuno che lo «attende».
Chi attende «tende a» ciò che ancora non c’è.
Giovanni è proteso verso il futuro di Dio e dice a ognuno che cosa fare per accogliere il Messia: il consacrato, l’inviato di Dio, atteso da tutti.
In attesa di Gesù Sappiamo attendere?
L’attesa è il sapore della vita, ma non sempre noi sappiamo gustarlo.
Ogni giorno ci obbliga a momenti di attesa: davanti a un semaforo rosso, nell’ambulatorio di un medico, in fila presso lo sportello di un ufficio, o alla cassa di un supermercato.
Di solito consideriamo quello «un tempo sciupato» o «tempo perso».
Proponiamo alcune attività per aiutare i fanciulli a verificare personalmente se sono capaci di attendere e per favorire in loro lo sviluppo di questo atteggiamento.
Di seguito sono illustrate tre possibili attività da proporre durante gli incontri con i ragazzi per imparare il significato e il valore dell'”attendere”:

  • Il gioco della candela truccata: si dà una candela a ogni fanciullo che dovrà portarla accesa lungo un percorso stabilito e attendere i compagni alla linea di arrivo. Se lungo il cammino la candela si spegne, il fanciullo impegnato ricomincia il percorso tante volte finché raggiunge il traguardo con la candela accesa.
    I primi quattro fanciulli, precedentemente istruiti dai catechisti, fanno spegnere continuamente la candela durante il percorso, in modo da prolungare l’attesa dei compagni e la loro reazione.
    A questo punto i catechisti dichiarano l’obiettivo nascosto del gioco (verificare se sappiamo attendere) e guidano un fecondo dialogo tra i fanciulli per aiutarli a esprimere la fatica dell’attesa. Che cosa avete provato? Chi ha ripetuto il percorso, cosa ha provato? E quelli che sono rimasti ad attendere a lungo?
  • Si possono coinvolgere i ragazzi nella ricerca di persone «in attesa» (una mamma o una coppia in attesa di un bambino, un ammalato in lista di attesa per un trattamento speciale, una coppia di fidanzati prossimi sposi, un giovane laureando, un seminarista prossimo all’ordinazione sacerdotale) da invitare nel gruppo.
    Si può suggerire ai ragazzi alcune domande da fare agli intervistati, quali: Che cosa aspettate di più in questo periodo? Ci sono momenti nella vostra giornata in cui sentite di più la gioia o il peso di quest’attesa? Chi o che cosa ti aiuta ad attendere? L’attesa, a sua volta, ti aiuta a vivere o, invece, ti pesa? Il giorno stabilito, al termine dell’intervista, sollecitare una breve condivisione dell’esperienza sia da parte degli intervistatori sia degli intervistati: Che cosa mi è piaciuto di più? Che cosa di meno? Che cosa ho scoperto?
  • Attendere vuol dire anche sperare o temere qualcosa dall’avvenire. Ci sono attese insopportabili quali quelle vissute dal malato, dal detenuto, da chi si trova lontano dai suoi da troppo tempo. E ci sono attese piene di gioia, come quelle che precedono un avvenimento felice: una nascita, un matrimonio, una festa familiare. Si tratta di attese che non sono vuote, ma piene di senso.
    I ragazzi si dividono in due gruppi: il primo gruppo individua situazioni di vita serena e gioiosa, di servizio e dono in famiglia, in parrocchia e nella vita; il secondo gruppo individua situazioni di bisogno, difficoltà (discordia, fame, disoccupazione…) che attendono una risposta.
    Entrambi i gruppi portano all’incontro successivo alcuni segni (fotografie, ritagli di giornali, oggetti-simboli…) che presentano ai compagni, mentre raccontano le situazioni individuate.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali

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News su Stop&Go

Venite a me tutti!

GESÙ MAESTRO

Preghiamo la Parola.

Su Stop&Go
scarica la traccia di preghiera!!!

Parabolando – Per una fede che diventa vita – Zaccheo /1

Napoli: Parabolando… 1° incontro di formazione e spiritualità per giovani

Domenica 17 ottobre è iniziato il cammino annuale di spiritualità e formazione organizzato e animato dalle Figlie di San Paolo per tutti i giovani dai 17 ai 30 anni del centro-sud Italia (vedi nella pagina delle iniziative).
Gli anni passano e i giovani crescono e fanno le loro scelte di vita… sembra una frase banale, e invece, è un’importante e vitale verità che quest’anno abbiamo potuto toccare proprio con mano. Molti dei giovani che in questi anni hanno frequentato i nostri incontri, infatti, superata più o meno la soglia dei 30 anni (e diciamo più o meno perché i cammini di vita e le scelte importanti non arrivano in automatico alla soglia dei 30 anni) hanno iniziato collaborazioni e cammini “paolini” più appropriati alle loro scelte di vita e alla loro età. Tra questi, due dei GEP (Giovani Evangelizzatori Paolini) “storici” , Dalia Mariniello e Claudia Frittelloni, hanno accettato per quest’anno di collaborare, assieme a sr Mariangela Tassielli e a sr Silvia Mattolini, all’animazione degli incontri mensili per i più giovani. Domenica scorsa la nuova equipe è entrata in funzione a pieno ritmo. Come sono andate le cose?

Lasciamo la parola a due giovani partecipanti:

 

C’era una certa eccitazione domenica mattina, quando mi sono svegliata presto, ancora buio, mentre andavo alla stazione, nel viaggio in treno e scendendo le scale della stazione di Salerno per aspettare gli altri… Forse perché non vedevo il gruppo da Maggio, forse perché era il primo incontro di un nuovo anno, o perché sentivo che ci sarebbero state tante tante novità! Fatto sta che scoppiavo di gioia nel rivedere i loro volti con qualche nuova sfumatura e i capelli di qualcuno più lunghi! Nonostante l’incontro sia stato ridimensionato ad un solo giorno invece del consueto weekend (che peccato!), la giornata è stata davvero ricca e intensa! A fine giornata non mi sembrava vero aver vissuto tutte quelle cose.
Abbiamo trattato il brano evangelico dell’incontro tra Gesù e Zaccheo. I canti hanno accompagnato alcuni momenti dell’incontro e si sono trasformati davvero in preghiera, spesso riuscendo ad esprimere pienamente cosa il nostro cuore voleva dire. In più, i momenti di risate e divertimento non sono mancati… dai palloncini ai giochi, al sicomoro che voleva diventare grande “personaggio protagonista”! Leggendo il brano del Vangelo, ho pensato alla meraviglia di Zaccheo nel ricevere Gesù ospite a casa sua! Gesù chiama…  Zaccheo risponde e accoglie! Ognuno mette del suo. Solo così la salvezza può entrare, anzi, “accadere” in casa sua per rimanerci e lui, dapprima peccatore, è subito pronto a pentirsi. Ha sentito su di sé lo sguardo amorevole e la sicurezza, nostra e sua, di essere figli amati da un Padre attento e misericordioso. Una sicurezza calda e “morbida” che ci avvolge come un batuffolo! E mi è venuta in mente una frase che mi piace molto e da tempo non riesco a togliermela dalla testa: “Questa è la vera felicità: amare ed essere amati”. Gli orizzonti di Dio, però, non sono mai limitati; dopo il “sì” che lo accoglie in casa nostra, ci invita a metterci in gioco, a seguire il suo cammino… E così spero di camminare, da GEP 🙂 , lungo “Parabolando – Per una fede che diventa vita”, il viaggio nuovo e sicuramente sorprendente di quest’anno!

Maria Chiara – Campagna (SA)

Il 17 ottobre si è aperto il nuovo percorso annuale di formazione e spiritualità per giovani organizzato dalle Figlie di San Paolo. Il nome? Parabolando.
Il primo incontro tuttavia non si è basato su una parabola, come potrebbe lasciar intendere il ‘titolo’ del percorso, bensì su un altro brano del Vangelo, che però ha molto di simbolico in esso. Si è trattato difatti del diciannovesimo capitolo del Vangelo di Luca, l’incontro tra Gesù e Zaccheo, spunto da cui è partita la nostra riflessione.
Ci siamo subito incentrati su delle domande, che tutti noi ci poniamo, dove mi porta la mia vita?, “Che cosa cerco?”, in breve “Ho uno scopo nella vita?”. A questo quesito abbiamo cercato di dare una risposta: il nostro obiettivo deve essere l’incontro con Gesù. Ed eccoci immedesimati in Zaccheo! Ma non dobbiamo dimenticare che Zaccheo aveva un problema: la statura, che diventava un ostacolo sul suo cammino impedendogli di vedere Gesù tra la folla. Da qui la domanda “abbiamo anche noi degli ostacoli, che non ci permettono di andare avanti?”. Zaccheo per superare il suo limite si è arrampicato su un sicomoro; sicomoro che è diventato così mezzo per superare il suo muro; il quesito che, dunque, ci siamo posti è “Siamo capaci di trovare uno strumento per superare ciò che ci ostacola? Ma, soprattutto, ne abbiamo il coraggio?”.
Tante domande che ci hanno fatto riflettere tanto per il resto del nostro incontro, che come sempre è riuscito a conciliare lo stare insieme e lo stare con il Signore in perfetta armonia! Non potrei dirmi più contenta di come abbiamo trascorso la giornata domenica, in allegria, nella gioia e insieme a Gesù! Questi incontri sono un prezioso dono che è stato condiviso anche con me, perché permettono a me, come a tutti i giovani interessati, di trascorrere del tempo condividendo il proprio universo di fede, ampliandolo e facendo in modo che, oltre ad un rapporto a tu per tu con Dio, la nostra fede sia anche un mezzo di coesione tra di noi!

Chiara – Napoli

 

 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2010: Cammino di santità nell’amore

Invitati al banchetto della parola e del pane di vita

di Emilio Salvatore

Che cosa ricordiamo la domenica? Perché è festa?
Facciamo festa perché Dio, Padre nostro, ha creato tutte le cose e ha mandato a noi il Figlio suo Gesù.
Facciamo festa perché Gesù è risorto.
Facciamo festa perché lo Spirito Santo riunisce tutti nell’amore. Siamo riuniti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
In questo articolo si mette a fuoco la domenica, giorno del Signore, e la Messa, al centro di questo giorno.
La Messa, con la Parola e il Pane di vita, si colloca come elemento fondamentale di nutrimento e, quindi, anche della crescita della vita cristiana.
Ogni persona, per sopravvivere, ha bisogno di nutrirsi. Il bambino vede nel cibo un’estensione di sua madre e associa ad esso la sensazione di calore, di sicurezza, di intimità, di amore. Crescendo egli impara a distinguere tra queste due realtà, ma qualcosa di questo legame iniziale tra il nutrimento e l’amore è mantenuto.
Accettare il cibo significa desiderare la vita e riconoscere una fonte di amore. Rifiutarlo significa non amare la vita, rifiutare l’amore materno.
Nella tradizione cristiana Gesù collega il memoriale della sua morte e risurrezione al «pane» e «vino» della cena ebraica. Il credente, sia nella tradizione ebraica sia in quella cristiana, si sente nutrito, sfamato dalla parola di Dio, che è il modo in cui l’unico Dio si manifesta per nutrire e perché essa sia comunicata.
Gesù è la parola di Dio vivente che continua a donarsi come Parola e Pane di vita.
Prima di giungere a questa riflessione sarà opportuno guidare i bambini nella percezione delle caratteristiche del cibo.
Una serie di domande da parte del catechista possono essere il punto di partenza per una riflessione sul cibo, il suo sapore, la sua importanza e sul nostro rapporto con esso, per passare, poi, alla dimensione liturgica e spirituale.
A questo punto si può presentare ai bambini il Vangelo secondo Marco  (4,1-9) o il Vangelo secondo Giovanni (6,48-58).
Il primo brano è costituito dalla parabola del seminatore. In essa Gesù prende in considerazione l’ascolto della Parola e la sua accoglienza nella nostra vita.
È ambientata nel mondo contadino di Nazaret. I protagonisti sono: un seminatore, che esce per compiere il «rito» contadino della semina; il seme che è gettato e, a seconda delle diverse possibilità del terreno, secca o produce frutto in una misura del tutto inaspettata; i quattro terreni, che si rapportano al seme gettato in modo diverso.
Il primo terreno è la strada: il seme cade su di essa e non ha tempo di germogliare poiché gli uccelli del cielo vengono a beccarlo.
Il secondo terreno è quello fra i sassi, dove non c’è molta terra, per cui il seme spunta facilmente, ma non riesce a scendere in profondità e, di conseguenza, all’arrivo del sole è bruciato e secca.
Il terzo terreno è quello fra le spine per cui il seme, quando germoglia, è soffocato e non giunge a maturazione.
Il quarto è il terreno buono in cui il seme ha la possibilità di giungere a maturazione nel tempo necessario.
Questa parabola pone l’accento sull’avventura della Parola che si compiva ieri nei discepoli e oggi in tutti noi, radunati la domenica durante la liturgia. Ogni domenica il Signore semina in noi, prepara per noi il banchetto della Parola.
Nel secondo brano evangelico si tratta del discorso sul Pane di vita, un vero e proprio dialogo, che si sviluppa a partire dall’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci (6,5-15).
Gesù è, infatti, il vero nutrimento, colui che porta a compimento o perfeziona l’immagine della manna; sazia le attese e le ansie delle persone del suo tempo e di ogni tempo. È la mensa eucaristica ad esprimere e attualizzare questo secondo aspetto della donazione di Gesù ai suoi.
Il ragazzo partecipa alla Messa, ma non sempre coglie la connessione tra le diverse parti. La santa Messa è innanzi tutto «Liturgia della Parola» (azione del popolo) e «Liturgia eucaristica» (rendimento di grazie).
Nella Liturgia della Parola Dio ci offre suo Figlio, Parola di vita e noi partecipiamo alla sua mensa.
Ci sono sette portate sulla mensa della Parola:
• Nella prima Lettura, tratta dall’Antico Testamento, ci è offerto il messaggio della Legge, dei profeti o dei sapienti.
• Nel salmo responsoriale il Signore ci dà la sua Parola per lodarlo.
• Nella seconda Lettura, tratta dal Nuovo Testamento, ci è offerto il messaggio degli Apostoli.
• Nel Vangelo ci è offerta la parola di Gesù.
• Nell’omelia la Chiesa (sacerdote o diacono) spezza il pane della Parola per noi.
• Nel Credo, con tutta la Chiesa, diamo il nostro assenso alla Parola ricevuta.
• Nella Preghiera dei fedeli accogliamo e rispondiamo al dono della Parola, chiedendo quello che ci serve per metterla in pratica.
Nella Liturgia Eucaristica Dio ci offre suo Figlio, Pane di vita e noi partecipiamo alla sua mensa.
C’è una sola portata sulla mensa del Pane: noi popolo di Dio presentiamo sull’altare, tavola della famiglia, il pane e il vino, dono della terra e del lavoro umano, segno di quanto il Signore ci ha donato e che noi gli ridoniamo.
Il sacerdote, agendo in nome e nella persona di Gesù, lo offre come segno di amore al Padre e lo riceve come dono di amore per i fratelli. Gesù si fa vero Pane di vita per noi che lo accogliamo e ci cibiamo di lui e dal suo Spirito siamo trasformati nel suo corpo che è la Chiesa.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali

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Avete amato

Siete passati, come scintille, che brillano nella notte scura;
come viandanti avete percorso strade fangose e faticose;
vi siete fermati a guardare volti stanchi,
regalando un sorriso con libertà […]
Avete bussato a tutte le porte quelle dei piccoli e dei forti;
per compiere il bene, tutto quel bene,
che cresce nei solchi duri che,
bagnati dal pianto danno frutti duraturi,
orizzonti infiniti per chi ricerca verità…
Salirò, salirò, fino a raggiungere il cielo
che ora appartiene a voi,
testimoni suoi, testimoni d’amore…

(Avete amato, Cristina Damonte dal cd
C’è ancora amore)

Streghe, fantasmi, demoni, magia nera… ecco cosa ci lascia in eredità la notte tra ottobre e novembre. Colpa della globalizzazione, di un desiderio sempre meno controllato di voler imitare chi abita oltre oceano; colpa forse di un taglio troppo netto e poco lungimirante con la nostra storia, le nostre tradizioni e perché no, con quella fede di cui tutti ci diciamo credenti, ma non praticanti…

Cosa rimane di quel famoso “mese dei morti”? E poi perché essere sempre così lugubri? Sarà casuale che il mese capace di riempire cimiteri di tutto il mondo cristiano, inizi con la celebrazione di “Ognissanti”?

Casuale… poco! Interessante… molto!

Novembre è uno tra i mesi più strani dell’anno e per certi aspetti ha il profumo del passaggio. Qualcuno dice che sia il più triste, eppure inizia con una delle più belle feste della cristianità: la festa della santità.

E perché di santità questi giorni possano colorarsi ho pensato di proporvi la canzone Avete amato”. Cantarla, ascoltarla e, perché no?!, pregarla, mi ha fatto pensare a quello stuolo infinito di santi che ci hanno mostrato il senso vero del vivere e del morire; del donare e del ricevere; del chiedere e dell’offrire.

Ma non voglio prolungarmi oltre. Vi ripropongo una mini-intervista fatta, qualche anno fa, a suor Cristina Damonte, autrice del canto. Le chiesi di donarci alcune preziose chiavi di lettura per penetrare l’universalità di un messaggio – la santità – che trova, nel sì di ciascuno la sua singolarità.

 

Suor Cristina, chi sono i “protagonisti” di cui canti?

Ci sono persone che nella loro quotidianità hanno vissuto la vita come un canto d’amore, permettendo alla vita di esprimersi con passione, con gratuità, con pienezza. Non hanno cercato pubblicità, non hanno calcato le scene di nessun teatro e di nessun pulpito, ma hanno semplicemente creduto all’amore e per questo hanno dato tutto, hanno consumato i loro giorni dando precedenza a coloro che, nel nostro mondo, contano ancora troppo poco. Sono diventati testimoni credibili del Vangelo della bellezza e della tenerezza, manifestando il vero volto di Dio che è un volto di misericordia e di accoglienza senza frontiere.

Il ritornello sembra una sfida: «Salirò sempre più in alto… oltre il tempo, fino a Dio». E’ una sfida per tutti?

Guardare in alto allarga gli orizzonti del nostro cuore, indica il coraggio di chi non si accontenta di piccoli e ristretti traguardi, ma ricerca un oltre. Il verbo salire non è solo un verbo di movimento, indica anche fatica, sudore, ma anche certezza in una meta che non deluderà le nostre attese anzi, diventerà casa eterna per tutti coloro che hanno scelto di condividere i loro giorni nell’amore.

Nei concerti affermi che le tue canzoni nascono dai volti di chi incontri. Vale anche questa volta?

Sì, anche questa canzone mi è stata suggerita dalla gente che ho incontrato in questi anni: è sintesi di tante esistenze donate nella gratuità, nel silenzio, nell’accoglienza del diverso. Fa bene al cuore sapere che anche nel nostro presente, come nel passato e, certamente, nel futuro ci sono e ci saranno persone che si fermano ad ascoltare e a raccogliere i sussulti del cuore umano, che non si vergognano di “perdere tempo” ad aspettare gli ultimi della terra anzi, hanno già intravisto che i perdenti saranno i vincitori, i poveri saranno i veri ricchi, coloro che piangono saranno i dispensatori della vera gioia. Forse per alcuni tutto ciò non è alla moda, o non cambia il mondo, ma personalmente credo che fino a quando ci sarà sulla terra un uomo o una donna capace di soffrire per la vita, ci saranno sempre nuovi mattini capaci di generare figli del cielo.


A suor Cristina il nostro augurio e la nostra preghiera!

A tutti i santi di ieri e di oggi, semplicemente: Grazie!

Suor Mariangela fsp