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RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2013 – “… Ridire il Credo oggi”

Dossier Maggio 2013

CREDO NEI DIRITTI DELLA PERSONA

di Fausto Negri

Albert Einstein, premio NobeUGUALIl per la fisica nel 1921, è uno dei geni dell’umanità. Durante il nazismo dovette fuggire in America, essendo ebreo. Prima di arrivare, sul piroscafo su cui si trovava, fu obbligato a compilare la carta per il permesso di soggiorno, con i suoi dati personali. Alla domanda: razza? Lui, molto contrariato, scrisse: umana!
Il regime nazista, come tutti sanno, uccise ben sei milioni di ebrei nei campi di concentramento. Dopo la seconda guerra mondiale, il 10 dicembre 1948, a Parigi, si firmò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, promossa dalle Nazioni Unite. Il primo articolo recita: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».

In questo tempo di arroganza e volgarità, di fratellanzaanonimato e trasgressione delle regole, si ha nostalgia di «buone relazioni» e di rispetto verso tutti. In molte tradizioni esiste la regola, definita «regola aurea» (d’oro): «Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te»; o, in forma positiva: «Fai agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te». Da essa si possono trarre quei comandamenti universali che riassumiamo in cinque proposizioni – contenute nella Bibbia – e che determinano le basi essenziali del comportamento civile.
1. Non uccidere. O in forma positiva: Rispetta ogni vita. Ogni persona ha diritto all’integrità fisica e al libero sviluppo della propria personalità. Nessuno può tormentare, ferire o uccidere un’altra persona. Anche la vita degli animali e delle piante merita protezione e cura. Nessuno si illuda: non c’è sopravvivenza senza non-violenza e senza pace.
2. Non commettere adulterrispetto della vitaio. O in forma positiva: Rispettatevi e amatevi a vicenda. Agisci in modo responsabile nell’ambito dell’amore, della sessualità e della famiglia. No alla discriminazione sessuale e all’abuso. Sì alla fedeltà nell’amore. Nessuno si illuda: non c’è vera umanità senza rispetto.
3. Non rubare. O in forma positiva: Agisci in maniera corretta e leale. Nessuno può derubare o frodare un’altra persona. Nessuno si illuda: non c’è pace senza giustizia.
4. Non testimoniare il falso. O in forma positiva: Parla e agisci con sincerità. Nessuno si illuda: non c’è giustizia senza sincerità e tolleranza.
5. Onora tuo padre e tua madre. I genitori non devono sfruttare i figli, né i figli i genitori, ma «onorarsi» e sostenersi. Nessuno si illuda: si attua a livello mondiale solo ciò che si vive nelle relazioni reciproche.regole

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo è un codice etico di importanza storica fondamentale, perché sancisce universalmente (per ogni epoca e luogo) i diritti dell’essere umano, indipendentemente da: colore della pelle, sesso, religione e condizione sociale. Idealmente è il punto di arrivo di un dibattito sulla fraternità umana, che nelle diverse epoche ha visto impegnati molti pensatori.

ATTIVITÀ
Sfogliando giornali e riviste, si scelgono alcune foto e si prepara un cartellone – diviso a metà – in cui si pongono, a sinistra, foto di violenza o divisione, di realtà in cui sono negati i diritti umani; a destra, immagini o disegni che rimandano a rispetto, accoglienza e fraternità.
In un confronto di gruppo cogliere quali atteggiamenti caratterizzano più fortemente la propria esistenza, se di violenza o di rispetto. E decidere cosa si vuole scegliere di essere.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Buona domenica! – III di Quaresima (Anno B)

«Portate via di qui queste cose
e non fate della casa del Padre mio un mercato!»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 2, 13-25)
III DOMENICA DI QUARESIMA – Anno B

Il tempo di Quaresima ci è donato per fare il punto della situazione. Il rischio reale è quello di essere travolti dalle cose da fare, di non riuscire a dare un senso unitario alle scelte fatte o subite, ad avere un filo che dia un senso allo svolgersi degli eventi. Soprattutto in questo tempo, lo Spirito ci spinge nel deserto per accorgerci degli angeli che ci stanno accanto e che ci servono e per ammansire le fiere della sfiducia e del pessimismo. Siamo invitati a riscoprire la bellezza che abita il mondo, a quella bellezza primigenia ed insuperabile che è il Cristo, splendore del Padre.
Oggi la Parola ci fornisce altre tre indicazioni preziose, che raggiungono il cuore della nostra fede, per prepararci a celebrare il risorto, per aiutarci a risorgere.

SHEMA’
La prima: Ascolta Israele: io sono il Signore che ti ha liberato. Non quello che ti vuol fare tribolare, o che ti manda le malattie, o che si disinteressa di te. Io sono il Dio che ti ha dimostrato mille volte attenzione, premura, affetto.
Le dieci parole date dal Dio liberatore ad Israele liberato sono al cuore della prima riflessione. Le conosciamo tutti, ma le capiamo davvero poco; occorre capirsi bene. Non sono dieci comandamenti, come se si trattasse del regolamento di una scuola, o del Codice della strada. Sono indicazioni, proposte, percorsi. Non è prevista alcuna sanzione e i verbi sono al futuro: non fanno meritare la vita eterna, ma colmano la vita presente indirizzandola verso Dio.
Indicazioni per raggiungere Dio e diventare più uomini. Il Dio che ci ha creato ci offre anche il libretto di istruzioni, una serie di indicazioni semplici per contenere l’ombra che scopriamo dentro di noi, per sanare la paresi del peccato. Dieci parole per vivere. Parole piene di assoluto buon senso, date da un Dio che svela all’uomo il segreto della vita, che gli propone una vita in pienezza, lui che, solo, ci ha creato e sa come funzioniamo. Le dieci parole, brevi e concise per essere mandate a memoria da ogni israelita, sono indicazioni preziose per scoprire il segreto della felicità. Indicando la parte oscura della vita, le dieci parole ci invitano ad essere prudenti, ad evitare i pericoli e gli inganni della realtà, ci svelano che il peccato è male perché ci fa del male. Noi, spesso, accogliamo queste parole come un’antipatica ingerenza dell’Altissimo, forse invidioso della nostra libertà, che ci tarpa le ali con una minuziosa serie di obblighi senza senso. Una visione così distorta del rapporto con Dio rischia di mascherare e rendere grottesco il volto del Dio di Gesù. Purifichiamo il nostro cuore da quest’orrenda visione della Legge, che nella Scrittura è legge di libertà, legge dell’amore, legge di verità e di crescita.

SOLO CRISTO CROCIFISSO
La seconda: la croce di Cristo diventa la tua misura.
Nonostante le indicazioni, nonostante lo sforzo (sereno!) che facciamo per seguire il percorso, a volte viviamo intensi periodi di sofferenza e di stanchezza, di dubbio e di fragilità, come i tempi di crisi che stiamo vivendo. Paolo, scrivendo ai Corinzi, medita a voce alta: egli ha sperimentato la croce come misura dell’assoluto amore di Dio, e ha scoperto che, a volte, l’amore per essere autentico deve essere crocifisso, cioè donato senza misura, come ha fatto Gesù. Nella comunità di Corinto, ci sono persone che vivono in maniera esaltata la nuova fede, piena di carismi e di manifestazioni dello Spirito, e che quasi scordano la croce, argomento imbarazzante. Come biasimarli? Quel Dio appeso non ci mette forse in imbarazzo? Lo vogliamo davvero un Dio perdente, sconfitto, ucciso? La croce è il nuovo punto di riferimento della fede del discepolo e Paolo ammonisce severamente la comunità.

PURIFICARE IL TEMPIO
La terza: libera, purifica il tuo modo di rivolgerti a Dio.
Per Giovanni la purificazione del Tempio è prima di ogni altro gesto, di ogni conversione: si tratta di cacciare i venditori di fumo dal mondo della fede, per svelare le intenzioni profonde che spingono un uomo a cercare Dio; Gesù, annota Giovanni, conosce ogni uomo dentro, non ha bisogno di mediazione o consigli, sa cosa alberga in ogni cuore. E Gesù sa bene che, allora come oggi, esiste un modo di avvicinarsi a Dio che ha a che fare più col mercanteggiare che con la fede.
Perché Gesù se la prende tanto con i mercanti del Tempio? Posso rimanere infastidito dai tanti ninnoli inutili venduti fuori dalle porte di un Santuario, ma non mi scandalizza se qualche devoto vuole portarsi a casa un ricordo del suo pellegrinaggio! Ciò che Gesù contesta radicalmente è la visione soggiacente a questo mercanteggiare: voler comprare dei favori da Dio. Offrire un olocausto, gesto che in origine significava riconoscere la predominanza di Dio su ogni vita, poteva diventare una specie di contratto, di corruzione di pubblico ufficiale: cerco di convincere Dio ad ascoltarmi, gli offro qualcosa che lo possa piegare alla mia volontà… Gesù caccia i venditori e gli animali: non è il luogo del mercato, non è il macello pubblico, Dio non sa che farsene del sangue degli animali.
Anche oggi succede così: partecipiamo a Messe noiosissime, facciamo qualche offerta, pratichiamo faticosamente qualche fioretto con la segreta speranza che Dio possa (finalmente) ascoltarmi. È sempre così distratto, Dio, che si sia dimenticato di me? Non è a un despota da corrompere, né a un potente lunatico che ci rivolgiamo nella preghiera, ma al Dio di Gesù, che sa di cosa hanno bisogno i propri figli! La prima purificazione da fare, è quella di convertire il nostro cuore al Dio di Gesù.
Tre indicazioni semplici per tornare all’essenziale. Buon percorso.

(PAOLO CURTAZ)

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