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Occhi per vedere – 17 agosto/A Madrid con un Click

«Perché mi hai veduto, tu hai creduto;

beati quelli che non hanno visto e hanno creduto»

 Gv 20, 29

La beatitudine con cui si chiude il Vangelo di Giovanni, mi piace definirla, la beatitudine dei non vedenti! Vi suona strano? Anche a me! Strano, ma efficace. Ho sentito tante volte chiedere a Dio segni che permettano una fede più forte, più salda, più certa. Ma mi chiedo: siamo proprio sicuri che occorrano i segni perché questo accada?

Quanta gente sulle rive del lago di Galilea ha incontrato Gesù, ha visto segni straordinari e non ha creduto?

Quanta gente chiede segni, anche oggi, e poi dimentica di aver chiesto, ma soprattutto dimentica di aver ottenuto?

Quante volte ognuno di noi si è legato a una candela accesa, a una preghiera esaudita, a un miracolo ottenuto?

Eppure la beatitudine dei non vedenti ci spinge su orizzonti diametralmente opposti. Beati voi che non vedete; beati voi che credete nella notte; beati voi che muovete passi, fidandovi solo della sua voce; beati voi che non chiedete il conto per quanto avete offerto; beati voi che fate dei Sì detti, un Amen fedele; beati voi che non vedendo, non toccando, non stringendo prove tra le mani e nella mente, credete e lo fate fino in fondo, costi quel che costi!

Beato te che hai creduto Tommaso! Ma più di te è beata quella mamma che chinandosi sul corpo del suo piccolo, straziato dalla malattia ha detto: «Signore, mio!»… e lo ha detto piangendo.

Beato te Pietro che hai avuto il coraggio di stringere la mia mano per lasciarti risollevare dalle acque, di guardarmi nella notte del tradimento. Ma è ancora più beato colui che dopo aver tradito ha insegnato al suo cuore le vie del pentimento e ha incontrato nell’amore la forza di cambiare.

Beato te Zaccheo, che ascoltando la mia voce sei sceso subito e mi hai accolto in casa tua. Ma è ancora più beato colui che apre ogni giorno la sua casa al povero e condivide il poco di cui egli stesso vive.

Beati tutti voi che toccando il mio mantello, ascoltando le mie parole, percorrendo le mie stesse strade avete creduto in me e per me avete perso ogni cosa. Ma sono ancora più beati coloro che ogni giorno, in ogni parte del mondo, fanno della loro vita un dono, che scelgono di perderla per amore, che non misurano e amano, trovando solo nella croce il senso e la forza di ogni singolo Sì.

Beato te fratello senza nome che a Gerico hai ottenuto la vista! Ma più di te è beata ogni donna e ogni uomo che crede, continuando ad accogliere il buio del dubbio, della notte, della morte, della solitudine, della sfiducia, trovando in me e nella mia Parola la forza, la determinazione, la giusta motivazione per risorgere nel cuore.

Fermiamoci anche oggi, cari amici blogger! E lasciamo che la beatitudine dei non vedenti entri nella nostra vita.

A noi è chiesto di vedere con il cuore, di credere in pienezza, di pronunciare i nostri amen ogni giorno. Entriamo allora nell’esperienza degli apostoli, perché il Signore Risorto, oggi desidera incontrare noi e donare pace al nostro cuore inquieto, perché ognuno di noi possa credere che lui è il Figlio di Dio, il Salvatore!

 Gv 20, 19- 31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!“.
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Cosa il Vangelo sussurra al nostro cuore? Quale passaggio interiore ci chiede?

Prega con il VIDEO: SALDI NELLA FEDE

Per maggiore approfondimento, per ascoltare un vox populi sulla Fede, clicka su Passi verso Madrid

GP2 GenerAzioni – Cari giovani!


Cari giovani: la Chiesa vi guarda con speranza; conta su di voi.Siete le generazioni chiamate a trasmettere il dono della fede al nuovo millennio. Non defraudate Cristo che, pieno di amore, vi invita a seguirlo e vi manda, come fece con l’apostolo Giacomo, fino ai confini della terra. Prendete nelle vostre mani il bastone del pellegrino – che è la Parola di Dio – e percorrete i sentieri d’Europa annunciando con coraggio la Buona Novella di Cristo, l’Uomo perfetto, l’Uomo nuovo, che rivela agli uomini e alle donne di tutti i tempi la loro grandezza e la loro dignità di figli di Dio.

Questo è oggi il miglior servizio che potete prestare alla società: offrire il Vangelo di Cristo incarnato nella vostra vita con tutta la sua radicale novità. Una novità capace di sedurre il cuore della gioventù con la sua bellezza, la sua bontà e la sua verità.

Lasciatevi rinnovare da Cristo! La nuova evangelizzazione – della quale dovete essere protagonisti – inizia da se stessi, mediante la conversione del cuore a Cristo. Vivete in intimità con Lui; scoprite nella preghiera le ricchezze della sua persona e del suo mistero; tornate a Lui quando avete bisogno della grazia del perdono; cercatelo nell’Eucaristia, fonte della vita; servitelo nei poveri e nei bisognosi che attendono il suo passaggio benefico. Non vi accontentate della mediocrità.

Messaggio di Giovanni Paolo II
ai giovani europei riuniti a Santiago De Compostela

GP2 GenerAzioni – Il cristiano!

Il cristiano non si affanna, ma agisce comunque nella storia.

Tuttavia, il “non affannarsi” che Gesù chiede ai suoi discepoli non è affatto cieco fatalismo o attesa passiva di ciò che è necessario all’uomo per vivere; e neppure è un rifiuto d’impegnarsi a costruire un mondo più giusto e fraterno, lasciando ogni cosa all’azione di Dio. Tutt’altro!
Il cristiano, consapevole della sua responsabilità, vive, soffre e lavora come se tutto dipendesse da lui; al tempo stesso però, memore di questa rassicurante parola del suo Maestro, resta fiducioso e sereno, come se tutto dipendesse da Dio.
Egli è, perciò, disposto a posporre ogni cosa al progetto di Dio e alla sua volontà.
Il dovere prioritario di cercare il regno di Dio e la sua giustizia non elimina, dunque, ma potenzia e dà pieno significato all’attività del cristiano per la piena realizzazione di sé, l’integrale promozione dell’uomo e l’autentico sviluppo della società”.

Tratto dal libro
Il vangelo di Giovanni Paolo II

GP2 GenerAzioni – Integralità del messaggio!

La riduzione del messaggio evangelico alla sola dimensione socio politica deruba i poveri di ciò che costituisce un loro supremo diritto: quello di ricevere dalla Chiesa il dono della verità intera sull’uomo e sulla presenza del Dio vivente nella loro storia.

La riduzione dell’essere umano alla sola sfera politica non costituisce, infatti, solo una minaccia alla dimensione dell’avere ma anche a quella dell’essere.

Come giustamente afferma l’istruzione, solo l’integralità del messaggio della salvezza può garantire anche l’integralità della liberazione dell’uomo.
(Istruzione “Su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione”, XI, 16)

E’ per questa liberazione che la Chiesa si è battuta e si batte a fianco dei poveri, facendosi avvocata dei loro dirtitti conculcati, suscitatrice di opere sociali di ogni genere a loro protezione e difesa, annunciatrice della parola di Dio che invita tutti alla riconciliazione ed alla penitenza.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II 

Tra note e realtà – Resisti ancora

Cosa fai nel tuo mondo così piccolo?
Dove vai? Senza meta, dove vai?
Sveglia i sogni che hai chiuso dentro te.
Guarda il cielo…
La gente si perde tra l’asfalto e il cemento…
Si vive ormai senza emozioni
con la scusa di una sana evoluzione…
il tempo distrugge, il vento disperde:
la vita e l’amore resistono ancora…
(Maria Lacquaniti,
Resisti ancora)

Mi sembrano significative queste poche righe che mi sono capitate tra le mani un po’ per caso un po’ per pura voglia di leggiucchiare qualcosa di diverso. Lettura apparentemente indolore che ha tracciato però un solco. Non so dirvi se sia più o meno profondo, ma quelle frasi ritornano continuamente:
Che fai tu nel tuo piccolo mondo? Dove vai?
Mare o montagna! Italia o estero! Grandi città o agriturismo! Eccole le nostre mete. Eppure c’è chi parla di turismo alternativo e le statistiche sono più o meno chiare: sempre più gente reagisce allo stress con relax spirituali presso qualche antica abbazia, restaurata per l’occasione.
Si gioca veramente qui il controcorrente… l’alternativo?
Ci vorrà veramente tanto coraggio a rifugiarsi in oasi di silenzio, lontane dal solito e spesso irrinunciabile tran tran di tutti i giorni?
Ma c’è un’alternativa tranquillamente ignorata dai mezzi di comunicazione e che tanti nostri amici e conoscenti scelgono con vero coraggio.
Se dovessimo chiedere loro: dove vai? La risposta suonerebbe inequivocabile: dagli altri… da tutti coloro che sono fuori dai nostri interessi più immediati, fuori dai nostri calcoli, spesso, fuori dal nostro mondo. Gli emarginati, gli ospedali di frontiera, i sofferenti in attesa di un sorriso, i giovani alla ricerca di un senso per la propria vita, i villaggi sperduti nelle zone povere del mondo.
Ecco cosa popola l’estate. Non solo tormentoni da ballare e da cantare, ma distese di mani tese che nel silenzio e nell’indifferenza di tanti stanno costruendo la speranza.
Da loro viene una risposta solida e concreta come la roccia:
«La vita e l’amore resistono ancora.
Scopri il segreto, vai alla sorgente… e capirai!
»

di suor Mariangela fsp

 

e quest’anno tanti giovani hanno deciso di trascorrere la loro estate così: fai un click sulla seguente immagine e lo scoprirai!!!!

 

 

 

 

 

GP2 GenerAzioni – Chi è l’uomo?

Una certa deriva della cultura umanistica ha portato non pochi uomini e donne del nostro tempo a distaccarsi da Dio. Ma col tramonto delle grandi ideologie, è apparso in tutta la sua drammatica chiarezza che, quando l’uomo diventa “orfano di Dio”, smarrisce anche il senso del suo esistere e in qualche modo diventa “orfano” di se stesso.

CHI E’ L’UOMO?

Il cristianesimo, nella sua duplice tradizione occidentale e orientale, ha da sempre preso sul serio questo interrogativo. Ne è nata un’antropologia profonda e armonica, basata sul principio che la verità ultima dell’essere umano va cercata in colui che lo ha creato.
All’autentica conoscenza dell’uomo la spiritualità orientale offre uno specifico contributo insistendo sulla prospettiva del “cuore”. I cristiani d’Oriente amano distinguere tre tipi di conoscenza. La prima si limita all’uomo nella sua struttura biopsichica. La seconda resta nell’ambito della vita morale. Il grado più alto, però, della conoscenza di sé si ottiene nella “contemplazione”, attraverso la quale, rientrando profondamente in se stesso, l’uomo si riconosce immagine divina e, purificandosi dal peccato, incontra il Dio vivente, fino a diventare “divino” egli stesso, per dono di grazia.

E’ questa la conoscenza del cuore.
Qui, il “cuore” indica molto più di una facoltà umana, qual è ad esempio l’affettività.
E’ piuttosto il principio di unità della persona, quasi “luogo interiore” in cui la persona si raccoglie tutta, per vivere nella conoscenza e nell’amore del Signore. A questo alludono gli autori orientali, quando invitano a “scendere dalla testa al cuore”.
Non basta conoscere le cose, non basta pensarle, occorre che esse diventino vita“.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II

GP2 GenerAzioni – Una scelta radicale!

Gesù pone dunque i suoi di fronte a una scelta radicale: o Dio e il suo regno, oppure la ricchezza, il potere e il successo. Quando tutte queste cose vengono considerate “beni assoluti”, si trasformano inevitabilmente in “idoli” e l’uomo finisce per diventare schiavo. E “chi è schiavo delle ricchezze diventa schiavo anche di colui che il Cristo ha definito principe di questo mondo”. L’uomo perde così il senso pieno della sua esistenza, è diviso in se stesso e diviene artefice di divisioni e di ingiustizia nella società di cui è cittadino.
Il primato di Dio nella vita del discepolo esige da lui un atteggiamento interiore che appartiene al dinamismo stesso della fede: la fiducia in lui e l’abbandono alla sua volontà e alla sua provvidenza. Dio, infatti, è un Padre che ama i suoi figli ed è sollecito per il loro bene, così come è attento a tutte le sue creature: “nutre gli uccelli del cielo” e “veste i gigli del campo“, conferendo ad essi una bellezza e uno splendore che superano quelli delle corti di questo mondo. Dubitare dell’amore di Dio, che è di gran lunga superiore alla tenerezza che una madre ha nei confronti del suo bambino, è un peccato.

Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo grembo? Anche se vi fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai“.

Alla luce di questa fiducia sta la certezza che Dio è fedele, mantiene sempre le sue promesse e veglia su tutte le sue creature, dando a ciascuna il cibo a suo tempo. Egli è fedele nonostante le infedeltà degli uomini e le loro continue cadute nell'”idolatria”. E’ la “rupe” a cui bisogna aggrapparsi per essere salvati; è la “roccia” di difesa che consente di non vacillare e cadere.

Tratto dal libro
Il vangelo di Giovanni Paolo II

Tra note e realtà – Fuori dal tunnel

Sono fuori dal tunnel dal divertimento…
…Quando esco di casa e mi annoio sono molto più contento…
Mi piace il cinema e parecchio, per questo mi chiamano vecchio,
è da giovani spumarsi e laccarsi davanti allo specchio?
Sono vecchio, punto, e prendo spunto dal tuo unto ciuffo.
…Sbuffo pensando a serate tipo del tipo “Che facciamo?”
Io ho una Tipo di seconda mano che mi fa da pub,
da disco e da divano, sono qua, come un allodola questo è il mio ramo.
… Quando esco di casa e mi annoio sono molto contento.
“…”Gli incontri, gli scontri, lo scambio di opinioni,
persone che son fatte di nomi e di cognomi,
…si vive di ricordi, signori, e di giochi, di abbracci sinceri,
di baci e di fuochi, di tutti i momenti, tristi e divertenti,
e non di momenti tristemente divertenti.” 
(
Caparezza, Fuori dal tunnel)

Estate piena! E il caldo ce lo ricorda.
Perché tra le tante novità dell’anno, saltare indietro a qualcosa che ascoltiamo ormai da tanto?
Perché CapaRezza provoca, e provocando chiede risposte, prese di posizione chiare e inequivocabili.
In quanti ci sentiamo così: sempre un po’ sballottolati dal nostro umore?
Tra la noia e la fretta: c’è sempre di che lamentarsi!
Corriamo, sempre più velocemente tra un impegno e un altro, tra un ingorgo e uno sciopero, una lezione appena cominciata e una nostra amica che non la smette di parlare.
Corriamo fino ai giorni di pausa e tranquillità. Attesi, sperati e perché no, meritati.
Ritmi più tranquilli, sonno più disteso, un’alimentazione più curata, e tempo per parlare, chiacchierare, ascoltare… finalmente tempo per costruire relazioni o semplicemente per recuperare gli incontri trascurati, o magari un po’ traditi.
Tempo per noi a 360°! Tempo per le persone che amiamo e per chi ci ama.
Eppure la corsa, la fretta, gli ingorghi sono irresistibili! Tutti pronti a riposarsi correndo, a sonnecchiare sul sedile nelle lunghe code, o a rinfrescarsi sotto l’ombrellone.
Ancora pieni di impegni… la casa, il silenzio, l’ascolto, l’intimità sembrano valori veramente da Matusa, e noi uomini e donne dell’era digitale proprio non ci stiamo!
La velocità è la nostra forza. Noi gente del nuovo, della realizzazione, dell’apparenza.
Noi gente dei paradossi e dell’assurdo. Tutti fuori per divertirsi eppure tutti stranamente sempre tesi e scontenti, annoiati e depressi.
C’è qualcuno tra noi capace di scendere dentro se stesso e spalancare le finestre del proprio mistero personale? C’è chi ha ancora il coraggio di andare al Nord quando tutti vanno, in coda, al Sud?

…si vive di ricordi, signori, e di giochi, di abbracci sinceri,
di baci e di fuochi, di tutti i momenti, tristi e divertenti…

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

GP2 GenerAzioni – Corpus Domini!

Al di fuori della celebrazione eucaristica, la Chiesa si prende cura di venerare l’Eucaristia che deve essere “conservata… come il centro spirituale della comunità religiosa e parrocchiale“.
La contemplazione prolunga la comunione e permette di incontrare durevolmente Cristo, vero Dio e vero uomo, di lasciarsi guardare da lui e di fare esperienza della sua presenza.
Quando lo contempliamo presente nel Santissimo Sacramento dell’altare, Cristo si avvicina a noi e diventa intimo con noi più di quanto lo siamo noi stessi; ci rende partecipi della sua vita divina in un’unione che trasforma e, mediante lo Spirito, ci apre la porta che conduce al Padre, come egli stesso disse a Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9).
La contemplazione, che è anche una comunione di desiderio, ci associa intimamente a Cristo e associa in modo particolare coloro che sono impossibilitati a riceverlo. Rimanendo in silenzio dinanzi al santissimo sacramento, è Cristo, totalmente e realmente presente, che noi scopriamo, che noi adoriamo e con il quale stiamo in rapporto.
Non è quindi attraverso i sensi che lo percepiamo e gli siamo vicini. Sotto le specie del pane e del vino, è la fede e l’amore che ci portano a riconoscere il Signore, lui ci comunica pienamente “i benefici di questa redenzione che ha compiuto, lui, il Maestro, il Buon Pastore, il mediatore più gradito al Padre“.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II

GP2 GenerAzioni – Diffondere la luce!

Se i discepoli di Cristo sono veramente “il sale della terra“, se la Chiesa si presenta come un “cibo sano” per la società, allora essa è anche la luce di cui parla il Vangelo, la luce “che si mette sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa“.
Con il battesimo, ognuno ha ricevuto un cero la cui fiamma è stata accesa al cero pasquale: è il simbolo del dono della luce, luce che viene da Cristo, luce che è Cristo stesso.
A voi, figli e figlie battezzati il compito di diffondere questa luce, come viene fatto nella notte di Pasqua, per annunciare al mondo la speranza e la salvezza che Dio gli dona.
La vostra missione è dunque di portare la luce di Cristo.
Per fare questo occorre che la persona del Signore vi sia familiare grazie alla preghiera personale e comune; essa deve esservi ben conosciuta grazie all’approfondimento della fede. Continuate anche a sviluppare le strutture comunitarie che favoriscono una vita fraterna e calorosa. Dovete ancora consolidare la vostra identità cristiana e non dovete temere di manifestarla con parole e azioni, quali individui  e quale Chiesa“. 

Tratto dal libro
Il Vangelo di Giovanni Paolo II