Archivi tag: formazione cristiana

CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2010: Una buona Catechesi

Verso la prima comunione

di Franca Feliziani Kannheiser

In modo un po’ provocatorio entriamo nei pensieri di una mamma, un catechista e un fanciullo, a pochi giorni dalla celebrazione del sacramento dell’Eucaristia. Aspettative, preoccupazioni, speranze, e un pizzico di confusione, albergano nella testa di fanciulli e genitori. Anche il catechista giunge con trepidazione a questo momento, chiedendosi a quale risultato li ha condotti.
Quale comprensione ha un fanciullo del sacramento e quale significato assume per la sua crescita umano-cristiana?
Quali potrebbero essere le necessarie correzioni?

A partire dal modo di ragionare del fanciullo, valorizzandone le potenzialità e correggendone le distorsioni, ipotizziamo un percorso che conduca a vivere in modo significativo questo evento.
Quando fanciulli e genitori pensano alla prima Comunione come a una festa, intuiscono una grande verità: è la festa dell’incontro personale e comunitario con Gesù che si fa Pane spezzato per noi e ci chiama a farci pane per gli altri.
Nell’Eucaristia festeggiamo l’alba di un nuovo giorno, generato dal dono di Dio, in cui la vita non scorre nella logica dello scambio e del profitto, ma in quella della gratuità e condivisione.
L’incontro con parenti e amici e i doni acquisiscono, in tale quadro di riferimento, un senso profondo che non si esaurisce in poche ore, ma diventa promessa e impegno di un nuovo modo di vivere.
Diverse ricerche condotte in Italia e in altri Paesi hanno evidenziato che la maggior parte dei fanciulli dai 6 ai 9 anni concepiscono la presenza di Gesù nell’Ostia in senso fisico-corporeo: «Gesù è proprio lì dentro». Egli «entra» nell’Ostia che non deve essere masticata.
Altri pensano che Gesù «cresca» in loro. Il richiamo alla presenza di Gesù, in senso materiale, alimenta fantasie di ogni genere.
La Cena eucaristica si comprende come banchetto di condivisione e di offerta della vita da parte di Gesù, affidata alla Chiesa per incontrare, in modo personale e trasformante, i credenti di ogni tempo.
L’efficacia dell’Eucaristia non dipende dal rito in sé, ma dalla presenza di Gesù e del suo Spirito che compiono le parole di Gesù, dette dal presbitero, e dalla volontà del cristiano di incontrare Gesù, i fratelli e le sorelle, perché il rito si realizzi nella vita, in obbedienza alle parole: «Fate questo in memoria di me».

All’interno dell’artiolo potete trovare una proposta per una giornata di ritiro, con il coinvolgimento di mamme e papà, e per far comprendere il significato simbolico-sacramentale del pane e sperimentare che cosa significa incontrarsi e condividere, per entrare, poi, nel significato dell’Eucaristia.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Aprile 2010 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Via Verità e Vita – Marzo/Aprile 2010 – Evangelizzare nella cultura digitale

L’annuncio attraverso i new media

di Alessandra Gaetani

L’avvento dei nuovi media e di internet, in particolare, ha innovato e rinnovato anche il modo di evangelizzare.
Suor Nadia Bonaldo, suora paolina, ha lavorato prima alla redazione dei libri per poi passare alla direzione di Paoline editoriale libri di Milano. Oggi è responsabile del sito http://www.paoline.it.
Dal “peso” della carta stampata alla “virtualità” del web, dunque: «È tutto molto positivo e stimolante, anche se l’attenzione alle nuove forme del comunicare, ai nuovi strumenti e ai nuovi linguaggi è nel DNA del nostro carisma paolino. Oggi l’evoluzione tecnologica è così veloce e in continua trasformazione che il rinnovamento non è mai finito, diventa uno statu quotidiano. L’ammonimento del nostro fondatore il beato Don Giacomo Alberione: “Vivete in continua conversione” può essere riferito non soltanto alla vita spirituale, ma anche all’atteggiamento nello svolgere la missione apostolica. Mai assolutizzare forme e linguaggi di un tempo. Ciò che rimane immutabile ma, nello stesso tempo, è sorgente di vita e creatività perché racchiude in sé una forza dirompente, è il contenuto, il Vangelo di Gesù Cristo».

Si sente parlare tanto di nuove sfide pastorali e la Chiesa è impegnata nella ricerca dei modi più efficaci di rispondere alle esigenze di un mondo che cambia molto in fretta, anche usando al meglio le possibilità offerte dai media: «Ogni discorso pastorale deve tener conto dell’ambiente e della cultura in cui vivono le persone. I metodi devono considerare le modalità in cui, oggi, sono divulgati i diversi saperi; l’Evangelo di Gesù Cristo non è un’ideologia, una filosofia di vita o una serie di concetti da apprendere, ma una proposta di discepolato, l’invito a un’esperienza vitale con il Signore Gesù, morto e risorto. I media possono aiutare ad approfondire la nostra fede come contenuto, contribuiscono a suscitare l’appetito di cose belle, di stili di vita solidali e fraterni secondo gli insegnamenti di Gesù, a far conoscere realtà che resterebber sconosciute. Però ai media è necessario affiancare un lavoro capillare e personale, condotto avanti dalle comunità cristiane: i luoghi per eccellenza in cui vivere la comunione e fare esperienza della salvezza donata da Cristo Gesù. Altrimenti rimarrebbe una fede “fai da te”, devozionale, o un appagamento intellettuale».

È nelle parole di Don Alberione che suor Nadia trova le indicazioni per una rotta sicura: «Parlare di tutto cristianamente», diceva il nostro Fondatore; «offrire visioni di vita, criteri di giudizio basati sul Vangelo. Se qualcuno si sentirà attratto e affascinato, ben venga, altrimenti pazienza. Grande libertà, anche da parte nostra. Sta qui, a mio avviso, la sfida dei nuovi mezzi e di chi opera attraverso di essi».

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo-Aprile di Via verità e Vita.

 

 

RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2010 – Dossier Cittadinanza

Beato chi cerca la giustizia

di Cecilia Salizzoni

Uno dei film più significativi, realizzati in Italia sul tema della coscienza civile, negli ultimi anni è Paolo Borsellino di Gianluca Maria Tavarelli.

Il film offre la possibilità di confrontarsi con il tema della cittadinanza non nell’astrattezza dei principi, ma dentro la concretezza di un problema vero e fondante del nostro Paese: l’anti-stato mafioso, una sorta di malformazione genetica a lungo negata, mai risolta, che interpella tutti, il sud e il nord, laici e cristiani, sulla nostra identità nazionale, su ciò che vogliamo essere come comunità civile più estesa. Su ciò che “vogliamo” essere e ciò che “dobbiamo” essere.

I destinatari naturali del film sono i ragazzi e i giovani, quelli a cui Borsellino si rivolge per lettera nel finale del film.

Le provocazioni tematiche sono molteplici sia dal punto di vista etico (cosa ha permesso al protagonnista di portare fino in fondo il proprio dovere?), sia dal punto di vista esistenziale (che cosa significa la libertà di cui parla Borsellino? quanto si è disposti a pagare per essa?), ed infine sul fronte dei concetti di fondo (che relazione corre tra “regno di Dio” e “città dell’uomo”? a che cosa è chiamato il cristiano nella chiesa e nella società?).

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni clicca qui

Per info e abbonamenti:


Fragilità e riconciliazione – alias “Dio ma che lingua parli”/6

 

 

Roma – Salerno:

Sesto incontro di spiritualità e formazione per giovani

Questo mese il nostro appuntamento formativo per giovani “Dio, ma che lingua parli?” si è dislocato spazialmente tra due città: Roma e Salerno. Come Figlie di San Paolo abbiamo ritenuto importante, infatti, far partecipare i giovani che ci frequentano e provano a vivere la nostra spiritualità e missione, se non a tutto, almeno all’ultimo giorno del convegno ecclesiale “Testimoni digitali” che si è tenuto a Roma dal 22 al 24 aprile 2010.
Otto anni dopo “Parabole mediatiche”, la Chiesa italiana ha infatti promosso una nuova occasione di incontro e approfondimento tra gli operatori della comunicazione (e non solo) per cercare di capire i mutamenti operati dalle nuove tecnologie nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani. Un modo per non rimanere meri consumatori, ma testimoni della vivacità della fede cristiana in questa nuova cultura.

La parola a due ragazze che hanno partecipato:

“Salve a tutti sono Margherita!
Faccio qui la mia testimonianza riguardo all’incontro tenutosi il 24-25 aprile 2010 a Roma e a Salerno, organizzato e guidato dalle “simpatiche” e “raggianti”, Sr. Mariangela e Sr. Silvia, con la partecipazione dei ragazzi di Salerno, Napoli e provincia, me compresa, unica siciliana, in trasferta per studio in quel di Napoli. Per me è stato il quarto incontro a cui ho preso parte ma, nonostante questo, ogni volta riscopro e valuto quanto sia importante ed efficace parteciparvi e lasciarsi coinvolgere.
Venerdì 23, sono partita con alcune ragazze da Napoli, con l’autobus, per arrivare Salerno, dove alla stazione ci aspettava un’altra ragazza del gruppo, ma di Salerno, proprio con il compito di accoglierci. Dopo una breve sosta presso la comunità delle Figlie di San Paolo per sistemare zaini e valigie, siamo uscite per una breve ma simpatica cena, aspettando il ritorno di Sr. Ma’ e di altre ragazze del gruppo impegnate fuori in una riunione apostolica. Abbiamo pure mangiato la torta arrivata provvidenzialmente in occasione del compleanno di una di noi e subito dopo tutti a ‘nanna’, visto che l’indomani la sveglia era prevista per le 4.
Ed eccoci all’alba di sabato 24: alle 5 tutti con zaino in spalla, emozionati e trepidanti pronti per la partenza per Roma alla volta del Convegno Nazionale ”Testimoni Digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”, iniziato giovedì 22 e terminato proprio sabato 24 nell’Aula Paolo VI con l’udienza del papa a cui abbiamo partecipato tutti noi con tanto di maglietta gialla e cartellone GEP, assieme a migliaia di pellegrini, circa 6.000, provenienti da 180 diocesi di tutta Italia.
Sabato l’ultima giornata del convegno si è aperta alle 9.30 con un intervento introduttivo alla giornata di Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della CEI e Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, sul tema: ”Vino Nuovi in Otri Nuovi” (Mt 9,17). A seguire, spunti di riflessione e indicazioni di percorso sono stati offerti da una Tavola Rotonda cui hanno preso parte esponenti del mondo della comunicazione sociale cattolica e non: P. Federico Lombardi, Direttore Sala Stampa Vaticana, Radio Vaticana e Centro Televisivo Vaticano; Lorenza Lei, Vicedirettore generale della RAI; Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire;  Vittorio Sozzi (moderatore), Responsabile del Servizio nazionale per il Progetto Culturale. Alle 12.30, infine, ha fatto il suo ingresso Benedetto XVI, a cui il Card. Angelo Bagnasco ha rivolto il suo saluto.
Il convegno, su nuovi e vecchi media, ha messo in luce come la rete si arricchisce di nodi ed è un continuo scambio di idee, esperienze, valutazioni, che rende necessaria la testimonianza di tutti i naviganti del web per rendere possibile veramente l’incontro con Dio. “Tutti surfisti, chiamati a domare le onde dei media mediante il nostro impegno e cuore”.
Nel primo pomeriggio siamo riusciti a visitare, seppure per pochi minuti la tomba di Giovanni Paolo II. E’ stato emozionante pregare il vecchio papa e incrociare i numerosi sguardi della gente presente, tra cui tanti spinti da curiosità e tanti spinti da una forte fede e riconoscimento nei suoi confronti: ragazzi, genitori con bambini in braccio, tutti in fila sotto una tenera pioggia le cui gocce si mescolavano con le lacrime che scendevano dai loro volti. Siamo ripartiti da Roma alle 16.30. Sul pullman abbiamo cantato, parlato, fatto progetti… e soffermandomi a guardare ciascuno dei partecipanti ho notato tanta serenità e luminosità. Rientrati a Salerno, dopo cena, abbiamo fatto un breve momento di preghiera in cappella…. stava per iniziare il “nostro” vero incontro ma questa volta con una carica diversa, avendo già ricevuto tanti input nella giornata trascorsa assieme a Roma.
La domenica la giornata è iniziata come al solito in cappella e nella preghiera abbiamo letto il brano di Gv 21,1-19: il tema della giornata, infatti, era “Mi Ami Tu?”.
Quando Gesù si manifesta per la terza volta, sul Lago di Tiberiade, gli apostoli non lo riconoscono, ma quando Giovanni dice: ”E’ il Signore”, Pietro si tuffa: l’amore riconosce e la fede si muove. «La fede si sbaglia, tradisce, ha da chiedere, da studiare, da farsi mille domande, da capire, da governare, da decidere… a volte rinnega, valuta e interroga, guarda le bende e il sudario, analizza e organizza. L’amore, di solito si butta, corre avanti o corre indietro, riconosce ma poi non si muove, si entusiasma ma non sa dove andare, non governa». «L’amore-agàpe è il dono incondizionato di sè stessi, è l’amore che Dio nutre per il mondo e che lo ha spinto a dare il Figlio, è lo stesso amore con cui il Padre ama il Figlio e che il Figlio ha trasmesso ai suoi quale sorgente di gioia piena e unico suo comandamento». «L’amore e la fede non camminano quasi mai insieme perché noi siamo un po’ disorganici, devono però reciprocamente aspettarsi e trovarsi ma sono entrambe necessarie». In base a quanto ascoltato e meditato nella preghiera, arrivati nella nostra sala, suddivisi in due gruppi abbiamo ricostruito la vita di Pietro (Cefa=Roccia) dal suo incontro con Gesù fino alla Risurrezione.
A seguire spunti di riflessione per la nostra vita e poi l’Adorazione Eucaristica, momento meraviglioso in cui mi sono davvero emozionata, con la risonanza della Parola e la riflessione personale: Io-Gesù: Una Distanza incolmabile?
Mi risuonano in mente i versi del canto “Prenderemo il largo”:

” Signore come un giorno a Pietro anche oggi dici a noi”:
” Getta al largo le tue reti insieme a me”
” Se mi ami più di tutto segui me”
” Se tu credi in me tu non affonderai”

Nel pomerigggio ci siamo confessati, abbiamo partecipato alla Santa Messa e ripresa la strada del ritorno verso le nostre case.
Che dire???? E’ stata un’esperienza strepitosa, così ricca e speciale che auguro a ognuno e a chiunque di vivere perché, ragazzi miei, sono questi i momenti che ci fanno crescere, confrontare, ridere e piangere, condividere tutto dalla preghiera al cibo. Tutto diventa così bello! E l’aria che si respira diventa leggera leggera…
Quindi, ragazzi, apriamo i nostri occhi e le nostre orecchie : ”E’ IL SIGNORE”, abbandoniamoci nelle Sue mani e potremo sperimentare quanta forza ci viene da Lui.
”Beato chi sa fidarsi di Lui. Fidiamoci e seguiamolo”.
Ringrazio di cuore Sr. Ma’ e Sr. Si’ e ciascuno dei ragazzi/e. Grazie perché mi siete accanto, per i piccoli gesti di affetto e per i vostri sorrisi. ”Siete splendidi…”
Che Dio Vi Benedica Oggi e Sempre.”

Margherita – Menfi (AG)

 

«Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è gradevole!” (Lc 5,39). Al vecchio abbiamo fatto il palato; se poi è pure buono, perché cambiare? […] “Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi” (Lc 5,37), ammonisce il Vangelo. Sarebbe, infatti, irragionevole usare otri fragili, ormai andati, incapaci di contenere il vino nuovo, che ancora fermenta e che rischia perciò di farli scoppiare.
Ma che cosa significa essere “otri nuovi” nel continente digitale? Quali dovranno essere le caratteristiche specifiche dell’animatore della cultura e della comunicazione, di chi comunque è chiamato ad operare nel mondo dei media? ». “Queste alcune delle emozionanti e preziose parole di Mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, condivise durante la tavola rotonda di sabato 24 aprile all’interno del convegno Testimoni digitali.
Le esortazioni di Mons. Pompili mi hanno colpito in modo particolare per la chiarezza e l’immediatezza del messaggio, tanto vere quanto difficili da attuare.
Come GEP (Giovane Evangelizzatrice Paolina) spesso mi interrogo sul modo migliore per poter mettere insieme il mondo digitale, ormai tanto diffuso ed utilizzato dalle giovani generazioni, e il messaggio del Vangelo.
Troppo spesso usando i mezzi di comunicazione i messaggi che girano in “rete” sanno di poco, non hanno contenuto o al massimo fanno accennare a qualche sorriso, e allora perché non provare ad entrare in questo mondo ed utilizzare questi mezzi come valido aiuto per poter diffondere la parola di Dio e per poter arrivare a quei tanti che hanno dimenticato che Dio esiste? Perché non imparare ad usare questi strumenti per porre domande, risvegliare coscienze, smontare qualche errata certezza e ricostruire fiducia???
Ascoltando le parole di Mons. Pompili, degli altri relatori e del Santo Padre, ho avuto la sensazione di sentire risuonare i miei stessi pensieri, i miei stessi interrogativi. La Chiesa ha concretamente deciso di fare un passo avanti e di incontrare adulti e soprattutto giovani nel “loro mondo”, di usare i “loro mezzi” per meglio comprendere le loro problematiche.
Che bella sensazione, sentirsi parte di un’unica grande famiglia, la Chiesa, che concorda con quanto ultimamente mi interroga; e che emozione veder riconosciuto e approvato quanto stava a cuore al Beato Alberione, che proprio sull’utilizzo dell’annuncio della Parola attraverso i mezzi di comunicazione ha formato la sua grande Famiglia Paolina, ma in particolare i Paolini e le Figlie di San Paolo. Decisamente “coinvolgente” poter assistere all’apprezzamento di un carisma che ovviamente da GEP ho scelto e in cui credo!!!!”

Maria Rosaria – Salerno

Una vita fatta dono! …e tu?

  

A Roma, presso la comunità Regina degli Apostoli delle Figlie di San Paolo, dal 31 marzo al 3 aprile si è svolta la tradizionale tre giorni pasquale per giovani di tutta Italia fino a 30 anni. Quest’anno il tema era: “Una vita fatta dono! …e tu?”. Un’opportunità per tutti i giovani che hanno partecipato di vivere il Triduo in preparazione alla Pasqua a Roma.
Come animatrici erano presenti sr Mariangela, sr Silvia e Veronica (postulante fsp), i giovani provenivano dalle provincie di Napoli, Salerno e Bolzano. Le giornate, scandite dalle grandi liturgie vissute assieme alla Chiesa di Roma e alla Famiglia Paolina, avevano il loro respiro e alimento nella preghiera personale e di gruppo, nell’approfondimento della Parola, nella condivisione… Sono stati solo 3 giorni ma vissuti intensamente. La Pasqua è tempo di consapevolezza nuova, di un nuovo sguardo su Dio e sulla pienezza del suo dono, della sua vita, del suo Sì detto per sempre per la nostra salvezza. Ci siamo lasciati guidare dalla Parola nelle profondità di questo amore immenso, ma abbiamo anche vissuto intensamente vari altri incontri con persone che hanno fatto della loro vita un dono: un pellegrinaggio alle Tre Fontane, luogo del martirio di San Paolo, ci ha “messo in contatto” con il grande Apostolo; la Via Crucis vissuta con il Papa al Colosseo ci ha portati sul luogo del martirio di migliaia e migliaia di nostri fratelli in Cristo; la visione del film Pa-Ra-Da e il seguente cineforum ci hanno fatto toccare con mano (e l’impatto è stato molto forte) l’opera di Miloud Oukili, clown di strada nella Romania del 1992, che da allora “dona” la sua vita per i bambini di Bucarest scappati dagli orfanatrofi o da famiglie indifferenti che popolano il sottosuolo della capitale romena vivendo di furti, prostituzione ed espedienti vari. Donare la propria vita per dare concretamente la vita, sporcarsi le mani per rendere all’altro la dignità di figlio di Dio e di mio fratello/sorella, come ha fatto Gesù.

 

La parola ad una partecipante:

«Questo non è stato solamente il mio primo campo, ma la mia prima e vera esperienza “pasquale”.
Nel senso che, per la prima volta, ho avuto modo di riflettere più approfonditamente sulla Pasqua e sul suo significato, e questo perchè ho avuto i mezzi, l’occasione, ma soprattutto il tempo di farlo.
Standby, pausa, stop! Ecco cosa ho pensato quando sono salita su quel treno per Roma.
Sono salita con l’intenzione di fermare il tempo, di riuscire a guardarmi dentro e riflettere, per accrescere la mia fede, per trovare qualche risposta, per vivere più intensamente e pienamente la preghiera e l’incontro con Dio.
E questo mi è stato possibile.Mi è stato concesso.
Ma non sarebbe mai stato possibile senza tutte quelle meravigliose persone che mi sono state accanto, che mi hanno sostenuto, insegnato, compreso , confortato e che mi hanno fatto sentire come in una famiglia.
E per questo rinal colosseograzio tanto il Signore.
È stata un’esperienza straordinaria e molto intensa, difatti ho provato una vasta serie di emozioni e sentimenti, dall’inquietudine alla calma, alla tranquillità, alla leggerezza e alla pace.
Non vedo l’ora di ripetere una simile esperienza insieme a voi. Un abbraccio e un grazie a tutti quanti e che Dio vi benedica!».

Sarah – Bolzano

CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2010: Responsabilità dell’annuncio

Giornata del GRAZIE – Sono sempre con te

di M. Rosaria Attanasio

Celebrazione di fine anno e agape fraterna, con la presenza dei genitori, da preparare insieme con i catechizzandi, in uno degli ultimi incontri di catechesi.
Ogni fanciullo o ragazzo realizza (anche a casa) il simbolo (disegno, foto, collage…) da affiggere sul cartellone  (che si può, poi, presentare la domenica successiva a Messa, alla “Presentazione dei doni”) e, con i genitori prepara l’oggetto da donare (matite, penne, quaderni, libri di racconti, giocattoli…).
Il catechista valuterà la modalità più opportuna per rendersi presenti a una famiglia povera, scelta e per consegnare i doni offerti.

La Madonna con il bambino

di Fabio Narcisi

Per molte generazioni maggio è stato il mese mariano per eccellenza, quello della devozione alla Madonna, dei fioretti, dei rosari recitati nelle case…
Attualmente, la Chiesa orienta l’attenzione verso Maria soprattutto nel periodo di Avvento-Natale.
Qualcosa di quella tradizione secolare è, però, rimasta nelle nostre città, nei nostri paesi e, soprattutto, nel cuore delle persone.
Torna, dunque, favorevole in questo periodo avviare i bambini piccoli alla conoscenza di colei che chiamiamo “Madre di Dio”
.


Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali


Per info e abbonamenti:

Il discernimento – alias “Dio ma che lingua parli?”/5

 

Il 20 e il 21 Febbraio si è tenuto, presso la Comunità delle Figlie di San Paolo di Napoli (zona Colli Aminei), il quinto incontro dell’itinerario di spiritualità e formazione per giovani tenuto dalle suore Paoline (nello specifico sr Mariangela e sr Silvia), che quest’anno ha come tema: Dio ma che lingua parli?.
È stato il primo incontro a cui ho partecipato spinto, devo essere sincero, da una inspiegabile curiosità per questo particolare percorso nata in me dopo che me ne aveva parlato Grazia [una dei GEP che frequenta da due anni gli incontri, ndr] durante un viaggio in treno dal nostro ‘ameno’ paesino verso Napoli. Il trasporto e l’entusiasmo con cui mi raccontava le sue esperienze erano tali che sfido chiunque a non esserne colpito o quanto meno incuriosito. E quindi, appena ne ho avuto l’occasione, ho deciso di fare anch’io la mia esperienza.
La due giorni è iniziata il sabato sera con la proiezione di alcuni spezzoni sulla vita del re Salomone, uno tra i primi e più importanti re d’Israele, noto nella Bibbia per la sua impareggiabile saggezza. Poco alla volta, con tanta materna delicatezza, suor Mariangela ci ha presentato il tema del weekend che questa volta era: “Il discernimento”.
È risultato a tutti più chiaro, quindi, il perché fosse stata scelta la figura di Salomone come cardine della serata: per il dono grande che aveva chiesto al Signore e che Egli gli aveva concesso, quello cioè di avere un cuore puro e saggio, un cuore capace di distinguere il bene dal male in tutti i momenti e per tutti gli avvenimenti della propria vita. Posso dire di aver pensato che come mio primo incontro non poteva capitarmi tema più attinente a quanto vivo in questi mesi. Come ci diceva, giustamente, suor Mariangela, il discernimento è un atto che va fatto sempre nella nostra vita, ad ogni età, e non solo quando ci troviamo dinanzi a scelte importanti quali l’università da intraprendere, il lavoro da iniziare o il compagno/a con cui condividere la propria vita.
Discernere significa essere in grado di spegnere il rumore, la confusione, l’assordante frastuono che ci rimbomba nel cuore e nella mente ed essere in grado di ascoltare l’unica voce che il Signore ci ha messo nel cuore e che ci chiama a realizzare il progetto che Lui ha previsto su di noi.
Detto così sembrerebbe semplice ma vi assicuro che non lo è per niente. Spesso ho cercato di fare silenzio dentro di me ma sono caduto, erroneamente, nello svuotarmi di tutto, anche di ciò che di buono sentivo… non essendo capace di distinguere come Salomone il bene dal  male.
Il nostro percorso è continuato l’indomani mattina con l’ascolto e la meditazione della parola tratta dal Vangelo di Luca (Lc 12, 54-57) in cui viene detto: «[…]Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?». Con queste parole penso che Gesù, effettivamente, ci voglia dire che il Signore si serve di qualsiasi cosa e di chiunque per parlarci ma, non si sa perché, quando ci parla direttamente o indirettamente, non siamo sempre capaci di capirlo, di ascoltarlo… o forse, semplicemente, non vogliamo farlo.
Successivamente, nel primo pomeriggio, c’è stato un piccolo momento di formazione – che ho scoperto essere una novità nel percorso di quest’anno – sul canto liturgico e sulla liturgia tenuto da suor Silvia. Nello specifico, in questa occasione, ci ha parlato del Gloria e della Colletta. La cosa che mi colpiva, oltre alle cose che ci diceva, era il come ce le diceva. Più che parlare sembrava cantasse… ho avvertito che la musica è parte indissolubile di lei ed era piacevole constatare come non solo con la voce ma anche con i gesti riuscisse a far “risuonare” tutto ciò che voleva trasmetterci.
La giornata si è conclusa con il sentito momento dell’adorazione Eucaristica, durante la quale abbiamo ringraziato il Signore per tutto quello che ci aveva dato e per l’opportunità di aver vissuto questa esperienza assieme ad altri compagni, è stato, però, anche il momento favorevole per mettersi in ascolto. Personalmente ho cercato di fare silenzio dentro di me e di far parlare Lui, presente dinanzi a me con tutta la sua forza. Ho lasciato che entrasse in me… senza timore e che mi guidasse alla ricerca del vero bene e della piena realizzazione…
Spero che con l’aiuto del Signore tutti riescano a ricevere da Lui il grande dono del discernimento e in tal modo operare e vivere secondo quanto ognuno di noi è stato chiamato a fare e, probabilmente, solo così vivremo, come diceva la tenera Maria Chiara [una delle partecipanti, ndr] all’inizio del weekend, “costantemente con la luce nei nostri occhi”.
Abbracciando e ringraziando veramente tutti per il calore con cui sono stato accolto e che mi è stato riservato, porto tutti con me nella preghiera augurandovi e augurandomi… buon cammino!!!

Domenico – Trecase (NA)

 

Quaresima: tempo di vita

Quaresima… come pensarla? E soprattutto come viverla? Ormai ci siamo dentro, anima e corpo, o forse dentro con tutto il corpo ma forse solo parzialmente con l’anima. E se poi considerassimo i desideri, gli affetti e tutto ciò che ci vive dentro e che tante volte domina le nostre scelte, la domanda diventerebbe ancora più forte: la Quaresima ci vive o la viviamo? La subiamo come cristiani osservanti o la ri-creiamo come momento di incontro vivo con il nostro Dio? Già, ri-creare, rendere nuovo, riscoprire, valorizzare, sperimentare e sperimentarsi, appassionarsi, cercare, volere, ritornare… questi sono i verbi che mi vengono in mente quando penso a questi quaranta giorni: verbi di vita e non di morte! Verbi di chi crede non di chi subisce! Verbi di chi si fida non chi teme!

La tradizione ci consegna tra le mani questi quaranta giorni come un tempo particolarmante segnato dalla conversione… ma convertirsi significa volgere il cuore, la mente, la volontà verso Dio. Volgersi e ri-volgersi. Volgersi… come nuova adesione segnata e motivata dall’aver scoperto Dio, faccia a faccia, così come lui stesso si è comunicato: Dio amante del povero come del ricco, del malato come del sano, del peccatore come del giusto. Ri-volgersi… come di chi torna a casa, riscopre la luce dopo una lunga notte, sente nuovamente la voce di colui da cui si era allontanato… ri-volgersi, come di un girasole che continuamente orienta tutto se stesso verso il sole…

Ecco perchè la Quaresima non posso che associarla alla vita, perchè di vita si tratta, anzi direi, di vita pura. In questo senso acquista valore ogni cosa:

1. La penitenza diventa esercizio di temperanza su se stessi per far tacere i rumori e ascoltare il silenzio, per non lasciarsi prosciugare dai bisogni e ascoltare i desideri… del cuore, degli altri, di Dio per noi!

2. La carità diventa esercizio di amore vissuto, di adesione vibrante al Vangelo, di relazione attiva con noi stessi e con gli altri.

3. La preghiera diventa esercizio di ascolto costante perchè, per noi e su di noi, Dio ha progetti di santità che vanno oltre i nostri orizzonti; ma è in queste sue nuove logiche e prospettive che ci chiede di entrare.

Buon cammino a tutti, perchè di cammino si tratta! E che la vita, in quella non troppo lontana notte di Pasqua, possa sgorgare nuovamente, con nuova forza, nuova passione, nuovo desiderio di santità, nuova credibilità, nuova radicalità, nuova fiducia in Dio e nell’uomo!

News su Iniziative 2009 – 2010

 20-21 Febbraio

a Napoli

Incontro di formazione e spiritualità per giovani

info e contatti su: iniziative 2009 – 2010

La fiducia – alias “Dio ma che lingua parli?”/4

Il 23 e 24 gennaio 2010, presso la comunità delle Figlie di San Paolo di Salerno c’è stato il quarto incontro di formazione e spiritualità per giovani dal tema: Dio ma che lingua parli?.

Per me è stata la prima volta…Appena arrivata sono stata travolta dall’incontro con le meravigliose suore ed i ragazzi ed ho subito sentito una grande forza dentro me. Tutto è cominciato il sabato sera con la visione di un film, Kung Fu Panda, seguito da un intenso momento di riflessione, guidato in maniera eccezionale da suor Mariangela, che ci ha introdotto al tema di questo incontro: la FIDUCIA. La fiducia in noi stessi, negli altri e quindi in  Dio.
Domenica è stata un’altra giornata emozionante dove abbiamo approfondito il brano del Vangelo di Matteo (14,22-32). Tutto questo ci ha portati inevitabilmente a porci degli interrogativi: quanto realmente e concretamente ci fidiamo di Gesù? La paura, se pur legittima, può allontanarci da Dio?
Posso dire che dopo questo incontro mi sento rinvigorita nello spirito e ancora una volta ho constatato il benessere del cuore quando la Parola del Signore si fa viva in me. Ringrazio tantissimo tutti per avermi permesso di condividere questi momenti che sicuramente ho voglia di rivivere.

Marilena – Nocera Inferiore (SA)

 

Domenica 24, inoltre, durante la S. Messa del pomeriggio Maria Chiara è diventata una GEP…

(Foto 1) Nel momento dell’impegno preso davanti alla comunità delle Figlie di San Paolo di Salerno
(Foto 2) Maria Chiara con la Superiora della comunità
(Foto 3)Con alcuni degli altri GEP

 

«Fidarsi degli altri, fidarsi di noi stessi, fidarsi di Dio… E’ un dinamismo, e i rapporti costruiscono e investono fiducia. Domenica matina abbiamo approfondito questo tema soprattutto in relazione con Dio e ci siamo soffermati sul brano biblico di Matteo (14,22-29), un esempio di “Vangelo della fiducia”. L’episodio riguarda un po’ tutti noi che, come Pietro, all’inizio siamo fiduciosi, ma poi veniamo afflitti dal vento e dalle onde, dalla paura e dallo scoraggiamento, e cominciamo ad affondare. Spesso siamo uomini di poca fede. Ma Gesù tende la mano e ci afferra, portandoci in salvo. Possiamo allora credere in un Dio che ha fiducia in noi, che ci conosce in tutto ciò che siamo, che riconosce anche le nostre paure, e che vuole dirci: “Io sono con voi e lo sarò sempre!”. La S. Messa celebrata nel pomeriggio per me è stata ancora più speciale, perché sono diventata una G.E.P (Giovani evangelizzatori Paolini)! L’emozione era fortissima mentre pronunciavo il mio “impegno” e gli altri GEP lo rinnovavano!
E ora, tornata a casa, a scuola, tra gli amici e le altre attività, guardo tutto con occhi diversi… con gli occhi di un GEP!».

Maria Chiara – Puglietta (SA)