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La mia vita e Dio…

Post-gancio: La mia vita e Dio – DOMANDE E RISPOSTE!

Sono una giovane suora paolina. Ci sono poche cose, nella mia vita, che so ma una è certa: il giorno in cui ho incontrato Dio  la mia vita è cambiata… anzi è diventata finalmente VITA!
Di quel giorno e di questa vita mi piacerebbe raccontarvi...

Ci sono giorni, nella nostra vita, impossibili da definire. Raccontarne la loro straordinarietà, la forza d’impatto, i loro sconvolgenti effetti non potrà mai svelarne tutta la loro preziosità.

Era il 23 luglio 1991, avevo 15 anni: era una mattina piena di sole; ero a circa 1300 km da casa mia, per vivere un camposcuola per giovani, in un luogo carico di una vitalità che ancora mi era totalmente sconosciuta. Quello era il giorno, cosiddetto di deserto, uno di quei giorni cioè, in cui a ciascuno di noi era chiesto di vivere in silenzio per lasciar parlare di Dio.
Ma ve lo immaginate?! Lasciar parlare Dio… la sfida mi sembrava importante, audace, ma concretamente come sarebbe mai potuto accadere? Non ero così ingenua o stupida da credere che mi sarebbe apparso un qualche Gabriele… né avrei creduto a una suora, neppure alla più simpatica, che mi si fosse avvicinata per dirmi qualcosa spacciandomela come voce di Dio. Vi assicuro: personalmente mi facevo abbastanza schifo, credevo molto poco in me stessa, non mi piacevo fisicamente, e la sfilza delle cose non belle di me potrebbe continuare, ma l’arguzia non mi è mai mancata e un due più due, anche con Dio, avrei saputo farlo.

Lasciar parlare Dio! Mi piaceva, era una sfida unica, nessuno me ne aveva mai neppure posto la possibilità. Dio nella mia parrocchia era sempre stato in croce o chiuso dietro la porticina del Tabernacolo. L’unico modo che conoscevo per parlargli erano le canzoni che cantavo al coro… ma parlavo io… sempre e solo io…

E allora sì! La sfida mi piaceva e avevo deciso di viverla. Partire allora, ma non senza giuste spinte…

Il giorno prima avevo chiesto una raccomandazione: ho pregato Maria (sempre sotto suggerimento) e le ho chiesto di aiutarmi nell’ascoltare la volontà di Dio, la sua voce, i suoi sogni per me. Ho chiesto di ascoltare fino in fondo, senza mezzi termini.

In quel momento, credevo che la mia vita valesse poco. A casa, per tutti ero la saggia di turno, la studentessa modello, la persona responsabile, timida, precisina, dolce e delicata… miti, solo ed esclusivamente miti costruiti, inconsciamente, per vivere, per sentirmi qualcuno! La mia quotidianità, i miei sogni, la mia rabbia contro una vita che anno dopo anno continuava a togliermi tutto era sempre più forte.

E Dio in tutto questo cosa avrebbe voluto? Cosa avrebbe detto? Lui che di me sapeva tutto e anche di più… Lui come mi avrebbe incontrato?

Quella sera che precedeva il grande giorno, durante quella brevissima preghiera a Maria, tutti questi pensieri, domande, speranze e paure si rincorrevano. Quale sarebbe stata la sua voce? Mi avrebbe mai potuta perdonare per quei desideri, azioni, voglie che solo io e lui conoscevamo? 

23 luglio ore 8.30 si parte!

Dalla casa in cui alloggiavamo per quei 10 formidabili giorni di campo, si partì a piccoli gruppi per raggiungere un piccolo paesino in provincia di Cuneo, Castagnito, quello che poi io avrei ribattezzato come il mio Tabor.

Ore 9.30  la preghiera, la riflessione e poi la possibilità di confessarsi, di parlare con le suore presenti, di pregare, scrivere, riflettere da soli.

Dopo un bel po’ di incertezza mi decisi: andai a confessarmi da qualche parte bisognava pur cominciare. Mi sentivo troppo opaca, troppo lontana e pesante. Avevo bisogno di sentirmi perdonata. Non ricordo le parole del sacerdote, ma in me, come parole incise su una roccia, sono vive ancora oggi tutte le sensazioni provate, le parole ascoltate dal cuore e non pronunciate da un uomo.
Dopo la confessione, mentre aspettavo una mia amica in un piccolo giardino, provai un sussulto al cuore, una sensazione di leggerezza e di pienezza allo stesso tempo. Mi sentivo avvolta, abbracciata, amata, libera di volare, vivere, libera di essere me stessa. Sono parole che non possono descriverne l’intensità. Ma in quel momento altro non provavo se non una straordinaria felicità e gioia che mai, mai in vita mia avevo provato, né mai, fino ad oggi ho rivissuto nella sua forma, così particolare, e certamente propria solo di quel 23 luglio. Era Dio. Quella voce, quella luce nel cuore, quell’amore irrefrenabile e imprevisto era la sua voce: una voce che da quel giorno non mi avrebbe mai più lasciata, se non una sola volta, ma di questo vi racconterò dopo.

Si sa, dopo il Tabor, si deve ritornare a valle, tra la gente, in quella normalità che si aspetta sempre da noi qualcosa e che, spesso, ci prosciuga fino al midollo, tanto da renderci estranei a noi stessi. E con il ritornare a valle iniziò la paura, anzi il terrore vero e proprio.

Come fare perché quella perla che avevo ricevuto non fosse scalfita, scoperta, rubata da nessuno? Come custodire quella voce?

E poi il dubbio… era veramente la sua voce? E se sì, perché proprio a me e con quell’intensità? Dove mi avrebbe portato? Avevo paura, paura, solo paura. Nella mia vita non ho permesso a nessuno, neppure alla paura di bloccarmi… E da allora iniziai il mio piccolo e semplice cammino con due soli obiettivi: impedire che sul Vangelo si poggiasse anche solo un piccolo granello di polvere e fare di tutto per non spegnere quella piccola luce che il Signore aveva appena acceso nella mia vita.

Da quel giorno ho fatto in modo di conoscerlo di più e sempre meglio per parlare agli altri di Lui, per raccontare e gridare al mondo che Dio è gioia, è libertà, è amore infinito, gratuito e incondizionato. La chitarra, la musica, il gioco, la catechesi per i bambini, gli incontri mensili di spiritualità per me: erano tutte modalità per vivere e comunicare la sua presenza nella mia vita.

Ma si sa, ogni strada arriva a un bivio e anche per questa non c’è stata eccezione.

Dio sì, ma fino a che punto?

Avevo ormai più di 17 anni e, come per ogni età, all’amore non si comanda. Ero innamorata, stavo bene, ero felice e desideravo amare ed essere amata come Mariangela. Il cuore batteva, perché non seguirlo?

Così una sera, in uno di quei miei consueti 5 minuti serali dissi a Dio: “Se è vero che tu rispetti la nostra libertà, allora esci dalla mia vita, lasciami vivere libera e serena la mia età, lascia che io ami chi voglio. Va’ via tu e tutte le tue strane idee”.

Era vero! Dio rispetta la libertà. Quella sera uscì dalla mia vita, mi lasciò realmente libera di scegliere qualunque cosa.

Passava il tempo, i mesi e nonostante aumentassero le possibili gratificazioni personali, diminuiva una cosa fondamentale: la pace del cuore. Trovando un amore che mi faceva sentire importante, stavo rischiando di perdere me stessa.

In tutto questo tempo tentai in tutti i modi di mantenere scambi con la suora che mi accompagnava ormai da anni, con il sacerdote con cui mi confrontavo, ma ormai non c’ero più. Non ero più capace di verità neppure con me stessa. Sempre più distrutta dentro, sempre più incapace di alzare gli occhi da terra, sempre più arrabbiata con me stessa, con i miei genitori, con il mondo. Chi ero? Non lo sapevo più.

Poi finalmente una notte… lo ricordo come fosse ieri, decisi di riaprire la porta. Andai in camera mia e con la stessa forza con cui Gli avevo chiesto di uscire, Gli chiesi di rientrare. Lo fece! Non attese oltre… finalmente l’aria era rientrata nei miei polmoni, finalmente Dio, finalmente il coraggio di riconoscere che Lui nella mia vita era importante… al di là di tutto e di tutti!

Ma non tutto era concluso e come per ogni buon cammino di discernimento le difficoltà non sono mancate.
Lui c’era, è vero, ma c’erano anche tutti gli altri con le proprie personali attese.

Il giorno in cui decisi di iniziare quel cammino che mi avrebbe permesso di valutare se Dio da me voleva una speciale consacrazione, mia madre, quasi come se avesse intuito il pericolo, iniziò a ricamare per me un copriletto matrimoniale. Ogni giorno, ogni sera, per un anno lei ricamava, nonostante la stanchezza del giorno; e per me ogni punto di quel ricamo era come una spina nel cuore. Mi sentivo traditrice, sapevo che stavo preparando quello che per i miei genitori sarebbe stato un colpo basso, unico nel suo genere e, per loro, soprattutto inimmaginabile. Era l’anno della maturità e a ogni loro domanda sul mio prossimo futuro io rispondevo senza ombra di dubbio: “Andrò all’università, farò lettere e filosofia. Diventerò giornalista”. In fondo era vero. Altro desiderio in me non c’era se non quello di spendere tutta la vita per far conoscere Dio attraverso la scrittura, la musica, le immagini… Ma la modalità con cui lo avrei fatto non era così scontata. E in fondo non lo era neppure per me. In quel momento sentivo solo di essere chiamata a custodire una perla importante per me e per tutti coloro che, prima o poi, il Signore mi avrebbe chiesto di incontrare.

Il giorno in cui lo avrei detto, anche solo come dubbio, sapevo che si sarebbe scatenato l’inferno… ma per quel giorno, certamente il Signore non mi avrebbe lasciata sola.
E finalmente quel giorno arrivò.

L’ultimo anno di liceo fu decisivo e tante furono le occasioni, situazioni, incontri con il sacerdote e la suora con cui mi confrontavo. Ma la preparazione, l’immaginazione, la presenza stessa di Dio non potè nulla, quel giorno, contro le lacrime di chi, piangendo, mi diceva di essere una persona senza cuore.

Il giorno in cui mia madre finì quel copriletto, mi chiese se stessi pensando di diventare una Figlia di san Paolo (una suora paolina). Senza battere ciglio, ma con il cuore in gola, per quelle che sarebbero state le conseguenze, le risposi di Sì, non avrei potuto mentire. Non in quel momento.

La sua reazione? Da immaginare: lacrime, rabbia, chiusura, sensi di colpa e un’accusa sferrata a Dio: Non ti è bastata Chiara (la mia sorellina morta 6 anni prima a 9 anni) perché tu ora prenda anche Mariangela? Chi sei Dio? Dove sta la tua bontà? Ci hai tolto tutto e adesso ti prendi anche lei!

Mia madre da quel momento per un bel po’ smise di parlarmi. E le uniche cose che riusciva a dirmi erano: “Se ci volessi veramente bene, non andresti”. E a lei facevano eco tutti gli altri: “Sei senza cuore. Senza di te, questa casa, la loro vita sarà morta, pensaci!”

Ci pensavo! Notte e giorno, senza sosta e con le lacrime nel cuore. Non sapevo, non capivo e Dio taceva… Già… taceva!
Proprio in quel momento avrei voluto risentire quelle sensazioni di quel giorno in cui lo incontrai per la prima volta.
Ma ora, a distanza di anni, tutto mi è chiaro. Nelle scelte si deve essere soli, perché nessuno, neppure Dio può scegliere per noi: è il prezzo della libertà vera. Sapevo che la mia risposta non avrebbe avuto altro senso se non nella fiducia, nel credere senza vedere, nel sognare un futuro di cui nulla, neppure uno schizzo sarebbe stato visibile.

Così ancora una volta, proprio quando avevo scelto di dar retta al mio cuore, ai miei genitori, alla mia fragilità, prima di mandare a quarantotto tutto e far finta di aver preso una delle più grosse cantonate, ritornai a Lui per un attimo. Gli dissi: “Parla ora, Signore. Quello che dirai ora sarà la mia vita”. E aprì quel piccolo Vangelo che mi fu consegnato alla fine di quel campo fatto a 15 anni. Incredibile: “Va’ vendi tutto, poi vieni e seguimi”. Queste furono le sue parole. “No, Signore, sarà stata una coincidenza, non puoi chiedermelo, non ora!”: questa la mia reazione. Chiusi quel Vangelo e lo riaprì per seconda volta: “Chi non odia suo padre e sua madre non può essere mio discepolo”. Ma era ancora troppo difficile… Meglio chiudere e riaprire per la terza volta: “Chi mette mano all’aratro e si volge indietro non può essere mio discepolo“. E allora basta… tre volte di seguito non avevano più l’aspetto della coincidenza… mi arresi. La via dell’andare con Lui, dello stare con Lui: questa era la mia via, questa la mia vita.

Due mesi dopo, alla fine dell’estate del 1995 chiesi di poter entrare tra le Figlie di san Paolo e da lì l’inizio di un’altra storia… la mia, quella vera, quella che mi avrebbe fatto sentire la pienezza della vita e di una vita  donata! Storia che costantemente procede tra magnificat e miserere, grazia e peccato, fedeltà e scoraggiamento. Ma so che il mio Signore sta costruendo nella mia vita stupefacenti percorsi di luce.

Se volete sapere qualcosa dei miei genitori, vi basti questo: dopo poco tempo dalla mia entrata in congregazione, il mio direttore spirituale diventò il loro padre spirituale. Iniziarono un cammino di fede straordinario. Prima di morire, circa due anni fa, mia madre ha scritto: “Sicuramente come tutti, anch’io ho un angelo custode, ma io mi sento speciale perché il buon Dio me ne ha assegnati due: uno è in cielo ed è la mia Chiara, l’altro è sulla terra ed è Mariangela“.

Oggi sono una suora paolina, felice, piena, segnata dalla storia di tutti coloro che Dio mi chiede di amare ogni giorno. Non posso dirvi quanti e quali siano stati i miracoli di Dio nella mia vita, ma posso dirvi che la sua promessa di pace e di amore si è pienamente adempiuta per me e per le persone che a causa mia hanno sofferto: “Dimmi solo sì, e ti darò la felicità”.

La Messa… vero o falso?

Ci sono tanti interrogativi che animano e rendono molto “vivaci” le mie giornate, ma in quest’ultimo periodo ce n’è uno in particolare che mi disturba decisamente, punge in profondità e non mi lascia tranquilla. La Celebrazione Eucaristica, la Messa per intenderci, secondo voi è vera o è falsa? Quello che succede in quell’arco di tempo sostanzialmente breve, rispetto alle nostre 24 ore quotidiane, è reale o è tutta una menzogna costruita? Vi stupisce che mi chieda e vi chieda questo? A me, sinceramente no! E sapete perchè? Siete sicuri di voler sapere perchè questo genere di interrogativi possa togliere il sonno a una suora? Se state pensando a una crisi di fede sbagliate di grosso, anzi! E’ proprio il suo opposto…

Ieri sono andata in parrocchia, per celebrare (NN ASCOLTARE!!!!) la Messa, in forza del mio essere cristiana battezzata, in comunione con il sacerdote e con tutti i miei fratelli e sorelle presenti. Chiesa traboccante di gente (fortunatamente da noi non succede solo a Pasqua) e quindi ultimi posti in piedi ad aspettarci. Gente di tutte le età: bambini, anziani, adulti, giovani… di tutto! Meraviglioso, non pensate?
Canto d’ingresso, gloria, alleluia e via così fino in fondo… la gente MUTA. Mi sono detta: “Peccato, che tristezza… e pensare che Dio è gioia!”. Dopo qualche minuto squillo di cellulare e risposta tranquilla della signora… in diretta!
Letture bibliche, omelia, offertorio… tutto scivolato tra uno sbadiglio e un altro, uno sguardo all’orologio, un bacio dato dalla moglie al marito , i coristi preoccupati dai canti, i lettori dalle posizioni, i ministranti su e giù per l’altare… Non è stata la distrazione ad accompagnare la mia celebrazione, anzi vi assicuro che forse mai come ieri mi sono sentita profondamente unita a Lui, al suo desiderare per noi una salvezza già pronta che vorrebbe solo essere presa.

Tornando a casa, da Apostola di Gesù Cristo, mandata a questo nostro oggi, avevo l’amarezza in bocca; non dettata dal giudizio, ma dalla pena per un dono che continuava a essere ignorato.

Ieri sera poi, botta di grazia! Al telegiornale tafferugli e scontri violenti nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, tra gente convenuta per celebrare… Allora ditemi… voi dormireste!? Così come viviamo la nostra vocazione cristiana non siamo forse la testimonianza più vera e credibile di un Dio che non esiste? Tutti contro tutti, per difendere ognuno la sua personale verità! E Dio?

Siamo pronti a difendere la nostra vita ogni giorno: nessuno di noi però è pronto a perderla, nessuno vorrebbe barattarla. Giorno dopo giorno ci stiamo allontanando, stiamo respingendo a forza di libertà ostentata il più grande e straordinario dei doni, mai concessi all’umanità: la costante presenza di un Dio che continua a rendersi presente, a camminare sulle nostre strade.

Nella Celebrazione Eucaristica, a Messa, ciò che accade non ha paragoni: Dio, vero e vivo, viene, si lascia prendere, spezzare, toccare. E’ lì per noi: Ci rende santi con l’azione vera del suo Spirito d’amore. Sarebbe pronto a fare della nostra vita qualcosa di straordinario. E’ lì, deciso a mettere tra le nostre mani doni inimmaginabili.

Perchè allora continuare a mantenere le distanze? Perchè non lasciarsi travolgere dalla forza e dall’intensità di ciò che accade?

Sono certa che la banale risposta alle mie domande sta in un semplice: “non conosco, non so, non mi hanno mai raccontato cosa succede!” Quando e come Dio diviene visibile? Quando la nostra vita si unisce alla vita di Gesù? Quando lo Spirito trasforma, anche i lati più oscuri di noi in un dono accolto amorevolmente dal Padre? Tutto questo non è storia, è VERITA’… una sconvolgente verità che non chiede altro se non essere conosciuta per essere vissuta.

Ci state? Volete che attraverso pochi e veloci post andiamo alla scoperta di ciò che potrebbe rendere la nostra Messa una vera Celebrazione dell’Amore?

POST CORRELATO: LA MESSA/2 – UN INCONTRO —> https://cantalavita.com/2008/11/24/la-messa2-un-incontro/

Laudato sii per frate limite!

Laudato sii, o mi Signore, per sorella acqua e per madre terra.
Laudato sii per fratello sole e per la luna.
Laudato sii per la vita che  attendiamo e per sorella morte che ci sorprende.

Laudato sii, o mi Signore, per tutto ciò che sono e che non sono.
Per ciò che sogno e per ciò che non oso pensare; per ciò che spero e per ciò che temo.

Sii lodato, o mio Altissimo e sommo Bene, per il tempo che supera la mia agenda e costruisce spazi di incontro, di possibilità sempre nuove, di futuro e di riconciliazione con il passato.

Sii per sempre lodato per le coincidenze che mi fanno scoprire la tua voce silenziosa e tenace; per ciò che la vita non mi ha permesso e per ciò che mi ha tolto; per ciò che ho scoperto nel buio e per il ritorno, atteso, della luce.

Sii lodato, Vita della mia vita, per il mio presente e per ciò che è gia stato e per l’imprevedibile futuro che mi donerà la possibilità di essere.

Sii lodato, Verità del mio cuore, per ciò che mi manca; per quanto vorrei e non avrò; per i limiti e le fragilità che tante volte rendono arido il mio andare e fanno tremare ogni certezza, ogni desiderio, ogni voglia di crescere e andare verso orizzonti immensi.

Frate limite, così forte e assetato, così tenace e pauroso che sempre ti nascondi dietro mille maschere di non-verità, sii tu benedetto e lodato, perchè in te tocco la mia fragilità e le mie paure; ma in te sperimento la voglia di esistere e di lasciarmi amare; in te scopro le possibilità sempre nuove di lasciarmi sfiorare, cambiare e perdonare. Sii tu lodato e benedetto perchè ciò che mai la sapienza umana potè ottenere a te è donato come bacio della Grazia. In te, dice il mio Signore, darò compimento alla mia potenza, manifesterò la pienezza del mio amore.

“Ti basti la mia Grazia. Nella tua debolezza io manifesterò la mia potenza”

Sii lodato, allora mio Signore, per fratello limite: accogliendolo, medicando le sue ferite, amandolo e perdonandolo lascerò che, nella sua fragilità, possa diventare la Tua dimora nella mia vita. 

 

Aprirsi a un Dio sorprendente

 In mezzo a “tanto parlare di abbandonarsi, di lasciare la presa, di lasciarsi andare, ci si scontrerà forse con alcune nostre vecchie convinzioni. Anche nella nostra fede abbiamo bisogno di allentare la presa e spalancare le braccia a un Dio sorprendente. Siamo propensi a ridurre Dio ai nostri preconcetti e sistemi, ma in fondo, Dio ci fa un po’ paura. Vogliamo amarlo, ma ci difendiamo e lo teniamo a distanza.
Ma spesso la sofferenza ci tiene una lezione sull’incomprensibilità di Dio. Dice il Signore, per bocca del profeta Isaia: ‘Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie…’
Questa è davvero un’affermazione liberatoria. Ci esorta a non conformare Dio ai nostri desideri, a non cercare di stabilire noi le regole. Piuttosto
da tutto il turbamento, il caos interiore o la lunga notte, noi usciamo a mani vuote, e quelle mani le tendiamo a Dio.
Il nostro attendere Dio, il nostro domandargli dove ci stia portando, può allora alimentare in noi una crescente sensibilità alla sua presenza, oltre che alla sua assenza. Impariamo ad accettare le sorprendenti vie di Dio e la sua intermittente presenza in mezzo a noi.
Non avere l’ossessione di sapere esattamente che cosa accadrà, ma confida che sei nelle mani di Dio, che guiderà la tua vita”.

da Muta il mio dolore in danza,
H. Nouwen


Nella mia vita ho sperimentato la forza e la verità di queste parole. Ho sentito quanto fossero indispensabili due virtù… indispensabili come l’aria, necessarie come l’acqua: la fortezza, vissuta e implorata come dono dell’andare fino in fondo, del perseverare, nel non tirare i remi in barca. E la pazienza con tutto il coraggio di cui necessita. Già! Il coraggio di attendere, di non supporre, di non chiudersi in apparenti certezze. Il coraggio di pazientare per scoprire vie inimmaginabili, inesplorate, per lasciarsi aprire all’impossibile di Dio che conosce il nostro cuore e la nostra vita fin nelle profondità del nostro essere… profondità a noi stessi sconosciute.
Giuda – dice Pietro alla fine di un romanzo, guardando l’albero dell’impiccagione – se tu avessi pazientato avresti visto la Parola parlare…

Donaci, Signore, il coraggio di attendere, di non anticipare i tuoi tempi riducendoli ai nostri tempi.
Donaci il coraggio di andare fino in fondo, di non lasciare le cose a metà, i sogni a metà, la vita a metà.
Donaci il coraggio di scrutare l’orizzonte, nella notte, come la sentinella…
pronti ad annunciare il nuovo mattino, forti nell’attendere e coraggiosi nello sperare.
Donaci il coraggio di dubitare di noi stessi e di affidarci alla tua invisibile presenza;
a lasciare che la storia quotidiana, feriale e volte brutale, ci insegni a essere figli della luce in ogni notte della nostra storia personale e della storia dell’umanità.

Come sarebbe la mia vita se…

“A volte mi chiedo come sarebbe la mia vita se io facessi la tua stessa scelta.
Come si fa a capire la propria vocazione?”

E’ la riflessione-domanda di una delle mie blog-friends. Ed è ciò a cui non vorrei dare una di quelle banalissime risposte, nè la sento come uno dei tanti interrogativi esistenziali che prima o poi passano. Tutt’altro! Da ciò che ho potuto vedere, sentire e accogliere nella mia vita, quest’interrogativo profondo che ogni cuore umano porta in sè, è il punto centrale della vita di ogni Persona, che seppur messo a tacere e, a volte astutamente zittito, o accontentato con risposte di comodo, prima o poi esce fuori, carico di una forza dirompente.

Conoscere chi siamo e chi siamo chiamati a essere: è questo il segreto della felici, della pienezza, del raggiungimento pieno e liberante della nostra identità. Non stiamo parlando di determinismo. L’ottica in cui siamo chiamati a muoverci è quella di una risposta a un progetto: risposta d’amore per un progetto d’amore… null’altro. La nostra vita, accolta come irradiazone dell’amore divino, di cui ciascuno è scintilla preziosa e unica, custodisce in sè un Sì dal valore cosmico. Un sì che smette di avere senso solo per noi o per chi ci sta accanto. E’ un sì capace di muovere una storia, di dare senso e pace a coloro che incontra, di trasformarsi in possibilità di sì e quindi di vita per tanti altri…

Il punto però mia cara amica, non è fare la mia stessa scelta. Ma realizzare quel progetto che da sempre è stato pensato per te. Una volta il papà di una giovanissima ragazza mi ha detto: “Quanto vorrei che mia figlia diventasse, come te, suora Paolina. Che vivesse la tua stessa pace, che sprizzasse la tua stessa gioia”.  Mi chiedo… la sua pace e la sua gioia dove abitano?
Ma ho conosciuto anche una mamma di una ragazza di 19 anni che ha fatto di tutto per allontanare sua figlia da Dio e da quella che sarebbe potuta essere la via della sua felicità. Ci è riuscita. Lei è contenta, ma la figlia continua a saltare a destra e a sinistra? Troverà la casa in cui abitare, riuscirà a ridare pace al suo cuore e luce ai suoi occhi così tristi?

Nessuno può dire dove abiti la felicità… o almeno nessuno può dirlo al posto di un altro.
Ciascuno è chiamato ad ascoltare, a dare valore alla storia, alle relazioni, alle emozioni e agli incontri.

Ascoltare: questo è il primo passo!

Ascoltare Dio, perchè parla. Ascoltare il cuore e ciò che desidera, ma non in superficie… ascoltarlo in profondità, in quegli angoli più segreti. Ascoltare insieme… perchè a Dio non ci si arriva da soli, perchè da soli non si riesce a penetrare il buio, restandoci…
Vocazione non è scegliere cosa fare e con chi farlo. Ma scegliere chi essere, in uno scambio costante di libertà che si incontrano e si rinnovano. Vocazione è rispondere a qualcuno che chiama e la cui voce è chiara, appassionata, vera. E’ la voce di Dio. E’ la voce di Colui che sogna in grande! E’ la voce di chi non può, ridurci alla terra, perchè sa che il nostro cuore custodisce il cielo.

Coraggio ragazzi siete fatti
per far vivere Dio in voi!

Siete preziosi e fondamentali per questo mondo e con voi tutta la creazione, il cosmo, l’universo sta aspettando che il vostro sì coraggioso e sincero dia un senso nuovo a questa nostra porzione di storia… mi verrebbe di chiamarvi per nome, uno per uno… ma scelgo di non farlo per riservatezza… sapete di avere un posto in quella nostra preghiera quotidiana che per voi altro non chiede se non la grazia di guardare Dio negli occhi e la fiducia di tuffarvi nella pienezza del suo amore.

 

Coraggio ben pagato!

Coraggio ben pagato quello di chi rischia con il Signore.

Parola di chi si è buttato, ha rischiato e non è rimasto deluso!

Mi piacerebbe chiederlo a genitori, educatori, adolescenti e giovani: ma cosa vi resta di questo mondo e di questa vita quando vi private di esperienze straordinarie in nome della normalità, delle certezze e del controllo razionale. E incontrare Dio è un’esperienza straordinaria. Ma perchè non buttarsi, perchè tentennare, perchè non rischiare per paura?

I parroci trattengono per paura di perdere; i genitori trattengono i figli, noi non molliamo quello che ci sembra di possedere, gli animatori non mollano i propri ragazzi… tutti stringono e nessuno perde.

Testimoni di cosa, allora? E soprattutto di chi?

Dicono che segue Dio chi cerca ragioni per vivere e per sperare; chi ha paura della sua vendetta finale; chi sa fare i conti per l’oggi e per l’eternità… dicono, ma quante se ne dicono… e pensare che se avessimo il coraggio di annunciare lo stesso Dio di Gesù Cristo tutto sarebbe così diverso…

Una sola cosa io so: Ci hai amato tanto da dare il tuo unico Figlio per la nostra salvezza.

Ma come ti conosceranno se nessuno ti annuncerà?

Buona domenica!

  

«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli,
battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 

Dal Vangelo di Matteo (Mt 28,16-20) 
ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno A

 

…e per riflettere puoi scaricare: La comunicazione

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Dare riempie il cuore

Mentre scrivo ho tra le mani un segnalibro su cui è riportata una frase: Prendere riempie le mani, dare riempie il cuore. Mai frase fu più espressiva dei miei pensieri, almeno in questi giorni…
giovani.jpgL’altra sera stavo camminando su una delle strade principali della mia città: un corso pedonale sempre trabordante di gente. D’estate, quando tutte le finestre sono aperte, le voci sembrano inerpicarsi su per i muri, lungo i balconi, entrano nelle case e quell’infinito vociare riempie i silenzi.
Tornavo dagli studi della tv, dopo aver registrato uno di quei programmi per cui, oggettivamente, si può anche essere soddisfatti: 20 minuti in cui parlare di Dio! Niente di più desiderabile: spot divini li definirebbe mia cugina… Eppure camminando, passo dopo passo, non riuscivo a non chiedermi per chi e per cosa avrei dovuto sentirmi soddisfatta… In quanti avrebbero visto quella trasmissione? Chi avrebbe creduto? Quella gente che mi stava camminando accanto cosa sapeva di Dio e quanto desiderava incontrarlo?

Conosco giovani che vivono senza te Signore, che non hanno bisogno di te. Ho conosciuto gente che in noi, che diciamo di averti incontrato, non ha mai potuto sentire il calore del tuo amore, nè respirare la forza di un perdono irrazionale e gratuito.
E noi? Noi, testimoni di un Amore che ci supera litighiamo per dividere preziose mattonelle, per contenderci i santi, per accaparrarci giovani dal volto luminoso…

Dopo quella sera, ogni giorno e ogni notte penso ai “senza casa”… no, non ai barboni. Penso a chi non a più un Dio a cui rivolgersi, agli sfrattati dalle nostre chiese, dal nostro modo di credere, dal nostro stile di preghiera… penso a coloro che al posto della misericordia hanno ricevuto la condanna e a coloro che non hanno mai visto brillare il volto di Dio negli occhi di chi gli camminava accanto.

Penso, Signore… penso a quei giovani di cui non posso fare i nomi, ma che vorrei poter raggiungere con la forza di un amore tenero, che non giudica mai, in nessun caso, che è sempre lì pronto a braccia aperte, per accogliere a lasciar andare…

Raggiungili con la forza travolgente della tua grazia e, di notte, quando la loro libertà non può impedirtelo, sfiora la loro fronte con il bacio intenso della tua tenerezza.


La paura non conosce l’amore!

magnificat.jpg

La paura non conosce l’amore, anche se l’amore può essere bloccato drammaticamente dalla paura.

Chi teme non può dire di amare perchè mette se stesso, le proprie idee e i dubbi al centro di tutto… ma chi ama a volte può aver paura di perdere!

L’amore vero sa di correre su un binario le cui assi si chiamano fiducia e pazienza: la prima sa attendere e l’altra è disposta anche a soffrire. Chi fa dell’amore una sorgente a cui dissetarsi ha le braccia sempre aperte per accogliere e lasciare andare… sa guardare negli occhi e riconoscere all’altro il diritto all’errore, senza negare a se stesso il diritto di piagere.

Ho conosciuto quest’amore! Forte e necessario più della morte. Ho visto i suoi occhi pieni di lacrime e di fiducia e continuo a sentire le sue parole:

 “Io sono con te e lo sarò sempre. Sarò con te nel abbandono e nel tradimento. Continuerò a essere dalla tua parte quando tutto di te mi rinnegherà, quando i tuoi occhi non avranno il coraggio di guardarmi e le tue mani la forza di toccarmi. Io sarò per te in ogni istante della tua straordinaria esistenza… quando non sarai più niente per nessuno, quando chi ti ha amato, cambiandoti, ti abbandonerà, quando avrai paura di sollevare lo sguardo verso l’infinito… io sarò con te. Questo è il mio amore!”

Di questo amore auguro un’esperienza diretta e appassionata!

La auguro a tutti quei giovani che stanno scegliendo chi essere…

E che nulla, mai e in nessun caso, possa separarvi dall’amore vero!